Geopolitica
Trump annulla la «seconda ondata» di attacchi al Venezuela
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato la sua «seconda ondata di attacchi» contro il Venezuela, dichiarando che Washington e Caracas stanno ora collaborando, anche in merito alla ricostruzione delle infrastrutture energetiche del Paese sudamericano.
Sabato scorso, commando americani hanno condotto un raid nella capitale venezuelana, Caracas, rapendo il presidente Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores.
Trump ha successivamente richiesto «accesso totale» al petrolio della nazione sudamericana e ha affermato che Washington avrebbe «gestito» il paese fino a quando non si fosse verificata una «adeguata transizione» di potere. La Russia, insieme a molte altre nazioni dei BRICS e del Sud del mondo, ha fermamente condannato gli Stati Uniti per le loro azioni.
Nel suo post su Truth Social, Trump ha scritto: «Ho annullato la seconda ondata di attacchi precedentemente prevista, che sembra non essere necessaria, tuttavia tutte le navi rimarranno al loro posto per motivi di sicurezza».
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Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che almeno 100 miliardi di dollari saranno investiti in Venezuela dalle le multinazionali del petrolio«Big Oil», sottolineando che incontrerà i rappresentanti dei giganti petroliferi statunitensi alla Casa Bianca più tardi venerdì.
Trump ha evidenziato il rilascio di «un gran numero di prigionieri politici» da parte del Venezuela, definendolo «un gesto molto importante e intelligente».
Martedì sera, Caracas ha iniziato a liberare diversi prigionieri di alto profilo, tra cui politici dell’opposizione, in quello che il governo ha definito un gesto «per cercare la pace».
Tra i primi a essere rilasciati vi sono stati Enrique Marquez, ex candidato alla presidenza, e Biagio Pilieri, imprenditore ed ex parlamentare venezuelano, detenuti in un centro di detenzione nella capitale noto come El Helicoide.
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha successivamente confermato che cinque prigionieri spagnoli erano stati rilasciati e si trovavano su un volo di ritorno in patria.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
«Ya viene Giacarta»: la CIA in Indonesia
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Copertina di TIME, voll. 88, 15 luglio 1955. Diritti di TIME magazine
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Geopolitica
Il Cremlino: Kiev nelle «ultime manifestazioni di agonia»
Gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina contro le infrastrutture civili ed energetiche russe, incluso il raid su San Pietroburgo, non sono altro che disperati tentativi di Kiev di cambiare il corso del conflitto e non avranno successo, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
Una persona è rimasta uccisa e altre cinque ferite a San Pietroburgo durante un raid aereo notturno condotto dall’esercito ucraino, secondo quanto dichiarato dal governatore locale Aleksandr Beglov. L’attacco ha inoltre danneggiato oltre una dozzina di palazzi residenziali e provocato un incendio in un terminal petrolifero locale.
Peskov ha descritto l’attacco come «un’ultima manifestazione dell’agonia» dell’Ucraina, aggiungendo che, sebbene «il regime di Kiev stia reagendo, non può cambiare il corso della storia».
Secondo il portavoce del Cremlino, la Russia ha costantemente risposto agli attacchi ucraini con importanti raid sistematici, che «producono risultati».
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Mosca ha accusato Kiev di aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili e zone residenziali con droni a lungo raggio, nel tentativo di compensare le battute d’arresto sul campo di battaglia, dove le forze russe hanno continuato ad avanzare.
Kiev continua inoltre a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste del presidente statunitense Donald Trump di porre fine agli attacchi, che a suo dire sono la causa dell’impennata dei prezzi globali dell’energia. Trump aveva precedentemente accusato Volodymyr Zelens’kyj di «creare problemi» agli Stati Uniti e al mondo intero, suggerendo che l’Ucraina avesse bisogno di un «nuovo presidente».
All’inizio di questo mese, Washington ha anche raggiunto un accordo con Mosca per alleviare la crisi dei carburanti in vista delle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre. L’accordo prevedeva che gli Stati Uniti allentassero le restrizioni sulle esportazioni di gasolio da Mosca e rinunciassero alle sanzioni «devastanti», tra cui dazi del 500% sulle importazioni dalla Russia e del 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, in cambio della fornitura di gasolio da parte di Mosca al mercato globale e potenzialmente anche agli Stati Uniti.
La Russia ha risposto agli attacchi terroristici di Kiev intensificando la sua campagna di missili a lungo raggio e droni contro le infrastrutture militari, industriali e logistiche dell’Ucraina. Il ministero della Difesa russo sostiene che le forze armate non prendono di mira i civili e che gli attacchi sono diretti esclusivamente contro obiettivi militari e infrastrutture a supporto delle forze ucraine.
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Geopolitica
L’Egitto promette supporto militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi
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