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In Camerun la Chiesa è preoccupata per il nuovo mandato di Paul Biya
Con l’avvicinarsi delle importanti elezioni presidenziali in Camerun, previste per l’ottobre 2025, l’arcivescovo di Douala, Samuel Kleda, ha appena pubblicato una lettera pastorale di sedici pagine in cui fornisce una valutazione critica della situazione nel suo Paese. Una situazione aggravata dalla candidatura dell’attuale capo di Stato, Paul Biya, malato e 92enne, candidato alla successione.
Il vescovo Samuel Kleda non usa mezzi termini: l’ arcivescovo denuncia regolarmente la «depravazione morale» del suo Paese.
Nella lettera distribuita e letta nelle parrocchie della sua diocesi l’8 agosto, parla di «una società scossa da molteplici mali che affliggono tutti gli strati sociali». Attribuisce il malessere diffuso, che alimenta un crescente malcontento con l’avvicinarsi delle elezioni , ad «atti anti-evangelici» profondamente radicati nel modo in cui il Paese è governato.
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Questi mali includono una governance corrotta, una democrazia corrotta, povertà e disoccupazione endemiche, immigrazione illegale, una rete stradale fatiscente, scarso accesso ad acqua pulita ed elettricità, una gestione opaca delle risorse petrolifere , ingiustizie nel settore minerario e crisi di sicurezza nelle regioni anglofone e nell’estremo Nord. Questi flagelli pervertono il rapporto tra cittadini e leader, portando ad abusi di potere e ingiustizie.
L’ arcivescovo deplora anche un’economia socialmente squilibrata, in cui la ricchezza del Paese viene dirottata per finanziare lo stile di vita lussuoso di un’élite, mentre la maggioranza della popolazione vive in povertà: «le risorse naturali del Paese vengono saccheggiate per arricchire una minoranza, mentre la maggioranza dei cittadini soffre la fame», scrive. Una situazione che crea un divario abissale tra i ricchi, sempre più prosperi, e i poveri, sempre più indigenti.
Ma l’arcivescovo di Douala non risparmia nemmeno il sistema democratico del Camerun, che definisce «corrotto». Denuncia un sistema politico segnato dalla violenza istituzionale, dall’intimidazione e dalle menzogne: «una democrazia in cui gli attori politici sono disprezzati, brutalizzati e imprigionati è destinata al fallimento», afferma.
L’ esodo dei giovani è definito «fuga di cervelli». Il vescovo Kleda osserva che, di fronte alla mancanza di speranza in un futuro migliore, migliaia di giovani lasciano il Paese, a volte rischiando la vita, in cerca di migliori condizioni di lavoro, vita e istruzione all’estero. «Questa fuga priva il Camerun dei suoi giovani talenti, scienziati, ingegneri e operatori sanitari, a beneficio di Paesi che offrono migliori opportunità», lamenta. Questo fenomeno, a suo avviso, compromette seriamente il futuro della nazione.
L’arcivescovo sottolinea anche le crisi di sicurezza che stanno dilaniando il Paese. Nelle regioni anglofone, dove un conflitto secessionista iniziato nel 2016 ha già causato oltre 6.500 morti e 800.000 sfollati, condanna sia le atrocità dei separatisti – assassinii, aggressioni e rapimenti – sia la brutalità dell’esercito , che «rade al suolo interi villaggi sulla base di un semplice sospetto».
Nell’estremo Nord , gli attacchi del gruppo terroristico Boko Haram stanno seminando terrore e desolazione. Di fronte a questa drammatica situazione, il vescovo Kleda esorta il governo a raddoppiare gli sforzi per ripristinare la pace in tutte le regioni colpite da queste crisi.
Con l’ avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 12 ottobre 2025, il vescovo Kleda sembra suggerire ai camerunensi di mobilitarsi per un cambiamento di governo: «scegliere un presidente della Repubblica è un dovere civico che spetta a ciascuno di noi e che plasmerà il futuro del nostro Paese», dichiara.
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Le dichiarazioni del vescovo Kleda hanno suscitato forti reazioni, in particolare da parte di chi è vicino al presidente Paul Biya, al potere dal 1982 e candidato all’ottavo mandato consecutivo all’età di 92 anni. Il professor Owona Nguini, alleato del presidente, ha accusato l’ arcivescovo di intromettersi nella politica: «il vescovo si è allontanato dalla sua missione sacerdotale per dedicarsi alla politica di parte», ha affermato.
Nonostante la gravità dell’osservazione fatta, il vescovo Kleda ha concluso con una nota di speranza , invitando i camerunesi a unirsi nella preghiera: «alla vigilia delle elezioni presidenziali, vi invito tutti a unirvi a me, vostro fratello, affinché insieme eleviamo la nostra voce a Dio Onnipotente, per implorare la pace per il nostro Paese, uno spirito di amore e di servizio nelle famiglie e per ciascuno di noi », ha scritto.
La pace e la coesione sociale saranno probabilmente messe in discussione con l’avvicinarsi della scadenza dell’ottobre 2025.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Victor Zebaze via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
Un dirigente transgender del New York Times, ucciso secondo le accuse dai suoceri lo scorso fine settimana in California, risultava denunciato per maltrattamenti su minori nel quadro di una aspra lite familiare, come emerge da atti giudiziari resi noti di recente.
Jonathan McKinsey, 40 anni, responsabile dell’ingegneria per NYT Games, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sabato in un complesso sportivo a Est di San Francisco. La polizia ha fermato i suoceri, Shouyong Zhang e Shili Chen, entrambi settantenni, nei pressi della scena con l’accusa di omicidio.
I due sono in carcere senza cauzione e compariranno in udienza mercoledì. Le forze dell’ordine hanno detto che McKinsey è stato scelto come obiettivo in modo deliberato, senza però collegare l’omicidio alla controversia familiare.
I fatti sono accaduti una settimana prima di un’udienza già fissata nel contenzioso di divorzio e affidamento tra McKinsey e la moglie Candice Jang, secondo gli atti del tribunale citati dall’agenzia Associated Press.
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Il giornale sanfranciscano Mercury News, sulla base di documenti giudiziari, riporta che McKinsey ha effettuato la transizione da donna a uomo nel 2010. Gli stessi atti indicano che McKinsey e Jang erano già in una relazione intima mentre lui seguiva le cure mediche per la transizione. In seguito si sono sposati e hanno avuto tre figli.
Non risultano informazioni pubbliche su come la coppia abbia avuto i figli né su chi abbia portato avanti la gravidanza. Una coppia formata da un uomo transgender e una donna biologica avrebbe bisogno di sperma di donatore per concepire. A seconda dei casi, uno dei due potrebbe fornire l’ovulo e sostenere la gravidanza.
Lo scontro legale è stato segnato da accuse reciproche di abusi. Jang ha attribuito a McKinsey anni di violenze verso di lei e verso i figli. McKinsey è stato accusato di due reati minori di maltrattamento di minori per aver presumibilmente colpito in faccia il figlio di sei anni e per aver lasciato un altro bambino, allora di due anni, solo in casa mentre faceva la spesa. Si è dichiarato non colpevole di entrambe le imputazioni e ha chiesto l’ammissione a un programma di riabilitazione per problemi di salute mentale.
McKinsey, dal canto suo, ha chiesto un’ordinanza restrittiva contro Jang. Ha sostenuto che lei aveva tentato di rimuovere i tubi medici dal suo corpo dopo un intervento di transizione e che in seguito l’aveva colpita con una padella. Ha anche dichiarato che il suocero l’aveva presa a pugni mentre si stava riprendendo da una doppia mastectomia e che la suocera aveva rivolto insulti omofobi a lui e a uno dei figli.
Il caso si colloca in un più ampio mutamento dell’opinione pubblica statunitense sulle questioni transgender. Dopo il ritorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha revocato le tutele sull’identità di genere introdotte sotto Biden, ha disposto che il governo federale riconosca solo due sessi biologici e ha avviato lo smantellamento dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI), anche se il New York Times ha mantenuto le proprie politiche in materia.
È cambiato anche il clima nell’opinione pubblica: un sondaggio Pew del 2025 ha registrato un crescente sostegno alle restrizioni per le persone transgender, pur restando maggioritario il favore per le tutele contro la discriminazione.
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Immagine di Haxorjoe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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