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Mons. Viganò: la Pasqua contro la menzogna

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Renovatio 21 pubblica l’omelia per la Santa Pasqua di monsignor Carlo Maria Viganò.

 

 

 

 

IN AZYMIS SINCERITATIS

Omelia nella Domenica di Resurrezione

 

Fratres: Expurgate vetus fermentum 

ut sitis nova conspersio, sicut estis azymi. 

Etenim Pascha nostrum immolatus est Christus. 

Itaque epulemur: non in fermento veteri, 

neque in fermento malitiæ, et nequitiæ: 

sed in azymis sinceritatis et veritatis. 

I Cor 5, 7-8

 

Il mondo moderno è ostaggio della menzogna. Tutto ciò che viene teorizzato dall’élite, affermato dalle Istituzioni e propagandato dai media è menzogna, falsità e inganno. 

 

Menzogna è l’emergenza psicopandemica per un virus creato in laboratorio in funzione di una vaccinazione di massa tanto inefficace quanto dannosa per la salute. Menzogna la teoria gender, che nega la distinzione dei sessi voluta dal Creatore e cerca di cancellare nell’uomo l’immagine e la somiglianza con Dio.

 

Menzogna il climate change, basato sul falso presupposto di una crisi climatica provocata dall’uomo e sull’ancor più falsa chimera che la riduzione della CO2 in alcune Nazioni possa minimamente modificare la temperatura terrestre.

 

Menzogna la crisi ucraina, provocata per distruggere il tessuto sociale ed economico dei Paesi europei tramite sanzioni irragionevoli alla Federazione Russa.

 

Menzogna l’Agenda 2030, imposta da una cosca di eversori allo scopo di rendere schiava l’umanità. Menzogna l’ideologia woke, causa della cancellazione della nostra identità, della nostra Storia, della nostra Fede allo scopo di imporre la religione infernale del Nuovo Ordine Mondiale, la barbarie del Great Reset. 

 

 

Ciò che più sconcerta, è che questa frode ai danni dei popoli – perpetrata da chi, costituito in autorità, dovrebbe invece proteggerli e difenderli – ha infettato anche il corpo ecclesiale, dove altre non meno gravi falsità corrompono la purezza della Fede, offendono la divina Maestà e causano la dannazione di tante anime, che il Signore ha pagato a caro prezzo riscattandole con il proprio preziosissimo Sangue.

 

Menzogna l’ecumenismo, che abbassa il Dio vivo e vero al livello degli idoli delle genti. Menzogna il cammino sinodale, che sovverte la costituzione divina della Chiesa voluta da Cristo, col falso pretesto di ascoltare il popolo di Dio.

 

Menzogna la riforma liturgica, introdotta con la scusa di rendere la Messa comprensibile ai fedeli, al solo intento di togliere onore a Dio e compiacere gli eretici. Menzogna il diaconato femminile, che con l’alibi di dare un ruolo alla donna, attenta alla Messa e ai Sacramenti e manomette gli Ordini Sacri istituiti da Nostro Signore.

 

Menzogna la possibilità per i divorziati e i concubinari di comunicarsi, menzogna le benedizioni delle unioni omosessuali, menzogna l’ingresso dei transessuali in Seminario: la Morale non segue le mode, checché ne dica Bergoglio.

 

Menzogna l’accettazione della sodomia, che troppo spesso pare voler legittimare la condotta di molti Prelati e chierici, piuttosto che salvare l’anima a poveri peccatori.

 

Queste menzogne hanno la sfrontatezza di manifestarsi per tali, come evidenti falsità, prive di argomenti razionali e credibili. Non sono le bugie con cui si cerca maldestramente di nascondere qualcosa: sono l’arrogante affermazione della mistificazione, del sovvertimento della logica, della negazione della verità.

 

Ma perché così tante persone scelgono volontariamente di rinunciare al proprio giudizio critico e di accettare come ragionevoli e vere delle palesi menzogne?

 

Perché l’adesione all’errore è il prezzo che il mondo chiede ai suoi adoratori, a coloro che non vogliono essere emarginati, criminalizzati, perseguitati. E chi è il principe della menzogna, se non Satana, il mentitore, che fu omicida sin dal principio? Satana, che tentò i nostri progenitori con una non meno sfrontata menzogna: Se mangerete di questo frutto, sarete come dei. Ed era una palese falsità, credendo alla quale Adamo ed Eva hanno scelto di abdicare alla ragione e di disobbedire a Dio per seguire una falsa promessa fatta da una creatura ripugnante. 

 

Fu una menzogna anche ciò che Satana promise a Nostro Signore quando Lo tentò nel deserto: Tutto questo sarà tuo… per qualcosa di cui Cristo era non solo padrone, ma anche Creatore. 

 

Nell’Epistola della Messa di questo giorno santissimo, in cui celebriamo la gloriosa Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo dalla morte, l’Apostolo ci esorta ad eliminare il lievito vecchio: expurgate vetus fermentum. Chi ha dimestichezza con gli antichi procedimenti di preparazione del pane sa che la pasta madre è quella porzione di farina e acqua che, lasciata fermentare, diventa massa lievitante. Essa può essere conservata per decenni, periodicamente rimpastata a nuova farina e nuova acqua, sicché il pane di oggi è sostanzialmente legato a tutti i pani precedenti andando indietro nel tempo. Ma se il fermentum è vetus, se il lievito è vecchio, ciò si ripercuote sul nuovo impasto e sul nuovo pane.

 

Spurgare il vecchio lievito significa ricominciare daccapo, compiere un vero great reset dell’anima di ciascuno e del corpo sociale, cancellare il fermento della malizia e della perversità, e ripartire con il pane azzimo, non lievitato, figura della Santissima Eucaristia e Sacramento della nuova ed eterna Alleanza stipulata da Cristo con la Sua Chiesa, nuova nella Grazia e non soggetta alle mutazioni del tempo, delle mode, delle circostanze. 

 

Ecco perché San Paolo parla degli azzimi, del pane non lievitato. Pane di austerità, pane di chi non ha il tempo di tener viva la pasta madre, di chi si prepara con i fianchi cinti a consumare l’Agnello senza macchia e le erbe amare prima di abbandonare la terra d’Egitto e attraversare il Mar Rosso

 

Il reset, la nuova Creazione, la nuova Pasqua si compiono in Cristo, unica, imprescindibile, eterna Verità, Verbo vivo e vero dell’eterno Padre. Il vero reset è ritornare alla Verità di Cristo, di Colui che ha detto di Sé: Io sono la via, la verità e la vita. Una Verità che è, mentre l’errore è un non essere. Una Verità che esige da parte nostra sincerità – in azymis sinceritatis – come risposta necessaria dinanzi alla luce del Vero – et veritatis.

 

Satana, scimmia di Dio, imita grottescamente la Creazione cimentandosi in mostruosità che qualsiasi persona sensata riconosce per tali. Imita ancor più grottescamente la Redenzione, promettendo agli uomini che tenta un bene che gli è sconosciuto e che non possiede egli per primo, chiedendo in cambio di riconoscerlo come dio. Questa sua menzogna, noi la dobbiamo riconoscere per tale, la dobbiamo rifiutare e combattere. 

 

Se combattiamo per la Verità – per qualsiasi verità, non solo quella teologica – noi ci schieriamo dalla parte di Cristo; dalla parte di Colui che non mentiva quando annunciava agli Apostoli la propria Morte e Resurrezione.

 

Se invece scegliamo di non combattere per la Verità, o addirittura lasciamo proclamare l’errore o lo diffondiamo noi stessi, ci schieriamo dalla parte di Satana, principe della menzogna, dalla parte di colui che promette e non mantiene, al solo scopo di trascinarci in quel baratro di dannazione in cui ha scelto di sprofondare nel momento in cui, peccando di orgoglio, ha creduto di potersi mettere al posto di Dio e di decidere cosa è e cosa non è, ossia cosa è vero e cosa è falso, cosa è buono e cosa è cattivo, cosa è bello o cosa è brutto.

 

E infatti, il mondo infernale in cui stiamo precipitando è fatto di menzogna, di cattiveria, di bruttezza. Né potrebbe essere altrimenti. 

 

Satana è chiamato principe di questo mondo, e non a caso: egli non è re; il suo potere è effimero e permesso da Dio finché non sarà giunto il momento di porre fine al tempo della prova e giungerà il tempo del Giudizio. Non diversamente avviene per i suoi servi. Anche se il loro potere sembra sopraffarci, anche se i mezzi di cui dispongono sembrano illimitati e schiaccianti, la loro fine si avvicina inesorabilmente, mentre Cristo si riappropria del Suo Regno universale.

 

Oportet illum regnare, occorre che ciò avvenga, è nell’ordine voluto da Dio e nessuno, nemmeno l’intero Inferno, può allungare di un solo istante l’apparente trionfo del male. 

 

Solo due giorni fa contemplavamo i Misteri della Passione e Morte del Signore, dopo le manovre del Sinedrio, gli schiamazzi della turba, le torture dei carnefici. Accompagnavamo con Giuseppe d’Arimatea e le Pie Donne il corpo senza vita di Gesù verso il Sepolcro. Rimanevamo in preghiera nello spoglio silenzio delle nostre chiese. Ma quel consummatum est non significa «tutto è perduto», bensì «tutto è giunto al suo compimento», ossia «l’opera della Redenzione è compiuta».  

 

Χριστὸς ἀνέστη, è il saluto pasquale dei Greci: Cristo è risorto. A cui si risponde: Ἀληθῶς ἀνέστη, è veramente risorto. Surrexit Dominus vere.

 

In quell’ ἀληθῶς, in quel vere, è racchiusa la realtà della Resurrezione del Salvatore, la verità di quell’evento storico in cui la Misericordia dell’Uomo-Dio ha riparato il peccato di Adamo causato dalla menzogna di Satana, che ancora mentiva accusando Cristo con falsi testimoni, che ancora mente per cercare di vanificare i frutti della Redenzione. 

 

Oggi, dopo che le note solenni dell’Exsultet hanno annunciato la gloria della Resurrezione, celebriamo il trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato, la Sua vittoria su Satana.

 

Celebreremo anche la vittoria della Chiesa e della Civiltà Cristiana sui nemici terreni, perché la sorte del Corpo Mistico è stata decretata nel momento in cui il suo Capo divino ha inchiodato sulla Croce l’antico serpente.

 

Mors et vita duello conflixere mirando: Dux vitæ mortuus, regnat vivus.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

9 Aprile 2023

Dominica Paschatis, in Resurrectione Domini

 

 

 

 

 

 

Immagine di Luis Fernández García via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata.

 

 

 

 

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Per la prima volta la popolazione cattolica africana supera quella europea

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L’Africa ospita ora più cattolici dell’Europa, con oltre 288 milioni di fedeli nel continente, secondo le ultime statistiche del Vaticano.

 

Secondo i dati pubblicati dall’agenzia di stampa Fides, organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie, nel 2024 in Africa si contavano 288.312.000 cattolici, contro i 287.240.000 in Europa.

 

Le Americhe ospitano la più grande popolazione cattolica: 678.869.000 fedeli, pari al 64% della popolazione totale del continente. Secondo le ultime statistiche delle Pontificie Opere Missionarie, in Asia si contano 156.166.000 cattolici e in Oceania 11.557.000.

 

Il numero di cattolici battezzati è aumentato in ogni continente rispetto all’anno precedente (2023). L’incremento maggiore si è registrato in Africa (+7.580.000) e in America (+6.992.000), seguite da Asia (+968.000), Europa (+911.000) e Oceania (+239.000).

La percentuale di cattolici rispetto alla popolazione totale in ciascun continente è stata registrata come segue: 64% nelle Americhe, 19,9% in Africa, 39,7% in Europa, 3,3% in Asia e 25,9% in Oceania.

 

Al 30 giugno 2024, nel mondo si contavano 1,42 miliardi di cattolici, pari al 17,8% della popolazione mondiale. Per la prima volta in cinque anni, il numero totale di sacerdoti nel mondo è leggermente aumentato, raggiungendo quota 407.421 nel 2024, con un incremento di 425 unità rispetto all’anno precedente.

 

L’aumento è stato trainato principalmente dall’Africa (+1.676) e dall’Asia (+1.065), compensando il calo registrato in Europa (-2.483) e Oceania (-32). Nelle Americhe si è osservato un leggero incremento di 199 sacerdoti, scrive LifeSite.

 

Il numero di sacerdoti non religiosi (ovvero diocesani) a livello mondiale era di 48.511, con una leggera diminuzione di 237 unità rispetto all’anno precedente.

 

Il numero dei vescovi è aumentato leggermente, raggiungendo quota 5.525 a livello globale: 4.365 vescovi diocesani e 1.160 religiosi.

 

Nel mondo, tuttavia, il numero di suore e religiose è diminuito: 580.131 nel 2024, con un calo di 9.292 unità rispetto all’anno precedente. L’Africa è stato l’unico continente a registrare un aumento, mentre in Europa e nelle Americhe si è registrata una significativa diminuzione.

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Anche il numero di seminaristi, sia maggiori che minori, è diminuito a livello globale. Nel 2024 i seminaristi maggiori erano 103.604, con una diminuzione di quasi 3.000 unità rispetto all’anno precedente. L’Africa è stato l’unico continente a registrare un aumento (+786).

 

A livello istituzionale, la Chiesa cattolica gestisce 75.448 scuole dell’infanzia con 7.480.373 alunni; 103.666 scuole primarie con 36.314.935 alunni; 51.810 scuole secondarie con 20.340.808 alunni. Inoltre, 2.685.027 studenti frequentano le scuole secondarie e 4.091.087 gli istituti universitari affiliati alla Chiesa.

 

La Chiesa cattolica gestisce complessivamente 101.110 strutture sanitarie in tutto il mondo: 5.397 ospedali e 13.646 dispensari; 468 case di cura per lebbrosi; 16.263 case per anziani, malati cronici o persone con disabilità; 8.138 orfanotrofi; 10.352 asili nido; 10.624 centri di consulenza matrimoniale; 3.194 centri di riabilitazione sociale; e 33.028 istituti di altro tipo.

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Immagine di Kwameghana (Bright Kwame Ayisi) via Wikimedia pubblica su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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Vaticano: Monsignor Viola, artefice delle restrizioni contro la Messa tradizionale, nominato a San Pietro

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Una delle figure chiave responsabili dell’attuazione di Traditionis custodes riceve un nuovo prestigioso incarico nel cuore del Vaticano.   Il 10 ottobre 2026, Papa Leone XIV ha nominato l’Arcivescovo Vittorio Francesco Viola Arciprete della Basilica di San Pietro a Roma, Vicario Generale per la Città del Vaticano e Presidente della Casa di San Pietro. L’arcivescovo italiano, di 61 anni, aveva ricoperto negli ultimi cinque anni l’incarico di Segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il suo nome compare, in particolare, in calce al documento romano che, nel dicembre 2021, ha ribadito le restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino.   Succede al cardinale Mauro Gambetti, nominato arcivescovo di Chieti-Vasto, in Abruzzo, il 3 ottobre. Nella Basilica di San Pietro, l’arcivescovo Viola sarà responsabile della vita liturgica e pastorale della basilica, mentre la presidenza della Società per la Conservazione dei Beni Ecclesiastici gli affiderà la tutela e la manutenzione dell’edificio. Si tratta di una responsabilità considerevole per l’ex vescovo di Tortona, chiamato a Roma da Papa Francesco nel maggio 2021.   Frate francescano piemontese, il vescovo Viola ha una profonda conoscenza delle grandi basiliche italiane. Prima del suo episcopato, ha ricoperto, tra gli altri incarichi, quello di guardiano del convento e della basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Dottore in Liturgia presso il Pontificio Istituto di Sant’Anselmo, ha insegnato questa disciplina per molti anni prima di entrare nella Curia Romana.

Una firma in calce alle restrizioni

Il 27 maggio 2021, Francesco ha nominato simultaneamente il cardinale Arthur Roche prefetto della Congregazione per il Culto Divino e monsignor Viola segretario. Meno di due mesi dopo, il 16 luglio, è stata pubblicata la Traditionis custodes, ponendo fine alle principali deroghe riconosciute da Benedetto XVI nel 2007 per la celebrazione della Messa tradizionale in latino.   Il nuovo testo sottoponeva sacerdoti e fedeli aderenti al messale del 1962 a un sistema di autorizzazioni, limitava i luoghi di celebrazione e proibiva ai vescovi di autorizzare la formazione di nuovi gruppi. Inoltre, presentava i libri liturgici risultanti dalla riforma conciliare come l’unica espressione della lex orandi del rito romano.   Ma le restrizioni non si fermarono qui. Il 18 dicembre, la Congregazione per il Culto Divino pubblicò le Responsa ad dubia , volte a chiarire l’applicazione del motu proprio. Firmato dal Cardinale Roche e da Monsignor Viola, questo documento aggiunse nuove limitazioni a quelle già imposte cinque mesi prima.   La celebrazione della Messa secondo il vecchio rito in una chiesa parrocchiale divenne quindi un’eccezione che richiedeva una dispensa dalla Santa Sede. L’uso dei libri antichi per i sacramenti fu severamente limitato, mentre il ricorso al tradizionale Pontificale Romanum fu escluso. Persino la possibilità per un sacerdote di celebrare una seconda Messa durante il giorno secondo il vecchio messale era soggetta a specifiche restrizioni.

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Un successore dello stesso dicastero

La partenza dell’arcivescovo Viola apre la strada alla nomina dell’arcivescovo Aurelio García Macías, fino ad ora sottosegretario del Dicastero per il Culto Divino. Questo prelato spagnolo di 61 anni non è un volto nuovo. Entrato al servizio della Congregazione nel 2015, è stato nominato sottosegretario da papa Francesco il 27 maggio 2021. Da allora, ha lavorato all’interno del gruppo incaricato dell’attuazione delle decisioni romane riguardanti la liturgia tradizionale.   Il cardinale Roche mantiene la carica di prefetto del dicastero. Il suo ex sottosegretario diventa il suo principale collaboratore, mentre monsignor Viola si trasferisce a San Pietro. La riorganizzazione avviene dunque tra uomini che hanno lavorato insieme per cinque anni.   Questa nomina rappresenta una promozione per l’arcivescovo italiano e conferma che, sotto Leone XIV, non vi è alcun segnale di un ripensamento della politica perseguita da Francesco nei confronti della messa tradizionale.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
 
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Leone nomina studiosi antritradizionisti Commissione Teologica Internazionale

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Papa Leone XIV ha nominato 24 nuovi membri in un importante organo consultivo teologico vaticano, tra cui teologi che hanno contestato gli insegnamenti tradizionali sul battesimo, attaccato la Fraternità Sacerdotale San Pio X e promosso approcci progressisti alla dottrina cattolica. Lo riporta LifeSite.

 

Il 19 ottobre, la Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato la nomina di 24 nuovi membri alla Commissione Teologica Internazionale per il quinquennio 2026-2031. I nuovi membri sono stati selezionati da una lista presentata dal Cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e includono il dogmatico austriaco Jan-Heiner Tück, la specialista di dialogo islamico Anne-Sophie Vivier-Muresan e teologi progressisti come i padri Khaled Anatolios e Tiago de Fraga Gomes.

 

«È possibile mantenere così rigidamente l’antica dottrina della necessità del battesimo per la salvezza dopo la Shoah e il Concilio Vaticano II? Si può invocare la preoccupazione per la perdita eterna della salvezza come argomento teologico per preservare il canone che permette di battezzare i bambini in pericolo di morte contro la volontà dei genitori?», si chiedeva il professor Jan-Heiner Tück in un’intervista del 2023.

 

L’8 settembre 2023, il professor Jan-Heiner Tück ha esortato pubblicamente papa Francesco a rivedere il canone 868 §2 del Codice di Diritto Canonico, che afferma esplicitamente che «un neonato di genitori cattolici o anche di genitori non cattolici viene battezzato lecitamente in pericolo di morte anche contro la volontà dei genitori».

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Allineandosi alla critica liberale ed ebraica, secondo la quale il consenso è moralmente superiore al significato dei sacramenti, Tück ha apertamente messo in dubbio la possibilità per la Chiesa cattolica di continuare a insegnare, dopo il Concilio Vaticano II, che il battesimo sia strettamente necessario per la salvezza eterna. Ha esortato Roma ad abbandonare il dogma sacramentale tradizionale per evitare di offendere la sensibilità dei non cattolici.

 

Tück condusse anche una campagna contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Definì pubblicamente la posizione canonica della FSSPX un « atto scismatico » e una « chiesa parallela », chiedendo al Vaticano di imporre ai tradizionalisti una sottomissione incondizionata ai decreti del Concilio Vaticano II su ecumenismo, libertà religiosa e dialogo interreligioso. Rifiutando qualsiasi riconoscimento parziale del Concilio, Tück mise in guardia contro una « permeabilità osmotica » tra gli ambienti tradizionalisti e i gruppi politici di destra.

 

I media spesso descrivono Tück come un teologo «conservatore» perché ha difeso l’ordinazione riservata ai soli uomini contro le proposte radicali del Cammino sinodale tedesco, si è opposto alla riabilitazione postuma del noto eretico (mai condannato dalla Santa Sede) Hans Küng e ha criticato la mancanza di chiarezza nelle risposte di papa Francesco ai ben noti dubbi sollevati dai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Juan Sandoval Íñiguez, Robert Sarah e Joseph Zen.

 

Tuttavia, le posizioni teologiche di Tück suggeriscono che ciò che oggi viene definito «conservatorismo» non è altro che un’etichetta vuota applicata a forme di progressismo semplicemente passate di moda. Pur mantenendo una parvenza di terminologia tradizionale su singoli punti istituzionali, Tück abbraccia pienamente i principi cardine del neomodernismo: esige la sottomissione assoluta all’ecumenismo del Concilio Vaticano II, attacca la Messa tradizionale in latino, cerca di modificare il diritto canonico e respinge i difensori del dogma morale cattolico.

 

Un’altra nomina problematica riguarda Anne-Sophie Vivier-Muresan, decana della Facoltà di Teologia dell’Institut catholique de Paris. È la prima decana laica del Theologicum locale ed è una fervente sostenitrice del dialogo interreligioso con l’Islam e le confessioni non cattoliche orientali. Dopo aver diretto l’Istituto per l’incontro islamico e gli studi ecumenici dell’Università, le pubblicazioni accademiche di Vivier-Muresan si concentrano sull’«apertura all’altro credente» e sulla promozione del governo sinodale, sostituendo attivamente la conversione missionaria cattolica con il dialogo interreligioso.

 

Padre Khaled Anatolios, sacerdote greco-cattolico melchita e professore di teologia all’Università di Notre Dame, ha elogiato pubblicamente l’« ermeneutica della misericordia» di Papa Francesco come la sua eredità più costruttiva.

 

Anatolios sosteneva che la compassione pastorale dovesse prevalere sulle norme morali oggettive, fornendo una giustificazione accademica per la sistematica diluizione della teologia morale cattolica sotto le spoglie dell’accompagnamento pastorale. «Anche coloro che criticherebbero [papa Francesco] per quelle che considerano applicazioni errate di questa ermeneutica dovrebbero riconoscergli il merito della sua appassionata articolazione», affermava.

 

Il teologo spagnolo padre Ángel Cordovilla Pérez ha celebrato la nuova nomina come un’opportunità per sancire la sinodalità, l’ecologia integrale e il decimo anniversario di Amoris laetitia nei documenti papali ufficiali.

 

In un progetto di ricerca accademica del 2025, il padre brasiliano Tiago de Fraga Gomes ha esplicitamente promosso la « nouvelle théologie », la cosmologia evoluzionista eterodossa del gesuita Pierre Teilhard de Chardin, e un paradigma pastorale «misericordioso» che sostituisce la legge naturale fissa con il discernimento soggettivo per le coppie in unioni «irregolari», riporta LifeSite.

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«Un movimento teologico fondamentale che ha preceduto il Concilio Vaticano II è stata la nouvelle théologie , di cui i teologi francesi sono stati i principali rappresentanti, tra cui Jean Daniélou, Henri de Lubac, Maurice Blondel e Pierre Teilhard de Chardin, considerati… come fonti di ispirazione», si legge nella ricerca di Gomes. In particolare, «Pierre Teilhard de Chardin ha tentato di conciliare fede e scienza; con una visione evoluzionistica del mondo e dell’umanità, ha ispirato una nuova e più ampia intelligibilità della condizione umana, anche nella sua dimensione religiosa».

 

Parlando di Amoris laetitia e della disponibilità di Francesco a introdurre alla Santa Comunione le coppie divorziate e risposate, la ricerca afferma inoltre: «La logica che il Papa comprende è quella della capacità ecclesiale di adottare la misericordia come unico ed essenziale paradigma pastorale, poiché la sua fonte è il Vangelo e la pratica di Gesù. D’altra parte, è vero che accanto a questo paradigma… c’è anche quello di una cura pastorale più rigorosa, fondata su una serie di risposte convincenti e oggettive ai drammi umani, frutto di una fredda morale d’ufficio… Qui sta la possibilità di integrazione nella vita ecclesiale, sia attraverso la partecipazione a gruppi e attività, sia anche sacramentalmente. È necessario guardare alla soggettività della persona, per avvicinarla, e mai allontanarla, dalla salvezza in Cristo».

 

Istituita da Papa Paolo VI nel 1969 per istituzionalizzare la collaborazione tra vescovi e teologi a seguito del Concilio Vaticano II, la Commissione Teologica Internazionale è composta da un massimo di 30 studiosi nominati per mandati quinquennali per svolgere studi specialistici per il Papa e il Dicastero per la Dottrina della Fede.

 

Lungi dal salvaguardare la dottrina e la morale cattolica tradizionale, la commissione ha ripetutamente agito da motore di innovazione dottrinale. In particolare, il 21 agosto 2026, la commissione ha pubblicato «Prendersi cura della nostra casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», un documento teologico che legittimava l’evoluzionismo teilhardiano e il «panenteismo», la credenza eretica secondo cui Dio e l’universo creato si compenetrano e si evolvono insieme.

 

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

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