Persecuzioni
Cardinale concede segretamente al governo socialista spagnuolo il potere di riprogettare una basilica madrilena
Il cardinale madrileno José Cobo Cano avrebbe firmato un accordo segreto che permette al governo spagnolo di trasformare parti della basilica della Valle de los Caídos di Madrid per finalità politiche e ideologiche. Lo riporta il quotidiano spagnolo El Débate.
Secondo la testata, il 4 e 5 marzo 2025 il cardinale José Cobo Cano avrebbe sottoscritto un accordo riservato con il ministro Félix Bolaños sul futuro della Valle de los Caídos a Madrid, senza coinvolgere la comunità benedettina responsabile della basilica, la Conferenza Episcopale Spagnola né la Santa Sede.
«All’interno della Basilica, solo l’area occupata dall’altare e dai banchi adiacenti sarà conservata come spazio di culto», si legge nell’accordo recentemente rinvenuto. «Il resto degli spazi interni della basilica (il vestibolo, l’atrio, la navata non occupata e la cupola) non sono destinati al culto e possono essere oggetto di interventi artistici e museografici a scopo di reinterpretazione», inclusa la Cappella del Santissimo Sacramento.
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L’accordo sarebbe stato siglato un mese e mezzo prima che il governo spagnolo annunciasse il bando per la presentazione di idee per la «reinterpretazione» della basilica, smentendo così le dichiarazioni del cardinale, il quale aveva assicurato che il suo ruolo si sarebbe limitato a «accompagnare» il processo. I documenti sono stati resi pubblici il 20 gennaio 2026 da El Débate e sono diventati centrali nelle controversie legali legate al concorso di architettura indetto dal governo per la «riprogettazione» del sito.
La Valle de los Caídos è un vasto complesso monumentale eretto durante il regime di Francisco Franco, situato poco fuori Madrid. Concepito come memoriale della «pacificazione» successiva alla guerra civile spagnola, è da tempo considerato un simbolo del franchismo. Il complesso comprende una basilica scavata nella roccia e affidata ai benedettini, una croce monumentale e un cimitero che accoglie i resti dei soldati caduti di entrambi gli schieramenti del conflitto.
La basilica della Valle è basilica minore di diritto pontificio, come stabilito da Papa Giovanni XXIII nella Lettera Apostolica Salutiferae Crucis del 7 aprile 1960. In tale documento, il papa afferma che «ogni atto contrario sarà considerato nullo e invalido, qualora qualcuno, con qualsiasi autorità, consapevolmente o inconsapevolmente, tenti di agire in modo contrario a quanto stabilito».
La controversia sulla riprogettazione della Valle de los Caídos nasce dal tentativo del governo goscista spagnuolo di trasformare il sito in un centro museale, in linea con la «Legge sulla Memoria Democratica», riducendone di fatto il carattere sacro. Il progetto ha generato un ampio dibattito in Spagna, poiché rappresenta un’ingerenza statale in una basilica pontificia. La disputa ruota attorno alla difesa dell’inviolabilità della Chiesa, della libertà religiosa e del rispetto degli accordi con la Santa Sede – principi ritenuti minacciati dalle interferenze politiche e ideologiche all’interno dell’edificio sacro.
Le lettere di accordo sono emerse nel corso del procedimento di appello avviato dai benedettini contro il governo socialista di Pedro Sánchez. Il governo ha presentato i documenti come prova a sostegno della tesi che la Chiesa appoggiasse il piano di riassegnazione della funzione della basilica.
Tuttavia, la pubblicazione delle lettere pone sia il governo che l’arcidiocesi di Madrid in una posizione più scomoda: l’arcivescovo di Madrid non ha giurisdizione sulla chiesa della Valle, che, in quanto basilica minore, dipende direttamente dal Papa in virtù del suo status di diritto pontificio. Firmando l’accordo, Cobo Cano avrebbe fornito al governo spagnolo una copertura legale inesistente, creando l’apparenza di un’autorizzazione che non aveva il potere di concedere.
L’accordo è considerato problematico sia sul piano delle intese tra Chiesa e Stato spagnolo, sia dal punto di vista del diritto canonico. Dal primo aspetto, il documento viola il quadro giuridico stabilito dagli Accordi del 1979, che garantiscono l’autonomia della Chiesa nella gestione dei luoghi di culto e limitano l’ingerenza dello Stato nelle questioni ecclesiali. Dal secondo aspetto, l’accordo sarebbe anche canonicamente invalido, non solo perché la basilica è soggetta al diritto pontificio, ma anche perché una chiesa destinata al culto non può essere «frammentata» in aree sacre e profane all’interno dello stesso edificio (cfr. can. 1210 e 1214). Qualsiasi eventuale riduzione all’uso profano si applica all’intero edificio, non alle singole sezioni (can. 1222).
Nell’assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Spagnola del novembre 2025, i vescovi hanno dichiarato di non essere a conoscenza del contenuto dell’accordo e hanno invitato i giornalisti a rivolgersi direttamente al cardinale Cobo Cano. «Non abbiamo partecipato, nemmeno come spettatori silenziosi, e per qualsiasi informazione vogliate avere su questa vicenda, rivolgetevi direttamente al Cardinale Cobo», ha dichiarato il loro segretario generale e portavoce, il vescovo ausiliare di Toledo César García Magán.
Il portale cattolico in lingua spagnola InfoVaticana ha apertamente messo in dubbio l’idoneità del cardinale Cobo Cano a guidare l’arcidiocesi di Madrid, alla luce del suo ruolo nella gestione della Valle dei Caduti e del modo in cui ha esercitato l’autorità ecclesiastica negli ultimi anni.
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Il cardinale Cobo Cano è noto come un leader ecclesiastico progressista e modernista, una figura fedele all’era di Francesco, e descritto da diversi analisti come persino più «progressista» del defunto papa, scrive LifeSite. È conosciuto non solo per aver mostrato «obbedienza e sostegno» alla dichiarazione Fiducia Supplicans e per aver rimproverato i sacerdoti della sua diocesi che si opponevano al documento, ma anche per il suo forte impegno a favore della «trasformazione sinodale» della Chiesa spagnola.
Come i cardinali Matteo Zuppi e Jean-Marc Aveline, Cobo Cano è vicino alla Comunità di Sant’Egidio, orientata all’ecumenismo, e, come loro, sostiene che la perdita di influenza sociale della Chiesa rappresenti un’«opportunità» e che la Chiesa non debba essere vista come un «fornitore di servizi» per i sacramenti, ma come un luogo che «offre significato».
Cobo Cano è anche tra gli autori del controverso rapporto redatto dal Gruppo di Studio 4 del Sinodo sulla Sinodalità, istituito da Papa Francesco e incentrato sulla formazione sacerdotale. Il rapporto sostiene che si dovrebbe dare maggiore peso ai laici – in particolare alle donne – non solo nella formazione, ma anche nell’ammissione dei candidati agli Ordini Sacri.
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Immagine di Fotografías Archimadrid.es via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Persecuzioni
Israele chiude un villaggio cristiano terrorizzato da coloni ebrei
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Persecuzioni
Israele, cristiani attaccati 83 volte in tre mesi
Un’organizzazione ebraico-israeliana indipendente ha documentato 83 episodi di molestie, suddivisi in 76 casi, compiuti da ebrei religiosi ai danni di cristiani in Israele tra aprile e giugno di quest’anno. Lo riporta LifeSite.
Il Religious Freedom Data Center (RFDC) è un ente apolitico fondato nel giugno 2023 da cittadini ebrei israeliani e diretto da Yisca Harani, studiosa di cristianesimo ed educatrice interreligiosa.
I risultati confermano le ripetute proteste dei prelati cristiani della regione, come il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e documentano un aumento costante di tali casi, concentrati soprattutto nella Città Vecchia di Gerusalemme, che comprendono sia aggressioni fisiche sia forme aggressive di intimidazione.
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Secondo il rapporto trimestrale ufficiale della RFDC, gli sputamenti da parte di ebrei contro i cristiani sono rimasti la forma predominante di molestia, con 47 episodi, pari al 56% del totale. Altre categorie includono aggressioni verbali (8 episodi – 10%), comportamenti minacciosi (6 episodi – 7%), lancio di rifiuti in proprietà cristiane (5 episodi – 6%), danneggiamento di cartelli (6 episodi – 7%) e ulteriori aggressioni fisiche (4 episodi – 5%). Altri 7 atti sono descritti semplicemente come «altro», rappresentando il 9%.
A Gerusalemme sono stati registrati 68 incidenti, quasi l’89% del totale, di cui 46 all’interno della Città Vecchia. La Via del Patriarcato Armeno si è distinta come zona ad alto rischio con 18 incidenti. Sul Monte Sion si sono verificati 9 incidenti. Un numero inferiore di incidenti si è registrato a Gerusalemme Ovest e fuori dalla capitale, tra cui ad Haifa e in Galilea.
Uno dei casi più gravi si è verificato il 28 aprile, quando Yonah Schreiber, un colono ebreo di 36 anni, ha brutalmente aggredito una suora cattolica, correndole alle spalle e sbattendola a terra sul selciato, per poi tornare indietro e prenderla a calci. L’episodio è avvenuto sul Monte Sion, vicino al Cenacolo, dove Gesù Cristo celebrò l’Ultima Cena con i suoi apostoli e istituì la Santa Eucaristia.
Le immagini video hanno ripreso l’aggressione e la polizia ha sporto denuncia ufficiale.
Un altro episodio degno di nota, descritto come «violento» e «razzista» da diverse testate giornalistiche, si è verificato il 14 maggio, durante la Marcia delle Bandiere degli ebrei sionisti attraverso i quartieri musulmani e cristiani della Città Vecchia di Gerusalemme. I manifestanti hanno sputato in direzione della Chiesa del Pretorio e di una statua della Vergine Maria sulla Via Dolorosa e in Via San Francesco.
Quel giorno la RFDC ha documentato numerosi casi con prove video, evidenziando la natura pubblica e dimostrativa degli atti.
Il 23 maggio, presso la Chiesa del Redentore, alcuni agitatori ebrei hanno bussato con forza alla porta chiusa e gridato «Morte ai cristiani», costringendo l’organista a fuggire da una porta laterale. La RFDC ha classificato l’episodio come un atto di minaccia e ha fornito assistenza per la presentazione di una denuncia alla polizia
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Sono in aumento gli atti aggressivi, commessi in pieno giorno. In un altro episodio, un uomo «ha urlato insulti contro Gesù e si è avvicinato in modo minaccioso a due suore cattoliche sulla metropolitana leggera di Gerusalemme», si legge nel rapporto. «Le molestie sono cessate in seguito a un intervento».
Anche l’incitamento all’odio online ha avuto un ruolo di primo piano nel rapporto. Il 16 giugno, una revisione di Google Maps ha interpretato erroneamente alcuni versetti biblici del Deuteronomio che incitavano alla distruzione di luoghi cristiani, tra cui l’abbazia della Dormizione. La RFDC ha segnalato il caso e ha trasmesso le prove alle autorità.
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I dati rivelano una chiara tendenza all’aumento di tali incidenti. Il RFDC ha registrato 107 incidenti nel 2024 e 181 nel 2025. Entro la metà del 2026 erano già stati registrati 120 incidenti, di cui 76 solo nel trimestre aprile-giugno. Ciò significa che il 2026 è sulla buona strada per superare il totale dell’anno precedente.
Il rapporto della RFDC osserva che «negli ultimi anni, questi atti si sono svolti sempre più apertamente, in pieno giorno e, a volte, in modo deliberatamente dimostrativo».
La copertura mediatica di Vatican News sul rapporto ha evidenziato che molti episodi si verificano in pieno giorno, «a volte con genitori che incoraggiano i figli a imitarli», mentre i responsabili agiscono «con crescente audacia e arroganza… senza timore di conseguenze».
Nell’aprile del 2023, quattro mesi dopo l’insediamento del nuovo governo sionista di Benjamin Netanyahu – che aveva nominato ministri suprematisti ebrei anticristiani come Itamar Ben-Gvir – il Patriarca latino Cardinale Pizzaballa avvertì che la nuova mancanza di applicazione della legge aveva incoraggiato gli estremisti ebrei ad attaccare i cristiani.
«La frequenza di questi attacchi, di queste aggressioni, è diventata qualcosa di nuovo», disse Pizzaballa all’epoca. «Queste persone si sentono protette… che l’attuale clima culturale e politico possa giustificare, o tollerare, azioni contro i cristiani».
Tra questi crimini d’odio anticristiani si annoverano il tentativo di ebrei religiosi di aggredire un vescovo e un sacerdote ortodossi durante la Divina Liturgia della domenica mattina, la distruzione di una statua di Gesù Cristo nella Chiesa della Flagellazione, bande che attaccano i pellegrini e commettono atti di vandalismo, la profanazione di cimiteri cristiani, ulteriori episodi di sputi sui cristiani e, in altre occasioni, l’incendio delle loro chiese.
Inoltre, i leader della Chiesa sottolineano continuamente che tali crimini rimangono per lo più impuniti dal sistema giudiziario penale israeliano locale, il che contribuisce a incoraggiarne l’escalation.
Tale impunità si estende agli attacchi terroristici ebraici contro cristiani e altri palestinesi nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupate da Israele.
Nel luglio dello scorso anno, dopo che questi terroristi israeliani avevano distrutto terreni agricoli, incendiato luoghi sacri e terrorizzato famiglie cristiane nella città di Taybeh, in Cisgiordania, i prelati di Terra Santa hanno accusato le forze dell’ordine locali di «facilitare e consentire» tali attacchi non applicando le leggi a tutela dei diritti umani fondamentali della popolazione palestinese occupata.
Tali giudizi sono stati confermati da ministri israeliani, sia in carica che in pensione, i quali corroborano la complicità di funzionari del governo israeliano nel facilitare questi crimini in corso attraverso l’occultamento delle prove, l’incoraggiamento o assicurandosi che «i terroristi [ebrei] non vengano arrestati».
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Tre giorni dopo la dichiarazione dei prelati in merito ai crimini terroristici a Taybeh, un carro armato israeliano ha aperto il fuoco contro la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, uccidendo tre persone e ferendone nove, tra cui il parroco.
All’epoca Pizzaballa espresse dubbi sul fatto che l’attacco fosse stato un errore – come aveva affermato il governo israeliano – mentre altre fonti riportavano che le autorità ecclesiastiche sospettavano che l’attacco fosse «un atto deliberato di rappresaglia» per le dichiarazioni dei prelati cristiani contro gli attacchi terroristici ebraici a Taybeh avvenuti tre giorni prima.
In una dichiarazione in risposta a questo attacco terroristico israeliano contro i civili, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha condannato «l’attacco a civili innocenti e a un luogo sacro», sottolineando al contempo che «questa tragedia non è più grande o più terribile delle tante altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi. Morte, sofferenza e distruzione sono ovunque».
A questo proposito, dal 7 ottobre 2023 Israele ha ucciso direttamente almeno 73.377 palestinesi, tra cui circa 22.000 bambini e 33.000 donne e ragazze. A questi si aggiungono almeno 1.254 uccisi dall’inizio del «cessate il fuoco» dell’11 ottobre 2025, a seguito delle oltre 4.000 violazioni di tale accordo da parte di Israele.
Le persecuzioni anticristiane in Israele sono diventate mainstream negli ultimi mesi grazie alla copertura mediatica di personaggi come Tucker Carlson, che l’ha denunciata in più occasioni recandosi fisicamente in Giordania.
Come riportato da Renovatio 21, continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa.
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L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.
A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Performance blasfema a tema LGBT all’interno di un’ex chiesa
Catholics in Australia pray the Rosary outside a former Catholic church in Sydney, now converted into a nightclub, after a performance inside mocked Christian symbols, including the Eucharist. pic.twitter.com/hAhLHOwEwv
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) July 18, 2026
Sydney nightclub has closed after Catholics prayed the Rosary outside a former Catholic church, now converted into a nightclub, following a performance that mocked Christian symbols, including the Eucharist.
Info: ABC pic.twitter.com/TvoX0Oazj1 — Sachin Jose (@Sachinettiyil) July 18, 2026
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