Geopolitica
Hamas promette a Kushner che smilitarizzerà Gaza
Hamas ha confermato di nuovo la volontà di disarmarsi e smilitarizzare la Striscia di Gaza nel corso di colloqui diretti con Jared Kushner, consigliere e genero del presidente americano Donald Trump. Lo riporta la testata americana Axios, citando una fonte informata sulla vicenda.
L’incontro aveva lo scopo di rafforzare l’impegno preso da Hamas per la prima volta a fine luglio, quando Trump aveva annunciato che il suo Board of Peace – organismo internazionale da lui guidato e incaricato di sorvegliare l’applicazione del piano di pace per Gaza – aveva raggiunto uno «storico accordo» con il movimento palestinese sul disarmo e sul passaggio del controllo civile e di sicurezza a un’amministrazione tecnocratica.
In cambio, il Board of Peace avrebbe esercitato pressioni su Israele affinché adottasse misure corrispondenti, a cominciare da un ritiro iniziale delle truppe, accelerando nel contempo gli aiuti umanitari e la ricostruzione.
Durante un raro faccia a faccia di 90 minuti tenutosi in Egitto domenica scorsa, Kushner avrebbe dichiarato al capo politico di Hamas, Khalil al-Hayya, che il gruppo deve compiere «passi concreti per il disarmo se vuole che Israele faccia altrettanto».
All’incontro erano presenti anche il capo dei servizi segreti egiziani Hassan Rashad, il diplomatico qatariota Ali al-Thawadi e un alto funzionario turco, insieme a rappresentanti del Board of Peace e all’ex primo ministro britannico Tony Blair.
Secondo la fonte, Al-Hayya avrebbe chiesto a Kushner di riferire a Trump che Hamas rimane fermamente deciso a deporre le armi.
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«Li abbiamo ringraziati per l’impegno, ma vogliamo vedere sforzi concreti [da parte di Hamas] e non solo parole», ha dichiarato la fonte. «Era importante che Kushner si assicurasse personalmente questo impegno».
In una successiva dichiarazione Hamas ha ribadito di restare fedele alla tabella di marcia, facendo riferimento a un cessate il fuoco permanente, al ritiro completo di Israele, alla prosecuzione degli aiuti e alla ricostruzione. Il movimento, tuttavia, non ha citato esplicitamente il disarmo.
Lunedì Kushner dovrebbe incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per discutere di misure reciproche. La scorsa settimana Netanyahu aveva respinto la tabella di marcia, ribadendo che le forze israeliane non si sarebbero ritirate finché Hamas non fosse stato «effettivamente disarmato».
Nel frattempo, domenica i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui condannano il rifiuto israeliano dell’accordo di pace e della creazione di uno Stato palestinese.
Gli otto Paesi hanno affermato che Gerusalemme Ovest ha «la responsabilità diretta e completa» di ostacolare gli sforzi di pace e hanno chiesto un impegno attivo degli Stati Uniti nell’attuazione del piano, già approvato dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Come riportato fa Renovatio 21, a fine 2025 aveva dichiarato alla trasmissione di giornalismo investigativo 60 Minutes di ritenere che Hamas stesse agendo in buona fede.
Lo scorso ottobre Kushner e l’inviato di Trump Steve Witkoff erano in Israele sul palco ad una cerimonia di piazza per il ritorno degli ostaggi quando la folla ha fischiato Netanyahu e inneggiato al presidente USA cantando «Thank You Trump».
A gennaio Kushner aveva svelato al World Economic Forum di Davos un ambizioso progetto immobiliare da 112 miliardi di dollari finalizzato a convertire la Striscia di Gaza, devastata dalla guerra, in un polo turistico e in una destinazione balneare affacciata sul Mediterraneo.
Il padre del Jared, Charles Kushner, immobiliarista del Nuovo Jersey finito in galera per una sordida storia di ricatti infrafamigliari, figurava come uno dei primi sostenitori americani di Netanyahu, al punto che si diceva che Bibi dormisse nella cameretta del Jared quando si trovava a Nuova York.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Israele vuole che l’AI promuova la sua narrativa su Gaza
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Geopolitica
Trump minaccia di «bombardare a morte» l’Oman
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di «bombardare senza pietà» l’Oman se questo raggiungerà un accordo separato con l’Iran sul controllo dello Stretto di Ormuzzo, nonostante il ruolo chiave dell’Oman come mediatore tra Washington e Teheran.
Oltre a mediare i colloqui tra Stati Uniti e Iran, i negoziatori omaniti hanno condotto negoziati paralleli con Teheran volti a stabilire una rotta sicura per la navigazione attraverso lo Stretto ormuzino. Secondo quanto riferito, l’Iran vorrebbe imporre delle tariffe per il transito sicuro dello stretto dopo un periodo transitorio, e il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato lunedì ai giornalisti che l’Iran ha raggiunto un’intesa con l’Oman sulla questione.
Interrogato su questi colloqui tra Oman e Iran, Trump ha dichiarato a Fox News che «se l’Oman si mette di mezzo, li bombarderemo senza pietà».
Gli Stati Uniti respingono qualsiasi accordo che preveda l’imposizione di pedaggi da parte dell’Iran e Washington ha fatto intendere che non revocherà il blocco dei porti iraniani a meno che Teheran non rinunci a questa richiesta. Parlando a Nuova York venerdì, Trump ha affermato che la Repubblica islamica è stata «duramente sconfitta» e che presto «dichiarerà lo Stretto di Ormuzzo territorio degli Stati Uniti».
Un memorandum d’intesa firmato a giugno da Stati Uniti e Iran prevedeva un periodo di 60 giorni per porre fine al conflitto e riaprire lo stretto. Il memorandum è scaduto lunedì senza che si raggiungesse un accordo, e con entrambe le parti che minacciavano un’escalation.
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Un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che l’Iran è pronto «ad inasprire le tensioni nello Stretto di Ormuzzo e nella regione circostante» se la diplomazia fallirà, e a lanciare «attacchi tempestivi e precisi» per rompere il blocco navale statunitense, se necessario. Trump non ha risposto direttamente a questa minaccia nei suoi commenti a Fox News, ma ha chiesto all’Iran di «alzare bandiera bianca».
In un post pubblicato sabato su X, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha esortato Trump ad «accettare la realtà» che gli Stati Uniti hanno subito «sconfitte strategiche e pesanti».
«Lo Stretto di Ormuzzo è stato iraniano, è iraniano e rimarrà iraniano», ha scritto Gharibabadi, aggiungendo che la via navigabile «sarà chiusa e riaperta solo su comando dell’Iran».
Gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio hanno spinto Teheran a chiudere lo Stretto ormusino, con Washington che ha risposto imponendo un blocco navale dei porti iraniani. Il blocco ha interrotto il traffico attraverso uno dei corridoi energetici più importanti del mondo, facendo schizzare alle stelle i prezzi globali del petrolio, fino a 120 dollari al barile.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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