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Écône, ordinazioni al sacerdozio e al diaconato: il video
In attesa della consacrazione dei vescovi prevista per domani 1 luglio 2026, si è tenuta l’annuale cerimonia di ordinazioni sacerdotali della FSSPX a Econe, in Svizzera, presso il Seminario Internazionale San Pio X fondato da monsignor Marcel Lefebvre.
La cerimonia è stata presieduta da Sua Eccellenza il vescovo Bernard Fellay, che ha conferito il sacramento dell’Ordine sacro a cinque nuovi sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X: padre Bunge (Argentina), padre Braun (Francia), padre Gandia (Argentina), padre Richter (Belgio), padre Hernanz (Spagna).
Sono stati inoltre ordinati diaconi tre seminaristi, due francesi e uno lussemburghese.
Di seguito il video integrale del rito.
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Immagine screenshot da YouTube
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Consacrazioni FSSPX, mons. Viganò contro il card. Müller «gatekeeper del conservatorismo pseudocattolico»
Il cardinale Müller, invece di prendere atto della situazione di crisi devastante in cui versa la Chiesa Cattolica a causa della rivoluzione conciliare e sinodale, con sprezzo del ridicolo sostiene che la Gerarchia postconciliare non si è mai discostata dalla Tradizione, e che la… pic.twitter.com/1zcq5Fut1Q
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) June 27, 2026
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Il card. Müller chiede una risposta del Vaticano alla FSSPX e una nuova commissione per chi cerca «piena comunione»
Il cardinale Gerhard Müller ha esortato il Collegio cardinalizio a rispondere alla «Professione di fede cattolica» della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che a suo dire equivale a una «scandalosa accusa» secondo cui Roma avrebbe abbandonato la fede cattolica, proponendo al contempo una nuova struttura per accogliere i membri che cercano la «piena comunione» con Roma dopo le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio.
Durante il concistoro straordinario dei cardinali del 26 giugno, Müller ha invitato la Santa Sede a «respingere» quella che ha definito «l’accusa scandalosa che la Chiesa romana si sia allontanata dalla fede cattolica». Riferendosi alla prevista consacrazione dei vescovi senza mandato papale, ha aggiunto: «di fronte all’atto scismatico di consacrazione episcopale effettuata senza la preventiva comunione con il papa, non ci devono essere ambiguità».
«È nostro dovere, in virtù del nostro ufficio, sia individualmente che come collegio, respingere la scandalosa accusa che la Chiesa romana si sia allontanata dalla fede cattolica» ha affermato il cardinale.
Nella prima parte del suo intervento Müller ha lodato la decisione di papa Leone XIV di riunire annualmente i cardinali, dichiarando: «Ringrazio il Santo Padre per aver riaffermato il ruolo fondamentale del Collegio cardinalizio per la Chiesa universale. Da Ireneo di Lione al Concilio Vaticano I, il primato del Papa non è mai stato considerato come appartenente a un singolo individuo, bensì come primato della Chiesa di Roma».
Il cardinale ha poi criticato l’organizzazione del concistoro, auspicando maggiore spazio per il dibattito: «in ogni raffigurazione e fotografia dei concili, viene mostrata la discussione plenaria. Di conseguenza, il libero scambio di opinioni, preceduto da interventi attentamente preparati, dovrebbe precedere il lavoro di gruppo e dovrebbe avere maggiore spazio di quanto non avvenga attualmente».
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Il cardinale germanico ha sottolineato che la «Professione di fede cattolica» distribuita dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X conterrebbe accuse contro la Chiesa che richiedevano una risposta esplicita. Il Mullerro ha quindi proposto di istituire una commissione simile alla ex Ecclesia Dei per agevolare la riconciliazione di chi, dopo le consacrazioni, desiderasse tornare alla «piena comunione» con Roma.
«Il confine dello scisma viene definitivamente oltrepassato quando viene violato il ministero del Vescovo di Roma, quale principio visibile e fondamento duraturo dell’unità della Chiesa nella verità rivelata» ha tuonato il cardinale già allievo di Gustavo Gutierrez, iniziatore della teologia della liberazione. Citando il cardinale Stanislao Hosius, ha aggiunto che «non è cattolico chi è in disaccordo con la Chiesa romana sulla dottrina della fede» e ha concluso che «Le sue parole si applicano ugualmente ai lefebvriani dei nostri tempi».
L’intervento è stato accolto senza discussione pubblica, ma diversi cardinali hanno espresso apprezzamento per la franchezza di Müller. Le consacrazioni di quattro nuovi vescovi da parte della FSSPX sono previste per domani 1° luglio a Écône, senza mandato pontificio, richiamando i fatti del 1988, quando monsignor Lefebvre consacrò quattro vescovi, incappando nella scomunica di Wojtyla, poi revocata da papa Ratzinger, che poi lasciò il trono di Pietro, mentre gli strascichi delle polemiche sulle scomuniche revocate ancora continuava tra accuse di antisemitismo.
Il concistoro si è svolto in assenza di tre porporati conservatori: Joseph Zen, Peter Erdő e Wilhelm Eijk.
Come riportato da Renovatio 21, il cardinale Müller aveva già contestato le consacrazioni FSSPX in dichiarazioni di tre mesi fa, accusando l’atteggiamento di coloro che credono di poter risolvere le crisi «ritirandosi nell’angolo oscuro di una Chiesa dei puri, ultimo baluardo dell’ortodossia che imporrebbe la sua completa reintegrazione nella Chiesa cattolica convertendo quest’ultima alla propria cerchia ristretta»
Contrariamente al Müller, altri prelati della chiesa conciliare si sono espressi con favore nei confronti della FSSPX. Il vescovo kazako Athanasius Schneider aveva lanciato mesi fa un appello a papa Leone, lo stesso aveva fatto il vescovo texano Joseph Strickland. Nelle ultime ore, monsignor Strickland ha pubblicato un testo in cui afferma che l’amore, non la sfida, è stata la forza trainante di monsignor Lefebvre e della FSSPX.
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ancora a febbraio aveva pubblicato un comunicato sul caso delle consacrazioni FSSPX che dichiarava: «lo scisma c’è: ma è quello di una “chiesa” disposta a rinnegare tutti i Dogmi Cattolici per salvare il superdogma conciliare e sinodale».
Nelle ultime ore monsignor Viganò ha criticato il cardinale Müller per la sua posizione sulle imminenti consacrazioni.
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Immagine di Raimond Spekking via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
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Scoprire la Liturgia delle Consacrazioni Episcopali
Capitoli
00:00 — Introduzione 00:43 — Una liturgia antichissima, radicata nella Tradizione 01:58 — La materia e la forma della consacrazione episcopale 02:35 — Svolgimento generale della cerimonia 03:57 — Processione d’ingresso ed esame degli eletti 05:12 — Inizio della Messa 06:12 — Litanie dei Santi 07:50 — Imposizione delle mani 08:27 — Prefazio consacratorio 09:28 — Unzione del capo 10:15 — Fine del prefazio consacratorio 11:04 — Unzione delle mani 12:23 — Presentazione delle insegne 13:23 — Offerte 13:48 — Proseguimento e conclusione della Messa 14:24 — Intronizzazione e AcclamazioneTrascrizione
Introduzione
Il 1° luglio a Écône si terrà la consacrazione episcopale di quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Mentre i sacerdoti Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel de Sivry e Marc Hanappier riceveranno la pienezza del sacramento dell’Ordine sacro. In questo video non ripercorreremo le complesse ragioni che autorizzano tale atto. Su questo argomento sono già stati pubblicati numerosi studi. Il nostro obiettivo è più semplice: cercare di comprendere meglio la cerimonia in sé, coglierne la ricchezza e, di conseguenza, capire meglio cosa la Chiesa si aspetta da un vescovo e trarre maggior beneficio spirituale da questa grande liturgia. Vediamo quindi insieme come si svolge una consacrazione episcopale secondo la Tradizione della Chiesa.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Una liturgia antichissima, radicata nella Tradizione
La cerimonia di consacrazione episcopale è descritta in un libro liturgico chiamato Pontificale. Questo libro contiene tutti i sacramenti, le consacrazioni e le benedizioni riservate al vescovo. La liturgia che conosciamo oggi, almeno nella tradizione pontificale, è frutto di un lunghissimo periodo di sviluppo. Come tutta la liturgia cattolica, si è evoluta gradualmente nel corso dei secoli sotto la guida dello Spirito Santo e della sapienza della Chiesa. L’elemento essenziale della consacrazione, l’imposizione delle mani accompagnata dalla preghiera, risale direttamente agli Apostoli. Negli Atti degli Apostoli, capitolo 13, troviamo probabilmente un’allusione a questa consacrazione: «mettete da parte per me Barnaba e Paolo per l’opera che sto per affidare loro. Poi, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li mandarono». Anche San Paolo ricorda a Timoteo e Tito la grazia ricevuta attraverso l’imposizione delle mani. Poi, dall’antichità in poi, e ancor più nel Medioevo, la Chiesa ha arricchito questo rito essenziale con numerose cerimonie secondarie. Gradualmente, queste cerimonie si svilupparono e si organizzarono sempre più fino al XIII secolo, quando un Pontificale Romano descrisse una cerimonia molto simile a quella che conosciamo oggi.Materia e Forma della Consacrazione Episcopale
Nel 1947, Papa Pio XII cercò di chiarire alcuni dubbi sorti riguardo alla materia e alla forma del sacramento dell’Ordine sacro. Ricordiamo che ogni sacramento ha sia materia che forma. La materia è il gesto o l’elemento concreto del sacramento, ad esempio l’acqua versata per il battesimo. La forma sono le parole pronunciate. Pio XII ricordò quindi a tutti che, per la consacrazione episcopale, la materia è l’imposizione delle mani da parte del vescovo consacrante, e la forma è una frase specifica del prefazio consacratorio, che vedremo a breve.Sostieni Renovatio 21
Svolgimento generale della cerimonia
Come tutte le ordinazioni, la consacrazione dei vescovi avviene durante la Messa. Ciò manifesta il profondo legame tra il sacerdozio e il Santo Sacrificio. L’intera Messa è concelebrata dal consacrante e dal consacrato. Nella cerimonia di ordinazione sacerdotale, la concelebrazione inizia solo dopo l’ordinazione vera e propria, cioè quando i candidati sono a tutti gli effetti sacerdoti. In questo caso, poiché i futuri vescovi sono già sacerdoti, concelebrano fin dall’inizio della Messa. Concretamente, la cerimonia si articola in diverse fasi principali. Innanzitutto, ancor prima dell’inizio della Messa, si svolge l’esame dei futuri vescovi, ancora chiamati vescovi eletti. Poi, dopo il Graduale, segue la consacrazione episcopale vera e propria, preceduta dalle Litanie dei Santi, come in tutte le ordinazioni dal suddiaconato in poi. La Messa prosegue quindi fino all’offertorio, dove i nuovi vescovi portano le offerte. Infine, dopo la benedizione finale, si svolgono diverse cerimonie aggiuntive. Tradizionalmente, i vescovi eletti sono assistiti da altri due vescovi che fungono da co-consacranti e padrini liturgici. Questa consuetudine risale almeno al Concilio di Nicea del 325. Tuttavia, Pio XII ricordò alla consacrazione che non era necessaria per la validità del sacramento e che in determinate circostanze particolari se ne poteva fare a meno.La processione d’ingresso e l’esame degli eletti
Dopo la processione d’ingresso inizia un rito antichissimo: l’esame degli eletti per verificarne l’idoneità. Per lungo tempo, questo rito fu addirittura separato dalla consacrazione stessa. Nell’Alto Medioevo, quando in Italia, dove le diocesi mantenevano una forte dipendenza dalla Sede Apostolica, veniva eletto un vescovo, il sacerdote eletto dal clero e dal popolo della sua diocesi doveva recarsi a Roma accompagnato da alcune personalità di spicco. Questa delegazione presentava al papa il verbale ufficiale dell’elezione e ne richiedeva l’approvazione e l’ordinazione del candidato. Il papa esaminava quindi il caso, valutava le qualità del vescovo eletto e, di norma, lo consacrava la domenica successiva. È da questa antica pratica che trae origine il rito conservato oggi. Nel coro, i vescovi eletti prendono posto, rivestiti di piviale, rivolti verso l’altare maggiore. Su richiesta del consacratore, viene letto il mandato papale. I vescovi eletti prestano quindi giuramento di fedeltà alla Santa Sede. Il consacratore pone loro alcune domande per verificare la loro ortodossia dottrinale, la loro retta intenzione e la loro volontà di vivere secondo le virtù proprie dell’episcopato.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Inizio della Messa
Una volta completata questa cerimonia, la Messa inizia con le preghiere ai piedi dell’altare maggiore, che il consacratore e i vescovi recitano all’altare maggiore. Successivamente, i vescovi eletti si recano a un altare laterale predisposto per loro. Lì reciteranno le preghiere della Messa fino alla loro ordinazione ufficiale, dopodiché saliranno all’altare maggiore per concelebrare. Si tolgono il piviale e ricevono la croce pettorale. Cambiano anche la posizione delle loro stole. Precedentemente indossate incrociate come i sacerdoti, ora vengono lasciate pendenti ai lati, come i vescovi. In seguito, indossano le tuniche, semplici paramenti che ricordano quelli indossati dai diaconi e dai suddiaconi. Questo simboleggia la pienezza del sacramento dell’Ordine sacro che stanno per ricevere. Recitano quindi le preghiere iniziali della Messa, fino al Graduale, al loro altare laterale.Litanie dei Santi
Dopo il Graduale, il consacratore pronuncia l’omelia. Quindi i vescovi eletti si siedono rivolti verso l’altare. Il consacratore ricorda loro brevemente il loro ruolo: «Il vescovo deve giudicare, interpretare, consacrare, ordinare, offrire, battezzare e confermare». Invita poi tutti i fedeli alla preghiera. I vescovi si prostrano mentre vengono cantate le Litanie dei Santi. Questo gesto esprime profonda adorazione e totale dipendenza da Dio. Questa consuetudine risale almeno al VII secolo. Al termine delle litanie, il consacratore benedice gli eletti, che rimangono prostrati.Aiuta Renovatio 21
Imposizione delle Mani
Giungiamo ora al cuore della cerimonia. Secondo un rito originario dell’Oriente e risalente almeno al V secolo, il Libro dei Vangeli viene posto sulle spalle degli eletti. Questo richiama le parole di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me». Il libro rimarrà sulle loro spalle fino a dopo l’unzione delle mani. Segue poi l’imposizione delle mani da parte dei consacratori. Questo costituisce la sostanza del sacramento. Si noti, tuttavia, che le parole pronunciate in questo momento non costituiscono ancora la forma sacramentale, che verrà pronunciata in seguito.Prefazio consacratorio
Il vescovo consacrante canta quindi questa grande preghiera del prefazio consacratorio, una preghiera molto antica, probabilmente risalente al V secolo. Inizia con il solenne dialogo noto a coloro che assistono alla Messa prima del Canone. Nella sua prima parte, paragona le vesti del Sommo Sacerdote nell’Antico Testamento alle virtù che un vescovo dovrebbe possedere. Segue quindi la frase essenziale del sacramento, recitata da tutti i vescovi consacranti: Comple in sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum, caelestis unguenti rore sanctifica. «Riempi il tuo sacerdote della pienezza del tuo ministero e, rivestito di tutti gli ornamenti della tua gloria, santificalo con la rugiada della tua unzione celeste». È proprio in questo momento che gli eletti diventano vescovi.Unzione del capo
Mentre la schola canta il Veni Creator, il consacrante unge il capo dei nuovi vescovi con il Santo Crisma. Questa unzione rappresenta l’effusione dello Spirito Santo. Il consacrante dice: «per benedizione celeste, il vostro capo sia consacrato e unto nell’ordine dei pontefici». Questo rito sembra risalire all’VIII secolo e ricorda l’incoronazione dei re. Per evitare che il Santo Crisma goccioli, il capo dei nuovi vescovi viene avvolto in un panno chiamato purificatore.Fine del Prefazio Consacratorio
Dopo l’unzione del capo, il consacratore prosegue con il prefazio consacratorio. È un testo magnifico in cui la Chiesa presenta l’immagine del santo vescovo come lo desidera e come chiede a Dio. Chiede: «Che egli sia quel servo fedele e prudente da te stabilito, Signore, sulla tua famiglia, per distribuire loro il cibo a tempo debito e per rendere perfetti tutti gli uomini». «Che sia instancabile nelle sue azioni esteriori e nella sua vita interiore. Possa il fervore dello spirito servirlo; possa odiare la superbia, amare l’umiltà e la verità, senza mai tradirle, né sotto l’influenza della lode né sotto quella della paura». «Possa non fare luce dalle tenebre, né luce dalle tenebre. Possa non chiamare il male bene, né il bene male». «Possa servire i saggi e gli stolti, i dotti e gli ignoranti, affinché porti frutto attraverso il progresso di tutti».Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Unzione delle mani
Dopo un’antifona gregoriana che evoca l’olio che scorre sulla barba di Aronne, il consacratore unge le mani dei nuovi vescovi con il Santo Crisma. «Il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che vi ha benignamente elevato alla dignità episcopale, vi imbeva del suo crisma e del liquido della sua misteriosa unzione». Possa concedervi la fecondità spirituale attraverso l’abbondanza delle sue benedizioni. Possa tutto ciò che benedirete essere benedetto. Possa tutto ciò che santificate essere santificato, e possa l’imposizione delle vostre mani consacrate contribuire alla salvezza di tutti. Poiché le loro mani devono rimanere unite e piatte durante i riti successivi, vengono sostenute da una striscia di stoffa.Presentazione delle Insegne
Successivamente, i nuovi vescovi ricevono le prime insegne del loro ufficio. Secondo un rito attestato fin dal X secolo, il consacratore presenta quindi il pastorale, simbolo di autorità e di sostegno alla debolezza umana. Un’antica preghiera, un tempo utilizzata durante la trasmissione del pastorale, recitava: «Ricevi il pastorale, segno di sacro governo, affinché tu possa rafforzare i deboli, confermare coloro che vacillano, correggere i malvagi e guidare i giusti sulla via della salvezza eterna, e affinché tu possa avere il potere di elevare i meritevoli e correggere gli indegni con l’aiuto del Signore». Il consacratore presenta quindi l’anello episcopale, simbolo di inviolabile fedeltà alla Chiesa, Sposa di Dio. Infine, prende il Libro dei Vangeli, posto aperto sulle spalle dei nuovi vescovi, li invita a toccarlo con le mani e poi dà loro il bacio della pace. Prima di riprendere la Messa, le mani e il capo dei nuovi vescovi vengono purificati ed essi prendono posto presso i rispettivi altari laterali.Offerte
Dopo che il diacono ha cantato il Vangelo e il Credo, i nuovi vescovi offrono al consacratore due candele accese, due pani e due botti di vino. Questo rito risale al XII secolo. Il pane e il vino richiamano ovviamente la materia del sacrificio eucaristico. Il nuovo vescovo si offre così come illuminatore e sacerdote del popolo cristiano.Proseguimento e conclusione della Messa
Durante la parte restante della Messa, i nuovi vescovi concelebrano con il loro consacratore a lato dell’altare maggiore. Insieme, recitano tutte le preghiere della Messa, in particolare quelle di consacrazione. La preghiera dell’Hanc Igitur, immediatamente prima della consacrazione, viene modificata per indirizzare specificamente la preghiera della Chiesa verso i nuovi vescovi. Dopo l’Agnus Dei, ricevono il segno della pace dal loro consacratore e lo trasmettono poi ai vescovi ausiliari. Al momento della Comunione, il consacratore riceve solo metà dell’ostia e condivide l’altra metà, donandola ai nuovi vescovi. Allo stesso modo, tutti ricevono la Comunione dallo stesso calice.Intronizzazione e Acclamazione
Dopo la benedizione finale della Messa, si svolgono gli ultimi riti secondari della cerimonia. Questi sono anche i più recenti, risalenti al XIII secolo. Il consacratore pone innanzitutto la mitra sui nuovi vescovi. Chiede quindi a Dio che possano apparire intimidatori agli avversari della verità grazie alla potenza dei due Testamenti. Poi consegna loro i guanti episcopali. Poiché le mani simboleggiano l’azione, questi guanti rappresentano la purezza d’intenti che il vescovo deve mantenere in tutte le sue azioni. Segue l’insediamento. Il consacratore e i vescovi assistenti conducono i nuovi vescovi per mano e li fanno sedere sulla cattedra davanti all’altare. Il consacratore intona quindi il grande inno di ringraziamento, il Te Deum. Durante l’inno, i nuovi vescovi si aggirano tra i fedeli, impartendo le loro benedizioni. Infine, rientrati nel presbiterio, impartiscono la loro prima benedizione papale. La cerimonia si conclude con un gesto di gratitudine. I nuovi vescovi salutano il loro consacratore tre volte con tre genuflessioni, augurandogli una lunga vita. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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