Connettiti con Renovato 21

Spirito

Mons. Viganò: la Pasqua contro la menzogna

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica l’omelia per la Santa Pasqua di monsignor Carlo Maria Viganò.

 

 

 

 

IN AZYMIS SINCERITATIS

Omelia nella Domenica di Resurrezione

 

Fratres: Expurgate vetus fermentum 

ut sitis nova conspersio, sicut estis azymi. 

Etenim Pascha nostrum immolatus est Christus. 

Itaque epulemur: non in fermento veteri, 

neque in fermento malitiæ, et nequitiæ: 

sed in azymis sinceritatis et veritatis. 

I Cor 5, 7-8

 

Il mondo moderno è ostaggio della menzogna. Tutto ciò che viene teorizzato dall’élite, affermato dalle Istituzioni e propagandato dai media è menzogna, falsità e inganno. 

 

Menzogna è l’emergenza psicopandemica per un virus creato in laboratorio in funzione di una vaccinazione di massa tanto inefficace quanto dannosa per la salute. Menzogna la teoria gender, che nega la distinzione dei sessi voluta dal Creatore e cerca di cancellare nell’uomo l’immagine e la somiglianza con Dio.

 

Menzogna il climate change, basato sul falso presupposto di una crisi climatica provocata dall’uomo e sull’ancor più falsa chimera che la riduzione della CO2 in alcune Nazioni possa minimamente modificare la temperatura terrestre.

 

Menzogna la crisi ucraina, provocata per distruggere il tessuto sociale ed economico dei Paesi europei tramite sanzioni irragionevoli alla Federazione Russa.

 

Menzogna l’Agenda 2030, imposta da una cosca di eversori allo scopo di rendere schiava l’umanità. Menzogna l’ideologia woke, causa della cancellazione della nostra identità, della nostra Storia, della nostra Fede allo scopo di imporre la religione infernale del Nuovo Ordine Mondiale, la barbarie del Great Reset

 

 

Ciò che più sconcerta, è che questa frode ai danni dei popoli – perpetrata da chi, costituito in autorità, dovrebbe invece proteggerli e difenderli – ha infettato anche il corpo ecclesiale, dove altre non meno gravi falsità corrompono la purezza della Fede, offendono la divina Maestà e causano la dannazione di tante anime, che il Signore ha pagato a caro prezzo riscattandole con il proprio preziosissimo Sangue.

 

Menzogna l’ecumenismo, che abbassa il Dio vivo e vero al livello degli idoli delle genti. Menzogna il cammino sinodale, che sovverte la costituzione divina della Chiesa voluta da Cristo, col falso pretesto di ascoltare il popolo di Dio.

 

Menzogna la riforma liturgica, introdotta con la scusa di rendere la Messa comprensibile ai fedeli, al solo intento di togliere onore a Dio e compiacere gli eretici. Menzogna il diaconato femminile, che con l’alibi di dare un ruolo alla donna, attenta alla Messa e ai Sacramenti e manomette gli Ordini Sacri istituiti da Nostro Signore.

 

Menzogna la possibilità per i divorziati e i concubinari di comunicarsi, menzogna le benedizioni delle unioni omosessuali, menzogna l’ingresso dei transessuali in Seminario: la Morale non segue le mode, checché ne dica Bergoglio.

 

Menzogna l’accettazione della sodomia, che troppo spesso pare voler legittimare la condotta di molti Prelati e chierici, piuttosto che salvare l’anima a poveri peccatori.

 

Queste menzogne hanno la sfrontatezza di manifestarsi per tali, come evidenti falsità, prive di argomenti razionali e credibili. Non sono le bugie con cui si cerca maldestramente di nascondere qualcosa: sono l’arrogante affermazione della mistificazione, del sovvertimento della logica, della negazione della verità.

 

Ma perché così tante persone scelgono volontariamente di rinunciare al proprio giudizio critico e di accettare come ragionevoli e vere delle palesi menzogne?

 

Perché l’adesione all’errore è il prezzo che il mondo chiede ai suoi adoratori, a coloro che non vogliono essere emarginati, criminalizzati, perseguitati. E chi è il principe della menzogna, se non Satana, il mentitore, che fu omicida sin dal principio? Satana, che tentò i nostri progenitori con una non meno sfrontata menzogna: Se mangerete di questo frutto, sarete come dei. Ed era una palese falsità, credendo alla quale Adamo ed Eva hanno scelto di abdicare alla ragione e di disobbedire a Dio per seguire una falsa promessa fatta da una creatura ripugnante. 

 

Fu una menzogna anche ciò che Satana promise a Nostro Signore quando Lo tentò nel deserto: Tutto questo sarà tuo… per qualcosa di cui Cristo era non solo padrone, ma anche Creatore. 

 

Nell’Epistola della Messa di questo giorno santissimo, in cui celebriamo la gloriosa Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo dalla morte, l’Apostolo ci esorta ad eliminare il lievito vecchio: expurgate vetus fermentum. Chi ha dimestichezza con gli antichi procedimenti di preparazione del pane sa che la pasta madre è quella porzione di farina e acqua che, lasciata fermentare, diventa massa lievitante. Essa può essere conservata per decenni, periodicamente rimpastata a nuova farina e nuova acqua, sicché il pane di oggi è sostanzialmente legato a tutti i pani precedenti andando indietro nel tempo. Ma se il fermentum è vetus, se il lievito è vecchio, ciò si ripercuote sul nuovo impasto e sul nuovo pane.

 

Spurgare il vecchio lievito significa ricominciare daccapo, compiere un vero great reset dell’anima di ciascuno e del corpo sociale, cancellare il fermento della malizia e della perversità, e ripartire con il pane azzimo, non lievitato, figura della Santissima Eucaristia e Sacramento della nuova ed eterna Alleanza stipulata da Cristo con la Sua Chiesa, nuova nella Grazia e non soggetta alle mutazioni del tempo, delle mode, delle circostanze. 

 

Ecco perché San Paolo parla degli azzimi, del pane non lievitato. Pane di austerità, pane di chi non ha il tempo di tener viva la pasta madre, di chi si prepara con i fianchi cinti a consumare l’Agnello senza macchia e le erbe amare prima di abbandonare la terra d’Egitto e attraversare il Mar Rosso

 

Il reset, la nuova Creazione, la nuova Pasqua si compiono in Cristo, unica, imprescindibile, eterna Verità, Verbo vivo e vero dell’eterno Padre. Il vero reset è ritornare alla Verità di Cristo, di Colui che ha detto di Sé: Io sono la via, la verità e la vita. Una Verità che è, mentre l’errore è un non essere. Una Verità che esige da parte nostra sincerità in azymis sinceritatis – come risposta necessaria dinanzi alla luce del Vero – et veritatis.

 

Satana, scimmia di Dio, imita grottescamente la Creazione cimentandosi in mostruosità che qualsiasi persona sensata riconosce per tali. Imita ancor più grottescamente la Redenzione, promettendo agli uomini che tenta un bene che gli è sconosciuto e che non possiede egli per primo, chiedendo in cambio di riconoscerlo come dio. Questa sua menzogna, noi la dobbiamo riconoscere per tale, la dobbiamo rifiutare e combattere. 

 

Se combattiamo per la Verità – per qualsiasi verità, non solo quella teologica – noi ci schieriamo dalla parte di Cristo; dalla parte di Colui che non mentiva quando annunciava agli Apostoli la propria Morte e Resurrezione.

 

Se invece scegliamo di non combattere per la Verità, o addirittura lasciamo proclamare l’errore o lo diffondiamo noi stessi, ci schieriamo dalla parte di Satana, principe della menzogna, dalla parte di colui che promette e non mantiene, al solo scopo di trascinarci in quel baratro di dannazione in cui ha scelto di sprofondare nel momento in cui, peccando di orgoglio, ha creduto di potersi mettere al posto di Dio e di decidere cosa è e cosa non è, ossia cosa è vero e cosa è falso, cosa è buono e cosa è cattivo, cosa è bello o cosa è brutto.

 

E infatti, il mondo infernale in cui stiamo precipitando è fatto di menzogna, di cattiveria, di bruttezza. Né potrebbe essere altrimenti. 

 

Satana è chiamato principe di questo mondo, e non a caso: egli non è re; il suo potere è effimero e permesso da Dio finché non sarà giunto il momento di porre fine al tempo della prova e giungerà il tempo del Giudizio. Non diversamente avviene per i suoi servi. Anche se il loro potere sembra sopraffarci, anche se i mezzi di cui dispongono sembrano illimitati e schiaccianti, la loro fine si avvicina inesorabilmente, mentre Cristo si riappropria del Suo Regno universale.

 

Oportet illum regnare, occorre che ciò avvenga, è nell’ordine voluto da Dio e nessuno, nemmeno l’intero Inferno, può allungare di un solo istante l’apparente trionfo del male. 

 

Solo due giorni fa contemplavamo i Misteri della Passione e Morte del Signore, dopo le manovre del Sinedrio, gli schiamazzi della turba, le torture dei carnefici. Accompagnavamo con Giuseppe d’Arimatea e le Pie Donne il corpo senza vita di Gesù verso il Sepolcro. Rimanevamo in preghiera nello spoglio silenzio delle nostre chiese. Ma quel consummatum est non significa «tutto è perduto», bensì «tutto è giunto al suo compimento», ossia «l’opera della Redenzione è compiuta».  

 

Χριστὸς ἀνέστη, è il saluto pasquale dei Greci: Cristo è risorto. A cui si risponde: Ἀληθῶς ἀνέστη, è veramente risorto. Surrexit Dominus vere.

 

In quell’ ἀληθῶς, in quel vere, è racchiusa la realtà della Resurrezione del Salvatore, la verità di quell’evento storico in cui la Misericordia dell’Uomo-Dio ha riparato il peccato di Adamo causato dalla menzogna di Satana, che ancora mentiva accusando Cristo con falsi testimoni, che ancora mente per cercare di vanificare i frutti della Redenzione. 

 

Oggi, dopo che le note solenni dell’Exsultet hanno annunciato la gloria della Resurrezione, celebriamo il trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato, la Sua vittoria su Satana.

 

Celebreremo anche la vittoria della Chiesa e della Civiltà Cristiana sui nemici terreni, perché la sorte del Corpo Mistico è stata decretata nel momento in cui il suo Capo divino ha inchiodato sulla Croce l’antico serpente.

 

Mors et vita duello conflixere mirando: Dux vitæ mortuus, regnat vivus.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

9 Aprile 2023

Dominica Paschatis, in Resurrectione Domini

 

 

 

 

 

 

Immagine di Luis Fernández García via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata.

 

 

 

 

Spirito

Consacrazioni per la Chiesa: le parole di mons. Lefebvre

Pubblicato

il

Da

«Non posso, in coscienza, lasciare orfani questi seminaristi, e non posso lasciare orfani neanche voi, scomparendo senza fare nulla per il futuro».
Mons. Lefebvre, Omelia del 30 giugno 1988, a Écône.

 

L’Episcopato, Principio di vita: Il ruolo del Vescovo nella Chiesa

Lo scopo della consacrazione episcopale è trasmettere all’interno della Chiesa il potere di cui le anime hanno assolutamente bisogno; e questo potere è descritto da mons. Lefebvre, seguendo San Paolo, come quello di un padre. È a immagine del potere di Dio, che conduce le anime alla vita di grazia.

 

È il potere di trasmettere la vita, ed è per questo che privare la Chiesa di questo potere equivale a prosciugare le sorgenti della vita in essa, privandola della paternità. Una Chiesa senza vescovi è una Chiesa senza padri, una Chiesa di orfani, una Chiesa senza futuro, una Chiesa incapace di riprodursi e condannata a scomparire. Come la società ha bisogno di padri, così ne ha bisogno la Chiesa.

 

Possiamo quindi comprendere perché le consacrazioni del 30 giugno 1988 siano state l’«operazione di sopravvivenza» della Tradizione. È l’operazione che impedisce la scomparsa del principio di vita.

Sostieni Renovatio 21

Due fonti di vita: giurisdizione e ordine

La parola «vescovo» può essere intesa in due sensi: come colui che detiene il potere dell’ordine o come colui che detiene il potere di giurisdizione. Il potere dell’Ordine sacro è il potere di santificare, cioè il potere di celebrare la Messa, amministrare i sacramenti e impartire benedizioni.

 

Il potere di giurisdizione è il potere di governare e insegnare con autorità. La Chiesa è composta da un’unica gerarchia, un unico corpo di capi, i cui membri sono investiti di due poteri distinti. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 lo afferma chiaramente al paragrafo 3 del canone 108:

 

«Per istituzione divina, la sacra gerarchia, fondata sul potere dell’Ordine sacro, è composta da vescovi, sacerdoti e ministri; fondata sul potere di giurisdizione, comprende il sommo pontificato e il subordinato episcopato».

 

Il canone 109 chiarisce ulteriormente questa distinzione, indicando che vi è una differenza nel modo in cui i poteri vengono acquisiti:

 

«Coloro che sono ammessi nella gerarchia ecclesiastica sono costituiti nei gradi dell’Ordine sacro mediante santa ordinazione; [il papa è costituito] nel sommo pontificato direttamente per diritto divino, attraverso la legittima elezione e l’accettazione di tale elezione; [i vescovi sono costituiti] negli altri gradi di giurisdizione mediante commissione canonica».ù

L’esistenza di questi due poteri è necessaria per la Chiesa e non può essere messa in discussione senza minacciare la vita stessa della Chiesa. In effetti, queste due potenze sono le due fonti di vita nella Chiesa. Rappresentano quindi la paternità di Cristo.

Iscriviti al canale Telegram

Due forme di paternità

La paternità di Cristo si esercita innanzitutto nella sfera dell’intelletto e della volontà. Nella sfera dell’intelletto, l’umanità ha bisogno dell’insegnamento delle verità della fede; nella sfera della volontà, ha bisogno dei precetti di un governo. Il Magistero e il governo non conferiscono la santità, come fanno i sacramenti, ma preparano ad essa.

 

Essi già predispongono l’uomo alla vita divina perché dispongono l’intelletto e la volontà a ricevere la grazia e a vivere secondo essa. Ed è quando Cristo dona questa vita di grazia attraverso i sacramenti che esercita la sua paternità nel modo più perfetto, completo e definitivo. La paternità di Cristo si manifesta dunque nella Chiesa in modi diversi e complementari.

Questo spiega la natura del rapporto che intercorre tra il potere che conferisce la grazia e i poteri che la preparano: il governo e il Magistero si esercitano per disporre le anime a ricevere l’influenza del potere dell’Ordine sacro. Ciò significa che, di norma, il vescovo, e come lui il sacerdote, devono possedere entrambi i poteri simultaneamente: l’Ordine sacro e la giurisdizione. Questo perché il vescovo, come il sacerdote, deve prima preparare le anime, principalmente attraverso l’insegnamento della fede, ma anche attraverso la guida del buon governo, prima di conferire loro la grazia.

Aiuta Renovatio 21

La differenza tra le due paternità

Esiste tuttavia una differenza significativa tra questi due poteri, poiché nessuno può sostituire il sacerdote o il vescovo quando si tratta di realizzare lo scopo di tutta l’attività della Chiesa: condurre le anime alla vita di grazia. La santificazione delle anime è un’opera in cui il ministro è l’unico strumento di Dio, l’unico, perché solo lui è investito del carattere del sacramento dell’Ordine sacro.

 

Ciò si differenzia dall’insegnamento e dal governo, che sono entrambe attività in cui il ministro è il rappresentante di Dio, dotato di una missione legittima e di sufficiente competenza, sulla base della necessaria scienza e prudenza: un tale ministro non è solo nell’esercizio della sua funzione. In casi estremi, anche i semplici fedeli possono custodire e trasmettere la fede e obbedire e garantire l’obbedienza ai precetti della Chiesa, confidando nei loro pastori.

 

È dunque possibile assistere il padre e cooperare con lui, confidando in lui, eccetto nell’atto stesso del dare la vita. Un altro può allevare suo figlio con lui, nutrirlo, istruirlo ed educarlo. Ma nessuno può essere padre al suo posto. Allo stesso modo, il vescovo e il sacerdote sono insostituibili nella Chiesa, perché solo loro possono donare la vita di grazia. Mentre i fedeli possono, pur confidando nel vescovo e nel sacerdote, custodire la fede e la disciplina.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Una paternità unica e insostituibile: quella del vescovo.

E il vescovo è ancor più insostituibile del sacerdote, poiché è colui che dona a chi dona: il vescovo genera non solo la vita di grazia, ma anche il sacerdote, che comunica la vita di grazia. E il vescovo non è solo il capo di coloro che credono e obbediscono, i fedeli, ma anche di coloro che hanno la responsabilità di predicare la fede ed esigere l’obbedienza, i sacerdoti.

 

Da questa prospettiva, il vescovo è il padre assoluto nella Santa Chiesa, il padre di tutti i padri, e quindi il principio stesso della vita di grazia e della vita di fede. È il perfetto rappresentante di Cristo. È lui che adempie le parole di san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 4, versetto 15:

«Se avete molti maestri e magistrati, avete un solo Padre: io vi ho generati in Cristo Gesù mediante il vangelo».

 

La sopravvivenza della paternità

L’iniziativa del 30 giugno 1988 fu dunque la sopravvivenza della paternità nella Chiesa. Mons. Lefebvre voleva darci dei vescovi cattolici per non lasciarci orfani. Voleva, da parte sua, dare continuità alla Chiesa, fornendole i mezzi per trasmettere la fede e la grazia, secondo l’ordine voluto da Dio, che è l’ordine secondo cui un padre genera i suoi figli.

 

Questi vescovi sono quelli della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma sono per la Chiesa. Il loro episcopato è un episcopato supplente, perché non pretende di sostituire l’intero episcopato di tutta la Chiesa. Mons. Lefebvre non voleva trasmettere ciò che non possedeva.

 

Per questo non conferì a questi vescovi il potere di giurisdizione, che solo il Papa poteva affidare loro; non diede loro autorità legale all’interno della Chiesa. Diede loro solo il potere di amministrare i sacramenti, con la conseguente responsabilità di predicare la vera fede, nei momenti di bisogno. Il suo unico scopo era quello di rispondere ai bisogni delle anime in una situazione straordinaria e quindi temporanea.

 

Don Jean-Michel Gleize

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da FSSPX.News

Continua a leggere

Spirito

Boy scout rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una visita in moschea

Pubblicato

il

Da

Un video è diventato virale mostrando un ragazzino che si rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una gita dei castorini scout in una moschea di Stirling, in Scozia, mentre il resto del gruppo e il capo scout adulto hanno seguito le istruzioni e si sono inginocchiati.   Il ragazzo, di cui non si conosce il nome, non protestò. Rimase semplicemente in silenzio mentre tutti gli altri intorno a lui imitavano il loro ospite musulmano. L’Islam richiede ai suoi fedeli di pregare rivolti verso la Mecca cinque volte al giorno, inchinandosi in segno di sottomissione ad Allah.   La gita scolastica al Centro Islamico della Scozia Centrale si è trasformata da un’esperienza di apprendimento su altre religioni a una partecipazione a una religione diversa dal cristianesimo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il gesto del ragazzo, sebbene silenzioso, ha parlato a milioni di persone in tutto il mondo, che lo hanno elogiato per la sua forza d’animo nel resistere alle pressioni per conformarsi a un atto religioso che probabilmente era in contrasto con le sue convinzioni personali.   «Un ragazzo scozzese è rimasto fermo nella sua posizione e si è rifiutato di inginocchiarsi e pregare mentre il suo gruppo di scout visitava una moschea musulmana», ha scritto Catholics for Catholics in un post sui social media che ha rapidamente raggiunto 700.000 visualizzazioni.   «Complimenti ai genitori di questo ragazzo. Noi cattolici dobbiamo rimanere saldi nella nostra fede», ha dichiarato il gruppo con sede negli Stati Uniti.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter
Continua a leggere

Gender

I vescovi elvetici «respingono fermamente» le terapie di conversione per omosessuali e transessuali

Pubblicato

il

Da

La Conferenza Episcopale Svizzera (SBK) ha annunciato martedì di essere «fortemente» contraria alle misure di conversione che cercano di allineare l’orientamento sessuale o l’«identità di genere» di una persona al sesso assegnatole da Dio. Lo riporta LifeSite.

 

I vescovi svizzeri hanno diffuso una dichiarazione a sostegno della proposta di legge presentata al Parlamento svizzero, che vieta le pratiche di conversione per bambini e giovani adulti. Come spiega il disegno di legge, le pratiche di conversione, note anche come «terapia di conversione» o «guarigione omosessuale», mirano a «ripolarizzare» la predisposizione omosessuale di una persona trasformandola in eterosessuale o a modificare l’identità di genere delle persone interessate.

 

«La Congregazione per la Dottrina della Fede (SBK) respinge fermamente le pratiche di conversione», hanno dichiarato i vescovi nella loro nota di martedì. «Esse non sono compatibili con un mandato pastorale basato sull’accoglienza, la veridicità e la protezione della persona. In ambito religioso, tali pratiche possono configurarsi come abuso spirituale quando le persone vengono umiliate, minacciate o manipolate in nome di Dio».

 

«Le pratiche volte a modificare o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere contraddicono la dignità della persona in quanto immagine di Dio e possono causare danni significativi», ha affermato la SBK.

Sostieni Renovatio 21

I vescovi svizzeri suggeriscono quindi che l’orientamento omosessuale e le identità «transgender» non siano intrinsecamente disordinate, ma addirittura positive, in contraddizione con la dottrina cattolica, che dichiara che l’inclinazione omosessuale è «oggettivamente disordinata».

 

La dichiarazione dei vescovi svizzeri potrebbe addirittura suggerire che l’orientamento omosessuale e le confuse «identità di genere» siano preferibili all’orientamento e all’identità sessuale naturali. Se omosessualità ed eterosessualità fossero semplicemente alternative moralmente uguali e neutre, non ci sarebbe motivo di opporsi alla libera scelta di qualcuno di ricercare una di queste alternative.

 

Va tenuto presente che sia le relazioni omosessuali che gli interventi di transizione di genere infliggono violenza fisica, ad esempio tramite mutilazioni chirurgiche. La terapia di conversione, al contrario, oltre ad essere liberamente scelta, consiste principalmente in un percorso di consulenza per superare sentimenti omosessuali indesiderati o per accettare il proprio sesso biologico, la cui efficacia è supportata da studi e testimonianze di coloro che ne hanno beneficiato.

 

I vescovi svizzeri si dimostrano quindi logicamente incoerenti, oltre a contraddire radicalmente l’insegnamento cattolico. Il disegno di legge svizzero stesso è esplicitamente aperto a «misure medicalmente indicate per il riallineamento di genere», dimostrando un doppio standard a favore di interventi che si oppongono al sesso naturale di una persona.

 

Se approvata, la legge vieterebbe ai minori e ai giovani adulti «tutte le misure volte a modificare (“cambiamento di polarità”) o a sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere (SOGIE)».

 

La giustificazione addotta dal Parlamento svizzero per il divieto di conversione per i minori è che «considera l’omosessualità e la transessualità come ‘malattie’» e che, a suo dire, «possono dimostrare di causare grandi sofferenze, danni psicologici fino al suicidio per le persone colpite e non hanno alcun beneficio terapeutico».

 

Gli oppositori della terapia di «conversione» o «riparativa» spesso sollevano obiezioni invocando pratiche marginali e ormai obsolete, come l’elettroshock e altre forme di interventi fisicamente dannosi che oggi non vengono più praticati. Secondo studi gli omosessuali e le persone con disforia di genere presentano livelli basali significativamente più elevati di problemi psicologici, tra cui depressione e ansia, che potrebbero falsare i risultati di qualsiasi intervento a cui partecipano.

 

Malta, Germania, Francia e Grecia hanno già introdotto divieti nazionali sulle terapie di conversione, e progetti di legge simili sono in fase di preparazione in Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Spagna.

 

Negli Stati Uniti, mentre più di 20 stati hanno emanato leggi che vietano le terapie di conversione, la sentenza della Corte Suprema del marzo 2026 nel caso Chiles contro Salazar si è pronunciata contro il divieto del Colorado, citando violazioni dei diritti sanciti dal Primo Emendamento. La decisione potrebbe avere ripercussioni sull’applicazione dei divieti sulle terapie di conversione negli altri stati.

Aiuta Renovatio 21

In Italia non esiste una legge specifica che vieti le terapie di conversione, tuttavia oltre 2.200 psicologi e psichiatri italiani hanno sottoscritto negli anni dichiarazioni di condanna. Gli ordini professionali sanzionano i membri che applicano tali pratiche basandosi sull’obbligo di tutela della salute del paziente, che a dir loro sarebbe quindi minacciata dalla terapia.

 

A fine aprile 2026, l’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza la richiesta di vietare le terapie di conversione in tutti gli Stati membri. A maggio 2026, la Commissione Europea ha pubblicato una raccomandazione ufficiale invitando gli Stati membri (tra cui l’Italia) ad adottare leggi nazionali di divieto. Tuttavia, trattandosi di una raccomandazione, l’atto non è vincolante.

 

Le pressioni derivano anche dall’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) «Vietare le pratiche di conversione nell’Unione Europea», che ha raccolto oltre un milione di firme complessive, di cui circa 62.000 in Italia.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine generata artifizialmente

Continua a leggere

Più popolari