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Soldato nero arrestato dopo aver dichiarato di voler «eliminare» i bianchi

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Un fuciliere del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che ha completato l’addestramento di base lo scorso anno è stato arrestato con l’accusa di aver minacciato di uccidere quanti più bianchi possibile.

 

Joshua Cobb, un 23enne originario del New Jersey, è stato incarcerato il 10 maggio e dimesso dal Corpo dei Marines lo stesso giorno. Fino ad allora aveva prestato servizio come soldato semplice di prima classe nella 1ª Divisione Marine in California. È stato accusato di aver trasmesso una minaccia via Internet, una punizione punibile fino a cinque anni di carcere e una multa di 250.000 dollari.

 

I procuratori federali hanno annunciato lunedì l’arresto di Cobb, citando presunte minacce risalenti al dicembre 2022, circa sei mesi prima che entrasse nell’esercito. Un portavoce del Corpo dei Marines ha detto a Military.com che la 1ª Divisione dei Marines è venuta a conoscenza delle accuse contro Cobb dalle autorità civili del New Jersey.

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I pubblici ministeri hanno citato un post sui social media in cui Cobb minacciava di «causare caos nella comunità bianca».

 

Il post diceva: «il motivo per cui voglio prendere di mira specificamente i bianchi è perché come maschio nero, non capiranno mai le mie difficoltà… Voglio cancellarli – tutti in realtà, ma in questo caso, quanti più possibile».

 

Il post indicava che Cobb intendeva effettuare il suo attacco contro i bianchi nel 2023 nel New Jersey. «Non ho scelto una data esatta, ma sono sicuro che sia vicina a una festività importante per la loro gara», avrebbe detto. «Ho già in mente un luogo, che ho frequentato nell’ultimo anno, e sono certo che nessuno sia armato per potermi impedire di spruzzarli a terra».

 

Messaggi successivi, pubblicati nell’aprile e nel maggio del 2023, indicavano che Cobb si stava addestrando per un attacco mentre accumulava munizioni.

 

«Spero di diventare un serial killer perché odio dannatamente la vita, amico. Ma un giorno tutti soffriranno. Prometto che farò sentire a tutti il ​​mio fottuto dolore: il mio dolore profondo, sincero, crudo e acuto».

 

Cobb ha ammesso in dichiarazioni alle forze dell’ordine di aver scritto messaggi minacciosi, hanno detto i pubblici ministeri. Hanno aggiunto che ha anche detto agli investigatori che «idolatrava» gli assassini di massa e che aveva preso in considerazione luoghi come un centro fitness e un supermercato per il suo attacco.

 

Messaggi più minacciosi sono stati scoperti durante una perquisizione del cellulare di Cobb, hanno detto i pubblici ministeri. I messaggi indicavano che Cobb vedeva l’omicidio di massa come l’unica via di fuga possibile dal suo dolore. «Sono pronto per arrivare alla parte migliore della mia storia, dove comincio a far fuori voi figli di puttana e ad uccidervi tutti», diceva un messaggio.

 

Essendo citata dai media la questione della depressione di Cobb, è lecito chiedersi, come fa sempre Renovatio 21, se l’uomo fosse in terapia, e quali droghe psichiatriche potrebbe avere assunto.

 

Psicofarmaci a parte, è vero anche che marine e altri ex membri del servizio militare americano hanno commesso alcune delle peggiori sparatorie di massa d’America.

 

Un’analisi dell’ottobre 2023 di CBS News ha rilevato che il 26% degli attentatori di massa in un periodo di 60 anni aveva un background militare. Uno dei casi più famigerati coinvolse un ex marine che scalò la torre dell’orologio dell’Università del Texas nel 1966 e iniziò una sparatoria che provocò la morte di 14 persone e il ferimento di 33.

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La storia dei serial killer, che spessissimo hanno background militare, aiuta a sfatare anche il mito del bianco come unico perpetratore dell’assassinio seriale.

 

Negli anni Settanta ci fu quindi il caso del soldato afroamericano e serial killer William Henry Hance che si ritiene abbia ucciso quattro donne e molestato 3 donne dentro e intorno alle basi militari prima del suo arresto nel 1978. Fu giustiziato dallo stato della Georgia sulla sedia elettrica.

 

L’assassino e stupratore seriale Ronald Adring Gray, un militare nero della Georgia di stanza a Fort Bragg, nella Carolina del Nord, a fine anni Ottanta fu condannato per omicidi e stupri, che compiva per sadismo sessuale.

 

Nel 2002 un ex soldato nero della Louisiana chiamato John Allen Muhammad (John Allen Williams alla nascita: il Muhammad è il nome preso aderendo alla Nation of Islam) iniziò una serie di spree killing – cioè omicidi seriali compiuti in stretta sequenza – nella zona di Washington nota con il nome di «D.C. sniper attacks», dove persero la vita 17 persone e ne furono ferite altre 10.

 

Recentemente si è avuto il caso di Micah Xavier Johnson, autore della strage di Dallas (2016) dove il soldato di colore uccise 11 agenti di polizia e 2 civili durante una protesta contro la violenza della polizia. Il Johnson, un cecchino, fu la prima persona ad essere uccisa da un robot: rintanatosi in un garage, fu raggiunto da un automa telecomandato e ammazzato.

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La BBC paga i dipendenti bianchi meno di quelli appartenenti a minoranze etniche

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Secondo il rapporto annuale 2025/26 dell’emittente britannica, i dipendenti bianchi della BBC guadagnano meno dei colleghi appartenenti a minoranze etniche in sei delle sette fasce salariali. I dati riaprono il dibattito sull’impegno dell’azienda a far avanzare il personale di origine minoritaria e sul possibile effetto di quelle politiche sulle retribuzioni.   Nel rapporto della BBC sul divario retributivo 2025/26, rilanciato mercoledì dal Telegraph, i dipendenti di colore, asiatici, di etnia mista e di altre minoranze guadagnano in media il 13,2% in più all’ora rispetto ai colleghi bianchi nella fascia più bassa. Anche tra i dirigenti di vertice il divario resta al 5,3%.   I dipendenti bianchi risultano davanti in una sola categoria, dove la retribuzione oraria mediana supera dello 0,6% quella delle minoranze. Nell’insieme della BBC, però, il personale bianco guadagna ancora lo 0,7% in più, soprattutto perché occupa una quota maggiore delle posizioni meglio pagate.

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I numeri hanno riportato l’attenzione sui programmi con cui la BBC promuove i dipendenti delle minoranze etniche. L’emittente gestisce percorsi speciali di tutoraggio e sviluppo di carriera per il personale di origine africana, asiatica e di altre minoranze, e ciò solleva il dubbio che tali iniziative possano contribuire alle differenze di retribuzione.   La BBC si è data l’obiettivo che le minoranze etniche rappresentino il 20% sia della forza lavoro sia dei ruoli dirigenziali. L’emittente insiste che si tratti di obiettivi e non di quote, e sostiene che non incidono sulle decisioni salariali.   L’ex ministro della Cultura britannico John Whittingdale ha messo in discussione le politiche retributive della BBC, dichiarando al Telegraph che l’emittente «dovrebbe retribuire il personale esclusivamente in base al valore e al merito che apporta al lavoro che svolge».   Il Whittingdale ha ricordato che la BBC si era già mossa in passato per correggere le disparità di genere e che dovrebbe applicare lo stesso principio di «equa retribuzione» a prescindere da razza, orientamento sessuale o genere.   L’emittente è stata più volte al centro di scandali sulle differenze di stipendio. Nel 2020 la giornalista Samira Ahmed ha vinto una causa storica al tribunale del lavoro, dopo che i giudici avevano stabilito che era stata pagata meno del presentatore Jeremy Vine per un lavoro equivalente.   Nel 2024 quattro presentatrici della BBC hanno accusato l’emittente di discriminazione sessuale e di età dopo un rimpasto della divisione notizie. Nel novembre 2025 la BBC ha reso pubblici sei casi interni di parità salariale, tra cui due ricorsi.   La BBC ha respinto l’idea che gli ultimi dati dimostrino un trattamento diseguale, affermando di essere «impegnata a garantire una retribuzione equa e paritaria per tutti».   La BBC sembrerebbe inoltre avere un problema con la pedofilia, con vari collaboratori accusati dell’osceno crimine. Jimmy Savile, Stuart Hall e Rolf Harris hanno tutti abusato di bambini mentre lavoravano per l’emittente, e gli ultimi due hanno scontato pene detentive per aggressioni sessuali a danno di bambine anche di soli sette anni.   Nel 2024, il presentatore televisivo Huw Edwards è stato condannato per possesso di immagini indecenti di minori. Edwards ha ricevuto una pena di sei mesi, sospesa per due anni, il che significa che andrà in prigione solo se commetterà nuovamente reati durante tale periodo.   Nel 2012 deflagrò nel cuore della BBC lo scandalo pedofilo di Jimmy Savile, popolare presentatore e DJ (aveva inventato il format Top of the Pops) che fu accusato di aver molestato un numero spaventoso di ragazzi e ragazze (prepubescenti o anche in età più adulta) per oltre 50 anni.   Nel gennaio 2013, un rapporto congiunto di NSPCC e Metropolitan Police, Giving Victims a Voice, affermava che 450 persone avevano presentato denunce contro Savile, con il periodo di presunti abusi che si estendeva dal 1955 al 2009 e l’età dei denuncianti al momento del gli assalti vanno dagli 8 ai 47 anni.

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Le vittime sospette includevano 28 bambini di età inferiore a 10 anni, di cui 10 di età inferiore a 8 anni. Altri 63 erano ragazze di età compresa tra 13 e 16 anni e quasi tre quarti delle sue presunte vittime avevano meno di 18 anni. Sono stati registrati circa 214 reati, con 34 stupri segnalati a 28 forze di polizia.   Le voci sulla pedofilia di Savile si rincorrevano al punto che una lettera anonima del 1998 chiedeva ad una commissione di non assegnargli alcuni titolo onorifico, in quanto sarebbe potuta emergere in seguito una componente pedofila della sua vita privata.   Il silenzio della BBC durante questo periodo fu esso stesso un ulteriore tema di scandalo. Non solo non venne mai indagato nessun caso segnalato riguardo Savile; pare che nel 2012 non venne mandato in onda un reportage che indagava proprio sul caso.   Savile avrebbe abusato di ben 450 vittime, la maggior parte delle quali bambini o giovani, nel corso di cinque decenni. I suoi presunti crimini hanno sconvolto il Regno Unito dopo la sua morte nel 2011, portando a un’indagine senza precedenti su come la BBC ha gestito la vicenda. Di fatto Savile morì impunito.

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Immagine Fixing the BBC, Stratford by Paul Harrop via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
 
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Ben-Gvir come i nazisti: «ci sono persone che non meritano di vivere»

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Dichiarazioni del ministro ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir tornano a far discutere.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir ha recentemente chiesto in maniera pubblica l’assassino sistematico quotidiano di diecine di palestinesi.

 

Intervenendo domenica al podcast di Rom Braslavski e contestando l’adesione temporanea di Netanyahu alla posizione di Trump sulla riduzione del numero di gazani uccisi ogni giorno, il responsabile delle carceri israeliane, il Ben-Gvir, ha auspicato l’uccisione di 30-40 gazani ogni notte: «Non è un segreto, non sono d’accordo con il primo ministro. Credo che a Gaza si debbano effettuare omicidi mirati, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: ci sono persone che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone».

 

Le parole del potente ministro dello Stato Ebraico hanno ricordato immediatamente a molti l’espressione nazista «Lebensunwertes Leben» («vita non degna di essere vissuta»), una definizione usata dal regime nazista per indicare quelle fasce della popolazione che, secondo il regime nazista, non avevano diritto alla vita e venivano destinate al programma di «eutanasia involontaria», Aktion T4.

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Il termine deriva dal saggio del 1920 Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens di Karl Binding e Alfred Hoche, che proponeva l’eliminazione di malati mentali, disabili gravi e “vite senza valore” per ragioni etiche ed economiche. I nazisti lo radicalizzarono all’interno della Rassenhygiene (igiene razziale) e del darwinismo sociale.

 

A partire dal 1939, con l’Aktion T4, il regime organizzò l’uccisione sistematica di decine di migliaia di bambini e adulti con disabilità fisiche o psichiche (incluso l’autismo, il cui studio fu iniziato proprio da un medico austriaco, il dottor Hans Asperger), attraverso gas, iniezioni e fame. I medici selezionavano le vittime in base a criteri di «produttività» e «purezza razziale»: chi non poteva lavorare o generare prole «sana» era considerato un peso per la Volksgemeinschaft (comunità del popolo) e quindi eliminabile.

 

Il concetto non si limitò ai disabili: fu esteso a ebrei, rom, omosessuali, «asociali» e prigionieri politici, presentando lo sterminio come atto «scientifico» (anche a quell’epoca c’erano «gli esperti») e «umanitario», liberando risorse economiche e sociali e purificando la razza ariana.

 

Il programma quindi si estese ai campi di concentramento, ma anche al ghetto di Varsavia, i cui profughi hanno con probabilità discendenti tra coloro che ora perpetrano la pulizia etnica Striscia di Gaza.

 

Il ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels descrisse costantemente il popolo ebraico come «subumano» e dotato di «caratteristiche marcatamente parassitarie». Goebbels si suicidò il 1° maggio 1945 a Berlino, dopo aver ucciso la moglie e i sei figli con il cianuro.

 

Hans Frank, capo del regime nazista sulla Polonia occupata, rinchiuse gli ebrei nei ghetti, ridusse le loro razioni e sovrintese alla liquidazione del ghetto di Varsavia. «In ogni caso, inizierà una grande migrazione ebraica. Ma cosa dovremmo fare con gli ebrei? Pensate che si insedieranno nell’Ostland, nei villaggi? A Berlino ci dissero: “Perché tutta questa fatica? Non possiamo fare nulla con loro né nell’Ostland né nel Reichskommissariat. Quindi liquidateli voi stessi”. Signori, vi chiedo di liberarvi da ogni sentimento di pietà. Dobbiamo annientare gli ebrei ovunque li troviamo e ogniqualvolta sia possibile». Frank fu impiccato a Norimberga.

 

Dopo il 1945 il termine «Vita indegna di essere vissuta» era divenuto simbolo della barbarie nazista e dell’abisso etico raggiunto quando lo Stato decide chi merita di vivere. Con evidenza, i tempi stanno cambiando.

 

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E l’avvocato israeliano disse: la vita di un ebreo vale 10 milioni di palestinesi

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Un avvocato israeliano legato a coloni della Cisgiordania, Yehuda Shimon, ha rilasciato dichiarazioni controverse in un’intervista alla BBC all’inizio di agosto 2026, dopo una sparatoria mortale vicino all’avamposto di Havat Gilad che ha ucciso due israeliani, incluso un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane.   Le sue parole stanno facendo il giro della rete, scatenando indignazione e prese di coscienza. Dopo l’uccisione di un israeliano, lo Shimon ha dichiarato che «dobbiamo uccidere tutte le persone di Tal, Sarra, anche Jit e Farata», cioè villaggi palestinesi vicini.   «Una vita ebraica vale 10 milioni» di vite palestinesi» ha detto l’avvocato dei coloni.   Alla domanda se suonasse razzista, ha risposto: «Sì, lo so. Ma questa è la verità, perché Dio ci ha scelti. Per questo siete gelosi».  

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Le affermazioni nazi-giudaiche dell’avvocato sono state riportate dal Jerusalem Post, dalla BBC e da altri organi di stampa e hanno suscitato forti reazioni. Lo Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi e parla da posizioni estreme di coloni religiosi.   Riguardo alla questione della legge, ha dichiarato esplicitamente che, nonostante sia avvocato, l’unica legge che conta per lui è la Bibbia – e quindi non quella israeliana né il diritto internazionale.     Nella stessa intervista, ha criticato l’esercito israeliano perché, secondo lui, «non uccide i palestinesi, li separa solo» quando ci sono scontri con i coloni. Sui palestinesi della Cisgiordania ha indicato tre opzioni: 1) Accettare il dominio israeliano e vivere quietamente sotto di esso; 2) Emigrare volontariamente in altri paesi arabi/musulmani; 2) Se non accettano né se ne vanno: «Se non volete fare la pace con noi e non volete andarne, non ho scelta: devo uccidervi, e vi uccido tutti».   Queste dichiarazioni sono state fatte all’interno dell’avamposto di Havat Gilad, a pochi giorni dalla sparatoria del 24 luglio 2026 che aveva causato morti da entrambe le parti. Shimon rappresenta legalmente israeliani accusati di violenza contro palestinesi.   Il suprematismo ebraico ha basi religiose che affondano nel concetto biblico di «popolo eletto» (am segulah), presente nel libro del Deuteronomio (7,6 e 14,2). Secondo questi passi Dio sceglie Israele come popolo particolare. Alcune correnti, soprattutto all’interno del sionismo religioso radicale e di gruppi come quello ispirato a Meir Kahane 0 il maestro del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, il cui partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere Ebraico» è la continuazione del movimento kanahista – leggono questa elezione in senso gerarchico: una vita ebraica avrebbe valore superiore e il popolo ebraico avrebbe diritti esclusivi sulla Terra di Israele, vista con confini che spaziano per tutto il Medio Oriente (la teoria del «Grande Israele»).   Sul piano ideologico, tali visioni si combinano con rivendicazioni territoriali assolute e con l’idea che la legge divina (Torah) prevalga su quella internazionale o statale. Espressioni di questo tipo emergono periodicamente in ambienti di coloni – e non solo – dove si sostiene che una vita ebraica valga molteplici vite non-ebraiche e che la resistenza palestinese debba essere repressa fino all’eliminazione.  

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