Big Pharma vuole creare un farmaco anti-coronavirus dal plasma iperimmune

 

 

In USA alcune cavie umane hanno iniziato a ricevere il primo farmaco anticorpale sviluppato appositamente per il trattamento del COVID-19.

 

Il farmaco stato testato in 32 pazienti a varie dosi negli ospedali negli Stati Uniti. Se si dimostra sicuro, il farmaco, indicato come LY-CoV555, sarà studiato nei pazienti con Coronavirus non ospedalizzati entro la fine dell’estate.

 

Il farmaco è stato sviluppato in soli tre mesi. I ricercatori hanno utilizzato sangue prelevato da un americano sopravvissuto precoce di COVID-19 a febbraio, contenente gli anticorpi che  bloccano il virus e lo neutralizzano. «L’obiettivo è quello di trasformare la risposta immunitaria di successo di una persona a COVID-19 in un farmaco che può essere di beneficio a tutti» scrive il MIT Technology Review.

 

Big Pharma sta cercando anche di industrializzare il plasma trasformandolo in un farmaco vero e proprio

In pratica, si tratta di un farmaco sperimentale ottenuto dal plasma iperimmune. Esiste la produzione industriale del plasma di cui molto si è parlato in questi giorni in Italia, ma ora apprendiamo che Big Pharma sta cercando anche di industrializzare il plasma trasformandolo in un farmaco vero e proprio.

 

Questi farmaci non sono vaccini e nemmeno fingono di offrire un’immunità permanente, ma vengono considerati un potenziale rimedio temporaneo, fornendo al soggetto settimane o mesi di protezione. Se questa sperimentazione appena iniziata avrà successo, sarà uno dei primi trattamenti per COVID -19. Potrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno se le cavie umane non riporteranno effetti collaterali (anche se li riportassero, non siamo sicuri lo verremo a spare, come stava capitando nel caso della prima sperimentazione con il vaccino mRNA anti-COVID).

 

Il farmaco anticorpale anti-Coronavirus è il risultato di una collaborazione tra il colosso farmaceutico Eli Lilly e AbCellera. Regeneron e una partnership tra GlaxoSmithKline (GSK) e Vir Biotechnology dovrebbero entrambi iniziare presto a testare le loro versioni

Il farmaco anticorpale anti-Coronavirus è il risultato di una collaborazione tra il colosso farmaceutico Eli Lilly e AbCellera, una società di biotecnologie con sede a Vancouver. Tuttavia, altri stanno cercando di creare anche i propri farmaci anticorpali. Regeneron e una partnership tra GlaxoSmithKline (GSK) e Vir Biotechnology dovrebbero entrambi iniziare presto a testare le loro versioni.

 

Nonostante gli evidenti investimenti sul farmaco da plasma iperimmune, l’establishment biofarmaceutico non ha intenzione di sostituirlo al vaccino, che si attende come il messia che ci salverà tutti dal virus cattivo.

 

«Il virus non è ancora ben compreso, il che rende molto difficile il trattamento. I cocktail di anticorpi potrebbero rendere i malati ancora più malati» ammette il Technology Review. «Anche se funzionasse come previsto, inizialmente le quantità sarebbero fortemente limitate, il che significa che i medici dovrebbero dare la priorità a chi lo riceve». Ecco creato un nuovo crocevia bioetico pronto ad aprire per la «strage da triage».

«Anche se funzionasse come previsto, inizialmente le quantità sarebbero fortemente limitate, il che significa che i medici dovrebbero dare la priorità a chi lo riceve»

 

I dottori decidono chi vive e chi muore, a seconda del loro giudizio, o di concetti fumosi e soggettivi (oltre che anticristiani) come quello della «qualità della vita».