Geopolitica
«Il sionismo al suo meglio»: Israele lancia un piano di insediamento per «seppellire l’idea di uno Stato palestinese»
Il ministro delle finanze israeliano del partito sionista religioso Bezalel Smotrich ha affermato che i piani per costruire più di 3.000 case in un controverso progetto di insediamento nella Cisgiordania occupata «seppelliranno l’idea di uno Stato palestinese». Lo riporta la BBC.
Il cosiddetto progetto E1 tra Gerusalemme e l’insediamento di Maale Adumim è rimasto congelato per decenni, tra una forte opposizione internazionale. Costruire lì significherebbe di fatto isolare la Cisgiordania dalla Gerusalemme Est occupata.
Smotrich ha affermato che ciò ostacolerebbe l’idea di uno Stato palestinese «perché non c’è nulla da riconoscere e nessuno da riconoscere».
Gli insediamenti sono considerati illegali secondo il diritto internazionale e costituiscono una delle questioni più controverse tra Israele e i palestinesi.
Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva «legalizzato» ufficialmente vari insediamenti colonici ebraici già lo scorso anno. Abbiamo visto anche di recente che i coloni israeliani attaccano anche i villaggi cristiani, come nel caso di Taybeh.
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Secondo il gruppo israeliano anti-insediamenti Peace Now, circa 700.000 coloni vivono in circa 160 insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Si tratta di terre che i palestinesi desiderano per un futuro stato indipendente.
«Dopo decenni di pressioni e blocchi internazionali, stiamo infrangendo le convenzioni e collegando Maale Adumim a Gerusalemme», ha affermato lo Smotrich. «Questo è il sionismo al suo meglio: costruire, insediare e rafforzare la nostra sovranità nella Terra di Israele».
Ciò fa seguito alle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni da un numero crescente di Paesi in merito alla loro intenzione di riconoscere uno Stato palestinese nei prossimi mesi, dichiarazione che Israele ha denunciato.
Annunciando il piano in una conferenza stampa con il presidente del consiglio dell’organizzazione dei coloni Yesha, Israel Ganz, e il sindaco di Maale Adumim, Guy Yifrach, Smotrich ha affermato che la terra era stata data agli ebrei da Dio.
La BBC riporta di aver chiesto allo Smotrich in conferenza stampa riguardo l’intenzione di vari Paesi di riconoscere a breve lo Stato della Palestina, ottenendo come risposta: «non accadrà. Non ci sarà nessuno Stato da riconoscere».
Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto di inesistenza della Palestina in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».
In un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.
In a documentary produced by Arte TV channel, Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich advocates for a Jewish state and says it is written that “the future of Jerusalem is to expand to Damascus”#WARonHUMANITY pic.twitter.com/ADdeyokH8i
— TRT World (@trtworld) October 10, 2024
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Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.
Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».
Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».
Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.
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Immagine di B1408 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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