Geopolitica
Report e quei carrarmati ucraini tra i condomini
Ci capita di vedere un servizio di Report, la famosa trasmissione di giornalismo d’inchiesta RAI considerata come «coraggiosa» e indenne a qualsiasi compromesso, andato in onda lo scorso aprile. Si intitola «I sopravvissuti di Kharkiv».
Si tratta di un reportage da Kharkov, chiamata dagli ucraini Kharkiv, dove dalle prime immagini sembra che di fatto i giornalisti intaliani siano stati embeddati (cioè incorporati) alle forze ucraine, con personale in mimetica che li scarrozza in automobili con su scritto «PRESS».
Le immagini delle strade disastrate e delle campagne a fuoco sono eloquenti.
Nell’incipit è possibile sentire gli autisti in divisa argomentare sul fatto che la linea difensiva sta tenendo bene, i russi torneranno in Russia, «Putin deve capire che non li lasceremo mai entrare a Kharkiv, è la nostra città, la terra in cui siamo nati e in cui siamo disposti a morire combattendo il nemico invasore».
Poi, a neanche un minuto di filmato, ecco la prima immagine che ci colpisce: carrarmati ucraini ai bordi di un condominio.
Ci stropicciamo gli occhi: ma che, davvero?
Ci ripetono che questa cosa degli «scudi umani» è propaganda russa, e poi mostrano una sequenza del genere?
Ci dicono che i russi bombardano i civili senza un motivo (perché, sono crudeli, certo) e poi mostrano dei tank, cioè degli obbiettivi militari, fatti nascondere tra le abitazioni civili?
Vabbè, gli sarà scappato. Forse non avevano altro materiale da montare. Forse non si rendono conto di cosa stanno documentando.
La voce fuori campo del giornalista tuttavia procede come niente fosse:
«A Kharkiv le bombe dei russi non hanno risparmiato niente e nessuno, è stato completamente distrutto il più grande mercato della città, sono stati colpiti negozi e supermercati, tutti obbiettivi civili».
Poi, improvvisamente, un’altra sequenza incongrua e rivelatrice.
Minuto 2:41: in video, ancora condomini. «Stiamo camminando in una zona piena di palazzi bombardati dai russi, e qui come vedete l’esercito ucraino ha piazzato i carrarmati sia perché i russi sono vicini, sia perché in questo quadrato si possono nascondere bene».
Eh?
I carrarmati si possono nascondere bene tra i condomini?
Abbiamo sentito bene?
Anche se non abbiamo sentito bene, abbiamo visto: in effetti, le immagini mostrano cannoni e tank ucraini piazzati a fianco dei palazzi dove vive la gente comune.
Nella sequenza, i reporter a piedi vanno a vedere dove è stato appena colpito un palazzo, il fumo che esce da un piano alto.
Ma chissà perché i russi (se sono stati loro) hanno sparato lì. Forse perché sanno che ci sono nascosti cannoni e carrarmati che possono sparare loro?
Ma non è che sparano sugli edifici proprio perché lì si è nascosto il nemico?
Sono domandi elementari, che tuttavia il servizio non si pone proprio.
Abbiamo visto come funziona la difesa ucraina, soprattutto durante la battaglia di Mariupol’: cecchini che si nascondono negli appartamenti, con la gente dentro. Popolazione locale resa con prepotenza «scudo umano»: i cadaveri di civili sono merce pregiata per i social e per i giornalisti della narrazione occidentale (quella per cui l’Ucraina starebbe vincendo la guerra, quella per cui Azov è un battaglioni di patrioti con simboli pan-europei), perché alimentano l’indignazione dell’opinione pubblica necessaria a giustificare l’invio al regime di Kiev di altri miliardi di euro, di altre armi, etc.
Poi, capita che quelli che hanno promesso di morire piuttosto che arrendersi, si arrendano: ma sono stati «evacuati», certo – mica sono usciti dall’Azovstal sapendo che vanno incontro a tribunali miliatari russi e eventuale fucilazione. Almeno, riconosciamolo, hanno liberato le centinaia di «scudi umani» che avevano portato con sé negli abissi sotterranei dell’acciaieria.
Il lettore capisce che a questo punto ogni resistenza è inutile: la propaganda del mainstream rende sordi e ciechi.
Poi, se lo spettatore si sente prese per i fondelli, affari suoi: tanto paga lo stesso, con il canone embeddato nella sua bolletta raddoppiata, anche a causa della folle geopolitica ucraina in cui si è messa l’Italia, e che cercano di vendere al popolo in modo sempre più osceno.
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
La Russia è pronta a invocare le garanzie di sicurezza offerte alla Bielorussia se l’Ucraina darà seguito alle minacce di colpire obiettivi sul suo territorio, ha avvertito il ministro degli Esteri Sergey Lavrov.
Lavrov ha rilasciato queste dichiarazioni lunedì, durante una tavola rotonda sul ruolo dell’Occidente nel conflitto in Ucraina. Il suo commento si riferiva alla richiesta di Volodymyr Zelens’kyj a Minsk di smantellare o disattivare quelle che Kiev definisce stazioni di ripetizione collegate alla Russia lungo il confine tra Bielorussia e Ucraina. Zelens’kyj ha dato alla Bielorussia una settimana di tempo per agire, avvertendo che altrimenti l’Ucraina avrebbe distrutto direttamente le apparecchiature.
Il ministro degli Esteri russo ha descritto l’ultimatum come una minaccia contro uno Stato sovrano, affermando che «questo mira chiaramente a trascinare la Bielorussia direttamente nel conflitto e ad ampliare il campo di battaglia».
Lavrov ha osservato che Russia e Bielorussia hanno un trattato di garanzie di sicurezza in vigore dal marzo 2025 nell’ambito del quadro dello Stato dell’Unione. Il patto considera un attacco alla Russia o alla Bielorussia come un attacco allo Stato dell’Unione e consente a entrambe le parti di utilizzare tutti i mezzi militari e tecnici disponibili, comprese le armi nucleari, per respingere l’aggressione e le minacce alla propria sovranità o integrità territoriale.
«Se necessario, siamo pronti ad adottare tutte le misure previste dal trattato per garantire la sicurezza del nostro alleato e, naturalmente, la sicurezza dello Stato dell’Unione», ha dichiarato Lavrov.
Minsk ha dichiarato che non smantellerà le attrezzature né interromperà le forniture di carburante alla Russia, avvertendo al contempo che un attacco da parte dell’Ucraina provocherebbe una reazione.
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Lavrov ha inoltre criticato l’UE per quello che ha definito un sostegno alle minacce di Zelens’kyj, citando le dichiarazioni di una portavoce della Commissione europea che ha accusato la Bielorussia di aiutare la Russia e ha affermato che l’Ucraina ha il diritto all’autodifesa.
Il ministro degli Esteri russo ha sottolineato che l’Europa non può agire da mediatore neutrale nel conflitto mentre arma l’Ucraina, estende le sanzioni alla Russia e appoggia le minacce contro la Bielorussia.
Russia e Bielorussia hanno espresso preoccupazione per la crescente attività della NATO vicino ai loro confini, comprese le esercitazioni Gallant Boar 2026 condotte da Lituania, Polonia e Francia nei pressi del corridoio di Suwalki, una stretta fascia di territorio tra la Bielorussia e la regione di Kaliningrad, in Russia.
Il viceministro degli Esteri bielorusso Igor Sekreta ha affermato che Minsk sta seguendo da vicino l’esercitazione e ha accusato l’Europa di abbracciare un’ideologia militarista. «Chi intendono combattere di nuovo?», ha chiesto.
Russia e Bielorussia hanno negato di avere piani per attaccare la NATO o l’UE a meno che non vengano attaccate per prime accusando, gli Stati occidentali di utilizzare il conflitto in Ucraina, le esercitazioni NATO e il rafforzamento militare sul fianco orientale del blocco per prepararsi a uno scontro diretto con Russia e Bielorussia.
Come riportato da Renovatio 21, in una recente cerimonia militare al Cremlino il presidente russo Vladimiro Putin ha dichiarato che l’Occidente non nasconde nemmeno più i suoi piani di guerra contro Mosca.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
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Cina
L’Iran auspica un partenariato economico più profondo con la Cina
Per l’Iran si prospettano due possibili strade per la ripresa economica: espandere la cooperazione economica con la Cina e la relativa iniziativa «Belt and Road» in Eurasia, oppure riporre le proprie speranze nel fondo di riabilitazione economica da 300 miliardi di dollari previsto dal paragrafo 6 del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran.
Intervenendo ieri a una riunione della Camera di Commercio iraniana volta a rafforzare la cooperazione economica sostenibile tra Teheran e Pechino, Mohamed Ghalibaf – che, oltre a essere presidente del Parlamento iraniano, è anche rappresentante speciale di Teheran in Cina – ha affermato che il futuro economico dell’Iran deve dipendere dalla Cina, come riportato dall’agenzia IRNA. «La Cina è unica per l’Iran, e anche la Cina deve capire che non siamo semplicemente un cliente o un partner commerciale», ha dichiarato Ghalibaf. «Siamo a tutti gli effetti un partner della Cina».
Il Ghalibaffo ha inoltre proposto che Teheran e Pechino sviluppino nuove forme di cooperazione e raggruppamenti regionali, aggiungendo che tali blocchi hanno già iniziato a prendere forma. «Qualunque blocco si formi, la presenza sia dell’Iran che della Cina al suo interno è certa», ha affermato. Ha inoltre dichiarato che Iran e Cina perseguiranno con serietà la creazione di blocchi che coinvolgano gli stati arabi del Golfo Persico.
L’alto funzionario iraniano ha aggiunto che la cooperazione economica rimane la massima priorità di Teheran nei suoi rapporti con Pechino, ha riferito Al Monitor: «Nel campo delle relazioni estere, la nostra priorità principale con la Cina è il settore economico. Sebbene siamo attivi anche in altri ambiti, in tutti i settori l’economia è la priorità assoluta».
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Durante l’incontro, Ferial Mostofi, primo vicepresidente della Camera di Commercio, Industria, Miniere e Agricoltura di Teheran, ha affermato che le aziende cinesi hanno operato in Iran principalmente come appaltatori piuttosto che come investitori a lungo termine. «Finora, i cinesi sono stati presenti in Iran soprattutto come appaltatori e non hanno effettuato investimenti specifici ed efficaci nel Paese». Pertanto, ha aggiunto, «è necessario creare le condizioni favorevoli all’ingresso di veri investimenti cinesi in Iran, rimuovendo alcuni ostacoli».
Al contrario, la proposta del nuovo Memorandum d’intesa di stanziare un fondo di 300 miliardi di dollari, presumibilmente destinato a favorire la ripresa dell’economia iraniana, è destinata a incontrare delle difficoltà. Il Middle East Spectator, canale iraniano con un ampio seguito su Telegram e stretti contatti all’interno di alcuni ambienti della Rivoluzione Islamica, ha espresso le sue critiche alla proposta.
«Innanzitutto, questo fondo per la ricostruzione non verrà erogato direttamente all’Iran tramite un’erogazione di denaro. Si tratta di un «programma di investimenti», non finanziato dal governo. In altre parole, saranno le aziende private a investire nell’economia iraniana per partecipare alla ricostruzione, alla ripresa e allo sviluppo industriale del Paese», ha affermato in una critica al Memorandum d’intesa pubblicata ieri.
«È molto improbabile che le aziende private vogliano investire in Iran, un Paese con un’economia (purtroppo) piuttosto precaria e corrotta. Anche se investissero, l’Iran non controlla dove vanno a finire i soldi. Questo crea due problemi. Da un lato, le aziende arabe/occidentali eserciteranno influenza sull’Iran grazie ai loro investimenti nei progetti di ricostruzione. Ciò aumenta il rischio di coercizione economica e persino di attività di spionaggio».
«Dall’altro lato, queste aziende non si impegneranno certamente in progetti che coinvolgano le Guardie Rivoluzionarie, il che rappresenta un grosso problema. Le Guardie Rivoluzionarie svolgono un ruolo molto importante nel settore edile iraniano. Se i fondi non affluiranno in questi progetti, la ricostruzione non sarà realizzata in modo completo ed efficace, ma sarà estremamente limitata e imposta dal nemico».
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