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Sentire cum Ecclesia: Come amare, oggi, una Chiesa che appare sfigurata?

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Al numero 352 e seguenti dei noti Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola troviamo le poco conosciute 18 «Regole per sentire nella Chiesa». Di cosa si tratta?

 

Iniziamo prima con la spiegazione del titolo: il verbo sentire indica l’utilizzo di facoltà sensitive, proprie dunque alla parte inferiore dell’anima umana (1) che non potrebbero attribuirsi ad una realtà come la Chiesa che non è di ordine fisico. Si tratta dunque di una evidente metafora: si attribuisce, cioè, alla Chiesa un comportamento analogo a quello di un corpo fisico per poter istituire una similitudine con un determinato comportamento umano.

 

Il problema da risolvere, nella mens del fondatore dei Gesuiti, era distinguere il comportamento dei cattolici da quello dei protestanti; a distanza di secoli, un problema simile si pone, e cioè quello di scongiurare un’attitudine di derivazione protestante che sfociò nel modernismo, per confluire poi in un attualissimo e contemporaneo carismatismo: il rapporto diretto e individuale tra l’uomo e Dio come fondamento della Fede, a discapito di ogni mediazione umana.

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Un sano concetto ed una relativa sana applicazione del sensus Ecclesiae potrà illuminare a nostro avviso il lettore cattolico per una corretta professione di Fede cattolica anche nelle attuali burrasche che sconvolgono la Chiesa stessa, senza che queste mettano in discussione il giusto modo di condurre una vita cristiana.

 

Leggiamo dunque qualcuna di queste gustose regole per distinguere il vero cattolico da quello contraffatto:

 

2° regola: lodare la confessione sacramentale e ricevere il Santissimo Sacramento una volta all’anno, e meglio ancora ogni mese, e molto meglio ogni settimana con le condizioni richieste e dovute;

 

3° regola: lodare l’uso di udir Messa frequentemente; parimenti lodare i canti, i salmi e le preghiere anche prolungate […];

 

6° regola: lodare le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi; lodare le stazioni liturgiche, i pellegrinaggi, le indulgenze, i giubilei, le crociate e l’uso di accendere le candele nelle chiese.

 

Tutto ciò a guisa di riassunto; il vero cattolico tridentino si rispecchierà in queste regole e si farà un vanto di approvare questi ed altri usi venerabili. Ma veniamo al punto centrale.

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La Chiesa come istituzione

È fuori dubbio, e non è qui il luogo per dimostrarlo, che Nostro Signore abbia inteso far proseguire l’opera della salvezza del mondo, da lui iniziata con la Redenzione sulla croce, attraverso l’istituzione di un corpo sociale che garantisse la continuità della predicazione del Vangelo e dell’amministrazione dei sacramenti, fonti della grazia: ci si potrebbe accontentare del capitolo 16 del Vangelo secondo san Matteo (2), ma vi aggiungeremo la tesi eterodossa n° 52 condannata dal decreto Lamentabili del Sant’Uffizio all’epoca di papa San Pio X, pubblicato il 3 luglio 1907: «Fu alieno dalla mente di Cristo di istituire la Chiesa come società che dovesse durare sulla terra per lunga serie di anni; anzi nel pensiero di Cristo il Regno dei Cieli era sul punto di venire con la fine del mondo». (3)

 

La fondazione della Chiesa su Pietro va intesa come riferita ad una istituzione e non ad un singolo: morto Pietro, altrimenti, non ci sarebbe comunque stata continuità e dunque ci si sarebbe ritrovati al punto di partenza; la storia della Chiesa mostra al contrario come la serie ininterrotta di papi sia l’applicazione perfetta della volontà del Cristo di perpetuare la sua opera.

 

Ma l’autorità del capo visibile della Chiesa (il papa) diventa allora fondamentale e centrale, diremo essenziale ad essa; la struttura che ne consegue (la potestà di giurisdizione che ad essa compete, i gradini della relativa gerarchia, le nomine e le relative successioni, le divisioni territoriali, perfino i tribunali) è parte integrante della realtà composita che costituisce il Regno di Dio sulla terra: non un regno evanescente, spirituale e mistico, ma un Regno ben concreto, fatto di uomini (dunque, per definizione, anche di peccatori) e visibile in tutte le sue manifestazioni, benché vivificato al suo interno dalla grazia che è chiamato a trasmettere con i sacramenti: una realtà, cioè, divina ed umana allo stesso tempo e sotto diversi rapporti.

 

È così che va capita la Chiesa, pena l’incomprensione di tanti aspetti della sua storia e della sua intima costituzione; è ciò che brillantemente auspica il Santo degli Esercizi nell’esordio delle regole già sopra citate, e che apre questo interessante sguardo sul vero fondamento dell’essere cattolici in tutti i tempi:

 

1° regola: deposto ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l’animo apparecchiato e pronto ad obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la santa Chiesa gerarchica, nostra madre.

 

Struttura, autorità, capi e sudditi, obbedienza, superiori, regole, leggi, tribunali, ordini e decreti, processi e testimonianze, giuramenti e voti, diritto canonico e decretali: ciò che farebbe inorridire ancora oggi Martin Lutero (e abitualmente indispone papa Francesco), il cattolico deve amarlo: la bellezza del Vangelo e le stupende e semplici pagine che raccontano i miracoli di Gesù, aprono la strada all’altrettanto bella e lunghissima pagina della continuazione di questo eterno Vangelo: la Storia della Chiesa. Gerarchica.

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Elementi del sensus Ecclesiae e crisi odierna

Diciamo allora che avere il senso della Chiesa significa agire da cristiani con gli scopi, i metodi, le abitudini della Chiesa.

 

Prima di tutto, la Chiesa insegna ad obbedire ai pastori: non c’è vita ecclesiastica, e dunque cattolica, al di fuori di un certo esercizio della virtù di obbedienza; l’auctoritas che, come abbiamo visto, è alla base dell’istituzione di Nostro Signore, lo postula necessariamente. Aggiungiamo però che l’amore per la Tradizione consegue direttamente a ciò, se si intende per Tradizione la trasmissione della verità immutabile della Fede, la quale a sua volta trova il suo criterio nell’esercizio del magistero ecclesiastico, ugualmente voluto da Gesù Cristo: la cattedra di Pietro (e quindi quelle dei vescovi) sono il diretto, giuridico risultato del comando del Divin Maestro: «Andate, insegnate a tutte le genti» (4).

 

Rifuggendo poi ogni desiderio di approccio carismatico alla Fede (5) (necessario all’inizio della predicazione cristiana, ma non più dopo il suo consolidamento), il fedele cattolico ama ricorrere a quella stessa autorità come guida indiscussa.

 

Che dire però della situazione di crisi in cui versa oggi la Chiesa dopo il Vaticano II?

 

Il discorso fin qui svolto parrebbe arrivato ad un punto morto: è proprio l’autorità ad essere in discussione nella crisi conciliare; la rinuncia da parte della gerarchia della Chiesa di insegnare con autorità per imporre una dottrina da doversi credere da tutti i fedeli è proprio uno dei criteri per rifiutare il nuovo pseudo-magistero proveniente dai pastori modernisti (6). Crollerebbe dunque tutto l’impianto del sensus Ecclesiae per il fatto che la Chiesa stessa vada in crisi o, peggio ancora, tale sensus condurrebbe invece, per attaccamento alla struttura giuridica che abbiamo finora magnificato, ad abbracciare l’errore assieme all’errante? In nessun modo.

 

Prima di tutto dobbiamo dissipare un facile errore: la crisi odierna del dopo Vaticano II ha effettivamente luogo nella Chiesa, ma non appartiene ad essa in quanto tale, bensì ne intacca solo i suoi aspetti accidentali (7) ed è da ascrivere alla parte umana e volontaria di essa: i suoi membri e capi come persone singole professanti idee divergenti dalla autentica dottrina che sarebbero invece chiamati a predicare.

 

Non solo dunque non è la Chiesa in se stessa ad essere in crisi, ma bisogna al contrario affermare che proprio essa, perché divinamente istituita, ha in sé i principi per contrastare gli elementi malati che ne turbano il funzionamento. Tali principi sono in principalmente la Verità divina, immutabile, insegnata dai successori di Pietro da tutti i secoli, che la rende infallibile in docendo, cioè nell’insegnamento perenne e tradizionale; inoltre, il sensus fidei, cioè il sentire cattolico che è l’eco ricevuto dai fedeli dell’insegnamento di sempre della Chiesa, e che la rende dunque infallibile in discendo (8).

 

Questo sensus fidei non è, certo, causa dell’infallibilità di una dottrina ma il segno, il criterio per discernere quale dottrina sia stata insegnata come autentica e quale no. Vogliamo dire con questo che qualunque fedele, fosse anche il meno preparato teologicamente, è in grado di professare la vera Fede a patto di attenersi a ciò che «ovunque, sempre e da tutti è stato creduto» (9) (criterio dunque oggettivo, e non soggettivo della professione di Fede).

 

Questo metaforico «sentire» della fede, se correttamente inteso, porta come conseguenza il relativo «sentire» con la Chiesa, la quale non è un qualcosa di estraneo al fedele cattolico ma l’istituzione di cui egli fa parte e che gli garantisce la fede stessa, la grazia, i sacramenti. Ora, chi ama la Chiesa, deve poterla amare anche se ferita, attaccata, insidiata: l’odierna crisi, perciò, non può e non deve condurre alla sfiducia nell’istituzione ecclesiastica ma, ben al contrario, ad amarla maggiormente ed anzi a combattere per vederla risorgere. Ma come?

 

I rimedi

Non bisogna cercare lontano: gli elementi per la guarigione della Chiesa sono presenti in essa stessa, come dicevamo più sopra; è esattamente ripartendo da essi, ed in particolar modo dal sacerdozio e dai sacramenti, utilizzati in un contesto gerarchico, che si riproduce il più fedelmente possibile la vita stessa della Chiesa.

 

È quanto ha inteso fare ed ha fatto, a nostro avviso, Monsignor Marcel Lefebvre, la cui opera principale non sono stati i suoi discorsi o omelie anticonciliari, né la sua celebre dichiarazione del 1974, né in generale le tante (ed illuminate) parole di verità che ha proferito nel corso dei suoi anni di episcopato.

 

L’opera principale è stata senza dubbio la fondazione della Fraternità San Pio X, cioè di una istituzione, come ne sono esistite tante nel corso dei secoli, per condurre gerarchicamente la vita cristiana attraverso il conferimento del sacerdozio tradizionale fondato su un’autentica preparazione dottrinale data nei seminari della società. Il prelato cercò ed ottenne, per questo, l’approvazione dell’autorità diocesana, condizione per lui essenziale per l’inizio di un’opera di Chiesa (10); lo stesso prelato, di fronte al crescente stato di necessità spirituale delle anime a causa del dilagare del modernismo della Chiesa non ha esitato a dare continuità alla sua opera con la consacrazione di quattro vescovi, a cui scrisse, peraltro, chiedendo loro di accettare il conferimento di questa consacrazione: «Vi conferirò questa grazia fiducioso che quanto prima la Sede di Pietro sarà occupata da un successore di Pietro perfettamente cattolico nelle cui mani potrete deporre la grazia del vostro episcopato perché la confermi»(11).

 

Perché non limitarsi ad ordinare dei sacerdoti e dei vescovi in ordine sparso, nel corso degli anni e magari in numero maggiore? Non hanno bisogno, forse, i fedeli, unicamente dei sacramenti e della Messa? Perché, diciamo, «complicarsi la vita» istituendo dei distretti, delle comunità con dei superiori, con gli immancabili problemi di obbedienza che ciò comporta, e così via?

 

Esattamente perché così facendo si riproduce, in piccolo, ciò che Nostro Signore ha voluto per l’intera Chiesa: la gerarchia e l’autorità sono garanzia di continuità ed affidabilità di un’opera, e questo a dire il vero è semplicemente fondato sulla natura umana, i cui membri, per ottenere un qualsiasi scopo a lungo termine, si riuniscono in società ordinate (12).

 

Pensiamo di poter dire che il vero sensus Ecclesiae, accompagnato senz’altro dalla vera professione di fede, si possiede però soltanto quando ci si comporta nella Chiesa come la Chiesa fa abitualmente. Non basta, cioè, combattere il modernismo a parole, o con il solo scritto (oggi diremmo piuttosto: con un video su Youtube, con un post su Facebook…), o con l’opera sparsa del singolo sacerdote che, in nome di se stesso, difende più o meno bene la fede cattolica. Di questo, il mondo della Tradizione intesa in senso ampio è pieno, ma nella stragrande maggioranza dei casi queste realtà sparse per il mondo o per il web sono senza alcuna credibilità né continuità possibile.

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Conclusione

Un grande rischio del mondo cattolico tradizionalista oggi è quello di pensare che, a causa della crisi, si può agire come si vuole. Per riassumere, potremmo dire che piuttosto si è autorizzati a fare come si può per riprodurre, appunto, la vita della Chiesa ricercando in tutto il suo scopo principale che è la salvezza delle anime. Questo scopo si raggiunge tramite la riscoperta del sacerdozio cattolico essenzialmente gerarchico che è il fulcro dell’istituzione di Nostro Signore, e perché senza il sacerdozio non ci sono né sacramenti, né predicazione, né direzione delle anime.

 

Amare il sacerdozio, poi, vuol dire amare la vocazione e le vocazioni, ed avere a cuore il fiorire di esse tramite la buona educazione cristiana data nelle famiglie, nelle scuole, nelle opere della gioventù.

 

Il vero ed autentico senso della Chiesa sarà allora vivificato da questo amore per lo scopo che Nostro Signore ha perseguito su questa terra preparandoci il Regno di Dio definitivo nell’aldilà.

 

Don Gabriele D’Avino

 

NOTE

1) Aristotele, De Anima, Libro II.

2) Ove si legge il celebre: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», al v. 18.

3) S’intende dunque che la proposizione cattolica corretta è la contraddittoria della tesi condannata: il Cristo intese proprio fondare, con la Chiesa, una società duratura.

4) Mt 28, 19.

5) Chiamiamo approccio carismatico alla Fede ogni tentativo di fondare l’assenso del proprio intelletto alle verità cristiane unicamente sui fenomeni straordinari, sulle apparizioni e rivelazioni private anche approvate, sulla fiducia illimitata data a tale o tale altra personalità ecclesiastica, fosse anche un santo, in quanto individuo e non in quanto espressione di un corpo sociale.

6) Si vedano a questo proposito le conclusioni sulla natura magisteriale dei documenti del concilio e post-concilio tratte da don Jean-Michel Gleize FSSPX, nel libro Vaticano II, un dibattito aperto, ed. Ichtys 2013, pag 196 n° 18.

7) Come è stato ben spiegato nella prefazione a firma di don Pierpaolo Maria Petrucci al libro di don Matthias Gaudron FSSPX Catechismo della crisi nella Chiesa, ed. Ichtys, pag. 3.

8) Melchior Cano, De locis theologicis, libro IV, c. 3 (117). «Si quidquam est nunc in Ecclesia communi fidelium consensione probatum, quod tamen humana potestas efficere non potuit, id ex apostolorum traditione necessario derivatum est».

9) Vincenzo da Lerino, Commonitorium II, 5.

10) Salvo poi farne sacrificio allorché, per motivi manifestamente ingiusti e direttamente contrari alla professione di fede, questa approvazione gli fu tolta: si veda per questo il n° 113 del 2020 di questa rivista, in cui viene affrontato il tema delle condanne subite dalla FSSPX da parte della Santa Sede.

11) Mons. Marcel Lefebvre, Lettera ai futuri vescovi, 28 agosto 1987.

12) Aristotele, Politica, Libro I.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine: Pietro Paolo Rubens (1577 – 1640), Sant’Ignazio di Loyola (circa 1620 – 1622), Norton Simon Museum, Pasadena, California.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Gender

Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.   Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».   Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».

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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.   Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.   Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.   Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.   Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.   Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).   Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.   Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.   Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».  

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Spirito

Ordine e disordine

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Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.

 

Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.

 

Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.

 

Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).

 

In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.

 

L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.

 

A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.

 

Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.

 

Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».

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Il profondo danno causato dal disordine

Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.

 

Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.

 

A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.

 

Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?

Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.

 

Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.

 

Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.

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Ordine di apprendimento

Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.

 

In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.

 

In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.

 

Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.

 

In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.

 

Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.

 

PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.

 

Padre Philippe Pazat, FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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 Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.

Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0

 

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Spirito

Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas

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Dal 30 luglio al 2 agosto 2026, il Priorato di Dickinson ha ospitato mons. Marc Hanappier per diverse cerimonie eccezionali: il cinquantesimo anniversario della parrocchia Queen of Angels, la consacrazione della chiesa e l’amministrazione del Sacramento della Cresima.   Il momento culminante di questi giorni è stata la consacrazione della chiesa, sabato 1 agosto.  

Una chiesa consacrata a Dio

Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe.   Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.

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Cinquant’anni di vita parrocchiale

La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa.   Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale.   Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio!  
Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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