Spirito
Papa Leone nomina nuovo nunzio in Germania un vescovo pro-vita e contrario all’ideologia di genere
Papa Leone XIV ha nominato l’arcivescovo olandese Hubertus van Megen nuovo nunzio apostolico in Germania. Giovedì, la Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che monsignor van Megen diventerà il nuovo nunzio apostolico al termine del mandato dell’arcivescovo Nikola Eterovic.
Monsignor Van Megen è stato un diplomatico vaticano per decenni, con incarichi in Somalia, Brasile, Israele e Slovacchia, nonché presso la Missione vaticana alle Nazioni Unite.
All’inizio del 2014 papa Francesco aveva nominato l’olandese nunzio apostolico in Sudan e arcivescovo titolare di Novaliciana (titolo onorifico per un nunzio papale). Poco dopo, è diventato anche nunzio in Eritrea. Nel 2019, è stato trasferito a Nairobi, in Kenya, per ricoprire l’incarico di nunzio in Kenya e Sud Sudan, nonché di osservatore permanente presso il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani.
Negli ultimi decenni, monsignor Van Megen ha criticato lo sviluppo morale e filosofico del mondo occidentale. Nel settembre 2019, durante una visita all’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Orientale (AMECEA) a Nairobi, ha affermato: «fli africani possiedono un dono molto speciale che non devono perdere. Se lo perdete, seguirete la stessa strada dell’Occidente, che significa la fine di una società funzionante».
«Una società può funzionare solo se esiste un senso di comunità, che manca nelle società occidentali», ha affermato, aggiungendo che in Occidente le persone non si assumono alcuna responsabilità né a livello governativo né all’interno della famiglia. «La gente non si cura degli altri, nemmeno dei propri figli», ha detto il nunzio.
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Il prelato ha incoraggiato la Chiesa africana a diffondere la cultura della comunità nei Paesi che avevano perso questo senso. Nonostante sfide come la corruzione, le malattie, la guerra o la povertà, gli africani conservano ancora un forte senso del valore della vita umana, affermò van Megen.
Durante una consacrazione episcopale in Kenya nel 2024, l’arcivescovo ha affermato che «gli insegnamenti della società occidentale sull’aborto, l’eutanasia e la teoria di genere sono chiari sintomi di una società che ha perso la sua bussola interiore e sta andando alla deriva impotente nel mare in tempesta dei desideri umani, sballottata e indebolita sotto ogni aspetto».
Secondo monsignor van Megen, è evidente che la società laica occidentale ha perso la sua forza ed è sempre più concentrata su se stessa. Ha ripreso una dichiarazione dell’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, che solo pochi mesi prima aveva descritto la Chiesa in Europa come “indebolita”.
In un’intervista a Vatican News, monsignor van Megen ha affermato di cercare di costruire un ponte tra il Vaticano e la Chiesa locale nel suo ruolo di nunzio apostolico in diversi Paesi. Tuttavia, ha aggiunto che «alla fine, tutto si riduce all’obbedienza a Pietro; questa è la mia responsabilità primaria».
L’arcivescovo neerlandese si troverà in una posizione difficile, dovendo confrontarsi con l’eretico Cammino sinodale tedesco e con i progetti di riforma eterodossi ad esso associati. Il 31 marzo, il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Heiner Wilmer, ha consegnato al Vaticano, per l’approvazione, lo statuto di una proposta «Conferenza sinodale», un organismo che consentirebbe ai laici cattolici di partecipare all’autorità dei vescovi.
Il suo predecessore, l’arcivescovo Eterović, pur mantenendo un tono diplomatico, si è espresso apertamente contro i tentativi di alcuni vescovi tedeschi di modificare la dottrina della Chiesa. In risposta alle richieste eterodosse di«”riforma» in Germania, Eterović ha ripetutamente invocato l’insegnamento della Chiesa, il diritto canonico e l’autorità del papa, alla quale i vescovi devono sottomettersi.
Il sito web di sinistra dei vescovi tedeschi, katholisch.de, ha concluso che, in base alle dichiarazioni di monsignor van Megen, è probabile che adotti un approccio simile a quello del suo predecessore.
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Immagine di Kleon3 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»
Dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana.
Thomas Reese sj, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: «Perché odio la vecchia Messa in latino». E chiama quella Messa «uno zombie»: la credeva morta, e invece ritorna. In fondo Reese non… pic.twitter.com/uBxJwrcnVH — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 28, 2026
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Spirito
Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»
Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.
In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.
«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.
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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.
«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.
Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.
All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.
«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».
«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Spirito
Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede
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