Connettiti con Renovato 21

Spirito

Preoccupazioni sull’esito del sinodo

Pubblicato

il

Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.

 

Un sinodo che gira in tondo

The Catholic Thing del 13 luglio ha pubblicato il parere di padre Gerald E. Murray, canonista: «In un documento sulla missione della Chiesa, le parole peccato, inferno, redenzione e pentimento non compaiono. L’Instrumentm laboris (IL) – che è servito come base di lavoro per le sessioni sinodali – mira a trasferire il potere dalla gerarchia ai laici in nome dell’uguaglianza battesimale».

 

«Questa concezione del tutto errata del presunto ruolo dei battezzati nel governo della Chiesa rende la prossima assemblea sinodale un esercizio di riflessione non su come promuovere la missione della Chiesa di portare Cristo nel mondo, ma piuttosto su come strappare il potere sacro dai pastori della Chiesa».

 

«Si tratta di una rivoluzione mascherata da tentativo di raggiungere una maggiore fedeltà al Vangelo. Ma non è questo il caso».

Sostieni Renovatio 21

Lo stesso Catholic Thing del 13 luglio ha pubblicato il giudizio dell’accademico Stephen P. White: «Anche dopo tre anni, non abbiamo ancora una risposta semplice alla domanda: cos’è la sinodalità? E il minimo che possiamo dire è che è un grosso problema! Ci viene detto che la sinodalità è una “dimensione costitutiva della Chiesa”».

 

«Ci ​​viene detto che il senso della sinodalità si scopre nella pratica: bisogna praticare la sinodalità per sapere cos’è. Parte dell’obiettivo del sinodo sulla sinodalità è scoprire meglio cosa significa sinodalità. (Perdonatemi questa allusione politica superata, ma mi ricorda: “Dobbiamo approvare la legge per sapere cosa c’è dentro”)».

 

«Se tutto questo sembra circolare e autoreferenziale, anche a questo il Sinodo ha una risposta/non risposta: la circolarità è uno dei vantaggi della sinodalità. “La circolarità del processo sinodale”, ci dice l’IL, “riconosce e rafforza il radicamento della Chiesa nei diversi contesti, al servizio dei legami che li uniscono”. Non è davvero rassicurante. Né chiaro.[…]»

 

«Quindi ecco alcune delle domande a cui vorrei avere una risposta: cosa cambia, modifica, chiarisce, corregge o aggiunge la sinodalità alla formulazione nicena secondo cui la Chiesa è “una, santa, cattolica e apostolica”»?

«Dobbiamo comprendere che la sinodalità – questo “stile” essenziale che ci viene detto è espressione della natura della Chiesa – è stata finora assente nella Chiesa? Se sì, in che modo è essenziale per la Chiesa?»

 

«Se invece la sinodalità è sempre stata presente nella Chiesa – e se fa parte della natura stessa della Chiesa – allora deve essere così, ma perché è così difficile definirla o anche solo descriverla in termini coerenti?»

 

«E se la sinodalità è presente nella Chiesa oggi, se è sempre stata presente nella Chiesa, se è essenziale per la missione della Chiesa, come mai così pochi membri del Popolo di Dio hanno idea di cosa significhi quella parola?»

 

E Stephen P. White conclude che in realtà «la sinodalità esiste principalmente nel campo dell’astrazione e dell’astrazione autoreferenziale».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Lo scopo del sinodo è il sinodo stesso

Nel Catholic World Report del 24 agosto, Russell Shaw, che è stato segretario degli affari pubblici della Conferenza episcopale americana, va nella stessa direzione: «Mentre si avvicina la seconda e ultima sessione del sinodo sulla sinodalità, mi viene in mente che ciò che Papa Francesco sembra avere in mente per il Sinodo, anche se in una forma diversa, è più o meno questo»:

 

«”Il processo è il prodotto” [parafrasando il principio del sociologo canadese Marshall Mc Luhan (1911-1980): “il media è il messaggio”, ndr]». E precisa: «Sebbene esista già un corpus sempre crescente di relazioni, riepiloghi e sintesi sinodali, la sessione di chiusura, dal 2 al 27 ottobre, ne aggiungerà molte altre».

 

«Qualche mese dopo, il Papa presenterà la sua sintesi, raccontandoci cosa pensa che il sinodo sulla sinodalità abbia realizzato. Mi aspetto che questa sia una versione dell’idea McLuhan che ho appena suggerito: la sinodalità stessa è il risultato del sinodo».

 

Russell Shaw vede nella conclusione dell’Instrumentum laboris un’illustrazione della sua tesi. Cita i nn. 109 e 110, due esempi del sabir sinodale: «Tutto in questo mondo è legato e segnato da un desiderio incessante per l’altro. Tutto è appello ad una relazione… che si realizzerà infine nella convivialità sociale delle differenze, pienamente realizzata nel banchetto escatologico preparato da Dio sul suo santo monte».

 

«Quando i membri della Chiesa si lasciano condurre dallo Spirito del Signore verso orizzonti che non avevano ancora intravisto, sperimentano una gioia incommensurabile. Nella sua bellezza, nella sua umiltà e nella sua semplicità, è la conversione permanente del modo di essere Chiesa che il processo sinodale ci invita a intraprendere».

 

E commenta: «Mio Dio! Chi ha scritto questo è senza dubbio un’anima buona che augura il bene della Chiesa. Ma questo mi lascia con un timore simile a quello di McLuhan: e se il processo che ha prodotto queste frasi si rivelasse essere il prodotto stesso?»

Iscriviti al canale Telegram

Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.

 

L’impostura sinodale

Su Crisis Magazine del 29 agosto, il giornalista Eric Sammons non usa mezzi termini, dicendo senza girarci intorno «perché la sinodalità è una farsa». Scrive: «la sinodalità non è un processo in cui vengono ascoltate le preoccupazioni dei laici; è un processo attraverso il quale vengono ignorati».

 

«Il mese scorso, uno stagista dei social media che lavora per la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato un sondaggio su X (ex Twitter). Il sondaggio “sì” o “no” poneva la seguente domanda: “Credi che la sinodalità, come cammino di conversione e riforma, possa rafforzare la missione e la partecipazione di tutti i battezzati?”»

 

«Possiamo immaginare il processo di pensiero di questo giovane stagista. Lui (o lei) è circondato da persone ossessionate dal sinodo. Queste persone vivono e respirano da anni il sinodo sulla sinodalità, e probabilmente lo credono rivoluzionario nella vita della Chiesa».

 

Se questo sondaggio fosse stato effettuato negli uffici della Segreteria, sono sicuro che i voti «sì» sarebbero stati prossimi al 100% del totale. Sono sicuro che questo povero stagista si aspettava un entusiasmo simile dalla gente comune. Qual è stato il risultato quando lo abbiamo chiesto ai cattolici del mondo reale?

 

«Non così roseo! Su 7.001 voti, i “no” hanno rappresentato l’88% del totale. Molte risposte al sondaggio includevano osservazioni concise come ‘per favore predicate il Vangelo’ e ‘vogliamo solo la Messa latina tradizionale’. La risposta è stata così imbarazzante per il sinodo che ha cancellato il sondaggio».

 

Eric Sammons conclude logicamente: «L’ironia di questa risposta estremamente negativa è ovvia. La sinodalità, del resto, pretende di basarsi sull’idea che la Chiesa deve ascoltare le persone, rispondere alle loro speranze e ai loro desideri. Ci viene detto che la Chiesa non ha più bisogno di essere gestita dall’alto verso il basso. Potere al popolo!»

 

«Tuttavia, quando le persone parlavano, i leader sinodali le mettevano a tacere, perché quello che dicevano non era quello che volevano sentire. […] I leader della Chiesa promuovono la sinodalità come la cura per tutti i mali della Chiesa perché la sinodalità è una copertura».

 

«Ciò che sta realmente accadendo è che le fazioni progressiste della Chiesa non sono riuscite a realizzare ciò che vogliono. Cosa vogliono? Basta guardare ciò che ha fatto la Chiesa anglicana nell’ultimo secolo per trovare la risposta: accettazione ufficiale della contraccezione, sacerdoti sposati, donne prete, guardare al divorzio sotto una luce diversa, accettazione dell’omosessualità e altre richieste, legate soprattutto alla sessualità».

 

«I progressisti sono abbastanza intelligenti da sapere che non è sufficiente dichiarare dall’alto che questi insegnamenti sono invertiti; c’è troppo contenuto storico dietro gli insegnamenti tradizionali. Potrebbero anche aver visto come è crollata la Chiesa anglicana in questo modo. Questi progressisti hanno quindi bisogno di un falso processo per ottenere il sostegno dei laici e far credere loro che questa è la loro idea: la sinodalità!»

 

E aggiunge: «Anche questo movimento a favore della sinodalità non è del tutto nuovo. I capi della Chiesa ci hanno provato fin dalla fine del Concilio Vaticano II. I progressisti videro che il Concilio stesso non aveva dato loro tutto ciò che volevano, così crearono un processo formale per attuare “lo spirito del Vaticano II”».

 

«Così è nato il processo moderno dei sinodi, la sinodalità. […] I cattolici tra i banchi diffidano istintivamente del processo sinodale, perché sentono che è una copertura per iniettare veleni progressisti nel sangue della Chiesa. La sinodalità non è un processo in cui vengono ascoltate le preoccupazioni dei laici; è un processo attraverso il quale vengono ignorati».

Aiuta Renovatio 21

Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.

 

L’astuzia sinodale: screditare gli oppositori sui media

Il 6 settembre è intervenuto al sinodo, sul sito di lingua spagnola InfoVaticana, il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Vi era stato invitato ì dal Papa, forse per «indicare ai cattolici ortodossi, bistrattati come conservatori o addirittura tradizionalisti, che la composizione dei partecipanti è equilibrata», come lui stesso ha detto, poco sicuro sul non recitare il ruolo di falsa simmetria.

 

Tuttavia non ha esitato a dichiarare: «contrariamente alla negazione protestante del sacramento dell’ordinazione (vescovo, sacerdote, diacono), la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa esiste per diritto divino. Vescovi e sacerdoti non agiscono come agenti (delegati, mandatari) del popolo sacerdotale e regale di Dio, ma in nome di Dio per il popolo di Dio».

 

«Essi, infatti, sono ordinati dallo Spirito Santo a pascere il gregge di Dio, che egli ha acquistato con il sangue del proprio Figlio come nuovo popolo di Dio (cfr At 20,28). Per questo l’ufficio di vescovo e sacerdote è conferito con un sacramento distinto, affinché i servitori di Dio, così dotati di autorità spirituale, possano agire nel nome e nella missione di Cristo, Signore e Capo della sua Chiesa, nel loro insegnamento, nella funzione pastorale e sacerdotale (Vaticano II, Lumen gentium 28; Presbyterorum ordinis 2)».

 

Il cardinale Müller ha denunciato una manovra dei progressisti: «Il trucco consiste nell’opporsi alla posizione eterodossa, pastoralmente più accettabile, a quella ortodossa. La fede ortodossa non è messa in discussione».

 

«Ma i rappresentanti della fede cattolica vengono psicologizzati come farisei e ipocriti, letteralisti dal cuore freddo, tradizionalisti innamorati del passato o indianisti spiritualmente testardi [L’indianismo è un movimento nato in America Latina nel 1970-1980, che rifiuta le forme ereditate dalla colonizzazione, ndr]. A questo livello intellettuale è facile organizzare una stretta alleanza con i media critici nei confronti della Chiesa e degli ideologi del globalismo socialista e capitalista».

Sostieni Renovatio 21

Ha fatto poi riferimento alla situazione della Germania da cui proviene: «La Chiesa in Germania è in uno stato di rapido declino mentale e spirituale, soprattutto per quanto riguarda i suoi rappresentanti ufficiali e gli ambienti dei funzionari cattolici che vi si sono amalgamati».

 

«Tuttavia, ci sono ancora molti sacerdoti, religiosi e laici, nonché alcuni vescovi, che sono e vogliono rimanere cattolici senza riserve. Tuttavia, sono ostracizzati ed emarginati dai “sinodalisti”».

 

Per concludere, l’alto prelato – pur essendo ancora legato all’insegnamento del Vaticano II, inteso nel senso dell’«ermeneutica della continuità», invano promossa da Benedetto XVI – ha rivelato senza veli la sostanza del suo pensiero sulla sinodalità:

 

«La sinodalità è un termine astratto creato artificialmente e una parola di moda basata sul carattere concreto del sinodo, cioè dell’assemblea regionale o generale dei vescovi cattolici che esercitano la loro carica educativa e pastorale vicini al Papa, ma che paradossalmente mantiene la sua aura di negazione della la costituzione gerarchico-sacramentale».

 

«In un senso più ampio, il Sinodo può anche essere visto come un metodo di collaborazione ottimale tra tutti i membri e le classi della Chiesa, i quali devono essere un cuor solo e un’anima sola nel lodare Dio e nel servire il prossimo (At 2,43-47)».

 

«La sinodalità non è affatto un attributo nuovo della Chiesa, e nemmeno il nome in codice di un’altra Chiesa frutto della fantasia secolarizzata dei protagonisti di una religione universale unificata senza Dio, senza Cristo, senza dogmi e sacramenti della fede cattolica».

Iscriviti al canale Telegram

Un precedente storico

Contro i fatti storici non esistono argomenti pretestuosi che reggano, questo è quanto pensa mons. Jan Hendriks, vescovo di Haarlem-Amsterdam (Paesi Bassi), che, sul Tagespost del 25 agosto, ricorda il disastro della Chiesa in Olanda dopo il Concilio Vaticano II, più di 50 anni fa. Dichiara: «Parlo della mia esperienza in Olanda. Ho frequentato personalmente il Consiglio Pastorale negli anni ’60».

 

«I credenti di questa regione avevano le stesse idee, quelle che ora avanzano sul Cammino sinodale in Germania. Posso solo sottolineare le conseguenze che queste idee hanno avuto su di noi: hanno causato molte divisioni e disordini – tra i credenti, con Roma e la Chiesa universale, e hanno portato ad una forte secolarizzazione. Le persone hanno voltato le spalle alla fede».

 

Alla domanda: «In Germania la gente pensa di dover stare al passo con i tempi per rimanere in contatto. Le realtà della vita delle persone oggi diventano una bussola per la Chiesa», risponde il presule: «Sì, proprio come allora gli olandesi pensavano che questa fosse la risposta alla secolarizzazione».

 

«La gente pensava che dovessero diventare più secolarizzati e rinunciare a certe cose nella loro fede, se volevano vivere nell’atmosfera del loro tempo e stare al passo con i tempi. Ma non era la risposta giusta. Al contrario. Ciò ha portato ad un’accelerazione del processo di secolarizzazione anche all’interno della Chiesa».

 

Queste sono le realtà concrete a cui gli ideologi del sinodo sulla sinodalità – preceduti dai modernisti chimicamente puri del Cammino sinodale tedesco – espongono la Chiesa. A buon intenditore, poche parole!

 

Articolo costituito da articoli previamenti apparso su FSSPX.news.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di michael_swan via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

 

 

 

 

Continua a leggere

Spirito

Il rettore del seminario della FSSPX dice: un giorno il Papa ringrazierà per aver preservato la tradizione cattolica

Pubblicato

il

Da

Il direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X in Svizzera ha affermato che un giorno il Papa li ringrazierà per aver preservato l’insegnamento e la Tradizione della Chiesa.   Padre Bernard de Lacoste, direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X a Ecône, in Svizzera, ha dichiarato al quotidiano svizzero in lingua francese Le Nouvelliste che un giorno il Papa riconoscerà i problemi del Concilio Vaticano II e ringrazierà la Fraternità per il suo lavoro.   De Lacoste ha sottolineato che non intendono provocare uno scisma con le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio senza il permesso del Vaticano.   «Uno scisma è definito dalla volontà di rompere con la Chiesa cattolica. Ma il fatto è che noi celebriamo queste ordinazioni episcopali proprio per rimanere cattolici romani», ha affermato il sacerdote. «Preferiremmo morire piuttosto che provocare uno scisma», ha aggiunto.   Nell’intervista, de Lacoste ha criticato il Concilio Vaticano II per quelli che la Società considera errori modernisti. «Il modernismo è un errore teologico», ha affermato, aggiungendo che gli insegnamenti del Concilio Vaticano II contraddicono «quanto la Chiesa ha insegnato per 20 secoli».

Sostieni Renovatio 21

Secondo don de Lacoste, il concilio non raggiunse il suo obiettivo, ovvero quello di portare una ventata di aria fresca nella Chiesa, come dimostrato dal calo del numero di fedeli praticanti e di sacerdoti.   Ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostiene l’insegnamento tradizionale della Chiesa, specialmente in materia di morale sessuale, che molti nella gerarchia odierna hanno minimizzato o addirittura negato. Ha affermato che il divorzio e il «nuovo matrimonio» civile sono peccati mortali, così come gli atti omosessuali e tutti gli altri atti sessuali al di fuori di un matrimonio valido.   «I rapporti sessuali sono finalizzati alla procreazione, ed esclusivamente all’interno di un matrimonio stabile tra un uomo e una donna che saranno in grado di crescere i propri figli», ha sottolineato de Lacoste. «Questo è l’ordine naturale voluto dal Creatore».   Il direttore del seminario ha descritto i membri della Società come «medici dell’anima» e ha affermato che i fedeli «hanno bisogno della dottrina integrale, dei sacramenti amministrati secondo tale dottrina e della liturgia tradizionale per poter entrare in paradiso».   De Lacoste ha affermato di credere che il futuro della Chiesa risieda nella Tradizione e nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché il numero di cattolici che partecipano alle loro Messe è in costante aumento.   «Siamo certi che un giorno il papa riconoscerà di essersi allontanato dalla dottrina cattolica e ringrazierà la Società per averla preservata nella sua interezza, conferendole lo status canonico», ha concluso.   Le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X, previste senza l’approvazione di Roma, hanno suscitato molte polemiche all’interno della Chiesa, anche tra vescovi e cardinali che difendono la Tradizione cattolica. Mentre il vescovo Athanasius Schneider si è espresso a favore della Fraternità, molti altri vescovi conservatori, come il cardinale Gerhard Müller, il cardinale Robert Sarah e il vescovo Marian Eleganti, si sono opposti alle consacrazioni, avvertendo che si tratterebbe di un «atto scismatico».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News
Continua a leggere

Spirito

Papa Leone XIV elogia la «comunione tra cristiani e musulmani» durante la sua visita in Algeria

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha elogiato la «comunione tra cristiani e musulmani» in un messaggio pubblicato su X durante la sua visita apostolica in Algeria.

 

Il 13 aprile, Papa Leone XIV ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma social mentre si trovava ad Algeri, in Algeria, dove era giunto lo stesso giorno per la prima visita papale nella storia del Paese, invocando la «comunione tra cristiani e musulmani» sotto il patrocinio della Vergine Maria e presentandola come un segno di unità in un mondo segnato da divisioni e conflitti.

 

«La comunione tra cristiani e musulmani si concretizza sotto il manto di Nostra Signora d’Africa», scrisse Leone. «Qui, in Algeria, l’amore materno di Lalla Meryem riunisce tutti come bambini, nella nostra ricca diversità, nella comune aspirazione alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace. In un mondo in cui divisioni e guerre seminano dolore e morte, vivere in unità e pace è un segno inequivocabile».

 

Iscriviti al canale Telegram

Nel suo messaggio, il Papa si è riferito alla Vergine Maria utilizzando sia il titolo cristiano «Nostra Signora d’Africa» sia quello islamico-berbero Lalla Meryem («Signora Maria»), sottolineando così una presunta compatibilità tra le due religioni.

 

In precedenza, quello stesso giorno, papa Leone XIV aveva visitato la Grande Moschea di Algeri, considerata la terza moschea più grande del mondo dopo quelle della Mecca e di Medina. Secondo fonti vaticane, il Papa si è tolto le scarpe come da protocollo ed è rimasto all’interno per diversi minuti, dedicando del tempo alla «riflessione silenziosa» nei pressi del mihrab, elemento architettonico che indica la direzione della Mecca.

 

Il romano pontefice ha inoltre incontrato privatamente il rettore della moschea, al quale ha espresso gratitudine per essere presente in quello che ha descritto come «un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».

 

Il linguaggio utilizzato nel messaggio del papa sui social media, in particolare il riferimento alla «comunione» tra cristiani e musulmani, introduce un termine che ha un significato teologico ben definito all’interno della dottrina cattolica. Nella teologia cattolica, «comunione» indica solitamente la partecipazione alla stessa fede, agli stessi sacramenti e all’unità ecclesiale. Secondo il Vangelo, non è possibile alcuna comunione con coloro che negano Gesù Cristo come Dio, Signore e Salvatore: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio.e» (Gv 14,6).

 

Il quadro generale delle relazioni cattolico-musulmane negli ultimi anni è stato in parte plasmato dal «Documento sulla fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza pacifica» del 2019, comunemente noto come documento di Abu Dhabi, firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar. Tale documento – che ha suscitato un enorme scandalo tra i fedeli – afferma che «il pluralismo e la diversità delle religioni (…) sono voluti da Dio nella Sua saggezza, mediante la quale ha creato gli esseri umani. Questa divina saggezza è la fonte da cui derivano il diritto alla libertà di credo e la libertà di essere diversi».

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, la dichiarazione di Abu Dhabi piacque moltissimo alla massoneria, che si complimentò con il gesuita argentino.

 

Mentre il papa si trovava ad Algeri il 13 aprile, due attentatori jihadisti hanno tentato di compiere un attacco suicida coordinato nella città di Blida, situata a circa 45 chilometri a sud-ovest della capitale algerina. Secondo quanto riportato dalle forze di sicurezza, i due uomini sono stati intercettati dalle forze algerine mentre si dirigevano verso obiettivi civili e di polizia in zone popolate. Gli agenti hanno aperto il fuoco prima che gli attentatori potessero raggiungere i loro obiettivi. Gli ordigni esplosivi indossati dagli aggressori sono comunque detonati, causandone la morte.

 

L’incidente ha riacceso le preoccupazioni riguardo al terrorismo islamista nel Paese, dove non si registrano attacchi confermati dal 2017.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

Papa Leone XIV definisce la moschea di Algeri «spazio proprio di Dio» e prega in silenzio con l’imam

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha visitato la terza moschea più grande del mondo ad Algeri, in Algeria, e si è fermato in preghiera silenziosa con l’imam. Durante il suo ultimo viaggio a Istanbul, non aveva pregato nella Moschea Blu.   Il 13 aprile, Papa Leone ha iniziato il suo viaggio apostolico in Africa, con la prima tappa in Algeria – la prima visita papale nella storia del Paese. Durante la sosta alla Moschea di Algeri, il Papa si è tolto le scarpe come previsto dal protocollo e si è fermato in preghiera silenziosa insieme all’Imam Mohamed Mamoun al Qasimi, mostrando un cambiamento di atteggiamento rispetto a quanto fatto nella Moschea Blu di Istanbul durante un precedente viaggio apostolico.   Il recente viaggio di Papa Leone è iniziato con una visita al luogo di culto islamico, che si classifica come la terza moschea più grande al mondo, dopo quelle della Mecca e di Medina in Arabia Saudita.   Secondo Vatican News, il Papa, dopo essersi tolto le scarpe per entrare, come previsto dal protocollo, è rimasto all’interno per poco meno di dieci minuti, alcuni dei quali trascorsi in «silenziosa riflessione» accanto all’imam e davanti al mihrab, la nicchia scavata nella parete che indica la direzione della Mecca. È verso questa direzione che i musulmani si orientano durante la preghiera. Secondo la tradizione islamica, il mihrab simboleggia la presenza di Dio e la centralità della preghiera.  

Iscriviti al canale Telegram

  Ad accompagnare il Papa c’erano due cardinali: George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri.   Come riportato dalla stessa fonte vaticana, il Papa si è poi ritirato per un momento di dialogo privato con il rettore della moschea, durante il quale ha espresso «gratitudine per trovarsi in un luogo che rappresenta lo spazio proprio di Dio».   Sebbene il Papa, l’imam, i cameraman e gli altri operatori più vicini a lui si fossero tolti le scarpe, altre persone più lontane dalle telecamere erano visibilmente all’interno della moschea con le scarpe ai piedi, il che fa apparire la visita più come una messa in scena mediatica che come un sincero gesto di devozione religiosa.   Nel novembre 2025, durante il suo primo viaggio apostolico in Turchia, Papa Leone XIV visitò la Moschea Blu di Istanbul. Secondo diverse fonti, si tolse le scarpe come previsto dal protocollo, visitò la moschea in silenzio e con rispetto, ma declinò l’invito dell’imam a unirsi alla preghiera.   Il Vaticano aveva inizialmente annunciato un «breve momento di preghiera silenziosa» durante la visita a Istanbul, ma in seguito ha chiarito che il Pontefice aveva scelto di vivere la visita come un momento di ascolto e apprendimento, piuttosto che di preghiera formale. Successivamente, Leone XIV ha spiegato di preferire pregare in una chiesa cattolica, davanti al Santissimo Sacramento, e che il suo gesto non doveva essere interpretato come un segno di mancanza di rispetto verso l’Islam.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Più popolari