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Politica

Un obbligo vaccinale severo conviene a Draghi?

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Abbiamo visto ieri le quattro possibili ipotesi di obbligo vaccinale che il governo potrebbe implementare.

 

Riassumendole:

 

1) Sanzione

2) Green pass senza tampone

3) Coercizione fisica casa per casa

4) Estensione del green pass a nuove categorie professionali

 

Al governo quale opzione conviene e perché?


La domanda da farsi a questo punto è: al governo quale opzione conviene e perché?

 

Ebbene, il governo Draghi-Speranza, con tutti i giornali al seguito, da mesi fa finta di ignorare quanto accade in Israele e in Gran Bretagna. In questi Paesi si è scoperto che l’efficacia dei vaccini è sensibilmente inferiore a quella che era stata promessa. Soprattutto l’efficacia dichiarata cala di mese in mese dalla somministrazione.

 

Ciò significa che, in presenza di ondate come quelle invernali, alla popolazione dovrebbe comunque essere notificato un possibile collasso delle strutture sanitarie. Che poi è il motivo su cui si fonda lo stato di emergenza prorogato, per l’ennesima volta, fino al 31 dicembre 2021.

 

Secondo la narrativa ufficiale il 90% degli over 60 è stato vaccinato. Siccome sappiamo che il 97% dei casi era dato da over 60, se ne dovrebbe concludere che l’emergenza sia finita. Logica elementare.



Da notare che i numeri forniti sui decessi dal Ministero della Salute italiano, dovrebbero confermare questa conclusione serena: i non vaccinati anziani muoiono 10 volte di più dei vaccinati, lasciando intendere che l’efficacia sia del 90%.

 

L’Italia è uno di quei Paesi dove si fa credere che la risposta sia il 90% in meno. Confondendo l’efficacia relativa dei vaccini con quella assoluta. In Israele si parla di efficacia assoluta sotto al 50%

Giocano sull’efficacia relativa e non su quella assoluta, su cui invece si misura il collasso del sistema sanitario. In altri termini, la questione non dovrebbe essere quanti anziani non vaccinati muoiono rispetto a quelli vaccinati; la questione dovrebbe essere quanti anziani vaccinati muoiono rispetto a quando non c’era il COVID.

 

L’Italia è uno di quei Paesi dove si fa credere che la risposta sia il 90% in meno. Confondendo l’efficacia relativa dei vaccini con quella assoluta. E gli «esperti» sui giornali si guardano bene dal ripassare i propri esami universitari.  In Israele si parla di efficacia assoluta sotto al 50%.

 

Va da sé che una tale efficacia assoluta non è sufficiente a scongiurare il collasso del sistema sanitario con i malati anziani. Per molti anziani sarà anche meglio di niente. Ma per il sistema sanitario nazionale il problema permane.

 

Non a caso proprio ieri Speranza ha messo le mani avanti . O meglio le ha messe per lui il Corriere del 5 settembre: 



«Ora il quadro epidemiologico è stabile, però Speranza ritiene inevitabile che la ripresa della scuola e delle attività porti un aumento dei contagi: “E il vaccino è lo strumento per evitare nuove misure restrittive”. Ed ecco i criteri sulla base dei quali un provvedimento di così grande portata potrebbe essere assunto: “Il governo terrà conto del quadro epidemiologico e delle ospedalizzazioni, con particolare attenzione alle terapie intensive e al numero dei decessi, la cosa più drammatica. Questi dati si incroceranno con la percentuale di vaccinati”. Se non si arriva al 90% scatterà l’obbligo? “Non darei cifre che non abbiano un fondamento scientifico. La scelta si farà in base a una somma di fattori, tra cui la forza della variante. Potremmo trovarci in difficoltà anche con più del 90% di vaccinati, o al contrario non avere bisogno dell’obbligo pur senza raggiungere quella quota”».

 

Una tale efficacia assoluta non è sufficiente a scongiurare il collasso del sistema sanitario con i malati anziani. Per molti anziani sarà anche meglio di niente. Ma per il sistema sanitario nazionale il problema permane

E finalmente ecco una risposta verosimile: sapendo che i vaccini non funzionano come atteso, quale scenario migliore per il governo se non quello di salvare la faccia imponendo l’obbligo vaccinale relativo con sanzioncina e poter dare poi la colpa a quegli italiani in fasce non a rischio per la disfatta?

 

La campagna vaccinale avrebbe funzionato, ma per colpa dei vostri figli adolescenti è fallita. Facile.



Che il governo abbia  in mente una exit strategy con capro espiatorio dei non vaccinati lo si può evincere anche dal fatto che la stampa nazionale sta occultando senza pudore quella che sarebbe la ritirata più scontata: comunicare sulle orme di Israele che l’efficacia dei vaccini per le fasce a rischio è molto più bassa di quella attesa, o meglio di quella propagandata dall’Unione Europea da ottobre 2020.

 

Ancora una volta, se non ci sarà nessuna ripresa, sarà colpa dei vostri figli adolescenti che non vogliono vaccinarsi.

 

A questo scopo è addirittura utile che rimanga una percentuale significativa di non vaccinati.

 

Pertanto, paradossalmente, l’obbligo relativo con sanzione sarebbe la soluzione che più di confà al consolidamento di Draghi.

 

Ottimisticamente, imponendo una sanzioncina, Draghi riuscirebbe anche a uscirne come un modello di sensibilità democratica. E i giornali potrebbero raccontare «il nuovo Cesare avrebbe potuto imporre l’obbligo assoluto, ma è magnanimo e democratico e si è limitato all’obbligo relativo».

 

Sapendo che i vaccini non funzionano come atteso, quale scenario migliore per il governo se non quello di salvare la faccia imponendo l’obbligo vaccinale relativo con sanzioncina e poter dare poi la colpa a quegli italiani in fasce non a rischio per la disfatta?

Ma, daccapo, perché non ammettere l’errore di stima sulla scia di altri Paesi?  Per motivi diversi, che ci porterebbero  troppo lontano. Ne accenniamo alcuni.



Ammettere che tutta la «ripartenza» sia stata giocata su un rimedio non efficace come i vaccini toglierebbe credibilità al governo Mattarella-Draghi-Speranza, lasciando spazio alle forze centrifughe dei sovranisti. Ci hanno messo la faccia tutti gli europeisti nostrani: Gentiloni, Sassoli, Prodi, Draghi.

 

E Berlusconi – su riabilitazione di Prodi una anno fa – ci ha giocato la sua reintegrazione nel panorama politico italiano. I parlamentari di Forza Italia (i «liberali») sono oggi forse i principali sostenitori dell’obbligo vaccinale.

 

Ricordiamo che i sovranisti italiani sono stati anestetitzzati proprio dalla gestione dell’emergenza sanitaria; e sono stati costretti fin dalla prime battute a giocare in difensiva. Una posizione di svantaggio sigillata dall’attivazione del Recovery Plan.

 

Per il governo ammettere un fallimento qualsiasi sul tema sanitario, comporterebbe la perdita di un vantaggio duramente conquistato con 18 mesi di propaganda emergenziale e pagato 230 miliardi di euro  col Recovery Plan.

 

Se non ci sarà nessuna ripresa, sarà colpa dei vostri figli adolescenti che non vogliono vaccinarsi. A questo scopo è addirittura utile che rimanga una percentuale significativa di non vaccinati

La Francia è una Nazione che si trova in una situazione analoga coi sovranisti di casa propria e ha impostato curiosamente l’emergenza sanitaria in modo speculare a quello italiano.

 

Abbiamo con i francesi un gestione pandemica gemella perché abbiamo situazioni politiche interne sovrapponibili rispetto alla UE.

 

Da 18 mesi chi gestisce il virus, gestisce anche i sovranisti. E i sovranisti italiani e quelli francesi correvano il rischio di far saltare la UE.

 

Ma, oltretutto, se anche i vaccini funzionassero davvero per gestire i contagi tra anziani, come farebbe poi Draghi a veleggiare  attraverso lo stato di emergenza fino al 2023?

 

Ed è qui che qualcuno potrebbe pensare perché il governo – anche volendo concedere la narrativa sanitaria che esso sostiene – non punti sui tamponi di massa  (magari salivari) ma soltanto sulla vaccinazione, che è ormai riconosciuta essere irrilevante per la circolazione del COVID. 

 

E concludiamo tornando al concetto di bluff iniziale: ogni giocatore di poker sa che, quando ci si trova a giocare una mano debole con un piatto ricco, l’unica possibilità è  bluffare fino in fondo, dando una percezione particolarmente aggressiva, affinché l’avversario non venga a vedere le carte.

Per il governo ammettere un fallimento qualsiasi sul tema sanitario, comporterebbe la perdita di un vantaggio duramente conquistato con 18 mesi di propaganda emergenziale e pagato 230 miliardi di euro  col Recovery Plan

 

Tradotto nelle vicende che causano e causeranno ancora molta sofferenza al popolo italiano, questo significa che il governo razionalmente tenterà di mantenersi nel limbo del green pass esteso o dell’obbligo relativo con sanzione. L’unico modo per mantenere un capro espiatorio ai quali far pagare il consolidamento del proprio potere precario sullo sfondo di un contagio non neutralizzato.

 

Se ammettesse errori nella gestione sanitaria o nella campagna vaccinale, consegnerebbe  il campo ai sovranisti.  Nel copione, ulteriori lockdown –come già preannunciati da Speranza –sono scontati.

 

D’altra parte il piatto è diventato così ricco che verosimilmente i sovranisti non alzano nemmeno la testa perché temono di avere un incidente. Salvini e Meloni si sono vaccinati dopo 48 ore dal discorso di Draghi del 22 luglio. Su questa pandemia l’Unione Europea ha deciso di giocarsi la testa e molti potrebbero perdere la mente.

 

Il governo razionalmente tenterà di mantenersi nel limbo del green pass esteso o dell’obbligo relativo con sanzione. L’unico modo per mantenere un capro espiatorio ai quali far pagare il consolidamento del proprio potere precario sullo sfondo di un contagio non neutralizzato

C’è infatti un pericolo sullo sfondo, che sfugge alla logica politica normale che abbia visto sopra, ma potrebbe apparire sulla scena come imprevisto: se qualcosa della strategia sopra indicata andasse storto, l’Unione Europea per sopravvivere  potrebbe scegliere di giocare l’opzione numero 3: quella dei militari casa per casa con la siringa.

 

Se per qualche imprevisto le forze sovraniste centrifughe rispetto alla UE  avessero la meglio, c’è da temere che la regia opterebbe per una gestione sanitaria marziale, magari col supporto dei civili alle forze armate.

 

Se crediamo che sia fantasia, ricordiamo il discorso di Marcello Sorgi su La Stampa di luglio: se salta il governo, Mattarella piazza i militari.

 

Di questo Renovatio 21 ha già scritto. Potete ripassare con calma le «10 fasi per il genocidio», e vedere a che punto, senza più di tanto rendercene conto, siamo arrivati.

 

 

Gian Battista Airaghi

 

Politica

Parlamentare israeliano distrugge un monumento palestinese sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane

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Martedì, un parlamentare israeliano di estrema destra ha distrutto un monumento commemorativo dedicato ai palestinesi uccisi nel conflitto con Israele nella Cisgiordania occupata. L’azione è stata compiuta sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e ha suscitato la condanna dell’esercito e di esponenti politici israeliani.

 

Zvi Sukkot, membro di HaTzionut HaDatit, il partito ultrasionista religioso del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, ha dichiarato di essersi recato nel villaggio di Madama, in Cisgiordania, per rimuovere un monumento che «glorificava gli assassini di ebrei».

 

Un video dell’incidente, diffuso online, mostra Sukkot e un altro uomo che distruggono il monumento a colpi di mazza, mentre un soldato israeliano con un fucile d’assalto osserva la scena da vicino.

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Le immagini riprese da un corrispondente di RT mostrano il monumento deturpato, con le piastrelle attorno alla base in pietra parzialmente frantumate.

 

Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato che il Sukkot aveva ricevuto il permesso di condurre un «tour dei monumenti» in Cisgiordania con scorta militare, ma ha «agito in modo ingannevole» e senza autorizzazione danneggiando il monumento.

 

L’ufficio del primo ministro dello Stato Giudaico Benjamin Netanyahu ha sottolineato che «farsi giustizia da soli, soprattutto da parte di personaggi pubblici, è inaccettabile». La dichiarazione non menzionava esplicitamente il Sukkot.

 

Gadi Eisenkot, principale rivale politico di Netanyahu, ha definito la bravata del parlamentare «una vergogna». «Ha mentito e ingannato le Forze di Difesa Israeliane e i loro comandanti, ha compromesso la sicurezza e ha infangato lo Stato di Israele nel suo complesso», ha dichiarato l’ex capo militare su X.

 

Il partito sionista religioso ultranazionalista di Sukkot è stato in prima linea nella recente spinta di Israele per un maggior numero di insediamenti nella Cisgiordania occupata, considerati illegali dal diritto internazionale dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte della comunità internazionale.

 

La scorsa settimana, lo Stato degli ebrei ha aperto le gare d’appalto per la costruzione di oltre 1.200 nuove abitazioni nell’area, nell’ambito del progetto di espansione degli insediamenti presentato a luglio. I critici sottolineano che, se realizzato, il progetto rischia di dividere di fatto la Cisgiordania in due.

 

Anche la violenza da parte dei coloni è aumentata sensibilmente. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite il mese scorso, nei primi quattro mesi di quest’anno si sono verificati circa 190 attacchi contro i palestinesi.

 

La spinta verso gli insediamenti è stata condannata a livello internazionale, con i leader di oltre una dozzina di Paesi europei che l’hanno definita «inaccettabile» in una dichiarazione congiunta di giovedì.

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In settimana coloni israeliani hanno sparato e ucciso un adolescente palestinese vicino a Hebron, nella Cisgiordania occupata.

 

A fine luglio due moschee erano state attaccate, con una data alle fiamme. Negli stessi giorni, un gruppo di coloni armati ha fatto irruzione in case e terreni agricoli alla periferia di Tel, a sud-ovest di Nablus, nelle prime ore del mattino. Gli abitanti si sono radunati per respingere l’aggressione, ma lo scontro è degenerato in una colluttazione tra palestinesi disarmati da una parte e coloni armati di fucili e soldati israeliani dall’altra. Le truppe israeliane e le guardie degli insediamenti hanno quindi aperto il fuoco contro un gruppo di palestinesi, uccidendo quattro persone.

 

Come riportato da Renovatio 21, coloni israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ucciso quattro palestinesi durante un attacco a un villaggio nella Cisgiordania occupata.

 

Poche settimane fa i coloni hanno di fatto sequestrato un deputato USA, il congressman della California Ro Kanna.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa l’esercito israeliano ha designato Taybeh, l’unico villaggio rimasto in Cisgiordania interamente abitato da cristiani, come «zona militare chiusa». La decisione è stata adottata nel contesto di un’escalation e di continui attacchi terroristici ebraici perpetrati dai «coloni» israeliani contro queste comunità.

 

Due mesi fa avevano hanno incendiato Taybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.

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A giugno era emerso che il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.

 

L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.

 

A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

 

In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra, almeno al momento, voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».

 

 

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Politica

AfD vuole uscire da Schengen

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Il forte afflusso di migranti nell’enclave spagnola di Ceuta dimostra, secondo Alice Weidel, co-presidente di Alternativa per la Germania (AfD), che la Germania starebbe meglio fuori dallo spazio Schengen.   Il sistema di libera circolazione «senza frontiere» dell’UE costituisce una minaccia per la Germania finché le frontiere esterne del blocco resteranno in gran parte sguarnite, ha dichiarato domenica alla ZDF la leader del partito più popolare in Germania.   Alla fine di luglio circa 72.000 persone sono entrate illegalmente a Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana, in poche ore. L’ondata ha provocato un grave sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie insufficienti; le autorità locali hanno poi segnalato un’epidemia.   Nell’enclave sovraffollata sono stati denunciati almeno 15 stupri. Anche se la maggior parte degli arrivati è stata rimpatriata in tempi rapidi, le autorità cittadine stimavano che la scorsa settimana a Ceuta restassero ancora circa 10.000 persone.   «Quando vedo qualcosa come quello che sta succedendo a Ceuta, allora [dico] che usciremo da Schengen», ha detto Weidel. «Dobbiamo iniziare ad agire in modo preventivo, non possiamo semplicemente lasciare entrare tutti senza controlli».

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La Germania deve «chiudere» i propri confini perché l’UE non sta onorando gli impegni presi sulla sicurezza delle frontiere esterne, ha sostenuto.   «Schengen funziona solo con frontiere esterne sicure e frontiere interne aperte. Nessuna delle due funziona», ha affermato Weidel, sostenendo che né Frontex, né gli «accordi di riammissione», né le norme europee sulle frontiere funzionano in modo adeguato.   «Usciremo dall’area Schengen in modo che persone come quelle di Ceuta non possano più venire da noi», ha aggiunto.   L’AfD detiene poco più del 23% dei seggi nel Bundestag ed è la principale forza di opposizione. Resta però in gran parte esclusa dall’influenza legislativa per la cosiddetta politica del «muro di fuoco», in base alla quale gli altri grandi partiti tedeschi rifiutano di collaborare con essa.   Weidel ha sostenuto che la situazione potrebbe cambiare dopo le prossime elezioni parlamentari, previste per il 2029, che a suo avviso l’AfD potrebbe vincere.   La crisi di Ceuta ha già scosso l’UE. Diversi leader europei hanno chiesto l’esclusione della Spagna da Schengen, con l’Italia che per prima ha introdotto controlli temporanei alle frontiere per i viaggiatori provenienti dalla Spagna dal 1° agosto. Madrid ha controrisposto con misure analoghe.   Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha collegato l’afflusso alla decisione di Madrid di concedere l’amnistia ai migranti senza documenti arrivati in Spagna prima del 1° gennaio 2026. Il provvedimento, che potrebbe riguardare oltre un milione di persone, avrebbe creato un forte incentivo a raggiungere la Spagna e poi proseguire verso altri Paesi dell’UE, ha detto all’inizio del mese.   La Germania è da tempo la principale destinazione nell’UE per i richiedenti asilo. Nel 2025 ha ricevuto oltre 163.000 domande, circa un quinto di tutte le richieste presentate nei 27 Stati membri, secondo l’Agenzia europea per l’asilo.   Il Paese ha inoltre la più grande popolazione nata all’estero in termini assoluti nell’UE, con quasi 17 milioni di persone nate fuori dai confini, pari a circa il 20% della popolazione.   Berlino ha già intensificato i controlli alle frontiere con gli altri Paesi dell’UE e aumentato i respingimenti nel tentativo di contenere l’immigrazione clandestina.

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Immagine di Olaf Kosinsky via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0-de
 
 
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Politica

Ben Gvir raggiante inaugura un centro di impiccagione per palestinesi

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Israele sta costruendo un centro di esecuzione per i prigionieri palestinesi condannati a morte per terrorismo, come annunciato dal ministro della Sicurezza Nazionale ultranazionalista Itamar Ben-Gvir. Oltre alla camera di esecuzione, la struttura ospiterà delle cabine di osservazione dove le «vittime del crimine» e le loro famiglie potranno assistere alle impiccagioni, un’opzione «consueta in molti paesi», ha affermato Ben-Gvir durante la presentazione del progetto martedì.

 

Il complesso verrà utilizzato per impiccare i «terroristi» condannati in base alla legge sulla pena di morte per i terroristi, recentemente approvata. La Knesset ha approvato la legge, promossa dal partito Otzma Yehudit di Ben-Gvir, a marzo. Essa prevede la pena di morte per coloro che vengono condannati per attacchi terroristici mortali volti a «porre fine all’esistenza di Israele», una disposizione che, secondo i critici, di fatto esenta gli israeliani di origine ebraica, rendendo la legge applicabile quasi esclusivamente ai palestinesi. Le esecuzioni devono essere effettuate entro 90 giorni dalla sentenza, senza possibilità di appello.

 

L’ubicazione esatta del centro di esecuzioni non è stata rivelata, se non che si trova in un’ala di recente costruzione del braccio della morte in un carcere del centro di Israele. In un video parzialmente sfocato girato sul posto, un raggiante Ben-Gvir mostra con orgoglio il cantiere, presentandolo come il compimento delle promesse fatte ai suoi sostenitori.

 

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«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato il ministro. «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di emanare una legge sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».

 

Ben-Gvir è noto per la sua retorica nei confronti dei palestinesi ed è stato sanzionato da diversi Paesi per aver ripetutamente incitato alla violenza.

 

Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».

 

A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.

 

La legge sulla pena di morte ha suscitato ampie critiche da parte di gruppi per i diritti umani e attivisti legali, anche in Israele, per discriminazione, violazione del giusto processo e potenziali violazioni del diritto internazionale e israeliano. Gli esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno avvertito che l’impiccagione in particolare è incompatibile con il divieto assoluto di tortura, mentre l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha sostenuto che il metodo, altamente visivo, contribuisce alla «disumanizzazione» dei palestinesi.

 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, l’ha definita «profondamente discriminatoria» e una grave violazione del diritto internazionale. I parlamentari israeliani e le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Adalah – il Centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele – hanno recentemente presentato ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento della legge in quanto incostituzionale.

 

In precedenza, Israele consentiva la pena capitale solo in casi eccezionali, tra cui il tradimento e i crimini di guerra commessi durante il periodo nazista. Solo due persone sono state giustiziate dalla creazione dello Stato: un ufficiale dell’esercito israeliano per tradimento nel 1948 e Adolf Eichmann, uno degli artefici dell’Olocausto nazista, nel 1962. Nessun prigioniero palestinese è stato condannato a morte da quando la nuova legge è stata approvata.

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Secondo dati della Palestinian Prisoner Society, Israele detiene attualmente circa 9.400 prigionieri palestinesi, tra cui quasi 100 donne e oltre 370 minori. Le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente denunciato maltrattamenti nei confronti dei palestinesi nelle carceri israeliane, con ex detenuti e organizzazioni di difesa che hanno segnalato abusi, torture, fame, danni fisici e psicologici, violenze sessuali e negazione di cure mediche. Lo Stato degli ebrei detiene inoltre i corpi di oltre 100 palestinesi deceduti sotto la sua custodia.

 

In una trasmissione della scorsa settimana Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.

 

A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.

 

L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

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