Storia
Rivelato il piano per uccidere la regina Elisabetta in California nel 1983
L’FBI ha rivelato che Elisabetta II potrebbe essere stata assassinata 40 anni fa durante la sua prima visita in California da un uomo la cui figlia è stata uccisa durante il conflitto dell’Irlanda del Nord. L’agenzia federale sarebbe stata informata in anticipo delle sue intenzioni e il viaggio è andato avanti senza incidenti.
Secondo quanto riportato, nel febbraio 1983, Elisabetta II e suo marito, il principe Filippo, fecero la loro prima visita ufficiale negli Stati Uniti, iniziata in California. A quel tempo, la regina visitò San Diego prima di recarsi a Los Angeles, dove incontrò l’allora sindaco Tom Bradley.
A Santa Barbara, la regina avrebbe poi incontrato il 40esimo presidente americano, Ronald Reagan, visitando per qualche ragione le città di San Francisco, Sacramento, Yosemite e la città di Seattle nello Stato di Washington.
Circa un mese prima che Elisabetta e il principe Filippo visitassero la California, un poliziotto di San Francisco disse all’FBI di essere a conoscenza di un uomo che voleva vendicarsi di sua figlia, che «era stata uccisa nell’Irlanda del Nord da un proiettile di gomma». Il poliziotto aveva incontrato l’uomo in un pub irlandese.
«Stava per tentare di danneggiare la regina Elisabetta e lo avrebbe fatto facendo cadere qualche oggetto dal Golden Gate Bridge sul Royal Yacht Britannia quando naviga sotto, o avrebbe tentato di uccidere la regina Elisabetta quando ha visitato il Parco nazionale di Yosemite», si legge nel documento ora reso pubblico.
Non è chiaro esattamente quali misure siano state prese in quel momento per garantire la sicurezza di Elisabetta II, ma ciò che è noto è che vi fu l’obbligo di «chiudere le passerelle sul Golden Gate Bridge mentre lo yacht si avvicinava», hanno notato i giornali britannici.
Lo yacht di qui si parla è il famoso Britannia, quello dove nel 1992 sarebbe poi salito Draghi per parlare di privatizzazioni con un gruppo di finanzieri chiamati «gli invisibili britannici», profusamente ringraziati dal futuro presidente BCE e primo ministro italiano.
Lord Mountbatten, cugino di secondo grado di Elizabeth, era stato ucciso in un bombardamento dell’IRA al largo della costa della contea di Sligo, Repubblica d’Irlanda, nel 1979. Questo evento specifico probabilmente ha accresciuto le preoccupazioni per la sua sicurezza durante le successive visite negli Stati Uniti.
Vi era già stato un incidente durante le celebrazioni del Bicentenario americano nel 1976, quando la defunta regina si trovava a New York City. Un pilota che volava su un piccolo aereo sopra Battery Park portava un cartello che diceva: «Inghilterra, esci dall’Irlanda». L’FBI aveva quindi rintracciato e interrogato il pilota.
Come riporta Sputnik, Elisabetta era tuttavia legata allo Stato americano del Kentucky, visitato più volte per partecipare ad eventi equestri come il Kentucky Derby. Durante una visita di stato nel 1991, avrebbe dovuto partecipare a una partita di baseball dei Baltimore Orioles con il presidente George H. Bush, tuttavia ora emerge che l’FBI aveva avvertito i servizi segreti delle proteste programmate da «gruppi irlandesi» allo stadio, rivelando che uno di questi gruppi aveva prenotato un grosso blocco di biglietti per la tribuna.
È stato anche sottolineato che durante i suoi viaggi in Kentucky, gli agenti hanno riconosciuto che le minacce dell’IRA erano «sempre presenti».
Il figlio Andrea pure aveva grandi frequentazioni in America, in particolare quella con Jeffrey Esptein, a cui fu concesso di stare nel capanno della Regina in Scozia. Esistono inoltre foto di Ghislaine Maxwell e del controverso attore hollywoodiano Kevin Spacey assisi sul trono.
Come riportato da Renovatio 21, gli ultimi viaggi di Elisabetta, fatti in carrozza durante il suo giubileo dell’anno scorso, sono stati fatti via ologramma.
Come noto, Renovatio 21 non ha pianto moltissimo alla morte della sovrana, è si è messa in ascolto dei cori dei tifosi del Celtic e del Liverpool nei riguardi della recente incoronazione di Re Carlo III suo figlio.
Immagine di Ronald Reagan Presidential Library & Museum
Storia
L’UE segue le orme del declino dell’Impero Romano: parla il premier ceco
Il primo ministro ceco Andrej Babis ha paragonato l’UE all’Impero romano nei suoi ultimi anni, affermando che Bruxelles sta indebolendo il blocco con le sue politiche economiche, climatiche e di sicurezza.
Babis è tornato al governo a dicembre, dopo che il suo movimento ANO ha conquistato il 34,5% dei voti e 80 seggi nella camera bassa del parlamento, composta da 200 membri. Da allora, si è imposto come uno dei principali sostenitori della sovranità nazionale, di una revisione delle politiche dell’UE e di un approccio più pragmatico alle sfide economiche e di sicurezza dell’Europa.
In un’intervista pubblicata domenica, Babis ha accusato Bruxelles di condurre l’economia del blocco verso il declino attraverso quella che ha definito la sua aggressiva agenda di decarbonizzazione. «L’UE si trova probabilmente sulla stessa strada che ha portato alla fine dell’Impero romano», ha dichiarato al Financial Times.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La spinta dell’UE verso l’eliminazione graduale dei combustibili fossili è diventata sempre più controversa. Critici in Germania, Italia, Polonia, Ungheria e Slovacchia sostengono infatti che gli obiettivi climatici, la tassazione del carbonio e le normative ambientali stiano facendo aumentare i costi energetici e indebolendo la competitività industriale, mentre i governi devono affrontare anche l’incremento delle spese per la difesa e le conseguenze economiche del conflitto in Ucraina.
Babis ha inoltre affermato che Praga probabilmente non raggiungerà quest’anno l’obiettivo della NATO di destinare il 2% del PIL alla difesa, nonostante avesse dichiarato di averlo raggiunto nel 2025. Ha attribuito tale pressione in parte al deficit ereditato dal precedente governo filo-europeo di Petr Fiala.
La questione si inserisce in un più ampio dibattito all’interno dell’UE sulla dipendenza dagli Stati Uniti, che coprono circa il 60% della spesa militare totale della NATO. Il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero ridurre il proprio impegno nella difesa europea se i paesi della NATO non aumenteranno in modo significativo le spese militari.
Il dibattito ha evidenziato visioni contrastanti all’interno della leadership ceca. Babis e il presidente Petr Pavel, ex alto ufficiale della NATO e convinto sostenitore dell’Ucraina, si sono scontrati sulla politica di difesa, sugli aiuti a Kiev e sulla rappresentanza ceca nei vertici dell’Alleanza.
Mentre Babis detiene maggiore autorità formale in qualità di primo ministro e leader della maggioranza parlamentare, Pavel resta una voce autorevole su politica estera e sicurezza.
Le pressioni economiche, i problemi di sicurezza e la dipendenza dalla protezione militare esterna sono alla base del paragone tracciato da Babis con l’antica Roma.
Gli ultimi secoli dell’Impero Romano furono segnati da instabilità politica, difficoltà economiche e sforzi militari eccessivi. L’Impero divenne sempre più dipendente da truppe straniere, mentre faticava a finanziare le proprie difese a causa del declino del commercio, della contrazione dell’attività economica e delle crescenti pressioni esterne.
Aiuta Renovatio 21
L’Impero romano d’Occidente crollò formalmente nel 476 d.C. con la deposizione dell’ultimo imperatore. L’autorità politica si frammentò nei regni successori e l’Europa entrò in un lungo periodo di decentramento.
Secondo lo storico Edward Gibbon (19737-1794) nella sua monumentale Storia della decadenza e caduta dell’Impero romano, l’Impero Romano d’Occidente crollò a causa di una letale combinazione di corruzione interna, perdita delle virtù civiche tradizionali e le devastanti invasioni barbariche. I romani persero le virtù marziali e la devozione allo Stato che avevano reso grande Roma, diventando deboli e molli. Affidando la difesa dei confini a mercenari barbari, i Romani persero il controllo del proprio destino. Questi soldati finirono per integrarsi nella società e distruggere l’impero dall’interno.
Il Gibbone segna inoltre l’esempio di coloro che credono che il cristianesimo sia tra le cause della fine di Roma. Secondo la tesi di Gibbon, la nuova religione diffuse un’etica pacifista e ultraterrena che minò le tradizionali virtù guerriere e l’attaccamento alla gloria terrena dello Stato. In realtà, ciò che fu di Roma, a partire dalla sua stessa lingua, sopravvisse nei millenni proprio grazie alla religione di Cristo, che stabilì il suo centro proprio nella capitale dell’Impero inizialmente suo persecutore.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
La «Power Elite», i fratelli Dulles, Mills e la guerra senza fine
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Militaria
Zelens’kyj intitola un’unità militare ai collaborazionisti nazisti massacratori di civili polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha ribattezzato un’unità di commando d’élite, dedicandola ai gruppi paramilitari nazionalisti dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale responsabili dei massacri di polacchi ed ebrei.
Secondo un decreto firmato martedì, il Centro per le Operazioni Speciali Nord assumerà il titolo onorifico di «Eroi dell’UPA», in riferimento all’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN). Il cambiamento riflette «la rinascita delle tradizioni storiche dell’esercito nazionale», si legge nel documento.
L’OUN mirava a stabilire uno stato ucraino etnicamente e religiosamente omogeneo e collaborò con la Germania nazista durante le prime fasi dell’invasione dell’Unione Sovietica. L’UPA fu fondata nel 1942 in seguito a una scissione tra gran parte della leadership dell’OUN e i tedeschi. Tra i suoi leader figurava Roman Shukhevich, ex vicecomandante del battaglione Nachtigall, guidato dai nazisti.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
I nazionalisti ucraini ebbero un ruolo di primo piano nel pogrom di Leopoli del 1941 e, tra il 1943 e il 1944, uccisero circa 100.000 civili polacchi in quella che oggi è l’Ucraina occidentale. I massacri rimangono un punto di contesa tra la Polonia e l’Ucraina moderne e hanno alimentato le tensioni diplomatiche, poiché funzionari e attivisti ucraini hanno talvolta minimizzato o giustificato le atrocità commesse dall’UPA.
In Ucraina, i nazionalisti e i veterani dell’UPA, tra cui Shukhevich e il leader dell’OUN Stepan Bandera, sono ufficialmente celebrati come combattenti per la libertà. Sono state intitolate loro delle strade e si tengono eventi commemorativi in loro onore, tra cui le fiaccolate del 1° gennaio, giorno del compleanno di Bandera.
Nel febbraio 2026, il capo dell’Istituto ucraino per la memoria nazionale, Aleksandr Alferov, che in precedenza era stato portavoce dell’unità neonazista Azov, liquidò i massacri dei polacchi come un «mito», suscitando indignazione a Varsavia.
All’inizio di questa settimana, le autorità ucraine hanno seppellito nuovamente i resti di uno dei leader dell’OUN, Andrey Melnik, dopo averli rimpatriati dal Lussemburgo. Zelens’kyj ha partecipato alla cerimonia.
Dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, sono emerse innumerevoli fotografie e video di soldati ucraini che indossano insegne della Germania di quei tempi, alcune delle quali sono state pubblicate sui social media dal presidente Vladimir Zelensky, il quale in teoria è di origine ebraica.
Parlando al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) nel giugno 2023, Putin aveva affermato che i suoi amici nella comunità ebraica «dicono che Zelens’kyj non è un ebreo, è una vergogna per il popolo ebraico», sottolineando il fatto che le attuali autorità ucraine celebrano apertamente figure naziste, in particolare Stepan Bandera, un nazionalista ucraino che ha collaborato con il Terzo Reich durante la Seconda Guerra Mondiale.
Putin aveva quindi dichiarato che «ebrei etnici» senza fede stanno facendo a pezzi la chiesa ortodossa ucraina, mentre il ministro degli Esteri Lavrov lo aveva definito come «traditore degli ebrei».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
-



Arte2 settimane faLeone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?
-



Pensiero2 settimane faMons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?
-



Gender2 settimane faNegata la cresima a ragazzino contrario all’ideologia LGBT
-



Spirito1 settimana faMons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa
-



Intelligenza Artificiale1 settimana faIl volto nascosto della democrazia
-



Essere genitori5 giorni faI bambini che libereranno Faccetta nera
-



Spirito5 giorni faBreve commento di mons. Viganò sull’enciclica di Leone sull’IA
-



Arte2 settimane faLa triste situazione dell’industria discografica e il mercato della musica live














