Connettiti con Renovato 21

Spirito

«Il futuro appartiene a Dio e alla Verità Eterna»: discorso di don Davide Pagliarani

Pubblicato

il

Discorso di don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, sulle future ordinazioni di vescovi da parte della FSSPX, Friedrichshafen, 13 dicembre 2025.

 

«Il futuro appartiene a Dio e alla Verità Eterna».

 

È una domanda da un milione di dollari, è una domanda… Certo, rischio di deludere la maggior parte di voi. Non sono qui per dare date o nomi, ma certamente per affidarvi questa intenzione di preghiera.

 

Cosa possiamo dire allora? Innanzitutto, la questione dello stato di necessità. Esiste oggi uno stato di necessità, come nell”88? Se ricordate, l’arcivescovo Lefebvre considerava l’incontro ecumenico dell’86 ad Assisi in qualche modo un segno di provvidenza.

 

Oggi, soprattutto dopo il pontificato di Papa Francesco, un pontificato che contiene decisioni che sono state… epocali, catastrofiche… e che rimangono. Papa Francesco è entrato nell’eternità, ma tutte queste decisioni rimangono. Da parte mia, credo che il suo pontificato, dall’inizio alla fine, rappresenti ed esprima questo stato di necessità – che in generale, indipendentemente dalle consacrazioni, giustifica l’apostolato della Compagnia.

 

È molto importante capirlo.

 

E questo stato di necessità, concretamente – perché dobbiamo sempre tornare a questi principi – lo stato di necessità è il fatto che quando entriamo in una chiesa normale, in una parrocchia ordinaria, comune, purtroppo oggi non troviamo più le garanzie di trovare i mezzi necessari per operare la nostra salvezza. La predicazione della verità, e i sacramenti. Questo, direi, è molto più facile da osservare, da dimostrare oggi che nell”88.

 

In questa questione estremamente delicata, vorremmo seguire il più possibile la prudenza soprannaturale di monsignor Lefebvre. Ciò che monsignor Lefebvre ha fatto nell”88 è un atto di virtù. Direi di più: è un atto di prudenza soprannaturale che dimostra, direi, la sua docilità allo Spirito Santo. Non era così ovvio: non tutti erano d’accordo nell”88 con questa decisione.

Iscriviti al canale Telegram

Monsignor Lefebvre seppe aspettare, seppe pregare; la questione maturò bene e, giunto il momento, prese la sua decisione in modo chiaro, nobile e pubblico, spiegandone le ragioni. E noi vorremmo, per quanto possibile, imitare questa prudenza soprannaturale di monsignor Lefebvre.

 

È un atto con cui l’Arcivescovo Lefebvre ha fatto funzionare la cosa (sic). Più passa il tempo, più… il campo di coloro che li riconoscono si allarga, si allarga. È un atto compiuto, compiuto con lo Spirito, per servire la Chiesa. Questo è ciò che è molto importante. Questo è ciò che deve essere ben spiegato a tutti i nuovi fedeli. Tutto ciò che la Fraternità fa, non è una sfida alla Chiesa. È un modo per servire la Chiesa, e direi – per tornare alle consacrazioni – se un giorno arriveremo lì, non dobbiamo solo preparare la cerimonia, fornire le motivazioni apologetiche, se così posso dire; dobbiamo preparare i cuori.

 

È una grazia, è una grazia, e soprattutto è qualcosa, ancora una volta, che realizziamo per il bene della Chiesa stessa. È qualcosa che va oltre la nostra necessità immediata. Perché? Perché la società stessa è un’opera che esiste per servire la Chiesa, certamente con mezzi straordinari, ma proporzionati alla gravità della crisi. È molto importante, credo, preparare il cuore nella preghiera.

 

E questo è tutto.

 

Certamente, quando verrà il momento, la società si rivolgerà alla Santa Sede per spiegare la situazione, le ragioni, per spiegare il nostro spirito; e naturalmente, quando verrà il momento, nella massima trasparenza, tutto verrà spiegato ai fedeli: cosa diciamo, cosa facciamo e con quale spirito.

 

Ma direi lo spirito ; lo sapete già, credo, con quello che abbiamo appena detto, potete già capire che lo spirito della società è lo stesso di sempre. Sì, e questo razzo cambia velocità, cambia un po’ quota, ma è sempre lo stesso razzo.

 

Penso che questa sia la vera bellezza di oggi: sentire che la società è rimasta fedele alle ragioni per cui è stata fondata. E la persona di padre Schmidberger e del vescovo Fellay in particolare, non è stata da meno.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da FSSPX.News

Continua a leggere

Spirito

Concilio Vaticano II, mons. Viganò contro papa Leone

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha affidato a X un commento sulle recenti parole del papa riguardo il Concilio Vaticano II.   «Chi si aspettava un qualche esame di coscienza da parte di Leone dopo sessant’anni di immani disastri, è servito: Prevost ci invita a riscoprire l’indole profetica del Concilio Vaticano II – «aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa» – e ad attuarne con maggiore convinzione le riforme».   «Dinanzi alla rovina e alle macerie di sessant’anni di “primavera conciliare”, ammetterne il fallimento richiederebbe un minimo di buona fede purtroppo assente nei fautori della rivoluzione conciliare, i quali usarono come grimaldello un “concilio” per introdurre i principi rivoluzionari nella Chiesa Cattolica, provocando così la sua demolizione dall’interno» scrive il monsignore.  

Aiuta Renovatio 21

«Da Roncalli in poi, la presa di distanza della chiesa conciliare rispetto alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana è proseguita inesorabile, giungendo con Bergoglio a teorizzare la “sinodalità” come ultimo sfregio rivoluzionario al papato voluto da Nostro Signore» dice il prelato lombardo.   «Non stupisce che Leone, ultimo esponente della chiesa conciliare e sinodale, dichiari di voler “andare incontro all’umanità” proprio applicando l’unico “concilio” che invece di chiamare le pecore disperse nell’unico Ovile sotto l’unico Pastore come hanno fatto tutti i Sacrosanti Concili Ecumenici, ha invece aperto l’ovile, ne ha disperse le pecore e vi ha fatto entrare lupi e mercenari».   Non si tratta della prima condanna che monsignor Viganò emette contro il Concilio e i suoi seguaci di tutti i livelli.   «Chi aderisce consapevolmente a questo “concilio” si rende responsabile della demolizione della Chiesa Cattolica e ratifica con la propria complicità il golpe conciliare e sinodale» aveva tuonato l’arcivescovo pochi mesi fa.
Ancora quattro anni fa l’arcivescovo disse che «tutto ciò che il Concilio ha portato di nuovo si è rivelato dannoso, ha svuotato chiese, seminari e conventi, ha distrutto le vocazioni ecclesiastiche e religiose, ha prosciugato ogni slancio spirituale, culturale e civile dei Cattolici, ha umiliato la Chiesa di Cristo e l’ha confinata ai margini della società, rendendola patetica nel suo tentativo maldestro di piacere al mondo».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, in un’omelia del novembre 2024 Viganò dichiarò che i papi e i vescovi del Concilio Vaticano II «usarono il loro «concilio» non per combattere i nuovi errori, ma per introdurli nel sacro recinto; non per restaurare la sacra Liturgia, ma per demolirla; non per raccogliere il gregge cattolico intorno ai Pastori, ma per disperderlo e abbandonarlo ai lupi».   In un testo precedente fa Sua Eccellenza aveva scritto dell’«unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i «tradizionalisti radicali» non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».   La catastrofe non solo religiosa causata dal Concilio è stata spiegata in un’intervista ad una testata francese dello scorso anno: «La chiesa del Vaticano II, che ci tiene tanto a definirsi così in antitesi alla “chiesa preconciliare”, ha posto le basi teologiche alla dissoluzione della società. Tutti gli errori dottrinali del Concilio si sono tradotti in errori filosofici, politici e sociali dagli esiti disastrosi per le Nazioni cattoliche».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Spirito

Il cardinale Sarah critica la musica «scandalosa» e profana durante la messa e gli abusi liturgici

Pubblicato

il

Da

Il cardinale Robert Sarah ha affermato che la liturgia «è diventata politicizzata», condannando l’uso di musica profana e gli abusi liturgici durante la Santa Messa. Lo riporta LifeSite.

 

Il cardinale Sarah ha fatto queste osservazioni durante due discorsi tenuti alla Princeton University nel novembre dello scorso anno. Il giornalista cattolico Edward Pentin ha recentemente pubblicato un resoconto dei discorsi sul National Catholic Register . La visita del cardinale africano negli Stati Uniti lo scorso anno è stata incentrata sulla pubblicazione del suo nuovo libro, The Song of the Lamb: Sacred Music and Heavenly Liturgy, scritto in collaborazione con il musicista ecclesiastico Peter Carter, direttore di musica sacra presso l’Aquinas Institute della Princeton University.

 

Il cardinale Sarah ha affermato che la liturgia della Chiesa è stata «troppo spesso strumentalizzata» e «politicizzata» negli ultimi decenni. Ha affermato che è «sbagliato» da parte dei leader della Chiesa «perseguitare ed escludere» i critici che denunciavano abusi liturgici.

 

L’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha ricordato l’armonizzazione del Novus Ordo Missae con la Messa tradizionale latina da parte di Papa Benedetto XVI e la sua sottolineatura che «ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro rimane sacro e grande anche per noi».

Sostieni Renovatio 21

Il cardinale ha affermato che l’abuso liturgico attacca la duplice natura e lo scopo della liturgia, vale a dire «rendere a Dio Onnipotente l’adorazione che gli è dovuta» e riconoscere che la liturgia «non riguarda ciò che facciamo noi», ma piuttosto ciò che Dio «fa per noi e in noi».

 

La liturgia «non è qualcosa che tu o io possiamo inventare o cambiare, anche se pensiamo di essere esperti o addirittura vescovi», ha affermato. «No. Dobbiamo essere umili di fronte alla sacra liturgia, così come ci è stata tramandata nella Tradizione della Chiesa».

 

Il porporato guineano ha sottolineato l’importanza della musica sacra nella liturgia, osservando che a volte è «perfino scandaloso» cantare o suonare nelle chiese musica che non sia di natura liturgica o sacra.

 

Citando papa Benedetto XIV, ha affermato: «per quanto riguarda la liturgia, non possiamo dire che un canto sia buono quanto un altro».

 

Il cardinale ha ricordato di aver imparato dai suoi genitori e dai missionari francesi venuti a evangelizzare il suo villaggio che non tutti i tipi di musica si adattano a ogni contesto e che la musica liturgica è riservata all’adorazione di Dio. Sapeva anche che, in quanto africano, la musica usata nella Santa Messa non deve essere «esattamente la stessa della musica della mia cultura», né necessariamente nella propria lingua. Cantava i canti tradizionali e ne imparava il significato «grazie alla più ampia tradizione cattolica in cui ci avevano immersi».

 

Il cardinale della Guinea ha spiegato che la musica sacra «ha una sua oggettività», radicata nella tradizione liturgica della Chiesa.

 

«Ciò significa che ciò che viene cantato nella liturgia può essere veramente definito il “canto dell’Agnello”, che loda e rende gloria a Dio Onnipotente e lo supplica per i bisogni del suo popolo», ha affermato il cardinale Sarah.

 

«Penso che se la musica che cantiamo nella sacra liturgia si conforma a questo criterio, possiamo veramente chiamarla ‘sacra’ e, in conformità con le disposizioni pertinenti dei libri liturgici, il canto gregoriano avrà sempre il posto d’onore».

 

La musica sacra, ha affermato il cardinale, «non è una ‘bella’ aggiunta alla liturgia; ne è una componente essenziale».

 

«Siamo creati per cantare le lodi di Dio Onnipotente per tutta l’eternità», ha affermato il Cardinale Sarah. «Facendolo nel modo più bello e bello possibile nella sacra liturgia in questa vita, prepariamo noi stessi e gli altri all’eternità – anzi, così facendo siamo in grado di vivere con maggiore fedeltà la nostra vocazione soprannaturale nelle circostanze quotidiane della nostra particolare vocazione, qui e ora».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di François-Régis Salefran via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

Continua a leggere

Spirito

Catechesi di Leone XIV: Riscoprire il Concilio Vaticano II

Pubblicato

il

Da

Nella sua prima catechesi del 2026, il 7 gennaio, Papa Leone XIV ha annunciato il programma del suo nuovo ciclo di catechesi, che «sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti». Il papa americano intende commentare i testi conciliari per «riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale».   Il Papa ha osservato che il 2025 ha segnato il 60° anniversario del Concilio Vaticano II, aggiungendo che coloro che hanno vissuto questo evento sono ormai scomparsi. Vuole quindi «riscoprirlo da vicino, non per sentito dire o interpretazioni, ma rileggendone i documenti e riflettendo sul loro contenuto».   Leone XIV considerava il Concilio Vaticano II come «il Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa». Cita a questo proposito tutti i papi del Concilio, da Giovanni XXIII a Francesco, compresi Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.   Da parte sua, ha così riassunto i contributi conciliari: «Il Vaticano II ha riscoperto il volto di Dio Padre che, in Cristo, ci chiama ad essere suoi figli; ha considerato la Chiesa alla luce di Cristo, luce delle genti, come mistero di comunione e sacramento di unità tra Dio e il suo popolo; ha avviato un’importante riforma liturgica ponendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il popolo di Dio».   «Allo stesso tempo», ha proseguito, «ci ha aiutato ad aprirci al mondo e a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’era moderna attraverso il dialogo e la responsabilità condivisa, come Chiesa che desidera abbracciare l’umanità, farsi eco delle speranze e delle ansie dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e fraterna».   Leone XIV ha aggiunto che «dobbiamo realizzare ancora più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale» e «restare attenti ai segni dei tempi, gioiosi araldi del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Una nuova interpretazione del Concilio Vaticano II?

Questo annuncio ha suscitato reazioni contrastanti. I lettori conservatori vi hanno visto un possibile ritorno all’«ermeneutica della continuità», tanto cara a Benedetto XVI, in contrapposizione a un’«ermeneutica della rottura», di cui il precedente papa era un esponente di spicco.   Altri hanno sottolineato il desiderio di «attuare più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale», e quindi di progredire sulla questione di questi «ministeri», particolarmente esaminata durante il Sinodo sulla sinodalità, in particolare la questione del diaconato femminile, ma anche di coinvolgere maggiormente i fedeli nella liturgia.   Resta da vedere cosa predicherà Leone XIV durante queste catechesi. Tuttavia, mentre tutti attendono la sua prima enciclica, che dovrebbe indicare la direzione del suo pontificato, ma per la quale non è stata ancora fissata una data di pubblicazione, questo annuncio suona certamente come un programma. E questo programma è il Concilio Vaticano II e il suo spirito «profetico».   Dal punto di vista del Sommo Pontefice: «avvicinandoci ai documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendone la profezia e l’attualità, abbracciamo la ricca tradizione della vita della Chiesa». Inutile dire che la speranza di vedere la vera Tradizione riconquistare il suo giusto posto a Roma è estremamente tenue.   L’unica domanda che ci si può porre è: dove si collocherà l’interpretazione di Leone XIV rispetto a quelle dei vari papi del Concilio? E quali nuovi sviluppi di questa «Terza Guerra Mondiale» dovremo lamentare nei prossimi decenni?   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Più popolari