Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Report e quei carrarmati ucraini tra i condomini

Pubblicato

il

Ci capita di vedere un servizio di Report, la famosa trasmissione di giornalismo d’inchiesta RAI considerata come «coraggiosa» e indenne a qualsiasi compromesso, andato in onda lo scorso aprile. Si intitola «I sopravvissuti di Kharkiv».

 

Si tratta di un reportage da Kharkov, chiamata dagli ucraini Kharkiv, dove dalle prime immagini sembra che di fatto i giornalisti intaliani siano stati embeddati (cioè incorporati) alle forze ucraine, con personale in mimetica che li scarrozza in automobili con su scritto «PRESS».

 

Le immagini delle strade disastrate e delle campagne a fuoco sono eloquenti.

 

 

Nell’incipit è possibile sentire gli autisti in divisa argomentare sul fatto che la linea difensiva sta tenendo bene, i russi torneranno in Russia, «Putin deve capire che non li lasceremo mai entrare a Kharkiv, è la nostra città, la terra in cui siamo nati e in cui siamo disposti a morire combattendo il nemico invasore».

 

Poi, a neanche un minuto di filmato, ecco la prima immagine che ci colpisce: carrarmati ucraini ai bordi di un condominio.

 

Immagine screenshot da YouTube – RAI

 

Ci stropicciamo gli occhi: ma che, davvero?

 

Ci ripetono che questa cosa degli «scudi umani» è propaganda russa, e poi mostrano una sequenza del genere?

 

Ci dicono che i russi bombardano i civili senza un motivo (perché, sono crudeli, certo) e poi mostrano dei tank, cioè degli obbiettivi militari, fatti nascondere tra le abitazioni civili?

 

Vabbè, gli sarà scappato. Forse non avevano altro materiale da montare. Forse non si rendono conto di cosa stanno documentando.

 

La voce fuori campo del giornalista tuttavia procede come niente fosse:

 

«A Kharkiv le bombe dei russi non hanno risparmiato niente e nessuno, è stato completamente distrutto il più grande mercato della città, sono stati colpiti negozi e supermercati, tutti obbiettivi civili».

 

Poi, improvvisamente, un’altra sequenza incongrua e rivelatrice.

 

Minuto 2:41: in video, ancora condomini. «Stiamo camminando in una zona piena di palazzi bombardati dai russi, e qui come vedete l’esercito ucraino ha piazzato i carrarmati sia perché i russi sono vicini, sia perché in questo quadrato si possono nascondere bene».

 

Eh?

 

I carrarmati si possono nascondere bene tra i condomini?

 

Abbiamo sentito bene?

 

Anche se non abbiamo sentito bene, abbiamo visto: in effetti, le immagini mostrano cannoni e tank ucraini piazzati a fianco dei palazzi dove vive la gente comune.

 

Immagine screenshot da YouTube – RAI

Immagine screenshot da YouTube – RAI

 

Nella sequenza, i reporter a piedi vanno a vedere dove è stato appena colpito un palazzo, il fumo che esce da un piano alto.

 

Ma chissà perché i russi (se sono stati loro) hanno sparato lì. Forse perché sanno che ci sono nascosti cannoni e carrarmati che possono sparare loro?

 

Ma non è che sparano sugli edifici proprio perché lì si è nascosto il nemico?

 

Sono domandi elementari, che tuttavia il servizio non si pone proprio.

 

Abbiamo visto come funziona la difesa ucraina, soprattutto durante la battaglia di Mariupol’: cecchini che si nascondono negli appartamenti, con la gente dentro. Popolazione locale resa con prepotenza «scudo umano»: i cadaveri di civili sono merce pregiata per i social e per i giornalisti della narrazione occidentale (quella per cui l’Ucraina starebbe vincendo la guerra, quella per cui Azov è un battaglioni di patrioti con simboli pan-europei), perché alimentano l’indignazione dell’opinione pubblica necessaria a giustificare l’invio al regime di Kiev di altri miliardi di euro, di altre armi, etc.

 

Poi, capita che quelli che hanno promesso di morire piuttosto che arrendersi, si arrendano: ma sono stati «evacuati», certo – mica sono usciti dall’Azovstal sapendo che vanno incontro a tribunali miliatari russi e eventuale fucilazione. Almeno, riconosciamolo, hanno liberato le centinaia di «scudi umani» che avevano portato con sé negli abissi sotterranei dell’acciaieria.

 

Il lettore capisce che a questo punto ogni resistenza è inutile: la propaganda del mainstream rende sordi e ciechi.

 

Poi, se lo spettatore si sente prese per i fondelli, affari suoi: tanto paga lo stesso, con il canone embeddato nella sua bolletta raddoppiata, anche a causa della folle geopolitica ucraina in cui si è messa l’Italia, e che cercano di vendere al popolo in modo sempre più osceno.

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Storico russo scompare in Israele: Mosca protesta

Pubblicato

il

Da

Le autorità israeliane non hanno rilasciato dichiarazioni sulla sorte dello storico russo-israeliano Artyom Kirpichenok, a diversi giorni dal suo presunto arresto e nonostante le richieste di informazioni avanzate da Mosca. Lo riporta la stampa russa.

 

Kirpichenok, 51 anni, giornalista ed esperto di Medio Oriente con doppia cittadinanza russa e israeliana, è conosciuto per i suoi articoli sul sionismo e per le critiche alle politiche di Israele verso l’Iran e la Palestina. Secondo le notizie disponibili, sarebbe scomparso il 2 agosto, poco dopo essere atterrato all’aeroporto Ben Gurion con un volo proveniente da Yerevan.

 

Pare che abbia inviato un breve messaggio alla famiglia con scritto «sono arrivato» alle 10:41, dopodiché ogni attività sul telefono e sui social si è interrotta. Fonti della polizia israeliana sostengono che abbia superato i controlli passaporti prima di sparire. I colleghi riferiscono che si era recato in Israele per una conferenza accademica e che disponeva di un biglietto di ritorno per l’8 agosto.

Sostieni Renovatio 21

Il giornalista di affari internazionali Oleg Yasinsky è stato tra i primi a segnalare la scomparsa, scrivendo su Telegram la scorsa settimana che Kirpichenok risultava irreperibile da diversi giorni. In seguito ha dichiarato che lo storico sarebbe stato arrestato dallo Shin Bet, l’agenzia di sicurezza interna israeliana.

 

L’accusa è stata ripresa dalla giornalista ed ex deputata della Duma Darya Mitina, che ha detto a NEWS.ru che Kirpichenok si troverebbe in un centro di detenzione dello Shin Bet a Tel Aviv, da lei definito «uno dei posti più terribili del Medio Oriente».

 

«Circa il 90% dei prigionieri sono palestinesi, e il resto sono stranieri sospettati di spionaggio», ha spiegato la Mitina. Citando rapporti sui diritti umani che denunciano maltrattamenti, ha avvertito che il trattamento riservato a Kirpichenok dipenderà dalle accuse: «se lo accusano di alto tradimento o spionaggio, il trattamento potrebbe essere qualsiasi. In ogni caso, non è certo un luogo di vacanza».

 

La Mitina ha aggiunto che l’avvocata Inna Led sta seguendo il caso, senza però fornire ulteriori dettagli sulle circostanze o sulle possibili accuse. Ha osservato che Kirpichenok aveva recentemente collaborato con media e organizzazioni civiche in Turchia e in Iran, paesi che frequentava spesso e di cui pubblicava resoconti dettagliati.

 

Secondo la Mitina, i suoi viaggi in Iran potrebbero aver determinato l’arresto, poiché recarsi in uno Stato definito nemico da Israele è illegale per i cittadini israeliani ed è attentamente controllato dai servizi di sicurezza.

 

Lo Yasinsky ha dichiarato a NEWS.ru di ritenere che la scomparsa sia legata all’attività professionale di Kirpichenok. «È assolutamente chiaro che Artyom è un oppositore del governo israeliano e delle sue politiche interne ed estere. Lo ha sempre dichiarato apertamente, sia a parole che per iscritto. Sono personalmente convinto che si tratti di una persecuzione politica nei confronti del giornalista», ha affermato il giornalista.

 

L’ambasciatore russo in Israele, Anatoly Viktorov, ha detto all’agenzia TASS che l’ambasciata era a conoscenza delle notizie sul presunto arresto e aveva inviato una richiesta ufficiale di informazioni alle autorità israeliane, «monitorando attentamente la situazione». Gli esperti legali sottolineano però che la doppia cittadinanza di Kirpichenok potrebbe limitare le possibilità di intervento di Mosca, poiché Israele può trattarlo esclusivamente come cittadino israeliano finché si trova sul proprio territorio.

 

Le autorità israeliane non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione pubblica né reso note le accuse. Lo Shin Bet si occupa di casi di sicurezza nazionale e antiterrorismo, ambiti in cui arresti, procedimenti e accuse possono rimanere riservati o essere coperti da ordini di silenzio stampa.

 

Kirpichenok è nato in una famiglia ebrea in Russia e si è trasferito in Israele negli anni Novanta. Si è laureato all’Università Ebraica di Gerusalemme e ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane prima di tornare in Russia circa quindici anni dopo.

 

Da allora è diventato un critico acceso del governo israeliano e delle sue operazioni militari a Gaza. Nel suo recente libro Israele: La strada verso la catastrofe descrive il Paese come un «progetto coloniale» di stampo occidentale e traccia parallelismi tra il trattamento dei palestinesi e il Sudafrica dell’apartheid.

Aiuta Renovatio 21

Nonostante le sue posizioni pubbliche, i colleghi sostengono che Kirpichenok confidasse nella protezione offerta dalla cittadinanza e dal passaporto israeliani per viaggiare in sicurezza nel Paese per motivi accademici e professionali.

 

A questo punto chiediamo ai lettori una preghiera per un altro studioso, lo storico italo-israeliano Ariel Toaff, figlio dell’ex rabbino capo di Roma Elio Toaff. Lo storico, che insegna in Israele, non ha fatto mistero della sua profonda avversione per la politica militare stragista dello Stato Ebraico.

 

«Israele sotto Netanyahu sta imboccando, come un ciuco ubriaco, la strada verso una debacle economica senza precedenti e l’isolamento internazionale» aveva scritto a metà agosto 2025 lo storico medievale. «Se riusciremo ad uscirne, ci vorrà del tempo per rimetterci in sesto. Dell’immagine morale di Israele non parlo, perché l’ha persa da tempo. Gaza non rischia di essere la tomba di Netanyahu e dei suoi folli seguaci, ma la nostra» continua Toaff, senza specificare se stia parlando degli ebrei o degli israeliani. «E non abbiamo fatto niente per impedirlo. Di fatto siamo suoi complici, ignobilmente complici.

 

«La giusta e crudele punizione non tarderà a raggiungerci. È uno dei capitoli più infami della storia del sionismo moderno» scriveva ancora lo storico nato ad Ancona. «I morti ammazzati di Gaza, donne e bambini, ci inseguiranno con le loro torce fiammeggianti fino al fuoco dell’inferno».

 

«E ora provate a bloccarmi e a cancellare il mio post ipocriti, pavidi e vigliacchi» aveva conclusoToaff. «Siete una vergogna nella storia del popolo di Israele». Il timore qui non è più per l’ovvia censura sui social, ma per vere e proprie situazioni da desaperecidos degli intellettuali israeliani dissidenti.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Ralf Roletschek via Wikimedia pubblicata su licenza GNU Free Documentation License

 

Continua a leggere

Geopolitica

L’Iran dice che l’Ucraina deve pagare per l’attacco mortale alla nave

Pubblicato

il

Da

L’Ucraina è tenuta a indennizzare l’Iran per il devastante attacco contro una delle sue navi mercantili nel Mar Caspio, dal momento che Kiev non è riuscita a persuadere Teheran circa la natura involontaria dell’azione, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri iraniano.   La nave è stata colpita da un attacco ucraino il mese scorso, che ha causato la morte di un marinaio. Teheran ha condannato l’episodio definendolo «sconsiderato». In un primo momento Kiev ha giustificato le proprie azioni, sostenendo che l’Iran «non ha il diritto di fingere di essere una vittima», ma in seguito ha qualificato l’attacco come un errore e ha precisato di non aver inteso provocare un’escalation con Teheran.   Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato lunedì che Teheran ha preso in esame la versione dei fatti presentata da Kiev sull’attacco, ma non ritiene la questione conclusa.   «Abbiamo ascoltato le loro dichiarazioni, ma, vista l’ammissione da parte di alti funzionari ucraini che un simile attacco ha avuto luogo, devono certamente risarcirci», ha dichiarato Baghaei in una conferenza stampa, precisando che, qualora Kiev non provveda al risarcimento, Teheran gestirà la questione autonomamente.

Aiuta Renovatio 21

Dopo l’attacco, il presidente ucraino ha espresso apprezzamento per i «risultati molto positivi» degli attacchi contro le navi che, a suo dire, trasportavano materiale militare. Ha affermato che l’Ucraina non intende aprire un «nuovo fronte» con l’Iran, ma ha accusato quest’ultimo di attaccare il proprio Paese fornendo alla Russia i droni Shahed e la relativa tecnologia.   L’ambasciatore ucraino in Israele ha inoltre dichiarato che la nave, denominata Anna, trasportava componenti per droni e missili. Teheran ha ribattuto che la nave e il suo carico erano interamente civili.   Nel 2022 l’Iran ha dichiarato di aver consegnato alla Russia un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136, specificando però che le consegne erano avvenute mesi prima dell’intensificarsi del conflitto in Ucraina. Mosca ha sempre sostenuto che i suoi droni Geran-2, considerati basati sul progetto iraniano, siano prodotti a livello nazionale.   Kiev ha cercato attivamente di inserirsi nel conflitto mediorientale originato dall’attacco israelo-americano contro l’Iran all’inizio di quest’anno. La leadership ucraina ha dichiarato di aver concluso accordi con gli stati del Golfo per la fornitura di specialisti e tecnologie finalizzate a contrastare i droni iraniani, e di sperare di ottenere in cambio ulteriori sistemi di difesa aerea e munizioni.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di : Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0  
Continua a leggere

Geopolitica

Trump chiede un risarcimento all’Iran

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto un risarcimento all’Iran per gli americani e altre persone che, a suo dire, sono state uccise o ferite da Teheran e dai suoi alleati.

 

La richiesta arriva dopo che Teheran ha chiesto a Washington di risarcire i danni provocati durante la guerra israelo-americana avviata contro l’Iran il 28 febbraio. Le riparazioni rientrano tra le condizioni poste dall’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, insieme al ritiro delle truppe americane dalla regione, alla cancellazione delle sanzioni e del blocco navale, allo sblocco dei beni congelati e alla cessazione delle minacce militari.

 

Lunedì Trump ha risposto precisando che la questione del risarcimento non era stata affrontata in precedenza nei negoziati, ma che ora aveva istruito i rappresentanti statunitensi a inserirla in tutti i colloqui futuri.

 

«Chiedo inoltre un risarcimento all’Iran per tutte le persone che hanno ucciso e gravemente ferito con le loro bombe artigianali e nei numerosi conflitti», ha scritto su Truth Social.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Trump ha dichiarato che i pagamenti dovrebbero riguardare i soldati statunitensi uccisi nei conflitti regionali, le famiglie dei manifestanti iraniani e le persone colpite dalle guerre in Libano, Siria, Yemen e Gaza.

 

Il presidente statunitense inoltre richiamato l’attentato del 2000 contro il cacciatorpediniere lanciamissili USS Cole in Yemen, in cui persero la vita 17 marinai americani. Sebbene Al-Qaeda avesse rivendicato la responsabilità dell’attacco, un tribunale federale statunitense ha stabilito nel 2015 che anche l’Iran ne era responsabile. Teheran ha smentito ogni coinvolgimento.

 

Gli Stati Uniti hanno perso 18 militari nel conflitto in corso, mentre circa 500 sono rimasti feriti. Si ritiene inoltre che le forze armate americane abbiano perso decine di velivoli, tra cui un caccia F-15, diversi elicotteri, droni e aerei cisterna.

 

L’Iran ha segnalato oltre 3.300 vittime nei raid aerei statunitensi e israeliani, quasi la metà delle quali civili. Tra i morti figurano più di 200 bambini, tra cui oltre 120 bambine uccise in un attacco a una scuola elementare a Minab. I raid americani hanno colpito anche infrastrutture civili, tra cui ponti e impianti idrici.

 

Decine di leader politici e militari iraniani sono stati uccisi in attacchi mirati, tra cui la Guida Suprema del Paese, Ali Khamenei, al potere da lungo tempo.

 

Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, in Iran sono stati danneggiati o distrutti oltre 125.000 edifici civili, tra cui circa 100.100 abitazioni e centinaia di scuole e strutture mediche.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

 

Continua a leggere

Più popolari