Spirito
Mons. Strickland: dichiarazione sul conflitto tra Israele e Iran
Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo testo di monsignor Giuseppe Strickland, già vescovo della diocesi texana di Tyler rimosso da Bergoglio, sulla situazione di guerra in Medio Oriente. Lo scritto è apparso su LifeSiteNews.
La terra dei profeti è di nuovo intrisa di sangue e gli uomini parlano di guerra dimenticando la giustizia di Dio. Ma la vera guerra non è quella della carne e del sangue, «poiché non è la nostra lotta col sangue e colla carne, ma contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria» (Ef 6,12 ).
La Chiesa non deve tacere. Deve gridare con la voce del suo Signore: «No, vi dico; ma se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,3).
Non lasciate che i vostri cuori siano induriti dal nazionalismo, dalla vendetta o dalla paura. Né Israele né l’Iran sono innocenti, e nemmeno le nazioni che li armano. Ma più delle loro armi, sono i loro peccati a provocare la giusta ira del Cielo.
Il Signore ha detto: «e ridurrò in angustia gli uomini; andranno brancolando come ciechi, perché hanno offeso il Signore» (Sof 1,17 ).
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La soluzione non sta nella potenza militare, né in fragili trattati, ma nel pentimento. Che la Chiesa levi la sua voce e chiami tutti i popoli al digiuno, al pianto e al ritorno al Signore. Perché solo Cristo è la nostra pace, che ci ha riconciliati nel suo sangue (cfr. Ef 2,14-16).
Invito tutti i fedeli a pregare per la conversione di tutti gli ebrei e i musulmani e di tutti coloro che non conoscono il Signore e la vera fede, perché la spada che conta non è di ferro, ma la Parola di Dio che trafigge il cuore.
E mi rivolgo a tutti i leader terreni in posizioni di potere: guai a voi che stringete alleanze ma non per mezzo dello Spirito di Dio. Il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte, e non scamperete. «Accogliete l’ammonizione e [ravvedetevi], perché non s’adiri il Signore, e periate lontano dalla retta via» (Sal 2,12).
«I vostri fianchi siano cinti e le vostre lampade accese (…) Voi pure state preparati, perché nell’ora che non pensate, verrà il Figliuol dell’uomo» (Lc 12, 35, 40).
Nell’amore di Cristo e nella comunione dello Spirito Santo,
Joseph E. Strickland
vescovo
Le traduzioni dei versetti biblici in Italiano sono estratte dalla Bibbia Ricciotti
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Immagine di Beauty of the Traditional Latin Mass via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
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I fedeli dell’ex diocesi peruviana di Leone lo esortano a revocare lo «scandaloso» rifiuto del titolo di Corredentrice
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Spirito
Sinodo tedesco: a un bivio nel 2026
La Chiesa cattolica in Germania continua la sua deriva, impegnata da diversi anni in un processo di decostruzione interna senza precedenti. Al centro di questa impresa c’è l’ormai famigerato Cammino Sinodale, lanciato nel 2019 con il pretesto di «riforma» e «dialogo». Nel 2026, si avvicina il momento della verità: il nuovo pontefice, Leone XIV, confermerà o respingerà questo tentativo di istituzionalizzare una chiesa nazionale di stampo protestante creando un organo di governo permanente con pari rappresentanza di vescovi e laici?
Fin dalla Riforma luterana, la Germania si è distinta per la sua sconfinata immaginazione nel rimodellare la Chiesa secondo lo spirito del mondo. L’ultima innovazione, il progetto di un Consiglio Sinodale, si inserisce in questa tendenza disastrosa. Presentata come uno strumento di «corresponsabilità», questo organismo riunirebbe vescovi e laici con effettivo potere decisionale, incidendo direttamente sull’autorità del vescovo diocesano. Gli ambiti interessati sarebbero vasti: gestione finanziaria, orientamenti pastorali, disciplina ecclesiastica e persino insegnamento morale, che è immutabile per natura.
Per gli ideologi progressisti, questo rappresenterebbe un salvifico passo avanti democratico, volto a ripristinare la fiducia perduta. Per ogni cattolico ancora permeato dallo spirito di fede, si tratta di un attacco diretto alla costituzione divina della Chiesa. L’autorità nella Chiesa non deriva né da un voto né da un consenso sociologico, ma dal sacramento dell’Ordine Sacro. Il vescovo è successore degli Apostoli; non è né un delegato a un’assemblea né un semplice leader di una comunità. E il Romano Pontefice ha il compito di confermare i suoi fratelli nella fede, non di avallare la loro capitolazione allo spirito dei tempi.
Per il momento, questo Consiglio Sinodale esiste solo sulla carta. La sua attuazione dipende interamente dall’approvazione esplicita della Santa Sede, in quanto contraddice direttamente il diritto canonico, i concordati esistenti e, più fondamentalmente, la natura stessa della Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo.
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Fin dalla sua elezione, Papa Leone XIV sembra aver adottato una posizione cauta, se non esitante. In alcune recenti dichiarazioni, in particolare durante la conferenza stampa tenuta sull’aereo di ritorno dal suo primo viaggio apostolico nel dicembre 2025, ha ribadito che l’unità della Chiesa universale non può essere sacrificata sull’altare dei particolarismi locali, con il rischio di provocare uno scisma di fatto.
Tuttavia, le questioni di governance sono solo un aspetto del problema. Diverse risoluzioni del Cammino Sinodale stanno suscitando seria preoccupazione a Roma, a cominciare dalla benedizione liturgica delle coppie omosessuali. Già praticata in alcune diocesi della Germania settentrionale, questa innovazione costituisce una chiara rottura dottrinale. Nonostante la patina semantica che invoca una «evoluzione pastorale», essa contraddice apertamente l’insegnamento costante della Chiesa sulla legge naturale e sulla morale cristiana. A Roma, rimane – Deo gratias – ufficialmente respinta.
La richiesta di un ruolo sacramentale per le donne rientra nella stessa logica sovversiva. Le richieste di ordinazione di diaconesse, o persino di donne prete, incontrano la ferma opposizione della Curia, fondata sul Magistero infallibile. Allo stesso modo, la messa in discussione del celibato sacerdotale, presentato come una mera disciplina modificabile, tradisce una profonda incomprensione della natura del sacerdozio cattolico.
Un altro fattore, meno spirituale ma non meno decisivo, pesa molto sulla questione: il denaro. Grazie alla tassa ecclesiastica, la Chiesa tedesca è una delle più ricche al mondo. Una rottura con Roma comporterebbe innumerevoli complicazioni legali relative alla proprietà e allo status pubblico delle diocesi. La Santa Sede procede quindi con la cautela di un serpente: una condanna chiara rischia di accelerare un’aperta secessione e notevoli perdite finanziarie; Un’eccessiva indulgenza, d’altra parte, indebolirebbe seriamente l’autorità romana e invierebbe un segnale disastroso alla Chiesa universale.
Gli scambi tra i vescovi tedeschi e i dicasteri romani, in particolare quelli responsabili della Dottrina della Fede e dei Vescovi, stanno aumentando. Alcuni suggeriscono una soluzione di compromesso: l’autorizzazione di un consiglio consultivo rafforzato, ma privo di potere vincolante, al fine di preservare formalmente la gerarchia e soddisfare parzialmente le richieste dei laici.
Tuttavia, il divario continua ad ampliarsi. Da un lato, una base tedesca ampiamente conquistata alle idee moderniste richiede riforme immediate e irreversibili. Dall’altro, Roma sta temporeggiando, invocando l’unità millenaria della Chiesa. L’anno 2026, previsto per la valutazione finale del Cammino Sinodale sarà una prova decisiva per il pontificato di Leone XIV.
Avrà il coraggio di anteporre la fede cattolica ai calcoli umani e di ricordare con fermezza ai vescovi della Germania – come desiderano tanti fedeli – la loro obbedienza dottrinale e disciplinare? La sua risposta determinerà non solo il futuro del cattolicesimo in Germania, ma anche la resistenza della Chiesa universale all’assalto del modernismo.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: basilica di Sant’Ulrico e Santa Afra ad Augusta.
Immagine di Diego Delso via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Arte
La Sagrada Familia sarà presto la chiesa più alta del mondo
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