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Necrocultura

«Morte per donazione»: eutanasia per prelevare gli organi

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di E. Wesley Ely.

Il dottor Ely detiene la cattedra Grant W. Liddle di Medicina al Vanderbilt University Medical Center ed è condirettore del Cronical Illness, Brain Dysfunction, and Survivorship (CIBS) Center. È anche direttore associato del Aging Research del Tennessee Valley Veteran’s Affair Geriatric Research and Education Clinical Center.

Il dottor Ely è autore di numerosi manuali di medicina.

 

 

Come si può rispondere al problema delle liste d’attesa sempre più lunghe per i trapianti di organi? Senza dubbio avrete sentito parlare del «mercato nero» degli organi nei paesi stranieri, ma esistono altre opzioni che dovrebbero essere sul tavolo?

La meccanica del prelevamento degli organi dopo la morte che sia per eutanasia o per arresto cardiaco (entrambe già legalizzate in Canada, Olanda e Belgio) è ottimale per il trapianto, perché il danno agli organi avviene per l’assenza di flusso sanguigno nei 5-10 minuti in cui avviene il decesso

 

Se foste su una lista d’attesa per un trapianto, vi importerebbe se l’organo è stato prelevato da una persona viva che è morta per la procedura di espianto? E se si fosse resa volontaria?

 

I vostri pensieri sulla questione hanno implicazioni che vanno ben oltre l’ambito dei trapianti.

 

In qualità di ex vice-direttore del programma di trapianti di polmoni della Vanderbilt University e medico praticante di terapia intensiva, considero la donazione di organi un gesto altruistico verso chi si avvicina alla morte su una lista d’attesa per un trapianto.

 

Ma mi trovo a combattere con l’inesorabile avvicinamento del mondo dei trapianti  a quello dell’eutanasia.

 

Causa della morte: donazione degli organi

Alle conferenze mediche internazionali del 2018 e 2019, ho sentito centinaia di specialisti e medici praticanti di terapia intensiva discutere della «donazione dopo la morte». Questo si riferisce allo scenario che si sta diffondendo in Canada e alcuni paesi dell’Europa occidentale dove le persone muoiono per eutanasia, in seguito a un’iniezione letale richiesta da lui o lei, poi il corpo viene operato per prelevare gli organi da donare.

Si sta diffondendo in Canada e alcuni paesi dell’Europa occidentale uno scenario dove le persone muoiono per eutanasia, in seguito a un’iniezione letale richiesta da lui o lei, poi il corpo viene operato per prelevare gli organi da donare

 

Ad ogni incontro, la conversazione passava inaspettatamente alla questione emergente della «morte per donazione» – cioè porre fine alla vita delle persone previo consenso informato portandole in sala operatoria e, in anestesia generale, aprire il petto e l’addome mentre sono ancora in vita per prelevare gli organi vitali per trapiantarli in altre persone.

 

Ecco altri commenti:

«Ho perso mio marito per un cancro. Sarò sempre grata che non abbia scelto il suicidio assistito».

 

«Non volevo antidolorifici dopo l’intervento, ma l’ospedale mi ha somministrato oppiacei contro la mia volontà».

 

La questione emergente della «morte per donazione» – cioè porre fine alla vita delle persone previo consenso informato portandole in sala operatoria e, in anestesia generale, aprire il petto e l’addome mentre sono ancora in vita per prelevare gli organi vitali per trapiantarli in altre persone

I pazienti amano i miracoli, ma i dottori non possono avere paura di dare brutte notizie (anche per via elettronica).

 

Il grande problema qui è che la morte per donazione ignorerebbe la dead donor rule, che proibisce l’espianto di organi vitali finché il donatore non viene dichiarato morto. La morte per donazione sarebbe, ad oggi, considerata omicidio poiché significa porre fine a una vita per prelevare organi.

 

La meccanica del prelevamento degli organi dopo la morte che sia per eutanasia o per arresto cardiaco (entrambe già legalizzate in Canada, Olanda e Belgio) può essere quasi ottimale per chi si sottopone al trapianto, perché il danno agli organi avviene per l’assenza di flusso sanguigno nei 5-10 minuti in cui avviene il decesso. Tale intervallo è chiamato tempo di ischemia. 

 

 La morte per donazione pretende di essere una nuova soluzione. Anziché prelevare gli organi dopo la morte, il prelevamento avverrebbe quando gli organi stanno ancora ricevendo sangue. Si annullerebbe il tempo di ischemia e la rimozione degli organi sarebbe la causa di morte diretta e immediata.

La morte per donazione sarebbe, ad oggi, considerata omicidio poiché significa porre fine a una vita per prelevare organi

 

Indesiderate ma inevitabili conseguenze

Poco tempo fa, il New England Journal of Medicine (NEJM) ha pubblicato un articolo di due medici canadesi e uno specialista di etica della Harvard Medical School, in cui sostengono che sia eticamente preferibile ignorare la dead donor rule se i pazienti dichiarano di voler morire per donare gli organi.

 

Mentre “donarsi agli altri”, letteralmente, può sembrare un gesto encomiabile a un primo sguardo, vediamo tre considerazioni a valle della discussione sull’abbandono della dead donor rule:

 

  • Le persone con disabilità mentali o fisiche affermano di sentirsi disprezzate e che la società non dà importanza alle loro vite. Invierebbe un messaggio poco subliminale per eliminarli dalla società e compiere qualcosa di buono coi loro organi?

 

  • Quanto rapidamente si diffonderebbe se chi non può parlare per sé venisse considerato un donatore?

 

  • Cosa significa per noi se chi dovrebbe guarirci – i medici – si trovano in una posizione che ignora manifestamente quasi 2500 anni di divieti sul fine-vita?

 

«Non potete concepire tutte le subdole forze (per farti morire) – tutte ben intenzionate, comprensive, anche dolci, ma travolgenti come uno tsunami – che emergono quando la tua autonomia è irrimediabilmente compromessa» Ben Mattlin, affetto da atrofia muscolare spinale

Consideriamo il caso di Ben Mattlin, affetto da atrofia muscolare spinale. In un articolo del New York Times del 2012 scrisse del «sottile e poroso confine tra coercizione e libera scelta» per chi si sente svalutato. Riguardo l’erosione della sua autonomia scrisse: «Non potete concepire tutte le subdole forze (per farti morire) – tutte ben intenzionate, comprensive, anche dolci, ma travolgenti come uno tsunami – che emergono quando la tua autonomia è irrimediabilmente compromessa».

 

La civiltà di una società si misura da come si trattano i membri più fragili. Le leggi sull’eutanasia sono disegnate per tutelare le popolazioni vulnerabili, ma come stanno le cose?

 

Gli altri nomi della morte

Secondo un articolo apparso nel 2015 sul NEJM, delle 3.882 morti causate dal suicidio assistito o eutanasia nelle Fiandre  (Belgio) nel 2013, 1.047 (27%) erano causate da un farmaco in grado si accelerare il decesso senza il consenso del paziente. I pazienti erano generalmente incoscienti e potrebbero essere assistiti da membri della famiglia.

 

Nel 2014, un passaggio delle decisioni sul fine-vita della Belgian Society of Intensive Care Medicine riporta che «accorciare il tempo della morte» dovrebbe essere permesso «con l’ausilio di farmaci … anche in assenza di dolore». Discutendo di questi fatti, due luminari della medicina, uno olandese e uno di Harvard, mi dissero che da dove vengono loro questo si chiama omicidio.

Delle 3.882 morti causate dal suicidio assistito o eutanasia nelle Fiandre (Belgio) nel 2013, 1.047 (27%) erano causate da un farmaco in grado si accelerare il decesso senza il consenso del paziente.

 

Quando i medici prendono parte a procedure volte a togliere la vita a una persona, il paziente è certo al 100% che il medico sia dalla parte della guarigione? Qual è il messaggio che viene trasmesso sul valore di ogni vita umana quando un medico scambia una vita per un’altra? Quale effetto ha già avuto sui medici complici di queste procedure mortali?

 

Nel 1973 il classico della fantascienza Soylent Green (in italiano 2022: I sopravvissuti), il detective Frank Thorn effettua ricerche per scoprire la causa degli oceani morenti e della rovina della specie umana in un pianeta sovrappopolato. Scopre che il cibo verde ad alto contenuto proteico prodotto dalla Soylent Corporation è composto da esseri umani riciclati morti in seguito a eutanasia. «Il Soylent è fatto con i morti!» grida.

 

Soylent Green è ambientato nel 2022. Mancano solo tre anni.

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Necrocultura

Uomo condannato a 6 anni per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna incontrata su Facebook

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Un uomo della Pennsylvania è stato condannato a sei anni di carcere per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna di Little Rock, Arkansas, e da altri individui. Il giudice ha stabilito che il condannato dovrà anche pagare una multa di 2.000 dollari e scontare tre anni di libertà vigilata.

 

Jeremy Lee Pauley, 43 anni, di Thompson, Pennsylvania, è stato condannato a dicembre con l’accusa di associazione a delinquere e trasporto interstatale di beni rubati. Sconterà i sei anni e poi sconterà altri tre anni di libertà vigilata.

 

La donna di 38 anni dell’Arkansas, Candace Chapman Scott, che lavorava in un obitorio, aveva contattato Pauley su Facebook per vendergli le parti del corpo. Secondo il Dipartimento di Giustizia, Pauley aveva acquistato una serie di parti del corpo da Scott dopo essersi unito a un gruppo Facebook chiamato «oddities». Scott è stata condannata a 15 anni di carcere.

 

«I resti includevano un cranio, diversi cervelli, un braccio, un orecchio, diversi polmoni, diversi cuori, diversi seni, un ombelico, testicoli e altre parti. Durante un mandato di perquisizione eseguito presso l’abitazione di Scott a Little Rock, gli investigatori hanno trovato numerose parti del corpo rubate che la donna ha ammesso di aver trasportato in sacchi della spazzatura dal suo lavoro. Scott ha ricevuto un totale di 10.625 dollari dall’acquirente in Pennsylvania per i resti umani», si legge in un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.

 

Pauley ha anche ammesso il suo ruolo «in una rete nazionale di individui che hanno acquistato e venduto resti umani rubati dalla Harvard Medical School e da un obitorio dell’Arkansas», ha affermato il Dipartimento di Giustizia.

 

«Il traffico di resti umani rubati tramite la posta statunitense è un atto inquietante che colpisce famiglie già in lutto, creando al contempo una situazione potenzialmente pericolosa per i dipendenti e i clienti delle poste», ha dichiarato Christopher Nielsen, ispettore responsabile della divisione di Filadelfia del Servizio di Ispezione Postale. «Spero che i nostri sforzi e queste condanne portino una certa serenità a coloro che sono stati colpiti da questo terribile crimine».

 

Come riportato da Renovatio 21, il commercio di parti di cadaveri dalla prestigiosa università di Harvard aveva avuto negli scorsi anni diversi sviluppi.

 

Non si tratta del primo caso di orrori e cadaveri delle università

 

Come riportato da Renovatio 21tre anni fa un grande scandalo colpì l’Università di Paris-Descartes: il più grande centro di anatomia europeo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes fu chiuso a causa di gravi carenze nello stato di conservazione dei cadaveri, locali fatiscenti e sospetti che i corpi venissero mercificati.

 

I corpi di «migliaia di persone» che avevano donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti»: e, si scoprì, per decenni.

 

«I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati» scrisse L’Express. «Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica».

 

L’Ispettorato generale per gli affari sociali scrisse un rapporto in cui fiutò, anche qui, il traffico di cadaveri: «utilizzatori e potrebbero essere stati in grado di impegnarsi in un’attività redditizia all’interno del CDC [Centro di Donazione del Corpo, ndr]». In altre parole, anche lì vi poteva essere mercificazione delle parti dei cadaveri.

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo varie testimonianze, in Nigeria è possibile acquistare resti umani al mercato, al fine di utilizzarli per fini esoterici.

 

«Le ricerche – scrive ancora il quotidiano nigeriano Vanguard – dimostrano che le parti femminili sono più richieste di quelle maschili. Ciò avviene a causa di quello che è descritta come la “potenza” di alcuni organi come i seni e i genitali all’interno di money ritual da parti di herbalist [erborista, sciamano, NdR] o gruppi occulti». Tanto per tenere a mente la storia della vagina sparita di Pamela.

 

«Abbiamo visto che una testa umana fresca può andare da 60.000 naira (circa 135 euro) in su, mentre un teschio è venduto per 20.000. Le gambe fresche sono vendute per 30.000 ciascuna, mentre una gamba decomposta viene venduta per 20.000. Un dito fresco viene venduto per 5.000, se decomposto o per 3.000. Gli intestini freschi sono venduti per 20.000 mentre quelli secchi sono venduti per 5000. Pezzi di ossa fresche sono venduti per 2.000 e oltre».

 

I traffici nigeriani di resti umani si sviluppa su due filoni: quello degli omicidi rituali (per i quali c’è stata addirittura una richiesta di stato di emergenza in Parlamento), e quello dei cimiteri, dove guardiani fanno affari riesumando i cadaveri poche ore dopo la sepoltura e sezionandone le parti che interessano a chi prepara le pozioni.

 

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Immagine di East Pennsboro Township Police Department, via Twitter, rielaborata per adattamento al formato.

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Necrocultura

Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito

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Lord Charles Leslie Falconer, Barone Falconer di Thoroton, ha dichiaratoalla Camera dei Lord del Regno Unito che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito. Lo riporta LifeSite.   Per quanto scioccante, allucinante e disumano, tale pensiero è perfettamente logico se pensato dell’alveo della Necrocultura dominante.   Lord Falconer è stato Segretario di Stato per la Giustizia sotto il premier Tony Blair ed è un sostenitore di lunga data del suicidio assistito e promotore del disegno di legge alla Camera dei Lord.   Un video dello scambio, pubblicato da Right to Life UK, ha totalizzato oltre oltre un milione di visualizzazioni su X:  

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  «C’è un grosso problema qui», ha detto ai pari Lord Craig Mackinlay, Barone Mackinlay di Richborough. «In altri stati del mondo, chi ha adottato da tempo il suicidio assistito ha opinioni divergenti. In Oregon, dal 1997, è obbligatorio mantenere in vita la madre il più a lungo possibile, soprattutto quando il feto è vitale».   «I Paesi Bassi hanno una visione completamente diversa, quella del feticidio, in cui il feto deve essere interrotto in un modo o nell’altro», ha continuato. «Spesso tramite iniezione intracardiaca di cloruro di potassio prima che la madre possa essere soppressa».   «A quale estremo della scala [il lord] si riferisce queste cose, perché ci troviamo in una situazione in cui i Royal Colleges sono contrari al suo intero sistema, e faremo affidamento su di loro per colmare le lacune di questa legislazione», ha concluso Lord Mackinlay. «Penso che spetti a noi colmare queste lacune per loro, perché non sono favorevoli a questa cosa».   «Il nobile Lord ha espresso correttamente la sua opinione», ha risposto Lord Falconer. «Alcuni Paesi hanno adottato una posizione, altri un’altra. Dalla scelta che sostengo è chiaro che siamo dell’avviso che la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo».   Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione di Falconer è ancora più agghiacciante. La baronessa Tanni Grey-Thompson, attivista per i diritti delle persone con disabilità e leggendaria atleta paralimpica gallese, ha finora depositato 115 dei 947 emendamenti proposti al disegno di legge sul suicidio assistito. Durante il dibattito, ha citato il fatto che le donne incinte possono richiedere il suicidio assistito.   «Nel 2022, uno studio sull’epidemiologia del cancro in gravidanza ha rilevato che si verificava in circa una gravidanza su 1.000, il che equivarrebbe a più di 500 casi all’anno in Inghilterra», ha affermato . Non tutti questi sarebbero terminali, ha osservato. «In termini di numeri di persone che potrebbero essere interessate dal disegno di legge, si tratta di un gruppo di emendamenti davvero importante».   La baronessa ha osservato che la maggior parte dei paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito prevede misure di salvaguardia per le donne in gravidanza e ha osservato che «il suicidio è anche la principale causa di morte materna durante la gravidanza nei paesi industrializzati e la principale causa di mortalità materna nei primi 12 mesi dopo il parto. Il professor Mark Taubert, consulente ospedaliero e direttore clinico di medicina palliativa presso il Velindre University NHS Trust in Galles, ha sollevato la questione più volte».   «Sarebbe utile fornire ulteriori informazioni sull’impatto del disegno di legge sulle donne incinte o che hanno partorito di recente, in particolare dato il rischio di depressione postnatale e di altri problemi di salute mentale correlati alla gravidanza e alla maternità» ha chiosato la nobildonna.   Quando Lord Falconer ha iniziato a rispondere, Lord Mackinlay intervenne con la sua domanda, che spinse Falconer a rispondere che «la gravidanza non dovrebbe essere un ostacolo» al suicidio assistito.   Per quanto rivoltante, l’idea del Lord britannico non è altro che una diligente conseguenza del mondo della Necrocultura che va via via installando nuovi upgrade: se l’aborto è libero, e quindi il feto può essere ucciso a piacere, perché mai una donna che vuole suicidarsi non può uccidere prima il figlio che ha in grembo?   Il lettore riconoscerà questo caleidoscopio dell’orrore umano, tuttavia siamo solo alle automatiche, perfino sincere conseguenza dell’accettazione della Cultura della Morte come sistema operativo della società umana.   I Lord inglesi possono essere solo appena più spudorati, ma la realtà rimane, perfino più orrenda.   Perché la Necrocultura non è fatta solo di morte, ma di quello che all’apparenza sembra il suo opposto, il piacere, l’edonismo individualista, il godimento utilitarista come principio assoluto. Quanti bambini sono stati uccisi perché la madre doveva fare «carriera»? Quanti sono stati frullati mentre galleggiavano innocenti nel ventre materno perché la genitrice doveva andare in vacanza ad Ibiza? Quanti sono stati trucidati perché la donna aveva impegni sentimentali, scolastici, sportivi?   Ora: vogliamo dire alle donne che uccidono i loro figli per capriccio che non possono farli se possono – legalmente! – suicidarsi?

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Bioetica

JD Vance paragona l’aborto al sacrificio dei bambini. C’è molto più da dire e fare contro la Necrocultura

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Lo scorso mercoledì, per un’ora, il vicepresidente JD Vance ha risposto alle domande degli studenti dell’Università del Mississippi durante un evento di Turning Point USA, prendendo il posto di Charlie Kirk, l’attivista assassinato che era amico anche del Vance. Lo riporta LifeSite.

 

Il vicepresidente americano risposto a domande sul cristianesimo, sulla sua fede personale e sull’aborto, definendo l’aborto un «sacrificio di bambini» che porta al maltrattamento delle donne.

 

«Non mi scuso per credere che il cristianesimo sia una via verso Dio», ha detto Vance a uno studente preoccupato per la preghiera nelle scuole pubbliche. «Non mi scuso per pensare che i valori cristiani siano un fondamento importante di questo Paese, ma non vi costringerò a credere in nulla, perché non è ciò che Dio vuole, e non è ciò che voglio io».

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Come noto, JD Vance, che ha avuto una vita difficile in una famiglia disfunzionale del proletariato bianco dei monti dell’Appalachia (gli Hillbilly) si è convertito al cattolicesimo anni fa.

 

La domanda sull’aborto all’evento di TP USA è stata posta da una giovane donna che ricopre la carica di presidente di Ole Miss Rebels for Life, il gruppo pro-life del campus; il nome ha suscitato un caloroso applauso tra la folla riunita e un sorriso da parte del vicepresidente.

 

«In passato, hai dichiarato di essere al 100% pro-life», ha detto. «Ma da quando sei entrato nella campagna presidenziale come vicepresidente, hai cambiato idea sull’aborto, quindi mi chiedevo qual è la tua posizione attuale, e se ritieni che il diritto alla ‘libertà’ di qualcun altro prevalga sul diritto alla vita di qualcun altro?»

 

«Hai posto la domanda: penso che la libertà di qualcun altro prevalga sul diritto alla vita di qualcun altro?», ha risposto Vance. «No, non lo credo. In effetti, non ci credo. Ora, vorrei contestare qualcosa che hai detto, solo la premessa della domanda, ovvero che ho vacillato sulla questione pro-life. Credo davvero che il presidente sia stato il presidente più pro-life nella storia degli Stati Uniti d’America».

 

Lo slogan fa riferimento al fatto che, durante la sua prima amministrazione, Donald Trump ha selezionato i giudici della Corte Suprema che alla fine hanno portato all’annullamento della sentenza Roe v. Wade. Durante la campagna presidenziale del 2024, tuttavia, Trump ha ribadito che l’aborto è ora una questione di competenza degli stati e si è impegnato personalmente per rimuovere il principio pro-life dal programma del Partito Repubblicano per la prima volta in decenni.

 

«Ci sono due cose che dobbiamo tenere a mente qui», ha continuato Vance. «Una è la questione molto difficile: quando parliamo della nostra politica sull’aborto, ci sono alcuni casi limite molto, molto complessi. Ci sono casi in cui una bambina di 11 anni è stata violentata e sarebbe pericoloso per lei portare a termine la gravidanza. Ci sono situazioni in cui portare a termine la gravidanza causerebbe gravi danni fisici, forse la morte per la madre».

 

«È uno dei motivi per cui noi crediamo nell’eccezione in questi casi – ripeto, sono casi limite, sono rari, la comunità pro-aborto vorrebbe farvi credere che rappresentino il 90% degli aborti e questo non è vero – ma dobbiamo essere onesti sul fatto che ci sono alcuni casi limite».

 

Renovatio 21 segnala che parlare dei «casi limite» significa solo voler conformare il resto dei casi ad una politica precisa, spostando la Finestra di Overton e riprogrammando la legge. La posizione anfibola di Vance era già nota a tutti, come detto, in campagna elettorale.

 

«La seconda cosa che vorrei dire a questo proposito è che dobbiamo essere prudenti e pratici in ciò che possiamo realizzare», ha proseguito Vance. «Potrebbero esserci disaccordi su cosa esattamente significhi, ma se si considerano le vittorie pro-life che il presidente degli Stati Uniti è riuscito a ottenere, ci è riuscito perché ha lavorato all’interno del sistema che abbiamo».

 

Vance ha continuato dicendo che perseguire «l’opzione pro-life più aggressiva», anche se ciò significa perdere tutte le elezioni contro i democratici, che implementeranno l’aborto su richiesta fino al momento della nascita.

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«Qualcuno prima mi ha chiesto dei miei valori cristiani», ha detto Vance. «Uno dei punti che ho sollevato è che quando i coloni arrivarono nel Nuovo Mondo, trovarono il sacrificio di bambini molto diffuso. Immagino che ci siano persone che non sono d’accordo con la mia opinione sulla questione pro-life. Vorrei solo fare un’osservazione. Se si visitano siti archeologici storici dove c’erano bordelli – e le due professioni più antiche del mondo sono il gioco d’azzardo e la prostituzione, quindi c’erano bordelli anche in civiltà molto antiche».

 

«Se si torna agli antichi bordelli e si dissotterrano le ossa delle donne che lavoravano in quei luoghi, si trovano molto spesso molti bambini sepolti con loro… Ogni volta che una società decide di scartare bambini innocenti, non tratta molto bene nemmeno le proprie donne. E ogni volta che una società maltratta le proprie donne, molto spesso sono i bambini a nascere subito dopo. C’è una ragione per cui la civiltà cristiana ha posto fine alla pratica del sacrificio di bambini in tutto il mondo, ed è una delle grandi conquiste della civiltà cristiana».

 

«Credo che dovremmo cercare di proteggere ogni vita non ancora nata», ha concluso Vance. «C’è una questione su come esattamente lo facciamo, ma non direi mai che il diritto alla vita di qualcuno debba essere sacrificato».

 

Come riportato da Renovatio 21, la realizzazione del fatto che l’aborto è un sacrificio umano, domandato ad una civiltà decristianizzata quindi ripaganizzata, ridemonizzata, è oramai più diffusa che mai, in ispecie tra l’opinione pubblica della destra americana, non solo cattolica.

 

Per qualche ragione, la visione dell’aborto come sacrificio umano non ha mai attecchito davvero nel mondo pro-vita italiano, forse perché troppo stupido, forse perché troppo compromesso con la politica e con la chiesa italiana. Ecco quindi che invece che parlarti di Moloch, il ridicolo pro-vita italiota ti parla di «protezione della maternità» e finanche di «diritti della donna», completamente trasbordato nella lingua, quindi nel campo, dell’avversario – e con la convinzione, chiara ma non sussurrata al popolo che fa loro donazioni – che la legge autogenocida 194 non si deve toccare.

 

Il fatto è considerare l’aborto come l’unico sacrificio umano della società attuale, con spinta della macchina infallibile dello Stato moderno, è davvero errato: l’aborto è solo una piccola parte del sistema della morte che ci è inflitto, anzi, forse è il fanalino di coda, lo specchietto per le allodole sciocche condotte così in una battaglia di retroguardia, mentre il manovratore prosegue la distruzione umana in tanti altri settori.

 

È sacrificio umano l’eutanasia, sì. È sacrificio umano la predazione degli organi, sì. È sacrificio umano, di tipo pure difficile da definire vista la natura umanoide della faccenda, la provetta, che oramai da anni distrugge più embrioni dell’aborto, nell’evidente silenzio degli ebeti pro-vita italici, inutili se non venduti.

 

C’è ancora tanta strada da fare, se vogliamo combattere davvero la NecroculturaRenovatio 21, in realtà, è qua per questo. Voi, se mi state leggendo, con grande probabilità, pure.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr; immagine modificata

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