Spirito
Mons. Viganò: Meditazione nella Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria
Renovatio 21 pubblica questo scritto di Monsignor Carlo Maria Viganò.
MEDITAZIONE
nella Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria
15 Settembre 2022
Juxta crucem tecum stare
Et me tibi sociare
in planctu desidero.
In questo giorno solenne, nel quale la Chiesa celebra la Beatissima Vergine Maria Addolorata, la mia meditazione avrà come oggetto i Sette Dolori, che nell’iconografia sacra vediamo simboleggiati da sette spade che trafiggono il Cuore Immacolato della Madonna.
Li vorrei contemplare nella loro relazione con gli eventi della Chiesa, di cui Nostra Signora è Madre e Regina. Non solo: Ella è figura della Chiesa, e tutto ciò che diciamo della Madre di Dio, possiamo in qualche modo applicarlo alla Sposa dell’Agnello.
Questo vale tanto per i trionfi e le glorie di entrambe, quanto per i loro dolori e la partecipazione alla Passione redentrice di Cristo.
I. Nostra Signora nel tempio ascolta la profezia di Simeone
Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima (Lc 2, 34-35).
Sono le parole di Simeone alla Vergine, nelle quali è annunciata la Passione redentrice del divino Salvatore e la corredenzione della Sua santissima Madre. Ma esse valgono anche per la Chiesa, che è qui per la rovina e la risurrezione di molti, e segno di contraddizione. Anch’essa partecipa nel Corpo Mistico a «ciò che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24), nuovo Israele, lumen ad revelationem gentium, città posta sul monte, nuova Gerusalemme.
Per questo anche noi, figli della Chiesa, sentiamo trafiggerci l’anima nel vedere la Sposa dell’Agnello, destinata ad essere Domina gentium, salire il suo Calvario, respinta come il Verbo eterno da coloro che camminano nelle tenebre: et mundus eum non cognovit (Gv 1, 10), et sui eum non receperunt (Gv 1, 11).
E se alla Madre di Dio fu risparmiato l’oltraggio al quale non volle sottrarsi Nostro Signore, era nondimeno opportuno che il Corpo fosse flagellato e umiliato dal nuovo Sinedrio, come lo fu il suo Capo.
Quis est homo, qui non fleret,
Matrem Christi si videret
in tanto supplicio?
II. La fuga in Egitto
Dinanzi alla persecuzione di Erode, la Vergine e San Giuseppe fuggono in Egitto, per mettere in salvo il Bambino Gesù. Abbandonano tutto, lasciano la loro casa e l’attività, i parenti e gli amici, per custodire il Signore e sottrarlo alla furia omicida di Erode.
Immaginiamo il dolore della Madonna, nel vedere minacciata la vita del Suo Figlio. Immaginiamo la preoccupazione di San Giuseppe, esule in terra straniera, in mezzo ai pagani, solo con la Sposa e Gesù Bambino.
Anche noi, come i Cristiani perseguitati, siamo costretti all’esilio, alla fuga, alle mille incognite di doverci allontanare dalla nostra casa e dai nostri cari per porre in salvo il Sacerdozio e la Santa Messa, tramite i quali il Signore perpetua il Suo Sacrificio.
Ci troviamo a dover fuggire addirittura dalle chiese, dai monasteri, dai seminari: perché un nuovo Erode cerca di eliminare quel segno di contraddizione che lo accusa, e che vorrebbe sostituire con una religione umana, ecumenica, ecologista e panteista; un Cristianesimo senza Cristo, un Sacerdozio senz’anima soprannaturale, una Messa senza sacrificio.
Questa spada che trafigge il Sacratissimo Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria trapassa anche il nostro. Ma come la fuga in Egitto fu relativamente breve, così sarà anche la nostra; aspettiamo che l’angelo ci ripeta le parole che rivolse a San Giuseppe: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino (Mt 2, 19-20).
Tui Nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
pœnas mecum divide
III. Il ritrovamento di Nostro Signore nel tempio
Dopo essersi recati a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, la Vergine e San Giuseppe si uniscono alla carovana per tornare a casa, ma si accorgono che Gesù non è né con loro, né con i loro parenti. Lo cercano per tre giorni, tornando a Gerusalemme, e Lo trovano nel tempio, con i dottori della Legge, intento a schiudere le profezie messianiche dell’Antico Testamento e a rivelarSi loro
Quale tormento devono aver provato Maria e Giuseppe, nel temere di aver smarrito Colui del Quale l’Arcangelo Gabriele aveva detto: «Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33).
Grande dev’essere stata la gioia nel ritrovare il giovinetto Gesù nel tempio, ma in quei tre giorni di angoscia senza il proprio Figlio accanto – Lui ch’era sempre stato subditus illis (Lc 2, 51) – tutti i più atroci timori devono averli consumati.
Dinanzi a queste reazioni così umane, così vere, noi dovremmo chiederci quale sia il nostro atteggiamento quando, con il peccato, perdiamo anche noi Gesù, che si allontana da noi non per seguire la propria vocazione, ma perché abbiamo sporcato e colmato di sozzure la dimora della nostra anima.
Guardando alla situazione presente in cui versa la Chiesa, potremmo chiederci – con le parole della «profezia» del Venerabile Pontefice Pio XII che ripetono quelle di Maria di Magdala (Gv 20, 13) – «dove Lo hanno messo?», quando entrando in una chiesa cerchiamo invano un segno della Presenza Reale, una lampada rossa accesa vicino al Tabernacolo.
Ci chiediamo «dove Lo hanno messo?» anche quando, assistendo ai riti riformati, vediamo esaltata la figura del «presidente dell’assemblea», il ruolo della zelatrice del tempio che legge la preghiera dei fedeli, la suora senza velo che distribuisce con ostentazione la Comunione; ma non vi troviamo alcuno spazio, alcuna centralità, alcuna attenzione al Dio Incarnato, al Re dei re, al divino Redentore presente sotto i veli eucaristici.
Chiediamo «dove Lo hanno messo?» quando entrando nella chiesa in cui sino a ieri ci era garantita la celebrazione in rito antico, vi ritroviamo la tavola protestante, e la sede del celebrante posta dinanzi al Tabernacolo vuoto. «Angosciati Ti cercavamo» (Lc 2, 48).
Dov’è dunque il Signore? Nel tempio. In una chiesetta clandestina, in una cappella privata, su un altare di fortuna allestito in una soffitta o in un granaio. Dove Nostro Signore ama stare: con coloro che aprono il cuore e la mente alla Sua Parola, lasciandosi sanare da Lui, permettendoGli di guarirci dalla cecità dell’anima che ci impedisce di vederLo.
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2, 49). Quando non troviamo Nostro Signore, e ci abbandoniamo all’angoscia e alla disperazione, dobbiamo tornare sui nostri passi, andare a cercarLo dove Egli ci aspetta.
Fac, ut ardeat cor meum
in amando Christum Deum,
ut sibi complaceam.
IV. Nostra Signora incontra Gesù che porta la Croce
V. Nostra Signora ai piedi della Croce
VI. Nostra Signora assiste alla crocifissione e morte di Gesù
Ecco un altro Dolore della Vergine e della Chiesa: la vista di Nostro Signore flagellato, coronato di spine, caricato della Croce, fatto oggetto di insulti, schiaffi e sputi.
L’Uomo dei Dolori da una parte; la Mater dolorosa dall’altra. Una Madre in cui la consapevolezza della divinità del Figlio, custodita gelosamente sin dal Fiat, strazia il Suo Cuore contemplando il Re dei Giudei ucciso proprio da loro, sobillati dai Sommi Sacerdoti e dagli Scribi del popolo, complice pavida l’autorità imperiale: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33).
Ecco il trono di Davide, ecco il regno sulla casa di Giacobbe: il Padre che accetta l’offerta del Figlio, nell’amore dello Spirito Santo, per restaurare l’ordine infranto dal peccato di Adamo ed espiare la colpa infinita del nostro Progenitore. Regnavit a ligno Deus, cantiamo nel Vexilla Regis. Ed è proprio dalla Croce che Cristo regna, coronato di spine.
Ma se il capro espiatorio che veniva simbolicamente caricato delle colpe e dei peccati del popolo era fatto oggetto di disprezzo e inviato a morire fuori delle mura di Gerusalemme, quale destino poteva attendere Colui di cui quel capro era figura, se non prendere su di Sé i peccati del mondo per lavarli nel proprio Sangue, fuori dalle mura di Gerusalemme, sul Calvario?
Il dolore della Madre di Dio nel vedere il proprio Figlio oltraggiato e condotto a morte come un criminale Le valse il titolo di Corredentrice: «Così ella soffrì e quasi morì con il Figlio suo sofferente e morente, così rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su questo Figlio e lo immolò per placare la divina giustizia, sicché si può dire, a ragione, che ella abbia redento con Cristo il genere umano» (Benedetto Pp XV, Inter sodalicia).
Anche la Chiesa, ad iniziare proprio ai piedi della Croce con la Vergine e San Giovanni, ebbe a soffrire enormi dolori nel contemplare la Passione del suo Signore. Anche noi, suoi figli nel Battesimo per grazia di Dio, abbiamo il cuore trafitto nel vedere come è trattato dai Suoi stessi ministri Gesù Sacramentato, come è considerato quasi un ospite ingombrante, che toglie visibilità agli egocentrici della actuosa participatio e ai fanatici del dialogo ecumenico.
Ci sentiamo strappare il cuore quando sentiamo i più alti esponenti della Gerarchia negare la divinità di Cristo, la Sua Presenza nel Santissimo Sacramento, i quattro fini del Santo Sacrificio, la necessità della Chiesa per la salvezza eterna.
Perché in quegli errori, in quelle eresie, in quelle stolide menzogne leggiamo non solo la pavidità e la sordida cortigianeria verso i nemici di Cristo, ma quello stesso atteggiamento spezzante e ipocrita del Sinedrio, disposto a ricorrere all’autorità civile pur di mantenere un potere usurpato e amministrato contro il fine per cui Cristo lo ha istituito.
La perversione dell’autorità ecclesiastica è quanto di più atroce e straziante possa esistere, come se un figlio dovesse assistere all’adulterio della madre o al tradimento del padre.
Cujus animam gementem,
contristatam et dolentem
pertransivit gladius.
VII. Nostra Signora riceve nelle sue braccia Gesù deposto dalla Croce
Colei che aveva portato in grembo e dato alla luce il Figlio dell’Altissimo nello squallore di una mangiatoia ma circondata dai cori degli Angeli, si trova a dover accogliere le morte membra del Salvatore, come custode della Vittima Immacolata.
Quale dev’essere stato il dolore sordo e cupo, nel reggere il cadavere adulto di quel Figlio che Ella aveva tante volte stretto a sé da bimbo e poi da fanciullo! Le membra abbandonate dalla vita saranno sembrate ancor più pesanti per Lei, che custodiva la Fede mentre tutti gli Apostoli erano fuggiti.
Mater intemerata, diciamo nell’invocazione delle Litanie: una Madre che non conosce timore, che è disposta a tutto per il proprio Figlio; una Madre che il mondo infernale del Nuovo Ordine odia di un odio inestinguibile, vedendo in Lei la forza invincibile della Carità, pronta a immolarsi per amore di Dio e del prossimo per amor Suo.
Questo mondo apostata cerca di cancellare la Mater intemerata corrompendo l’immagine stessa della maternità, facendo di colei che deve proteggere il proprio figlio la sua spietata assassina; rovesciando la Mater purissima con il peccato, l’immodestia e l’impurità; rendendo brutta e avvilendo la femminilità per togliere da ogni donna ciò che ricorda la Mater amabilis.
Oggi la Chiesa soffre con l’Addolorata nell’essersi piegata alla mentalità secolarizzata, nell’esaltare una femminilità ribelle, che aborrisce la verginità, deride la santità coniugale, demolisce la famiglia e rivendica un distorto diritto all’uguaglianza dei sessi.
Oggi la Gerarchia tace i trionfi di Maria Santissima e rende culto alla Madre Terra, al sordido idolo infernale della Pachamama. Perché la Vergine e la Chiesa sono il più grande nemico di Satana; perché la Vergine e la Chiesa sono le custodi del piccolo gregge, riunito nel Cenacolo, per paura dei Giudei.
Offriamo queste nostre sofferenze, unendole a quelle di tutta la Chiesa e di Maria Santissima Addolorata, perché la Maestà di Dio ci conceda il privilegio di assistere al trionfo della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, come dopo tre giorni risorse glorioso il suo Capo, mentre le guardie dormivano. Allora vedremo la Vergine Addolorata riprendere le vesti regali, per intonare l’eterno Magnificat.
Fac me cruce custodiri
morte Christi praemuniri,
confoveri gratia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
15 Settembre 2022
In festo Septem Dolorum B.M.V.
Spirito
Leone promuove a vescovo il vicario definito come il «giuda di Strickland»
Papa Leone XIV ha nominato padre John Gomez, sacerdote di Tyler in Texas, nuovo vescovo di Laredo, sempre in Texas. La decisione ha generato perplessità, poiché Gomez aveva svolto un ruolo centrale nella rimozione del venerato vescovo di Tyler, Joseph Strickland, voluta da papa Francesco, scrive LifeSite.
Monsignor Gomez ricopriva l’incarico di vicario generale a Tyler sotto Strickland, eppure fu proprio lui a organizzare gli incontri tra il clero della diocesi e gli inquirenti vaticani inviati per valutare la leadership di Strickland. Una delle fonti vicine a Strickland che ha evidenziato il ruolo di Gomez è il diacono Keith Fournier, il quale, convocato a testimoniare sul vescovo Strickland davanti agli inquirenti vaticani, ha riferito di essere stato contattato dal vicario generale, cioè Gomez.
Fournier ha raccontato che al suo arrivo ha constatato che la visita «non mirava a ottenere informazioni, ma era un tentativo già dato per scontato di trovare un modo per giustificare la richiesta di dimissioni di Strickland».
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«Ho parlato con altre tre persone strettamente legate alla diocesi, le quali mi hanno confermato che padre John Gomez ha avuto un ruolo determinante nella rimozione del vescovo Strickland, ma preferiscono rimanere anonime per timore di ritorsioni» scrive John-Henry Westen, il direttore di LifeSiteNews. «Uno di loro ha definito Gomez “il Giuda di Strickland” e ha affermato che la nomina era “deludente ma non sorprendente” poiché Gomez è “un progressista liberale pro-Francesco”».
È stato fatto notare che papa Francesco ha nominato Gomez Amministratore Apostolico dopo che il vescovo Strickland è stato rimosso dalla diocesi.
Una delle fonti ha osservato che Papa Leone XIV potrebbe conoscere personalmente Gomez, poiché Leone (Robert Prevost) era a capo della Congregazione per i Vescovi in Vaticano sotto Francesco ed è stato direttamente responsabile dell’indagine e della rimozione del vescovo Strickland.
Come riportato da Renovatio 21, ancora la voce secondo cui vi sarebbe stato proprio l’allora cardinale Prevost dietro alla rimozione di Strickland dalla diocesi texana di Tyler.
Lo stesso Strickland aveva dato in diretta, durante il podcast del giornalista Glenn Beck, la sua reazione all’elezione al Soglio di Prevost: con grande carità cristiana, disse, a fumata bianca ancora nell’aria, che Prevost aveva contribuito a nomine negativa, ma che pregava per lui in quanto papa.
Strickland on Prevost: “He was involved in naming bishops that I find troubling” pic.twitter.com/G8vuOEi97A
— JamestheCatholic (@theTexasTrad) May 9, 2025
Monsignor Strickland è noto per la sua ortodossia, dal fermo rifiuto dei vaccini ottenuti con feti abortiti (riguardo ai quali ha detto che preferirebbe morire piuttosto che assumerli) alle critiche agli errori dottrinarli sempre più intollerabili da parte di Bergoglio.
Il prelato texano inoltre definito Joe Biden come un «fake catholic», un «falso cattolico». Ulteriormente, il vescovo era sembrato avvicinarsi anche alla Santa Messa tradizionale, che il nuovo corso della diocesi ha definitivamente cancellato mesi fa.
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Spirito
Nuove consacrazioni episcopali: un teologo FSSPX risponde alle domande dei giovani
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L’importanza dei sacramenti
00:44 Perché queste consacrazioni sono così importanti per la Fraternità? 01:40 Come potete dire che è per la Chiesa quando agite contro Roma? 02:40 Parlate spesso di «operazione sopravvivenza». Cosa comporta questa sopravvivenza? 03:40 La Chiesa si trova ancora oggi in uno stato di «sopravvivenza»?Lo stato di necessità
05:42 Lo stato di necessità: cosa significa realmente questa argomentazione della Società? 06:55 La Società rischia di virare verso il protestantesimo? 07:57 Perché la Società rifiuta la via dell’«Ecclesia Dei» nonostante la sua apparente sicurezza? 08:45 Sacerdoti ordinati senza i propri vescovi: perché questo non è sufficiente secondo la Società?Gli errori del Concilio Vaticano II
09:40 Gli errori del Concilio Vaticano II sono davvero decisivi per la sopravvivenza della fede? 11:20 Esistono segni concreti di questo stato di necessità per i fedeli? 12:29 Indefettibilità della Chiesa: la Fraternità Sacerdotale San Pio X mette in discussione questo dogma?Aiuta Renovatio 21
Quali leggi sono soggette a eccezioni?
14:24 Lo stato di necessità giustifica tutto? Quali sono i suoi veri limiti? 17:02 Incoronazioni senza mandato papale: opposizione al diritto divino o semplicemente legge ecclesiastica?Scisma o disobbedienza?
19:00 Disobbedienza grave o scisma? Comprendere la differenza essenziale 20:47 Le consacrazioni del 1° luglio sono intrinsecamente malvagie? 21:22 Cosa renderebbe veramente scismatica una consacrazione episcopale? 21:57 La Fraternità si sta già comportando come se avesse giurisdizione? 24:20 Resistere senza abbandonare la Chiesa: come distinguere i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X dai veri scismatici?Fede e obbedienza
26:26 Fede e obbedienza: su cosa si fonda principalmente la vera unità della Chiesa? 27:30 Una Chiesa soprannaturale ma visibile: come comprendere questa unità? 28:49 Si può obbedire a scapito della fede? 29:56 Il Papa come principio visibile di unità: come conciliare autorità e fedeltà alla fede? 31:19 Come amare veramente il Papa nei momenti di crisi della Chiesa? 32:19 Resistere senza deviare: come evitare la trappola del sedevacantismo?Sostieni Renovatio 21
Potere di ordine e potere di giurisdizione
34:18 Il potere dell’Ordine sacro e il potere di giurisdizione: la distinzione chiave per comprendere le consacrazioni 37:23 Il potere dell’Ordine sacro e la giurisdizione: perché possono essere distinti nonostante la loro consueta unione? 39:32 Consacrazione e missione canonica: perché questa distinzione è teologicamente decisiva? 40:41 Il Concilio Vaticano II ha offuscato la distinzione tra il potere dell’Ordine sacro e la giurisdizione? 42:20 La crescente autorità dei laici nella Chiesa conferma la distinzione tra Ordine sacro e giurisdizione? 43:16 Ordine sacro e giurisdizione: gli elementi essenziali da comprendere in modo semplice per i fedeliObiezioni da parte degli ambienti conservatori e di Ecclesia Dei
43:59 Cardinale Sarah: Qual è il limite fondamentale della sua posizione? 44:50 Un vescovo è definito principalmente dal suo potere di giurisdizione? 47:11 Padre de Blignières: Il suo errore riguarda lo stato di necessità o l’unità della Chiesa? 51:41 La liturgia della consacrazione unisce intrinsecamente ordine e giurisdizione?Supporto
54:38 Il vescovo Strickland e il vescovo Schneider confermano l’analisi della Società? 55:53 Il sostegno esterno: rafforza l’argomentazione… o ne aumenta solo la visibilità?Iscriviti al canale Telegram ![]()
Scomunica
56:25 Minaccia di scomunica: automatica, valida… senza un reale impatto?1988 e 2026
58:17 1988 e 2026: cosa è realmente cambiato? 1:01:04 1988 e 2026: lo stesso principio di trasmissione senza giurisdizione? 1:01:47 Lo «scisma di Ecône» mediatico maschera il vero dibattito teologico?Che cosa dovrebbe ricordare un credente?
1:03:07 Con l’avvicinarsi del 1° luglio: gli elementi essenziali che ogni fedele dovrebbe ricordare 1:04:05 Con l’avvicinarsi del 1° luglio: quale pericolo attende i fedeli? 1:04:43 Quale atto concreto di fede è necessario per rimanere veramente cattolici oggi? 1:06:26 L’atto di intelligenza: quale distinzione essenziale bisogna comprendere per conservare la fede? 1:07:23 In 30 secondi: perché sono necessarie le consacrazioni del 2026? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
La Santa Sede stende il tappeto rosso per Sarah Mullally. Descrizione del viaggio
Quanto accaduto a Roma da sabato 25 a martedì 28 aprile 2026 è abominevole, scandaloso e grottesco: una donna vestita da vescovo è stata ricevuta dalla Santa Sede con onori ecclesiastici. Si tratta della stessa donna che papa Leone XIV, al momento della sua intronizzazione, aveva chiamato «Reverendissima e Onorevolissima Madame Sarah Mullally, arcivescovo di Canterbury», Primate della Comunione Anglicana.
Sabato 25 aprile
Madame Mullally è stata accolta nel pomeriggio nella Basilica di San Pietro da mons. Flavio Pace, Segretario del Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani, e dal Canonico Eric van Teijlingen, membro del Capitolo della Basilica. Poi, è stata condotta alla tomba di San Pietro nella Cappella Clementina, dove ha impartito una benedizione ai presenti. Nelle immagini, si vede mons. Flavio Pace chinare il capo e farsi il segno della croce, come se ricevesse una benedizione valida da Sarah Mullally.
Madame Mullally si è recata poi alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove è stata ricevuta dal Cardinale James Michael Harvey, arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Sotto gli occhi stupiti di pellegrini e turisti, ha preso posto nell’area centrale a lei riservata davanti alla tomba di San Paolo. Proprio in questa basilica, il 24 marzo 1966, un anno dopo il Concilio Vaticano II, venne firmata la dichiarazione congiunta tra l’arcivescovo anglicano Michael Ramsey e papa Paolo VI.
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Domenica 26 aprile
Dopo aver presieduto una funzione anglicana al mattino, il viaggio è proseguito domenica pomeriggio con l’accoglienza presso la Basilica di San Giovanni in Laterano da parte di monsignor Guerino di Tora, Vicario dell’arciprete, il cardinale Baldassare Reina, e successivamente presso la Basilica di Santa Maria Maggiore da parte di monsignor Éamonn McLaughlin, in rappresentanza dell’arciprete, il cardinale Rolandas Makrickas, dove ha visitato la tomba di papa Francesco. Ancora una volta, ha potuto pregare al centro delle basiliche, circondata da prelati cattolici.
Lunedì 27 aprile
Sarah Mullally è stata ricevuta in udienza da papa Leone XIV in Vaticano lunedì mattina. I due si sono incontrati privatamente prima di pronunciare entrambi un discorso pubblico. Ha inoltre presentato al papa la sua delegazione anglicana e si sono scambiati dei doni. In seguito, si è unita al papa per partecipare insieme alla preghiera di mezzogiorno nella Cappella di Urbano VIII, all’interno del Palazzo Apostolico.
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Lunedì sera, Sarah Mullally ha presieduto i Vespri nella chiesa cattolica gesuita di Sant’Ignazio di Loyola, durante i quali ha insediato il Vescovo anglicano Anthony Ball, direttore del Centro anglicano di Roma, come rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede.
Il cardinale James Michael Harvey ha partecipato alla celebrazione, mentre l’omelia è stata pronunciata dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Mons. Richard Moth di Westminster, che ha accompagnato Sarah Mullally nel suo viaggio a Roma, si è unito a lei per impartire la benedizione finale della cerimonia liturgica.
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Martedì 28 aprile
Il viaggio si è concluso martedì con le visite al centro anglicano per migranti Joel Nafuma e ai progetti della comunità cattolica di Sant’Egidio, fortemente progressista, globalista e influente.
Un grave scandalo sotto diversi aspetti.
L’accoglienza riservata a Sarah Mullally dalla Santa Sede è inaccettabile per qualsiasi cattolico che abbia a cuore la verità piuttosto che l’ecumenismo, per diversi motivi.
La Chiesa cattolica non riconosce la validità delle ordinazioni anglicane, che furono dichiarate «assolutamente nulle e invalide» da Leone XIII nella Apostolicae Curae. Inoltre, la Chiesa insegna categoricamente di non aver ricevuto da Nostro Signore Gesù Cristo l’autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. Infine, la Comunione anglicana è dottrinalmente eretica e trae origine dallo scisma di Enrico VIII d’Inghilterra dalla Chiesa cattolica nel 1534.
Inoltre, la figura di Sarah Mullally è estremamente problematica. Ex infermiera, poi alta funzionaria pubblica britannica, è stata «ordinata» diacono e sacerdote anglicano nel 2001, poi «consacrata» come vescovo nel 2015, prima di diventare vescovo di Londra nel 2018 e poi arcivescovo di Canterbury nel 2026. Il Financial Times l’ha descritta come «teologicamente liberale». Lei stessa si definisce femminista. Mullally ha sostenuto e accompagnato gli sviluppi più importanti dell’anglicanesimo contemporaneo: benedizioni per le coppie dello stesso sesso, cura pastorale LGBT, linguaggio basato sull’identità e posizioni ambigue sull’aborto.
È significativo che le critiche più dure rivolte a Sarah Mullally provengono dall’interno della stessa Comunione Anglicana. La Global South Fellowship of Anglican Churches, che rappresenta milioni di anglicani, ha visto la sua elezione come un’occasione persa per la riforma e l’unità. L’arcivescovo Justin Badi Arama, primate del Sud Sudan, ha dichiarato di non riconoscerla come guida spirituale. Questi anglicani, spesso di origine africana, rifiutano proprio ciò che Roma sembra ora onorare: l’ordinazione delle donne, le benedizioni per le coppie dello stesso sesso, il progressismo morale e l’adattamento al mondo moderno.
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Un riconoscimento impossibile
Il 20 marzo 2026, papa Leone XIV aveva già indirizzato un messaggio a «Sua Reverendissima e Onorevolissima Madame Sarah Mullally, arcivescovo di Canterbury», in occasione della sua intronizzazione.
Se Leone XIV non riconoscesse davvero alcuna autorità degli ordini nella Chiesa anglicana, e ancor meno se questa fosse detenuta da una donna, qual è allora il significato degli onori di «arcivescovo» che le sono stati così generosamente conferiti durante quest’udienza e il suo soggiorno a Roma? Una Chiesa «sorella», guidata da una donna, offre senza dubbio una buona indicazione della concezione di Leone XIV, sulla scia di Francesco, riguardo al potere giurisdizionale attribuibile ai laici, uomini o donne che siano. La stessa idea è evidente nel documento finale del Gruppo di Studio 5 del Sinodo sulla Sinodalità, riguardante «la partecipazione delle donne alla vita e al governo della Chiesa».
All’inizio del suo discorso, il papa ha espresso la sua gioia per la presenza di Sarah Mullally in udienza, prima di ricordare l’incontro ufficiale a Roma tra Paolo VI e l’arcivescovo anglicano di Canterbury, Michael Ramsey, avvenuto sessant’anni prima, il 23 marzo 1966. Questo incontro illustrò il desiderio di Paolo VI di perseguire attivamente l’ecumenismo del Concilio Vaticano II. Il giorno seguente, a San Paolo fuori le Mura, dopo una dichiarazione congiunta, Paolo VI compì un gesto plateale donando al primate anglicano il proprio anello episcopale. Questo simbolo fu ampiamente percepito come un implicito riconoscimento della dignità dell’ufficio episcopale anglicano.
L’assurdità dell’ecumenismo conciliare
Questo scandalo dimostra ancora una volta l’assurdità dell’ecumenismo conciliare. In nome del dialogo, le verità della fede vengono oscurate. In nome dell’unità, si dà l’impressione che eresie e scismi siano semplici sfumature. Una tale logica non conduce le anime all’unica Chiesa di Cristo, ma le abitua all’indifferenza.
Il vero ecumenismo, a differenza di quello propugnato dal Concilio Vaticano II, non consiste nel trattare il vero sacerdozio e la sua invalida imitazione, la successione apostolica e la sua parodia, la dottrina cattolica e gli errori moderni come equivalenti. Consiste nel richiamare le anime all’unità di fede, sacramenti e governo sotto il successore di San Pietro.
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Una nuova manifestazione dello stato di necessità
Questa surreale scena romana rivela lo stato di confusione dottrinale in cui si trova oggi la Chiesa visibile. Quando i simboli sacri vengono usati contro la verità che dovrebbero esprimere, i fedeli hanno il dovere di resistere a questa confusione.
È difficile esprimere la gravità di questa situazione. Una donna che la Chiesa non riconosce come vescovo viene condotta nei luoghi più sacri di Roma, dove impartisce una benedizione, riceve gli onori di un primate e incontra il papa, mentre i vescovi e i sacerdoti cattolici della Fraternità Sacerdotale San Pio X, rimasti fedeli alla Tradizione, vengono tenuti a distanza.
In una recente intervista, don Davide Pagliarani ha dichiarato di attendere un’udienza con il Santo Padre da quasi nove mesi: «Questo corrisponde al mio più sincero desiderio. Tuttavia, sono stupito che finora non ci sia stata alcuna risposta o reazione personale da parte del Santo Padre».
«Prima di dichiarare scismatica una società con più di mille membri, che costituisce un punto di riferimento per centinaia di migliaia di fedeli in tutto il mondo, sarebbe opportuno conoscere personalmente coloro che saranno giudicati». La sanzione proposta non riguarda solo un’istituzione – che, per inciso, non esiste agli occhi della Santa Sede – ma anche singoli individui, profondamente devoti al papa e alla Chiesa.
«Confesso di faticare a comprendere questo silenzio, soprattutto quando ci viene spesso ricordato il bisogno di ascoltare il grido dei poveri, il grido degli emarginati e persino il grido della Terra stessa…»
Si può negare al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X ciò che si concede indebitamente a Sarah Mullally?
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