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Geopolitica

358° giorno di guerra

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– Situazione surreale: mentre i media occidentali dicono che Bakhmut/Artemovsk sta per cadere, Prigozhin smentisce e afferma che non è attesa come imminente la resa della città.

 

Bloomberg: La macchina da guerra mondiale sta finendo le munizioni. Ogni giorno in Ucraina, gli eserciti avversari si sparano fino a 30.000 proiettili l’uno contro l’altro. Sono più di 200.000 alla settimana, quasi 1 milione al mese, senza contare granate, mine, bombe a mano e altre munizioni. Il consumo di munizioni dell’Ucraina «supera molte volte» l’attuale tasso di produzione degli alleati, ha affermato il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

 

Reuters stima in 800 miliardi di $ la spesa sino ad ora sostenuta dalla UE per affrontare la crisi energetica derivante dall’ abbandono del gas russo.

 

– La Duma chiede alle Nazioni Unite di avviare un’indagine internazionale sul sabotaggio del Nord Stream e di consegnare alla giustizia chi è coinvolto nell’attentato terroristico.

 

– Secondo il Financial Times Biden intenderebbe autorizzare il trasferimento di F16 all’Ucraina.

 

– Il rapporto della commissione UE non esclude un nuovo rialzo dei prezzi del gas e una carenza nella prossima stagione invernale.

 

– Arrivo di un missile a Kirovograd

 

– Milley, capo di Stato maggiore USA: per la Russia è impossibile vincere militarmente, per l’Ucraina è molto difficile liberare tutto il territorio. La finestra per la trattativa è ancora aperta.

 

– Il primo ministro Mikhail Mishustin ha firmato l’ordinanza che permette a Gazprom Neft di creare la propria organizzazione di sicurezza privata per proteggere le proprie infrastrutture.

 

– Crosetto: L’Ucraina negli ultimi giorni ha chiesto all’Italia i mezzi di protezione contro le armi nucleari, biologiche e chimiche che probabilmente noi daremo.

 

– Immagini dal villaggio liberato di Paraskoveevka a Nord di Bakhmut

 

– Il ministro degli Esteri israeliano è arrivato a Kiev, dove incontrerà Zelens’kyj.

 

– Ministero degli Esteri russo: La Russia è pronta ad adottare misure compensative equivalenti se l’UE decide di confiscare i suoi beni.

 

– Il ministero degli Esteri francese ha invitato i suoi cittadini a lasciare la Bielorussia.

 

– Nuovo appello dell’ambasciata Usa ai connazionali che vivono in Russia, invitati a lasciare urgentemente il paese. Secondo l’ambasciata le possibilità di offrire sostegno delle autorità consolari sono limitate, e potrebbero ridursi ulteriormente.

 

– Il Parlamento lettone ha approvato emendamenti alla legge sul sostegno alla popolazione civile dell’Ucraina, che consentirà il trasferimento al governo ucraino delle auto confiscate ai conducenti ubriachi.

 

– Dmitrij Yakushchenko, quello che i Wagner dovevano aver ammazzato a martellate in testa per tradimento, compare in un video e racconta di essere stato perdonato.

 

– La fregata Admiral Gorshkov con missili Zircon a bordo, è arrivata ieri nel porto di Città del Capo (Sudafrica). Dal 17 al 27 febbraio si terranno esercitazioni navali congiunte di Russia, Cina e Sudafrica. Come si legge nel comunicato del Ministero della Difesa sudafricano, le esercitazioni si svolgeranno «nell’Oceano Indiano nelle aree della città portuale di Durban e di Richards Bay». Le manovre mirano a «rafforzare le già prospere relazioni» tra Federazione Russa, Cina e Sudafrica, ha sottolineato il dipartimento militare

 

– Nuland: stiamo costruendo l’esercito ucraino del futuro, che sarà in grado di resistere alla Russia anche dopo la fine della guerra.

 

– Stoltenberg: dobbiamo prepararci ad una situazione di stallo con la Russia che potrebbe durare molti anni.

 

– Il ministero degli esteri russo smentisce le voci di una uscita della Russia dal WTO: «sarebbe un regalo ai nostri nemici».

 

– Ramzan Kadyrov: l’assistente del capo della Repubblica Cecena, comandante delle forze speciali Akhmat Apty Alaudinov, è stato avvelenato pochi giorni fa. Alaudinov ha ricevuto una lettera impregnata di una sostanza velenosa. Grazie a misure tempestive adottate, sono state evitate gravi conseguenze. Il generale e il suo aiutante sono attualmente in una clinica di Mosca e sono in via di guarigione

 

– L’Iran si è offerto di trasportare gas turkmeno e russo ai consumatori in qualsiasi direzione, compresa l’Asia meridionale, ha affermato Reza Novshadi, amministratore delegato della società iraniana di ingegneria e sviluppo del gas (IGEDC). Il paese è pronto a fornire gas al Pakistan. Secondo lui, un gasdotto con una capacità di 100 milioni di metri cubi al giorno è già in costruzione fino al confine. Ha osservato che ora l’Iran ha la capacità di trasferire fino a 100 milioni di metri cubi di gas al giorno, ovvero circa 36,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno. La dichiarazione dei vertici della compagnia iraniana è stata fatta subito dopo l’incontro tra il presidente turkmeno Serdar Berdymukhamedov e il presidente di Gazprom Alexei Miller, dove si è discusso delle prospettive di cooperazione nel settore del gas.

 

– Dopo tanto parlare di confisca di beni russi in occidente il presidente della Duma Volodin lancia un’idea: facciamoci una botta di conti di quanto abbiamo perso con la distruzione di Nordstream e rifacciamoci sulle proprietà occidentali in Russia.

 

– Regione di Kherson, missile anticarro sulla riva del fiume Dnepr.

 

– Gli ambasciatori UE non sono riusciti a mettersi d’accordo sul decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, scrive Politico. Una delle questioni controverse era la proposta di vietare l’importazione di gomma sintetica dalla Russia, utilizzata per produrre pneumatici. Nel 2021 l’UE l’ha importata per 700 milioni di dollari. Italia e Germania si oppongono alle sanzioni sulla gomma sintetica russa, la Polonia le sostiene.

 

– Tajani, dopo un colloquio con il ministro degli esteri cinese: nell’anniversario dall’inizio della guerra Xi Jinping inviterà con un discorso le parti alla pace. Il portavoce del governo cinese dice di non sapere nulla del discorso di pace di cui parla Tajani.

 

– Video propagandistico ucraino ringrazia la Danimarca per aver ceduto a Kiev TUTTI gli obici Caesar a disposizione del suo esercito.

 

Financial Times: le compagnie aeree europee hanno difficoltà a competere con quelle cinesi, perché le prime sono costrette a scegliere rotte più lunghe verso l’Asia per aggirare la Russia a causa delle sanzioni. Il direttore generale di Air France-KLM, Ben Smith, ha affermato che le compagnie aeree cinesi hanno un “vantaggio ingiusto” rispetto ai vettori europei in quanto sono autorizzate a sorvolare la Russia e utilizzare rotte più brevi verso l’Europa, riducendo ad esempio i tempi di volo tra Parigi e Seoul di tre ore.

 

– Stoltenberg: La NATO addestra l’esercito ucraino dal 2014, i partner della NATO forniscono alle forze armate ucraine le armi e l’addestramento necessari dal 2014.

 

– FMI: l’Ucraina ha bisogno di finanziamenti da 40 a 48 miliardi di dollari per far funzionare la sua economia quest’anno.

 

– Il Pentagono: Francia e Italia hanno deciso di fornire all’Ucraina nuovi sistemi di difesa aerea e la Norvegia concederà a Kiev 7,5 miliardi di dollari in cinque anni per assistenza militare e di altro tipo.

 

– Ankara continua a fornire armi all’Ucraina, nonostante la catastrofe nel paese e l’assistenza della Russia nella sua liquidazione, ha affermato Alexei Yerkhov, ambasciatore russo in Turchia
«Le forniture continuano. La loro nomenclatura tende ad espandersi. Traete voi le conclusioni».

 

– L’agenzia giapponese Kyodo News afferma, citando l’intelligence, che la Cina ha deciso di triplicare il suo potenziale nucleare entro il 2035.

 

Financial Times: l’Indonesia, leader nell’estrazione di nichel, propone alla Russia, alle Filippine e ad altri paesi di formare un’organizzazione sulla falsariga dell’OPEC per controllarne i prezzi.
Il nichel viene utilizzato per produrre batterie nei veicoli elettrici, nella metallurgia, nell’aerospaziale, nell’elettronica e in altri settori, soprattutto, nell’industria militare.

 

– Secondo uno studio del Royal United Services Institute britannico le vendite di combustibile e tecnologia nucleari russi all’estero sono aumentate di oltre il 20% nel 2022.
Il 20% del combustibile usato dagli Usa viene dalla Russia.

 

– Il ministro dell’Interno tedesco ha chiesto una distribuzione più equa dei rifugiati ucraini nella UE. «La Polonia ha finora accolto più di 1,5 milioni di rifugiati ucraini, la Spagna – 160.000. Non si può andare avanti così. Se c’è un nuovo grande flusso migratorio dall’Ucraina, allora i rifugiati dovrebbero essere meglio distribuiti in Europa».

 

 

 

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia e Intel Slava Z.

 

 

 

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Geopolitica

L’amministrazione Trump sta valutando opzioni militari in Mali

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L’amministrazione Trump sta valutando un intervento militare in Mali, Paese dell’Africa occidentale, per colpire un gruppo affiliato ad al-Qaeda noto come JNIM. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti giornalistiche citando funzionari militari.

 

Se venisse approvato, aggiungerebbe un ottavo Paese alla lista delle nazioni in cui il presidente Donald Trump ha ordinato attacchi dall’inizio del suo secondo mandato, un periodo della sua presidenza che inizialmente aveva annunciato sarebbe stato dedicato a porre fine ai conflitti globali e a riorientare le risorse americane verso i cittadini statunitensi.

 

Esiste però disaccordo tra gli alti funzionari americani sull’opportunità di procedere con l’attacco al gruppo militante. Un deciso sostenitore dell’uso della forza è Sebastian Gorka, direttore senior per la lotta al terrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale, secondo quanto affermato da funzionari attuali ed ex funzionari, che, come altri, hanno parlato a condizione di anonimato per discutere di pianificazione militare.

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Il gruppo militante, il cui nome completo è Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, ha consolidato la propria presenza in Mali e ha intensificato gli attacchi nelle nazioni costiere dell’Africa occidentale, affermandosi come il gruppo militante meglio armato della regione e tra i più potenti a livello mondiale.

 

Interpellato in merito dal giornale della capitale statunitense, un funzionario dell’amministrazione non ha voluto rivelare se il presidente intendesse procedere con attacchi militari, ma ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno esortato i governi del Nord e dell’Africa occidentale «ad acquistare attrezzature e servizi statunitensi per sostenere i loro sforzi bellici contro i terroristi».

 

Il funzionario ha affermato che il terrorismo nel Sahel, la vasta regione semi-arida a sud del Sahara, è un «problema multinazionale».

 

«Esortiamo i partner regionali e gli alleati della NATO a sostenere l’Alleanza degli Stati del Sahel nella sua guerra contro il JNIM e l’ISIS», ha aggiunto il funzionario, riferendosi anche allo Stato Islamico, che ha acquisito importanza in Medio Oriente prima di stabilire filiali in tutta l’Africa.

 

L’Alleanza degli Stati del Sahel è composta da Mali, Burkina Faso e Niger, tutte nazioni dell’Africa occidentale in cui, negli ultimi anni, i leader militari hanno rovesciato governi democraticamente eletti con colpi di Stato, interrotto in gran parte i rapporti con l’Occidente e si sono rivolti alla Russia per ottenere aiuto in materia di sicurezza.

 

Il funzionario dell’amministrazione ha però attribuito la colpa non a quei governi, bensì ai loro partner russi, affermando che Mosca «si è dimostrata un partner inefficace per la sicurezza del Mali».

 

«Ci auguriamo che le altre nazioni africane prendano atto della pessima performance della Russia nella lotta al terrorismo», ha dichiarato il funzionario.

 

Le valutazioni dell’amministrazione Trump su possibili interventi militari nel Paese non erano state precedentemente riportate.

 

Il Mali, nazione senza sbocco sul mare con quasi 25 milioni di abitanti, è stato negli ultimi anni segnato dalla violenza perpetrata da gruppi militanti islamisti, ma anche dalla stessa giunta militare maliana e dai mercenari russi assoldati per riportare la situazione sotto controllo.

 

I gruppi militanti, in particolare il JNIM, sono divenuti sempre più potenti, trasformando il Mali e i Paesi limitrofi del Sahel nel centro mondiale del terrorismo.

 

L’anno scorso, i militanti affiliati ad al-Qaeda hanno imposto un blocco dei carburanti che ha paralizzato gran parte del Paese. Questa primavera hanno lanciato attacchi coordinati su tutto il territorio nazionale, che hanno compreso la perlustrazione delle strade di Bamako, la capitale; la conquista di una città strategica nel nord del Paese, sottraendola all’esercito maliano e ai russi; e l’uccisione del ministro della Difesa in un attentato suicida.

 

Nel frattempo, l’ISIS Sahel, affiliato allo Stato Islamico e rivale del JNIM, ha consolidato il proprio potere vicino al confine tra Mali e Niger, dove l’anno scorso i suoi militanti hanno rapito il missionario americano Kevin Rideout, che si ritiene sia attualmente detenuto in Mali.

 

Per contrastare la violenza, la giunta militare maliana ha assoldato mercenari russi, inizialmente del Gruppo Wagner e ora di Africa Corps, quest’ultima più strettamente legata al Ministero della Difesa russo. Secondo organizzazioni per i diritti umani e precedenti articoli del Washington Post, i russi sono stati accusati di una serie di atrocità.

 

Lo scorso anno, nell’ambito di un’iniziativa dell’amministrazione Trump per riavvicinarsi al Mali, gli Stati Uniti hanno intensificato la condivisione di informazioni di Intelligence con il governo maliano, secondo quanto dichiarato all’epoca da funzionari americani, sia in carica che in pensione. Queste informazioni sono state utilizzate negli attacchi dell’esercito maliano, che era stato in gran parte emarginato dall’amministrazione Biden per il suo rifiuto di fissare una tempistica per il ritorno alle elezioni democratiche e per la sua collaborazione con la Russia.

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Finora tale cooperazione è rimasta limitata, ben lontana dalla portata della partnership di sicurezza tra Stati Uniti e Nigeria, intensificatasi lo scorso anno e che ha incluso attacchi aerei statunitensi e una missione di terra che ha ucciso uno dei massimi leader dello Stato Islamico in Africa.

 

Qualsiasi coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti in Mali comporta il rischio di ostilità con le forze russe nella regione. Potrebbe inoltre richiedere sforzi di de-escalation tra Washington e Mosca simili a quelli attuati in Siria durante la guerra civile in quel Paese.

 

Alla domanda se il Segretario di Stato Marco Rubio appoggiasse un intervento militare in Mali, il Dipartimento di Stato ha eluso la questione, affermando che gli Stati Uniti «condannano inequivocabilmente l’attività terroristica in Mali».

 

Un intervento militare statunitense contro il JNIM aggiungerebbe il Mali alla lista dei Paesi contro cui Trump ha ordinato attacchi: Yemen, Somalia, Siria, Iran, Iraq, Nigeria e Venezuela. L’amministrazione ha inoltre condotto una controversa campagna militare contro presunti narcotrafficanti nei Caraibi e nel Pacifico orientale, che ha provocato decine di morti.

 

La Francia ha avviato il suo intervento militare nel Sahel nel 2013 su richiesta dell’allora governo del Mali. Le forze francesi hanno represso l’insurrezione in Mali e ristabilito un certo grado di ordine. A questa missione iniziale ne è seguita una seconda, l’Operazione Barkhane, che ha eliminato importanti leader militanti ma non è riuscita a fermare la diffusione di vari gruppi armati.

 

La rabbia nei confronti della Francia, alimentata dagli errori neocoloniali e dalla disinformazione russa, è cresciuta nel corso degli anni, contribuendo a innescare i colpi di Stato in Mali nel 2020 e nel 2021 e nei vicini Burkina Faso e Niger. Il presidente Emmanuel Macron ha poi ritirato le forze francesi.

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Gorka ha da tempo fatto delle aggressive politiche antiterrorismo un pilastro della sua ideologia. Tuttavia, il suo impatto sulle politiche dall’inizio del secondo mandato di Trump è stato modesto, ha dichiarato un funzionario statunitense, una fonte di sollievo per i suoi critici, che contestano il suo approccio intransigente, e una delusione per i suoi sostenitori.

 

In primavera, il Gorka ha avviato colloqui per diventare il prossimo direttore del Centro nazionale antiterrorismo di Trump, in seguito alle dimissioni di Joe Kent, che aveva lasciato l’amministrazione amareggiato dalla decisione del presidente di iniziare la guerra in Iran. Tali colloqui, però, non si sono concretizzati in una nomina ufficiale del Gorka.

 

Funzionari statunitensi, sia in carica che in pensione, hanno affermato che il Gorka era stato profondamente coinvolto nei colloqui per il rimpatrio del missionario catturato, Rideout. Uno degli obiettivi principali dell’amministrazione lo scorso anno era ottenere i diritti di sorvolo in Mali, ha dichiarato un ex funzionario, in modo che i funzionari statunitensi potessero far volare aerei e altre tecnologie di sorveglianza nei cieli maliani per monitorare meglio i suoi spostamenti.

 

Il desiderio di ottenere i diritti di sorvolo è stato alla base della decisione dell’amministrazione di revocare le sanzioni contro i membri chiave della giunta, tra cui il ministro della Difesa Sadio Camara, che era un sostenitore chiave dell’intervento russo in Mali ed è stato ucciso nell’attacco del JNIM il 25 aprile.

 

Secondo quanto affermano funzionari attuali ed ex, il Gorka era anche coinvolto in un’operazione per uccidere Abu Ubaydah Yusuf al-Anabi, un leader di una filiale di al-Qaeda con base in Algeria, la cui influenza è diminuita negli ultimi anni. Sebbene la scorsa estate i funzionari americani sperassero che l’intelligence statunitense fosse stata utilizzata in un attacco in Mali per eliminare al-Anabi, la sua morte non è mai stata confermata.

 

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Geopolitica

La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina: parla il professor Mearsheimer

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La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina, e nessuna quantità di armamenti occidentali – compresi i sistemi di difesa aerea Patriot richiesti da Kiev – potrà cambiare questa realtà, ha affermato lo studioso di relazioni internazionali John Mearsheimer.   L’Ucraina è «altamente vulnerabile» agli attacchi russi, che potrebbero paralizzare la sua economia e trasformarla in uno stato «disfunzionale», ha dichiarato giovedì il professore dell’Università di Chicago al podcast «Deep Dive» di Daniel Davis.   Nel corso del conflitto, giunto ormai al quinto anno, Kiev ha fatto molto affidamento sugli aiuti militari occidentali. Vladimir Zelensky ha ripetutamente sollecitato gli alleati a fornire più armamenti, in particolare i sistemi Patriot, attribuendo i ritardi nelle consegne alle battute d’arresto subite dall’Ucraina sul campo di battaglia.

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Secondo Mearsheimer, la convinzione che un maggior numero di Patriot o di altre armi occidentali possa invertire il corso del conflitto è un’illusione.   «I russi sono praticamente liberi di attaccare qualsiasi obiettivo in Ucraina e non devono preoccuparsi minimamente che un missile Patriot o qualsiasi altro tipo di missile possa abbattere i missili o i droni in arrivo», ha affermato.   Considerato il «notevole vantaggio in termini di potenza aerea» della Russia e la carenza di manodopera che affligge l’Ucraina, «i russi vinceranno questa guerra» e «l’Ucraina emergerà come uno stato residuo disfunzionale», ha sostenuto. Mearsheimer ha indicato i recenti attacchi russi contro il porto ucraino di Odessa come prova della strategia di Mosca. «A mio parere, i russi hanno di fatto tagliato fuori Odessa come porto di uscita per l’Ucraina», ha affermato.   All’inizio di questa settimana, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito depositi di carburante e infrastrutture portuali a Odessa, Nikolaev, Izmail e Chernomorsk, utilizzate per ricevere e immagazzinare materiale militare, affermando che quasi 30 navi al servizio dell’esercito ucraino sono state colpite.   Giovedì, l’emittente ucraina Strana ha riferito che il traffico marittimo si era di fatto bloccato, con nessuna nave entrata nei porti ucraini del Mar Nero il giorno precedente. Secondo Strana, gli attacchi russi sarebbero stati una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro i porti russi sul Mar Nero.   Gli attacchi hanno reso le spedizioni verso l’Ucraina sempre più rischiose, ha aggiunto Strana, sottolineando che il colosso delle spedizioni Maersk ha recentemente sospeso le operazioni nel porto di Chernomorsk.

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Mearsheimer sostenne inoltre che il conflitto tra Stati Uniti e Iran avrebbe ulteriormente ridotto il sostegno militare e finanziario europeo a Kiev.   «Credo che gli eventi in Iran e l’andamento della guerra tra Ucraina e Russia stiano creando una situazione in cui il futuro dell’Ucraina appare estremamente fosco», ha affermato il politologo chicagoano.   Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva sostenuto in un’intervista che i governi occidentali continuano a perseguire politiche mirate a indebolire la Russia fino a privarla definitivamente del suo status di grande potenza.   Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva preconizzato ancora nel 2015 lo sfascio dell’Ucraina, accusando, già all’ora, l’Occidente di portare Kiev verso la sua distruzione invece che verso un’era florida che sarebbe seguita alla neutralità dichiarata dagli ucraini.   Il politologo appartiene alla schiera delle grandi figure politiche americane che hanno rifiutato la NATO, talvolta prima ancora che nascesse. Uno è George Frost Kennan (1904-2005), ex ambasciatore USA in URSS, lucido, geniale mente capofila della scuola «realista» delle Relazioni Estere (quella oggi portata avanti accademicamente proprio da Mearsheimer) e funzionario di governo considerato «il padre della guerra fredda».   Mearsheimer è noto altresì per il controverso libro La Israel lobby e la politica estera americana, tradotto in Italia da Mondadori. Il libro contiene una disamina dell’influenza di Tel Aviv sulla politica americana, e identifica vari gruppi di pressione tra cui i Cristiani sionisti e soprattutto i neocon.   Il cattedratico statunitense ha anche recentemente toccato la questione israeliana dichiarando che le intenzioni dello Stato Ebraico sarebbero quelle di allargare il più possibile il conflitto nell’area di modo da poter svuotare i territori dai palestinesi: «più grande è la guerra, maggiore è la possibilità di pulizia etnica».  

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Geopolitica

Sauditi e alleati bombardano il porto Houthi

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Sabato la coalizione a guida saudita ha colpito obiettivi nel porto yemenita di Hodeidah, controllato dagli Houthi, in seguito agli attacchi contro navi saudite nel Mar Rosso.

 

Gli Houthi, un gruppo sciita sostenuto dall’Iran che controlla ampie zone dello Yemen, dilaniato dalla guerra civile, hanno annunciato la scorsa settimana un blocco navale dell’Arabia Saudita in risposta a quello che hanno definito l’ingiusto «assedio» del Paese.

 

Il portavoce della coalizione, il maggiore generale Turki Al-Maliki, ha dichiarato in un comunicato che gli attacchi hanno preso di mira siti militari utilizzati per «minacciare navi mercantili».

 

Secondo l’emittente televisiva Al Masirah, allineata con gli Houthi, alcune infrastrutture di telecomunicazione sono state colpite. L’emittente ha aggiunto che una donna è rimasta ferita in un attacco sull’isola di Kamaran, al largo della costa yemenita del Mar Rosso.

 

Secondo l’agenzia turca Anadolu, l’ala politica del gruppo ha condannato gli attacchi e ha promesso di rispondere a «un’escalation con un’escalation».

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Poco dopo l’attacco a Hodeidah, la città industriale saudita di Jazan sarebbe stata colpita da un apparente attacco di rappresaglia degli Houthi. Secondo le notizie, un vasto incendio sarebbe scoppiato in un impianto gestito dalla compagnia petrolifera statale del regno, la celebre Saudi ARAMCO.

 

Gli Houthi hanno affermato di aver preso di mira due petroliere di proprietà saudita questa settimana. Riyad ha ammesso che la Encelia ha preso fuoco e in seguito ha dichiarato che un’altra nave saudita, la NCC MASA, ha subito danni lievi allo scafo in un attacco separato avvenuto venerdì.

 

Nel 2014 gli Houthi hanno conquistato Sana’a, la capitale dello Yemen. Un anno dopo, l’Arabia Saudita ha guidato un intervento a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale. La campagna di bombardamenti non è riuscita a sottomettere gli Houthi, ma ha aggravato la già drammatica crisi umanitaria dello Yemen.

 

Dopo lo scoppio della guerra a Gaza nel 2023, gli Houthi iniziarono a lanciare missili e droni contro Israele e ad attaccare navi in quello che definirono un atto di solidarietà con i palestinesi. Gli attacchi cessarono dopo che gli Houthi raggiunsero un accordo con gli Stati Uniti nel maggio 2025.

 

Giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di infliggere «pesanti punizioni militari» agli Houthi, descrivendo il gruppo come «un’organizzazione per procura dell’Iran». Gli Stati Uniti hanno bombardato lo Yemen insieme alla Gran Bretagna e a Israele nel 2025.

 

Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa aerei sauditi avevano bombardato l’aeroporto di Sana’a per non fare atterrare un aereo passeggeri iraniano. Gli attacchi avevano il supporto della Casa Bianca.

 

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