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Immigrazione

Si scopre che i «minori migranti» sono in realtà degli adulti

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Dieci dei diciannove migranti destinati a essere affidati a famiglie affidatarie o a istituti di assistenza all’infanzia nel Kent, in Inghilterra, si sono rivelati adulti. Lo riporta il quotidiano britannico The Sun.

 

Il Kent rappresenta il principale punto di arrivo per i migranti che attraversano la Manica su piccole imbarcazioni. Gli attraversamenti illegali restano un tema molto caldo, che alimenta il sentimento anti-immigrazione insieme a numerosi casi penali di alto profilo legati ai migranti. Secondo i dati governativi, quasi 1.000 migranti senza documenti hanno attraversato il Canale della Manica a bordo di piccole imbarcazioni solo negli ultimi cinque giorni.

 

Un gruppo di migranti affidati alle cure del Consiglio della contea di Kent è stato sottoposto a una nuova valutazione lo scorso anno dopo che il personale aveva espresso preoccupazioni sulla loro età, secondo quanto riferito dal Sun, che cita dati governativi resi pubblici in base alle leggi sulla libertà di informazione.

 

«Questo mette in pericolo i bambini già in affido o in case famiglia», ha dichiarato Chris Philp, ministro degli Interni ombra britannico. «Abbiamo visto casi assurdi in cui immigrati clandestini, tra cui un uomo sudanese con stempiatura e barba, si sono finti bambini quando erano chiaramente adulti».

 

La situazione «peggiorerà ora che è stata approvata la legge sui confini del governo laburista, che non consente più di considerare gli immigrati clandestini come maggiorenni se si rifiutano di sottoporsi a un test di verifica dell’età», ha aggiunto Philp.

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Nelle recenti elezioni locali e parlamentari, il Partito Laburista ha perso terreno a favore del partito euroscettico e anti-immigrazione Reform UK. Il governo ha tentato varie soluzioni per affrontare il problema migratorio, tra cui il piano promosso dai Conservatori per il trasferimento di migranti irregolari e richiedenti asilo in Ruanda, poi abbandonato dopo l’ascesa al potere dei laburisti nel 2024.

 

Il numero di migranti adulti che si fingono bambini è quadruplicato nell’ultimo decennio, raggiungendo quota 1.000 lo scorso anno, secondo quanto riportato dal Daily Mail, che cita dati del Ministero dell’Interno.

 

Nel 2022 il governo del re si era impegnato a migliorare i metodi per la valutazione dell’età dei richiedenti asilo, inclusi radiografie, TAC e risonanza magnetica. L’anno scorso la BBC aveva riferito che le autorità stavano pianificando di utilizzare la tecnologia dell’intelligenza artificiale per verificare l’età dei migranti.

 

L’età si determina attraverso la stima dell’età ossea. Si esegue principalmente con una radiografia della mano e del polso sinistro. I medici confrontano le dimensioni, la forma e la fusione delle ossa (cartilagine di accrescimento) con atlanti standard o sistemi di punteggio per valutare il grado di maturazione scheletrica.

 

Il caso più estremo documentato a livello internazionale di un richiedente asilo che si è spacciato per minorenne, pur avendo un’età biologica eccezionalmente avanzata, è quello scoperto in Gran Bretagna nel 2018, dove un uomo iraniano di 41 anni era riuscito a farsi registrare come un adolescente di 15 anni. In mancanza di documenti e basandosi sulla sua dichiarazione iniziale, le autorità lo avevano inserito nella Stoke High School di Ipswich, facendolo frequentare la classe «Year 11» (l’equivalente del primo anno di scuola superiore) insieme a ragazzini di 14 e 15 anni. Erano stati gli stessi compagni di classe a sollevare i primi fortissimi dubbi, fotografandolo e scrivendo sui social.

 

Sempre nel Regno Unito si era avuto il caso dell’uomo giunto nel Paese dichiarando di avere 14 anni, è stato inserito in una scuola e affidato a una famiglia adottiva. In seguito si è scoperto che aveva in realtà 19 anni. Il caso ha suscitato enorme scalpore poiché l’uomo, che aveva già alle spalle condanne per omicidio in Serbia, ha successivamente assassinato un giovane a Bournemouth prima che venisse accertata la sua reale identità.

 

Anche in Italia vi è stato recentemente un caso significativo: presso la Questura di Rimini è stato recentemente arrestato un cittadino tunisino che si era presentato per ben due volte alle autorità sotto false generalità dichiarandosi minorenne. Attraverso questo stratagemma è riuscito a risiedere a lungo in strutture protette, arrivando a gravare sulle casse pubbliche per oltre 50.000 euro di fondi assistenziali prima che i controlli biometrici e anagrafici svelassero la maggiore età.

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La questione non riguarda solo i migranti, ma anche il mondo dello sport.

 

Il fenomeno dell’alterazione dell’età nel calcio (noto come age fraud) ha coinvolto diversi calciatori e intere selezioni giovanili in Africa. Molti casi sono emersi grazie ai controlli sui documenti o all’introduzione, da parte della FIFA e della CAF, della risonanza magnetica (anche nota come metodo MRI) al polso, che valuta la chiusura delle cartilagini di accrescimento per stanare i fuori quota nei tornei Under-17

 

Uno dei casi più bizzarri dal punto di vista burocratico è quello di Guélor Kabga. Nel 2021 la Federazione del Congo ha denunciato il centrocampista del Gabon affermando che i suoi documenti (che riportavano la nascita nel 1990) erano falsi. È emerso che sua madre era deceduta nel 1985, ben cinque anni prima della sua presunta data di nascita ufficiale.

 

Lo storico difensore nigeriano di Inter e Milan Taribo West, ha visto, anni dopo il suo ritiro, l’ex presidente del Partizan Belgrado (squadra in cui West militò nei primi anni 2000) dichiarò pubblicamente che il calciatore era stato acquistato credendo che avesse 28 anni, mentre in realtà ne aveva già 40.

 

L’ex attaccante ivoriano della Roma Seydou Doumbia è stato al centro di un caso curioso in Russia alla fine del 2025. Sottoposto a un test con la macchina della verità in un programma televisivo, ha fallito le risposte relative all’età. Il poligrafo ha indicato come false le sue smentite sul fatto di avere più di 40 anni, stimando un’età reale di circa 5 anni superiore a quella dichiarata.

 

Sotto la presidenza di Samuel Eto’o, la Federazione camerunense ha avviato una linea dura contro i furbetti dell’età. Nel gennaio 2023, ben 32 giocatori della nazionale Under-17 sono stati espulsi dopo aver fallito i test della risonanza magnetica al polso. Nel marzo 2024, la federazione ha poi sospeso 62 calciatori del campionato locale per doppia identità e falsificazione dell’età, tra cui Wilfried Nathan Doualla, inizialmente convocato in Coppa d’Africa come diciassettenne.

 

Prima della Coppa d’Africa di categoria under 17 del 2026, ben 26 calciatori su 60 della rosa iniziale della Nigeria fallirono i test MRI e furono rimandati a casa perché l’esame osseo dimostrò un’età biologica superiore ai 17 anni.

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Immigrazione

La polizia tedesca consiglia alle donne di vomitare mentre vengono stuprate

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È emerso che la polizia di Brema, città della Germania settentrionale, da oltre un decennio indica ai partecipanti ai seminari sulla sicurezza sul lavoro che provocare deliberatamente il vomito può essere un modo per interrompere un tentativo di aggressione sessuale o di stupro. Lo riporta Remix News.   La portavoce della polizia di Brema ha spiegato che le indicazioni rientrano in un più ampio programma di addestramento all’autodifesa offerto dall’unità centrale di prevenzione.   «In caso di emergenza, come un tentativo di stupro, difendetevi con tutti i mezzi a vostra disposizione», ha dichiaratola portavoce della Polizei al quotidiano Kreiszeitung. «Anche il vomito può essere un modo efficace per respingere un’aggressione sessuale».

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Gli istruttori spiegano che il riflesso del vomito si può provocare infilando un dito in gola. Il disgusto che ne segue, secondo la polizia, serve a interrompere l’azione dell’aggressore. La portavoce ha definito il suggerimento una delle tante opzioni, non una risposta automatica.   Gli incontri, attivi da oltre dieci anni, si tengono in aziende, uffici pubblici e strutture sanitarie. Possono partecipare anche i dipendenti dei trasporti pubblici, dei vigili del fuoco, dei centri per l’impiego e dei servizi sociali. Tra i temi ci sono il riconoscimento e la prevenzione dei pericoli, la de-escalation, l’intervento dei testimoni e il comportamento da tenere durante un’aggressione sessuale. I partecipanti sono invitati a raccontare le proprie esperienze, così che i consigli possano essere adattati a situazioni realmente vissute.   La portavoce ha detto che i corsi aiutano le persone a «riconoscere tempestivamente i pericoli, gestire i conflitti e agire con ponderazione», aggiungendo che i seminari «contribuiscono alla prevenzione della criminalità e dovrebbero essere attivamente promossi e condotti con regolarità dal punto di vista della polizia».   La polizia appare però in difficoltà di fronte a uno dei fattori che alimentano l’aumento di stupri e aggressioni sessuali in Germania, ossia il forte incremento della presenza di stranieri. Dal 2018 gli stupri nel Paese sono aumentati del 72%.   Brema, dove si consiglia alle donne di vomitare per cercare di scongiurare uno stupro, la città è stata definita «la città più pericolosa della Germania». È anche quella con la più alta percentuale di immigrati tra le città tedesche. Il 49% di tutti gli stupri è stato commesso da stranieri, a fronte di una popolazione straniera ufficiale pari al 23%.   Le linee guida di Brema non sono il primo consiglio di autodifesa non convenzionale della polizia tedesca a finire sotto i riflettori. In passato era emerso che a Berlino alcuni agenti avevano suggerito di cantare per infastidire un aggressore, indicazione rimasta visibile sul sito della polizia anche dopo la revisione dei materiali interni. Uno screenshot di quella raccomandazione è diventato virale sui social nel 2024 ed è stato ampiamente deriso.

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La polizia di Berlino ha poi spiegato che la soffiata proveniva da associazioni professionali di psichiatria e non corrispondeva all’esperienza operativa. «Da qualche giorno circola uno screenshot della nostra homepage, secondo il quale raccomanderemmo, in caso di aggressione, di irritare l’aggressore con comportamenti inaspettati, come ad esempio cantare», ha dichiarato la polizia di Berlino. «Questo consiglio è raccomandato, tra gli altri, dalle associazioni professionali di psichiatria. Tuttavia, tale raccomandazione non corrisponde alla nostra esperienza sul campo e pertanto non fa più parte delle nostre raccomandazioni dal 2023. Il volantino era già stato aggiornato, ora lo è anche il nostro sito web».   La polizia ha precisato che il suggerimento non era pensato per attentati terroristici, atti di vandalismo o aggressioni a mano armata, comprese quelle con coltelli, dove la priorità è la protezione della vita.   Dopo le aggressioni sessuali di massa a Colonia nella notte di Capodanno 2015-16, la sindaca Henriette Reker, pur non essendo un’ufficiale di polizia, diede un consiglio ampiamente condannato. Reker disse che le donne avrebbero dovuto mantenere «una certa distanza, superiore alla lunghezza di un braccio» dagli uomini sconosciuti ed evitare comportamenti che potessero essere «fraintesi». Dopo che migliaia di donne tedesche furono aggredite sessualmente e alcune violentate da migranti nordafricani, le sue parole furono criticate in modo diffuso, anche dal ministro della Giustizia tedesco.   Come noto, la stessa situazione accadde al capodanno di Milano 2022. Il fenomeno dello stupro di branco costituisce una categoria tipica del mondo arabo, e si chiama taharrush gamea. Le molestie si sono ripetute in piazza Duomo nel capodanno 2025.   Anche la polizia svedese in passato ha sconsigliato alle donne di uscire da sole. Prima dell’immigrazione di massa la Svezia era uno dei Paesi più sicuri al mondo per le donne. Quasi in contemporanea con le aggressioni di Colonia, la polizia svedese diede un consiglio simile. A Östersund, nel 2016, dopo una serie di aggressioni e un tentato stupro, il capo della polizia Stephen Jerand consigliò alle donne che volevano spostarsi di notte di organizzarsi per un passaggio o di camminare in gruppo. L’avvertimento l’avvertimento veniva definito come un dato di fatto, non un divieto di uscire da sole.

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Anche la polizia tedesca ha dato indicazioni simili sulla corsa in coppia dopo aggressioni a podiste. Nel 2017, dopo lo stupro di una donna nel parco Rosental, gli agenti di Lipsia raccomandarono di correre in coppia o di assicurarsi che ci fosse sempre qualcuno nelle vicinanze, e di voltarsi indietro quando si incrociavano persone. Il sindaco della città criticò la polizia per aver limitato la libertà delle donne.   Dopo un’aggressione nel Giardino Inglese di Monaco nel 2016, la polizia locale consigliò alle runner di scegliere percorsi frequentati e illuminati dopo il tramonto, di correre almeno in coppia al crepuscolo, di non usare le cuffie e di portare un fischietto o un allarme personale. Era un consiglio meno controverso di altri, ma i critici osservano che in Europa le donne sono sempre meno sicure quando fanno attività fisica o usano gli spazi pubblici.   Come riportato da Renovatio 21, secondo uno studio coordinato dall’Ufficio federale di polizia criminale tedesco (BKA), quasi la metà dei musulmani sotto i 40 anni in Germania manifesta opinioni «islamiste», mostrando attrazione per l’islamismo, una preferenza per la legge della sharia rispetto alla Grundgesetz (la «Legge Fondamentale», cioè la Costituzione) tedesca.   Intanto, gli accoltellamenti di massa da parte di immigrati stanno diventando un pattern emergente e continuo in tutta Europa. L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso.   Il capo del sindacato della polizia dopo la strage al «Festival della diversità» di Solingen aveva dichiarato che «la crisi dell’immigrazione è prima di tutto una crisi criminale».   Nel frattempo la polizia germanica fa irruzione nelle abitazioni dei cittadini – perfino parlamentari – per vecchi post sui social networki, e reprime con la forza le folle che protestano contro la rimilitarizzazione del Paese.  

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Immagine di Marco via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
 
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Immigrazione

La violenza studentesca contagia anche il Belgio

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Le proteste studentesche si sono estese dalla Francia al Belgio. Lunedì, nella regione di Liegi, le sedicenti manifestazioni sulle condizioni dell’istruzione sono state funestate da vandalismo, incendi e arresti.

 

È chiaro agli osservatori che si tratta in realtà di una rivolta creata da giovani immigrati di seconda generazione.

 

I disordini seguono settimane di violenze in Francia. Esattamente come accaduto con la rivolta delle banlieue tre anni fa, il contagio si estende ai Paesi francofoni limitrofi come il Belgio – a riprova che si tratta non di critica delle istituzioni, che sono diverse nei due Paesi, ma del medesimo sostrato sociale dei due Paesi invasi da decenni immigrazione.

 

Centinaia di persone si sono radunate davanti alle scuole di Liegi, bloccando gli ingressi e sfilando per la città. I negozi del centro sono stati chiusi per precauzione, mentre i manifestanti hanno tentato di danneggiare le serrande dell’Istituto Saint-Michel. I vigili del fuoco hanno segnalato anche incendi di scooter nelle vicine Herstal e Chenee.

 

Secondo i media locali, lunedì la polizia ha effettuato 16 arresti. Gli agenti hanno trovato bottiglie di vetro e pezzi di stoffa nelle borse di alcuni manifestanti, materiale che a loro avviso avrebbe potuto servire a fabbricare bombe molotov, anche se non sono state rinvenute sostanze infiammabili.

 

 

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In Francia, giovedì scorso, sono state arrestate quasi 2.000 persone e oltre 300 agenti sono rimasti feriti. Anche personale scolastico e studenti hanno riportato ferite, e gli organi di controllo della polizia hanno avviato indagini. Le proteste sono proseguite lunedì: il Ministero dell’Istruzione ha segnalato manifestazioni in 413 scuole secondarie.

 

I disordini hanno aperto anche una polemica politica in Francia. Il governo accusa il partito di sinistra France Insoumise di aver orchestrato le proteste dopo che alcuni parlamentari hanno visitato i blocchi scolastici. Il partito respinge l’accusa e attribuisce la rabbia degli studenti alla negligenza del governo. Il leader Jean-Luc Mélenchon ha lanciato un appello alla nonviolenza.

 

Le violenze si sovrappongono a proteste più ampie nel settore pubblico contro i tagli alla spesa, che coinvolgono insegnanti, operatori sanitari, vigili del fuoco e personale dei trasporti. I movimenti hanno aumentato la pressione sul presidente Emmanuel Macron, il cui indice di gradimento è sceso al 16-18% negli ultimi sondaggi.

 

Come riportato da Renovatio 21, i giovani immigrati avevano dato vita ad una «jihad stradale» a Brusselle, città dove sono presenti quartieri definiti come no-go zone.

 

Non pare dissimile la situazione vista a Vicenza la scorsa settimana, invasa da vandali maranza per un raduno indetto da un TikToker maghrebino.

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Immagine screenshot da Twitter

 

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Gender

Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»

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I migranti LGBT sono stati deportati dall’amministrazione Trump verso Paesi terzi «ostili». Lo riporta l’agenzia Reuters.   Almeno 40 migranti LGBT sono stati rimandati in Paesi africani che criminalizzano le relazioni omosessuali o che il Dipartimento di Stato americano ha definito «ostili» a tali relazioni.   «Reuters ha seguito il destino di tutte e 40 le persone, provenienti da tutta l’Africa, nonché da Iraq, Giamaica e Russia, intervistando una dozzina di deportati e avvocati specializzati in immigrazione e analizzando centinaia di pagine di documenti legali», riporta l’agenzia.   «Sedici di loro si trovano ancora nei paesi in cui sono stati deportati e alcuni sono tuttora detenuti. Altri sedici (…) sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine contro la loro volontà. Nove si nascondono in Paesi terzi. Un uomo ghanese non è più in contatto con i suoi avvocati o parenti», hanno affermato.   I Paesi indicati come ostili sono la Sierra Leone, la Guinea Equatoriale, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo e l’Eswatini, in precedenza Swaziland.

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Le espulsioni verso Paesi terzi, cioè i casi in cui una persona viene rimpatriata in un Paese diverso da quello di residenza, erano rare durante la prima amministrazione Trump, ma sono diventate una delle politiche migratorie centrali della seconda. La misura, adottata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna nel marzo 2025, consente ai funzionari di espellere cittadini stranieri in sole sei ore.   L’amministrazione Trump ha accordi con diverse decine di Paesi per accogliere deportati che non sono loro cittadini. In Africa figurano Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea Equatoriale, Ghana, Ruanda e Uganda. In America Latina hanno accettato di accogliere migranti di Paesi terzi anche Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Honduras.   Reuters afferma che almeno 40.000 persone sono state deportate in Paesi terzi, di cui circa 900 in Africa.   A metà settembre una corte d’appello ha bloccato la politica, sostenendo che l’amministrazione non permetteva ai migranti di esprimere le proprie preoccupazioni sui maltrattamenti prima di essere deportati.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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