Internet
Putin si oppone al divieto dei siti porno
Vietare del tutto i siti web per adulti non risolverà il problema che questi siti presentano alla Russia e al mondo, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin durante la sua conferenza stampa annuale di fine anno a Mosca, che si è tenuta parallelamente alla tradizionale sessione di domande e risposte «Linea diretta».
I siti web pornografici rappresentano un problema per la Russia, ha ammesso quando gli è stato chiesto di un possibile divieto di tali contenuti.
«I siti porno sono guardati, credo, in tutto il mondo. È mondiale, non è solo un nostro problema. È un problema anche in molti altri Paesi», ha detto Putin. Anche se in alcuni casi i divieti possono essere un’opzione, è necessario offrire alle persone un’alternativa migliore, ha affermato.
«Così quando qualcuno accede a un sito porno, dice: Guarda, ho visto tutto questo, ma ora voglio vedere qualcosa di diverso, qualcosa di eccitante, capisci?» ha scherzato, anche se non ha suggerito alternative.
In Russia, la produzione e la distribuzione di materiale pornografico sono considerate reati; i trasgressori possono trascorrere fino a 15 anni in prigione. Tuttavia, il consumo privato di tali contenuti rimane legale.
Nel 2021, il Centro principale delle radiofrequenze, supervisionato dal Roskomnadzor, ha suggerito di limitare l’accesso alla pornografia richiedendo agli utenti di accedere tramite il portale governativo Gosuslugi.
Con l’avvio dell’operazione militare speciale, il principale sito pornografico mondiale, Pornhub, aveva chiuso l’accesso alla Russia, scatenando certe scene di giubilo fra il clero ortodosso.
«Vivevamo tra le chimere sataniche, non lo sapevate? Avete notato che l’aria che respiriamo è diventata più pulita?» esclamava un sacerdote russo in un video divenuto virale in rete. «Pornhub è chiuso per gli utenti russi: la civiltà occidentale è disattivata per noi. Pornhub è chiuso! Gesù, quanto abbiamo dovuto pregare prima perché lo si chiudesse!» continuava sorridente il religioso.
«La civiltà occidentale ci è stata disattivata» gioiva il prete. «Ci hanno chiuso tutto» esclamava, terminando con una descrizione del mondo moderno occidentale «vanaglorioso, puzzolente, maledetto nelle sue radici e nelle viscere. È un mondo di profitti, bugie e spargimenti di sangue».
Non si tratta della prima dichiarazione sorprendente da parte del presidente russo in fatto di audiovisivi.
Come riportato da Renovatio 21, al 9° Forum internazionale della cultura a San Pietroburgo, interrogato dal regista serbo Emir Kusturica, Putin aveva difeso l’esistenza di una cinematografia LGBT.
«Vi dirò una cosa inaspettata» ha dichiarato Putin alla domanda di Kusturica sulla possibilità che l’opinione sui temi LGBTQ possa diventare un requisito obbligatorio per vincere alcuni concorsi cinematografici in Occidente. «Anche loro – questi argomenti e queste persone – hanno il diritto di vincere, mostrare e raccontare, perché anche questo fa parte della società. Questo è anche ciò con cui vivono le persone. È brutto se vincono semplicemente ogni tipo di competizione, non serve a niente».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Internet
Google pagherà 68 milioni di dollari per lo «spionaggio» dell’assistente vocale
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Internet
Durov: solo i «morti di cervello» credono che WhatsApp sia sicuro
Pavel Durov, l’imprenditore tecnologico russo fondatore dell’app di messaggistica Telegram, ha dichiarato che non esiste alcun dubbio sulla mancanza di una vera privacy in WhatsApp, commentando la recente causa legale intentata contro la sua società madre.
La scorsa settimana è stata depositata presso un tribunale federale statunitense una significativa class action contro Meta Platforms, Inc. Un gruppo internazionale di querelanti provenienti da Paesi quali Australia, Brasile e India accusa l’azienda di aver diffuso false dichiarazioni riguardo alla privacy offerta dal servizio WhatsApp.
«Bisognerebbe essere completamente fuori di testa per credere che WhatsApp sia sicuro nel 2026», ha scritto Durov su X lunedì, ironizzando sulle pretese secondo cui Meta non potrebbe accedere ai messaggi degli utenti. «Quando abbiamo analizzato il modo in cui WhatsApp ha implementato la sua ‘crittografia’, abbiamo trovato molteplici vettori di attacco».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
La causa mette in discussione il pilastro stesso della promessa di riservatezza di WhatsApp: la crittografia end-to-end attivata di default, basata sul protocollo Signal. Secondo i querelanti, contrariamente a quanto indicato nell’applicazione – ovvero che «solo le persone in questa chat possono leggere, ascoltare o condividere» i messaggi –, Meta e WhatsApp «archiviano, analizzano e possono accedere praticamente a tutte le comunicazioni presumibilmente ‘private’ degli utenti WhatsApp». Le accuse si basano su informazioni fornite da informatori non identificati.
Un portavoce di Meta, Andy Stone, ha respinto con forza le imputazioni. «Qualsiasi affermazione secondo cui i messaggi WhatsApp delle persone non siano criptati è categoricamente falsa e assurda», ha dichiarato Stone in una nota, qualificando l’azione legale come «una frivola opera di finzione».
Durov critica da anni WhatsApp definendola uno «strumento di sorveglianza» e consiglia agli utenti di abbandonarla del tutto, soprattutto dopo l’acquisizione da parte di Meta (allora Facebook) nel 2014. Già nel 2022 aveva messo in guardia sul fatto che le vulnerabilità scoperte «regolarmente» in WhatsApp non fossero casuali, ma probabilmente «backdoor».
Lo stesso Durov ha affrontato gravi procedimenti giudiziari nell’Unione Europea: le autorità francesi lo hanno accusato di aver permesso, attraverso le politiche di moderazione di Telegram, la diffusione di attività criminali. Nel settembre 2024 ha annunciato un aggiornamento dell’Informativa sulla privacy di Telegram, precisando che gli indirizzi IP e i numeri di telefono degli utenti che violano le regole della piattaforma «possono essere divulgati alle autorità competenti in risposta a valide richieste legali».
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni l’imprenditore tecnologico Elone Musk ha più volte accusato Whatsapp di essere uno spyware, invitando gli utenti a disfarsene, aggiungendo che si dovrebbe abbandonare anche Facebook.
Musk aveva sottolineato quindi che «i fondatori hanno lasciato Meta/Facebook disgustati, hanno avviato la campagna #deletefacebook e hanno dato un contributo importante alla costruzione di Signal. Ciò che hanno appreso su Facebook e le modifiche a WhatsApp ovviamente li ha disturbati molto».
Anche l’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro si era scagliato contro Whatsapp dichiarandone la natura di «imperialismo tecnologico».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Yuri Samoilov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Internet
La Francia si muove per vietare i social media ai minori
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Autismo2 settimane faEcco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
-



Immigrazione2 settimane faLe nostre città ridisegnate dagli immigrati
-



Armi biologiche6 giorni faI vaccini COVID mirano a ridurre la popolazione mondiale avvelenando miliardi di persone: parla un medico sudafricano
-



Spirito2 settimane fa«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
-



Gender2 settimane faIl giornale dei vescovi italiani difende la transessualità nei bambini
-



Geopolitica7 giorni fa«L’ordine basato sulle regole» non era reale: ora siamo nell’era della fantasia geopolitica imperiale. Cosa accadrà al mondo e all’Italia?
-



Salute1 settimana faI malori della 3ª settimana 2026
-



Pensiero1 settimana faIl discorso di Trump a Davos















