Politica
Kyle Rittenhouse libero!
Il processo che ha tenuto con il fiato sospeso gli USA – e non solo – è finito: Kyle Rittenhouse è un uomo libero.
Assolto assolto da tutte le accuse relative alla sparatoria dell’anno scorso a Kenosha, nel Wisconsin.
Il 18enne era stato accusato di cinque reati; omicidio intenzionale di primo grado, omicidio colposo di primo grado, tentato omicidio intenzionale di primo grado e due capi d’accusa di primo grado per pericolo alla sicurezza.
La giuria ha raggiunto la sua decisione dopo quattro giorni di delibera, che sono durate più a lungo di quanto chiunque, compreso il giudice Bruce Schroeder, si aspettasse.
L’assoluzione è arrivata tra due richieste di annullamento da parte della difesa su prove video ad alta definizione che sono state trattenute – forse involontariamente – dall’accusa.
Gli avvocati di Rittenhouse hanno affermato che una copia di qualità inferiore di un video potenzialmente cruciale avrebbe potuto influire sulla loro difesa.
Al contempo, un uomo di colore che durante quella notte aveva inseguito e colpito con un calcio volante alla testa l’allore minorenne Rittenhouse mentre era a terra non è mai stato ascoltato al processo, e non si capisce se fosse stato identificato o meno – ora lo è.
Rittenhouse, ora 18enne, l’anno scorso aveva sparato e ucciso due uomini che lo inseguivano e ne ha ferito un terzo durante le rivolte del 2020 a Kenosha, una piccola città del Wisconsin da 100 mila abitanti tra Milwaukee e Chicago.
Kenosha era stata devastata dalle rivolte razziali post-George Floyd nel 2020. La città venne razziata e incendiata per giorni da orde di violenti. Ricorderete il contesto: la campagna elettorale 2020… Era necessario esercitare pressione su Trump, dipingerlo come razzista.
Per cui, l’establishment democratico si disse d’accordo con le rivolte, e da qualche parte, forse, passò anche un ordine: lasciateli fare.
Il risultato, fu la devastazione totale. Città letteralmente data alla fiamme. Guardate voi stessi.
FLASHBACK: I want to remind you of what was going on in Kenosha (from someone who was there)
As the corporate media continues to push the intentionally dishonest narrative that the rioter who were shot were just peaceful protesters
Reporter @VenturaReport helped me film this pic.twitter.com/QsqJJXmieQ
— ELIJAH (@ElijahSchaffer) November 15, 2021
Di fatto, la polizia non fece molto per contenere la furia barbara dell’orda, lasciando totalmente soli i cittadini e le loro attività. Kyle Rittenhouse, che vive a Antioch, Illinois (ad una distanza di nemmeno trenta chilometri…) e ha padre e amici a Kenosha, decise di andare a dare una mano, imbracciando un fucile automatico AR-15 (lo standard americano per i «black rifle») fatto comprare da un amico maggiorenne. Il giorno prima era stato a Kenosha a pulire i graffiti lasciati dai rivoltosi violenti.
Poi, quella sera, andò con altri cittadini armati – lì la legge lo consente – a difendere le attività commerciali di Kenosha.
Tutta la serata è immortalata in diecine di video, motivo per cui è strano per alcuni pensare che si sia arrivati a processo: il povero Kyle, neanche maggiorenne, si era solo difeso da adulti criminali che gli davano la caccia (uno dei quali, armato con una Glock illegale) e che soprattutto volevano prendere il suo fucile, per farci cosa, poi, non è dato sapere.
Il primo ad aggredire Kyle, che finisce a terra, è stato Joseph Rosenbaum, visto in alcuni video usare catene. Assieme a lui, un rivoltoso, mentre Rittenhouse era a terra, aveva sparato una pistolettata in aria.
Rosembaum, 36 anni, era arrivato alla protesta direttamente da un ospedale psichiatrico, dove era stato ricoverato per un tentato suicidio. In Wisconsin aveva accuse pendenti per presunti abusi domestici e cauzione saltata.
Secondo i giornali americani, si trattava di un uomo accusato di pedofilia e condannato dalla legge. Le vittime di Rosembaum erano cinque bambini di età compresa tra i nove e gli 11 anni; le 11 accuse, tra cui la sodomia, sono state modificate in un patteggiamento e Rosenbaum è stata condannata per conte modificate. Secondo i documenti del tribunale, Rosenbaum è stato condannato a 10 anni il 12 dicembre 2002 per contatto sessuale con un minore e poi condannato a 2 anni e 6 mesi per contatto sessuale di un minore correlato allo stesso incidente del 2002.
Rosenbaum era stato condannato l’8 agosto 2016 per aver interferito con un dispositivo di monitoraggio detentivo, tuttavia, alla corte è stato chiesto di revocare il suo programma dopo essere stato accusato di consumo di cannabinoidi sintetici e alcol, di non aver partecipato alle sedute di trattamento per molestatori sessuali e di aver avuto accesso a materiali a sfondo sessuale ritenuto inappropriato dall’ufficiale di sorveglianza.
Come ha detto Tucker Carlson, «Rosenbaum è morto come è vissuto: mentre cercava di toccare un minorenne non consenziente».
Subito dopo che Rittenhouse si era difeso dall’aggressione di Rosenbaum Anthony Huber, 26 anni, ha inseguito il ragazzino colpendolo con uno skateboard. Il giovane gli ha spirato un singolo colpo al petto uccidendolo.
I documenti del tribunale del Wisconsin mostrano che Huber è stato condannato per abusi domestici e condotta disordinata nel 2018. Ha anche scontato un periodo di detenzione nel 2012 per aver strozzato suo fratello.
Un terzo uomo, Gaige Grosskreutz di 28 anni, è stato colpito una volta al braccio dopo essersi avvicinato a Rittenhouse con una pistola carica, una Glock detenuta illegalmente.
Since the prosecution in the Rittenhouse trial is scared to show this footage. Gun pointed at the head of Kyle Rittenhouse, who responds by vaporizing the bicep of Gaige Grosskreutz and saving his own life. pic.twitter.com/0p9X90O0ep
— Kyle Rittenhouse Acquitted (@DschlopesIsBack) November 11, 2021
In un momento che ha stupito tutti per l’assist involontario fornito alla difesa di Rittenhouse, in tribunale il Grosskreutz, orecchinazzi in bella vista, ha testimoniato di aver puntato la sua pistola contro Rittenhouse prima di essere colpito, ma ha detto che non era intenzionale. In quel momento uno dei due prosecutor dell’accusa ha sprofondato la testa nelle mani appoggiate sulla scrivania.
Gaige Grosskreutz admitting that he pointed his gun at Kyle first #KyleRittenhouse pic.twitter.com/j34KJ4zGb1
— Cody (@Whisky_Actual) November 12, 2021
I disordini a Kenosha il 25 agosto sono stati una delle 75 «proteste a cui il Grosskreutz aveva partecipato, ha testimoniato al processo.
Tutto questo accadeva mentre il giovane Rittenhouse stava visibilmente scappando da persone che lo colpivano e lo minacciavano. La sua intenzione era quella di consegnarsi alla polizia – che, una volta raggiunta, però non bada a lui non capendo la situazione.
Un blindato della polizia, poco prima, è stato filmato mentre si fermava di fronte ad un palazzo difeso da un gruppo di cittadini armati – tra cui Kyle – usando l’altoparlante per dire quanto le forze dell’ordine stiano apprezzando la mano che stavano dando i cittadini.
I pubblici ministeri erano visibilmente abbattuti dopo la lettura del verdetto. Ne avevano ben donde: il loro lavoro è stato un disastro dopo l’altro.
Il processo è stato costellato da una serie di errori dell’accusa, tra cui anche quelle che il giudice ha definito «gravi offese costituzionali», come quando l’accusa, interrogando Kyle (cosa rara: gli accusati di omicidio evitano di finire alla sbarra per non incriminarsi) ha cercato di insinuare qualcosa riguardo al suo silenzio dopo l’arresto, che è garantito (in molti Paesi, non solo in USA) dalla legge.
Il processo è stato inoltre viziato da qualcosa di gravissimi: gli appelli da parte di attivisti di fare foto ai giurati per intimidirli.
Il giudice Shroeder nell’ultimo giorno di processo ha bandito la troupe dell’emittente MSNBC dal tribunale dopo che aveva seguito l’autobus con vetri oscurati che si usava per proteggere i giurati.
La politica e i media americani, ma anche italiani – tutti – , hanno subito cercato di razzializzare la vicenda, anche se nessuna – nessuna! – delle persone coinvolte era di colore.
Di più: il Rosenbaum, poco prima di aggredire Rittenhouse e morire, sarebbe stato registrato quella stessa sera mentre urlava ad alta voce la parola, ora divenuta dispregiativa, che inizia con la lettera «n».
Ma vediamo come riportano la notizia i giornali nostrani.
Screenshot fresca di poco fa, da Google notizie.
La parola «razza» è ovunque, anche se si tratta di una storia di un bianco che spara a tre bianchi – e tutti con cognomi germanofonici.
Nel frattempo, vi preghiamo di guardare il titolo di Fanpage, il sito napoletano che manda Saverio Tommasi nella mischia delle manifestazioni no green pass di Milano.
Un attimo, c’è un errore? Guardiamo il sito.
È titolato proprio così. «USA, la sentenza che fa discutere: Kyle Rittenhouse, che uccise 2 afroamericani, è stato assolto».
Ma è uno sbaglio dei titolisti? Leggiamo dentro: «Colpì diversi attivisti afroamericani (uno rimase feriti [sic], altri due restano uccisi) nel corso delle proteste seguite al ferimento lo scorso 23 agosto di Jacob Blake, un ventinovenne di colore». Corsivo nostro. Refuso loro.
Ma il sito partenopeo mica è solo: questo è l’autorevole Huffington Post.
Avete letto bene: «Sentenza choc a Kenosha, uccise due attivisti neri ma viene assolto». Corsivo notro
Vabbè, Affari italiani, che neppure ci dispiacciono, in realtà: «Kyle Rittenhouse assolto, uccise due attivisti neri a Kenosha»
Massì, Rittenhouse avrebbe ucciso due neri, come no. Ambedue bianchissimi, con cognome teutonico, piuttosto tipico in certa campagna rurale americana colonizzata dai contadini tedeschi tra il secondo Ottocento e i primi del Novecento.
Pazienza, non è possibile chiedere a Fanpage, Huffington Post e a chiunque altro di dirla giusta quando lo stesso presidente Biden aveva definito Kyle un «White Suprematist», un razzista bianco.
Don’t forget, Biden labeled a 17-year old Rittenhouse a “white supremacist.” Beyond shameful. pic.twitter.com/G1mA7XLqHj
— Rep. Dan Bishop (@RepDanBishop) November 19, 2021
Ora si attende che Kyle Rittenhouse quereli per diffamazione Biden, e potrebbe farlo – sempre che il tribunale lo dichiari «capace di intendere e di volere».
Nel frattempo, godiamoci questo momento: la Civiltà e chi la vuole difendere, per una volta, vincono sulla barbarie di chi brucia, devasta, violenta.
Kyle Rittenhouse libero!
Viva la Civiltà!
Immagine elaborazione screenshot da YouTube
Pensiero
«Cattolico» e omofemminista, l’ultimo prodotto delle cucine del potere britannico
Il cuoco britannico ha cucinato, come direbbero i g-giovani. Ossia, si è preparato con cura e pazienza e ha sfornato il piatto migliore, che dovrebbe spaccare.
Da qualche tempo lo chef aveva lasciato un po’ a desiderare. Dopo Boris Johnson, con tutta quella salsa che alla fine bruciava lo stomaco, Liz Truss era a tutti gli effetti un piatto sbagliato, un antipastino venduto avventatamente per una portata principale. Un po’ meglio era andata con Rishi Sunak, che nonostante il forte sapore di curry lasciava però quel retrogusto di Goldman Sachs non proprio piacevole, soprattutto in tempo di vacche magre e stoppose.
Con Keir Starmer l’arte culinaria, in un momento di grazia, aveva finalmente trovato l’equilibrio fra tutti gli ingredienti, un bilanciamento incredibilmente azzeccato. Il primo ministro pareva quasi finto, tanto era conforme al volere livellante di chi l’ha fatto assurgere al premierato.
Ambientalista, vegetariano, sposato con un’ebrea e padre di figli cresciuti nel giudaismo, amico dello Zelens’kyj, non si poteva desiderare di meglio. Per chi non si serviva a quel ristorante, invece, la sua figura suscitava fin dal primo impatto una strana inquietudine. Ricordava nello stesso momento Werner Von Braun, Clark Kent e il protagonista di Un giorno di ordinaria follia. Gente di un grigiore e di un ordine ostentati, dietro i quali si nasconde di tutto.
Starmer, s’intende, non serbava nel doppiofondo la geniale cruccaggine del primo, né i superpoteri kriptoniani del secondo, né la collera detonante del terzo. In compenso, si presentiva in lui un vuoto stellare, un imbuto verso l’abisso. A volte si era tentati di credere all’inesistenza materiale di Starmer, il suo concepimento a opera di un programma di AI particolarmente sofisticato, in grado di generare un ologramma capace di stringere mani, farsi toccare, e poi di svanire in un tremito di fotoni al pigiare di un pulsante o di un comando Ctrl+Alt.
Dal canto suo, il cuoco era più che soddisfatto della sua creatura, e ne aveva ben donde.
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L’ex primo ministro britannico era uomo ligio di apparato, grigio topo, senza guizzi e senza doti, sprovvisto all’apparenza di un lato umano. In una parola, l’esemplare più riuscito dei governanti del XXI secolo. Questi passano come spettri sulla scena mondiale, e devono essere così. Non inventano, non graffiano; fanno quello che fanno tutti, allo stesso modo, senza entusiasmo e senza tormento. Polli da batteria, uguali e indistinguibili, sono esattamente come li si vuole. Portano avanti programmi già scritti, puliscono le vie ed estirpano alberi perché il treno dell’agenda corra liscio. Non si può chiedere loro di più. Non sono fatti per la tribuna, non pretendete il colpo di reni, ma sono utilissimi.
Purtroppo durano quel che durano, però non fanno storie: al momento opportuno vanno via. Tante grazie, e avanti il prossimo.
E così, come giunto alla data di scadenza stampigliata sul bordo, a una certa il diligente Starmer si è dovuto fare da parte. Il cuoco si è rimesso ai fornelli, e pescando un bel boccone che stava a sobbollire da un pezzo, stringendo un sughetto di qua e dando un colpo di fiamma di là, ha servito bello fumante un Andy Burnham.
Andy Burnham è un signore con tanti capelli, le orecchie a sventola e la montatura nera. In abiti informali arieggia un po’ la figura di un tennista over 50, ha del nerd e somiglia qua e là a Bill Gates. In sei volte su dieci viene ritratto con le labbra strette tirate in un sorriso, o meglio in una smorfia imbarazzata e perplessa, come quella di chi è poco convinto. Ciò fa tenerezza e, conveniamone, è una bella decorazione a bordo piatto.
Non che la presentazione in tavola sia andata proprio tutta liscia. Giunge voce che qualcuno fra i britannici ha fatto questione perché il Burnham infine non è stato eletto da nessuno. A noi italiani la cosa fa sorridere. Se loro hanno il re che regna e non governa, noi abbiamo avuto per legislature intere il partito che non vince mai ma governa sempre. E poi abbiamo avuto Monti, e Draghi, c’è mancato poco che ci calassero sul groppone un Cottarelli. Che cosa pretendono questi inglesi? Di esprimere con il voto la persona del premier? Beata ingenuità. Sarà per la democrazia come per il calcio: l’avranno inventato loro, ma non ne capiscono molto e non vincono nulla.
Del resto, perché la pietanza non dovrebbe andare bene? Leggiamo insieme la lista degli ingredienti.
Innanzitutto: una base di «working class», ma anche, come correttore di acidità, «Cambridge». Eh beh, scusate se è poco. È vero che Cambridge manca da Downing Street da una novantina d’anni, ma è sempre una garanzia, anche se vieni dal popolo. Ecco, magari farai un po’ di gavetta supplementare, dovrai inghiottire qualche bel boccone, quello sì. Ma alla fine, se si fa i bravi, le gratificazioni arrivano. Si riporta che il Burnham sia stato uno studente bravo benché di basso profilo. Non avevamo dubbi.
Poi ci sono degli esaltatori di sapidità, tipo «sottosegretario alla casa-governo Blair», «ministro alla salute-governo Brown»: tutta roba che insaporisce. Trapela qua e là qualche problema di cottura, forse una frollatura troppo protratta: «segretario ombra all’istruzione»; «segretario ombra alla salute».
Chissà quante volte il nostro avrà abbozzato e stretto le labbra, in attesa che qualcuno lo liberasse dal sottoscala.
Le avrà strette tantissimo quanto è stato trombato per ben due volte nella corsa alla guida del suo partito. Evidentemente gli avevano fatto credere di essere lì lì per essere servito in tavola, quando sono giunte pietanze più saporose, più profumate. Il cameriere, come nulla fosse, ha riportato indietro il piatto non toccato. Di questi smacchi la lista non fa cenno. Probabilmente stanno sotto la voce eccipienti.
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Ma poi ci sono due ingredienti che la fanno da padrone: «sindaco della Grande Manchester» e «King of North», Re del Nord. Questo nomignolo, tratto dal Trono di Spade, sembra in realtà di quelli che nel calcio si appioppano al brocco preso da fuori per pomparlo e convincere la tifoseria a rifare gli abbonamenti, perché quest’anno si punta allo scudetto. Il titolo di Re, raccontano, sarebbe per giunta stato concesso perché da sindaco, durante l’epidemia di SARS-CoV2, sarebbe stato dalla parte dei lavoratori. In quanto laburista, dovrebbe essere un’ovvietà appena degna di nota, per la quale l’investitura regale appare eccessiva. Ma quando si considera che l’equivalente del partito laburista è il PD, e si rammentano le posizioni dei sindacati fra il 2020 e il 2022, si è costretti a tacere.
E comunque, anche se di poca sostanza, l’ingrediente sprigiona un buon aroma, ed è ciò che conta.
L’elenco non è finito, mancano le spezie: «femminista», «pro LGBTQIA+» e «cattolico».
Sembrerebbe a naso che l’aroma femminista venga annichilito e sovrastato da quello omosessualista, il quale ci perde a sua volta. Ma il cuoco sa quel che fa. Metterli nella lista cattura l’appetito di molti avventori, come le parole bio, o vegan, o gluten free. Che poi ci siano o non ci siano, si sentano o no, chìssene: l’importante è che si vedano.
L’ingrediente «cattolico» è poi quello che si dice il tocco dello chef. Che c’entra il cioccolato con il peperone? Come ci sta la liquirizia con il crudo? Eppure.
Ben più contrasto ci sarebbe fra l’essere femminista-omosessualista e l’essere cattolico, però diciamo la verità: questo non glielo rinfaccerà nessuno. L’aggettivo «cattolico» fa da tempo le veci del sostantivo e si elargisce a chiunque ne faccia richiesta.
Si può essere cattolici e vivere da concubini, tanto carucci, con il plauso di mammà; si può essere cattolici e credere in un’entità superiore, perché in fondo qualcosa ci deve pur essere, o no? Si può essere cattolici e non battezzare i figli, i quali sceglieranno loro da grandi; si può essere cattolici e pensare che l’Eucarestia sia un pezzo di pane, via, non vogliamo mica credere alle favole; si può essere cattolici e non sapere un accidente del Vangelo, il che non impedisce di parlarne sulla rubrica dei lettori di Repubblica.
Perché dunque non si può essere, ad un tempo, cattolici e Andy Burnham? Si può, si può: e fa brodo.
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Il piatto dunque è servito. Burnham ci ha messo parecchio, ma è finalmente in tavola. La pietanza ha tutti gli ingredienti giusti, sulla carta stanno tutti in fila come i fregi su una bella e lucida forchetta, dal manico ai rebbi: Cambridge, Tony Blair, Gordon Brown, Sindaco, Re del Nord, Femminismo, LGBTQIA+. Sulle punte, la parola Cattolicesimo brilla come un’estrema raffinatezza.
Che cosa può andare storto? Nulla, all’apparenza. Certo, rimane la questione del cognome.
Burnham, nell’antico idioma anglosassone avrebbe il georgico significato di «La casa presso il ruscello», ma nell’inglese odierno ha più a che fare con il bruciare un prosciutto.
L’immagine è quella del gammon, la coscia di prosciutto marinata e passata in forno per qualcosa come quattro ore. È un cibo rustico e sostanzioso molto amato nelle campagne britanniche, e spesso viene servito come piatto della domenica. Si capisce che carbonizzare il prosciutto dopo tutte quelle ore di attesa, quando ormai sono tutti seduti e aspettano di poter mangiare, non è proprio una bella cosa.
Il padrone di casa, alle prime avvisaglie di bruciato, non potrebbe che stringere le labbra, imbarazzato e perplesso.
Chi lo sa. Stiamo ad annusare.
Massimo Zanetti
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Immagine di Number 10 via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 4.0
Politica
Gli USA hanno una nuova zona autonoma: ecco la TAZ di Madison
Protestors are preparing for rain here on Willy and Baldwin Streets but show no signs of packing up following a statement from @SatyaForMadison last night. pic.twitter.com/8e4WRBGngW
— Laura Schulte (@SchulteLaura) July 31, 2026
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Politica
L’Alta Corte britannica si appresta a vietare l’esposizione delle bandiere nazionali
Un consiglio comunale liberaldemocratico ha ottenuto un’ingiunzione dall’Alta Corte che di fatto vieta l’esposizione non autorizzata della croce di San Giorgio e della bandiera britannica sui lampioni e sulle strade pubbliche in un’intera contea inglese. Lo riporta Modernity News. Quella che era nata come una campagna dal basso per innalzare le bandiere nazionali è stata dichiarata una minaccia alla sicurezza della comunità, e ora la magistratura si sta mobilitando contro di essa.
Il Consiglio della contea dell’Oxfordshire, guidato dai Liberal Democratici, ha vinto la sua storica causa dopo mesi di azioni legali contro la campagna Raise the Colours, un’iniziativa iniziata nell’agosto 2025 che consiste nell’appendere la bandiera britannica e la croce di San Giorgio ai lampioni o nel dipingerle sulle rotatorie.
Il giudice Dexter Dias ha emesso un’ordinanza che vieta a persone non identificate di affiggere bandiere inglesi o britanniche alle infrastrutture stradali o di dipingere immagini di bandiere sulle strade. La violazione comporta il rischio di reclusione, multe illimitate o sequestro dei beni.
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Il leader del consiglio, Tim Bearder, ha accolto con favore l’esito, dichiarando: «Si tratta di una sentenza benvenuta. Siamo molto soddisfatti del risultato», aggiungendo: «Questo crea un precedente legale e, si spera, dissuaderà le persone non solo nell’Oxfordshire, ma in tutto il Paese, dal partecipare a questa attività criminale», descrivendo le persone coinvolte come «persone molto difficili, non patrioti».
Il consiglio comunale sostiene che le bandiere creassero rischi per la sicurezza stradale, violazione di proprietà privata e ostruzione. Ha speso circa 80.000 sterline per la loro rimozione e altre 40.000 sterline in spese legali, costi che ora intende recuperare. Secondo quanto riferito, il personale incaricato di rimuovere le bandiere ha dovuto affrontare ostilità, al punto che ad alcuni è stato ordinato di indossare mascherine e di controllare i propri veicoli per verificare la presenza di dispositivi di localizzazione, dopo che l’indirizzo di casa di un lavoratore era stato pubblicato.
Il giudice ha osservato che le squadre di manutenzione avevano «lavorato nella paura» e che le persone incaricate dal consiglio comunale erano state ostacolate «al punto che a volte avevano semplicemente rinunciato alla rimozione». Ha concluso che , in assenza di un’ingiunzione, vi erano «poche prospettive che la situazione si risolvesse».
Il nuovo provvedimento non vieta l’esposizione di bandiere su proprietà private e il consiglio insiste affinché vengano esposte sia la bandiera britannica che la croce di San Giorgio presso la sede del consiglio della contea. Si tratta della stessa autorità dell’Oxfordshire che in precedenza aveva emesso diffide formali, definendo l’installazione diffusa di bandiere nazionali un «atto di intimidazione e divisione».
Lo schema è ormai noto. I consigli comunali inglesi hanno ripetutamente trattato la bandiera nazionale come un problema da gestire piuttosto che come un simbolo da celebrare. Richieste di accesso agli atti hanno precedentemente rivelato che almeno 70.000 sterline sono state spese per rimuovere le bandiere britanniche e le croci di San Giorgio dai lampioni, con alcuni politici locali che that hanno apertamente definito la spesa «denaro ben speso» per contrastare la presunta agitazione di estrema destra.
Nell’Essex, al personale è stato offerto supporto emotivo qualora si sentisse «a disagio» alla sola vista della bandiera nazionale nelle proprie comunità.
Una strategia governativa di coesione sociale, trapelata in precedenza, si è spinta ancora oltre, descrivendo come «l’estrema destra abbia cercato di trasformare i simboli dell’orgoglio in strumenti di odio», inquadrando la stessa bandiera britannica come un potenziale strumento di esclusione e intimidazione.
«Il fenomeno ha un nome: vessillofobia, ovvero la paura irrazionale della bandiera» scrive Modernity News. In Gran Bretagna si è arrivati al punto in cui esporre la croce di San Giorgio è considerato un atto di aggressione, mentre altri simboli politici non subiscono una simile ostilità istituzionale.
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Come riportato da Renovatio 21, durante i recenti Mondiali di calcio, agli inglesi è stato sconsigliato di esporre bandiere, in quanto ciò avrebbe potuto intimidire i migranti e le persone non inglesi.
È difficile non notare la natura selettiva del disagio, puntualizza Modernity. Quando file di bandiere con l’arcobaleno LGBT fiancheggiavano le strade con una tale densità che persino un noto presentatore televisivo le definì «oppressive», la risposta istituzionale fu il silenzio o la difesa. I colori nazionali, al contrario, scatenano ingiunzioni, briefing sulla sicurezza e ordinanze dell’Alta Corte.
L’Alta Corte ha tracciato una linea di demarcazione: la bandiera inglese può essere esposta su proprietà private, ma la pubblica via è una zona neutrale dove i colori nazionali sono considerati un potenziale pericolo.
«Il precedente è stato creato. Altri comuni stanno osservando. Il messaggio per i cittadini comuni che desiderano semplicemente vedere la bandiera del proprio paese negli spazi pubblici è chiaro. Nella Gran Bretagna del 2026, questo desiderio è qualcosa che le autorità si sentono in dovere di controllare».
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Immagine di THOR via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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