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Ucraina, «le truppe russe stanno attaccando su tutti i fronti»

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Le truppe russe stanno attaccando le posizioni ucraine in tutte le aree lungo la linea del fronte del conflitto, ha detto il comandante delle forze di terra ucraine, il colonnello generale Aleksandr Syrsky.

 

In un post di domenica su Telegram, Syrsky ha riconosciuto che «la situazione operativa nell’est rimane difficile» e che l’esercito russo «non smette di condurre operazioni offensive lungo tutto il fronte». Il colonnello ha aggiunto di aver avuto un incontro con gli altri comandanti ucraini, che sono stati «sulla difensiva in direzione Est», per analizzare la situazione e pianificare ulteriori passi.

 

Durante l’incontro sono state prese le decisioni per «garantire la sostenibilità delle nostre difese, preservare la vita dei nostri soldati e utilizzare razionalmente le munizioni», ha sottolineato Syrsky.

 

Il presidente Volodymyr Zelens’kyj ha annunciato a fine novembre che le forze ucraine sarebbero passate dall’attacco alla costruzione di fortificazioni, riconoscendo che la tanto pubblicizzata controffensiva di Kiev, iniziata all’inizio di giugno e mirata a tagliare il ponte terrestre della Russia verso la Crimea, si era conclusa senza successo.

 

Secondo le stime russe, negli ultimi sei mesi l’Ucraina ha perso oltre 125.000 soldati e 16.000 mezzi pesanti nel tentativo fallito di avanzare.

 

Zelens’kyj si è anche lamentato il mese scorso del fatto che le consegne di artiglieria occidentale alle forze di Kiev erano «realmente rallentate» da quando Israele ha iniziato la sua operazione militare a Gaza in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre.

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L’amministrazione del presidente americano Joe Biden ha recentemente avvertito che i fondi per Kiev erano quasi finiti, con i tentativi della Casa Bianca di far approvare un «pacchetto sicurezza nazionale» da 106 miliardi di dollari per Ucraina e Israele, bloccati dall’intransigenza di parte del Partito Repubblicano.

 

Un artigliere ucraino ha dichiarato al Times la scorsa settimana di aver smesso di prendere di mira le unità russe più piccole per conservare i proiettili, che ora vengono utilizzati solo in «situazioni critiche».

 

Al contrario, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato domenica che l’industria della difesa del Paese ha «guadagnato slancio» ed è stata in grado di aumentare la produzione in modo multiplo nel conflitto con Kiev.

 

L’Ucraina «sta finendo» tutto, ha affermato Putin. «Non hanno una propria base. Quando non hai la tua base, non hai la tua ideologia, non hai la tua industria, non hai i tuoi soldi, non hai niente di tuo, allora non c’è futuro», ha dichiarato Putin.

 

Nel frattempo, negli USA monta la protesta per gli aiuti militari a Kiev, con l’affermazione del deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie secondo cui gli aiuti non sono altro che una sorta di riciclaggio per il complesso militare industriale USA, una filiera che finisce per «arricchire» persone all’interno di specifici distretti statunitensi e «azionisti, alcuni dei quali sono membri del Congresso».

 

«Nessuno dice che abbiamo contribuito all’uccisione di un’intera generazione di uomini ucraini che non sarà sostituita. Per combattere una guerra che non possono vincere» ha dichiarato il Massie.

 

Secondo l’ex consigliere di Zelens’kyj Oleksyj Arestovich l’Ucraina avrebbe perso sinora 300.000 soldati.

 

I vertici di Kiev intanto sono nel caos, tra «pronunciamenti» del capo dell’esercito sullo stallo, militari che vengono uccisi da granate-regalo, mogli di capi dell’Intelligence avvelenate, etc.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’ex analista della CIA Larry Johnson ha dichiarato che l’Occidente si starebbe preparando ad un golpe militare contro Zelens’kyj.

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Gli USA si preparano a una guerra lunga mesi

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Gli Stati Uniti prevedono di dichiarare guerra all’Iran per almeno altri 100 giorni, o addirittura fino a settembre. Lo riporta Politico.   In un articolo di mercoledì, citando una «notifica» che avrebbe ottenuto, la testata ha affermato che il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha richiesto al Pentagono di inviare ulteriori «ufficiali dell’Intelligence militare al suo quartier generale a Tampa, in Florida, per supportare le operazioni contro l’Iran per almeno 100 giorni, ma probabilmente fino a settembre».   La pubblicazione ha anche citato un funzionario statunitense anonimo, il quale ha affermato che il dipartimento della Guerra starebbe cercando di inviare più sistemi di difesa aerea alle sue installazioni militari in Medio Oriente. L’attenzione si concentrerebbe su armi anti-drone relativamente economiche, considerate un’alternativa ai costosi missili di difesa aerea attualmente utilizzati per intercettare i droni iraniani in arrivo.   Secondo Politico, questo potrebbe essere un segnale che il Pentagono «sta già stanziando fondi per operazioni che potrebbero estendersi ben oltre» la tempistica di quattro settimane precedentemente delineata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Nel frattempo, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha dichiarato mercoledì in un’intervista rilasciata a Newsmax che, sebbene il blocco militare «non sia coinvolto» nella campagna USA-Israele contro l’Iran, «gli alleati sostengono sostanzialmente, su larga scala, ciò che sta facendo il presidente [degli Stati Uniti] e stanno anche consentendo ciò che gli Stati Uniti stanno facendo ora nella regione».   Sia la Gran Bretagna che la Spagna avevano inizialmente negato l’uso delle loro basi militari alle forze statunitensi impegnate nell’operazione contro l’Iran. Londra, tuttavia, ha fatto marcia indietro in seguito al rimprovero di Trump.   Madrid, a sua volta, ha annunciato di recente che avrebbe schierato una fregata della marina a Cipro per proteggere una base della Royal Air Force britannica dagli attacchi iraniani, in uno sforzo congiunto che ha coinvolto anche Italia, Francia e Paesi Bassi.   Come riportato da Renovatio 21, Trump – seduto nello Studio Ovale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz al suo fianco – aveva minacciato di interrompere ogni rapporto con il Regno d’Ispagna.  

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Sionismo cristiano militarizzato: i comandanti USA affermano che la guerra contro l’Iran è «sancita dalla Bibbia»

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Da quando sabato scorso hanno avuto inizio gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, un’organizzazione dedicata alla libertà religiosa in ambito militare riferisce di aver ricevuto più di 200 denunce da parte di soldati preoccupati perché alcuni comandanti dichiaravano con entusiasmo che la guerra contro l’Iran è «sancita dalla Bibbia» e offrivano motivazioni sioniste a sostegno dell’intervento armato. Lo riporta LifeSite.

 

Tali segnalazioni provengono dal presidente della Military Religious Freedom Foundation, Mikey Weinstein. Lo Weinstein è noto per essere un critico di Trump e sembra battersi più per la libertà dalla religione che per la libertà di religione, perciò la sua organizzazione va osservata con cautela. Tuttavia, si tratta di un ente no-profit attivo da molti anni e, quando militari in servizio attivo riferiscono che i superiori promuovono teologia sionista durante briefing ufficiali, queste lamentele meritano attenzione.

 

Sul sito web della MRFF, al momento in cui scriviamo, si legge che «da sabato l’MRFF ha ricevuto oltre 200 chiamate da più di 50 installazioni militari di tutti i rami delle forze armate, che segnalavano dichiarazioni analoghe e inquietanti da parte di comandanti cristiani fanatici».

 

Il sito della MRFF rinvia a un articolo pubblicato su Substack dall’ex giornalista di CNN e MSNBC Jonathan Larson, il quale sottolinea che la fondazione di Weinstein è stata «letteralmente inondata di disperate richieste di aiuto». Il denominatore comune, secondo Larson, è «l’euforia senza freni dei loro comandanti e delle loro catene di comando», che presentano la guerra come un segno «sancito dalla Bibbia» della «Fine dei Tempi» in chiave sionista.

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Lo Weinstein evidenzia in particolare i comandanti «particolarmente entusiasti di quanto sarà grafica questa battaglia» e di quanto «tutto questo debba diventare sanguinoso per realizzare… l’escatologia fondamentalista cristiana della fine del mondo».

 

Un caso specifico è giunto a Weinstein tramite un’e-mail inviata da un militare in servizio attivo con ruolo di comando (nome e unità omessi per motivi di sicurezza). L’autore scrive a nome proprio e di altri 15 commilitoni, in maggioranza cristiani, oltre a un ebreo e un musulmano. Durante il briefing sulla prontezza al combattimento del 2 marzo, il loro comandante avrebbe esordito invitando tutti a «non aver paura» perché le operazioni in Iran sono «tutte parte del piano divino di Dio», citando espressamente diversi versetti del Libro dell’Apocalisse relativi all’Armageddon e al ritorno imminente di Gesù Cristo.

 

Secondo il militare, il comandante ha aggiunto con un largo sorriso: «Il presidente Trump è stato unto da Gesù per accendere il fuoco di segnalazione in Iran per causare l’Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra». Il mittente definisce il discorso «tossico e oltre ogni limite», sostenendo che mina il morale e la coesione dell’unità e viola il giuramento prestato alla Costituzione.

 

In una conferenza stampa del Segretario alla Difesa Pete Hegseth del 2 marzo, funzionari hanno ribadito che l’operazione è rigorosamente laica e difensiva. Il Segretario Hegseth ha affermato: «non abbiamo iniziato questa guerra, ma sotto la presidenza Trump la stiamo portando a termine», precisando che l’obiettivo è «focalizzato e preciso: distruggere i missili offensivi iraniani, distruggere la produzione missilistica iraniana, distruggere la loro marina e altre infrastrutture di sicurezza e non avranno mai armi nucleari». Ha insistito più volte su «niente guerre infinite» e «nessuna costruzione di una nazione», dichiarando che «questo è l’opposto».

 

Tuttavia, in un discorso pronunciato nel 2018 in Israele, il Segretario Hegseth si era mostrato un cristiano sionista convinto, esprimendo entusiasmo per il possibile «miracolo della ristabilimento del tempio sul Monte del Tempio» che potrebbe avvenire a breve:

 

 

Pochi giorni fa il pastore protestante sionista John Hagee ha dichiarato che i bombardamenti sull’Iran condotti da Israele insieme agli Stati Uniti rientrano in una profezia biblica. In un sermone recente ha pregato per la pace di Gerusalemme e ha ringraziato Dio per la vittoria sui nemici di Sion.

 

 

In questo frangente, la stampa sta menzionando con sempre maggiore insistenza l’influente movimento Chabad-Lubavitch, un gruppo ebraico ortodosso sostenuto con forza dal Presidente Trump, tanto che sua figlia Ivanka ha visitato la loro sinagoga. In certi ambienti Lubavitcher si ritiene che l’Armageddon sia necessario, inclusa la distruzione delle attuali strutture sul Monte del Tempio – in particolare la Cupola della Roccia islamica – per ricostruire il Tempio e accogliere il Messia atteso dagli ebrei, che secondo le parole di Sant’Ireneo dal Lione (122-202) nel suo Adversus Haereses («Contro le Eresie»), sarà l’anticristo, il quale secondo la Scrittura regnerà per 7 anni, durante i quali la Chiesa sarà perseguitata, per poi essere vinto dal ritorno di Cristo.

 

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Un sottomarino affonda una nave da guerra iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka

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Un attacco sottomarino ha fatto affondare una fregata iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka.Lo riporta da Reuters, che cita fonti della marina e del ministero della Difesa di Colombo.   Precedenti rapporti indicano che la IRIS Dena, una fregata di classe Moudge appartenente alla flotta meridionale dell’Iran, ha trasmesso un segnale di soccorso mercoledì mattina dall’Oceano Indiano, a circa 40 miglia nautiche dalla città di Galle, nel sud-ovest dello Sri Lanka.   «Abbiamo ricevuto una prima chiamata di soccorso intorno alle 5:08 del mattino», ha dichiarato mercoledì il ministro degli Esteri Vijitha Herath. «Abbiamo immediatamente inviato due navi della Marina per assistere la nave della Marina iraniana. Successivamente, è stata condotta un’operazione congiunta dalla Marina e dall’Aeronautica per soccorrere le persone bisognose di aiuto. Trenta persone bisognose di aiuto urgente sono state immediatamente soccorse. Sono state ricoverate all’ospedale Karapitiya di Galle».

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Si ritiene che a bordo della nave da guerra ci fossero circa 180 persone. «Siamo tenuti, in base alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimo del 1979, ad aiutare qualsiasi nave in difficoltà, indipendentemente dalla sua nazionalità», ha aggiunto Herath.   Un portavoce della marina dello Sri Lanka ha inoltre dichiarato alla Reuters che le notizie secondo cui 100 marinai sarebbero dispersi in seguito all’affondamento non sono vere e che 32 persone ferite nell’incidente sono state salvate dalla marina dello Sri Lanka e sono in cura in ospedale.   I soccorritori hanno trovato diversi corpi che si sospetta appartengano al personale del vascello da guerra, ha dichiarato mercoledì ai giornalisti a Colombo il portavoce della Marina dello Sri Lanka, Buddhika Sampath. «Sospettiamo che i cadaveri appartengano anche allo stesso vascello che li abbiamo trovati nell’area delimitata», ha aggiunto.   Le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso, secondo Sampath.

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Immagine d’archivio di Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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