Geopolitica
L’Iran deride Trump: «fantasiose illusioni» su Ormuzzo
Lo Stretto di Ormuzzo rimarrà sotto il controllo di Teheran, ha dichiarato il ministero degli Esteri iraniano, invitando Washington a «smettere di illudersi». La dichiarazione giunge in risposta alle affermazioni del presidente Donald Trump, il quale aveva dichiarato che a breve avrebbe proclamato il passaggio marittimo «territorio degli Stati Uniti».
Gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio hanno spinto Teheran a chiudere lo stretto, con Washington che ha risposto imponendo un blocco navale dei porti iraniani. Il blocco ha interrotto il traffico attraverso uno dei corridoi energetici più importanti del mondo, facendo inizialmente schizzare alle stelle i prezzi globali del petrolio, fino a 120 dollari al barile.
«Una volta per tutte, accettate la realtà: fino ad ora avete subito pesanti sconfitte strategiche; lo Stretto di Hormuz è stato iraniano, è iraniano e rimarrà iraniano», ha dichiarato il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi in un post su X sabato, aggiungendo che il canale «sarà chiuso e aperto solo su comando dell’Iran, e finché non accetterete la realtà della sconfitta e non cesserete le vostre illusioni, l’Iran continuerà a far rispettare il blocco».
Il Gharibabadi ha inoltre affermato che Hormuz «non può essere conquistata con un tweet, né con una portaerei, né con un ordine, né con un discorso elettorale», sottolineando che Teheran «non teme le minacce né si lascia intimidire dalle dimostrazioni di potere».
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Parlando venerdì a un’accademia di polizia nella contea di Nassau, nello stato di Nuova York, Trump ha affermato che la Repubblica islamica stava subendo una «pesantissima sconfitta» e ha dichiarato che, una volta assicurata la vittoria, «molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti».
All’inizio di questo mese, Teheran ha definito una serie di condizioni per la riapertura dello stretto, tra cui il risarcimento dei danni di guerra, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la cessazione definitiva delle ostilità contro l’Iran e i suoi alleati regionali. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i cosiddetti pasdaran) ha inoltre affermato che la riapertura di Hormuz dipenderà dalla piena accettazione da parte di Washington delle condizioni poste da Teheran.
La scorsa settimana, Trump ha affermato che la sua amministrazione non aveva fretta di raggiungere un accordo. In un’intervista con Axios, ha dichiarato che Washington stava conducendo i negoziati con discrezione, permettendo al contempo che la pressione economica su Teheran aumentasse.
I colloqui, che il presidente statunitense ha definito «semi-negoziali», hanno fatto seguito a settimane di disaccordi su un memorandum d’intesa in 14 punti che stabiliva un cessate il fuoco temporaneo, prevedeva la graduale revoca del blocco statunitense dei porti iraniani e chiedeva il ripristino del traffico commerciale attraverso lo Stretto ormusino. I combattimenti sono ripresi a luglio dopo che entrambe le parti non sono riuscite a trovare un accordo sulle modalità di attuazione dell’intesa.
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Immagine di Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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