Razzismo
Trump chiede la pena di morte per l’assassino della ragazza ucraina
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto la pena capitale per Decarlos Brown, che il mese scorso ha brutalmente accoltellato una donna ucraina di 23 anni su un treno a Charlotte, nella Carolina del Nord.
L’incidente è salito alla ribalta nazionale dopo la diffusione, nel fine settimana, del video di videosorveglianza del macabro episodio. Nel video, si vede il 34enne aggredire Iryna Zarutska alle spalle, pugnalandola diverse volte al collo poco dopo che si era seduta. La donna è morta dissanguata sul colpo poco dopo.
A giudicare dal filmato, l’aggressione è stata apparentemente immotivata e non c’è stato alcuno scambio di battute tra i due prima dell’accoltellamento.
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In un post pubblicato mercoledì sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha scritto: «L’ANIMALE che ha ucciso in modo così violento la bellissima ragazza ucraina… dovrebbe ricevere un processo ‘rapido’ (non c’è dubbio!) e ricevere solo la PENA DI MORTE».
Lunedì, il presidente degli Stati Uniti aveva descritto il Brown come un «lunatico mentalmente squilibrato», sottolineando che l’uomo era stato arrestato più volte negli ultimi dieci anni, ma che era stato ripetutamente rilasciato su cauzione senza contanti.
Trump ha dichiarato che «il sangue di questa donna innocente… è sulle mani dei democratici che si rifiutano di mettere in prigione le persone cattive».
Intervenendo martedì durante una conferenza stampa, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che dal 2011 il Brown è stato accusato di rapina a mano armata, furto aggravato, violazione di domicilio e confisca di cauzioni almeno tre volte.
Tuttavia, dopo essere stato nuovamente arrestato a gennaio, l’uomo è stato rilasciato da un giudice democratico a condizione che «firmasse una promessa scritta di tornare per l’udienza in tribunale».
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«I democratici della Carolina del Nord e di tutto il paese sono impegnati a promuovere un programma woke e soft sulla criminalità, indipendentemente da quante persone innocenti ne soffrano le conseguenze», ha affermato la Leavitt.
Ad agosto, Trump ha ordinato l’invio di truppe della Guardia Nazionale a supporto della polizia a Washington, citando gli alti livelli di criminalità violenta. I democratici locali hanno subito criticato la decisione.
La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti ha lasciato intendere che avrebbe potuto fare lo stesso a Chicago, suscitando anch’esso una forte opposizione da parte dei democratici.
La pena di morte negli Stati Uniti rimane uno dei dibattiti più accesi e divisivi della società americana, un retaggio di un sistema penale che, dal 1976, ha portato all’esecuzione di oltre 1600 persone, tutte per reati gravissimi come l’omicidio aggravato.
Attualmente, la pena capitale è legale in 27 Stati su 50, oltre che a livello federale e militare, ma con significative restrizioni: sei di questi – California, Oregon, Pennsylvania, Ohio, Tennessee e Washington – hanno moratorie in corso, imposte da governatori o corti, riducendo gli Stati attivi a circa 21.
Nel 2025, anno segnato da un ritorno all’espansione federale sotto l’amministrazione Trump, che ha revocato la moratoria di Biden con un ordine esecutivo a gennaio, si contano già 30 esecuzioni, un numero in lieve aumento rispetto agli anni precedenti, con Florida in testa per record di condanne portate a termine.
Il metodo dominante, utilizzato in 25 casi quest’anno, è l’iniezione letale, un cocktail di farmaci somministrato per via endovenosa che induce prima un coma profondo e poi l’arresto cardiaco, considerato il più «umano» dalla Corte Suprema, anche se criticato per iniezioni mal eseguite che causano sofferenza prolungata. Tuttavia, le variazioni statali riflettono una patchwork di tradizioni e innovazioni, spesso nate da difficoltà nel reperire i farmaci per l’iniezione, dovute a boicottaggi etici delle case farmaceutiche.
In Alabama, Oklahoma, Mississippi e Florida, l’iniezione è primaria, ma come alternativa si è diffuso l’ipossia con azoto – una sorta di asfissia controllata inalando gas puro – usata in tre esecuzioni nel 2025, la seconda in Louisiana dopo quella pionieristica in Alabama. South Carolina fa eccezione: qui l’elettrocuzione è il default, ma quest’anno ha optato per il plotone d’esecuzione in due casi, fucilando i condannati con cinque tiratori, il primo uso dal 2010, un metodo crudo che evoca immagini western e ha suscitato orrore per la violenza spettacolare.
In Utah, l’iniezione letale prevale, ma il condannato può scegliere la fucilazione, un’eredità storica; lo stesso vale per Arizona e Missouri, dove la camera a gas è opzionale su richiesta. Arkansas, Kentucky e Tennessee privilegiano l’iniezione, con l’elettrocuzione riservata a vecchie condanne pre-anni Ottanta, mentre New Hampshire, l’unico Stato con un solo detenuto sul braccio della morte, prevede l’impiccagione, sebbene abolita de facto nel 2019.
Questi metodi – tra cui anche gas letale e sedia elettrica, caduti in disuso ma ancora possibili – non sono mai stati dichiarati incostituzionali dalla Suprema Corte, nonostante le denunce di crudeltà e le statistiche allarmanti: il 36% delle iniezioni letali negli ultimi anni è stato «mal eseguito», con agonie che durano minuti.
La Florida guida le esecuzioni del 2025, ma il trend nazionale mostra disparità razziali persistenti, con tre quarti delle vittime bianche, alimentando accuse di sproporzione del sistema.
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Immagine da Twitter
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Ben-Gvir come i nazisti: «ci sono persone che non meritano di vivere»
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E l’avvocato israeliano disse: la vita di un ebreo vale 10 milioni di palestinesi
Un avvocato israeliano legato a coloni della Cisgiordania, Yehuda Shimon, ha rilasciato dichiarazioni controverse in un’intervista alla BBC all’inizio di agosto 2026, dopo una sparatoria mortale vicino all’avamposto di Havat Gilad che ha ucciso due israeliani, incluso un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane.
Le sue parole stanno facendo il giro della rete, scatenando indignazione e prese di coscienza. Dopo l’uccisione di un israeliano, lo Shimon ha dichiarato che «dobbiamo uccidere tutte le persone di Tal, Sarra, anche Jit e Farata», cioè villaggi palestinesi vicini.
«Una vita ebraica vale 10 milioni» di vite palestinesi» ha detto l’avvocato dei coloni.
Alla domanda se suonasse razzista, ha risposto: «Sì, lo so. Ma questa è la verità, perché Dio ci ha scelti. Per questo siete gelosi».
Israeli lawyer Yehuda Shimon has sparked a viral debate after calling for the complete genocide of the survivors in Gaza because he says one Jewish life is equivalent to 10 million Palestinians.
“That just sounds racist.”
“Yes, I know.” https://t.co/0IiliidFg5 pic.twitter.com/lZpPNgBWhk
— Alex Jones (@RealAlexJones) August 2, 2026
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Le affermazioni nazi-giudaiche dell’avvocato sono state riportate dal Jerusalem Post, dalla BBC e da altri organi di stampa e hanno suscitato forti reazioni. Lo Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi e parla da posizioni estreme di coloni religiosi.
Riguardo alla questione della legge, ha dichiarato esplicitamente che, nonostante sia avvocato, l’unica legge che conta per lui è la Bibbia – e quindi non quella israeliana né il diritto internazionale.
Nella stessa intervista, ha criticato l’esercito israeliano perché, secondo lui, «non uccide i palestinesi, li separa solo» quando ci sono scontri con i coloni. Sui palestinesi della Cisgiordania ha indicato tre opzioni: 1) Accettare il dominio israeliano e vivere quietamente sotto di esso; 2) Emigrare volontariamente in altri paesi arabi/musulmani; 2) Se non accettano né se ne vanno: «Se non volete fare la pace con noi e non volete andarne, non ho scelta: devo uccidervi, e vi uccido tutti».
Queste dichiarazioni sono state fatte all’interno dell’avamposto di Havat Gilad, a pochi giorni dalla sparatoria del 24 luglio 2026 che aveva causato morti da entrambe le parti. Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi.
Il suprematismo ebraico ha basi religiose che affondano nel concetto biblico di «popolo eletto» (am segulah), presente nel libro del Deuteronomio (7,6 e 14,2). Secondo questi passi Dio sceglie Israele come popolo particolare. Alcune correnti, soprattutto all’interno del sionismo religioso radicale e di gruppi come quello ispirato a Meir Kahane 0 il maestro del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, il cui partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere Ebraico» è la continuazione del movimento kanahista – leggono questa elezione in senso gerarchico: una vita ebraica avrebbe valore superiore e il popolo ebraico avrebbe diritti esclusivi sulla Terra di Israele, vista con confini che spaziano per tutto il Medio Oriente (la teoria del «Grande Israele»).
Sul piano ideologico, tali visioni si combinano con rivendicazioni territoriali assolute e con l’idea che la legge divina (Torah) prevalga su quella internazionale o statale. Espressioni di questo tipo emergono periodicamente in ambienti di coloni – e non solo – dove si sostiene che una vita ebraica valga molteplici vite non-ebraiche e che la resistenza palestinese debba essere repressa fino all’eliminazione.
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Funzionario dei Mondiali indagato per un gesto con la mano considerato come il segno del «White Power»
🚨 FIFA have launched an investigation into assistant VAR Shaun Evans after he appeared to make a hand gesture that has been linked to far-right extremist groups… 😅🥲 pic.twitter.com/HlO8JSoZyJ
— 𝐂𝐚𝐬𝐮𝐚𝐥 𝐔𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐎𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥 (@thecasualultra) June 15, 2026
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