Economia
La società Trump Media investe 2 miliardi di dollari in Bitcoin
L’azienda di media e tecnologia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha acquisito circa 2 miliardi di dollari in Bitcoin e asset correlati, sottolineando la svolta accelerata della sua amministrazione verso le criptovalute.
Negli ultimi mesi la famiglia Trump si è sempre più allineata al settore delle criptovalute attraverso nuove iniziative, investimenti e appoggi pubblici.
Lunedì Trump Media, la società dietro la piattaforma Truth Social, ha annunciato l’acquisizione, affermando che altri 300 milioni di dollari di capitale sono stati stanziati per una strategia Bitcoin basata su opzioni e segnalando che potrebbe convertire le opzioni in criptovaluta a seconda delle condizioni di mercato.
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Gli asset saranno utilizzati «per generare ricavi e potenzialmente per acquisire ulteriori criptovalute», ha dichiarato il CEO e Presidente Devin Nunes. Le criptovalute rappresentano attualmente circa due terzi dei 3 miliardi di dollari di liquidità dell’azienda.
L’acquisto fa parte del «piano di tesoreria Bitcoin» di Trump Media, che prevede l’acquisto e la detenzione di asset digitali, in modo simile a come le aziende accumulano obbligazioni, per aumentare la liquidità e la flessibilità finanziaria.
Le azioni di Trump Media sono salite di quasi il 10% dopo l’annuncio. Trump, che ha investito le sue azioni in un trust revocabile gestito da Donald Trump Jr., detiene una partecipazione importante, valutata circa 2,3 miliardi di dollari.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha sostenuto diverse iniziative imprenditoriali a conduzione familiare nel settore, tra cui World Liberty Financial, un progetto di finanza decentralizzata che ha raccolto 500 milioni di dollari dal suo lancio a settembre.
Nell’ambito della nuova «riserva strategica» di criptovalute degli Stati Uniti svelata a marzo, la scorsa settimana Trump ha firmato il GENIUS Act, la prima importante legge del Paese che regolamenta la valuta digitale.
I critici hanno sostenuto che la sovrapposizione tra le iniziative di Trump nel settore delle criptovalute e la sua autorità politica potrebbe dare luogo a una corruzione diffusa.
L’annuncio di Trump Media è arrivato meno di una settimana dopo che Bitcoin aveva raggiunto un massimo storico, superando i 120.000 dollari, rafforzando la sua posizione di criptovaluta più preziosa e diffusa al mondo.
Gli analisti hanno attribuito l’impennata alla crescente domanda istituzionale e a un cambiamento nella politica statunitense sotto Trump. Martedì scorso la criptovaluta veniva scambiata a 118.395 dollari.
Come riportato da Renovatio 21, alla conferenza Bitcoin 2024 tenutasi a Nashville, il candidato Donald Trump ha proclamato che avrebbe fatto degli Stati Uniti la «capitale mondiale del Bitcoin». Durante la campagna elettorale divenne il primo candidato della storia ad accettare donazioni in criptovaluta, e ad effettuare una transazione in Bitcoin per acquistare un cheesburgherro.
A novembre, dopo la vittoria elettorale di Trump, il Bitcoin ha superato per la prima volta nella sua storia la soglia simbolica dei 100.000 dollari la soglia simbolica dei 100.000 dollari.
The Donald aveva inoltre promesso di graziare subito Ross Ulbricht, fondatore del marketplace criminale del dark web Silk Road, ritenuto da molti incastrato dalle autorità per alcuni reati e condannato alla pena, ritenuta da alcuni sproporzionata, dell’ergastolo. Promessa che è stata, come tante altre, mantenuta: Ulbricht è ora un uomo libero.
L’«industria delle criptovalute» ha annunciato che durante le elezioni del 2024 ha contribuito a oltre 250 membri eletti del Congresso e senatori, rendendo la lobby delle criptovalute il gruppo che ha donato il maggior numero di membri del Congresso.
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Come riportato da Renovatio 21, il 7 marzo, il presidente Trump aveva convocato un «Crypto Summit» presso la Sala da Pranzo di Stato della Casa Bianca, dove ha parlato di un’«azione storica» per promuovere le criptovalute.
Il presidente ha nominato l’investitore di venture capital David Sacks come zar dell’Intelligenza Artificiale e delle criptovalute degli Stati Uniti, affidando la politica in questo settore a un sostenitore delle criptovalute. Il pensiero attualmente prevalente a Washington sembra essere di favore nei confronti delle crypto – questo a differenza dei tempi dell’amministrazione Biden, che da subito aveva invece annunciato un giro di vite sul settore.
I figli di Trump erano con il vicepresidente JD Vance ad una convention sul Bitcoin a Las Vegas poche settimane fa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
Volkswagen richiama 4 milioni di auto per problemi di sicurezza
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
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