Militaria
Gli aiuti USA all’Ucraina sono stati riciclati al complesso militare-industriale: l’ammissione di un deputato americano
Il Congresso degli Stati Uniti continua a votare a favore dell’invio di miliardi di dollari in Ucraina perché gran parte di quel denaro finisce per essere riciclato nel complesso militare-industriale degli Stati Uniti. Lo sostiene il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie.
In un’intervista con Tucker Carlson su Twitter pubblicata lo scorso mercoledì, al politico è stato chiesto di spiegare perché Washington continua a spingere per maggiori finanziamenti per l’Ucraina nonostante sia ormai evidente che le forze di Kiev «non possono vincere».
Massie, che ha più volte votato contro il finanziamento delle operazioni militari di Kiev, ha affermato che molti dei fondi inviati in Ucraina finiscono per «arricchire» persone all’interno di specifici distretti statunitensi e «azionisti, alcuni dei quali sono membri del Congresso».
«Sai, le persone stanno diventando ricche, quindi facciamolo. È un argomento immorale, ma lo è. Ma non è questo l’argomento che sostengono in pubblico», ha detto, sottolineando che coloro che sostengono il finanziamento dell’Ucraina con i dollari dei contribuenti statunitensi sostengono invece che sia un «obbligo morale» farlo.
Ep. 45 How could Washington possibly send tens of billions more to sleazy oligarchs in Ukraine now that the whole enterprise has been revealed as a fruitless, corrupt and incredibly destructive disaster? Because that’s what they always do. pic.twitter.com/Cn6SMHcqcr
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) December 5, 2023
«Se sei contrario sei una persona cattiva», ha lamentato, riferendosi a una dichiarazione rilasciata recentemente dal consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan, il quale ha suggerito che non sostenere «la lotta per la libertà in Ucraina» significa lasciare che il presidente russo Vladimir Putin «prevarrà».
«Ma nessuno dice che abbiamo contribuito all’uccisione di un’intera generazione di uomini ucraini che non sarà sostituita. Per combattere una guerra che non possono vincere», ha osservato Massie.
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Per sostenere le proposte del governo statunitense sugli aiuti all’Ucraina, ha affermato il deputato, una persona deve essere «economicamente analfabeta e moralmente carente».
Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è scagliato contro repubblicani come Massie, che si sono opposti ai pacchetti di aiuti per l’Ucraina, definendo il mancato sostegno a Kiev «assolutamente folle» e «contro gli interessi degli Stati Uniti». L’uomo della Casa Bianca ha ripetutamente promesso che Washington sosterrà Kiev «per tutto il tempo necessario» nel suo conflitto con la Russia.
Il Congresso è attualmente nel bel mezzo di un dibattito sull’accettazione di una «richiesta supplementare per la sicurezza nazionale» da 111 miliardi di dollari, che include finanziamenti per l’Ucraina e Israele.
I repubblicani hanno detto che non lasceranno approvare il disegno di legge a meno che Washington non aumenti prima la spesa sul confine tra Stati Uniti e Messico, non rafforzi i controlli sull’immigrazione e non riveda le leggi sull’asilo e sulla libertà condizionale nei procedimenti sull’immigrazione.
La settimana scorsa, l’ex presidente russo Demetrio Medvedev ha anche affermato che il continuo sostegno di Washington all’Ucraina non ha nulla a che fare con la difesa della «democrazia» o la battaglia contro la Russia, ma si riduce invece a realizzare un profitto e a modernizzare il complesso militare-industriale degli Stati Uniti, scrive RT.
Il giornalista investigativo Glenn Greenwald, noto per il caso Snowden, ha intervistato il Massie sempre la scorsa settimana, rivelando che il rappresentante del Kentucky è incorso nelle ire dell”AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), cioè la potente lobby pro-Israele di Washington, che lo ha contestato con veemenza.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Militaria
La Marina statunitense apre il fuoco e abborda una nave mercantile battente bandiera iraniana
U.S. Marines depart amphibious assault ship USS Tripoli (LHA 7) by helicopter and transit over the Arabian Sea to board and seize M/V Touska. The Marines rappelled onto the Iranian-flagged vessel, April 19, after guided-missile destroyer USS Spruance (DDG 111) disabled Touska’s… pic.twitter.com/mFxI5RzYCS
— U.S. Central Command (@CENTCOM) April 20, 2026
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Netanyahu «allarmato» dalla mossa di Trump sul Libano
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi consiglieri sono rimasti spiazzati e «sbalorditi» quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che non avrebbe permesso a Israele di condurre ulteriori attacchi in Libano. Lo riporta Axios, che cita due persone a conoscenza dei fatti.
Venerdì, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avevano «vietato» gli attacchi in Libano, in concomitanza con l’entrata in vigore del cessate il fuoco di dieci giorni mediato dalla sua amministrazione tra Israele e il governo libanese. Secondo Axios, Netanyahu si è allarmato per la dichiarazione, dopodiché i funzionari israeliani hanno chiesto chiarimenti a Washington.
In base all’accordo, Israele interromperà le operazioni offensive, ma si riserva il diritto di «adottare in qualsiasi momento tutte le misure necessarie per autodifesa contro attacchi pianificati, imminenti o in corso».
Il gruppo armato Hezbollah, che ha boicottato i colloqui, ha affermato che Israele deve interrompere tutti i movimenti di truppe nel Libano meridionale e tornare alle posizioni occupate prima dello scoppio dei combattimenti, oltre un mese fa.
All’inizio di marzo, Israele ha iniziato a condurre raid aerei su Beirut e altre città e ha ampliato la sua «zona di sicurezza» nel Libano meridionale, dopo che Hezbollah aveva lanciato razzi contro Israele a sostegno dell’Iran. Da allora, Teheran ha indicato la fine delle operazioni israeliane in Libano come una delle condizioni per il proprio accordo di pace con gli Stati Uniti e Israele.
Secondo le autorità libanesi, quasi 2.200 persone sono state uccise e 1,2 milioni sono state sfollate in Libano dall’inizio di marzo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Trump dice definisce la NATO «inutile»: «stia alla larga» da Ormuzzo
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