Sorveglianza
Ti regalano criptovalute se ti lasci scansionare la retina
Worldcoin, una startup della Silicon Valley, sta offrendo agli avventori criptovalute in cambio della scansione della loro retina.
La scansione avviene attraverso un dispositivo sferico riflettente che chiamano «Orb». L’azienda fa sapere di avere l’obiettivo di scannerizzare 1 miliardo di iridi entro il 2023.
Il CEO di Worldcoin Alexander Blania ha dichiarato al sito di informazione tecnologica TechCrunch che la loro criptomoneta fa parte di uno sforzo più significativo per costruire un’economia globale più equa guidata da criptovalute, intelligenza artificiale e Internet.
La scansione avviene attraverso un dispositivo sferico riflettente che chiamano «Orb». L’azienda fa sapere di avere l’obiettivo di scannerizzare 1 miliardo di iridi entro il 2023.
Worldcoin, dice Blania, «è iniziato con una discussione sul fatto che il reddito di base universale alla fine sarà qualcosa di molto importante per il mondo e, in generale, ottenere l’accesso all’economia di Internet sarà molto più importante di quanto sia ovvio a questo punto».
Come noto, il reddito di base universale, di cui si parla da anni in Silicon Valley, è una forma estremo di reddito di cittadinanza, che l’Italia sta vivendo in maniera assolutamente spuria con la disfunzionale mancia grillina data a molti come contributo di disoccupazione.
Per alcuni diventerà un passaggio obbligato a causa dell’automazione di moltissimi lavori, sia manuali che intellettuali, e la conseguente ondata di disoccupazione che si andrà a creare.
Worldcoin è stata fondata da Sam Altman: è una figura interessante: già CEO dell’ente per la ricerca sull’Intelligenza Artificiale OpenAI, è stato direttore di Y Combinator (uno dei luoghi di discussione e sperimentazione del reddito universale), il ricchissimo acceleratore aziendale da cui provengono colossali successi economici come Uber e Airbnb. Omosessuale, Altman prevede a breve la fusione uomo-macchina ed è un cosiddetto Doomsday Prepper, uno degli abbienti americani che si sta preparando nel caso del collasso della società.
Questa vicenda, che per forme e per contenuti pare davvero uscita da un episodio inedito di Black Mirror, mostra come la creazione di database biometrici (come, in fondo, quello del green pass) è uno sforzo che stanno portando avanti non solo nel pubblico, ma anche nel privato.
Questa vicenda, che per forme e per contenuti pare davvero uscita da un episodio inedito di Black Mirror, mostra come la creazione di database biometrici (come, in fondo, quello del green pass) è uno sforzo che stanno portando avanti non solo nel pubblico, ma anche nel privato.
Come riportato da Renovatio 21, la scansione dell’iride (una parte anatomica che è unica per ogni individuo) è già stata praticata su un numero altissimo di cittadini afghani con un sistema specifico introdotto dall’esercito americano denominato HIIDE.
Pare che l’intero database ora sia caduto nelle mani dei talebani.
Immagine screenshot da Worldcoin.org
Intelligenza Artificiale
Pokemon Go ha mappato il mondo per l’AI
Milioni di giocatori che hanno trascorso anni a scansionare punti di riferimento mentre inseguivano creature digitali in Pokemon Go hanno inconsapevolmente contribuito a costruire uno dei più grandi dataset visivi del mondo reale della storia, che ora viene utilizzato per alimentare un servizio di consegna automatizzato.
Rilasciato nel 2016 dalla società statunitense Niantic, Pokemon Go è stato uno dei primi giochi di realtà aumentata di grande successo. Utilizzava la fotocamera e il GPS degli smartphone dei giocatori per sovrapporre creature digitali a luoghi reali, spingendo milioni di persone a riversarsi in parchi, strade e monumenti alla ricerca dei personaggi.
A poche settimane dal lancio, il gioco è diventato un fenomeno globale, venendo scaricato oltre 500 milioni di volte e raggiungendo un picco di 232 milioni di giocatori mensili.
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Il mese scorso, Niantic Spatial, una società di mappatura incentrata sull’intelligenza artificiale nata da uno spin-off dello sviluppatore del gioco, ha annunciato una partnership con Coco Robotics per potenziare le sue flotte di consegna autonome utilizzando oltre 30 miliardi di immagini catturate dai giocatori di Pokémon Go in quasi un decennio, creando una mappa degli ambienti urbani precisa al centimetro.
«A quanto pare, far correre Pikachu in modo realistico e far muovere il robot di Coco in modo sicuro e preciso nel mondo sono in realtà lo stesso problema», ha dichiarato la scorsa settimana John Hanke, CEO di Niantic Spatial, alla MIT Technology Review, aggiungendo che l’azienda ha oltre un milione di posizioni in tutto il mondo «dove possiamo localizzarti con precisione».
Secondo un sondaggio, gli americani sono preoccupati per l’intelligenza artificiale nel contesto della crisi del costo della vita. Coco Robotics gestisce circa 1.000 robot per le consegne tra Los Angeles, Chicago e Miami negli Stati Uniti e recentemente si è espansa a Helsinki, in Finlandia.
Alcuni critici hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che i giocatori di Pokémon Go stessero di fatto svolgendo lavoro non retribuito per un’azienda di intelligenza artificiale, contribuendo così allo sviluppo di un massiccio strumento di sorveglianza. Niantic, tuttavia, ha sottolineato che la scansione degli ambienti è sempre stata facoltativa e che i dati non sono collegati agli account dei giocatori.
Sebbene Pokémon Go fosse popolare anche in Russia, con diversi milioni di giocatori solo a Mosca, Niantic lo ha ritirato dal mercato russo e bielorusso in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.
Prima di allora, tuttavia, il gioco aveva sollevato numerose preoccupazioni in materia di sicurezza, con i funzionari russi che avevano avvertito che le funzionalità di geolocalizzazione dell’app avrebbero potuto essere sfruttate per la raccolta di informazioni. Un generale in pensione del Servizio di sicurezza federale (FSB) ha descritto l’app come «un reclutamento basato sulla propria volontà personale e senza alcuna coercizione».
Negli anni 2000, si diffuse nel mondo arabo e musulmano una teoria del complotto che sosteneva che i Pokomon fossero parte di un piano sionista per indottrinare i bambini e allontanarli dall’Islam. Tale leggenda metropolitana portò a bandi ufficiali e fatwa (editti religiosi) in diversi pPesi, tra cui l’Arabia Saudita e l’Egitto.
Le accuse principali si basavano su interpretazioni forzate dei nomi e dei simboli del gioco: si diceva che «Pokémon» significasse «Non c’è Dio nell’universo» in giapponese (mentre è la contrazione di Pocket Monsters). Si sosteneva inoltre che il nome di Pikachu significasse «Sono ebreo».
I religiosi mussulmani lamentavano inoltre che molte carte da gioco presentavano simboli grafici simili a croci o stelle a sei punte. La Stella di David fu interpretata come prova del coinvolgimento del sionismo e della massoneria per promuovere il giudaismo. Inoltre il concetto di «evoluzione» proprio della creatura pokemona fu visto da alcuni leader religiosi come una promozione del darwinismo, considerato contrario alla creazione divina descritta nel Corano.
Vi è da dire anche che poiché il gioco di carte collezionabili si basa sul possesso di carte rare e su scambi che ricordano le scommesse, fu accusato di promuovere il maisir (gioco d’azzardo), che è proibito dall’Islammo.
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Di conseguenza, nel 2001, il Gran Muftì dell’Arabia Saudita emise una fatwa che vietava il franchise della Nintendo, portando al sequestro di giochi e merchandising in tutto il Regno dei Saud. Anche in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti sorsero preoccupazioni simili, sebbene meno radicali.
Nel corso degli anni, queste teorie sono in gran parte svanite con la globalizzazione e il successo di Pokemon GO, che è diventato popolarissimo anche in Medio Oriente, spingendo le autorità religiose a concentrarsi più sui rischi legati alla sicurezza (GPS) che su complotti etimologici.
Tali rischi ora si sembrano avverati.
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Immagine di Bengt Oberger via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Militaria
App di fitness statunitense rivela la posizione di una portaerei francese
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Internet
La polizia tedesca fa irruzione nell’abitazione di un parlamentare dell’AfD per vecchi post sui social
Venerdì mattina, la polizia e la procura di Monaco hanno effettuato delle perquisizioni presso la residenza privata e l’ufficio del parlamentare bavarese dell’AfD René Dierkes, presumibilmente in relazione a presunti insulti e post sui social media risalenti a diversi anni fa. Lo riporta Remix News.
Dierkes, 34 anni, che rappresenta il collegio elettorale di Monaco Est nel landtag (il Parlamento regionale) bavarese, ha dichiarato che l’indagine riguarda post e meme satirici pubblicati circa due anni fa sul suo account X da un membro del suo staff che nel frattempo ha lasciato il lavoro. Ha aggiunto che le autorità stanno anche esaminando un presunto insulto a lui attribuito da un ex membro del partito, che risalirebbe a cinque anni fa.
In una dichiarazione rilasciata dopo la perquisizione, Dierkes ha descritto l’indagine come politicamente motivata e ha accusato i rivali di aver tentato di screditarlo.
«Il contesto è costituito da post sul mio account X risalenti a circa due anni fa, scritti da un dipendente che non lavora più per me», ha affermato, aggiungendo che un rivale interno al partito, che in passato si era candidato a una carica pubblica, aveva lanciato «una campagna diffamatoria contro la mia persona».
«Prenderò provvedimenti contro questa caccia alle streghe politica», ha dichiarato il politico della Baviera.
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Secondo quanto riportato dalla testata germanica Bild, agenti della Polizei si sono presentati sia presso la residenza di Dierkes a Monaco che presso il suo ufficio parlamentare nell’ambito dell’operazione. Inizialmente non era chiaro il fondamento giuridico preciso della perquisizione e la procura di Monaco non aveva immediatamente rilasciato una dichiarazione dettagliata per spiegare l’accaduto.
Il presidente regionale dell’AfD, Stephan Protschka, ha criticato aspramente la decisione, suggerendo che rifletta un pregiudizio politico da parte delle autorità. «Si tratterebbe presumibilmente di presunti insulti. A mio avviso, questa è una decisione umiliante da parte delle autorità nei confronti dell’opposizione», ha dichiarato Protschka al quotidiano Bild.
La perquisizione ha sollevato ulteriori interrogativi poiché il Parlamento bavarese non ha votato formalmente in anticipo per revocare l’immunità parlamentare di Dierkes. Secondo il quotidiano Bild, gli inquirenti hanno proceduto secondo una «procedura semplificata», un meccanismo legale che consente le perquisizioni senza una preventiva votazione parlamentare in determinati casi.
Dierkes, eletto al parlamento bavarese nell’ottobre 2023 e presidente della sezione di Monaco Est dell’AfD, è sotto osservazione da parte dei servizi segreti bavaresi dall’aprile 2025.
Il monitoraggio è seguito a una revisione da parte dell’Ufficio statale bavarese per la tutela della Costituzione, che ha concluso che la sorveglianza era «proporzionata». Secondo una risposta del governo bavarese alle interrogazioni parlamentari dei deputati dei Verdi e dei socialdemocratici, i funzionari hanno individuato dichiarazioni di Dierkes che avrebbero promosso «un concetto etnico di popolo contrario alla dignità umana» e richiesto «la remigrazione in modo incostituzionale», come riportato da BR24 lo scorso anno.
Le autorità hanno inoltre citato la sua notevole influenza sui social media e il suo ruolo di figura di spicco all’interno della struttura di leadership regionale dell’AfD. Il dato relativo alla sua influenza sui social media è controverso: Dierkes ha solo 6.800 follower su X e 5.600 follower su Facebook.
Il Dierkes ha respinto con fermezza l’interpretazione delle sue dichiarazioni fornita dall’ufficio statale e lo scorso anno ha minacciato azioni legali.
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