Geopolitica
Scontri tra Marocco e Algeria nel Sahara Occidentale
Due Paesi mediterranei sono ai ferri corti, e sarebbero già scoppiate alcune violenze.
Lo scorso 3 novembre l’Algeria ha dichiarato che il Marocco avrebbe bombordato con «armamenti sofisticati» due camion in viaggio da Nuoakchott – capitale della Mauritania – a Oargla, cittadina algerina. Tre cittadini algerini sarebbero rimasti morti.
Al momento non sono stati specificati né il luogo della strage né il tipo di arma utilizzato, tuttavia «si tratta probabilmente della parte di Sahara Occidentale controllata dal Fronte Polisario, il gruppo indipendentista saharawi appoggiato fin dal 1975 dagli algerini contro l’occupazione del Marocco» scrive la Rivista Italiana di Difesa.
«Secondo un sito vicino all’intelligence di Algeri, Mena Defense, il bombardamento sarebbe avvenuto a Bir Lahlou, la città che Polisario considera la propria capitale nel Sahara Occidentale a 200 km da Tindouf, Quartier Generale del gruppo in terra algerina
«Secondo un sito vicino all’intelligence di Algeri, Mena Defense, il bombardamento sarebbe avvenuto a Bir Lahlou, la città che Polisario considera la propria capitale nel Sahara Occidentale a 200 km da Tindouf, Quartier Generale del gruppo in terra algerina».
Il Marocco smentisce, ma l’Algeria avrebbe promesso rappresaglia.
Secondo l’analisi, bisogna guardare al cambio di potere ad Algeri. La caduta di Bouteflika nell’aprile 2019 ha aperto ad una nuova leadership con altre idee geopolitiche: «dalle Primavere Arabe a oggi, ragiona adesso Algeri, il Paese ha sprecato un decennio chiudendosi al suo interno, in un riflesso di ostinata conservazione dello status quo e del regime clientelare di Bouteflika» scrive RID.
L’Algeria non può trovare preoccupante l’idea di una annessione da parte di Rabat del Sahara occidentale, la cui sovranità marocchina sarebbe stata sussurrata da Trump in cambio della parte del Paese negli accordi di Abramo del dicembre scorso: la normalizzazione, cioè, delle relazioni tra Marocco e Israele.
Il fronte Polisario agirebbe quindi contro il Marocco in una guerra per procura, come proxy di Algeri.
L’Algeria non può trovare preoccupante l’idea di una annessione da parte di Rabat del Sahara occidentale, la cui sovranità marocchina sarebbe stata sussurrata da Trump in cambio della parte del Paese negli accordi di Abramo del dicembre scorso: la normalizzazione, cioè, delle relazioni tra Marocco e Israele
Ad aprile vi sarebbe stato quindi un attacco mortale, probabilmente via drone, contro Dah al-Bendir , il leader militare del Polisario. Al raid sarebbe invece sopravvissuto il capo politico Brahim Ghali.
I rapporti tra Rabat e Algeri sono ai minimi storici: lo scorso luglio i marocchini hanno mostrato supporto per il gruppo indipendentista anti-algerino Mouvement pour l’autodétermination de la Kabylie (MAK); conseguentemente Algeri ha interrotto i rapporti diplomatici con Rabat già alla fine di agosto.
Pochi giorni fa Algeri ha dichiarato la chiusura del gasdotto Gaz-Maghreb-Europe (GME) che arriva nella penisola iberica (quindi, in Europa) passando sul suolo marocchino.
Ci si può attendere, quindi, un’escalation non solo diplomatica, ma anche militare.
L’Italia, nel frattempo, ha mandato ministro degli Esteri e Presidente della Repubblica in visita in Algeria. Nei resoconti dei giornali si parla di Enrico Mattei, di «difesa della democrazia», di «futuro comune dell’Africa e dell’UE», ma nessun cenno – nessuno – su una situazione che potrebbe scappare di mano.
Ci chiediamo: le tensioni tra i due Paesi, le reciproche schermaglie con il supporto incrociato di gruppi armati, dove possono portare?
Gli europei tendono purtroppo a dimenticare l’ecatombe della guerra civile algerina (1991-2002). Vi perirono, per mano di gruppi islamisti radicalizzatisi ancor di più dopo le elezioni che il Fronte Islamico di Salvezza (FIS) aveva democraticamente vinto, forse 150 mila persone.
I massacri durante la guerra civili sono stati barbari, con civili trucidati in modo che, anni più tardi, si sarebbero rivisti nei territori ISIS.
Ci chiediamo: le tensioni tra i due Paesi, le reciproche schermaglie con il supporto incrociato di gruppi armati, dove possono portare?
Immagine di Saharauiak via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Geopolitica
Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre
La Francia non dispone di risorse proprie e non può finanziare l’Ucraina all’infinito, ha dichiarato Jordan Bardella, presidente del partito di destra Rassemblement National (NR) di Marine Le Pen.
Il principale partito di opposizione francese è stato oggetto di dure critiche da parte dei rivali all’inizio di questa settimana, dopo che il vicepresidente Louis Aliot ha affermato che NR «chiuderebbe i rubinetti» per Kiev qualora salisse al potere dopo le elezioni presidenziali del 2027. Si ritiene che Le Pen abbia ottime possibilità di successo alle elezioni del prossimo anno, indipendentemente da chi sarà il suo avversario al secondo turno.
Sabato, intervenendo al Forum Ambrosetti a Cernobbio, Bardella è tornato sulla questione, sostenendo che l’Ucraina ha bisogno del sostegno della Francia e delle altre nazioni occidentali nel conflitto con la Russia, ma che «il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di finanziare la guerra ad vitam æternam», espressione latina che significa «per sempre».
La Francia ha un debito pubblico di 3.500 miliardi di euro e non può «dare soldi che non abbiamo più» al governo di Volodymyr Zelens’kyj, ha sostenuto.
«La situazione estremamente grave e preoccupante delle finanze pubbliche francesi significa che non possiamo erogare denaro senza garanzie o assicurazioni che questo denaro verrà un giorno restituito», ha affermato il presidente del Rassemblement National.
Sostieni Renovatio 21
Parigi è stata uno dei più convinti sostenitori di Kiev nell’UE dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, erogando miliardi in aiuti militari e diverse armi sofisticate, tra cui obici semoventi CAESAR e aerei da combattimento Mirage.
Secondo il Bardella, gli americani erano «molto più furbi» degli europei nel fornire assistenza a Kiev, «perché i fondi che hanno dato all’Ucraina sono garantiti contro l’estrazione di terre rare». Si riferiva all’accordo raggiunto lo scorso anno tra Washington e Kiev, che assicura agli Stati Uniti un accesso preferenziale alle risorse minerarie ucraine.
Durante il secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump, Washington ha inoltre ridotto in misura significativa gli aiuti all’Ucraina, costringendo i membri europei della NATO a pagare le armi di fabbricazione americana destinate al Paese.
All’inizio di questa settimana Trump ha avvertito che intende presentare all’Europa un conto, seppur tardivo, per i miliardi di dollari che Washington ha speso per armare l’Ucraina sotto la presidenza del predecessore Joe Biden. In precedenza aveva stimato che Biden avesse fornito a Kiev armi per un valore di oltre 300 miliardi di dollari «gratuitamente».
Giovedì Le Pen ha dichiarato che il Rassemblement National è scettico su ulteriori aiuti all’Ucraina perché ritiene che il conflitto con la Russia richieda una soluzione diplomatica.
Un sondaggio Harris Interactive di fine agosto indicava che Le Pen godeva del sostegno del 34% dell’opinione pubblica francese, risultato che dovrebbe garantirle l’accesso al secondo turno delle presidenziali, dove avrebbe probabilmente una vittoria agevole contro il rivale di sinistra Jean-Luc Mélenchon o il candidato centrista, l’ex primo ministro Édouard Philippe.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Thomas Bresson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
La Bulgaria rifiuta di puntare il dito contro la Russia per l’incidente del drone tedesco
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Putin parla dell’incontro con gli inviati di Trump Witkoff e Kushner
Gli emissari del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono usciti dal Cremlino al termine dei colloqui con il leader russo Vladimir Putin. L’incontro riservato si è protratto per circa tre ore e, subito dopo, nessuna delle due parti ha reso pubbliche dichiarazioni.
I due sono giunti a Mosca sabato mattina per trattative finalizzate a una soluzione del conflitto in Ucraina. Prima della visita, Trump aveva dichiarato che gli inviati avevano il compito di presentare «una proposta per porre fine alla guerra» a entrambe le parti. Witkoff e Kushner dovrebbero partire a breve per Kiev.
Prima della sessione a porte chiuse, i giornalisti sono stati ammessi per breve tempo nella sala. Erano presenti il consigliere presidenziale Yury Ushakov e il direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev. Nell’introduzione, Putin ha manifestato gratitudine alla parte americana per l’impegno profuso negli sforzi diplomatici tesi a risolvere le ostilità in corso.
«Pur essendo consapevole della difficile situazione in cui si trova» Trump «non smette di impegnarsi per risolverla e contribuire alla soluzione del conflitto russo-ucraino. Oggi discuteremo di tutte le sue componenti e di tutti i suoi aspetti e, da parte nostra, siamo pronti a illustrarvi la nostra visione della situazione», ha dichiarato Putin.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Witkoff ha espresso a Putin la profonda gratitudine della famiglia dell’ex marine statunitense Robert Gilman, detenuto in Russia dal 2022 e liberato il mese scorso per motivi «umanitari». «Dovrebbero ringraziare il presidente Trump; è stato lui a lanciare l’appello», ha replicato Putin.
Il presidente russo ha ribadito l’impegno di Mosca a sospendere gli attacchi contro Kiev per i tre giorni a partire dalla mezzanotte del 5 settembre. La pausa ha lo scopo di consentire agli inviati di Trump di recarsi in sicurezza nella capitale ucraina.
«Vorrei sottolineare che anche la parte ucraina ha ridotto significativamente – di un ordine di grandezza – gli attacchi sul territorio della Federazione Russa, Mosca compresa. Le autorità ucraine hanno pubblicato un appello per una tregua più ampia di tre giorni, ma non abbiamo mai raggiunto un accordo con loro», ha dichiarato Putin.
Dopo i colloqui, il corteo con a bordo Witkoff e Kushner si è diretto direttamente all’aeroporto di Vnukovo, nella zona Sud-Ovest della capitale russa. Dmitriev ha accompagnato personalmente gli inviati all’uscita, condividendo foto dall’aeroporto sui social media e descrivendo il loro viaggio come un «importante visita di pace».
L’incontro si è rivelato «sostanziale, costruttivo e caratterizzato da un alto grado di franchezza e fiducia reciproca», ha dichiarato Ushakov ai giornalisti poco dopo la partenza di Witkoff e Kushner dal Cremlino. Durante i colloqui, la parte russa ha espresso «fiducia nel raggiungimento degli obiettivi prefissati [dell’operazione contro l’Ucraina]» e ha ribadito «la necessità di affrontare tutte le cause profonde del conflitto», ha affermato il collaboratore presidenziale.
Gli inviati di Trump hanno preso «particolare nota» di una questione specifica sollevata dal presidente russo durante l’incontro, ovvero il fatto che «il regime di Kiev ha smesso di nascondere la sua vera natura, iniziando a seppellire nuovamente alcuni dei più noti criminali nazisti», ha affermato Ushakov. Di recente, i resti di due cofondatori dell’OUN (l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, un movimento politico e paramilitare di nazionalismo integralista fondato nel 1929 a Vienna e poi divenuto collaboratore della Germania nazionalsocialista), Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per essere seppelliti con tutti gli onori, nell’ambito del progetto del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj di creare un presunto «Pantheon di ucraini illustri», operazione che ha scatenato proteste anche in Polonia.
Secondo Ushakov, i negoziati non si sono limitati esclusivamente alla crisi ucraina, ma le due parti hanno discusso in dettaglio di «questioni economiche e potenziali importanti progetti russo-americani di reciproco vantaggio».
È d’uopo notare che entrambe le famiglie Witkoff e Kushner hanno origini nell’ex Impero russo, in un contesto ebraico-ashkenazita — con lo stesso tipo di storia migratoria comune a molte famiglie ebraiche americane di quella generazione.
La famiglia di Jared Kushner discende da ebrei originari di Novogrudok, all’epoca in Polonia e oggi in Bielorussia. I nonni paterni, Joseph e Rae (Reichel) Kushner, erano sopravvissuti all’Olocausto arrivati negli Stati Uniti nel 1949 da Navahrudak.
Sostieni Renovatio 21
L’altro inviato ha legami genealogici ancora più diretti con la Russia: i nonni paterni di Steve Witkoff erano entrambi nati nell’Impero russo, ed è descritto come proveniente da una famiglia ebraica di origini russe.
Sul ruolo giocato dalla provenienza etno-religiosa nel conflitto ucraino si era espresso nel settembre 2023 lo stesso Putin, dichiarando che «i gestori occidentali hanno posto a capo dell’Ucraina moderna un ebreo etnico, un uomo di origine ebraica, con radici ebraiche – in questo modo, a mio avviso, nascondendo le basi antiumane dell’attuale situazione dello Stato Ucraino».
«Ciò rende l’intera situazione estremamente disgustosa, vedere un ebreo mascherare la glorificazione del nazismo e di coloro che all’epoca perpetrarono l’Olocausto in Ucraina, sterminando 1,5 milioni di persone», aveva aggiunto il presidente russo.
Riguardo alla questione degli «ebrei nazisti» suscitarono aspre polemiche internazionali le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov alla TV italiana nel 2022. Come scritto da Renovatio 21, l’idea ha tuttavia radici storico-letterarie profonde.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
-



Bioetica2 settimane faKennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
-



Morte cerebrale2 settimane faMorte cerebrale: donatore o no, decidono loro quando sei morto
-



Pensiero2 settimane faDall’aborto alla strage figlicida, il ritorno della strega Medea
-



Spirito2 settimane faLeone XIV afferma che non dovremmo «chiuderci nelle nostre sicurezze religiose»
-



Pensiero1 settimana faLo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
-



Oligarcato2 settimane faPapa Leone nomina consultori che sostengono l’«ordinazione» delle donne e l’agenda di Davos
-



Salute2 settimane faI malori della 35ª settimana 2026
-



Sport e Marzialistica2 settimane faParacadutista russo realizza il record saltando da 11 mila metri












