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Spazio

C’è qualcosa di molto insolito nelle aurore di Giove

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C’è qualcosa di molto insolito nelle aurore di Giove.

 

La NASA ha pubblicato nuove spettacolari immagini di aurore boreali su Giove, più grandi e centinaia di volte più luminose, delle aurore boreali del nostro pianeta.
Le immagini sono state catturate dal telescopio spaziale James Webb della NASA, utilizzando i suoi potenti strumenti a infrarossi. E i risultati – pubblicati in un nuovo studio sulla rivista Nature Communications – stanno già fornendo agli astronomi nuovi e sorprendenti dettagli sull’atmosfera del pianeta gassoso.

 

«Sono rimasto sbalordito!», ha dichiarato in un comunicato stampa Jonathan Nichols, astronomo dell’Università di Leicester nel Regno Unito e autore principale dello studio. «Volevamo osservare la velocità di cambiamento delle aurore boreali, aspettandoci che si attenuassero e svanissero lentamente, magari nell’arco di un quarto d’ora. Invece, abbiamo osservato l’intera regione aurorale scintillare e brillare intensamente, con intensità che variavano a volte di secondo in secondo».

 

Sulla Terra le aurore boreali si formano quando particelle cariche elettricamente provenienti dal Sole, ad alta energia, bombardano l’atmosfera in prossimità dei poli magnetici. Questo «eccita» o riscalda le molecole di gas presenti nell’aria, facendole brillare in quelle eteree tende rosse, verdi e viola che conosciamo come aurore boreali, scrive Futurism.

 

Questo effetto è ancora più intenso su Giove, grazie all’influenza della magnetosfera. Con un diametro circa 15 volte superiore a quello del Sole e un campo magnetico circa 20.000 volte più forte di quello terrestre, è considerata la struttura più grande del sistema solare.

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Grazie a una potenza così straordinaria, la magnetosfera di Giove attrae e intrappola senza sforzo particelle cariche non solo dal Sole, ma anche dalla sua luna vulcanica Io. Le frequenti eruzioni di Io proiettano particelle nello spazio, dove vengono accelerate a velocità vertiginose dal campo magnetico del pianeta, prima di schiantarsi nella sua atmosfera. Lì, si combinano con le particelle solari creando un’enorme luminescenza sopra il pianeta.

 

Queste interazioni energetiche producono emissioni elettromagnetiche, tra cui la luce che vediamo. Dopo aver fotografato le aurore di Giove con lo strumento Near-Infrared Camera del telescopio James Webb, Nichols e il suo team hanno scoperto che l’emissione del catione triidrogeno, uno degli ioni più abbondanti nell’universo, è molto più variabile di quanto si credesse in precedenza, il che potrebbe cambiare la nostra comprensione di come l’atmosfera superiore del pianeta si riscalda e si raffredda.

 

Inoltre, il team ha ripreso simultaneamente le aurore boreali con il telescopio spaziale Hubble della NASA, rivelando qualcosa di ancora più enigmatico. «Stranamente, la luce più brillante osservata da Webb non ha avuto un vero corrispettivo nelle immagini di Hubble» – ha spiegato il Nicholas – «questo ci ha lasciati perplessi. Per causare la combinazione di luminosità osservata sia da Webb che da Hubble, è necessaria una combinazione di elevate quantità di particelle a bassissima energia che colpiscono l’atmosfera, cosa che prima si riteneva impossibile. Non capiamo ancora come ciò avvenga».

 

Queste nuove osservazioni aprono quindi una finestra inedita sui complessi meccanismi che governano l’atmosfera di Giove e le sue spettacolari aurore. Grazie alla combinazione dei dati del James Webb e del telescopio Hubble, gli astronomi stanno iniziando a ricostruire un quadro molto più dinamico e imprevedibile di quanto immaginato finora. Tuttavia, molti interrogativi restano aperti: proprio questi misteri rendono Giove uno dei laboratori naturali più affascinanti del sistema solare, destinato a continuare a sorprendere la comunità scientifica nei prossimi anni.

 

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Geopolitica

Elon Musk impedisce all’Ucraina di utilizzare Starlink per attacchi in profondità in Russia

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Elon Musk ha negato all’Ucraina l’autorizzazione a impiegare il proprio servizio satellitare Starlink per pilotare attacchi di droni in profondità nel territorio russo. Lo riporta The Atlantic, che fa riferimento a due strette fonti vicine all’ex ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov, licenziato il mese scorso tra polemiche e sospetti.   La testata statunitense, di proprietà della vedova di Steve Jobs, riferisce che Fedorov, esperto di tecnologie e sostenitore della guerra basata sui droni, destituito dal suo incarico il mese scorso, starebbe tentando attraverso canali non ufficiali di persuadere Musk, senza però ottenere finora alcun via libera.   «Al momento non è stata presa alcuna decisione positiva», ha dichiarato un alleato di Fedorov. «Elon continua a ripetere che è ora di raggiungere un accordo», ha aggiunto la fonte.   In precedenza The Atlantic aveva già scritto che, durante la sua visita negli Stati Uniti il mese scorso, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva chiesto a Donald Trump di intervenire presso il suo stretto alleato Musk, ma Trump aveva evitato di impegnarsi.   Poco dopo l’inizio del conflitto con la Russia nel febbraio 2022, Musk aveva donato decine di migliaia di terminali Starlink all’Ucraina. Ben presto, però, era entrato in contrasto con le autorità di Kiev, invitandole a concentrarsi su un accordo di pace tra Mosca e l’Ucraina e mettendo ripetutamente in guardia sul rischio che lo scontro potesse degenerare nella «Terza Guerra Mondiale».

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Nel 2023 l’imprenditore aveva confermato le voci secondo cui aveva rifiutato la richiesta ucraina di utilizzare Starlink per colpire la Flotta russa del Mar Nero e le basi navali in Crimea. «Se avessi accettato la loro richiesta, SpaceX sarebbe stata esplicitamente complice di un grave atto di guerra e di escalation del conflitto», aveva dichiarato all’epoca.   La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato il mese scorso che Musk dovrebbe spegnere completamente Starlink in Ucraina se davvero intendesse «smettere di far morire la gente».   Secondo quanto riportato, la posizione di Musk costituisce un secondo serio contraccolpo per la diplomazia ucraina, dopo che Trump ha ritirato la precedente promessa di concedere a Kiev una licenza per produrre missili di difesa aerea Patriot e ha respinto la richiesta di ulteriori intercettori. Zelens’kyj e le forze armate ucraine hanno dichiarato questa settimana che il Paese fatica a contrastare gli attacchi russi su Kiev e altre città.   La decisione improvvisa di Zelens’kyj di destituire Fedorov ha provocato proteste di piazza in tutta l’Ucraina, con manifestanti e diversi attivisti di rilievo che ne chiedevano il reintegro. Zelens’kyj ha risposto all’indignazione pubblica licenziando il comandante in capo, il generale Aleksandr Syrsky, con il quale Fedorov avrebbe avuto divergenze su priorità e scelte tattiche.   Il sistema satellitare Starlink è stato protagonista della guerra ucraina sin dal principio.   Durante il conflitto Musk «spense» l’accesso a Starlink delle forze ucraine in vista di un attacco alla marina russa in Crimea che potrebbe aver scatenato, a suo dire, la Terza Guerra Mondiale. Kiev di contro lo apostrofò come «malvagio».   A marzo 2025 Musk ha dichiarato che l’esercito ucraino dipende completamente da Starlink e disattivarlo significherebbe il collasso di «tutta la linea del fronte», ha affermato Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX.   «Tutta la loro prima linea crollerebbe se la spegnessi», ha scritto, sostenendo che il conflitto tra Russia e Ucraina è diventato una situazione di stallo e che la pace deve essere raggiunta ora. «Quello che mi disgusta sono anni di massacri in una situazione di stallo che l’Ucraina perderà inevitabilmente. Chiunque ci tenga davvero, pensi davvero e capisca davvero vuole che il tritacarne si fermi».   Come riportato da Renovatio 21, sempre ad inizio 2025 la nuova amministrazione Trump appena insediata aveva minacciato Kiev di chiudere l’accesso a Starlink.  

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Spazio

Razzo SpaceX si schianta sulla Luna

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Secondo gli scienziati che ne hanno seguito la traiettoria, uno stadio dismesso del razzo Falcon 9 di SpaceX si sarebbe schiantato sulla Luna mercoledì, dopo aver errato nello spazio per più di un anno.

 

I ricercatori avevano previsto che lo stadio superiore, del peso di quattro tonnellate, avrebbe colpito la superficie lunare vicino al cratere Einstein a circa 8.700 km/h, generando un nuovo cratere. La collisione era attesa intorno alle 06:35 Ora Media di Greenwich, anche se la conferma ufficiale resta ancora in sospeso.

 

Gli astronomi speravano di osservare un lampo e una colonna di polvere lunare dalla Terra, ma non è stato segnalato immediatamente alcun avvistamento netto. Si prevede che il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA e la sonda sudcoreana Danuri riprenderanno il sito dell’impatto, sebbene l’elaborazione delle immagini possa richiedere diversi giorni.

 

«Non c’è alcun pericolo per la Terra», ha dichiarato il portavoce della NASA Jimi Russell, precisando che l’agenzia manterrà sotto osservazione il sito per finalità scientifiche.

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Il razzo, lanciato nel gennaio 2025, trasportava i moduli lunari statunitensi Blue Ghost e giapponesi Resilience. Il suo primo stadio riutilizzabile è rientrato sulla Terra, mentre il secondo stadio è rimasto nello spazio dopo aver spinto la navicella verso la Luna.

 

SpaceX ha dichiarato che lo stadio era stato inizialmente collocato su una traiettoria ritenuta sicura secondo le normative allora in vigore. Una combinazione di attività solare e forze gravitazionali lo ha successivamente indirizzato verso la superficie lunare.

 

I ricercatori prevedono che l’impatto fornirà dati utili sulla formazione di crateri e pennacchi di polvere. Potrebbe inoltre aiutare gli scienziati a perfezionare i metodi per localizzare gli impatti lunari e valutare i rischi posti dai detriti artificiali, man mano che un numero crescente di missioni e infrastrutture si sposta nello spazio tra la Terra e la Luna.

 

Sebbene la Luna venga regolarmente colpita da meteoroidi naturali, le collisioni con oggetti artificiali risultano assai meno frequenti. La NASA, durante l’era Apollo, aveva intenzionalmente fatto schiantare stadi di razzi sulla superficie lunare per raccogliere dati sismici.

 

Gli esperti hanno messo in guardia sul fatto che gli impatti imprevisti potrebbero assumere maggiore rilevanza qualora sulla Luna e nella sua orbita venissero realizzate basi permanenti, satelliti e altre infrastrutture.

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Come riportato da Renovatio 21, la a minaccia di una guerra lunare negli anni 2030 sta pingendo la NASA – ed Elon Musk – a una corsa contro il tempo per costruire una base sulla Luna.

Come riportato da Renovatio 21, a febbraio Musk aveva dichiarato di voler dare priorità alla costruzione di una «città autosufficiente» sulla Luna, ponendo temporaneamente in secondo piano il suo storico obiettivo di colonizzare Marte.

 

Attualmente le principali potenze mondiali intensificano gli sforzi per stabilire una presenza permanente sulla Luna. Cina e Russia stanno collaborando allo sviluppo di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), mentre Mosca prevede di realizzare entro il 2036 un impianto a propulsione nucleare per sostenere la base. In reazione l’amministrazione Trump accelera la costruzione del reattore nucleare lunare.

 

Lo scorso aprile durante una presentazione tenutasi nel fine settimana al Giga Texas, Musk ha svelato il Progetto TERAFAB, un piano per trasferire sulla superficie lunare l’infrastruttura di Intelligenza Artificiale più energivora del mondo.

 

L’ultima visione di Musk prevede di superare i limiti energetici della Terra costruendo sulla Luna dei mass driver, cioè delle rampe di lancio elettromagnetiche per facilitare questa infrastruttura AI su vasta scala.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche gli scienziati cinesi lavorano su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.

 

 

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Razzo SpaceX ormai esaurito si schianterà sulla Luna

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Si prevede che lo stadio superiore esaurito del razzo SpaceX Falcon 9 si schianti sulla Luna vicino al cratere Einstein nelle prime ore di mercoledì mattina, producendo potenzialmente la prima colonna d’impatto osservata dalla Terra sul lato illuminato dal sole della superficie lunare.   William Jo, dottorando presso la Cockrell School of Engineering dell’Università del Texas a Austin, e cinque coautori hanno pubblicato su arXiv una bozza preliminare che descrive in dettaglio l’impatto lunare previsto dello stadio superiore del razzo ormai esaurito.   Utilizzando una simulazione fisica ad alta risoluzione, i ricercatori hanno modellato cosa potrebbe accadere quando circa 3.900 chilogrammi di componenti cavi di un razzo si schiantano sulla superficie lunare:

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Il 5 agosto alle 06:34 UTC, lo stadio superiore del Falcon 9 (circa 3.900 kg) colpirà la superficie lunare a una velocità di 2,43 km/s, generando una colonna di detriti potenzialmente visibile.   Secondo uno studio sulla dinamica d’impatto prevista e sul conseguente campo di detriti potenzialmente osservabile, il pennacchio di detriti dovrebbe raggiungere un’altitudine di circa 15-20 km per la cortina di ejecta e di 75-100 km per la punta centrale di ejecta, estendersi lateralmente per 183 km dal punto d’impatto vicino al bordo illuminato dal sole e produrre una densità colonnare di polvere di picco al di sopra dei 10 km di altitudine.   I ricercatori sperano che la collisione imprevista della prossima settimana possa fornire informazioni sulla geologia lunare e sui rischi posti dai razzi abbandonati, mentre Stati Uniti, Cina e aziende private pianificano future basi lunari.   Come riportato da Renovatio 21, la a minaccia di una guerra lunare negli anni 2030 sta pingendo la NASA – ed Elon Musk – a una corsa contro il tempo per costruire una base sulla Luna.

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Come riportato da Renovatio 21, a febbraio Musk aveva dichiarato di voler dare priorità alla costruzione di una «città autosufficiente» sulla Luna, ponendo temporaneamente in secondo piano il suo storico obiettivo di colonizzare Marte.   Attualmente le principali potenze mondiali intensificano gli sforzi per stabilire una presenza permanente sulla Luna. Cina e Russia stanno collaborando allo sviluppo di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), mentre Mosca prevede di realizzare entro il 2036 un impianto a propulsione nucleare per sostenere la base. In reazione l’amministrazione Trump accelera la costruzione del reattore nucleare lunare.   Come riportato da Renovatio 21, scienziati cinesi lavorano su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.

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Come riportato da Renovatio 21, uno studio condotto da un team italiano suggerisce che la possibile esistenza di una grande grotta sul fondo di un profondo cratere sulla Luna potrebbe proteggere gli esseri umani dai rischi ambientali durante le spedizioni più lunghe. Alcuni di questi dati suggeriscono che la fossa Mare Tranquillitatis («Mare della Tranquillità») potrebbe ospitare una potenziale base per future esplorazioni del satellite naturale della Terra.   La Luna è territorio di sperimentazioni avanzate e di conquista. Come riportato da Renovatio 21, alcuni ricercatori dell’Istituto di Ingegneria dei Materiali di Ningbo (NIMTE) dell’Accademia cinese delle scienze, insieme a collaboratori del Laboratorio Materiale del Lago Songshan, dell’Università di Nanchino e dell’Istituto di Tecnologia di Harbin, hanno condotto esperimenti sul suolo della Luna – la cosiddetta regolite – che dimostra che da esso è possibile estrarre l’acqua.   Due anni fa gli USA hanno iniziato a parlare di basi militari sulla Luna. La nuova frontiera della geopolitica, da alcuni detta «astropolitica», è alla porte, così come lo è lo spettro della guerra spaziale.   Gli esseri umani non mettono piede sulla Luna dalla missione Apollo 17 della NASA nel 1972.  

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