Stragi
Terremoto in Tibet: almeno 120 morti
Un potente terremoto ha scosso la regione autonoma del Tibet in Cina, nei pressi del monte Everest, la montagna più alta del mondo, nelle prime ore di martedì, uccidendo almeno 126 persone e ferendone 188, ha riferito l’agenzia di stampa Xinhua.
L’epicentro del terremoto è stato localizzato nella remota contea di Dingri, circa 50 miglia (80 km) a nord del monte Everest, e a una profondità di sei miglia, secondo il China Earthquake Networks Centre. Il terremoto, che si è verificato poco dopo le 9 del mattino ora locale, ha avuto una magnitudo di 7,1, ha riferito l’US Geological Survey, mentre le autorità cinesi l’hanno misurata a 6,8.
Nella città di Shigatse, importante centro del Buddhismo tibetano e sede tradizionale del Panchen Lama, numerosi edifici sono stati ridotti in macerie. I media hanno mostrato filmati di pompieri che tiravano fuori una persona ferita da una casa crollata e di soldati che allestivano rifugi di emergenza.
Aerial footage shows magnitude of destruction after the earthquake in Shigatse, Tibet, China
Heartbreaking scenes, prayers for all affected. #earthquake #sismo #temblor #Tibet #terremoto pic.twitter.com/60Um1r9OMe— Disasters Daily (@DisastersAndI) January 7, 2025
Earthquake 7.1 magnitude shakes China, dozens inured and dead reported.#geology #science #china #earthquake #tibet #earth #nature #planet pic.twitter.com/oQsywAVzST
— Geology Scienceᅠᅠᅠ (@GeologyyScience) January 7, 2025
🚨At least 95 people have died and 130 are injured after a M7.1 earthquake struck a remote region of Tibet and parts of Nepal. The quake occurred at 9:05am local time. Tremors were also felt in Nepal, Bhutan, and Northern Indiapic.twitter.com/f1q2zwPfax
— Miss Mary (@DivintyMary) January 7, 2025
A 7.1 magnitude earthquake in China’s Tibet region has claimed 53 lives. pic.twitter.com/rOy1TFN5uF
— Fight Club 🥊 (@kemiksesigeldi) January 7, 2025
A powerful earthquake with a magnitude of 6.8 struck the northern foothills of the Himalayas near one of Tibet’s holiest cities, according to Chinese authorities. It killed dozens of people and shook buildings in neighboring Nepal, Bhutan, and India https://t.co/1Tn5LJZCAv pic.twitter.com/kKy2rLUnT9
— Reuters (@Reuters) January 7, 2025
Martedì notte le temperature nella zona sono crollate fino a -6 gradi Celsius e si prevede che scenderanno ulteriormente, complicando le operazioni di soccorso e di soccorso.
Le scosse sono state avvertite anche nei paesi limitrofi, tra cui Nepal, Bhutan e India.
Nella capitale del Nepal, Kathmandu, i residenti hanno segnalato scosse ma nessun danno significativo. Analogamente, il terremoto è stato avvertito nello stato indiano settentrionale del Bihar, anche se non sono stati segnalati incidenti gravi.
Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto sforzi di soccorso completi per ridurre al minimo le vittime e garantire il reinsediamento delle persone colpite. Il governo ha stanziato 100 milioni di yuan (circa 13,1 milioni di euro) per i soccorsi in caso di calamità.
La Mount Qomolangma (Everest) Scenic Area sul versante cinese è stata chiusa come misura precauzionale. La regione ha subito oltre 150 scosse di assestamento, la più grande delle quali è stata registrata con una magnitudo di 4,4.
Il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet in esilio, ha espresso le sue condoglianze, affermando di essere «profondamente rattristato» per la perdita di vite umane e ha esteso le sue preghiere per le vittime. Il Dalai Lama è il leader del governo tibetano in esilio, che sta spingendo per l’autonomia all’interno della Cina, e vive in India dagli anni Sessanta. Pechino considera il governo in esilio illegale e considera qualsiasi sostegno esterno alla causa dell’autonomia tibetana come un’interferenza nei suoi affari interni.
La regione è vulnerabile agli eventi sismici, attribuiti alla collisione delle placche tettoniche indiana ed eurasiatica. Nel 2015, un terremoto di magnitudo 7,8 nei pressi della capitale nepalese ha causato circa 9.000 morti.
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Stragi
Smotrich: Gaza dovrebbe essere rasa al suolo per «ragioni sioniste»
“Hay que borrar Gaza de la faz de la tierra porque es una entidad terrorista, Gaza no debe existir al igual que el pueblo de Huwara en Cisjordania. No solo quiero restablecer el asentamiento de Gush Katif en Gaza, quiero toda la Franja de Gaza como sionista”. Bezalel Smotrich,… pic.twitter.com/IwNPeLhlEU
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) October 13, 2026
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Stragi
Migliaia e migliaia a Londra per protestare contro il genocidio di Gaza
Sabato migliaia di persone sono scese in piazza a Londra chiedendo al governo britannico di interrompere la fornitura di armi a Israele e di boicottare gli scambi commerciali, a causa di quello che i manifestanti hanno definito tre anni di «genocidio» contro i palestinesi di Gaza.
Israele ha avviato la sua campagna militare a Gaza tre anni fa in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui circa 1.200 israeliani sono stati uccisi e 250 presi in ostaggio. Le Nazioni Unite stimano che circa 1,98 milioni di persone, ovvero il 90% della popolazione di Gaza, siano state sfollate a causa delle operazioni militari da allora, mentre gran parte delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie dell’enclave è stata danneggiata o distrutta.
I filmati girati nel centro di Londra mostrano folle di manifestanti radunati lungo il Victoria Embankment: molti indossavano kefiah, sventolavano bandiere palestinesi e mostravano cartelli con scritte come «Basta al genocidio», «Palestina libera», «Disarmare Israele, salvare vite umane» e «Rendiamo di nuovo grande l’empatia», mentre marciavano verso il Parlamento.
Tra i partecipanti sembrava esserci anche una coppia di sposi.
Over 250,000 marched the streets of London.
Britain stands with Gaza pic.twitter.com/cCHKCdGI8C
— Nadeem Ahmed (@Muqadaam) October 10, 2026
London, now. The 37th National March against #genocide and #occupation. Three years on, Israel’s atrocities in Gaza and the West Bank continue, and so does the solidarity of the British people. Louder, bigger, and not going anywhere. Thank you all.@PSCupdates #Palestine… pic.twitter.com/D3OtcutFca
— Husam Zomlot (@hzomlot) October 10, 2026
Thousands join London’s 37th national pro-Palestine march through central London, calling for an end to the genocide in Gaza and a halt to UK arms exports to Israel. pic.twitter.com/8RdWTaaw88
— Quds News Network (@QudsNen) October 10, 2026
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La Gran Bretagna ha già imposto alcune restrizioni all’esportazione di armi verso Israele, tra cui la sospensione delle licenze per le attrezzature che potrebbero essere utilizzate dalle forze israeliane a Gaza. Londra ha inoltre adottato misure per limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi. Londra ha dichiarato che rifiuterà le richieste di licenza di esportazione per le merci che potrebbero contribuire materialmente all’occupazione, mentre altre restrizioni commerciali prendono di mira le attività legate agli insediamenti.
I manifestanti considerano tali misure come passi limitati, insufficienti a produrre un cambiamento significativo per i palestinesi. Ismail Patel, a capo del gruppo di attivisti britannico Friends of Al-Aqsa (FOA), ha criticato le restrizioni perché prendono di mira il commercio legato agli insediamenti israeliani anziché intraprendere azioni più ampie sulle esportazioni di armi e sugli scambi commerciali con Israele, accusando il governo britannico di adottare una posizione «di facciata» invece di un’azione concreta per proteggere i diritti dei palestinesi.
I parlamentari britannici hanno votato per mettere al bando Palestine Action, un gruppo di azione diretta fondato nel 2020 che prende di mira le aziende legate all’industria bellica israeliana, in particolare Elbit Systems, come organizzazione terroristica, equiparandola in pratica ad al-Qaeda e all’ISIS e rendendo reato sostenerla o farne parte. La decisione è arrivata dopo che due suoi attivisti erano entrati in una base aerea della RAF, spruzzando vernice nei motori di due aerei da trasporto Voyager e danneggiandoli con piedi di porco.
L’Alta Corte ha respinto la richiesta del gruppo di sospendere il provvedimento in attesa del ricorso, quindi il divieto è entrato in vigore a mezzanotte. Chi viola il divieto rischia fino a 14 anni di carcere. Il provvedimento ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, che hanno parlato di un rischio per la libertà di espressione e di riunione.
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Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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