Spazio
Gli scienziati individuano una struttura a spirale ai margini del sistema solare
Tradizionalmente si pensa che la nube di Oort sia un vasto guscio di migliaia di miliardi di oggetti ghiacciati che racchiude il nostro sistema solare, fungendo da confine finale tra noi e le oscure distese dello spazio interstellare. Tuttavia non si tratta di una massa omogenea. In realtà, gli astronomi non hanno ancora un quadro completo del suo aspetto e stanno solo iniziando a intravedere quanto complessa possa essere la sua composizione.
In un nuovo studio su The Astrophysical Journal, un team di ricercatori del Southwest Research Institute in Colorado afferma di aver scoperto un interessante aspetto dell’interno della nube di Oort che può cambiare il modo in cui ne vediamo la forma complessiva: una struttura a spirale simile ai bracci a spirale della nostra galassia.
A una distanza eliocentrica compresa tra 10.000 e 100.000 unità astronomiche – ogni unità è pari alla distanza tra il Sole e la Terra – la nube di Oort è incredibilmente vasta e totalmente irraggiungibile. La luce solare è scarsa e osservare la nube è quasi proibitivo da tale distanza.
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Questa lontananza implica anche che l’attrazione gravitazionale del Sole sia relativamente debole. Gli astronomi ritengono invece che il suo incalcolabile numero di oggetti sia in gran parte governato da quella che viene definita la «marea galattica»: l’attrazione gravitazionale di oggetti massicci come i buchi neri al centro della nostra galassia, che si muove e si espande mentre il nostro sistema solare si muove lentamente attraverso la Via Lattea.
È proprio questo l’obiettivo dei ricercatori: gli effetti della marea galattica. Per farlo, hanno osservato comete di lungo periodo che hanno origine dalla nube di Oort e si riversano all’interno del sistema solare dopo essere state spostate dalla marea galattica, offrendo un raro barlume di luce sui fenomeni della nube. Secondo le teorie dei ricercatori, alcune delle comete provengono da una regione più densa nota come nube di Oort «interna», che è stata a lungo raffigurata come un disco piatto protetto all’interno del guscio sferico della nube più grande.
Inserendo i dati di queste comete e di altre osservazioni in un modello avanzato del supercomputer Pleiades della NASA, gli scienziati hanno trovato prove che l’immagine del «disco piatto» potrebbe essere obsoleta. È più probabile che si tratti di un disco «leggermente deformato» di circa 15.000 untà astronomiche (UA, metrica basata sulla distanza media tra la Terra e il Sole corrispondente a 149.597.870,7 chilometri) di diametro.
«Il disco, visto da lontano, apparirebbe come una struttura a spirale con due bracci intrecciati», hanno scritto gli autori. Questi «bracci» ricordano le strutture allungate di una galassia a spirale, come la nostra Via Lattea.
In una scala temporale «paragonabile all’età del sistema solare» – che sarebbe di 4,6 miliardi di anni – i ricercatori ritengono che i bracci a spirale si siano formati quando dei «piccoli corpi» sono stati spinti fuori dall’interno del sistema dai pianeti a circa 1.000-10.000 UA, dove si sarebbero «evoluti orbitalmente grazie alla marea galattica». Ciò suggerisce che la struttura a spirale sia presente praticamente fin dall’inizio del nostro sistema, mantenendo la sua forma per tutto il tempo.
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Spazio
Razzo SpaceX si schianta sulla Luna
Secondo gli scienziati che ne hanno seguito la traiettoria, uno stadio dismesso del razzo Falcon 9 di SpaceX si sarebbe schiantato sulla Luna mercoledì, dopo aver errato nello spazio per più di un anno.
I ricercatori avevano previsto che lo stadio superiore, del peso di quattro tonnellate, avrebbe colpito la superficie lunare vicino al cratere Einstein a circa 8.700 km/h, generando un nuovo cratere. La collisione era attesa intorno alle 06:35 Ora Media di Greenwich, anche se la conferma ufficiale resta ancora in sospeso.
Gli astronomi speravano di osservare un lampo e una colonna di polvere lunare dalla Terra, ma non è stato segnalato immediatamente alcun avvistamento netto. Si prevede che il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA e la sonda sudcoreana Danuri riprenderanno il sito dell’impatto, sebbene l’elaborazione delle immagini possa richiedere diversi giorni.
«Non c’è alcun pericolo per la Terra», ha dichiarato il portavoce della NASA Jimi Russell, precisando che l’agenzia manterrà sotto osservazione il sito per finalità scientifiche.
#BREAKING: 🇺🇸 SpaceX Falcon 9 stage smashed into the Moon near Einstein Crater at over 5000 mph!
[Video is AI simulation not real footage] #SpaceX #MoonImpact #Falcon9 https://t.co/v0P56RC2lO pic.twitter.com/KSs5tgpYOR
— Twilight (@TwilightDewy) August 6, 2026
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Il razzo, lanciato nel gennaio 2025, trasportava i moduli lunari statunitensi Blue Ghost e giapponesi Resilience. Il suo primo stadio riutilizzabile è rientrato sulla Terra, mentre il secondo stadio è rimasto nello spazio dopo aver spinto la navicella verso la Luna.
SpaceX ha dichiarato che lo stadio era stato inizialmente collocato su una traiettoria ritenuta sicura secondo le normative allora in vigore. Una combinazione di attività solare e forze gravitazionali lo ha successivamente indirizzato verso la superficie lunare.
I ricercatori prevedono che l’impatto fornirà dati utili sulla formazione di crateri e pennacchi di polvere. Potrebbe inoltre aiutare gli scienziati a perfezionare i metodi per localizzare gli impatti lunari e valutare i rischi posti dai detriti artificiali, man mano che un numero crescente di missioni e infrastrutture si sposta nello spazio tra la Terra e la Luna.
Sebbene la Luna venga regolarmente colpita da meteoroidi naturali, le collisioni con oggetti artificiali risultano assai meno frequenti. La NASA, durante l’era Apollo, aveva intenzionalmente fatto schiantare stadi di razzi sulla superficie lunare per raccogliere dati sismici.
Gli esperti hanno messo in guardia sul fatto che gli impatti imprevisti potrebbero assumere maggiore rilevanza qualora sulla Luna e nella sua orbita venissero realizzate basi permanenti, satelliti e altre infrastrutture.
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Come riportato da Renovatio 21, la a minaccia di una guerra lunare negli anni 2030 sta pingendo la NASA – ed Elon Musk – a una corsa contro il tempo per costruire una base sulla Luna.
Attualmente le principali potenze mondiali intensificano gli sforzi per stabilire una presenza permanente sulla Luna. Cina e Russia stanno collaborando allo sviluppo di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), mentre Mosca prevede di realizzare entro il 2036 un impianto a propulsione nucleare per sostenere la base. In reazione l’amministrazione Trump accelera la costruzione del reattore nucleare lunare.
Lo scorso aprile durante una presentazione tenutasi nel fine settimana al Giga Texas, Musk ha svelato il Progetto TERAFAB, un piano per trasferire sulla superficie lunare l’infrastruttura di Intelligenza Artificiale più energivora del mondo.
L’ultima visione di Musk prevede di superare i limiti energetici della Terra costruendo sulla Luna dei mass driver, cioè delle rampe di lancio elettromagnetiche per facilitare questa infrastruttura AI su vasta scala.
Come riportato da Renovatio 21, anche gli scienziati cinesi lavorano su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spazio
Razzo SpaceX ormai esaurito si schianterà sulla Luna
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