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Epidemie

Scuola, cosa ci aspetta a settembre

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C’è chi si diverte. Gioca con il telecomando che muove le masse a compiere gesti conformi e ha scoperto che funziona a meraviglia. Gli omini telecomandati si muovono secondo impulso da remoto, obbedienti, ligi, e contenti di essere cittadini modello. Per i riottosi basta sventolare la minaccia del TSO e anche loro, obtorto collo, si adeguano. In ogni caso, c’è sempre l’esercito pronto a schierarsi per mantenere l’«ordine», il nuovo ordine.

 

L’esperimento dunque dimostra che i terminali non soltanto rispondono, ma ormai già hanno introiettato la prima serie di comportamenti conformi, divenuti gesti rituali. 

 

Per entrare in un qualsiasi posto che non sia casa propria – ma presto nel grande panopticon digitale sarà controllata anche quella – ci si mette in fila per uno, socialmente distanziati, e si aspetta il proprio turno per disinfettare le mani, farsi puntare la pistola laser alla fronte, declinare le generalità, fornire i propri recapiti e autocertificare il proprio presunto stato di salute fino a prova contraria.

 

Il telecomando funziona così bene perché è alimentato dalle pile potenti della paura. Agitare lo spauracchio della malattia potenzialmente mortale risveglia il terrore atavico per la pestilenza e, specie in un popolo privato di ogni appiglio trascendente, riesce a ottenere uno stato di sudditanza perfetta, perché consenziente. Anzi, devota

Se il telecomandante inserisse altre funzioni – tipo fare una piroetta sul posto, cinque flessioni, tre salti su una gamba sola, intonare la prima strofe di bella ciao – il bravo cittadino eseguirebbe, grato a chi vigila sulla sua incolumità senza, bontà sua, trascurare il fitness. 

 

Il telecomando funziona così bene perché è alimentato dalle pile potenti della paura. Agitare lo spauracchio della malattia potenzialmente mortale risveglia il terrore atavico per la pestilenza e, specie in un popolo privato di ogni appiglio trascendente, riesce a ottenere uno stato di sudditanza perfetta, perché consenziente. Anzi, devota. 

 

Ora il telecomando lo stanno programmando per le scuole, che a settembre dovranno riaprire i battenti militarizzate a dovere. Così scolari e insegnanti, oltre a subire le misure sociali e sanitarie che saranno partorite per loro, si dovranno abituare a corrispondere agli ordini dell’autorità costituita o sedicente tale, a prescindere da ogni previo vaglio di legittimità e di ragionevolezza. Saranno educati a obbedire a qualsiasi idiozia venga contrabbandata come civicamente necessaria e guai a chi si manifesti refrattario a replicarla pedissequamente. Già i dirigenti annunciano che l’obbedienza alle regole emergenziali inciderà doppiamente sul rendimento, attraverso il voto in condotta e attraverso quello in educazione civica, e non è uno scherzo.

Riproducendo i connotati della società degli uguali, irenista e omogeneizzata, anche la comunità scolastica degli uguali in divenire non ammette dissidenze né di pensiero né di comportamento. Piccoli schiavi crescono. E mica da oggi

 

Riproducendo i connotati della società degli uguali, irenista e omogeneizzata, anche la comunità scolastica degli uguali in divenire non ammette dissidenze né di pensiero né di comportamento. Piccoli schiavi crescono. E mica da oggi, ma da ben prima della cosiddetta pandemia, anche se nessuno se n’era accorto.

 

 

Il Comitato Tecnico-scientifico e i suoi vaticini

I fenomeni al governo, centrale o locale, emettono suoni in libertà, in una gara di dissennatezza senza precedenti a memoria d’uomo, travolti dal proprio delirio di onnipotenza. La sindrome del kapò si trasmette a cascata ai gradi inferiori e si esprime in misura direttamente proporzionale all’ignoranza, all’opportunismo e alla piaggeria dei suoi portatori. Dunque, nella rete burocratica delle scuole, trova terreno fertile più che mai. 

La sindrome del kapò si trasmette a cascata ai gradi inferiori e si esprime in misura direttamente proporzionale all’ignoranza, all’opportunismo e alla piaggeria dei suoi portatori

 

Ma sopra questa gerarchia di opachi esecutori insiste un’entità intoccabile e sacra: un oracolo che, interpellato, dà segni, indica la direzione e legittima ogni levata di ingegno dei suoi adepti. Tutto infatti si riconduce, religiosamente, al Comitato Tecnico Scientifico, cioè alla accolita di aruspici che gravita tra l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della salute, l’OMS, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il policlinico Gemelli (area vaticana), con anche qualcuno che detiene cariche di vertice in corporazioni professionali.

 

Appare subito evidente, quindi, l’assoluta indipendenza dell’organismo dalle istituzioni, la sua distanza dai centri di potere, la sua estraneità a interessi di parte o a compromissioni con, chessò, le multinazionali del farmaco. Davvero nessun dubbio può colpire chi legga nomi e qualifiche dei componenti del consesso che tiene in pugno le sorti di una nazione intera e dei suoi figli, senza peraltro patirne alcuna ricaduta in termini di responsabilità.

 

Ebbene, dopo il vaticinio dello scorso 28 maggio, l’oracolo si è pronunciato di nuovo il 7 luglio, rispondendo ai quesiti posti dal ministero dell’Istruzione. Se la cantano e se la suonano. Nel frattempo la titolare del dicastero è stata messa sotto tutela, oltre che delle due task force di «esperti» di cui già si era munita da sola, forse cosciente dei suoi limiti, anche di un commissario per la ripartenza, nominato attraverso il c.d. «decreto semplificazioni» nella figura di Domenico Arcuri, homo non novus ad incarichi di emergenza. Ne esce, insomma, un apparato di sostegno all’altezza (numericamente) della levatura della sostenuta. 

Tutto infatti si riconduce, religiosamente, al Comitato Tecnico Scientifico, cioè alla accolita di aruspici che gravita tra l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della salute, l’OMS, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il policlinico Gemelli (area vaticana), con anche qualcuno che detiene cariche di vertice in corporazioni professionali

 

Arcuri – ci è detto – si occuperà delle forniture di mascherine (e ha già annunciato ce ne vorranno dieci milioni al giorno, mentre i seguaci della eco-minorenne scandinava tacciono), di gel, arredi scolastici e ogni altro bene strumentale alla riapertura in sicurezza e con ogni probabilità gli verrà affidata anche la gestione dei test che il Comitato tecnico-scientifico ritiene utili per la prevenzione del contagio. Anche lui, certo, segue l’oracolo e avrà a disposizione la forza pubblica, già allertata per assicurare che le operazioni si svolgano senza intralci, sia mai qualcuno non si sottomettesse volontariamente ai trattamenti sanitari prescritti (sempre dal Comitato dal quale tutto si muove e al quale tutto si riconduce).

 

Il nuovo responso riguarda in prima battuta la questione delle distanze di sicurezza e merita di essere riportato testualmente, almeno nel suo incipit: «Il previsto distanziamento di un metro è da intendersi, relativamente alla configurazione del layout delle aule, nel senso della necessità di prevedere un’area statica dedicata alla “zona banchi”. Nella zona banchi il distanziamento minimo di 1 metro tra le rime buccali degli studenti dovrà essere calcolato dalla posizione seduta al banco dello studente, avendo pertanto riferimento alla situazione di staticità. Con riferimento alla “zona cattedra”, nella definizione del layout resta imprescindibile la distanza di 2 metri lineari tra il docente e l’alunno nella “zona interattiva” della cattedra, identificata tra la cattedra medesima e il banco più prossimo ad essa […]». 

 

E uno non può nemmeno pensare di prenderla troppo sul ridere, considerando il tutto come una straordinaria prova di umorismo involontario perché, andando avanti nella lettura del documento, la voglia di ridere gli passa: dopo vari sproloqui, che tra le altre belle cose tornano a confermare l’uso obbligatorio della mascherina sopra i sei anni – salvo che per i pasti (sic!) e l’attività fisica – i tecnoscienziati del Comitato sottolineano «il ruolo degli esercenti la responsabilità genitoriale nel preparare e favorire un allenamento preventivo ai comportamenti responsabili degli studenti».

I tecnoscienziati del Comitato sottolineano «il ruolo degli esercenti la responsabilità genitoriale nel preparare e favorire un allenamento preventivo ai comportamenti responsabili degli studenti»

 

Cioè io «esercente», durante l’estate, dovrei «allenare» lo studente (figlio mio, dell’esercente) alle pratiche demenziali escogitate da venti signori intenti a divertirsi a pagamento sulla pelle degli italiani.

 

Da notare, peraltro, la beffarda insistenza sulla responsabilità altrui a fronte della propria totale irresponsabilità, sia giuridica sia politica.

 

 

Ri-educazione civica

Ma questa particolare «responsabilità» a cui tutti saremmo chiamati, e che costituisce conditio sine qua non per essere ammessi nel consesso sociale pacificato, non nasce dal nulla: è figlia della obbedienza a cui deve essere forgiato fin dalla prima infanzia lo scolaro programmato per diventare il «cittadino globale» (ovvero l’apolide cosmopolita) del terzo millennio. 

 

In tal senso, l’apparato pseudo-educativo preesistente nelle scuole di ogni ordine e grado, già intasato di diversivi ideologici trasportati dentro il carro delle «competenze trasversali», o della c.d. educazione alla cittadinanza, alla legalità, eccetera eccetera, si arricchirà dal prossimo settembre della nuova educazione civica di Stato.

Nessuno pare rendersi conto del processo prepotente attraverso il quale si sta svuotando la scuola italiana di ogni contenuto propriamente culturale, cannibalizzando tempo e spazio all’insegnamento e allo studio delle materie fondamentali, per incrementare correlativamente l’indottrinamento obbligatorio al pensiero unico e al suo incondizionato ossequio. 

 

Nessuno pare rendersi conto del processo prepotente attraverso il quale si sta svuotando la scuola italiana di ogni contenuto propriamente culturale, cannibalizzando tempo e spazio all’insegnamento e allo studio delle materie fondamentali, per incrementare correlativamente l’indottrinamento obbligatorio al pensiero unico e al suo incondizionato ossequio.

 

Tutto quanto serve (è sempre servito) a costruire le fondamenta per strutturare un patrimonio di conoscenze che permetta di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio viene spazzato via dall’ammasso di paccottiglia beota, farcitura standard per il bravo ominide omologato. L’automa incolto, ma inconsapevole di esserlo perché «imparato» di tecnologia, di problem-solving e altre abilità, infatti, non è in grado di intralciare in nessun modo le simmetrie del potere. È il suddito perfetto.

 

Con la riforma che introduce la nuova educazione civica obbligatoria (legge 20 agosto 2019 n. 92) è stato ufficialmente creato uno straordinario ulteriore veicolo di propaganda. Sfruttando una etichetta familiare associata nel comune sentire a un significato buono e a un insegnamento edificante si introdurrà, di fatto, tutto il pacchetto di dogmi del vangelo globalista.

 

La nuova materia scolastica condivide solo il nome di battesimo con la vecchia educazione civica che era abbinata alla storia e riguardava i rudimenti del diritto costituzionale (forma di governo, poteri dello Stato, organi istituzionali): quel contenitore sarà riempito di tutt’altro contenuto, e si materializzerà in un polpettone ad alta carica ideologica.

Tutto quanto serve (è sempre servito) a costruire le fondamenta per strutturare un patrimonio di conoscenze che permetta di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio viene spazzato via dall’ammasso di paccottiglia beota, farcitura standard per il bravo ominide omologato. L’automa incolto, ma inconsapevole di esserlo perché «imparato» di tecnologia, di problem-solving e altre abilità, infatti, non è in grado di intralciare in nessun modo le simmetrie del potere. È il suddito perfetto

 

Sarà articolato in tre filoni fondamentali: la Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

 

Quanto all’insegnamento della Costituzione, dal ministero ci spiegano che «l’obiettivo sarà quello di fornire a studentesse e studenti (rigorosamente così declinati) gli strumenti per conoscere i propri diritti e doveri, di formare cittadini responsabili e attivi che partecipino pienamente e con consapevolezza alla vita civica, culturale e sociale della loro comunità». I soliti ingredienti buoni per tutte le ricette della nuova pseudo-etica mondialista. Che la Costituzione, che è una legge positiva, sia scritta in un linguaggio tecnico (com’è quello giuridico) e che la sua comprensione richieda quantomeno una conoscenza, da parte di chi la insegna, delle categorie corrispondenti, al legislatore à la page, quello che verga capolavori come la “buona scuola”, non passa nemmeno per la testa. Per lui la Costituzione è un simpatico manualetto delle giovani marmotte, buono per tutte le età e per tutte le stagioni.

 

Quanto invece allo sviluppo sostenibile, «alunne e alunni (rigorosamente così declinati) saranno formati su educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio, tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Rientreranno in questo asse anche l’educazione alla salute, la tutela dei beni comuni, principi di protezione civile». 

 

Tutto ruota, appunto, intorno a quella Agenda ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile alla quale i vari fu ministri della fu pubblica istruzione si sono tutti votati con inusitato trasporto. Già la signora Fedeli – che ora siede nel CdA della Fondazione Agnelli e da lì può continuare con profitto la sua opera su quella scuola da lei non troppo frequentata – aveva stanziato qualche centinaio di milioni di euro per il potenziamento della educazione alla cittadinanza globale all’interno della Agenda 2030, statuendo con solennità degna del tema che «l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite impegna tutte e tutti (rigorosamente così declinati) a correggere la rotta dello sviluppo […] Ci impegna a farlo non in un orizzonte nazionale, ma in un’ottica globale. Ci ricorda che, ben prima di essere cittadine e cittadini (rigorosamente così declinati) di una nazione, siamo cittadine e cittadini (ancora) del mondo. Questo investimento è un passo importante verso l’obiettivo di fare del sistema di istruzione uno dei principali agenti di cambiamento per la realizzazione degli obiettivi della Agenda 2030».

L’emergenza sanitaria oggi è il pretesto per consolidare un impianto già steso da decenni grazie a un’opera sistematica di annientamento culturale e di demolizione identitaria e per renderlo coercitivo, senza via di scampo, attraverso un nuovo potente ricatto sociale e terapeutico

 

Quanto infine alla«cittadinanza digitale», la locuzione parla da sé.

 

Quella di cui sopra, dunque, sarà la desolante cornice che connoterà insegnamenti e apprendimenti nella scuola che verrà, per ogni suo ordine e grado, ovvero dai tre anni in su, secondo la nota filosofia del Life Long Learning (cioè TreeLLLe). E sarà una nuova autostrada di accesso per una pletora di «esperti» esterni, personaggi senza arte né parte ma organici al sistema, a libro paga del contribuente, con licenza di entrare nelle classi e pontificare la propria «esperienza» rapinando ore alle materie curricolari (insegnanti, vi va bene così?).

 

L’emergenza sanitaria oggi è il pretesto per consolidare un impianto già steso da decenni grazie a un’opera sistematica di annientamento culturale e di demolizione identitaria e per renderlo coercitivo, senza via di scampo, attraverso un nuovo potente ricatto sociale e terapeutico. 

 

 

Catechesi e omiletica globalista

Inutile pensare che il mondo delle scuole paritarie sia in tutto o in parte al riparo da questa deriva. Anzi, ne è capofila. 

 

La saldatura tra tecnocrazie e neochiesa, da tempo perseguita e ormai ermeticamente compiuta, si manifesterà presto nel grande evento in programma per il prossimo 15 ottobre in Vaticano, il Global Compact on Education, ovvero il patto educativo globale espresso nella nuova lingua sacra che ha sostituito il latino. Esso non è altro che la copertina patinata di un lavoro certosino partito da molto lontano e che ha portato le gerarchie della chiesa che fu cattolica a professare pubblicamente, in toto, la religione dell’ONU e dei suoi magnati, a parlare la stessa lingua dei potentati sovranazionali e a spartire la stessa torta.

 

La saldatura tra tecnocrazie e neochiesa, da tempo perseguita e ormai ermeticamente compiuta, si manifesterà presto nel grande evento in programma per il prossimo 15 ottobre in Vaticano, il Global Compact on Education

Una bella cartolina di questa santa alleanza ritrae il segretario di stato Parolin al Bilderberg 2018, così come tante istantanee immortalano la corrispondenza di amorosi sensi tra Bergoglio e la Fedeli coltivata durante tutto il ministero della intraprendente signora diversamente istruita, autrice tra l’altro della prefazione del saggio di Bergoglio sulla educazione dal suggestivo titolo Imparare a imparare (edito dalla Marcianum Press fondata dal cardinale ciellino Angelo Scola).

 

Ecco che ora finalmente il capo della chiesa postcattolica mette a tema la necessità di «ricostituire il patto educativo globale per costruire il futuro del pianeta», come da decalogo mondialista risultante dal combinato disposto della Agenda ONU 2030 e della enciclica Laudato sì, due facce della stessa medaglia.

 

Egli invita dunque in Vaticano «i rappresentanti delle principali religioni, gli esponenti degli organismi internazionali e delle istituzioni umanitarie, scienziati e pensatori, economisti, educatori, sociologi e politici, artisti e sportivi», per sottoscrivere «un patto educativo globale che educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo». «Per capire quanto urgente sia la sfida che abbiamo davanti – dice – bisogna puntare sulla educazione» poiché «dobbiamo fondare i processi educativi sulla consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso». E conclude: «Faccio appello a tutte le personalità pubbliche che a livello mondiale sono già impegnate nel delicato settore della educazione delle nuove generazioni, occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni. Ho fiducia che accolgano il mio invito. E faccio appello anche a voi giovani a partecipare all’incontro e a sentire tutta la responsabilità nel costruire un mondo migliore».

 

Con il Global Compact on Education – un nome, un programma – ci viene fornita ora una summa teologica ufficiale di quel pedagogismo globalista in salsa umanitaria che già da tempo pervade il sistema scolastico ed educativo italiano, garantendo agli scolari un sicuro e confortevole stato di analfabetismo, funzionale alla pacifica imposizione di qualsiasi comando sia diramato dalla centrale

A occhio accorreranno in molti a Roma, molti infatti hanno «a cuore» il futuro delle nuove generazioni, di sicuro anche noti filantropi pieni di buona volontà e tanto attivi sul fronte sanitario ed educativo.

 

Per inciso, il «nuovo umanesimo» è la stessa parola d’ordine, per combinazione, adottata dal tenutario di palazzo Chigi, che ci ha costruito intorno il discorso di insediamento in tenuta giallofucsia.

 

Di fatto, quindi, con il Global Compact on Education – un nome, un programma – ci viene fornita ora una summa teologica ufficiale di quel pedagogismo globalista in salsa umanitaria che già da tempo pervade il sistema scolastico ed educativo italiano, garantendo agli scolari un sicuro e confortevole stato di analfabetismo, funzionale alla pacifica imposizione di qualsiasi comando sia diramato dalla centrale.

 

La teologia globalista si presenta al mondo in veste egualitaria, pacifista, ecologista, scientista e genderista, e diventa un programma contro-culturale (e a-culturale) da imporre alle masse a uso e consumo del Potere; di qui, la sua implacabile vocazione fondamentalista, nel senso che quanti non vi si convertano sono ipso facto rigettati dal consesso civile.

 

Nel tempo di tutte le libertà, abbiamo felicemente conquistato un forziere pieno di obblighi inderogabili, primo tra i quali quello al monopensiero destinato a coprire ogni esigenza di ragione.

Nel tempo di tutte le libertà, abbiamo felicemente conquistato un forziere pieno di obblighi inderogabili, primo tra i quali quello al monopensiero destinato a coprire ogni esigenza di ragione

 

 

Modello autunno-inverno? 

A settembre dunque partirà un nuovo modello di scuola, o meglio si realizzerà nella sua forma compiuta il modello in cantiere da decenni e finalmente giunto, grazie all’evento incrociatore della epidemia, al capolinea programmato. 

 

La scuola della DAD, delle app e delle piattaforme; la scuola delle mascherine e dei corridoi a senso unico alternato; la scuola adibita a presidio sanitario in cui somministrare test a tappeto e magari farmaci obbligatori; la scuola della nuova educazione civica di Stato; la scuola degli «esperti» esterni muniti di patente a norma europea e di certificato di sana e robusta fede politica e religiosa; la scuola del voto in devozione ai dogmi del komitato tecnico-scientifico; la scuola dell’ONU e della cittadinanza globale; la scuola di Bergoglio, del suo culto e dei suoi affiliati; la scuola dei burocrati, dei nani e delle ballerine; questo carrozzone da circo che caricherà a bordo i nostri figli, semplicemente non è più una scuola: è un allevamento intensivo di umanoidi senz’anima, pronti per essere fagocitati dal dispositivo elettronico che viene loro graziosamente fornito in dotazione. 

Un allevamento intensivo di umanoidi senz’anima, pronti per essere fagocitati dal dispositivo elettronico che viene loro graziosamente fornito in dotazione

 

Da questo scempio si salvi chi può e salvi chi riesce. 

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

 

 

Immagine di James Vaughn via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

 

 

 

  

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Epidemie

L’India si muove per contenere l’epidemia del mortale virus Nipah, oltre 100 persone in quarantena

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Il governo indiano sta prendendo provvedimenti per contenere un’epidemia del mortale virus Nipah, trasmesso dagli animali all’uomo, nello stato orientale del Bengala Occidentale.

 

Sono stati confermati cinque casi della malattia, che solitamente si trasmette dai pipistrelli all’uomo e per la quale non esiste un vaccino o una cura, e almeno 100 persone sono state costrette a mettersi in quarantena. Si segnala che un paziente è in condizioni critiche.

 

I sintomi precoci della malattia ne rendono difficile la diagnosi, favorendone la diffusione.

 

Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti, il periodo di incubazione è compreso tra quattro e 21 giorni, anche se sono possibili intervalli più lunghi tra l’esposizione e la malattia.

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I malati hanno iniziato la malattia con una malattia simil-influenzale (febbre, mal di testa e dolori muscolari) e spesso sviluppano sintomi respiratori, tra cui la polmonite. Il sintomo più grave della malattia è l’encefalite, ovvero l’infiammazione del cervello. Sintomi neurologici gravi, tra cui confusione, convulsioni e coma, possono manifestarsi giorni o addirittura settimane dopo i sintomi iniziali. I pazienti possono anche sviluppare la meningite.

 

Il Nipah ha un tasso di mortalità elevato, compreso tra il 40% e il 75% a seconda del ceppo del virus. I sopravvissuti devono spesso affrontare danni neurologici a lungo termine e il virus può riattivarsi dopo una fase di quiescenza all’interno dell’organismo.

 

Secondo quanto riportato da The Independent, «i principali portatori naturali sono i pipistrelli della frutta (specie Pteropus); gli esseri umani possono contrarre l’infezione attraverso il contatto diretto con pipistrelli o altri animali infetti, oppure consumando cibo contaminato da saliva, urina o feci di pipistrello. È stata segnalata anche la trasmissione da uomo a uomo, in particolare attraverso il contatto ravvicinato con i fluidi corporei di una persona infetta».

 

Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1999, dopo un’epidemia tra gli allevatori di suini in Malesia e Singapore. Sono stati registrati ripetuti focolai nell’Asia meridionale, in particolare in Bangladesh e nell’India nordorientale.

 

Nell’India meridionale, il Kerala ha segnalato la sua prima epidemia di Nipah nel 2018. Sono state segnalate infezioni anche nelle Filippine. Sono stati rilevati anticorpi contro il virus Nipah nei pipistrelli in Asia e Africa.

 

Le autorità sanitarie hanno avvertito che il virus ha il potenziale per una trasmissione su larga scala o addirittura per una pandemia globale, una situazione drammatizzata nel film Contagion (2011), che utilizzava documenti OMS per sviluppare la sua trama.

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Come riportato da Renovatio 21, un virus simil-Nipah era al centro di un’esercitazione pandemica, Dark Winter, nel 2018, che ribattezzava il virus con il nome fittizio «Clade X».

 

«Clade X si è rivelata un’arma biologica ingegnerizzata, che combinava la virulenza del virus Nipah con la facilità di trasmissione della parainfluenza» scriveva un giornalista del New Yorker che aveva preso parte all’esercitazione. Era stato intenzionalmente rilasciato da A Brighter Dawn, un gruppo fittizio modellato sul culto giapponese del giorno del giudizio Aum Shinrikyo, che ha effettuato gli attacchi con gas sarin nella metropolitana di Tokyo, nel 1995».

 

«L’obiettivo dichiarato di A Brighter Dawn era quello di ridurre la popolazione mondiale ai livelli preindustriali. Alla fine della giornata, che rappresentava venti mesi nella simulazione, erano riusciti a uccidere centocinquanta milioni di persone perfettamente rispettabili. “L’America è stata appena spazzata via”» scriva il New Yorker.

 

Dark Winter potrebbe essere stato citato, non si sa se con cognizione di causa, da Biden durante la sua terrifficante campagna elettorale 2020.

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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Epidemie

Kennedy: RFK Jr.: «la manipolazione psicologica dei pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finita»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Il Segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha convocato una tavola rotonda il 15 dicembre per celebrare un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, impegnandosi a promuovere iniziative per migliorare la diagnosi, il trattamento e la copertura Medicare. Sottolineando decenni di negligenza, Kennedy ha affermato che l’incontro segna la fine del «gaslighting» [«manipolazione psicologica, ndt] dei pazienti affetti da malattia di Lyme.   La scorsa settimana, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha segnalato un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, dopo aver convocato una tavola rotonda di alto livello in cui si è riconosciuto che decenni di manipolazione psicologica nei confronti dei pazienti affetti da questa malattia cronica sono stati fatti.   Il dibattito di due ore, tenutosi il 15 dicembre, ha riunito pazienti, medici, ricercatori e legislatori per due incontri consecutivi. Le discussioni hanno portato a nuovi impegni per migliorare diagnosi, trattamento e copertura assicurativa.   Il primo panel si è concentrato sulle esperienze dei pazienti, sulle diagnosi errate e sulle sfide cliniche quotidiane della malattia di Lyme cronica. Il secondo ha esplorato gli approcci scientifici e tecnologici emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale (IA), gli strumenti diagnostici avanzati, le terapie immunitarie e l’analisi integrata dei dati.   Kennedy ha aperto la sessione descrivendo la malattia di Lyme come un problema di salute pubblica trascurato e al tempo stesso profondamente personale. Ha affermato che le zecche sono state una preoccupazione costante durante i decenni in cui ha cresciuto la sua famiglia vicino a Bedford, New York, e ha spiegato come la malattia abbia colpito diversi membri della sua famiglia.   «Ho contratto la malattia di Lyme intorno al 1986, quando era ancora molto, molto difficile persino diagnosticarla», ha detto Kennedy. Uno dei suoi figli ha poi sviluppato la paralisi di Bell e un altro figlio ha sofferto di malattia di Lyme cronica. Ha descritto la condizione come «una malattia invisibile» e ha affermato che le agenzie sanitarie federali hanno ignorato le preoccupazioni dei pazienti per decenni.   «Per molti anni, questa agenzia ha adottato una politica deliberata di rifiuto di interagire con la comunità affetta da Lyme», ha affermato Kennedy. Alcuni funzionari hanno liquidato i sintomi dei pazienti come psicosomatici e li hanno indirizzati a cure psichiatriche. «Non si può immaginare una combinazione peggioreÌ, ha affermato.

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«Questa malattia ha distrutto delle vite»

La malattia di Lyme è un’infezione batterica che si diffonde attraverso le punture di zecca. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che ogni anno vengano diagnosticate e trattate 476.000 persone. I dati federali suggeriscono che nell’ultimo decennio tra i 5 e i 7 milioni di americani siano stati infettati.   Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), gli attuali test basati sugli anticorpi spesso non rilevano le infezioni in fase iniziale e avanzata, ritardando il trattamento. Fino al 20% dei pazienti presenta sintomi persistenti che degenerano in patologie croniche e debilitanti.   I relatori hanno sottolineato ripetutamente che la malattia di Lyme non è una semplice infezione, ma una malattia complessa e multisistemica, spesso complicata da coinfezioni che possono imitare o scatenare altre condizioni, tra cui la sclerosi multiplal’artrite reumatoide e la fibromialgia.   «Conosco moltissime persone la cui vita è stata distrutta da questa malattia, che vanno da un medico all’altro nel tentativo di trovare qualcuno che possa curarle», ha detto Kennedy.   Ha descritto la tavola rotonda come un punto di svolta. «Questa giornata segna una pietra miliare per questa agenzia, in cui riconosciamo che si tratta di una malattia», ha affermato. «Uno dei motivi per cui abbiamo voluto ospitare questo incontro, come ho chiarito, è annunciare al mondo che il gaslighting sui pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finito».

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L’Intelligenza Artificiale, i nuovi test e la copertura Medicare segnalano una rottura con la precedente politica sulla malattia di Lyme

Il secondo panel si è concentrato sull’innovazione, con ricercatori dell’HHS, dei National Institutes of Health e di istituzioni private che hanno illustrato nuovi strumenti diagnostici e approcci basati sui dati per il trattamento della malattia di Lyme.   I relatori hanno evidenziato i test di rilevamento diretto, l’apprendimento automatico per analizzare dati biologici complessi e le terapie progettate per affrontare sia le infezioni che le infiammazioni croniche.   Nel corso della sessione, Kennedy ha annunciato il rinnovo del LymeX Innovation Accelerator, un partenariato pubblico-privato lanciato nel 2020 e sostenuto dalla Steven & Alexandra Cohen Foundation.   Secondo l’HHS, il programma prevede oltre 10 milioni di dollari in finanziamenti per promuovere lo sviluppo di sistemi diagnostici di nuova generazione, con diversi team attualmente impegnati nella convalida clinica e nella revisione normativa.   Secondo l’HHS, il rinnovato impegno si concentrerà sull’innovazione incentrata sul paziente e sugli strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale «che supportano un rilevamento più precoce e accurato in tutte le fasi dell’infezione».   L’HHS ha inoltre inaugurato una pagina web sulla malattia di Lyme e delineato una strategia nazionale che mette in risalto i dati aperti, la ricerca trasparente e il coinvolgimento diretto dei pazienti.   In un importante aggiornamento delle norme, Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, ha chiarito che Medicare coprirà esplicitamente l’assistenza per la malattia di Lyme cronica secondo le linee guida aggiornate sulla gestione delle cure croniche per condizioni complesse.   «Possiamo coprire la malattia di Lyme cronica. In realtà è già coperta», ha detto Oz. La malattia di Lyme cronica ha fattori scatenanti infettivi chiaramente identificabili, quindi «abbiamo aggiornato il nostro sito web per renderlo più chiaro», ha aggiunto.

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«Il peso è enorme» per i pazienti e le famiglie

I legislatori hanno accolto con favore il cambiamento. Il deputato repubblicano della Virginia Morgan Griffith, che ha dichiarato di soffrire della sindrome di Alpha-gal, nota anche come allergia alla carne rossa, legata all’esposizione alle zecche, ha definito la discussione un segno di serio impegno federale.   “La tavola rotonda di oggi dimostra che il Segretario Kennedy, il Dott. Oz e i legislatori si sono impegnati fermamente per affrontare la malattia di Lyme e altre malattie trasmesse dalle zecche negli Stati Uniti”, ha affermato Griffith nel comunicato stampa dell’HHS.   Le storie dei pazienti hanno evidenziato il costo umano della malattia di Lyme. Olivia Goodreau ha affermato di aver consultato 51 medici nell’arco di 18 mesi prima di ricevere una diagnosi di Lyme. La diagnosi è stata seguita da anni di test per identificare molteplici coinfezioni.   Samuel Sofie ha descritto le famiglie che prosciugano i propri risparmi alla ricerca di cure efficaci. «Alcuni pazienti passano anni a investire tutti i loro soldi nelle cure, ma non migliorano», ha detto Sofie.   Kennedy ha sottolineato che la malattia di Lyme contribuisce in modo significativo alle malattie croniche in tutto il Paese. «Il peso è enorme. E i costi economici non sono stati quantificati da nessuna parte, ma… ci sono costi collaterali di ogni tipo. Quando le persone non possono lavorare, le famiglie vengono distrutte. E ho visto la pressione che questo esercita sulle famiglie», ha affermato.   Il vicesegretario dell’HHS, Jim O’Neill, ha inquadrato la tavola rotonda come parte di un più ampio sforzo federale per affrontare le malattie croniche attraverso la tecnologia. «Questo evento dimostra che non aspettiamo il nuovo anno per agire», ha affermato.   I sostenitori hanno accolto con favore il cambiamento, ma hanno sottolineato la necessità di darne seguito. Dorothy Kupcha Leland, presidente di LymeDisease.org, ha scritto sul suo blog che la tavola rotonda ha affrontato esigenze di lunga data dei pazienti, tra cui test, trattamenti e copertura assicurativa migliori, ma ha avvertito che un cambiamento significativo richiederà una volontà politica costante, infrastrutture e finanziamenti.   «Non è stato un brutto modo per iniziare una conversazione tanto necessariaÌ, ha scritto. «Ma resta da vedere se ne uscirà qualcosa».   Lo staff di The Defender   © 22 dicembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Epidemie

Fauci torna per dire che i complottisti minacciano la democrazia

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Il dottor Anthony Fauci ha affermato che la proliferazione di teorie del complotto sui social media potrebbe accelerare il crollo della democrazia.

 

L’ex plenipotenziario USA per il COVID ha lanciato il suo avvertimento durante un discorso alla Harvard TH Chan School of Public Health in ottobre, affermando di essere preoccupato per la «normalizzazione delle falsità».

 

«Questo è diverso dalla normalizzazione delle falsità, delle teorie del complotto e delle cose folli che stanno accadendo ora e che non ho bisogno di spiegare, accendete la televisione o andate sui social media e le vedrete», ha detto Fauci alla Harvard TH Chan School of Public Health in ottobre.

 

«Stiamo vivendo tempi molto, molto difficili. Quello che si può fare è, per quanto possibile, contrastare la disinformazione e la disinformazione. Non bisogna accettare la normalizzazione delle falsità come qualcosa di normale», ha dichiarato un frustrato Fauci.

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Fauci ha continuato affermando che una «teoria delela cospirazione» falsa è che siano morte più persone a causa del vaccino che a causa del COVID stesso.

 

«Sapete, i social media continuano a sputare fuori cose assolutamente false, come il fatto che i vaccini contro il COVID abbiano ucciso più persone del COVID stesso. Voglio dire, i dati non significano nulla».

 

L’ex direttore del NIH ha poi affermato che la verità viene sopraffatta dalle ripetute bugie, rendendo difficile per il profano distinguere il vero dal falso, e conclude in modo inquietante che le bugie potrebbero far crollare la democrazia.

 

«E quando la gente dice questo e la cosa viene amplificata sui social media, chi non è come noi e lo fa per vivere, se ne accorge. E quando si normalizzano le falsità, allora nessuno sa cosa… è veramente vero».

 

«E indovinate un po’? Quando si guarda alla storia, quando succede questo, è allora che le democrazie crollano».

 

Come riportato da Renovatio 21, durante i suoi controversi studi sull’AIDS, Fauci sparò fake news altamente lesive come quella per cui la malattia si trasmetteva in famiglia, nonché, secondo il libro di Kennedy The Real Anthony Faucistudi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.

 

Come riportato da Renovatio 21, la comunità all’epoca gay prese ad odiare Fauci come attore negativo dell’emergenza AIDS, al punto da definirlo un nemico pubblico e «idiota incompetente». In particolare, è stata presa di mira la sua scelta di utilizzare un farmaco, l’AZT, accusato di aver causato la morte di tantissimi.

 

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Fauci – a cui la nuova amministrazione ha tolto immediatamente la scorta – è stato graziato nelle ultime ore dal presidente in uscita Joe Biden con una inusitata «grazia preventiva» per crimini federali che potrebbe aver commesso dal 2014. Il dottore ha accettato la grazia preventiva, dicendo però che non ne aveva bisogno perché non aveva fatto nulla di male.

 

In molti hanno ricordato, tuttavia, che la grazia si applica ai reati federali e non a quelli dei singoli Stati. Vari singoli Stati USA si starebbero muovendo contro Fauci. L’atto di perdono presidenziale di Biden su Fauci è inoltre contestato dallo stesso Trump che considera invalidi gli atti firmati con l’autopenna.

 

Come riportato da Renovatio 21, in molti chiedono l’incarcerazione, magari presso Alcatraz, del dottore.

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