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Essere genitori

Malori e scuolabus, paura e stragi

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Il dolce domani (1997) è un film del regista intellettualissimo e non sempre sgradevole Atom Egoyan, talento armeno-canadese che impazzava nei cinema d’essai degli anni Novanta, e che oggi invece non si capisce bene dove sia finito.

 

Il film premiato a Cannes, che è pieno di cose che non vanno bene, ruota attorno alla storia di un Paesino devastato da un evento agghiacciante: un incidente allo scuolabus ha praticamente cancellato un’intera generazione di bimbi, mandando a lutto padri, madri, fratelli, sorelle, insegnanti, avvocati, tutti quanti.

 

Si tratta di un colpo basso drammaturgico: l’espediente del pulmino che si porta via pargoli innocenti è usato anche altrove con analoghi effetti sentimentalizzanti, per esempio nell’inquietante serie francese Les Revenants (2012).

 

Avevamo dimenticato queste storie prima di essere colpiti, negli ultimi mesi, da questa raffica di casi di incidenti che coinvolgono i pulmini scolastici.

 

Lo scorso 22 settembre uno scuolabus, con a bordo 11 studenti, è finito in un vigneto a Castelnuovo del Garda, provincia di Verona.

 

«L’incidente del servizio scolastico di ATV è stato causato da un malore» scrive Il Resto del Carlino. Alle prime avvisaglie, l’autista ha rallentato la marcia, cercando di fermare il mezzo sul ciglio della strada. Ma la frenata è stata inutile, il mezzo ha terminato la corsa in un vigneto adiacente alla strada».

 

Malore dell’autista, veicolo fuori controllo. Per miracolo, i bambini sono risultati illesi, a parte due ragazze ferite.

 

Neanche cinque giorni dopo, a Reggio Calabria, un altro scuolabus ha la medesima sorte: «Purtroppo però un improvviso malore s’è repentinamente impadronito del conducente, che ha perso di colpo il controllo del mezzo, sbandando sulla propria sinistra e andando a schiantarsi contro la recinzione che argina il torrente Calopinace rispetto alla carreggiata» scrive la testata locale Tempostretto.

 

Fortunatamente, trattandosi delle prime ore del mattino, lo scuolabus non aveva ancora iniziato il giro di raccolta degli scolari. Altrimenti, scrive il sito di cronaca locale, «sarebbe potuto accadere un massacro».

 

Parrebbero esclusi comportamenti scorretti da parte dell’autista: «informalmente si apprende che i comportamenti anche extralavorativi del lavoratore – che, giusto puntualizzarlo, stando ad attendibilissime fonti aziendali non era assolutamente impegnato in conversazioni telefoniche né in messaggi o chat via smartphone – sono sempre risultati integerrimi».

 

E quindi cos’è stato? Ah, sì… un malore. Anche qui.

 

Quello che è capitato anche all’autista dello scuolabus di Campo San Martino, provincia di Padova, l’anno scorso. Il 18 dicembre 2021 il conducente del pulmino « si era accasciato mentre era al volante del mezzo: è riuscito ad accostare ma non a spegnere il bus». A questo punto le cronache dei giornali, invece di domandarsi cosa è capitato all’uomo, si concentrano sull’eroico comportamento del 13enne che porta in salvo tutti i compagni.

 

Ma quindi, cosa è capitato anche a quest’uomo?

 

«A causare il malore sembra sia stata la rottura di una vertebra ma sono in fase di accertamento le dinamiche: l’autista avrebbe sentito un dolore che si propagava e ha fatto giusto in tempo ad accostare prima di perdere i sensi» scrive un po’ oscuramente il Corriere del Veneto. Scusate: rottura di una vertebra? Può capitare così, mentre guidi tranquillo, senza essere investito da un TIR? Le vertebre scoppiano da sole, tipo l’acne? Non sappiamo dire.

 

Tuttavia c’è da guardare il lato positivo: «fortunatamente non è successo nel turno precedente, mentre accompagnava gli alunni della scuola elementare – commenta uno dei soci della ditta di trasporti – perché per i bambini piccoli sarebbe stato impossibile intervenire».

 

Torniamo alla primavera 2022. Uno scuolabus finisce in un burrone, 20 metri al meno di salto. Anche qui, fortunosamente, la strage è sfiorata, perché i bambini erano appena stati depositati a scuola, e l’automezzo stava tornando con a bordo solo l’accompagnatrice di routine.

 

«Lo scuolabus aveva da poco lasciato l’istituto, l’autista e l’accompagnatrice si apprestavano a rientrare in città quando l’uomo alla guida sarebbe stato colpito da un malore improvviso. Avrebbe perso i sensi per pochi drammatici istanti» scrive il sito Città della Spezia. «I pompieri hanno provveduto a estrarre i feriti dalla carcassa del mezzo, andato distrutto. Sono entrati dal portellone posteriore e tramite una barella spinale hanno tirato fuori l’uomo e la donna».

 

Ad Ala, provincia di Trento, invece c’è stato il morto. Il 30 maggio nei pressi del casello dell’autostrada A22 uno scuolabus si rovescia uccidendo il conducente. Anche qui, «sul veicolo non c’erano bambini», scrive L’Adige. Anche qui «dalle prime informazioni sembra che all’origine dell’incidente ci sia un malore».

 

«L’incidente di ieri sulla provinciale (…) è spiegabile soltanto con un malore del conducente» continua L’Adige in un successivo articolo.

 

Lodi, 24 marzo 2022: all’altezza del civico 54 di via Lodino, «forse per un malore del conducente di 43 anni alla guida, uno scuolabus, con a bordo bambini, ha urtato un’auto in sosta. E’ stato quindi necessario l’intervento dell’automedica di Lodi e di due ambulanze della Croce rossa locale che hanno portato all’ospedale Maggiore i coinvolti» scrive Il Giorno.

 

I bambini stavolta c’erano: al pronto soccorso finiscono «un maschietto di 7 anni e cinque bambine di 6, 7, 8 e 10 anni».

 

Un caso è emerso anche ieri : lo scuolabus di Minerbe, provincia di Verona. A bordo 15 bambini. Il mezzo «è finito fuori strada sdraiandosi su un fianco sul fosso che costeggia la strada» scrive Il Gazzettino. «Non si sanno ancora le cause dell’incidente e non si esclude che l’autista sia stato colpito da un malore durante la guida».

 

Poi c’è la strage di San Donà di Piave della settimana scorsa. Un pulmino della cooperativa Centro21 di Riccione, con alla guida un ex sindaco della cittadina romagnola, finisce ad alta velocità contro un Tir.

 

«Un malore o forse un colpo di sonno. Sembra non esserci altra spiegazione» scrive Il Resto del Carlino. Di fatto non pare che vi siano frenate. « Il particolare emerso dai rilievi, riportano i quotidiani locali, fa propendere per l’ipotesi di un malore del conducente del furgone, l’ex sindaco di Riccione».

 

I morti sono sette, compreso l’ex sindaco riccionese e un’educatrice 36enne che era stata tirata fuori viva dalle lamiere. Le altre cinque vittime sono ragazzi con la sindrome di Down.

 

Ci fermiamo qui con la lista italiana. E se ci chiedessimo cosa succede all’estero?

 

Chicago, 14 maggio 2022: scrive ABC7 che «un uomo stava guidando uno scuolabus nell’isolato 5700 di DuSable Lake Shore Drive nel South Side di Chicago quando ha avuto un episodio medico intorno alle 16:49, ha detto la polizia. Più veicoli sono stati colpiti». Episodio medico («medical episode») è il modo con cui in inglese dicono «malore».

 

New Jersey, 24 maggio 20220: «un autista al volante di uno scuolabus fuori controllo che si è schiantato contro una vetrina del centro senza bambini a bordo martedì pomeriggio potrebbe aver avuto un’emergenza medica, hanno detto i soccorritori». Lo scrive Daily Voice, un giornale locale. «Emergenza medica». Malore.

 

Non solo i malori ai conducenti mettono a repentaglio la vita dei bimbi. Ci sono, certo, anche i malori degli altri automobilisti.

 

Orlando, Florida, 21 settembre 2022: «un uomo alla guida di un SUV è morto dopo aver probabilmente subito un episodio medico e essersi schiantato contro il lato di uno scuolabus che trasportava studenti delle scuole superiori a Ocala, ha detto la polizia».

 

Tyler, Texas, 13 gennaio 2022. Due studenti  fermano lo scuolabus «dopo che l’autista ha subito un episodio medico». Qui c’è pure un video.

 

 

Medesima dinamica a Topsham, Stato del Maine, 16 marzo 2022: qui il «medical episode» uccide all’istante il conducente di uno scuolabus con a bordo 14 studenti, che corrono al volante per tentare di fermare il mezzo.

 

Lakewood, ancora New Jersey, 27 ottobre 2021: «uno scuolabus carico di studenti ha colpito tre auto e ha guidato su un prato in un incidente che potrebbe essere stato causato dall’autista che ha avuto un episodio medico, ha detto giovedì la polizia di Lakewood» scrive Patch.com.

 

Episodi, episodi, episodi. Episodi in numero che neanche Beautiful e Sentieri messi insieme.

 

Anche qui, terminiamo la lista, esausti.

 

Gli scuolabus sono simbolo di innocenza e di civiltà: ogni scuola seria ne ha uno, e non può che essere un vanto, e un sollievo per tanti genitori.

 

Dobbiamo cominciare ad averne paura?

 

Oppure qualcuno ci vuole spiegare cosa sono questi malori?

 

Investigare non dovrebbe essere difficile. Se lo chiedessero a noi, partirei da un elemento: cosa possono avere in comune tutti questi «medical episodes»?

 

Quali farmaci avevano assunto di recente gli autisti? Si erano per caso sottoposti tutti o in gran parte ad un trattamento medico particolare?

 

Se il lettore ha altri suggerimenti, può scriverci. Deve esserci un pattern di qualche tipo dietro questi casi. E chissà cosa può essere…

 

Gli israeliani, si diceva ancora anni fa, mandano i figli su autobus diversi. Perché se uno viene bombardato, almeno il figlio sull’altro pullman sopravvive.

 

Ci toccherà finire anche noi così?

 

Del resto, viviamo in un mondo cui è inflitto un terrorismo immane. Terrorismo di Stato, terrorismo biologico: un terrorismo talmente infame che chiama chi vi si oppone «terroristi».

 

Nel frattempo, malori, stragi e terrore. E non è escluso che anche questo non faccia parte del piano a cui il Male vuol farci partecipare.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo

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Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.

 

La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.

 

Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.

 

Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».

 

 

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I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.

 

«Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.

 

L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.

 

La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.

 

«Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.

 

Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.

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Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.

 

Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.

 

Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.

 

Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.

 

In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.

 

All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.

 

All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.

 

Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Epidemie

I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio

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Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.   La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.   Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.

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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.   Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.   Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.   Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.   Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».   La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.   Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.   La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».   Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.

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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.   Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.   Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.   Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.   Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.   In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.  

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Essere genitori

Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni

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Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».

 

Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).

 

Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.

 

Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.

 

Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.

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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.

 

La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.

 

Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.

 

Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.

 

Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.

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