Geopolitica
Trump caccia Zelens’kyj dalla Casa Bianca
Al leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj è stato chiesto di lasciare anticipatamente la Casa Bianca senza firmare un accordo che garantisca agli Stati Uniti i diritti sulle risorse naturali del Paese né di tenere la conferenza stampa congiunta programmata.
L’incontro tra Zelens’kyj e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il vicepresidente JD Vance si è rapidamente trasformato in uno scontro apertamente ostile, durante il quale presidente ha accusato Zelens’kyj di ingratitudine e riluttanza a negoziare la fine del conflitto in Ucraina.
L’idea di un accordo che coinvolgesse le terre rare dell’Ucraina era stata inizialmente lanciata da Zelens’kyj lo scorso autunno, e il presidente degli Stati Uniti ha accettato la sua offerta all’inizio di questo mese. C’erano stati alcuni tira e molla nelle ultime settimane, mentre il leader ucraino cercava di assicurarsi termini più favorevoli. Ci si aspettava che i due leader avrebbero firmato una versione dell’accordo venerdì.
Nonostante il governo ucraino abbia esaminato e dato il via libera all’accordo mercoledì, a quanto pare l’accordo è rimasto in sospeso dopo l’acceso scambio di battute alla Casa Bianca di venerdì.
La giornata non era iniziata male: Trump aveva accolto Zelens’kyj ironizzando sulla sua consueta mise.
President Trump greets President Zelenskyy at the White House 🇺🇸 pic.twitter.com/tkksSdlcjz
— Margo Martin (@MargoMartin47) February 28, 2025
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Poi, l’incontro nello Studio Ovale, con la stampa, e il disastro geopolitico conseguente.
Bisogna vedere tutto il video per capire: per una buona mezz’ora di incontro fatto dinanzi alla stampa, sembrava tutto andasse bene. Poi, d’un tratto, l’incontro si è trasformato in una catastrofe diplomatica senza precedenti (davvero, mai visto prima qualcosa così).
L’incontro si è inasprito quando Trump ha detto a Zelens’kyj che avrebbe dovuto negoziare la pace con la Russia, dopodiché il leader ucraino si è impuntato e ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero dovuto continuare a sostenere il suo Paese. Vance si è presto unito alla mischia, ribadendo le osservazioni di Trump secondo cui Zelens’kyj non era riuscito a mostrare abbastanza rispetto e gratitudine verso gli Stati Uniti.
🚨 Zelensky is getting absolutely EVISCERATED in the Oval Office right now
VP: “Do you think that it’s respectful to come to the Oval Office of the United States of America and attack the administration that is trying to prevent the destruction of your country?”
TRUMP: “You… pic.twitter.com/q1na59UNq9
— Nick Sortor (@nicksortor) February 28, 2025
A più riprese Trump e Vance hanno accusato Zelens’kyj di ingratitudine, nonché di non rispettare lo Studio Ovale, e quindi il presidente e gli USA stessi.
Zelens’kyj si era lanciato in una tirata contro Vance, lanciando frusti talking point di propaganda antiputiniana – di quelli che fino a qualche mese fa magari potevano in qualche modo reggere dinanzi alla politica e alla stampa della menzogna bideniana – e questo ha provocato la reazione di presidente e vicepresidente americano.
.@POTUS: “I gave you the Javelins to take out all those tanks. Obama gave you sheets… You got to be more thankful because let me tell you, you don’t have the cards. With us, you have the cards — but without us you don’t have any cards.” pic.twitter.com/qbRctLSkA9
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) February 28, 2025
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Trump in particolare sembra aver perso le staffe quando Zelens’kyj è sembrato alludere minacciosamente ad un pericolo per gli USA qualora questi non continuassero l’aiuto a Kiev contro la Russia.
«Non dirci come dovremo sentirci» si è inalberato il biondo presidente. «Stai giocando d’azzardo con la Terza Guerra Mondiale».
Secondo alcuni osservatori, durante il diverbio con Vance a Zelens’kyj sarebbe scappata una parolaccia nella sua lingua madre, il russo, che gli americani hanno tradotto come un insulto al vicepresidente. Tuttavia, come già spiegato anni fa da Renovatio 21, «suka», che in russo significa scrofa (potremo anche dire: «troia») è un’interiezione rafforzativa, simile a «dai!».
The EXACT moment President Zelensky of Ukraine called JD Vance a “bitch” in Ukrainian today during the exchange at the White House. 👀
The dude is toast 🇺🇸 pic.twitter.com/eGfTSVjOLR
— Diligent Denizen 🇺🇸 (@DiligentDenizen) February 28, 2025
.@POTUS: “It’s going to be a very hard thing to do business like this.”@VP: “Accept that there are disagreements, and let’s go litigate those disagreements rather than trying to fight it out in the American media when you’re wrong.” pic.twitter.com/WSZWZU4BBY
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) February 28, 2025
Ciononostante, la scena è davvero inaudita: mai si era visto alzare la voce alla Casa Bianca, per giunta nello studio ovale, per giunta dinanzi alla stampa.
Secondo quanto riportato, Trump avrebbe cacciato Zelens’kyj dalla Casa Bianca. Lo staff presidenziale avrebbe quindi pasteggiato con il pranzo che era stato preparato per Zelens’kyj e la sua delegazione.
Il tweet ufficiale della Casa Bianca riporta le parole di Trump: «Ha mancato di rispetto agli Stati Uniti d’America nel loro amato Studio Ovale. Può tornare quando sarà pronto per la Pace».
“He disrespected the United States of America in its cherished Oval Office. He can come back when he is ready for Peace.” –President Donald J. Trump pic.twitter.com/jIvkoiVdUb
— The White House (@WhiteHouse) February 28, 2025
Il canale Fox News ha citato un membro anonimo dello staff della Casa Bianca che affermava che la delegazione ucraina stava «implorando di ricominciare, ma Rubio e Waltz li hanno informati che Zelens’kyj deve lasciare la Casa Bianca» e che il leader ucraino potrebbe «tornare quando sarà pronto per la pace».
Secondo alcuni commentatori, il segretario di Stato Marco Rubio nelle scorse settimane aveva ottenuto la promessa di Zelens’kyj per l’accordo delle terre rare, comunicandolo al presidente Trump: invece, Zelens’kyj avrebbe chiesto in cambio a Washington l’impiego di truppe terrestri. La scena allo Studio Ovale ha quindi alienato anche Rubio, che ha un passato da neocon, e che si è sentito tradito e ora deve ritenere che Zelens’kyj non è un attore con cui trattare, in quanto inaffidabile.
A mollare Zelens’kyj anche una delle figure politiche più sfacciatamente filoucraine del Senato USA (arrivando al punto di chiedere la morte di Putin), il senatore Lidsey Graham, che si è detto orgoglioso del presidente Trump dicendo che gli USA non dovrebbero mai più trattare con Zelens’kyj.
«Trump aveva pienamente intenzione di firmare l’accordo sui minerali oggi. Sono stati preparati due raccoglitori ufficiali: il Segretario del Tesoro Scott Bessent e la sua controparte ucraina e i due presidenti si sarebbero seduti a un tavolo da conferenza nella East Room e poi avrebbero strombazzato il loro successo sui podi» ha riportato la CBS. «Nessuno di questi drammi è stato premeditato. I funzionari di Trump erano increduli che alcuni organi di stampa suggerissero che potesse esserlo stato».
In seguito al fiasco della Casa Bianca, Zelens’kyj ha parlato negli studi di Fox News, esprimendo amarezza per l’accaduto. Trump ha parlato dal giardino con un cappello MAGA in testa dicendo che l’ucraino aveva «esagerato molto».
JUST IN: Senator Lindsey Graham says he doesn’t think the United States can ever do business with Zelensky again, says he has never been more proud of Trump and Vance.
“I have never been more proud of the president. I was very proud of JD Vance standing up for our country.”… pic.twitter.com/71jLkvXUMq
— Collin Rugg (@CollinRugg) February 28, 2025
Trump durante l’incontro ha segnalato la sua intenzione di stare nella NATO dicendo però che gli alleati europei devono fare di più.
.@POTUS: “We’re committed to NATO — but NATO has to step up and the Europeans have to step up more than they have.” pic.twitter.com/IqPLjynef9
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) February 28, 2025
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La reazione di questi al disastro di Zelens’kyj è stata pavloviana.
Il primo ministro spagnolo Sanchez ha detto «Ucraina, la Spagna è con voi»; il ministro degli Esteri francese Barrot ha detto che la Russia di Putin è l’aggressore, c’è una necessità: l’Europa, ora è finito il tempo delle parole, è tempo di agire; il cancelliere tedesco Scholz ha detto che l’Ucraina può contare sulla Germania e sull’Europa; la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha detto «siate forti, siate coraggiosi, siate senza paura, non siete mai soli, caro presidente Zelens’kyj»; il presidente lituano ha detto che l’Ucraina non sarà mai sola; il primo ministro portoghese ha detto che l’Ucraina può contare sul sostegno portoghese; il presidente della Repubblica Ceca ha detto «siamo con l’Ucraina più che mai. È tempo che l’Europa intensifichi i suoi sforzi»; il capo della politica estera dell’UE Kallas ha detto «oggi è diventato chiaro che il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader. Spetta agli Stati Uniti, agli europei, accettare questa sfida»; il primo ministro polacco Tusk ha pubblicato su X, «Caro Zelens’kyj, cari amici ucraini, non siete soli»; il presidente francese Macron ha affermatoche la Russia è l’aggressore e l’Ucraina è il popolo aggredito. Abbiamo fatto bene ad aiutare l’Ucraina e a sanzionare la Russia 3 anni fa, e a continuare a farlo.
Dall’altro versante, si registrano le reazioni dell’ex presidente russo Demetrio Medvedev che ha scritto su X che «il porco insolente ha finalmente ricevuto una bella sberla nello Studio Ovale. E Trump ha ragione: il regime di Kiev sta “giocando con la Terza Guerra Mondiale”», aggiungendo «Per la prima volta, Trump ha detto la verità in faccia al pagliaccio della cocaina».
Il presidente ungherese Vittorio Orban ha ringraziato ancora una volta Trump per la sua lotta per la pace.
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Geopolitica
Gli USA si preparano ad allargare la guerra con l’Iran
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Geopolitica
Perché Israele tifa Argentina?
Molti osservatori hanno ipotizzato che nella finale del Campionati Mondiali di Calcio di stasera, l’ospite, cioè Donald Trump, tiferà per i sudamericani. Il presidente argentino Javier Milei non solo è stato definito come un epigono australe dell’ondata populista iniziata con Trump, ma è pure imbevuto di pensiero socioeconomico statunitense, in particolare l’ultraliberismo (o meglio l’anarco-capitalismo apertamente rivendicato dal nostro) di Milton Friedman e Murray Rothbard, suoi idoli intellettuali al punto che ai suoi cani clonati Milei ha dato il nome dei pensatori ultraliberisti.
Di fatto, con Milei si è avuto un cambio a Buenos Aires in senso filoamericano, una posizione che, nella terra del peronismo sempre strisciante, non può essere data per scontata, specie nell’epoca delle molteplici penetrazioni cinesi nel continente. Il feeling si è espresso esplicitamente nel piano argentino-statunitense di creare un’alternativa all’OMS.
Al contrario, Trump in questi mesi ha castigato il governo del Regno di Spagna, minacciandone l’espulsione dalla NATO e dichiarando l’interruzione di «tutti gli scambi commerciali». Come noto, quattro mesi fa Madrid aveva chiuso lo spazio aereo agli aerei USA coinvolti nelle operazione di guerra con l’Iran.
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È tuttavia molto più evidente, e denso di significato storico e geopolitico, il tifo mostrato dai vertici del governo israeliano per la squadra del Paese sudamericano.
Il premier dello Stato Ebraico Netanyahu si è mostrato con la maglia albiceleste. «Sosteniamo l’Argentina in tanti modi, anche domani. Non nascondo di fare il tifo per l’Argentina. Credo che la maggior parte dei cittadini israeliani tifi per l’Argentina. Buona fortuna! Vamos Argentina!» ha dichiarato il primo ministro israeliano, mostrando anche le sue capacità di colpo di testa.
A porgergli la palla e la maglietta è il rabbino Shimon Axel Wahnish, da sempre considerato come una grande influenza sul presidente argentino Javier Milei e ora ambasciatore presso lo Stato di Israele.
Prime Minister Benjamin Netanyahu met in his office with the Ambassador of Argentina to Israel, Rabbi Shimon Axel Wahnish, and wished great success to the Argentine national team in the World Cup final taking place tomorrow.
Ambassador Wahnish presented the Prime Minister with… pic.twitter.com/2x3pYAxA9b
— Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) July 18, 2026
Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow.
I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina.
Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8
— Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
Non diverso il caso del controverso ministro delle Finanze, l’ultrasionista religioso Bezalel Smotrich, anche lui sorridentissimo in maglia futbolista argentina a favore di social.
🇮🇱 — VID: Finance Minister Betzalel Smotrich cheers on Argentina today in World Cup. pic.twitter.com/zTocN5KUoE
— Belaaz News (@TheBelaaz) July 19, 2026
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C’è da capire che recentemente la Spagna qualche sgarbo lo ha fatto pure allo Stato Giudaico, annullando ad esempio gli accordi per le forniture di armamenti per oltre un miliardo di dollari e chiedendo sanzioni internazionali contro Israele. Proprio Netanyahu tre mesi fa aveva accusato Madrid di aver «diffamato gli eroi dell’IDF». Due anni addietro la Spagna chiese alla UE di sospendere l’accordo di libero scambio con Israele accusando il premier per gli attacchi al suo contingente UNIFIL, preso di mira, come il contingente italiano, dai soldati israeliani. La Spagna si è quindi rifiutata di far attraccare in un suo porto una nave che trasportava armi verso Israele, per poi, assieme a Irlanda e Norvegia, coordinarsi per il riconoscimento dello Stato palestinese.
Tuttavia, vi sono molti altri fattori storici sono in gioco.
Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.
Con l’ascesa di Milei, la conversione della politica estera argentina in senso filoisraeliano ha assunto toni grotteschi. Due anni fa, dopo aver offerto «chiaro e inflessibile sostegno a Israele» contro l’Iran, Milei ha invitato l’ambasciatore dello Stato Ebraico a partecipare a una riunione del «gabinetto di crisi» argentino. La mossa lasciò stupefatto tutto il personale diplomatico nazionale.
Come riportato da Renovatio 21, della conversione al giudaismo di Javier Milei si parla da tanto tempo, e abbondano immagini e video in cui il personaggio sventola in pubblico grandi bandiere israeliane, così come i festosi balli con gli ebrei hassidici. Il vessillo con la stella di David (in realtà, un simbolo cabalistico) sembra essere apparsa anche su monumenti pubblici nelle città del Paese sudamericano.
#ULTIMAHORA | 🇦🇷 | MILEI DESATA CRÍTICAS EN EL DÍA DE LA BANDERA
⚠️ Javier Milei vuelve a estar en el centro de la controversia tras aparecer en Rosario exhibiendo la bandera de Israel durante un acto por el Día de la Bandera, provocando una ola de críticas de quienes consideran… pic.twitter.com/VcUEgP20vb
— Quesdilla de Verdades Youtube (@QuesaVerdades) June 24, 2026
Patagonia burned & @JMilei opened his borders to 300k Israelis, to claim the burned land.
Milei is replacing Argentines with Israelis & creating Israel 2.0 in the western hemisphere.
Milei cares more about Zionist Jews than he does his own people. pic.twitter.com/WsMml26ACc
— Bryce M. Lipscomb (@BryceMLipscomb) July 15, 2026
🚨 EL SIONISMO AVANZA 🚨
Continuando con su plan de convertirnos en colonia de Israel, Milei mandó a poner la bandera sionista en el monumento a la bandera en Rosario.Sigan diciendo que es todo conspiranoia. Sigan nomás… pic.twitter.com/8C3bnFXavu
— M (@MConurbasic) April 22, 2026
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Sul Milei vi sarebbe l’influenza del rabbino Shimon Axel Wahnish, rabbino capo della comunità ebraica marocchina dell’Argentina (ACILBA), «un moderno dottore ortodosso in psicologia dell’educazione, Wahnish è stato direttore e professore presso un centro studi ebraico per giovani studenti universitari presso i Sucath David Programs» scrive Tablet Magazine, che riporta come dopo il loro incontro nel 2021, Milei abbia cominciato lo studio della Torah proprio sotto la guida di rabbi Wahnish, lo stesso che vediamo ora nei video calciofili con Netanyahu e Smotrich.
Secondo il sito ispanofono La Politica online, il rabbino Tzvi Grunblatt (anche lui della corrente dell’ebraismo Lubavitch) avrebbe accompagnato il presidente eletto «durante il Forum Economico Latam dove il libertario è stato il relatore principale. La Fondazione Chabab era co-organizzatrice dell’evento insieme a Dario Epstein, consigliere di Milei».
Secondo il sito ebraico Anash, i rapporti di Milei con il rabbinato andrebbero oltre la guida spirituale del rabbino Wahnish. «Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, il rabbino Grunblatt ha contribuito a creare legami tra Milei e importanti uomini d’affari come Eduardo Elsztain». Elzstain, argentino di origine ebraica (il nonno fuggì dalla Russia sconvolta dalla rivoluzione del 1917) è considerato a capo del più grande impero economico del Paese, che spazia dagli immobili all’agricoltura, da settore minerario a quello bancario.
Devoto alla religione giudaica, si dice che il ricco Elzstain abbia costruito una sinagoga appena fuori da casa sua. Sua sorella vive in Israele. Il businessman sarebbe affiliato al movimento ebraico Chabad Lubavitch, corrente dello chassidismo nata nel XVIII secolo e ora avente come base principale Nuova York, in particolare nel quartiere di Crown Heights, a Brooklyn. Elsztain ha vissuto a Nuova York – seconda città più ebraica del pianeta dopo Tel Aviv – nel 1989-90. Durante quel periodo, nel 1990, «si presentò a un incontro con il leggendario investitore George Soros», secondo il quotidiano israeliano Haaretz.
Milei in Israele si è prodotto in danze e canti dinanzi al Netanyahu, oltre che alle ovvie lacrime dinanzi il Muro del Pianto – kippah d’ordinanza in testa.
Argentine President Javier Milei, still in Israel, literally dancing and signing for Netanyahu’s amusement:pic.twitter.com/Lt60T0dbAO
— Glenn Greenwald (@ggreenwald) April 22, 2026
Argentina’s president, Javier Milei, is still in Israel, hugging the Western Wall. pic.twitter.com/T3VRQKb3Xu
— Clash Report (@clashreport) April 22, 2026
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Tuttavia non si tratta solo della svolta filogiudaica del Milei, sedicente istruttore di sesso tantrico e membro del World Economic Forum.
Il sito Mintpressnews sostiene che le guardie del corpo del campionissimo Lionel Messi proverrebbero da Israele. «La sua sicurezza è affidata a un’élite di ex agenti israeliani, che pianificano ogni sua mossa, soprattutto a livello internazionale. Prende molto sul serio la sua sicurezza, tanto da aver saltato persino il matrimonio della cognata in Argentina per motivi di incolumità» scrive il sito americano. «Le stesse forze israeliane si occupavano della sicurezza anche al suo matrimonio nel 2017, sebbene la testata non abbia specificato se si trattasse di agenti del Mossad, dello Shin Bet o di un gruppo di commando d’élite».
Il calciatore argentino «ha visitato Israele più volte nel corso della sua carriera. Nel 2013, lui e la sua squadra, il Barcellona, si sono recati in Israele e Palestina per quello che è stato definito un “tour per la pace”. Durante il viaggio, ha incontrato e parlato con Netanyahu e il presidente Shimon Peres, e ha stretto la mano ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane. Ha anche indossato la kippah e visitato il Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo».
Non solo: Messi, che ha per sponsor solo brand globali come Adidas, Pepsi, Mastercard, ha stupito molti quando nel 2020 ha annunciato una partnership con OrCam, una società israeliana di intelligenza artificiale relativamente piccola che produce dispositivi indossabili per la visione artificiale (simili ai Google Glass). OrCam si propone di aiutare le persone ipovedenti a vivere una vita più appagante. Messi è diventato il suo ambasciatore globale del marchio e il volto dell’azienda.
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«OrCam è una ramificazione dell’apparato di sicurezza nazionale israeliano e impiega decine di ex agenti dell’Unità 8200, l’agenzia di spionaggio militare israeliana, molti dei quali in posizioni di grande influenza» spiega MintPress. Membri dell’Unità 8200 sono dietro a tantissime delle startup della cosiddetta Silicon Wadi, la Silicon Valley israeliana – includendo soprattutto le società di spyware, come quelle che producono strumenti di spionaggio e hacking di Stato come Pegasus.
Forse per tutto questo, il Netanyahu ha dichiarato Messi il suo giocatore preferito. Siamo ad anni luce di distanza dal precedente campionissimo argentino, Diego Armando Maradona, che, all’apice del suo terzomondismo, arrivò a dire di essere «il numero uno tra i fan del popolo palestinese»: «nel mio cuore, sono palestinese».
Al di là di questi affetti che riguardano i vertici dell’Argentina e forse nemmeno tutta la sua grande comunità ebraica, l’amore del Paese sudamericano verso lo Stato Ebraico sembra non essere decollato, con sondaggi Pew che mostrerebbero una maggioranza degli argentini come critici di Israele con un 34% di intervistati che esprimerebbe una visione «molto sfavorevole» dello Stato Giudaico, contro un 5% di cittadini argentini che vedono Israele molto positivamente.
I motivi di questa scarsa popolarità dello Stato degli ebrei presso gli argentini possono avere cause anche più recenti – cause che possiamo dire inquietanti.
Nel corso dell’ultimo anno sono emerse con insistenza voci di incendi di migliaia di ettari della Patagonia che sarebbero appiccati da «turisti israeliani». Le autorità argentine avrebbero inoltre riferito di aver rinvenuto, nelle vicinanze del lago Epuyén, nella provincia di Chubut, alcune granate M26 IM, ordigni in dotazione alle forze armate israeliane.
Le accuse ai «piromani israeliani» avvengono nel contesto della riforma della legge antincendio e del suolo: il governo Milei ha proposto modifiche e parziali deroghe alla Ley de Manejo del Fuego (n. 26.815). Il progetto di legge prevede la cancellazione del divieto che impediva di cambiare l’uso dei terreni bruciati per 30 o 60 anni, un divieto precedentemente stabilito per evitare la speculazione immobiliare o agricola.
Israeli tourists were arrested for starting a fire in Los Glaciares National Park, a resource-rich forested area in Argentina’s Patagonia. Additionally, M26 IM grenades connected to the IDF were found near Lake Epuyén in the Chubut region.
Follow: https://t.co/7Dg3b41PJ5 pic.twitter.com/t16wGD6onk
— PressTV Extra (@PresstvExtra) January 13, 2026
🚨 The Milei government approved a law allowing protected lands in environmental reserves to be sold to FOREIGN companies if they suffer a fire.
The Argentine Patagonia was set on fire by Israeli TOURISTS.
Connect the dots!!!! pic.twitter.com/sjnSs4kpVx
— China pulse 🇨🇳 (@Eng_china5) January 12, 2026
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Secondo alcuni commentatori, saremmo quindi dinanzi ad un’operazione di accaparramento immobiliare di enormi fette di territorio argentino, forse, dicono alcuni utenti, come backup per il popolo ebraico nel caso la situazione in Medio Oriente diventi talmente grave da implicare una migrazione dell’intero Stato.
Ma si tratta certamente di teorie del complotto, come quelle, fiorite tra gli arabi specie dopo le vittorie contro Giordania, Egitto ed Algeria, per cui vi sarebbe una cospirazione che arriva sin dentro la FIFA per far vincere l’Argentina favorendola in ogni modo.
Favoritismo arbitrale pro-argentina sono stati denunziati poi anche dagli inglesi dopo la semifinale. Qualcuno ha messo in rete una compilation che, per qualche ragione, ha una colonna sonora klezmer, la notoria musica di coloro che parlano lo yiddish.
🚨 ÚLTIMA HORA: Acaban de filtrar un vídeo de 5 minutos sobre todos los robos de Argentina a Inglaterra.
Esto es un escándalo Mundial. pic.twitter.com/1W56lBqhVT
— LaVozGalactica (@Lavozgalactica) July 16, 2026
Renovatio 21 quattro anni fa aveva parlato del tifo esoterico, a suon di malefizi, portato avanti da una vera armata organizzata di streghe argentine – con il risultato della vittoria ai Mondiali del Qatar . Quest’anno è evidente il supporto, neanche tanto occulto, di un’intero Stato religioso messianico, e tutte le sue ramificazioni planetarie.
Vediamo come andrà a finire.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Soldati statunitensi feriti negli attacchi iraniani
Footage from another angle shows two ballistic missiles impacting Muwaffaq Salti Air Base in Jordan. The second impact caused a much larger explosion, suggesting it may have hit an important target. https://t.co/Twk7SQthzq pic.twitter.com/jtJwampn6g
— OSINTWarfare (@OSINTWarfare) July 18, 2026
As seen from two different angles; 2 Iranian ballistic missiles bypass 6 Patriot air defense missiles and reach their target at the Muwaffaq airbase in Jordan. pic.twitter.com/rIkvvWgJv3
— ZAMAN (@zamannx) July 18, 2026
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