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Vaccini

Se l’aria si taglia con il coltello, il coltello taglia la prima testa

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«Unum castigabis, centum emendabis».

 

Così recita il celebre motto latino, traducibile con «colpirne uno per educarne cento»  ben messo in pratica da Mao Tse-Tung . Forse il paragone potrà sembrare tosto, ma il modus operandi di quanto avvenuto in queste ore ci è parso quello: niente più niente meno.

 

Con una decisione unanime, infatti, è stata divulgata ieri la notizia che annunciava la radiazione del dott. Roberto Gava, accusato da alcuni di essere un capo dell’antivaccinismo italiano.

 

Il clima di dittatura sanitaria è ben intuibile dai vari fermenti che negli ultimi tempi hanno circolato intorno al tema vaccini, che sembrano aver oramai toccato l’apice della sua ebollizione, con pentoloni che si scoperchiano e ministre che si infuriano.

 

Da qualche tempo a questa parte, fra epidemie di meningiti (?), cancri all’utero a dismisura (??) e contagi di morbillo in ogni dove (???), la farmacovigilanza ha deciso di rinforzare le dosi di campagna mediatica a danno di chi prova ad alzare una flebile voce, dicendo che forse tutti questi imminenti problemoni ce lì stiamo un po’ inventando, o che comunque sarebbe bene rammentare di come i vaccini non abbiano giammai costituito un dogma di Fede.

 

E cosa c’è di meglio, in un periodo di spumeggiante putiferio «anti-vaccinazioni», che colpire – pubblicamente e con minuziosa esaltazione dell’atto – un medico «anti-vaccinista» il quale ha speso tutta la sua vita professionale giusto per dimostrare che, forse, i vaccini in quanto farmaci, richiederebbero una personalizzazione e non una coercizione di massa a paraocchi incorporato? Così è stato: colpirne uno per educare tutti gli altri. Quando con le buone maniere non si ottiene nulla perché non si hanno prove scientifiche di contrasto, se non tante chiacchiere di cui ormai non frega nulla a nessuno, ecco che la democrazia si toglie la maschera e colpisce a mo’ di mafia bianca. O per meglio dire, mafia col camice bianco.

 

A darcene la prova è il virologo Roberto Burioni, vero e proprio king del social network col quale conduce la sua lotta quotidiana ai «no-vax».

 

Il suo commento, che poniamo qui sotto, richiama tutta la tracotanza a cui abbiano poco sopra accennato, degna del più disgustoso regime sanitario, inumano e sempre più privo di credibilità.

 

 

È un commento incommentabile.

 

Ma tornando per un istante all’Ordine dei medici di Treviso, il dottor Gava dal suo sito parla di un Ordine che «infligge la massima sanzione, come quella che sarebbe inflitta ad un medico pluriassassino dei suoi pazienti».

 

Walter Ricciardi, presidente dell‘Istituto superiore di Sanità (ISS), ringrazia con un tweet il gruppo di medici trevisani che hanno inflitto la poena maxima, e probabilmente avrà visto compensati tutti gli sforzi fatti in questi giorni fra giornali e televisioni a suon di «vaccinatevi!!!»:

 

«Grazie a Ordine medici Treviso – dice Ricciardi – per aver radiato il primo medico per il suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini»
La decisione dell’Ordine dei medici di Treviso è «un passaggio importantissimo – ci rivela ancora il presidente Iss – che deve essere un segnale per tutti i medici che non si comportano secondo la deontologia».

 

Capito? La deontologia, sia chiaro, deve avere come primo impegno quello di tappare la bocca a tutti coloro i quali dissentono, con prove e studi, da un’idea di vaccinazione massiva.

 

Infatti è ancora il Ricciardi a dirci come si dovrà agire d’ora in poi: «Il comportamento dell’Ordine, così come quello degli altri che stanno procedendo in modo simile e della presidente della Federazione Chersevani, va apprezzato per coraggio ed etica. In tutti i paesi del mondo seri si agisce così, visti i danni che queste posizioni possono provocare la radiazione è una misura più che giustificata. In Italia stiamo vedendo gli effetti delle campagne contro i vaccini, con i tassi di copertura che sono crollati». Il messaggio è chiaro, no?

 

Ovviamente la fifa inizia a farsi sentire, perché a parlare cominciano ad essere le famiglie di molti bambini danneggiati dai vaccini o che, più semplicemente, hanno buscato la malattia pur essendo candidamente vaccinati anche contro tutta l’aria che respirano, fritta e non. Ormai la situazione sembra sfuggita di mano giacché esistono studi, prove, fonti, testimonianze capaci di affermare che non tutto può essere sentenziato e deciso a man bassa. Qualcuno inizia a scuotere il capo e a dire che forse, sul tema vaccinazione, c’è qualcosa da rivedere o comunque deve avere un epilogo il motto del «facciamolo perché va fatto».

 

Il tutto fa notevolmente infuriare chi dai vaccini ricava palate di miliardi e smuove un bel po’ di peso liquido dall’industria farmaceutica. Che fare dunque? Semplice, esporre l’impiccato in piazza per ricordare la fine che si rischia di fare se non ci si conforma allo standard dell’altrettanto «è così punto e basta».

 

Nel frattempo (e diremmo per fortuna) arrivano le pronte risposte dei legali del dottor Roberto Gava:

 

«Il dottor Roberto Gava, radiato dall’Ordine dei medici di Treviso per le sue posizioni contro i vaccini, è stato condannato soltanto per le sue idee, idee ben fondate sull’esigenza di personalizzazione di ogni vaccinazione per prevenire i gravi pericoli e i vari danni da vaccino ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa».

 

Sempre  gli avvocati rivelano che al Dr. Gava «non è stato contestato alcun pericolo o danno subìto da suoi pazienti, nessuno dei quali si è dimostrato scontento di lui, anzi tutti sono pienamente soddisfatti come ne hanno reso testimonianza e ribadito anche in pubbliche manifestazioni di apprezzamento. (…) Vorrebbero definire il dottor Gava come anti-vaccinista, mentre egli è un bravo professionista che tende a non utilizzare i vaccini solo quando essi sono sconsigliabili, o quando non può fare altrimenti perché i pazienti li rifiutano com’è nel loro diritto fondamentale costituzionale che va rispettato. È una condanna che sta contro i pazienti che non possono o non vogliono vaccinarsi».

 

La condanna, così come la pena massima, continuano i legali del medico radiato, «si rivelano ridicole in quanto sono frutto di altrettanto massima ignoranza e mancanza di rispetto per i diritti individuali. Ma sono così massimamente idonee a favorire interessi estranei a quelli della Giustizia, come quelli legati al mercato dei vaccini, o quelli legati agli illegittimi incentivi dati ai pediatri con denaro pubblico affinché somministrino i vaccini.

 

La legge non a caso prevede la sospensione cioè l’inoperatività di queste sanzioni quando sono impugnate, come la Difesa farà, davanti ad un giudice, poiché gli Ordini dei medici sono sostanzialmente non competenti, sono associazioni rappresentative di imprese economiche che cioè mirano al lucro, perciò sono inaffidabili, sono a rischio di gravi arbitri e irregolarità come nel caso, e a rischio dei troppo spesso sottaciuti conflitti di interesse le cui condizioni adombrano l’indipendenza e la trasparenza delle valutazioni».

 

Il Dott. Roberto Gava farà dunque ricorso all’Ordine dei medici di Roma, questo è certo già dalle parole dei suoi legali. Se nemmeno in tale sede verrà ascoltato (e non sorprenderebbe) allora si potrà rivolgere, nel pieno dei suoi diritti, alla magistratura ordinaria. A questo proposito, conoscendo i tempi vetero-testamentari  della legge italiana, possiamo presumere che non smetterà mai di esercitare la sua professione fino all’eventuale condanna definitiva, slittante almeno di qualche anno, così da poter continuare ad aiutare migliaia di genitori e di bambini.

 

Sì, perché anzitutto il Dottor Gava ha in cura tantissimi bambini affetti da disturbi comportamentali riassunti in ciò che viene comunemente definito “autismo”. Tanti sono i genitori che hanno visto i loro figli, spesso scalfiti da danni irreversibili (causati dai vaccini? Assolutamente no, guai persino ad ipotizzarlo da lontano), migliorare enormemente grazie alle cure e alla parsimonia operata dal medico appena radiato.

 

Epperò, visto il momento e considerata la celerità con la quale si vogliono annientare i presunti nemici della legge Lorenzin e dell’industria del farmaco, non stupirebbe vedere una corsia di sorpasso preferenziale per velocizzare i tempi della messa alla gogna di Gava.

 

Si è voluto far fuori un medico vero, per il solo fatto che dissonava da un coro unito da troppi interessi personali, e poco da Ippocrate &Co. Tale medico non ha fatto altro che esporre le proprie idee su un piatto, rendendosi pure disponibile al confronto; idee ben fondate sull’esigenza di personalizzare ogni vaccinazione, così come dovrebbe fare ogni medico degno di tale appellativo, al fine di prevenire gravi pericoli e danni da vaccino ai singoli pazienti, contro ciò che oggi – lo abbiamo già detto – è un’indiscriminata vaccinazione di massa.

 

Roberto Gava ha sempre esposto le sue ragioni con pacatezza e moderatezza assoluta. Parlare di medico «anti-vaccinista» è peraltro pura e vergognosa falsità, visto che egli stesso non si è mai detto propriamente contro i vaccini, dimostrandolo con la pratica stessa delle vaccinazioni obbligatorie che anche lui somministra, previo un esame immunologico sul bambino.

 

Per chi conosce un minimo il mondo dei cosiddetti «anti-vaccinisti», sa bene che Gava era la moderazione in persona, da taluni pure criticato per essere «poco determinato e netto» nell’affermare che i vaccini sono una schifezza totale. Quindi, velo pietoso e null’altro.

 

Al dottor Gava, per quanto mi riguarda, va tutta la solidarietà. La speranza è che una simile ostentazione di metodologie cruente e infondate verso chi dissente dal diktat vaccinista tout court desti tante menti assopite, più di quante già stanno iniziando a reagire: queste sì, sono quelle che fanno infuriare i Burioni, i Ricciardi, le Lorenzin e via discorrendo.

 

Questo è il vero risultato ottenuto, che piaccia o non piaccia.

 

 

Cristiano Lugli

 

 

 

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Big Pharma

«Come un iPhone»: il capo di Moderna prevede che le persone faranno il vaccino COVID ogni anno

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Moderna prevede di introdurre nuovi vaccini sperimentali che combineranno i vaccini contro l’influenza, il COVID e il virus respiratorio sinciziale umano (RSV) in unico vaccino annuale, ha detto il CEO dell’azienda durante un’intervista con il canale TV americano CNN International.

 

Stéphane Bancel, amministratore delegato della farmaceutica americana, ha paragonato il vaccino annuale che stanno preparando alla necessità di cambiare iPhone ogni anno.

 

«Pensiamo di poter inserire in un unico prodotto molti mRNA, prendendoci cura di tutti quei virus. E questo una volta all’anno», ha dichiarato il Bancel.

 

 


 

«Dovreste essere in grado di fare un richiamo annuale, dose singola, che contenga, nella fiala, tutti quegli mRNA per tutti quei [virus] che sono, ovviamente, adattati al ceppo di una stagione, come l’influenza, come il ceppo del COVID, e così via».

 

Poi è partita la similitudine con l’iPhone, che – ha spiegato il dirigente francese – migliora leggermente con ogni nuovo modello. Così, anche i produttori di vaccini adatterebbero i loro sieri sperimentali mRNA con «la migliore scienza del momento» (quest’ultima, ci si conceda, è un’espressione di marketing basale che nemmeno l’antica promessa del mobilificio Aiazzone «al Sabato grande festa con gli architetti»…)

 

«E l’idea è un po’ come l’iPhone, mentre, sai, molti di noi acquistano un nuovo iPhone ogni settembre. E ottieni nuove app e ottieni app aggiornate», ha affermato Bancel, il quale con evidenza, a differenza di noi, cambia lo smartphone ogni anno.

 

“E questa è esattamente la stessa idea, ovvero che avrete COVID, influenza e RSV nella tua dose singola. E avrete ciò che è la migliore scienza del momento per proteggervi dal ceppo che circola ora e in autunno, inverno. Quindi possiamo combinare tutte queste cose e fornire alle persone di tutto il mondo il booster annuale. Quindi solo un’iniezione. E non vi preoccupate più dell’inverno. E avrete un bel autunno e un bell’inverno.

 

Alla domanda sui tempi per il rilascio di questo siero sperimentale all-in-one, il Bancel ha affermato che alcuni Paesi potrebbero iniziare a introdurre la tecnologia già dal prossimo anno.

 

«Quindi ci vorranno alcuni anni. Sapete, come ho detto, l’influenza e l’RSV sono nella fase tre [studi clinici]. Quindi posso vedere alcuni Paesi nel 2023 che iniziano ad avere influenza e COVID in un’unica dose, entrambi in dose singola. Per alcuni Paesi sarà il 2024. Quindi penso che ci vorranno alcuni anni».

 

«Penso che entro una finestra di tre-cinque anni in cui ogni anno avrete un prodotto migliore da Moderna che vi proteggerà da tutte le cose che circolano e con una copertura sempre maggiore di diversi virus».

 

A marzo, Bancel si era lamentato con il World Economic Forum che la sua azienda doveva «buttare via» 30 milioni di dosi del loro vaccino COVID-19 perché le persone rifiutavano il vaccino e quindi «nessuno lo vuole».

 

Prima di Moderna, Stéphane Bancel fu CEO della società francese BioMérieux, posseduta da Alain Merieux, considerato amico personale di Xi Jinping, che visità il laboratorio BSLM4 di BioMerieux a Lione nel 2014.

 

Secondo quanto appreso, i cinesi avrebbero contattato i francesi per la costruzione del laboratorio di Wuhan, il primo BSL4 del Paese, nel 2004.

 

Il suo progetto, iniziato nel 2003, è stato realizzato in collaborazione con la Francia. Parte del personale dei biolab di Wuhano ha ricevuto una formazione presso il laboratorio P4 Jean Mérieux a Lione. Nel febbraio 2017, il primo ministro francese Bernard Cazeneuve, accompagnato dal ministro francese degli Affari sociali e della salute Marisol Touraine, e Yves Lévy, presidente dell’INSERM, hanno preso parte alla cerimonia di accreditamento del laboratorio a Wuhan.

 

Su un documento datato 2014 della Fondazione Mérieux ancora visibile in rete della Fondazione Merieux è possibile leggere che la crisi dell’Ebola, insieme «alla visita presidenziale cinese a Lione ha reso possibile di accelerare il completamento del laboratorio BSL4 in Cina come parte di una cooperazione sino-francese senza precedenti».

 

Nel 2011, dopo aver lavorato in BioMerieux, il Bancel divenne CEO di Moderna, di cui possiede il 9% delle azioni, che oggi valgono almeno un miliardo.

 

La carriera di Bancel è insomma segnata dal coronavirus: prima nella società che aiuterà i cinesi a costruire il laboratorio di Wuhano, poi nel Massachusetts nella società che per il virus di Wuhano, in teoria, dovrebbe aver trovato il vaccino.

 

Le recenti dichiarazioni del Bancello ci confermano che la tecnologia mRNA si prepara ad essere utilizzata per tutti i vaccini, e non solo per quelli.

 

Come da titolo di un fortunato articolo di Renovatio 21, «Ogni vaccino diverrà un vaccino mRNA».

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

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Essere genitori

Benvenuti nella battaglia biologica per gli asili. Quella per togliervi i figli per davvero

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La settimana scorsa ha cominciato a circolare un’immagine che il PD avrebbe postato su Twitter. L’ho cercata, ho trovato solo ricondivisioni dello screenshot, l’originale mi sfugge.

 

Non ho idea se l’abbiano tolta, o è semplicemente stata inghiottita dall’algoritmo.

 

La cosa non ha importanza, perché si tratta di una storia vecchia, che credo di poter dire – avendo pagato le conseguenze della sua prima barbara implementazione – di conoscerla bene.

 

Si tratta del tema della scuola dell’infanzia. Gli asili dei nostri figli.

 


 

La card messa in giro riprende semplicemente un discorso sul programma elettorale del leader PD Enrico Letta, pubblicato su Facebook (oggi si usa così: quelli che da Facebook sono bannati, del resto, mica possono votare PD.

 

«La scuola dell’infanzia obbligatoria e gratuita. Oggi in Italia 1 bambino su 10 non frequenta la scuola dell’infanzia, iniziamo a lasciarli indietro prima ancora di insegnargli a leggere e scrivere, creando le prime odiose diseguaglianze nell’accesso a un sistema educativo idoneo e ad un’alimentazione sana. La scuola, invece, deve accompagnare tutti i genitori, le bambine e i bambini, dai primissimi anni di vita».

 

Un vero e proprio punto di programma: i genitori costretti dallo Stato a separarsi dal figlio piccolo. In barba al fatto che, secondo la legge italiana, anche la scuola dell’obbligo può essere, volendo, fatta a casa – l’homeschooling e le scuole parentali sono in pericolo, lo sappiamo, e ne parleremo tra un attimo.

 

Non crediate che si tratti di una questione nuova. Nel 2019 Matteo Renzi, allora ancora dentro al Partito Democratico, in un duello TV con Salvini da Vespa, disse che i bambini devono andare all’asilo nido anche se i genitori possono tenerli a casa, perché sarebbe un «fatto educativo» acclarato da «pedagogisti» – cioè gli «esperti», la categoria politica che più abbiamo imparato a conoscere nel biennio pandemico (immaginate, i «virologi della puericultura»).

 

Gli fece eco il governatore emiliano Stefano Bonaccini, che ad un convegno della FISM (Federazione italiana scuole materne) ha dichiarato di confidare «che il servizio educativo 0-3 anni possa diventare scuola dell’obbligo».

 

Ancora: forti di dati forniti da ONG come Save The Children, a inizio 2020 – prima cioè che gli asili, invece che mandarci tutti i bambini, li chiudessero ermeticamente a chiunque, anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti propose l’asilo obbligatorio. L’idea fu ripresa al governo dal viceministro Anna Ascani.

 

«L’intenzione della maggioranza è quella di far partire l’obbligo entro la fine della legislatura, per il 2023. Ma le scuole paritarie, che oggi garantiscono una buona parte del servizio senza le quali mezzo milione di bambini resterebbe a casa, non resteranno escluse: hanno un’attività molto presente e ben radicata sul territorio e si trovano soprattutto in quelle aree dove mancano le strutture pubbliche, quindi la loro presenza è strategica. L’idea è quella di attivare convenzioni come già accade per gli asili nido nei singoli comuni» disse il viceministro perugino piddino.

 

Il Corriere spiegò che «già ai tempi del governo Renzi, il disegno di legge di Francesca Puglisi, sullo 0-6, che in parte confluì nei decreti attuativi della 107, la Buona scuola, voleva far diventare la scuola materna l’inizio del percorso di istruzione, considerata sia l’importanza della scolarizzazione precoce che il tasso di disoccupazione femminile, che raggiunge picchi altissimi nelle regioni dove i bambini non possono frequentare l’asilo».

 

Abbiamo capito: tutto si muove, da tempo, per estendere la scuola – cioè, l’infusione della cultura di Stato – ai bambini piccolissimi. Lo Stato moderno, come sappiamo, non è l’unico che punta a formattare il cervello dei bambini sempre più piccoli: abbiamo tanti esempi di movimenti e organizzazioni, in giro per il mondo, che stanno facendo lo stesso, in genere con il placet dei genitori succubi del dominio della Necrocultura sessuale dominante.

 

Ecco quindi che i «conservatori» si svegliano e si lanciano nella dura critica dell’asilo obbligatorio: è una cosa sovietica, non è giusto, stanno attaccando la famiglia, vogliono arrivare a togliere i bambini ai genitori, ecco il caso Bibbiano, ecco il caso dei demoni della bassa, e blah blah.

 

I «conservatori» non possono rendersi conto che la situazione è già molto, molto peggiore di quello che possono vedere loro, con i loro monocoli borghesi tipo fondo di bottiglia. La situazione è compromessa e da anni. Lo è da leggi draconiane dello Stato, firmate in ambiti internazionali, perfino, quasi una diecina di anni fa, alla Casa Bianca.

 

Per fortuna, siamo in tanti a poterlo testimoniare. La battaglia per gli asili è iniziata da tanto tempo. E non si tratta di questioni di diritti, di «famiglia», e di tutti i binari su cui vogliono portarvi con la diatriba tra la posizione PD e quella del centrodestra.

 

Non è un dibattito. È una battaglia materiale: una battaglia biologica. La lotta per l’asilo, è stata il primo vero capitolo della guerra civile biotica in Italia, esplosa poi sotto gli occhi di tutti nel biennio pandemico, tra obbligo di sierizzazione mRNA e green pass vari.

 

Perché, se non ci avete fatto caso, nel rilancio dell’asilo obbligatorio fatto dal PD in questi giorni è implicita una piccola conseguenza: i bambini dei no-vax non potranno alla scuola materna dell’obbligo non ci potranno andare, a causa della legge Lorenzin, che è in vigore dal 2017.

 

Forse non eravate fra i nostri, quindi non potete ricordarlo: il DDL Lorenzin, poi convertito in legge, prevede dieci vaccinazioni obbligatorie tra zero e 16 anni. Con una strettoia immensa in partenza: mentre il bambino non vaccinato può frequentare la scuola dell’obbligo (vi sarebbe, altrimenti, un conflitto di diritti costituzionali), non può entrare in un asilo pubblico.

 

La grande protesta dell’estate 2017 nacque così: di fatto si era introdotta una discriminazione biologica tra i cittadini, andandoli a colpire su quanto hanno di più importante, la prole. La gran parte delle famiglie ha la mamma e il papà che lavorano – ecco quale era la base del ricatto: se vuoi lasciare tuo figlio alla scuola materna, devi sottometterti e farci siringare il pargolo con vaccini polivalenti. Ricordiamo, en passant, che il quadrivalente obbligatorio in Italia è prodotto su linea cellulare diploide umana MRC-5, cioè su pezzi di feto abortito.

 

Il movimento no-vax che poi si affacciò, a dire il vero un po’ spaesato, all’era COVID si era addensato lì, dinanzi a quella infame ingiustizia. Masse di persone, anni prima di Wuhan, cominciarono a trovarsi in piazza a protestare, e a comprendere cosa stava succedendo. Per esempio, quel giorno del 2014 in cui alla Casa Bianca, alla presenza del presidente Barack Obama, l’’Italia fu «designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo». A ricevere il solenne compito, il ministro Beatrice Lorenzin.

 

«Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa (…) Abbiamo già sufficiente esperienza per coordinare campagne di prevenzione contro nuove possibili epidemie» disse profeticamente la politica già berlusconiana, poi scissionista con il partito neoCD, poi ancora piazzata nel collegio elettorale di Modena con il PD (dove fu eletta, pur non sapendo distinguere tra Gino Paoli ed Enzo Ferrari).

 

Nella foto ancora visibile sul sito dell’AIFA, a fianco del ministro, un altro personaggio di rilevanza internazionale che avremmo imparato a conoscere: Ranieri Guerra, descritto come «Consigliere Scientifico Ambasciata a Washington».

 

Chi protestava in quell’estate 2017 cominciava a capire, insomma, che il disegno che impediva al proprio figlio di andare all’asilo come tutti gli altri bambini aveva radici profonde, che partivano da oceani di potere lontanissimi…

 

Ricordiamo bene lo shock dei primi episodi di apartheid biotica infantile. Chi scrive rammenta una conferenza di una sigla dell’antivaccinismo storico poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, quando tutti erano impauriti e nessuno sapeva cosa sarebbe successo. L’avvocato dell’associazione, con stampata perennemente sul volto un’espressione un po’ insolentita, disse – dopo aver sbottato contro la situazione infame – che alla fine si poteva portare i bambini all’asilo, perché voleva vedere, lui, come il personale scolastico avrebbe mai potuto chiamare le forze dell’ordine per impedire al bambino di entrare.

 

Venne il giorno. Trac. Agenti delle forze dell’ordine fuori dagli asili.

 

Mi sa che in molti, pure tra quelli che credevano di vivere nella dimensione dell’antivaccinismo apocalittico, avevano preso male le misure.

 

Un gruppo di genitori emiliano che collaborava con Renovatio 21 dopo una conferenza ci raccontò di scene impressionanti: personale scolastico che si barrica a scuola, perché non vuole i bambini in classe, né parlare con i genitori, che invece pretendono che i bimbi entrino. Tutte e due le parti chiamano i carabinieri. Possiamo solo immaginare i grattacapi degli appuntati accorsi sul luogo.

 

Gli episodi di esclusione scolastica furono una serie pressoché infinita, distribuita su tutto lo Stivale. Non iniziamo nemmeno ad elencarli; ricordiamo tuttavia un film più cupo del pur raccapricciante psicodramma del primo giorno di scuola 2021.

 

Gli incontri fra bambini non vaccinati e forze dell’ordine – anzi, forze armate – mica finì lì.

 

Chi scrive ha notizia di una visita nel 2019 del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità – i celebri NAS – ad un gruppo giochi, quindi non ad un asilo, di sensibilità culturale e pedagogica antica e specifica.

 

I NAS, ricordiamolo, sono carabinieri. Sono quindi parte delle forze armate.

 

Quindi, dipingete nella mente questo quadretto: uno spazio associativo con dentro una trentina di bambini dai 3 ai 6 anni, due maestre sopra i sessanta e una ventenne. Vi entrano, letteralmente, le forze armate.

 

Volevano la lista dei bambini vaccinati? Il gruppo giochi, ovviamente, non poteva averla. Alcuni genitori non capivano: ma scusate, lo status vaccinale di mio figlio lo sa la Sanità e lo sa la Regione, quindi come mai mandano i soldati?

 

Semplice: chiunque avesse mandato i NAS, non aveva un mandato tale da superare la barriera legale per entrare nel silo dei dati vaccinali. Questo, per lo meno, è il modo in cui ho ricostruito la dinamica degli eventi.

 

Il lettore stia tranquillo, perché cose del genere non succederanno più: con il decreto «Riaperture» (il DCPM del 2 marzo 2022si è stabilito che i dati personali di qualsiasi tipo possono circolare liberamente tra un database (silos) statale ad un altro. In pratica, non devono più venirvelo a chiedere, tantomeno devono mandarvi l’Arma.

 

Non sono in grado di verificare ora la voce per cui tanti gruppi giochi in varie parti d’Italia con la medesima impostazione (dove spesso, diciamo, finiscono famiglie contrarie alle vaccinazione pediatriche) hanno subito visite analoghe. Mi riprometto di farlo a breve, così magari da raccontare più chiaramente.

 

Ciò che conta, tuttavia, è capire che la guerra contro l’istruzione non-statale, e non-parificata, è in stato avanzato, ed è partita da molto prima che con il COVID il nodo venisse al pettine.

 

A gennaio di quest’anno, la Lorenzin (c’è ancora, sì) va in TV: «Queste scuole parentali sono contro la legge, è un reato». L’ex ministro ricorda che ne sorsero parecchie dopo il suo DDL. Ora, ovviamente, il fenomeno si è allargato.

 

Per tutto il 2021, a intermittenza, sono saltati fuori sui giornali locali e nazionali titoloni su queste «scuole clandestine per i figli dei no-vax».

 

Bisogna comprendere una questione speciosa, quanto importante: le scuole parentali, l’homeschooling, sono perfettamente legali in Italia. Di più: hanno copertura costituzionale. Articolo 30 della Carta: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli (…) Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti». Quindi, in merito all’educazione, i genitori vengono prima dello Stato, che anzi si può porre come alternativa di riserva.

 

È chiaro che si tratta tuttavia di un diritto vestigiale, completamente incompatibile con lo Stato moderno, un po’ come il porto d’armi, che ci pare, in una società del controllo sempre più capillare, una misteriosa libertà residuale arrivataci da qualche tradizione umana non ancora pienamente disinstallabile (in una parola: la caccia e i cacciatori, i loro voti, soprattutto).

 

Ciò non toglie, che la guerra dello Stato-partito contro l’educazione famigliare andrà avanti. E ce lo stanno dicendo in faccia.

 

Anzi, ci stanno dicendo qualcosa di più chiaro: lo Stato non decide solo della cultura dei vostri figli. Decide dei loro corpi, perfino a livello biomolecolare.

 

Quindi, se l’obbligo si estenderà all’asilo, stante la legge Lorenzin, dovrete iniettare nel corpo della vostra discendenza i 10 vaccini, più i richiami, più con estrema probabilità quello del COVID. E questo, come oramai abbiamo capito, ogni anno – considerando in aggiunta, come ci sta dicendo il direttore di Moderna, che saranno basati su mRNA anche altri vaccini che finiranno nel polivalente genico in preparazione. (Mettetevela via: ogni vaccino diverrà un vaccino mRNA)

 

E se non lo faceste? Se non accettaste di siringare il bambino piccolo? Beh, allora, già a tre anni, stareste sottraendo il minore alla scuola dell’obbligo… quindi andreste incontro, chiaramente, a grane giudiziarie, tanto per cominciare un’attenuazione della vostra patria potestà.

 

Non è un tabù per nessuno, non lo era neanche cinque anni fa: la finestra di Overton sui figli da togliere ai no-vax è spalancata da mo’. In alcuni casi, che abbiamo documentato su Renovatio 21, ha già avuto esiti agghiaccianti. In Italia, su vaccini e scelte dei genitori, ci sono già sentenze piuttosto nette.

 

Posso raccontarvi qui, di una grandiosa famiglia che mi ha fatto da esempio, formata da una coppia antivaccinista della prima ora e da tre figli stupendi, nessuno sierizzato, anche quando c’era la regola infame: non vaccini il figli, perdi una parte della patria potestà. Proprio così, come una patente a punti, la Regione dove risiedevano, allora, ti mandava in tribunale dove di fatto ti toglievano percentuali dei tuoi figli.

 

«In pratica, dopo essere stati declassati per le vaccinazioni mancate dei primi due figli, eravamo nella situazione che con un nonnulla, magari una calunnia su uno schiaffo che mai potremo dare ai nostri figli, ci portavano via tutta la famiglia» mi disse il pater familias.

 

La legge regionale nel frattempo è cambiata. La tendenza di fondo, no. Anzi. Ora sta tornando, accresciuta, agguerrita, armata.

 

Dicono che vogliono l’asilo obbligatorio sapendo che una parte della popolazione – quella di cui non avranno mai il voto, quella che quindi considerano sacrificabile – potrebbe perdere i figli e vederseli poi bucati con l’mRNA di Stato e ogni altro possibile intruglio, feti abortiti, sì, sempre inclusi.

 

I «conservatori», quelli che si scandalizzano per l’obbligo «sovietico» dell’asilo piddino, non hanno capito nulla. Non ti vogliono traviare il figlio, te lo vogliono proprio portar via. E non vogliono inquinare la sua mente, ma riprogrammare il suo corpo.

 

In breve, con le parole che usiamo qui su Renovatio 21: non è più questione di sovranità famigliare, quella se ne è andata da un pezzo assieme a quella economica e politica. Si tratta della sovranità biologica.

 

Siamo un gradino più in basso, siamo al livello delle cellule della nostra prole.

 

E, purtroppo, non è finita ancora.

 

Questo progetto va avanti da secoli sotto i nostri occhi, attraverso i vaccini e la corruzione della donna, la perversione della famiglia.

 

Esso è finanziato dai miliardi degli uomini più ricchi del mondo.

 

Esso esiste perché non abbiamo ancora fatto abbastanza per fermarlo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Militaria

Gola profonda accusa: militari USA vaccinati con un siero prodotto in una struttura non approvata dalla FDA

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

In un’intervista esclusiva con The Defender, un membro del servizio della Guardia Costiera degli Stati Uniti (USCG) ha affermato che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) sta somministrando vaccini COVID-19 da fiale di vaccini Pfizer con etichetta Comirnaty che non sono prodotti in una struttura approvata dal FDA.

 

Il tenente Chad R. Coppin, in una dichiarazione del 30 luglio presentata al senatore Ron Johnson (R-Wis.) sotto pena di falsa testimonianza, ha dettagliato la sua indagine personale sulla disponibilità e l’origine delle fiale di vaccino COVID-19 etichettate Comirnaty presso le forze armate statunitensi strutture.

 

Coppin ha espresso le sue preoccupazioni in un’intervista con The Defender, così come Holly Freincle, la moglie di un membro del servizio militare statunitense di stanza a Fort Detrick, nel Maryland, che ha corroborato le affermazioni di Coppin secondo cui le fiale di vaccino etichettate Comirnaty stanno comparendo nelle strutture del servizio militare.

 

Fino ad ora, il DOD ha affermato che il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19, somministrato con autorizzazione all’uso di emergenza, è «intercambiabile» con il vaccino Pfizer Comirnaty con licenza completa, che fino a poco tempo si diceva non fosse disponibile presso le strutture militari.

 

Nella sua dichiarazione del 30 luglio , Coppin, che presta servizio con l’USCG dal marzo 2002, ha riferito che dopo un lungo periodo di indisponibilità, il vaccino «Comirnaty» ha iniziato ad apparire nelle strutture militari statunitensi a giugno.

 

 

Megan Redshaw

 

 

© 12 agosto 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

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Immagine di US Army via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

 

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