Spirito
Leone riafferma l’insegnamento della Chiesa secondo cui Giuda si è escluso dalla salvezza
Papa Leone XIV ha insegnato, in accordo con la dottrina della Chiesa, che Giuda Iscariota fu dannato per aver tradito Nostro Signore.
Durante l’udienza settimanale del 13 agosto, mentre teneva una catechesi sul tradimento di Cristo da parte di Giuda e rifletteva sulle parole di Nostro Signore, «meglio se non fosse mai nato» (Mc 14, 21), il Pontefice ha osservato che Giuda scelse di escludersi dalla salvezza attraverso il suo tradimento.
La breve dichiarazione di Papa Leone è in netto contrasto con quella del suo immediato predecessore, Jorge Mario Bergoglio, il quale aveva affermato di non sapere se Giuda fosse andato all’inferno.
Sostieni Renovatio 21
Il commento papale conferma semplicemente l’ insegnamento di lunga data della Chiesa riguardo al destino di Giuda Iscariota. Papa San Leone Magno, Sant’Agostino , San Tommaso d’Aquino, Santa Caterina da Siena, il Catechismo del Concilio di Trento e la liturgia della Chiesa concordavano sul fatto che Giuda fosse dannato per il suo peccato.
L’8 aprile 2020, papa Francesco ha messo in discussione l’insegnamento della Chiesa sul destino di Giuda durante un’omelia per il Mercoledì delle Spie (come è chiamato anche il Mercoledì Santo, dove si commemora il patto di Giuda come spia clandestina tra i discepoli).
Pur riconoscendo la gravità del tradimento dell’apostolo, Bergoglio aveva affermato di non sapere se Giuda avesse ricevuto la salvezza eterna o fosse stato condannato all’inferno per il suo tradimento impenitente, perché Nostro Signore lo aveva definito «amico»:
«Gesù minaccia forte, qui; minaccia forte: “Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’Uomo viene tradito: meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” (Cf. Mt. 26,24). Ma questo vuol dire che Giuda è all’Inferno? Non so. Io guardo il capitello. E sento la parola di Gesù: “Amico”».
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, nel marzo 2024 il Vaticano aveva pubblicato un video che dimostra che un dipinto scandaloso che ritrae un Gesù nudo che assiste Giuda Iscariota.
Nel 2021, L’Osservatore Romano aveva rivelato che un artista aveva donato il dipinto a Francesco e che era appeso dietro la scrivania del pontefice. Tuttavia, finora la prova di ciò non era mai stata resa pubblica.
Il quotidiano vaticano aveva mostrato una parte del dipinto come foto di copertina nel 2021. Un confronto mostra che si tratta chiaramente del dipinto appeso nello studio di Francesco.
L’editoriale del quotidiano vaticano del 2021 spiegava che quel dipinto era ispirato al libro di Francesco del 2018, Quando pregate dite Padre Nostro, in cui Francesco pure suggerisce che Giuda potrebbe non essere all’inferno.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: Maestro della Cattura, La Cattura di Cristo (fine XIII secolo), Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi; dettaglio.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Il cardinale Sarah critica la musica «scandalosa» e profana durante la messa e gli abusi liturgici
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Catechesi di Leone XIV: Riscoprire il Concilio Vaticano II
Nella sua prima catechesi del 2026, il 7 gennaio, Papa Leone XIV ha annunciato il programma del suo nuovo ciclo di catechesi, che «sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti». Il papa americano intende commentare i testi conciliari per «riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale».
Il Papa ha osservato che il 2025 ha segnato il 60° anniversario del Concilio Vaticano II, aggiungendo che coloro che hanno vissuto questo evento sono ormai scomparsi. Vuole quindi «riscoprirlo da vicino, non per sentito dire o interpretazioni, ma rileggendone i documenti e riflettendo sul loro contenuto».
Leone XIV considerava il Concilio Vaticano II come «il Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa». Cita a questo proposito tutti i papi del Concilio, da Giovanni XXIII a Francesco, compresi Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Da parte sua, ha così riassunto i contributi conciliari: «Il Vaticano II ha riscoperto il volto di Dio Padre che, in Cristo, ci chiama ad essere suoi figli; ha considerato la Chiesa alla luce di Cristo, luce delle genti, come mistero di comunione e sacramento di unità tra Dio e il suo popolo; ha avviato un’importante riforma liturgica ponendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il popolo di Dio».
«Allo stesso tempo», ha proseguito, «ci ha aiutato ad aprirci al mondo e a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’era moderna attraverso il dialogo e la responsabilità condivisa, come Chiesa che desidera abbracciare l’umanità, farsi eco delle speranze e delle ansie dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e fraterna».
Leone XIV ha aggiunto che «dobbiamo realizzare ancora più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale» e «restare attenti ai segni dei tempi, gioiosi araldi del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Una nuova interpretazione del Concilio Vaticano II?
Questo annuncio ha suscitato reazioni contrastanti. I lettori conservatori vi hanno visto un possibile ritorno all’«ermeneutica della continuità», tanto cara a Benedetto XVI, in contrapposizione a un’«ermeneutica della rottura», di cui il precedente papa era un esponente di spicco.
Altri hanno sottolineato il desiderio di «attuare più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale», e quindi di progredire sulla questione di questi «ministeri», particolarmente esaminata durante il Sinodo sulla sinodalità, in particolare la questione del diaconato femminile, ma anche di coinvolgere maggiormente i fedeli nella liturgia.
Resta da vedere cosa predicherà Leone XIV durante queste catechesi. Tuttavia, mentre tutti attendono la sua prima enciclica, che dovrebbe indicare la direzione del suo pontificato, ma per la quale non è stata ancora fissata una data di pubblicazione, questo annuncio suona certamente come un programma. E questo programma è il Concilio Vaticano II e il suo spirito «profetico».
Dal punto di vista del Sommo Pontefice: «avvicinandoci ai documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendone la profezia e l’attualità, abbracciamo la ricca tradizione della vita della Chiesa». Inutile dire che la speranza di vedere la vera Tradizione riconquistare il suo giusto posto a Roma è estremamente tenue.
L’unica domanda che ci si può porre è: dove si collocherà l’interpretazione di Leone XIV rispetto a quelle dei vari papi del Concilio? E quali nuovi sviluppi di questa «Terza Guerra Mondiale» dovremo lamentare nei prossimi decenni?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
«La democrazia liberale è ribelle a Dio perché prende il posto di Dio». Mons. Viganò, omelia dell’Epifania
Signum magni Regis
Omelia nell’Epifania del Signore
Magi videntes stellam, dixerunt ad invicem: Hoc signum magni Regis est: eamus et inquiramus eum, et offeramus ei munera, aurum, thus, et myrrham, alleluja.
Ant. ad Magn. in I Vesp. Epiph.
Epifania è un termine greco – ἐπιϕάνεια – che significa manifestazione, così come apocalisse vuol dire svelamento. Epifania e Apocalisse sono in un certo qual modo accomunate da questo mostrarsi della divinità di Gesù Cristo: la prima nel tributo dei Magi al Re Bambino; la seconda nell’affermazione gloriosa della divina Regalità del giusto Giudice alla fine dei tempi.
La prima come atto volontario di sottomissione alla suprema Signoria di Nostro Signore; la seconda come restaurazione di quella universale Signoria a cui il mondo – ribelle e apostata – dovrà necessariamente sottomettersi. Nell’Epifania la Santa Chiesa celebra l’unzione regale del Verbo Incarnato, mostrando la potenza della Grazia che illumina il cammino dei Magi verso la Verità di Cristo, e allo stesso tempo il terrore di Erode, che vede minacciato il proprio potere illegittimo e tirannico.
L’oro, l’incenso e la mirra offerti in tributo dai sapienti venuti dall’Oriente costituiscono un Credo cristologico. Quei doni onorano contemporaneamente la Divinità, la Regalità messianica e la vera umanità di Colui che è nato a Betlemme, mentre professano la duplice natura di Cristo, vero Dio e vero Uomo, in vista della Redenzione. Ed è giusto che siano dei re terreni a rendere questo omaggio al Messia: con quel gesto di adorazione essi riconoscono la propria autorità soggetta alla somma Autorità di Nostro Signore, unico vero Sovrano per natura, per stirpe e per diritto di conquista e unica fonte di ogni autorità terrena, temporale e spirituale.
Sostieni Renovatio 21
La religione del mondo, la laicità – ossia l’usurpazione del culto dell’uomo al posto del doveroso culto di Dio – rifiuta di piegare il ginocchio a quel Bambino, perché in quell’atto i potenti della terra dovrebbero contraddire se stessi e riconoscersi a loro volta sottoposti ad un’autorità trascendente che li obbligherebbe a cercare non il potere e il denaro, ma il bene comune dei propri sudditi in obbedienza a Dio.
È per questo motivo che la Rivoluzione odia la Monarchia cattolica, l’unica forma di governo che rispecchia perfettamente l’ordine del Cosmo e che si riconosce soggetta e vicaria dell’unico Re divino e che per questo non può degenerare in tirannide senza perdere la propria legittimità. Solo nell’ordine sociale cristiano – pax Christ in regno Christi – il principe terreno ha il diritto di essere obbedito, essendo egli stesso suddito di Cristo.
La crisi terribile che devasta le nazioni e la stessa Chiesa Cattolica non ha altra origine, se non l’aver voluto desacralizzare l’autorità terrena. E dove è rifiutato il κόσμος divino, lì regna necessariamente il χάος infernale, la babele di una società distopica che anticipa in terra la disperazione sorda della dannazione eterna. Democrazia e sinodalità sono le due chimere cui ricorrono nella sfera civile e in quella religiosa i nemici di Cristo.
La democrazia liberale, ribelle a Dio perché prende il posto di Dio, rivendica per il popolo la sovranità temporale, quando in realtà il popolo è manipolato da potentissime élite che lo plasmano e lo orientano. La sinodalità tramuta il papato monarchico e la struttura gerarchica della Chiesa in una parodia parlamentarista che ripugna alla volontà del supremo Legislatore.
I presidenti delle repubbliche, i primi ministri, i governanti delle nazioni, i prelati della chiesa conciliare e sinodale non vogliono seguire i Magi dinanzi alla mangiatoia; e non vogliono offrire doni al Re dei re: né l’oro della Regalità (Mt 2, 2), né l’incenso della Divinità (Sal 141, 2), né tantomeno la mirra del Sacrificio redentore del Verbo Incarnato (Gv 19, 39).
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Quei doni, recati dall’Oriente dai Magi, hanno anche un altro significato, che si applica a colui che dona più che a Colui che riceve il dono. L’oro rappresenta l’offerta di noi stessi, nel riconoscimento della Signoria di Dio su di noi; l’incenso, la nostra adorazione e la nostra preghiera che sale al cospetto della Maestà divina; la mirra, la mortificazione e la penitenza in espiazione delle nostre colpe. Anche in questo caso, i potenti della terra non vogliono dirsi sottomessi a Dio, non Lo vogliono adorare e non vogliono riconoscersi peccatori e bisognosi di perdono.
È il Non serviam di Lucifero che riecheggia arrogante e orgoglioso, e che non esita a riconoscere e praticare le più aberranti idolatrie, piuttosto di inchinarsi dinanzi al Santo dei santi, a un Bambino avvolto nelle fasce dei re, in onore del Quale gli Angeli scendono dal cielo a intonare il loro canto. Eppure, come ci ammonisce San Paolo, non vi è altro Nome in cielo, sulla terra e sotto terra, cui non si pieghi ogni ginocchio (Fil 2, 10).
Scrive Sant’Agostino: Anche noi, riconoscendo e lodando Cristo nostro Re e Sacerdote morto per noi, Lo abbiamo onorato come se avessimo offerto oro, incenso e mirra; ci manca soltanto di testimoniarLo prendendo una via diversa da quella per cui siamo venuti (1).
E questa via inizia dalla restaurazione del Suo regno nelle nostre vite, nelle nostre famiglie, nella società: Adveniat regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cœlo et in terra. Il regno che deve venire – e che è sempre più vicino, in questi tempi escatologici – ricomporrà la spaccatura tra la nostra volontà e la volontà di Dio, infranta dal peccato. Riconosciamoci dunque servi e restituiamo a Cristo la corona e lo scettro che Gli abbiamo strappato: perché servire Dio è regnare ed è a questo che, come eredi di Dio e coeredi di Cristo, siamo stati destinati mediante l’unzione del Santo Battesimo e la Grazia santificante.
Al vedere la stella, i Magi si sono detti l’un l’altro: Questo è il segno del grande Re: andiamo e cerchiamoLo, e offriamoGli in dono oro, incenso e mirra. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò Arcivescovo 6 Gennaio MMXXVI In Epiphania Domini NOTEIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Geopolitica5 giorni faFAFO Maduro, dottrina Donroe e grandi giochi di prestigio – Europa compresa
-



Salute1 settimana faI malori dell’anno 2025 – prima parte
-



Storia2 settimane faDa quanto tempo l’industria controlla la regolamentazione dei vaccini?
-



Cancro1 settimana faVaccini COVID-19 e cancro: l’argomento tabù
-



Immigrazione6 giorni faUn altro capodanno nell’anarco-tirannia migratoria
-



Spirito2 settimane fa«Il capovolgimento della Rivoluzione concretizza il regno infernale»: omelia di Natale di mons. Viganò
-



Salute2 settimane faI malori della 52ª settimana 2025
-



Vaccini2 settimane faI vaccini sono un’arma biologica? Bill Gates e il CEO di Pfizer Bourla dovranno testimoniare nella causa olandese per danni del siero













