Epidemie
L’odore del sangue di uno Stato debole: carcerati, speculatori, immigrati lo sentono
Qualcuno ha detto che la rivolta nelle carceri è dovuta allo stop delle visite, che avrebbe avuto come conseguenza la cessazione del flusso di droga che narcotizza le prigioni. La prova sarebbe che hanno subito assaltato le farmacie carcerarie, alla cerca di chissà cosa, forse del metadone.
Non siamo d’accordo. Crediamo che il belluino attacco coordinato (perché di questo si tratta) alle carceri di tutta Italia sia in realtà parte di una strategia che non viene da drogati, ma di menti ben lucide.
È una legge di natura, con l’odore del sangue arrivano le belve. Possiamo solo dire al lettore, dunque, di prepararsi ad un’ora ferale
I carcerati, che tecnicamente sono criminali, hanno compreso che il momento è propizio per loro e le loro richieste – e finanche, per chi davvero si vuole spingere così in là, per evadere. I criminali, che sanno cos’è l’odore del sangue, che per lavoro percepiscono istintivamente la posizione del loro interlocutore (la loro vittima), hanno compreso una cosa semplice: in questo momento lo Stato è debole. Di più: lo Stato, ora, può essere più debole di loro.
I criminali hanno compreso una cosa semplice: in questo momento lo Stato è debole. Di più: lo Stato, ora, può essere più debole di loro.
E quindi, ecco San Vittore in fiamme, le prigioni di Foggia devastate, Modena, Padova in rivolta, e più di una mezza dozzina di morti sul campo.
Le immagini pazzesche della fuga da Foggia parlano da sole. Decine e decine di criminali che fuggono dal cancello, con la volante della Polizia che arriva ma non può fare molto. Tana libera tutti.
A questo, con evidenza, stanno puntando: essere liberati al più presto dallo Stato sotto shock. Avranno visto, del resto, che lo ha fatto l’Iran, che non è esattamente la Norvegia nel campo del trattamento dei detenuti: Teheran, hanno scritto le agenzie di stampa, ha mandato ai domiciliari 54.000 carcerati.
Il Coronavirus è un interlocutore politico più vantaggioso per le persone ora al gabbio: perché Pannella, per quanto facesse spettacolo, mai avrebbe potuto mettere sotto scacco lo Stato. COVID-19 invece lo ha fatto. Ha in pugno il governo, e non solo quello
Domiciliari di massa anche in Italia, quindi, o ancora meglio quello che hanno apertis verbis domandato dei ragazzi dall’aspetto nordafricano (ma questo i giornali non possono mica scriverlo, è proibito) con uno striscione sventolato sopra San Vittore: «Indulto».
Il Coronavirus, è stato giustamente notato, è meglio di Marco Pannella. Il Coronavirus è un interlocutore politico più vantaggioso per le persone ora al gabbio: perché Pannella, per quanto facesse spettacolo, mai avrebbe potuto mettere sotto scacco lo Stato. COVID-19 invece lo ha fatto. Ha in pugno il governo, e non solo quello.
Quindi, pensano i galeotti, meglio affidarsi al virus: qualcuno che invocherà le carceri sovraffollate e il diritto umano a non prendere il morbo (che una prigione sia un isolamento di per sé non conta, perché il dirittoumanismo logica mai ne ha posseduta) lo troveremo, e quindi la discussione diventerà possibile. Ci siamo ribellati perché costretti, perché non possiamo prendere il virus, diranno. Qualche giudice, dice qualche utente della rete adirato, potrebbe credergli.
Si è consumato uno dei fatti più inquietanti di tutta la crisi pandemica italiana: le istituzioni hanno ritenuto di lasciare che aprisse la Borsa di Milano
Non è l’unica bestia, quella dei detenuti, ad aver compreso che lo Stato italiano è debole, e l’odore nel suo sangue è nell’aria.
Gli speculatori internazionali non sono certamente stati a dormire, tanto più che a Wall Street e nella City di Londra mica c’è l’obbligo di stare a casa come da noi.
E così, ieri si è consumato uno dei fatti più inquietanti di tutta la crisi pandemica italiana: le istituzioni (governo, ministeri, autorità di controllo, etc.) hanno ritenuto di lasciare che aprisse la Borsa di Milano. È inutile cercare una spiegazione, perché non la troverete: chiunque, uno pensa, nel momento in cui le imprese del Paese sono praticamente ferme o in via di arresto per shock epidemico, chiuderebbe gli scambi. I nostri no, non ci hanno pensato.
La strada spalancata davanti agli speculatori internazionali: puoi comprare a prezzi di saldo pezzi rilevanti delle aziende nazionali strategiche, quelle ovviamente ex-pubbliche o semipubbliche, e poi, una volta che il domino ha fatto cascare anche le banche, raccogliere per un tozzo di pane anche tutto il risparmio italiano
Abbiamo avuto così il tonfo logico, con perdite stile 11 settembre, o peggio. E la strada spalancata davanti agli speculatori internazionali: puoi comprare a prezzi di saldo pezzi rilevanti delle aziende nazionali strategiche, quelle ovviamente ex-pubbliche o semipubbliche, e poi, una volta che il domino ha fatto cascare anche le banche, raccogliere per un tozzo di pane anche tutto il risparmio italiano.
Un’occasione unica, ghiottissima: quando nel 1992 Soros distrusse la lira, aveva un piano complessissimo e macchinoso, che tirò giù anche monete di paesi asiatici come la Malesia, dove egli è condannato all’ergastolo in contumacia – mentre da noi 5 anni dopo Prodi gli dava una laurea ad honorem a Bologna.
No. Qui tutti i restanti gioielli di famiglia di quella che fu l’Italia prospera e laboriosa del dopoguerra vengono via per due lire, e senza tanti schemi diabolici: è bastato un microrganismo acellulare, e un governo di inetti.
E proprio quest’ultimo punto, l’inettitudine al governo, è quello che ha fatto titillare gli squali internazionali, che sanno conoscono una qualche forma del detto medievale «Le sot c’est la monture di Démon», lo scemo è la cavalcatura del Diavolo. Gli inetti provocano danni, portano stragi – ed ecco l’odore di sangue anche qui. Gli squali sono squali, e sono arrivati.
I gioielli di famiglia di quella che fu l’Italia prospera e laboriosa del dopoguerra vengono via per due lire, e senza tanti schemi diabolici: è bastato un microrganismo acellulare, e un governo di inetti
Ancora altre categorie di persone hanno sentito la patente debolezza dello Stato e hanno agito di conseguenza per trarne profitto. Parrebbe ci sia una nuova ondata di «profughi» in arrivo dalla Siria. Girava su internet qualche settimana fa una mappa in Arabo, come delle istruzioni che consigliavano di raggiungere Bologna.
Ora ci parlano di Idlib: uno striscione su questi poveri scappati dalla città siriana è apparso perfino in Piazza San Pietro all’Angelus a Porte chiuse del Papa antinfluenzale. Una pagina intiera del Corriere della Sera si appellava a quel migliaio di italiani con un patrimonio superiore ai 100 milioni di euro perché sganciassero a una qualche ONG per Idlib e i suoi poveretti. Leggere di richieste di danaro per degli stranieri in un giornale che dedica 20 pagine alla catastrofe biologica in patria fa un effetto surreale, ma ripetiamo che di logica non dobbiamo parlare mai in questi casi.
Gli inetti provocano danni, portano stragi – ed ecco l’odore di sangue anche qui. Gli squali sono squali, e sono arrivati
Dietro alla nuova ondata, che come le precedenti si metamorfoserà in una ulteriore fatta però da africani che scappano da indeterminate guerre e carestie (inesistenti, se non in un paio di punti del continento nero), c’è un altro che ha annusato il sangue nell’aria: Recep Tayyip Erdogan.
Il sultano turco ha capito che l’utilizzo dell’arma di migrazione di massa, che qualche anno fa gli fruttò 5 miliardi europei mentre il figlio avrebbe (secondo delle inchieste) fatto affari petroliferi con l’ISIS, è estremamente opportuno in questo momento di debolezza indotta dal COVID-19. Quindi, ha mandato la polizia spingere gli immigrati al confine greco, ha mandato la marina a scortare i gommini verso Lesbo, e si è premurato, presumibilmente, di mettere nel mazzo degli arrivi anche qualche jihadista veterano della disfatta siriana.
Erdogan ha capito che l’utilizzo dell’arma di migrazione di massa è estremamente opportuno in questo momento di debolezza indotta dal COVID-19
È quello che ha fatto in Libia, dove ha mandato, per sostenere la fazione tripolina di Serraj da lui prescelta, droni, istruttori e qualche birichino che ha tagliato qualche gola nel Levante durante l’ultima orrenda guerra.
Il fatto stesso che sia in Libia è un indice di quanto Erdogan ritenesse lo Stato italiano debole prima del Coronavirus (probabilmente, gli è bastato guardare la foto di giuramento del governo): la Libia fu soffiata dall’Italia giolittiana proprio alla Turchia ottomana; ora il neo-ottomano Erdogan se la riprende, alla faccia dei decenni nei quali, con l’ENI e senza, ci siamo coltivati Gheddafi e tutte le tribù possibili. Non che lo Stato italiano, malgrado il rischio di perdere una fonte di approvvigionamento energetico, ve lo abbia fatto capire: era impegnato nell’antirazzismo dell’involtino primavera.
Qualche analista aggiunge che anche il generale Haftar, il nemico di Serraj e quindi di Erdogan, abbia intensificato i suoi attacchi su Tripoli – praticamente l’unica parte della Libia che non controlla è la capitale – sta approfittando del Coronavirus italiano per avanzare senza più l’ostacolo, sempre più insignificante, della diplomazia italiana (dove, ricordatelo sempre, ora ci sta Giggino «Coronavairus» Di Majo).
Il generale Haftar sta approfittando del Coronavirus italiano per avanzare senza più l’ostacolo, sempre più insignificante, della diplomazia italiana
Ma torniamo ai criminali nostrani propriamente detti: se lo hanno capito quelli che stanno dietro le sbarre, figurarsi se non lo hanno capito quelli che stanno fuori. Le mafie, quando l’epidemia, grazie alla storica fuga massiva da Milano causa bozza di decreto trapelata di sabato sera, giungerà al Sud e intaserà le rianimazioni e la vita sociale, cosa faranno?
Quel che faranno lo sanno già, lo hanno già deciso – perché, a differenza che a Roma, lì ci sono uomini che decidono. Chiederanno un prezzo allo Stato debole? Giocheranno al rialzo permettendo qualche supermercato incendiato?
Le mafie, quando l’epidemia, grazie alla storica fuga massiva da Milano causa bozza di decreto trapelata di sabato sera, giungerà al Sud e intaserà le rianimazioni e la vita sociale, cosa faranno?
Prendiamo Napoli: si mormora che durante l’emergenza del Colera negli anni Settanta la Camorra si accordò con lo Stato nello sforzo di riportare sotto il Vesuvio sconvolto. Sappiamo che ora, però, gli equilibri sono molto cambiati. Quindici anni di Roberto Saviano e di serie TV glorificanti hanno avuto come esito che se un carabiniere spara ad un ragazzino rapinatore segue la devastazione di un Pronto Soccorso (e quindi, immaginate cosa succede se non curano mammà ammorbata di COVID-19 perché sono finiti i respiratori); più grave ancora, è la «stesa» che ne è seguita: ragazzini arrivano con i motorini dinanzi ad una caserma, e sparano per aria.
Disordini al Sud – i primi supermercati assaltati, etc. – avrebbero ripercussioni al Nord, e per la presenza di meridionali qui, e per emulazione nel collasso del contratto sociale
Un atto di sfida allo Stato, che nella logica della criminalità organizzata di una volta non ha senso. A meno di non essere Totò Riina (e i risultati si sono visti), lo Stato non lo sfidi mai: ti ci accordi, lo corrompi, lo pungoli qua e là d’improvviso, ma no, sfidarlo proprio non puoi.
E quindi, l’odore del sangue cosa combinerà a Sud? Vedremo, sarà dirimente. Disordini al Sud – i primi supermercati assaltati, etc. – avrebbero ripercussioni al Nord, e per la presenza di meridionali qui, e per emulazione nel collasso del contratto sociale. Come già scritto altrove, a negozi e supermercati, dopo qualche tempo, seguono le violenze private, con personaggi che vanno a razziare le case.
Non è escluso che si vengano a formare bande di stranieri, che di fatto si troverebbero più a loro agio che mai nell’Italia africanizzata
Non è escluso, qui, che si vengano a formare bande di stranieri, che di fatto si troverebbero più a loro agio che mai: nell’Italia africanizzata, ridotta ad una devastazione terzomondiale, essi sono esperti del cosiddetto pillage, la razzia dei villaggi che nell’Africa nera avviene ciclicamente, e non solo in Nigeria e in Congo.
L’esercito sulle strade dovrebbe quindi potrebbe divenire una necessità assoluta. Come abbiamo già scritto, riteniamo che questo governo, sostenuto da partiti che vivono in un mondo virtuale dove più che la realtà del Paese contano dei badge goscisti («antirazzismo», «antifascismo», «antimilitarismo»), questa decisione, se verrà presa, verrà presa, anche qui, troppo tardi.
L’odore del sangue è oggi fortissimo. È una legge di natura, con quello arrivano le belve. Possiamo solo dire al lettore, dunque, di prepararsi ad un’ora ferale.
Roberto Dal Bosco
Epidemie
Ebola, il numero di morti si avvicina a quota 3.000
Secondo i dati governativi pubblicati lunedì, più di 6.000 persone sono state contagiate dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) dall’inizio dell’ultima epidemia, e quasi la metà dei pazienti confermati è deceduta a causa della malattia.
L’epidemia si è diffusa in 60 zone sanitarie distribuite in sei province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uele, Bas-Uele e Tshopo. L’Ituri rimane la regione più colpita, con 28 delle sue 36 zone sanitarie che segnalano casi, seguita dal Nord Kivu con 15. Il Paese ha registrato 6.041 casi confermati e 2.911 decessi, con un tasso di mortalità del 48,2%.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito venerdì che l’epidemia continua a peggiorare. «Sebbene la sorveglianza sia stata ampliata, il numero di casi e di decessi continua ad aumentare a causa della trasmissione sostenuta e dell’espansione geografica», ha affermato l’agenzia in un post su X.
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Secondo l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica, un totale di 1.366 pazienti sono guariti, mentre 619 rimangono in isolamento o ricoverati in ospedale. Il ministero ha affermato che le squadre di intervento restano attive in tutte le province colpite, con particolare attenzione alle regioni di Ituri, Nord Kivu e Haut-Uele.
L’epidemia, dichiarata a maggio, è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola ed è diventata la più grande mai registrata nella storia della Repubblica Democratica del Congo, superando l’epidemia del 2018-2020. Attualmente non esistono vaccini approvati o trattamenti specifici per il ceppo Bundibugyo.
Anche le organizzazioni internazionali hanno intensificato il loro supporto nella risposta all’epidemia. Lunedì, a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, sono stati consegnati veicoli alle autorità sanitarie e alle squadre della Croce Rossa per contribuire al contenimento dell’epidemia. «L’attenzione e le risorse costanti per la risposta all’Ebola nella RDC rimangono essenziali», ha dichiarato Ariel Kestens, capo della delegazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), il giorno X.
La scorsa settimana, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito l’epidemia di Ebola una «tragedia umana che colpisce famiglie e comunità su una scala straordinaria».
Anche l’OMS e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avevano precedentemente richiesto un maggiore sostegno internazionale per contenere l’epidemia.
Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.
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Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
Gli USA due mesi fa hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese
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Immagine di UNMEER via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Epidemie
Due ricercatori NIH incriminati per aver introdotto campioni di DNA del vaiolo delle scimmie negli USA
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Munster ha una storia di legami con Fauci e con la ricerca sul guadagno di funzione
Munster è da tempo impegnata nella ricerca sull’acquisizione di nuove funzioni, inclusa la ricerca che potrebbe aver contribuito alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2. Nel 2018, Munster è stato indicato come partner in una proposta per il Progetto DEFUSE. La proposta, presentata alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) del governo federale, prevedeva la modifica dei virus dei pipistrelli mediante l’inserimento di una proteina spike con un sito di clivaggio per la furina, che avrebbe permesso al virus di infettare i polmoni umani. Secondo Thacker, «la DARPA ha negato i finanziamenti per DEFUSE, ma l’anno successivo un nuovo virus dei pipistrelli con un sito di clivaggio della furina ha iniziato a infettare gli esseri umani a Wuhan. Nessun altro virus strettamente imparentato con il virus COVID possiede questo sito di clivaggio della furina». Ralph Baric, Ph.D., è stato l’autore principale della proposta DEFUSE e in seguito ha svolto un «ruolo centrale» con Fauci e altri funzionari e ricercatori della sanità pubblica nel promuovere la teoria “zoonotica” sull’origine del COVID-19. Secondo Justin Goodman, vicepresidente senior per la difesa dei diritti e le politiche pubbliche presso White Coat Waste, un gruppo di controllo che ha indagato su Munster, «le impronte digitali di Munster sono sicuramente presenti nel famigerato piano con EcoHealth e il laboratorio di sperimentazione animale di Wuhan per creare un coronavirus simile a quello che ha causato il COVID». Baric e Fauci hanno inoltre collaborato strettamente con Peter Daszak, Ph.D., ex presidente di EcoHealth Alliance, che aveva legami finanziari con l’Istituto di Virologia di Wuhan e che ha svolto un ruolo chiave nella promozione della teoria zoonotica. Nel corso degli anni, Munster ha mantenuto i contatti con Daszak e EcoHealth Alliance, collaborando anche a una ricerca del 2022 sulla rilevazione del virus Nipah nei rifugi dei pipistrelli. Gli scienziati di Munster e di EcoHealth sono stati entrambi citati in un articolo di Science del 2017 sulla «caccia» al virus Ebola tra le colonie di pipistrelli africani. Un’indagine condotta da White Coat Waste ha suggerito che Munster abbia svolto un ruolo significativo nell’aiutare EcoHealth Alliance ad ottenere finanziamenti dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) per il cosiddetto laboratorio sui pipistrelli «Wuhan West» presso la Colorado State University. Secondo quanto rivelato da White Coat Waste, Munster è stato coautore della proposta del 2016 per il progetto «Wuhan West». Nel 2020, Munster ha richiesto finanziamenti al NIAID per il progetto. All’epoca, il NIAID era guidato da Fauci.Aiuta Renovatio 21
Quale sarà il futuro di Munster e Kwe?
Entrambi gli uomini sono stati rilasciati su cauzione non garantita di 10.000 dollari. L’udienza preliminare era prevista per il 26 agosto, ma la giuria ha emesso l’atto d’accusa il 20 agosto. Dai documenti del tribunale risulta che l’udienza preliminare di Munster è fissata per il 2 settembre davanti a un giudice istruttore. Gli avvocati di Munster non hanno risposto alle richieste di commento. Kwe comparirà in tribunale il 26 agosto. «A nome del signor Kwe, in questa fase lo si presume innocente e attenderemo gli sviluppi futuri del procedimento prima di rilasciare ulteriori commenti», ha dichiarato il suo avvocato Benton Martin al quotidiano The Defender. L’atto d’accusa contiene anche disposizioni relative alla confisca dei beni, il che significa che il governo potrebbe rivalersi sui beni coinvolti nei presunti reati o sui proventi derivanti da essi, qualora gli imputati venissero condannati. Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso. «La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato. In caso di condanna, entrambi i ricercatori rischiano fino a cinque anni di carcere. Henrick Karoliszyn, DSW © 25 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Epidemie
Collaboratore di alto livello di Fauci si dichiara colpevole di accuse federali. Tradirà il suo capo?
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere informazioni relative alle origini del COVID-19. Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».
Un ex consigliere chiave del dottor Anthony Fauci si è dichiarato colpevole di occultamento di documenti pubblici relativi alle origini del COVID-19, nell’ambito di un patteggiamento raggiunto con i procuratori federali: uno sviluppo che, secondo alcuni esponenti politici e analisti, potrebbe coinvolgere Fauci.
Il dottor David Morens si è dichiarato colpevole martedì di un’accusa di cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, Morens, 78 anni, ha dichiarato a un giudice federale di aver tentato di eludere le leggi federali sulla conservazione dei documenti utilizzando il suo account di posta elettronica privato per discutere di ricerche – e di una sovvenzione federale revocata – relative alle origini del COVID-19.
Morens, inizialmente incriminato ad aprile con cinque capi d’accusa federali, ha dichiarato al giudice di aver intenzionalmente reindirizzato le comunicazioni al suo account di posta elettronica personale per proteggere Fauci e perché le email avrebbero potuto essere fraintese in futuro, qualora fossero state rese pubbliche.
Dai documenti depositati in tribunale emerge che alcune delle email sono state inoltrate informalmente a un alto funzionario del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Secondo la CBS News, il funzionario in questione è probabilmente Fauci, che ha diretto il NIAID fino a dicembre 2022. Morens ha ricoperto il ruolo di consulente senior nell’ufficio di Fauci al NIAID tra il 2006 e il 2022.
Morens ha dirottato i messaggi sulla sua email personale mentre si moltiplicavano le speculazioni sul fatto che il COVID-19 fosse emerso in natura, come affermavano pubblicamente all’epoca Fauci e altri funzionari dell’amministrazione Biden e virologi chiave, oppure fosse stato sviluppato presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, e si fosse poi diffuso da lì.
In base all’accordo raggiunto con la procura, Morens rischia fino a cinque anni di carcere e una multa massima di 250.000 dollari, sebbene la sua pena potrebbe essere inferiore. Secondo il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), «le condanne effettive per i reati federali sono in genere inferiori alle pene massime previste». La sentenza è prevista per il 12 novembre, come riportato da Politico.
«Dichiarandosi colpevole oggi, il dottor Morens si è assunto la responsabilità delle sue azioni e continuerà a farlo», ha affermato Tim Belevetz, avvocato di Morens, in una dichiarazione riportata dal Post.
James Billot, direttore di UnHerd, ha dichiarato a News24 Digital, testata australiana, che la dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta la «prima grande vittoria» nell’indagine sulle origini del COVID-19. «Vedremo presto emergere molti altri dettagli su questo argomento».
Secondo Politico, Fauci non è stato «accusato né incriminato per illeciti nel caso contro Morens e il suo nome non viene menzionato negli atti processuali».
Ma in un post su X, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), che sta guidando l’indagine del Congresso sulle origini del COVID-19, ha suggerito che Fauci potrebbe essere implicato: «Un alleato di lunga data di Fauci si dichiara colpevole. La sua dichiarazione di colpevolezza potrebbe implicare il coinvolgimento di Anthony Fauci?», ha scritto Paul.
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Morens si vantava di essere in grado di «far sparire le email»
Nel corso della sua testimonianza davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti nel 2024, Fauci negò di avere avuto uno stretto rapporto di lavoro con Morens, suggerendo che Morens non gli forniva consulenza su «politiche dell’istituto o altre questioni sostanziali».
Tuttavia, l’accordo di patteggiamento di Morens include una dichiarazione in cui ammette di essersi spesso consultato con un ricercatore esterno, Peter Daszak, Ph.D., all’epoca presidente dell’EcoHealth Alliance, per preparare briefing per Fauci che suggerivano che il COVID-19 avesse origini naturali.
In un’email del 2021 resa pubblica dalla Camera e citata da The Hill, Morens scrisse a Daszak: «Posso inviare materiale a Tony [Fauci] tramite la sua Gmail privata, oppure consegnarglielo di persona al lavoro o a casa. È troppo intelligente per lasciare che i colleghi gli mandino cose che potrebbero causargli problemi».
In un’altra email del 2021, Morens affermò di sapere come «far sparire le email dopo una richiesta FOIA», riferendosi alle richieste di accesso agli atti federali previste dal Freedom of Information Act.
John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore di Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha scritto su Substack che la dichiarazione di colpevolezza di Morens per un singolo capo d’accusa di cospirazione è «simile alla condanna di Al Capone per evasione fiscale». Leake ha suggerito che la dichiarazione di colpevolezza avrà un impatto minimo sull’indagine sulle origini del COVID-19.
«Sebbene Morens probabilmente sconterà una pena detentiva, la sua dichiarazione di colpevolezza e la sua condanna per questo particolare atto di frode mi sembrano un diversivo rispetto al problema principale», ha scritto Leake, riferendosi alla «creazione illegale e al successivo occultamento illegale di un’arma biologica in un laboratorio di biosicurezza cinese».
Ma per altri analisti e commentatori, l’attenzione sta tornando a concentrarsi su Fauci in seguito alla dichiarazione di colpevolezza di Morens.
Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha ipotizzato che Morens abbia probabilmente accettato di testimoniare contro altre persone in cambio del patteggiamento e, forse, di una pena più mite.
«Ora è disposto a parlare in cambio di una pena più lieve. Sicuramente parlerà e sarà affascinante sapere tutto quello che sa», ha detto Tucker.
Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., si è detto d’accordo. Ebright è stato un acceso critico della ricerca sul guadagno di funzione, che secondo i sostenitori della teoria della fuga dal laboratorio avrebbe probabilmente portato alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 e alla sua successiva fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan.
Ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci».
«La dichiarazione di colpevolezza di Morens è un primo passo importante per assicurare alla giustizia i funzionari statunitensi che hanno finanziato la sconsiderata ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan, che ha causato il COVID-19» ha detto Ebright.
«Sembra possibile, persino probabile, che Morens sia stato ‘ingannato’ dai procuratori e che la sua dichiarazione di colpevolezza sia il risultato di un patteggiamento in cui Morens ha accettato di testimoniare contro Fauci, Daszak… e altri».
L’accordo di patteggiamento di Morens prevedeva un fascicolo sigillato, il che, secondo Ebright, indica che Morens ha accettato di testimoniare contro altri: un’opinione condivisa dal ricercatore e autore James Lyons-Weiler, Ph.D., che ha scritto su Substack:
«Infine, poiché l’accordo di patteggiamento include un supplemento sigillato e una separata dichiarazione di fatto, la documentazione attualmente pubblica è incompleta. Tale lacuna è particolarmente rilevante per le speculazioni secondo cui Morens starebbe collaborando contro altri. Tale collaborazione è possibile in teoria, ma non può essere ragionevolmente dedotta dalla sola esistenza del documento sigillato».
«… Avevamo previsto che a [Morens] sarebbe stato offerto un patteggiamento e che le accuse specifiche sarebbero state ritirate in cambio della sua testimonianza contro Fauci e altri.»
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Morens ha ricevuto regali per «marachelle dietro le quinte»
L’atto d’accusa contro Morens faceva ampio riferimento a due complici, indicati come «Co-cospiratore 1» e «Co-cospiratore 2».
Secondo il Post, i documenti resi pubblici nell’ambito dell’indagine del Congresso indicano che le due persone in questione sono Daszak e il dottor Gerald Keusch, ex direttore del Fogarty International Center del NIH, che finanziava scienziati stranieri.
Secondo quanto riportato dal Post, Morens, Daszak e Keusch «hanno discusso ripetutamente della possibilità di limitare le loro conversazioni alle email private».
Sotto la guida di Daszak, l’EcoHealth Alliance ha ricevuto una sovvenzione dai National Institutes of Health (NIH), l’agenzia madre del NIAID, per uno studio intitolato «Comprendere il rischio di emergenza del coronavirus nei pipistrelli». Il laboratorio di Wuhan ha successivamente ricevuto un sub-finanziamento dall’EcoHealth Alliance, a sua volta finanziato dalla sovvenzione.
Nell’ambito del patteggiamento, Morens ha ammesso di aver ricevuto «gratificazioni illegali» da Daszak, tra cui pasti in ristoranti stellati Michelin e bottiglie di vino, come ringraziamento per i suoi «consigli, il suo supporto e i suoi intrighi dietro le quinte» nell’aiutare Daszak a «ripristinare la sospensione del finanziamento per la ricerca sul coronavirus dei pipistrelli e a contrastare la narrazione secondo cui il COVID-19 sarebbe fuoriuscito da un laboratorio».
Secondo il Dipartimento di Giustizia, «Morens avrebbe poi individuato un atto ufficiale che avrebbe potuto compiere per ‘meritarsi’ il regalo, ovvero scrivere un commento scientifico su un’importante rivista medica in cui sosteneva che il COVID-19 avesse origini naturali».
Ad aprile, il New York Post ha riportato che il commento è probabilmente un articolo di cui Morens è coautore, pubblicato nel luglio 2020 sull’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene.
Tucker ha affermato che Morens era «un intellettuale promettente» che «si è convertito al lato oscuro» agendo su «ordine di Fauci», tra cui la pubblicazione di articoli su riviste scientifiche a sostegno della narrativa ufficiale sul COVID-19.
Tucker ha citato un articolo del settembre 2020, scritto da Morens in collaborazione con Fauci e pubblicato sulla rivista Cell, in cui si auspicava la «ricostruzione delle infrastrutture dell’esistenza umana».
«Era distopico all’estremo e lui lo sapeva», ha detto Tucker. «Rifletteva il suo stato d’animo: l’assurdità al servizio del potere».
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Altri collaboratori di Fauci faranno a gara per «denunciarsi a vicenda» in cambio di patteggiamenti?
La dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta l’ultimo sviluppo nell’indagine congressuale in corso sulle origini del COVID-19. Nel 2024, quando testimoniò davanti al Congresso nell’ambito dell’indagine Morens negò di aver tentato di eludere la legge federale instradando le comunicazioni attraverso il suo account di posta elettronica personale.
All’inizio di questo mese, Paul ha segnalato Fauci al Dipartimento di Giustizia per oltraggio al Congresso, per essersi rifiutato di rispondere alle domande durante l’udienza del mese scorso. Secondo il Washington Post, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando la richiesta. È la terza volta che Paul segnala Fauci al Dipartimento di Giustizia per possibili accuse penali.
La settimana scorsa, Fauci ha rifiutato la richiesta di comparire volontariamente davanti a un’altra commissione del Senato.
Negli ultimi istanti del suo mandato, lo scorso anno, l’allora presidente Joe Biden concesse preventivamente la grazia a Fauci per tutti i suoi atti ufficiali risalenti al 2014, anno in cui il NIH approvò un finanziamento per la ricerca di Daszak sul coronavirus nei pipistrelli.
Esperti legali avevano precedentemente dichiarato a The Defender che, sebbene la grazia protegga Fauci da procedimenti penali federali per i suoi atti ufficiali, non impedisce agli Stati di sporgere denuncia contro di lui. Inoltre, non lo protegge dalle accuse di oltraggio al Congresso o di falsa testimonianza in successive deposizioni.
Nel 2024, il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha sospeso tutti i finanziamenti a EcoHealth Alliance dopo aver constatato che l’organizzazione non aveva monitorato adeguatamente gli esperimenti sul coronavirus.
Ad aprile, il NIH avrebbe revocato tutti i finanziamenti concessi al virologo Ralph Baric, Ph.D., che aveva collaborato con Fauci e i ricercatori del laboratorio di Wuhan prima e durante la pandemia di COVID-19.
A giugno, l’FBI ha incriminato due ricercatori del NIH, tra cui Vincent Munster, Ph.D., legato a Fauci, con l’accusa di aver introdotto clandestinamente negli Stati Uniti, all’inizio di quest’anno, il virus del mosaico del mais (mpox) e altri agenti patogeni pericolosi.
Documenti resi pubblici il mese scorso suggeriscono che nel 2021 l’FBI abbia fatto pressioni sugli agenti della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi affinché non interrogassero Daszak al suo rientro negli Stati Uniti dalla Cina, dove si era recato nell’ambito di un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini del COVID-19.
L’anno scorso, Daszak è diventato presidente di Nature.Health.Global, un’organizzazione no-profit che svolge ricerche sulla salute pubblica e sulla prevenzione delle pandemie. Morens lavora per questa organizzazione.
Ebright ha suggerito che «ora è iniziata la corsa ai topi» per gli ex stretti collaboratori e alleati di Fauci, che si «denunciano a vicenda».
«Morens, Daszak, Keusch e gli altri probabilmente stanno già facendo a gara per essere i primi a collaborare e quindi ad accaparrarsi i migliori accordi di patteggiamento».
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 19 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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