Arte
Vaticano, una nuova nomina controversa
Sabato 6 settembre 2025, papa Leone XIV ha nominato la direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) Cristiana Perrella Presidente della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Succede all’architetto Pio Baldi. Questa nomina, annunciata nel bollettino ufficiale della Santa Sede, ha sorpreso e turbato gli ambienti informati.
Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon
L’Accademia, fondata nel XVI secolo, si propone, secondo i suoi statuti approvati nel 1995, di «promuovere lo studio, la pratica e lo sviluppo delle lettere e delle belle arti, con particolare riguardo alla letteratura di ispirazione cristiana e all’arte sacra in tutte le sue espressioni, e di promuovere l’elevazione spirituale degli artisti, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura».
Riconosciuta da Papa Paolo III il 5 ottobre 1543, è la più antica associazione artistica nazionale italiana ancora esistente. È composta da circa cinquanta accademici ordinari nominati dal Papa (i «virtuosi»), suddivisi in cinque categorie: architetti, pittori e cineasti, scultori, musicisti e amanti dell’arte, scrittori e poeti, oltre a 49 accademici onorari.
Il nuovo presidente
Nata a Roma nel 1965, Cristiana Perrella è curatrice di mostre, critica d’arte e docente di management ed economia dell’arte presso l’Università San Raffaele di Milano. Ha diretto il Centro Pecci di Prato fino al 2021, ha organizzato la mostra Panorama a L’Aquila nel 2023 e ha collaborato con il MAXXI, la Biennale di Valencia, l’IKSV di Istanbul e la Fondazione Prada.
Dal 2025 dirige il MACRO, dove programma stagioni artistiche che integrano arti visive, musica e progetti comunitari, evidenziando il ruolo sociale dell’arte. Tra i suoi progetti più importanti come curatrice c’è la mostra con l’artista Yan Pei-Ming per il Giubileo del 2025, incentrata sui temi dell’emarginazione e dell’inclusione sociale.
Perrella è membro della Pontificia Accademia dal 2022, nominata da papa Francesco, e nel 2024 è stata nominata curatrice delle mostre d’arte contemporanea per lo spazio Conciliazione 5 dal Dicastero per la Cultura e l’Istruzione del Vaticano.
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Cristiana Perrella è diventata particolarmente nota per aver organizzato «Nudes», una mostra di opere di una fotografa cinese. Sotto le spoglie dell’arte, la galleria ha esposto 90 fotografie la cui crudezza esplicita e provocatoria ha suscitato forti critiche.
Ha creato anche altre mostre di natura simile, sia esplorando la cultura dei nightclub come spazi di liberazione morale ed espressione personale all’interno della comunità LGBT+, sia elogiando questa stessa liberazione attraverso poster di film pornografici, promuovendo chiaramente valori contrari alla morale cattolica.
In un’intervista su Medium, spiega: «dovremmo riprendere il concetto di Rosi Braidotti e parlare del soggetto nomade. … In realtà sono interessata a temi legati alla femminilità e al femminismo, ma anche alla cultura queer e, in generale, a tutto ciò che sfugge alla semplificazione e allo schematismo. … Sono anche molto interessata al momento in cui il discorso postcoloniale si intreccia con quello di genere».
Tribune chrétienne, che ha riportato alla luce questa citazione, commenta: «invocando la filosofa postmoderna Rosi Braidotti, figura del femminismo radicale e del postumanesimo, la signora Perrella aderisce a una visione del mondo in cui l’uomo cessa di essere una persona creata a immagine di Dio e diventa un “soggetto nomade”, instabile, multiplo, dedito all’esplorazione della propria sessualità senza scopo né direzione».
«È un’antropologia che si oppone direttamente alla concezione cristiana della persona umana, una e indivisibile, chiamata alla santità e all’unità interiore. Il suo elogio del femminismo militante, della cultura queer e del postcolonialismo rivela un’agenda ideologica molto più che artistica. Tutto in essa traspira decostruzione: decostruzione del corpo, dell’identità, della tradizione».
«La Chiesa non può confondere l’arte autentica, che è ricerca della verità e della bellezza, con un attivismo che offusca deliberatamente i punti di riferimento fondamentali dell’antropologia cristiana. La nomina di una figura che sostiene la messa in discussione dei quadri morali e la dissoluzione dei punti di riferimento antropologici appare una rottura brutale con lo spirito di questa venerabile istituzione».
E il fatto che una tale nomina provenga dallo stesso Papa, allo scopo di ricoprire la presidenza di un’accademia pontificia, rende la decisione ancora più inspiegabile.
Nel caso in cui, nonostante l’operato dei segretari vaticani, Papa Leone XIV non fosse pienamente informato delle posizioni pubbliche della signora Perrella, così manifestamente contrarie al Vangelo e allo spirito cristiano, possiamo comprendere la confusione che questa decisione provoca e sperare che l’attuale Papa ponga saggiamente rimedio a tale confusione.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La Sagrada Familia sarà presto la chiesa più alta del mondo
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Carol of the Bells, la musica di sottofondo della vostra vigilia di Natale
Come ogni anno Renovatio 21 pubblica un articolo per celebrare la bellezza del canto di Natale Carol of the Bells, che condividiamo qui in varie sue esecuzioni al fine di fornire al lettore il sottofondo ideale per le sue attività natalizie.
Si tratta di un canto di natale molto conosciuto in America, ma quasi sconosciuto da noi in Europa. È un lavoro corale: le quattro voci raccontano, in un ostinato sempre più rarefatto, la felicità degli attesi rintocchi delle campane che annunziano il Natale. L’ha messa in circolazione compositore americano Peter Wilhousky (1902–1978) nel 1936, copiandola però dal compositore ucraino Mikola Dmitrovič Leontovič (1877–1921) che nel 1914 aveva riadattato una canzone del folklore ucraino chiamandola Ščedryk («munifica»).
Nella musica originale, scritta per celebrare il capodanno celebrato in primavera nelle terre slave pre-cristiane (quelle viste nei giorni corruschi ed enigmatici di Andrej Rublev di Andrej Tarkovkij), una rondine appariva a casa di una famiglia contadina per segnalare l’arrivo un anno di prosperità nei raccolti.
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La polifonia spiraliforme di Carol of the Bells riecheggia potente in tantissime persone, che la hanno esperita per tramite dei prodotti audiovisivi americani (film, dischi, serie, etc.).
È forse perfino controintuitivo associarla al Natale perché ha un tono più meditativo, financo dolente, rispetto ad altri canti natalizi.
Forse perché vi possiamo proiettare delle questioni di calendario umano: dicembre porta via l’anno che è sempre un anno di fatiche e dolori, seppellirle è necessario per far rinascere la vita, ma è giusto registrarle come tali. Anche i Re Magi, anche Giuseppe, forse, arrivarono stanchi, dopo viaggi ed incertezze, alla mangiatoia.
Essere al cospetto del Dio che nasce, il Dio che è la Vita, significa aver consumato le proprie energie, aver sacrificato. Bisogna riconoscerlo per poter vivere la gioia in modo autentico.
Eccovi una carrellata di versioni di questa musica struggente. Decidete quella che fa al caso vostro, e riascoltetela a loop.
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Buon Natale ai nostri lettori!
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Famoso regista di Hollywood e moglie trovati morti in casa. Sospettato il figlio.
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