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Bioetica

La vaccinazione con i feti abortiti è moralmente lecita? (I parte)

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Renovatio 21 pubblica la prima parte dell’articolo di Don Curzio Nitoglia «La vaccinazione con i feti abortiti è moralmente lecita? – Risposta a “Corrispondenza Romana (del 23.XII.2020)», previamente apparso sul suo sito.

Le Quattro Ipotesi di Corrispondenza Romana

Il 23 dicembre 2020 Corrispondenza Romana ha pubblicato un articolo intitolato «Possiamo vaccinarci?», in cui l’Autore (don Alfredo Morselli) si pone la domanda sulla liceità morale della vaccinazione antiCOVID-19, iniettata tramite un siero, in cui sarebbero (1)  presenti cellule di feti abortiti o linee cellulari di feti abortiti.

Ammesso che il vaccino antiCOVID-19 sia efficace e non pericoloso, ma è la medicina che deve dare una risposta, allora ci si pone il problema morale della liceità del suddetto vaccino; siccome l’Autore non è un medico non può risolvere il quesito, però lo dà per scontato e ammette l’efficacia e sicurezza del vaccino antiCOVID-19

Egli risolve il problema dopo aver enunciato una serie di definizioni e distinzioni, in materia di teologia morale, che possono essere riassunte in quattro punti o ipotesi:

1) La medicina e la morale

Ammesso che il vaccino antiCOVID-19 sia efficace e non pericoloso, ma è la medicina che deve dare una risposta, allora ci si pone il problema morale della liceità del suddetto vaccino; siccome l’Autore non è un medico non può risolvere il quesito, però lo dà per scontato e ammette l’efficacia e sicurezza del vaccino antiCOVID-19.

2) Non vi è cooperazione formale

Ammessa l’efficacia del vaccino contro il COVID-19 (che si dà per scontata), secondo l’Autore non vi sarebbe – moralmente parlando – una cooperazione formale (attiva positiva) con chi ha causato l’aborto (la madre e il chirurgo) o con le ditte farmaceutiche, che producono il siero vaccinale contenente feti abortiti o almeno linee cellulari di feti abortiti; infatti, secondo l’articolo, il paziente che chiede di essere vaccinato, vorrebbe solo il siero vaccinale e non l’aborto (che è voluto e causato soltanto dalla madre assieme al chirurgo) e non vorrebbe neppure la produzione dei vaccini, che è voluta e prodotta solo dalle ditte farmaceutiche, ma il vaccinando chiederebbe e vorrebbe liberamente solamente di ricevere il siero vaccinale iniettato nel suo corpo (cooperazione materiale, passiva o negativa).

L’Autore, fa un altro esempio: vaccinarsi è equiparabile a fare l’autopsia su feti abortiti

3) Si tratta di cooperazione materiale e remota

Secondo l’Autore, il fatto di chiedere di ricevere il vaccino antiCOVID-19 contenente feti abortiti, sarebbe soltanto una cooperazione materialeremota e non prossima con l’aborto, poiché l’aborto sarebbe «remoto», ossia «lontano» dall’azione di iniettare il vaccino nel paziente, che vorrebbe soltanto evitare di ammalarsi di COVID-19.

L’Autore fa anche un esempio: chi si fa vaccinare è paragonabile al tecnico che fabbrica degli strumenti chirurgici, i quali potrebbero essere utilizzati per operazioni al cuore come pure per procurare l’aborto; quindi coopererebbe all’azione dell’aborto, che sta all’origine del siero vaccinale, solo materialmente e remotamente proprio come chi ha fabbricato gli strumenti chirurgici.

4) Liceità morale del vaccino anti-COVID-19

Perciò, ricevendo il vaccino anti-COVID-19, non si compirebbe un’azione moralmente cattiva, perché essa, ossia l’aborto, è già avvenuta ed è stata procurata (formalmente e positivamente) dalla madre e dal chirurgo, non da chi vuol ricevere (passivamente e materialmente) un siero contenente feti abortiti; inoltre, l’Autore, fa un altro esempio: vaccinarsi è equiparabile a fare l’autopsia su feti abortiti. La conclusione è che l’atto di chiedere il vaccino anti-COVID-19 non è intrinsecamente immorale, poiché è solo una cooperazione materiale e remota a un atto immorale (aborto volontario e diretto).

Debi Vinnedge, Executive Director dell’associazione Children of God for Life che prova incontrovertibilmente come l’industria farmaceutica sia continuamente alla ricerca di materiale biologico proveniente da aborti per creare nuovi vaccini

Le Risposte

Premessa: feti abortiti volontariamente o linee di cellule fetali di aborto spontaneo?

Alcuni medici sostengono non essere certo (ma solo probabile o almeno possibile) che, nel vaccino antiCOVID-19, vi siano cellule fetali di aborti procurati; ma vi sarebbero solo linee di cellule di un feto abortito spontaneamente negli anni Sessanta del secolo scorso.

Quest’asserzione è stata contestata dalla dottoressa Debi Vinnedge, Executive Director dell’associazione Children of God for Life che prova incontrovertibilmente come l’industria farmaceutica sia continuamente alla ricerca di materiale biologico proveniente da aborti per creare nuovi vaccini (2).

Per Don Morselli sarebbe comunque lecito ricevere il vaccino, poiché non vi sarebbe nessuna cooperazione (attiva, positiva e formale) all’aborto procurato. Egli sostiene che anche se nei vaccini vi fossero cellule di feti abortiti in maniera volontaria, applicando la dottrina del “volontario indiretto” o della «causa con duplice effetto», sarebbe egualmente lecito farsi vaccinare con una cooperazione materiale remota indiretta al peccato formale altrui (madre e chirurgo cooperanti attivamente all’aborto procurato).

Questa possibile incidenza sulla fertilità pone un altro problema. Una giovane sposa, vaccinata, per «almeno 2 mesi» se non oltre, vedrebbe compromessa la propria capacità generativa? E stante l’incertezza circa gli effetti sul feto a seguito della vaccinazione dei genitori, è meglio prendere il SARS-CoV-2 o rischiare di avere figli abortiti o malati?

Risposta alla «Prima Ipotesi»: la questione è medica non morale

1) La materia del vaccino antiCOVID-19

Per quanto riguarda la Prima Ipotesi ammesso che il vaccino anti-COVID-19 sia efficace e non pericoloso, è la medicina che deve dare una risposta»), si può ribattere che (quanto alla causa materiale del siero vaccinale) basterebbe leggere il Foglietto illustrativo del vaccino anti-COVID-19 stampato dalla ditta farmaceutica Pfizer-BioNTech (2) (pubblicato in traduzione italiana dall’Avvocato Edoardo Polacco di Roma nel suo sito) (4), nel quale è ammessa esplicitamente e chiaramente

a) la non certezza dell’efficacia di detto siero vaccinale per immunizzare dal COVID-19;

b) la probabile grave nocività per il corpo del vaccinato e della sua prole. In particolare si raccomanda «per le donne in età fertile, la gravidanza deve essere esclusa prima della vaccinazione. Inoltre alle donne in età fertile si consiglia di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la seconda dose»; si precisa poi che «non è noto se il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 abbia un impatto sulla fertilità».

«Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impediranno alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla» Soumya Swaminathan, Chief Scientist presso l’OMS

Questa possibile incidenza sulla fertilità pone un altro problema. Una giovane sposa, vaccinata, per «almeno 2 mesi» se non oltre, vedrebbe compromessa la propria capacità generativa? E stante l’incertezza circa gli effetti sul feto a seguito della vaccinazione dei genitori, è meglio prendere il SARS-CoV-2 o rischiare di avere figli abortiti o malati? Perciò, la ditta stessa che ha prodotto il vaccino ci ha avvertito della sua probabile non efficacia e nocività; per cui il problema sarebbe già risolto, da un punto di vista sanitario, con la sola lettura del «Bugiardino» del vaccino anti-COVID-19 Pfizer-BioNTech.

Nella stessa linea vanno le recenti affermazioni di Soumya Swaminathan, Chief Scientist presso l’OMS che in una videoconferenza diffusa su Facebook (5), ha affermato: «Non credo che abbiamo le prove su nessuno dei vaccini per essere sicuri che impediranno alle persone di contrarre effettivamente l’infezione e quindi di essere in grado di trasmetterla».

Ancora più nette le dichiarazioni di David Heymann, presidente del gruppo di consulenza strategica e tecnica dell’OMS per i rischi infettivi, secondo il quale, in un’intervista a The Guardian (6), nonostante l’avvio delle vaccinazioni, «il destino del virus è quello di diventare endemico; continuerà a mutare man mano che si riprodurrà nelle cellule umane». Davanti a tali inquietanti dichiarazioni, se il vaccino anti-COVID-19, non solo non è efficace ma è pure nocivo, non è ragionevole assumerlo.

«Il destino del virus è quello di diventare endemico; continuerà a mutare man mano che si riprodurrà nelle cellule umane»

In secondo luogo, si può sostenere tranquillamente, come asseriscono molti medici e scienziati (Raoult, Scoglio, Montanari, Galli, Palù, Olivieri, Montagnier, Bacco, Zangrillo, De Donno, Bolgan, Amici, Petrella, Trevisan, Citro, Trinca, Tarro, eccetera…), che – pur se non fosse sicura la presenza di feti abortiti nei vaccini, ma sappiano con che tale presenza è certa in molti vaccini (7) – tuttavia, vi sono serie probabilità o almeno possibilità fondate che nella maggior parte dei vaccini si trovino cellule di feti abortiti, ossia vi è almeno un dubbio positivo (8) sulla loro presenza nel siero vaccinale.

Questa tesi scientifica della presenza di cellule di feti abortiti nei sieri vaccinali, oltre che da tre atti della PAV e dalla CdF, è stata espressa esplicitamente in un atto parlamentare della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, approvata e trasmessa alla Presidenza dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018 (9).

Davanti a tali inquietanti dichiarazioni, se il vaccino anti-COVID-19, non solo non è efficace ma è pure nocivo, non è ragionevole assumerlo

Inoltre è stata ammessa come certa e perciò contestata dal cardinale Burke (marzo 2019) e da sei vescovi (Viganò e Brennan individualmente; Lenga, Peta, Pujats, Schneider, Strickland, Tyler in un documento congiunto del 12 dicembre 2020) (10).

Sul tema delicato degli embrioni destinati alla ricerca, la CdF ha chiarito i termini della questione nell’istruzione Dignitas personae del 2008 su alcune questioni di bioeticaAl numero 19 si precisa: «Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice materiale biologico e comportano la loro distruzione. La proposta di scongelare questi embrioni per la ricerca, di usarli senza riattivarli, come se fossero dei normali cadaveri, non è ammissibile».

E, avendo presente l’uso di linee cellulari di feti nella produzione di vaccini, l’istruzione al numero 34 ammonisce:

«Occorre ricordare innanzitutto che la stessa valutazione morale dell’aborto “è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica»

«Occorre ricordare innanzitutto che la stessa valutazione morale dell’aborto “è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica, che è legalmente ammessa in alcuni Stati […]. L’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione, costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e a ogni persona”. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave».

Giova ricordare che già nell’Enciclica Evangelium vitae 63, citata tra virgolette dall’istruzione della CdF, nel 1995 Giovanni Paolo II aveva condannato con forza la sperimentazione sugli embrioni «pur mirando a scopi in sé legittimi».

È evidente l’accelerazione della PAV (gestione mons. Paglia dal 15 agosto 2016) che già nel 2017, alla luce di presunti «progressi della medicina e delle attuali condizioni di preparazione di alcuni vaccini», riteneva che il documento della stessa PAV del 2005 circa la non liceità nell’uso di cellule fetali nella preparazione dei vaccini ma che già presentava una crepa nella giustificazione morale di vaccini prodotti con cellule fetali abortive (11), sarebbe stato «rivisto e aggiornato» come è effettivamente avvenuto a più riprese e in ultimo il 28 dicembre 2020 in un documento congiunto della CdF e della PAV in 20 punti (12) .

«È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica, che è legalmente ammessa in alcuni Stati […]. L’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione, costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e a ogni persona»

Don Curzio Nitoglia

NOTE

(1) Alcuni documenti della Pontificia Accademia per la Vita (d’ora in poi PAV) e della Congregazione per la dottrina della Fede (d’ora in poi CdF) ritengono certa, e non solo possibile, la presenza di feti abortiti nei vaccini. Per fugare ogni dubbio, basti citare PAV, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule prevenienti da feti umani abortiti del 5 giugno 2005: «Fino ad oggi ci sono due linee cellulari umane diploidi, allestite originalmente (1964 e 1970) da tessuti di feti abortiti, che vengono usate per la preparazione di vaccini con virus vivi attenuati: la prima linea è la WI-38 (Winstar Institute 38), con fibroblasti diploidi di polmone umano, derivati da un feto femmina abortito perché la famiglia riteneva di avere già troppi figli (G. Svenet al., 1969), preparata e sviluppata da Leonard Hayflick nel 1964 (L. Hayflick, 1965; G. Svenet al., 1969), numero ATCC CCL-75. La WI-38 è stata usata per la preparazione dello storico vaccino RA 27/3 contro la rosolia (S. A. Plotkin et al., 1965). La seconda linea cellulare umana è la MRC-5 (Medical Research Council 5; polmone umano, embrionale; numero ATCC CCL-171), con fibroblasti di polmone umano provenienti da un feto maschio di 14 settimane abortito per «motivi psichiatrici» da una donna ventisettenne nel Regno Unito. La MRC-5 è stata preparata e sviluppata da J. P. Jacobs nel 1966 (J. P. Jacobset al., 1970) Sono state sviluppate altre linee cellulari umane per necessità farmaceutiche, ma non sono coinvolte nei vaccini attualmente disponibili.4 Oggi i vaccini che sono incriminati poiché usano linee cellulari umane, WI-38 e MRC-5, ottenute da feti abortiti sono i seguenti:

A) Vaccini attivi contro la rosolia6:

– i vaccini monovalenti contro la rosolia Meruvax® II (Merck) (U. S. A.), Rudivax® (Sanofi Pasteur, Fr.), e Ervevax® (RA 27/3)(GlaxoSmithKline, Belgio); – i vaccini combinati MR contro la rosolia e morbillo, commercializzati con il nome di M-R-VAX®II (Merck, U. S. A.) e Rudi-Rouvax® (AVP, Francia),

– il vaccino combinato contro rosolia e parotite commercializzato con il nome di Biavax®II (Merck, U. S. A.),

– il vaccino combinato MMR (measles, mumps, rubella) contro morbillo, parotite e rosolia, commercializzato con il nome di M-M-R® II (Merck, U. S. A.), R.O.R®, Trimovax® (Sanofi Pasteur, Fr.), e Priorix® (GlaxoSmithkline, Regno Unito).

Nel 1995 Giovanni Paolo II aveva condannato con forza la sperimentazione sugli embrioni «pur mirando a scopi in sé legittimi»

B) Altri vaccini, anch’essi preparati usando linee cellulari umane da feti abortiti:

– due vaccini contro l’epatite A, uno prodotto da Merck (VAQTA), l’altro da Glaxo SmithKline (HAVRIX), entrambi preparati usando la MRC-5; – un vaccino contro la varicella, Varivax®, prodotto da Merck usando la WI-38 e la MRC-5.

– un vaccino contro la poliomielite, il vaccino con il virus di polio inattivato Poliovax® (AventisPasteur, Fr.) usando la MRC-5.

– un vaccino contro la rabbia, Imovax®, da Aventis-Pasteur, prelevato da cellule umane diploidi infettate, il ceppo MRC-5;

– un vaccino contro il vaiolo, ACAM 1000, preparato da Acambis usando la MRC-5, ancora in sperimentazione».

Nello specifico del vaccino anti-COVID-19, è certa la presenza di cellule fetali derivanti da aborto volontario e diretto come risulta dalla nota CdF e PAV, Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano del 28 dicembre 2020 che cita un documento del Charlotte Lozier Institute, Covid-19 Vaccine Candidates and Abortion-Derived Cell Lines, 3 December 2020

(2) Cfr. https://cogforlife.org/vaccines-abortions/: «Durante le udienze della FDA (Food and Drug Administration ndr) nel maggio 2002, il dottor Van der Eb di Crucell, NV, la società biomedica olandese che possiede i diritti brevettati sulla linea cellulare, ha spiegato in modo molto dettagliato di questo nuovo martire per l’industria farmaceutica: “Così ho isolato la retina da un feto, da un feto sano, per quanto si poteva vedere, di 18 settimane. Non c’era niente di speciale con una storia familiare o la gravidanza era del tutto normale fino alle 18 settimane, e si è rivelato essere un aborto socialmente indicato – abortus provocatus, ed era semplicemente perché la donna voleva sbarazzarsi del feto. La madre era completamente normale … PER C6 era stato creato solo per la produzione farmaceutica di vettori di adenovirus e per lo standard dell’industria farmaceutica. Mi rendo conto che suona un po’ “commerciale” ma PER C6 è stato creato per quello scopo particolare. Inoltre, per quanto ne so, più di 50 aziende hanno preso la licenza per PER C6”».

Sebbene abbiamo dimostrato che le ragioni originali degli aborti sono soggette a speculazioni, l’intento del donatore non è in realtà rilevante né nella ricerca sulle cellule staminali embrionali (ESCR) né nei vaccini derivati dall’aborto. In entrambi i casi, tuttavia, l’intento del ricercatore e abortista è abbastanza calcolato e abbastanza chiaro: entrambi non erano solo omicidi premeditati, ma entrambi erano stati compiuti con il pieno intento di commercializzare e trarre profitto dalla distruzione della vita umana. E nel caso degli aborti, ognuno di essi è stato eseguito con piena consapevolezza in anticipo che il feto sarebbe stato utilizzato non solo per una sorta di ricerca futura, ma per l’intento specifico di creare vaccini.

(4)   http://www.iostoconlavvocatopolacco.it/wpcontent/uploads/2020/12/bugiardino-vaccino-covid.pdf

(6) https://www.theguardian.com/world/video/2020/dec/29/who-warns-covid-19-pandemic-is-not-necessarily-the-big-one-video

(7) Cfr. le dichiarazioni della dottoressa Debi Vinnedge in https://www.renovatio21.com/vaccini-aborti-cosmetici-parlano-i-children-of-god-for-life/ : «I vaccini contenenti materiale fetale abortito negli Stati Uniti e in Canada sono: MMR, Varivax (varicella) Zostavax (fuoco di Sant’Antonio), Polio, Rabbia, Epatite-A (4 di questi), Vaiolo ed Ebola. Poi ci sono alcuni vaccini che si combinano con quanto sopra, come un morbillo-rosolia, parotite-rosolia, MMR + varicella (4 di questi), epatite-A + B, epatite-A più tifoidea, combinazioni di poliomielite come Pentacel, Quadracel, Infanrix-IPV-HiB. Inoltre ci sono molti altri medicinali che usano materiale fetale abortito come Adenovirus 4,7, Pulmozyme, Procrit, Epoetin alfa, Epogen, Aranesp, Darbepoetin alfa, Abciximab, rhFV1, Nuwiq, Eloctate, G-CSF (per le gravi infezioni)».

(8) Il dubbio positivo consiste nell’incertezza tra due tesi opposte: per esempio, «presenza/assenza di feti nei vaccini», per cui si sospende il giudizio e non si assente né all’una né all’altra.

(9) http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/023/INTERO.pdfhttps://www.corvelva.it/approfondimenti/notizie/mondo/lettera-aperta-ai-legislatori-sul-dna-fetale-nei-vaccini-theresa-deisher.html

(10) https://www.crisismagazine.com/2020/covid-vaccines-the-ends-cannot-justify-the-means

(11) Cfr. PAV, Riflessioni etiche sui vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5 giugno 2005: «Per quanto riguarda le malattie contro le quali non ci sono ancora vaccini alternativi, disponibili, eticamente accettabili, è doveroso astenersi dall’usare questi vaccini solo se ciò può essere fatto senza far correre dei rischi di salute significativi ai bambini e, indirettamente, alla popolazione in generale. Tuttavia, se questi fossero esposti a pericoli di salute notevoli, possono essere usati provvisoriamente anche i vaccini con problemi morali. La ragione morale è che il dovere di evitare la cooperazione materiale passiva non obbliga se c’è grave incomodo. In più, ci troviamo, in tale caso, una ragione proporzionata per accettare l’uso di questi vaccini in presenza del pericolo di favorire la diffusione dell’agente patologico, a causa dell’assenza di vaccinazione dei bambini. Questo è particolarmente vero, nel caso della vaccinazione contro la rosolia».

(12) http://www.academyforlife.va/content/dam/pav/documenti%20pdf/2020/Covid_Accademia_IHD_22dicembre/28.12.20_ITA_VACCINO%20DSSUI-PAV_Updated%20.pdf

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Bioetica

Europarlamente ex IRA dice di aver abortito per poter andare a mettere una bomba

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L’ex europarlamentare del Sinn Fein, Martina Anderson, ha confessato di aver abortito per non compromettere una missione di attentato dell’IRA (Esercito Repubblicano Irlandese). Lo riporta Life Site.

 

In vista del lancio della sua autobiografia, Choosing the Struggle («Scegliere la lotta»), Anderson ha dichiarato a Miriam di RTE One di aver scelto la «lotta» (cioè, il terrorismo) piuttosto che la vita del suo bambino non ancora nato. Ha scoperto di essere incinta poche settimane dopo aver iniziato a pianificare un attentato.

 

«Le donne come me che hanno avuto una gravidanza non pianificata, a causa delle circostanze in cui mi sono trovata, hanno dato priorità alla lotta contro la malattia, hanno abortito, la decisione più difficile e dolorosa della loro vita», ha detto la donna originaria di Derry.

 

«Non volevo deludere i miei compagni», ha dichiarato alla testata irlandese Joe. «Me ne sono andata in silenzio, sono tornata in silenzio e ho vissuto in silenzio per oltre 40 anni.»

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La Anderson spera che la confessione del suo aborto possa contribuire a porre fine alla «vergogna» che le donne come lei subiscono.

 

«Credo che raccontare la mia storia possa dare un piccolo contributo per fermare la stigmatizzazione morale e sociale che colpisce donne come me. Sarebbe stato più facile rimanere in silenzio e lasciare che la gente mi giudicasse», ha dichiarato a RTE One. «Rispetto le convinzioni religiose altrui su questo argomento, non cerco di convertire nessuno, né di ottenere perdono o approvazione.»

 

Anderson fu condannata all’ergastolo nel 1986 per cospirazione finalizzata a provocare esplosioni. Fu rilasciata 13 anni dopo in virtù degli accordi del Venerdì Santo e in seguito si dedicò alla politica.

 

L’ex europarlamentare ha anche raccontato di come, mentre era in prigione, le sia stato asportato l’utero durante un intervento per curare dei polipi, rendendola incapace di avere figli.

 

L’idea di uccidere il proprio figlio per andare possibilmente ad uccidere altre persone è probabilmente inedita, e rappresenta un quadro rivoltante come pochissimi altri. I social media hanno attaccato duramente la donna, che ha poi avuto una carriere di europarlamentare a Bruxelles, dove ha potuto dedicarsi a grandi cause fondamentali come il cambiamento climatico – che è di fatto, una propaggina dell’antiumanismo abortista inventato proprio da quelli che lei credeva essere i suoi nemici, gli inglesi con il loro reverendo Malthus.

 

Per quanto disperante, il racconto dell’ex terrorista è, a suo modo, illuminante, gettando nuove basi per la comprensione della Necrocultura nello Stato moderno, perfino nei casi di dissidenza estrema: ovvero, vediamo qui il legame tra abortismo e terrorismo, medesime pratiche votate alla morte, con tutte le varianti giustificazioni sociopolitiche del caso.

 

Non è un caso che nello Stato moderno, e quindi nel Sovrastato europeo, chi abortisce e progetta attentati possa fare carriere e divenire rappresentante democratica del popolo. Si tratta, davvero, di tanta materia per riflessioni anche radicali

 

Un’ultima nota: abbiamo rilevato su Renovati 21 le dichiarazioni in stile IRA del «Nuovo Movimento Repubblicano» irlandese, che con videomessaggi minacciano, mascherati ed armati come d’ordinanza, i politici locali responsabili dell’immigrazione selvaggia e della sessualizzazione dei bambini. Ecco, ci pare che sia da discutere la distanza – ideologica, politica, sociale – che hanno le rivendicazioni di questo nuovo gruppo, sorto sulle ceneri del fuoco repubblicano ormai estinto, da quelle dello storico movimento terroristico che terrorrizzò la Gran Bretagna per decadi, e che ora è finito perfino digerito nei Parlamenti e negli europarlamenti.

 

Il mondo è cambiato, le priorità di protezione del popolo pure, e non siamo sicuri che in passato la generazione dei boomer abbia mai davvero deciso di difendere il popolo che diceva di voler servire – abortendo, terrorizzando, accettando la Morte come principio politico della propria vita.

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Sostanze chimiche contenute nelle pillole abortive nell’acqua potabile: studio

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Secondo un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria, gli americani potrebbero assumere farmaci abortivi senza saperlo. Lo riporta LifeSite.   Lo studio «Anti-progesterone nelle acque ambientali» potrebbe essere il primo a fornire prove a sostegno delle crescenti preoccupazioni sulla possibile contaminazione delle risorse idriche da parte dei farmaci abortivi. La ricerca, della durata di due anni, ha incluso campioni d’acqua provenienti da diverse fonti idriche municipali e analisi effettuate da un laboratorio indipendente.   La presenza di questi farmaci risulta particolarmente preoccupante, considerati i persistenti problemi di fertilità nella popolazione americana e la rapida crescita nell’uso di pillole abortive dopo l’annullamento della sentenza Roe v. Wade nel 2022.

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Lo studio, pubblicato il 20 luglio sulla rivista Issues of Law & Medicine, ha rilevato «livelli significativi di mifepristone (fino a 0,041 μg/l) nell’acqua di tutte le nove classi di campionamento tranne una».   «A causa della moltitudine di effetti del progesterone, questo contaminante potrebbe influenzare la fisiologia degli animali acquatici e la salute umana, compresi la fertilità, la gravidanza e lo sviluppo fetale», hanno avvertito gli autori dello studio. Elise Rose, che ha conseguito un dottorato in agronomia, ha supervisionato la ricerca ed è ricercatrice presso il Charlotte Lozier Institute.   Come riportato da Renovatio 21, l’iniziativa era partita lo scorso anno. Durante l’estate 2025, i funzionari dell’Agenzia per la Protezione Ambientale americana (EPA) hanno incaricato gli scienziati di determinare se fosse possibile sviluppare metodi per rilevare tracce di pillole abortive nelle acque reflue.   La divulgazione dell’avvio della ricerca faceva seguito alla richiesta di 25 membri repubblicani del Congresso USA che hanno chiesto all’EPA di indagare sulla questione.   A giugno 2025 un rapporto pubblicato da Liberty Counsel Action indicava che più di 40 tonnellate di resti di feti abortiti e sottoprodotti della pillola abortiva sono infiltrati nelle riserve idriche americane.   «Come altri farmaci noti per causare effetti avversi sul nostro ecosistema, il mifepristone forma metaboliti attivi», spiega il rapporto di 86 pagine. «Questi metaboliti possono mantenere gli effetti terapeutici del mifepristone anche dopo essere stati escreti dagli esseri umani e contaminati dagli impianti di trattamento delle acque reflue (WWTP), la maggior parte dei quali non è progettata per rimuoverli».  
Non si tratta della prima volta che vengono lanciati gli allarmi sull’inquinamento dei fiumi da parte della pillola abortiva RU486, detta anche «pesticida umano».
 
Come riportato da Renovatio 21, le acque di tutto il mondo sono inquinate da fortemente dalla pillola anticoncenzionale, un potente steroide usato dalle donne per rendersi sterili, che viene escreto con l’orina con effetto devastante sui fiumi e sulla fauna ittica. In particolare, vi è l’idea che la pillola starebbe facendo diventare i pesci transessuali.
  Danni non dissimili sono stati rilevati per gli psicofarmaci, con studi sui pesci di fiume resi «codardi e nervosi».

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Nonostante i ripetuti allarmi sul danno ambientale dalla pillola, le amministrazioni di tutto il mondo – votate, in teoria, all’ecologia e alla Dea Gaia – continuano con programmi devastatori, come quello approvato lo scorso anno a Nuova York di distribuire ai topi della metropoli sostanze anticoncezionali. A ben guardare, non si trova un solo ambientalista a parlare di questa sconvolgente forma di inquinamento, ben più tremenda di quello delle auto a combustibile fossile.   Ad ogni modo, come Renovatio 21 ripeterà sempre, l’inquinamento più spiritualmente e materialmente distruttore è quello dei feti che con l’aborto chimico vengono espulsi nel water e spediti via sciacquone direttamente nelle fogne, dove verranno divorati da topi, pesci, insetti, anfibi e altri animali del sottosuolo.   Su questo non solo non si trovano ambientalisti a protestare: mancano, completamente, anche i cattolici.   Come riportato da Renovatio 21l’OMS poche ha aggiunto la pillola figlicida alla lista dei «medicinali essenziali». Il segretario della Salute USA Robert Kennedy jr. aveva promesso una «revisione completa» del farmaco di morte (gli sarebbe stato chiesto dallo stesso Trump) ma esso è stato approvato dall’ente regolatore FDA.

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Fauci ha avuto un ruolo in uno studio che ha trapiantato scalpi di feti abortiti su ratti

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Poche ore prima che il dottor Anthony Fauci compaia davanti a un’audizione del Senato presieduta dal senatore Rand Paul, l’attivista pro-vita David Daleiden ha usato i social media per evidenziare il collegamento tra l’ex responsabile COVID e un orribile studio sponsorizzato dalla sua agenzia NIH — il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) — in cui i crani di feti abortiti venivano innestati su ratti da laboratorio. Lo riporta LifeSiste.

 

«Il dottor Fauci ha trascritto nel suo diario un titolo di copertura che metteva in dubbio il suo ruolo in uno studio in cui venivano trapiantati scalpi di feti abortiti di 5 mesi su ratti da laboratorio», ha osservato il Daleiden, «eppure, 3 settimane prima, Fauci aveva giurato al Congresso che il suo NIAID aveva finanziato lo studio “con la supervisione e le linee guida appropriate”».

 

«Nello studio pubblicato si possono effettivamente vedere le fotografie di piccoli scalpi di neonati innestati sul dorso di ratti da laboratorio, sui quali crescono piccoli capelli», aveva detto Daleiden all’allora conduttore di Fox News Tucker Carlson nel 2021. «Quelli sarebbero stati i piccoli capelli che sarebbero cresciuti sulla testa di neonati… se non fossero stati uccisi con l’aborto e poi cuciti sui ratti da laboratorio per la sperimentazione».

 


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«Il dottor Anthony Fauci è pienamente responsabile di questo studio e di questa questione perché, in qualità di capo dell’ufficio NIAID, la decisione finale su come vengono spesi questi finanziamenti ricade su di lui», ha affermato Daleiden.

 

«Il fatto che usassero scalpi di bambini abortiti di 5 mesi significa che le teste di quei bambini dovevano probabilmente essere intatte per poter prelevare gli scalpi, il che indica che si trattava di aborti a nascita parziale, o addirittura di neonati nati vivi e integri», ha spiegato al suo ospite inorridito.

 

«Qualcuno nell’ufficio del dottor Fauci ha mai chiesto ai ricercatori dell’Università di Pittsburgo: “Come fate a procurarvi quei cuoio capelluto? Come fate a ottenere cuoio capelluto dalle teste intere dei feti con un aborto a nascita parziale?”» si è chiesto Daleiden.

 

Nel maggio 2021 il Center for Medical Progress (CMP) di Daleiden ha prodotto un video sconvolgente che mostrava l’Università di Pittsburgo come un importante centro per il traffico e la sperimentazione su organi e parti del corpo di feti abortiti. Il rapporto collegava i finanziamenti per le attività dell’università a un’ingente sovvenzione dell’ufficio del NIAID, presso i National Institutes of Health (NIH), guidato dal guru statunitense del COVID-19, il dottor Anthony Fauci.

 

 

Dopo aver pubblicato un articolo sul National Catholic Register sui numerosi modi in cui i feti abortiti venivano utilizzati per la ricerca scientifica nelle principali università e ospedali degli Stati Uniti, l’autrice Stacy A. Trasancos ha twittato un riassunto delle sue agghiaccianti scoperte.

 

La Trasancos ha collegato la ricerca di Mengel a Fauci: «scalpi di feti abortiti innestati su topi. I loro organi trapiantati. Topi umanizzati sviluppati all’Università di Pittsburgo, il tutto per studiare il sistema immunitario. Supportato dal NIAID del Dr. Fauci. Pagato da noi».

 

La Trasancos è stata direttore esecutivo del St. Philip Institute of Catechesis and Evangelization del vescovo Joseph Strickland nella diocesi di Tyler, in Texas.

 

Monsignor  Strickland ha ritwittato il suo rapporto, dichiarando: «Questi sono crimini contro l’umanità che devono essere perseguiti. Il silenzio di fronte a queste atrocità non fa che accrescere il male. Svegliati America! Chiedi che tutto questo finisca SUBITO!»


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La ricerca è stata finanziata dai National Institutes of Health (NIH) e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), diretto dal dottor Anthony Fauci dal 1984.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre il NIH aveva confermato che non rinnoverà 17 progetti di ricerca sui «tessuti fetali umani» recentemente scoperti da un gruppo di controllo.

 

Come riportato da Renovatio 21, i progetti dell’era Biden includevano l’uso di tessuto fetale derivato da aborti e esperimenti per innestare tessuti fetali, come organi, nei topi.

 

Come riportato da Renovatio 21, appena insediatosi quattro anni fa Biden riaccese la produzione di topi umanizzati a scopo laboratoriale. L’amministrazione Biden revocò le restrizioni sull’uso del tessuto fetale per la ricerca medica, annullando le regole imposte nel 2019 dal presidente Trump. Le nuove regole consentivano agli scienziati di utilizzare tessuti derivati ​​da aborti volontari.

Le versioni «chirurgiche» dei topi umanizzati (cioè, dove la modifica non è ottenuta per via genetica con l’inserimento di codice genetico umano nei roditori) sono ottenute con il trapianto pezzi di bambino abortito dentro roditori, che poi vengono avviati agli esperimenti. La pressione di gruppi religiosi che chiedevano fossero usati solo tessuti da aborti spontanei fu respinta, in quanto questo tipo di aborti può avere anomalie genetiche, mentre l’aborto volontario in genere produce tessuti sanissimi di feti destinati ad essere bambini normali.

 

Fu trovato che per creare i topi umanizzati l’ente di regolazione del farmaco FDA aveva pagato 90 mila dollari per avere tessuti fetali «freschi, mai congelati».

 

Come noto, topi umanizzati sono alla base anche dell’esperimento gain of function avvenuto sul coronavirus SARS-CoV nel famigerato laboratorio di Wuhano, dove pure affluivano ampi fondi pubblici USA.

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