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Cervello

Il marchio magnetico della Bestia

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Quando un paio di settimane fa hanno cominciato a parlarmene, non volevo crederci.

 

«Ma dai. Ma cosa state dicendo? La zona d’iniezione del vaccino COVID adesso diventerebbe magnetica. Ma cosa state dicendo… via». Ero ad un pranzo di amici genitori dell’asilo.

 

Lì per lì mi sono un po’ disperato. Come possiamo cercare di fare un’informazione limpida, se dobbiamo competere con queste panzane mostruose che circolano senza freno?

 

Poi la mamma di un amichetto di mio figlio mi fa vedere il suo telefonino. Sullo schermo c’è la foto di una ragazza, una sanitaria, che si tira su la manica del camice: attaccata al braccio ha una tessera di un supermercato della zona.

 

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano

«Questa è una mia collega. La foto l’ho fatta venerdì».

 

Rimango basito. «Ma scusa, hai provato ad attaccartela tu al tuo braccio?».

 

«Sì, niente».

 

«Hai provato allora ad attaccarla in altre parti del corpo della tua collega? Sull’avambraccio, sull’altro braccio…?».

 

«Sì, niente».

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano. Così mi metto a scavare nelle reti delle chat – cosa che detesto, e da cui cerco di tenermi lontanissimo. Scopro che la cosa ha già una quantità di video impressionante, la maggior parte totalmente inequivocabili. Magneti grandi e piccoli si attaccano al punto dell’iniezione. È semplicemente pazzesco.

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti.

 

A questo punto ammetto di essere anche io – perfino io – sorpreso. Con questa campagna infame di alterazione genetiva massiva, hanno davvero pure magnetizzato gli esseri umani? È una virata che supera la fantascienza programmatica a cui siamo oramai abituati.

 

Bisogna dare un’occhiata a cosa dicono i vaccinisti, penso subito. Avranno sicuramente tirato fuori una spiegazione, avranno fatto parlare qualche dottore o ricercatore che, dando degli analfabeti funzionali a tutti, darà una spiegazione di qualche tipo del fenomeno.

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo»

 

Invece, niente. Per giorni la cosa è totalmente ignorata, non se ne fa menzione in nessun luogo del mainstream, né ci si applicano di debunker, gli sbufalatori, i fact checker, etc.

 

Solo di recente, ecco che mi segnalano un post in una di quelle misteriose pagine di vaccinisti, dove migliaia di elettori del PD (e non solo) vanno a prendere quella boccata d’aria che li fa sentire superiori al prossimo (quindi non mediocri) per qualche minuto (anche questa, in fondo, è un tipo di fantascienza, di genere «escapista»).

 

 

Il post dei vaccinisti è in teoria ironico. Ci piazza Magneto, il cattivo Marvel degli X-Men, un mutante (che tecnicamente è un uomo con alterazione del DNA) in grado di muovere i metalli attraverso il magnetismo. Il post non fa ridere, ma tantissimi commentano soddisfatti quanto schifo fanno quelli che credono a questa stronzata dei siti di iniezione divenuti magnetici. Sganasciano. Fanno anche loro battute, o almeno tentano. Nessuno, davvero nessuno (e alcuni, siamo pronti a giurare, hanno il pezzo di carta che attesta che hanno fatto medicina, o lo stanno per ottenere) tenta di fornire una spiegazione possibile.

Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli

 

Ad un certo punto, fra i commenti, ne appare uno particolare. Un signora pubblica la foto di suo padre: al braccio ha attaccato un piccolo magnete. Il signore dice che il papà ha fatto da poco l’iniezione, e che questa cosa non se l’aspettavano. Nel messaggio, chiede se qualcuno ha qualche spiegazione. Ribadiamo: chi sta mettendo in circolo foto e video sul fenomeno non può, per logica, essere un no-vax, perché i no-vax il vaccino non se lo fanno.

 

Tuttavia, al povero signore che chiede una mano a capire, viene risposto con una valanga di scherno. Fanno altre battute su magneto. Gli dicono che il padre era sudaticcio. Qualcuno immancabilmente ghigna qualcosa sul 5G. Insomma lo prendono per il culo. Altri mettono in dubbio la foto, e dal sarcasmo irrispettoso si passa all’aggressività.

 

«Le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica»

Ho poi visto che anche la mediasfera mainstream finalmente è uscita con qualcosa. Un video del giornale agnelliano La Stampa, praticamente senza audio – avete presente, quei video a tesi con la musichetta e i sottotitoli temporizzati, tipici dell’era social. Il video, come annuncia il titolo rimbalzato anche su Dagospia, sostiene di svelare il mistero. È completamente inutile guardarlo tutto, perché non disvela niente. Negli ultimi secondi fa vedere una ragazza che dice di essersi inventata tutto, ha leccato la carta di credito per incollarsela al braccio, era una burla di cui si pente.

 

Capite: questa spiegazione dovrebbe bastarci, e mettere a letto per sempre questa mostruosa dissonanza cognitiva ingeneratasi da questa storia folle.

 

Neanche per sogno. Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli.

 

Passano i giorni, e il materiale si accumula. Affiorano studi su Pubmed, l’archivio online che funge da Biblioteca pubblica della Medicina USA. Nel 2014 quattro studiosi hanno vergato un articolo  intitolato «Superparamagnetic nanoparticle delivery of DNA vaccine»(«Trasporto di nanoparticelle superparamagnetiche del vaccino a DNA»).

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna»

 

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo. In particolare, la durata della trasfezione genica, specialmente per l’applicazione in vitro, può essere significativamente ridotta dalla magnetofezione rispetto al tempo necessario per ottenere un’elevata trasfezione genica con protocolli standard».

 

«Le SPION che sono state rese stabili in condizioni fisiologiche possono essere utilizzate sia come agenti terapeutici che diagnostici grazie alle loro caratteristiche magnetiche uniche. Le preziose caratteristiche delle nanoparticelle di ossido di ferro nelle bioapplicazioni includono uno stretto controllo sulla loro distribuzione dimensionale, le proprietà magnetiche di queste particelle e la capacità di trasportare particolari biomolecole verso obiettivi specifici. L’interiorizzazione e l’emivita delle particelle all’interno del corpo dipendono dal metodo di sintesi».

 

I vari specialisti – beninteso, quelli che accettano di parlarne – brancolano nel buio. Salta fuori che ci sarebbe una ditta tedesca che produce questi SPION, ma nel sito scrivono che servono solo ed esclusivamente per ricerca medica ed esperimenti scientifici: qui invece pare che stiano somministrandoli all’intera popolazione mondiale, ma del resto sappiamo tutti che siamo porcellini d’India di un grande esperimento. In questa Norimberga 2.0, il lager è esteso quanto tutto il mondo.

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa

 

Potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica

Non è finita. Torna alla luce anche un recente studio del MIT, il più prestigioso politecnico USA. L’esperimento aveva il compito di registrare – e influenzare – l’attività cerebrale animale. «Un team di scienziati del MIT ha quindi costruito un tipo di nanoparticella magnetica sensibile al calore in grado di fornire stimolanti chimici in profondità nei tessuti cerebrali e rilasciarli su richiesta, fornendo un nuovo mezzo per modulare a distanza i comportamenti dei soggetti del test» scrive il sito Labroots., riprendendo lo studio finito su Nature Nanotechnology.

 

Tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata

L’articolo del 2019 descrive quello che poi sarebbe divenuto il sistema di trasporto dei vaccini mRNA come Pfizer e Moderna: microbolle di grasso. «Le particelle liposomiali sono minuscole strutture simili a bolle spesso costituite da doppi strati di fosfolipidi. Grazie alla loro biocompatibilità, capacità di intrappolare una varietà di piccole e grandi molecole e versatilità nell’adottare un’ampia gamma di proprietà fisico-chimiche e biologiche, i liposomi sono un vettore popolare nella scienza biomedica, in grado di fornire qualsiasi cosa, dal DNA plasmidico per l’editing genetico, a agenti chemiotossici nella terapia del cancro».

 

È su di esse che si innesta il potere magnetico: «le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica (BBB) ​​nella regione cerebrale mirata e utilizzando l’energia termica generata dall’ipertermia magnetica per rilasciare stimolanti chimici incapsulati all’interno di queste bolle lipidiche».

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa.

 

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna».

 

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso

 

Ora che ci pensiamo, Renovatio 21 ha dato notizia lo scorso marzo di una startup americana che propone una tecnologia per «scavare» il cervello umano con dei magneti. E sappiamo come gli esperimenti su impianti cerebrali in grado di guarire il Parkinson o lo stress post-traumatico (la maggior parte delle cavie sono soldati USA veterani degli orrori di Iraq e Afghanistan) sia finanziata da anni dal settore pubblico e militare – la DARPA, l’avveniristico ente Ricerca & Sviluppo del Pentagono. Sappiamo come tecnologie cerebrali estremamente invasive abbiamo i loro esperimenti spudorati come pure i loro investitori giganti – come Facebook. In Cina, dove sono più avanti, forme non sottocutanee di controllo del pensiero sono utilizzate sui bambini a scuola.

 

Ma stiamo andando troppo oltre. C’è un effetto molto più semplice che possiamo prevedere: tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata.

 

Quindi, potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica.

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare…

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso, che ora, nonostante i morti e il teatrino grottesco con militari da Sturmtruppen e professori ridicoli, è stato approvato. Il popolo ha votato Sì: prendeteci pure i diritti, prendeteci pure un pezzo della nostra salute, magari – conformarci nella speranza che si torni alla normalità varrà pure questo sacrificio.

 

E non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare… Ora potrebbe aver iniziato a farlo con la forza magnetica.

 

Ci sono due versi dell’Apocalisse di San Giovanni che spesso, negli anni, sono stati citati a sproposito. Quando si parla dell’ascesa della Bestia nei tempi ultimi, ci è detto che essa «faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap 13, 16-17)

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia

Ebbene, stavolta non ci pare che suonino male.

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

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Cervello

Gli scienziati completano il primo «upload virtuale di cervello»

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Una startup della Silicon Valley ha annunciato quello che definisce il primo «caricamento del cervello multi-comportamentale», dopo aver realizzato una replica digitale completa del cervello di un moscerino della frutta che controlla un corpo virtuale all’interno di un ambiente simulato.

 

Il risultato, presentato la scorsa settimana da Eon Systems, costituisce un avanzamento notevole rispetto all’intelligenza artificiale tradizionale.

 

A differenza dei sistemi di Intelligenza Artificiale che acquisiscono comportamenti tramite addestramento, le azioni della mosca virtuale – che comprendono camminare, pulirsi e cercare cibo in modo completamente autonomo – emergono da una copia neurone per neurone di un vero cervello biologico.

 

«Questa non è un’animazione. Non è una politica di apprendimento per rinforzo che imita la biologia», ha dichiarato il co-fondatore di Eon, Alex Wissner-Gross, in un post sui social media con cui annunciava la svolta. «È una copia di un cervello biologico, collegato neurone a neurone a partire da dati di microscopia elettronica, che funziona in simulazione, simulando il movimento di un corpo».

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Il progetto si fonda su una ricerca fondamentale del 2024, quando una collaborazione internazionale ha mappato l’intero connettoma – la mappa completa e dettagliata di tutte le connessioni neurali (sinapsi e assoni) all’interno del sistema nervoso di un organismo – di un moscerino della frutta adulto: ciascuno dei suoi circa 140.000 neuroni e 50 milioni di connessioni sinaptiche.

 

Philip Shiu, ricercatore senior di Eon, è coautore di un articolo su Nature che dimostra come un modello computazionale costruito a partire da questo schema elettrico riesca a prevedere il comportamento motorio reale del moscerino con una precisione del 95%.

 

Tuttavia, quel modello era in sostanza un cervello privo di un corpo da controllare. Eon ha ora completato il ciclo, integrando il cervello digitale con un corpo di mosca simulato in fisica grazie al motore MuJoCo di Google DeepMind.

 

Gli input sensoriali provenienti dall’ambiente virtuale raggiungono il cervello emulato, l’attività neurale si propaga attraverso il suo connettoma completo e i comandi motori dirigono i movimenti del corpo simulato. I comportamenti della creatura digitale scaturiscono dalle dinamiche dei suoi circuiti, invece che da istruzioni predefinite.

 

Michael Andregg, CEO di Eon, ha affermato che la mosca caricata ottiene un’accuratezza comportamentale del 91% utilizzando esclusivamente il cablaggio del connettoma, modelli di neuroni semplici e «nessuna regolazione manuale, nessun algoritmo di apprendimento aggiuntivo».

 

Il team di Eon sta ora raccogliendo dati per tentare un’emulazione completa del cervello di un topo: circa 70 milioni di neuroni, 560 volte più grande di quello di una mosca. Oltre a questo, l’obiettivo del team è quello di provare a caricare un intero cervello umano.

 

«Il fantasma non è più nella macchina. La macchina sta diventando il fantasma», ha detto Wissner-Gross, riferendosi al concetto di «Ghost in the machine» è un’espressione coniata dal filosofo Gilbert Ryle nel 1949 per criticare il dualismo cartesiano: indica sarcasticamente l’idea di una mente immateriale («fantasma») che abiterebbe e comanderebbe il corpo come se fosse una macchina separata. Oggi viene usata più ampiamente per descrivere qualsiasi concezione che postula un’entità non fisica (anima, coscienza, io) come causa autonoma all’interno di un sistema materiale (cervello, computer, robot).

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Cervello

Elon transumanista dice che gli impianti cerebrali Neuralink «aumenteranno drasticamente le capacità umane»

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Intervenendo alla AI Startup School dell’acceleratore della Silicon Valley Y Combinator, Elon Musk ha descritto la sua azienda di interfaccia cervello-computer Neuralink non solo come uno strumento per ripristinare le funzioni perdute nei pazienti disabili, ma anche come un percorso per potenziare notevolmente le capacità cognitive umane, in dichiarazioni che sembrano slatentizzare una volta per tutte le pulsioni transumaniste del personaggio.   Parlando con Garry Tan, CEO di Y Combinator, Musk ha affermato che l’interfaccia cervello-computer dell’azienda ha permesso a cinque persone tetraplegiche di utilizzare telefoni e computer utilizzando esclusivamente segnali neurali. Le persone tetraplegiche soffrono di paralisi a tutti e quattro gli arti e al busto. La fase successiva, ha affermato Musk, si concentrerà sugli impianti visivi diretti.   «Nei prossimi 6-12 mesi» Neuralink prevede di avviare procedure che «scrivono direttamente sulla corteccia visiva», ripristinando potenzialmente la vista anche ai non vedenti assoluti, ha dichiarato l’imprenditore sudafricano parlando dei tentativi dell’azienda che durano da tempo.   Si prevede che i primi risultati saranno a bassa risoluzione, ha aggiunto, ma le versioni future potrebbero offrire l’accesso alla visione multispettrale e a spettro completo: «si potrebbe vedere nell’infrarosso, nell’ultravioletto, tramite radar, come in una situazione da superpotenza».  

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Inquadrando l’attività umana in termini computazionali, Musk ha presentato gli impianti come una soluzione ai «vincoli di larghezza di banda input-output» del cervello umano, che a suo dire limitano l’attività cognitiva all’equivalente di «meno di un bit di informazione al secondo».   Un’interfaccia cervello-macchina, ha inoltre sostenuto, potrebbe aumentare notevolmente questa capacità, inizialmente per ripristinare la funzione, ma in seguito per estenderla.   «A un certo punto», ha aggiunto Musk, «gli impianti cibernetici non si limiteranno a correggere gli errori, ma aumenteranno notevolmente le capacità umane, aumentandone l’intelligenza, i sensi e la larghezza di banda».   Con l’idea di dare all’esseri umani poteri maggiori di quelli assegnati dalla natura, parrebbe quindi che il transumanismo di Musk sia uscito allo scoperto una volta per tutte:   Musk ha inoltre sottolineato che la superintelligenza digitale avrebbe preceduto questi sviluppi, precedendo un futuro in cui l’intelligenza biologica rappresenterebbe meno dell’1% di tutta la cognizione sulla Terra. Anche in un mondo in cui il QI umano fosse portato a 1.000, ha affermato, i sistemi digitali lo supererebbero di un fattore di un miliardo.   «Siamo il bootloader biologico per la superintelligenza digitale», ha affermato Musk, tornando a un’analogia già utilizzata dall’imprenditore in precedenza. Il bootloader è un software che consente l’avvio di un computer, il che suggerisce che l’intelligenza umana è solo un trampolino di lancio verso ciò che la succederà.    

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Alla domanda su cosa dovrebbero concentrarsi i giovani ingegneri, Musk ha ribadito una priorità nota: «concentratevi su un’Intelligenza Artificiale super-reale. Questa è la cosa più importante per la sicurezza dell’Intelligenza Artificiale».   Musk ha inoltre invitato i partecipanti a prendere in considerazione l’idea di unirsi a xAI, la sua startup che punta a sviluppare «l’Intelligenza Artificiale che ricerca la verità nella maniera più efficace».   I commenti di Musk seguono il suo recente annuncio che Neuralink ha completato il suo primo impianto umano. Si inseriscono anche in un contesto di precedenti controlli sulle pratiche di sperimentazione animale dell’azienda e di più ampie preoccupazioni sulle conseguenze sociali ed etiche dell’aumento neurale.   Musk in passato aveva dato segno di propendere per una sorta di «transumanismo difensivo», in cui l’uomo si sarebbe connesso cerebralmente alla macchina per evitare il dominio totale di quest’ultima: «se non puoi batterli, unisciti a loro» diceva riferendosi al futuro della AI che comandano il mondo.   Il miliardario è pro-natalista, al punto da generare con diverse donne numerosi figli tramite provette e uteri affittati. Sostiene la necessità di invertire l’implosione demografica e popolare la Terra, e Marte, di altri miliardi di persone, una prospettiva che spiega essere non solo pienamente sostenibile, ma del tutto auspicabile, se non necessaria, per la continuazione dell’umanità.   Alcune sue esternazioni fanno pensare tuttavia che a spingere Musk non sia l’amore per l’umanità ma un culto per l’intelligenza di per sé, ritenuta nella sua visione – molto influenzata dal libro satirico-filosofico Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams– come il vertice dell’evoluzione dell’universo, anzi il modo che ha l’universo di porre domande a se stesso.   Come scritto più volte da Renovatio 21, Musk ha idee complesse, e inquietanti, e pure – caso rarissimo nella storia – molti mezzi, economici, informatici e perfino balistici e robotici – per implementarle.  
  Elon sta avviando la produzione di robot umanoidi Optimus, con il primo batch di migliaia di androidi che lui ha definito pubblicamente come «legione», in un omaggio alla storia di Roma antica che tanto sembra informare la sua mente riguardo alle cose della politica e alla storia della civiltà.   «Quest’anno, speriamo di riuscire a produrre circa 5.000 robot Optimus», aveva detto Musk agli investitori Tesla in un incontro di mesi fa. «Tecnicamente puntiamo ad avere abbastanza componenti per produrne 10.000, forse 12.000, ma dato che si tratta di un prodotto completamente nuovo, con un design completamente nuovo, direi che ci riusciremo se riusciremo a raggiungere la metà dei 10.000 pezzi».   «Ma anche 5.000 robot, sono le dimensioni di una legione romana, per vostra informazione, il che è un pensiero un po’ spaventoso» ha continuato significativamente Elon. «Come un’intera legione di robot, direi “wow”. Ma penso che costruiremo letteralmente una legione, almeno una legione di robot quest’anno, e poi probabilmente 10 legioni l’anno prossimo. Penso che sia un’unità piuttosto interessante, sapete? Unità di legione. Quindi probabilmente 50.000 circa l’anno prossimo».   Come sa il lettore di Renovatio 21, è curioso che la questione della legione era già stata citata in altri contesti da Musk.   Quando tre anni fa ancora il suo networth era di circa 240 miliardi (ora è quasi il doppio) fu intervistato per un documentario della testata germanica Welt, dove corresse il giornalista che lo descriveva come l’uomo più ricco della Terra. «Io penso che Putin sia significativamente più ricco di me», alluse Elon. «Sì lo penso davvero. Io non posso andare ad invadere altri Paesi. Credo ci sia una vecchia citazione… forse da Crasso… non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».   Il personaggio, torna a ripetere Renovatio 21potrebbe essere l’anticristo: e questo spiegherebbe il fatto che spesse volte vediamo il fascino di quel che fa. L’anticristo, dice la Scrittura, ingannerà tutti, e sarà servito da coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap, 17,8)…   Che il segno della Bestia di cui parla il libro della Rivelazione sia il chip cerebrale di interfaccia uomo-macchina?

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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Cervello

Paziente Neuralink usa il chip cerebrale per imparare nuove lingue

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Il primo paziente umano della società di interfaccia cervello-computer Neuralink sta ottenendo risultati già sette mesi dopo aver impiantato un chip nel cranio.

 

Noland Arbaugh, che ha perso il controllo degli arti dopo un incidente subacqueo otto anni fa, ha anche un nuovo soprannome per il minuscolo dispositivo a forma di moneta: «Eva».

 

In un lungo post su X, Arbaugh ha rivelato che trascorre circa tre ore al giorno imparando il francese e il giapponese usando nuova tecnologia. Ha persino «deciso di reimparare la matematica da zero in preparazione per sperare di tornare a scuola un giorno».

 

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Al di fuori dei progetti personali, trascorre circa quattro ore al giorno, cinque giorni alla settimana con lo staff di Neuralink, che lo coinvolge «facendo un sacco di esperimenti su base giornaliera per cercare di migliorare tutto per tutti coloro che vengono dopo di me».

 

Arbaugh aveva impiantato il chip l’anno passato e da allora ha imparato a muovere un cursore con la sua mente, permettendogli anche di giocare ai videogiochi.

 

Ma mesi dopo l’esperimento, il paziente ha iniziato a perdere gran parte della funzionalità del chip. A tal proposito gli ingegneri di Neuralink hanno scoperto che alcuni dei fili che collegavano il chip al suo cervello si erano ritirati. Fortunatamente, si è riusciti a intervenire apportando modifiche all’algoritmo e recuperando gran parte delle funzionalità.

 

La società afferma inoltre di aver risolto il problema con il suo secondo paziente umano incorporando i fili ancora più in profondità.

 

Ora che quasi tutte le funzioni sono state ripristinate, Arbaugh spera di tornare ai suoi studi universitari per terminare il suo percorso e conseguire la laurea o passare alle neuroscienze, dal momento che «potrebbe avere qualche intuizione sul campo a questo punto».

 

Il soggetto in questione ha grandi speranze per il chip del cervello e le cose che potrebbe permettergli di fare in futuro. In un tweet ha rivelato che «stiamo aspettando l’approvazione della FDA che mi consente di controllare altre macchine fisiche come un’auto, un drone, forse un robot o due o 10.000».

 

«Qualcosa di fare in modo che sia sicuro…» ha aggiunto scherzosamente.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa Elon Musk disse che il primo paziente Neuralink era giunto a controllare il mouse del computer con i pensieri.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni scorsi, in concomitanza con la partenza degli esperimenti sugli esseri umani approvati dall’ente regolatorio americano FDA, era emerso che alle scimmie su cui era stato sperimentato l’impianto erano successe «cose terribili», cosa che Musk ha poi negato.

 

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

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Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose. «Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.

 

Elon Musk si conferma figura davvero significativa, e potenzialmente apocalittica, del nostro tempo.

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