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Famiglia

Lettera del Superiore Generale FSSPX agli amici e benefattori

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Renovatio 21 pubblica la lettera n.94 del Superiore Generale della Fraternità San Pio X (FSSPX) don Davide Pagliarano agli amici e benefattori, apparsa su FSSPX.News.

 

Il ruolo del padre nel favorire le vocazioni.

Cari fedeli e, in particolare, cari padri di famiglia,

 

Come sapete, abbiamo voluto dedicare questo Anno Santo alle preghiere e agli sforzi necessari per implorare dal cielo la grazia delle vocazioni. E non si può parlare della nascita di una vocazione senza evocare il ruolo della famiglia.

 

Nostro Signore stesso, sacerdote per eccellenza fin dal momento dell’incarnazione, ha voluto crescere in una famiglia per santificarla in un modo particolare ed esemplare. Va da sé che l’esempio delle virtù domestiche è, in un certo senso, il primo seminario e noviziato di ogni anima che Dio chiama al suo servizio.

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Vorremmo dedicare queste brevi riflessioni al ruolo più specifico del padre di famiglia. Nel mondo moderno, tutto contribuisce a distruggere la sua autorità; ma ancor più oggi, sono la sua responsabilità e la sua missione a essere sempre più distorte a causa di ciò che potremmo definire, in parole povere, il «wokismo» contemporaneo. Oggi, uomini e donne, mariti e mogli, sembrano avere ruoli identici e responsabilità equivalenti: questo crea una confusione totale e un’atmosfera corrotta.

 

Le prime vittime di questa terribile confusione sono coloro che dovrebbero essere educati a diventare adulti e ad assumere un giorno, a loro volta, responsabilità. Anche in questo caso, solo il Vangelo può ristabilire l’ordine che la modernità ha distrutto.

 

Il punto di partenza

Quali consigli possiamo quindi dare a un padre che vuole educare bene i suoi figli e, se è volontà di Dio, far sbocciare una o più vocazioni nella sua famiglia? Innanzitutto, non si tratta semplicemente di fare questo o quello, o di evitare questo o quello. Si tratta innanzitutto di vivere abitualmente in uno spirito di fede e di carità, perché la vocazione è una risposta alla chiamata di Dio, che presuppone una prospettiva soprannaturale e, allo stesso tempo, una generosità senza limiti per dare tutto ciò che siamo a Dio. Da queste disposizioni abituali scaturiranno naturalmente atti e comportamenti corrispondenti.

 

San Paolo ci fornisce la chiave per capire da dove cominciare. È dovere del marito amare la sposa con lo stesso amore che nostro Signore ha mostrato verso la sua Chiesa: «Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla, dopo averla purificata con il battesimo d’acqua mediante la parola di vita, e presentarla a sé stesso come una Chiesa gloriosa, senza macchia né ruga o altro, ma santa e immacolata» (Ef 5,25-27).

 

Va da sé che l’amore per la propria sposa ha un impatto diretto anche sui figli. Innanzitutto osservando come il padre ama e tratta la madre, un adolescente scopre – molto più di quanto possiamo immaginare – quale sia l’immagine della generosità e dell’amore di Nostro Signore sulla terra. Se un giorno Dio lo chiamerà al suo servizio, egli stesso dovrà essere, in modo ancora più grande e a un titolo differente, l’immagine dello stesso amore e della stessa autorità. Cerchiamo allora di cogliere cosa significhi l’amore del padre in relazione alla sposa e a Dio.

 

Il vero amore, che è alla base del grande ideale che Nostro Signore comunica a ogni padre, può essere ricondotto a tre atti fondamentali, ai quali tutti gli altri possono essere assimilati. Innanzitutto, l’amore presuppone che si conosca a fondo la persona amata: la si vede, la si contempla, la si ammira. In secondo luogo, l’amore condiziona completamente il modo in cui trattiamo la persona amata: suscita un profondo rispetto, proporzionato al grado di amore. Infine, il vero amore ci porta ad agire con assoluta dedizione e spirito di servizio.

 

 

Ammirazione

Innanzitutto, il marito deve ammirare la sposa come colei che Dio ha voluto e scelto per lui, per essere la madre dei suoi figli e l’aiuto unico e insostituibile per sostenerlo, sia nella sua missione di capo famiglia che nella santificazione della sua anima. La moglie è vista e ammirata innanzitutto come un dono di Dio, dotata delle qualità che le permettono di svolgere la sua missione di sposa e madre al suo fianco.

 

Così, attraverso di lei, l’ammirazione del marito si estende naturalmente al piano di Dio per la famiglia, alle leggi divine e infine a Dio stesso e alla sua saggezza. Questa prospettiva trascendente deve essere approfondita sempre di più con il passare degli anni.

 

Nulla lascia un’impronta più profonda nell’anima di un bambino o di un adolescente che crescere con questo esempio davanti agli occhi: lo aiuta a diventare sempre più consapevole del posto che occupa nel piano di Dio, umile e dipendente, e a capire che è comunque chiamato da Dio a grandi cose, proprio in ragione di questa dipendenza.

 

Certamente questa dimensione di ammirazione deve essere comunicata al bambino non solo in ambito naturale, in relazione alla grandezza e alla perfezione delle leggi della creazione, ma soprattutto in tutto ciò che riguarda i misteri di Dio e della religione. Tocchiamo qui direttamente il frutto della grazia sacramentale del matrimonio, che conferisce al matrimonio cristiano una dimensione del tutto superiore al matrimonio puramente naturale.

 

Molto spesso i misteri di Dio e i doveri della religione diventano stantii, perché sono vissuti in modo ripetitivo e passivo, senza alcuno sforzo di penetrazione da parte del padre. Non deve sorprendere che la stessa passività e mancanza di entusiasmo si riscontrino poi nei figli. La mancanza di ammirazione ci impedisce di avere un vero ideale e di essere in grado di comunicarlo. Ciò che dovrebbe essere un ideale diventa allora qualcosa di astratto, un’altra nozione da imparare e memorizzare, ma senza la capacità di metterci il cuore, occupato altrove.

 

Un padre che conosce e vive le verità della fede, che parla ai suoi figli del catechismo, dell’esempio dei santi, dell’amore di Nostro Signore, alimenta costantemente in sé e intorno a sé l’ideale a cui tutto deve essere ricondotto. In questo modo, troverà facilmente argomenti di conversazione sempre interessanti e aiuterà i suoi figli a sfuggire alle onnipresenti insidie della banalità e della volgarità.

 

Ma ancora una volta, è estremamente suggestivo vedere come, a una sposa cristianamente ammirata, corrisponda un Dio ricercato e contemplato: non c’è nulla di più efficace per la formazione morale di un adolescente che vedere questi due atti d’amore completarsi armoniosamente nella persona del padre.

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Rispetto

In secondo luogo, il vero amore genera rispetto. Un figlio rispetterà sua madre se vedrà suo padre fare lo stesso. Questo rispetto da parte del padre permea tutti i suoi rapporti con la moglie, il modo in cui le parla, parla di lei, la considera e la tratta. Non si tratta di una questione puramente e semplicemente di buone maniere o di una sorta di educazione coniugale puramente formale.

 

È piuttosto l’espressione esterna di un amore profondo che condiziona spontaneamente ogni relazione. È evidente che questo profondo rispetto trova il suo fondamento e la sua massima espressione nella purezza. È impossibile amare la propria sposa come Nostro Signore ha amato la sua Chiesa se innanzitutto non lo si fa nella purezza. Non c’è nulla come questa virtù che renda sana la vita matrimoniale e manifesti infallibilmente il rispetto dovuto al coniuge. Essa condiziona il linguaggio e gli atteggiamenti quotidiani; spinge il padre a vigilare per tenere fuori dalla casa tutto ciò che potrebbe in qualche modo offuscare quest’atmosfera di rispetto e purezza.

 

Tutto questo, ovviamente, deve essere a maggior ragione alla base del rapporto della famiglia con tutto ciò che è sacro: la legge di Dio, le sue esigenze, i doveri che ne derivano e soprattutto il rapporto con le persone consacrate. Non c’è nulla di più efficace per distruggere le vocazioni future della mancanza di rispetto per le cose e le persone sacre. La Rivoluzione ha sempre cercato di screditare la Chiesa e di ridicolizzare i suoi misteri sfruttando al massimo le mancanze dei suoi membri. È una tattica che purtroppo funziona ancora.

 

Deve la sua efficacia a questa diabolica e accattivante associazione tra il sacro e ciò che è riprovevole negli esseri umani. Non dobbiamo cedere a questa tentazione, scivolando in uno spirito di critica che causerà ferite nascoste ma irreparabili nei figli. Queste ferite alimenteranno l’indifferenza o la diffidenza.

 

Mantenere il rispetto per tutto ciò che è sacro – persone e cose – non significa giustificare le debolezze e le disfunzioni. Significa semplicemente amare la Chiesa come la ama Nostro Signore: per ciò che è e per ciò che in lei continua a santificare e salvare le anime, nonostante i difetti inevitabili dei suoi membri e nonostante gli sforzi dei suoi nemici per ostacolare la sua opera. Questo punto è estremamente importante e delicato: su di esso un padre deve sempre vigilare ed esaminare se stesso.

 

Naturalmente, rispettare tutto ciò che è sacro non significa semplicemente astenersi dal criticarlo o disprezzarlo; per un padre, significa mostrare positivamente un’obbedienza incondizionata, gioiosa e sincera alle leggi di Dio e della Chiesa, eco fedele di Nostro Signore che obbedisce al Padre sempre e in tutto. Inoltre, non si tratta solo di dare l’esempio, ma di guidare paternamente gli altri membri della famiglia all’obbedienza.

 

La sua autorità gli è affidata a questo scopo: far rispettare l’ordine sacro stabilito da Dio, con dolce intransigenza, sapendo che così facendo sarà all’altezza della missione che gli è stata affidata.

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Dedizione

Infine, il vero amore porta alla dedizione. Nel pieno senso cristiano del termine, dedizione significa qualcosa di molto specifico: il dono di se stessi. Ecco a cosa conduce. Ancora una volta, è prima di tutto nei confronti della sposa che ci si aspetta che un padre mostri questa generosità.

 

Non fa calcoli, si dedica volentieri a colei che gli è stata affidata, accetta generosamente i suoi limiti, i suoi difetti, le sue debolezze, senza cadere nell’amarezza e nella recriminazione. Nulla nella vita familiare porta alla delusione, perché tutto è accettato e vissuto come un dono di Dio. Amore ed egoismo sono due termini che si escludono a vicenda. Anche in questo caso, Nostro Signore è l’esempio perfetto dello Sposo che per primo ha amato la Chiesa, senza alcun calcolo e senza altro scopo che quello di purificarla, arricchirla moralmente e salvarla.

 

Nella vita di tutti i giorni, questa dedizione assumerà mille forme diverse in una grande varietà di circostanze, ma sempre in nome della stessa carità.

 

È chiaro che questa generosità del padre di famiglia deve riflettersi negli atti propri alla virtù di religione, sia all’interno che all’esterno della famiglia. Le applicazioni sono molteplici, e vorremmo sottolinearne una in particolare: pregare insieme in famiglia. Troppo spesso questo dovere viene trascurato. Troppo spesso si ritiene che sia principalmente un compito della madre, a cui si associano gli altri membri della famiglia. Questo è sbagliato e rappresenta una grave mancanza per un padre.

 

Non c’è nulla di più necessario e più coinvolgente per un bimbo che vedere il padre tornare a casa dal lavoro e inginocchiarsi in mezzo ai suoi figli con il rosario in mano. Naturalmente, sarà spinto a seguire il suo esempio per tutta la vita, soprattutto in mezzo alle prove e nei momenti di fatica. Se Dio lo chiama, sarà pronto a rispondere.

 

 

Lo spirito di sacrificio

Non si può perseverare nella preghiera quotidiana in famiglia senza un vero spirito di sacrificio. La sera, tutti hanno ancora qualcosa da fare e sono stanchi, tranne forse i più piccoli che non sanno ancora pregare, ma corrono fino all’ora di andare a letto. In un buon padre prevale lo spirito di sacrificio. Ama troppo la sua sposa, i suoi figli e il suo Dio per lasciarsi andare. Non accetta di arrendersi.

 

La sua generosità lo porta a fare il possibile per sostenere la parrocchia e, più in generale, tutti coloro che può aiutare, anche al di fuori della sua famiglia. Non si tratta di intraprendere grandi opere. Si tratta semplicemente di essere pronti a offrire un po’ del proprio tempo e dei propri talenti, spesso in modo discreto. Inevitabilmente, i primi a beneficiare di questa generosità al di fuori della famiglia sono i figli stessi. Hanno davanti agli occhi l’esempio di un buon padre che, senza far mancare loro nulla, trova le risorse per fare del bene e spendersi anche al di fuori della famiglia. Questo esempio li prepara a praticare la stessa generosità, qualunque sia la strada che Dio ha scelto per loro.

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Cosa dice il Magistero della Chiesa

Papa Pio XI, più di ogni altro, ha saputo sottolineare il ruolo insostituibile della famiglia nel favorire le vocazioni. Ecco, a mo’ di conclusione, quanto ci ha insegnato nella sua enciclica Ad catholici sacerdotii del 20 dicembre 1935:

 

«Il primo e più naturale giardino, dove devono quasi spontaneamente germinare e sbocciare i fiori del santuario, è sempre la famiglia veramente e profondamente cristiana. La maggior parte dei Santi Vescovi e Sacerdoti, “le cui lodi celebra la Chiesa” (Eccli 44,15), devono l’inizio della loro vocazione e della loro santità agli esempi ed insegnamenti di un padre pieno di fede e di maschia virtù, di una madre casta e pia, di una famiglia in cui regnava sovrana con la purezza dei costumi la carità di Dio e del prossimo».

 

«Quando in una famiglia i genitori, ad esempio di Tobia e di Sara, domandano a Dio una prole numerosa “nella quale venga benedetto in eterno il nome del Signore” (Tb 8,9), e la ricevono con gratitudine come dono celeste e come prezioso deposito, e si sforzano di instillare ai figli fin dai primi anni il santo timor di Dio, la pietà cristiana, una tenera devozione a Gesù Sacramentato e alla Vergine Immacolata, il rispetto e la venerazione per i luoghi e le persone sacre; quando il figli vedono nei genitori il modello di una vita onesta, laboriosa e pia; quando li vedono amarsi santamente nel Signore, li scorgono spesso accostarsi ai Santi Sacramenti, obbedire non solo alle leggi della Chiesa circa l’astinenza e il digiuno, ma anche allo spirito della mortificazione cristiana volontaria; quando li vedono pregare anche in casa, riunendo intorno a sé tutta la famiglia perché la preghiera comune s’innalzi più gradita al cielo; quando li sanno compassionevoli alle miserie altrui e li vedono dividere coi poveri il molto o il poco che posseggono, è ben difficile che, mentre tutti cercheranno di emulare gli esempi paterni, qualcuno almeno di tali figli non senta nell’animo suo l’invito del divino Maestro: “Vieni dietro a me” (Mt 19,21) e “Io ti farò diventare pescatore di uomini” (Mt 4,19)».

 

Dio vi benedica!

 

Don Davide Pagliarani

Superiore Generale FSSPX

 

Menzingen, 8 giugno 2025, festa di Pentecoste

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Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

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Famiglia

A ciascuno il suo

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I bambini non sono in grado di sopportare le preoccupazioni degli adulti.   La famiglia Dupont parte per una gita. Pietrificato dalla gioia, Pierrot è il primo ad afferrare una delle borse da picnic. Sua madre incoraggia il suo passo svelto, dato che di solito è un po’ pigro, ma conosce i suoi limiti: con discrezione, alleggerisce lo zaino infilandogli una bottiglia grande nella sua borsa. Ognuno portando il proprio carico secondo le proprie forze, la famiglia trascorre una giornata meravigliosa.   Tra qualche anno, naturalmente, Pierrot, ormai adulto, sarà in grado di portare borse molto più pesanti di quella da picnic, ma fino ad allora, sarebbe un peso sproporzionato che lo schiaccerebbe.   Cari genitori, abbiate pietà dei vostri figli, non schiacciateli sotto il peso delle vostre preoccupazioni, dei vostri dolori, delle vostre responsabilità: la loro anima non è ancora abbastanza matura per sopportarlo.

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Spalle piccole e carichi pesanti

Ci sono alcuni argomenti che non dovrebbero essere discussi con i bambini o in loro presenza.   I figli più piccoli dei Martin sanno che la loro famiglia non è molto ricca e quindi devono stare attenti ai loro averi; del resto, in una famiglia semplice e unita, si è felici con poco. I figli più grandi, invece, sanno vagamente che il padre sta affrontando gravi difficoltà e che dovranno contribuire alle spese per i loro studi lavorando durante l’estate. Solo da adulti scopriranno veramente come l’attività del padre sia fallita a causa di un truffatore, e così via. Bambini felici, conoscevano dei problemi finanziari dei genitori solo quanto le loro giovani spalle potevano sopportare, crescendo con una consapevolezza della povertà.   Rendere un figlio il confidente delle proprie difficoltà coniugali non può che causare disastri a quel bambino.   Dopo la separazione, la mamma rimase sola con il piccolo Henri. Gli raccontava spesso dei rancori che nutriva nei confronti del padre. Avendo sentito solo cose negative sul padre e non avendo avuto una figura maschile di riferimento, il bambino crebbe diventando un adulto incapace di assumersi responsabilità.   Un altro esempio. Mélanie andò in collegio e l’adattamento fu molto buono, ma quando ricevette una lettera da casa, fu improvvisamente sopraffatta da una grande tristezza, che le causò emicranie e altri malanni: questo perché, in ogni lettera, la mamma le raccontava delle sue recenti difficoltà. La mamma si confidava con Mélanie, ma a chi poteva mai confidarsi Mélanie con il profondo dolore per la discordia dei suoi genitori? Perché stupirsi della sua natura taciturna e diffidente?   Anne ha un carattere piuttosto forte. Anche lei riceve confidenze dalla madre, rimasta sola. Così, da adolescente, ha preso in mano la situazione, parlando alla madre con tono protettivo, gestendo la casa, comandando a bacchetta i fratelli minori che non gradivano il suo comportamento e sapendo tutto di tutti. Che tipo di moglie sarà domani?

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Proteggere le anime giovani

Le prove possono essere molto reali, molto pesanti da sopportare, ma non dovrebbero essere affidate ai bambini. È con Nostro Signore sulla croce, durante la Messa, nella preghiera, che si trova conforto. Poi, ci si può rivolgere a un sacerdote, a un familiare adulto, a un amico fidato. È in un certo silenzio che si trova la forza.   Bisogna inoltre fare attenzione a non parlare spesso, davanti ai bambini, di argomenti come la crisi finanziaria, la tesa situazione internazionale, la disastrosa situazione politica, le figure scandalose della Chiesa, le famiglie senza documenti, i problemi di questo o quello, ecc. I bambini non hanno il senso delle proporzioni; non capiscono veramente quello che viene detto, se non che le cose vanno male, che mamma e papà sono preoccupati, che la situazione è seria… e si preoccupano per questioni che vanno oltre la loro comprensione.   Lasciate che i vostri piccoli crescano sotto il sole di Dio, al ritmo della natura e in armonia con la grazia. Offrite loro le spalle dei vostri genitori, affinché possano appoggiarvi la testa, condividere le loro domande e le preoccupazioni dell’infanzia e trovare conforto e sicurezza. Voi siete i confidenti dei vostri figli, non il contrario: ogni bambino ha il suo bagaglio.   Le Suore della FSSPX   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Famiglia

Il presidente polacco pone il veto su una legge che mira a indebolire il matrimonio con le unioni civili genderiste

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Il presidente polacco Karol Nawrocki ha posto il veto a una legge che avrebbe consentito alle coppie conviventi non sposate di stipulare unioni civili, sostenendo che avrebbe minato il ruolo sociale unico del matrimonio.

 

TVP riferisce che la legge consentirebbe a due adulti di qualsiasi sesso di stipulare un accordo di convivenza, ottenendo diversi benefici legali simili a quelli del matrimonio, come la dichiarazione dei redditi e l’assicurazione sanitaria congiunte, la condivisione di informazioni mediche e i diritti e le prestazioni per i superstiti, ma non l’adozione.

 

Nawrocki afferma di essere aperto a riforme più circoscritte per affrontare sfide pratiche come la condivisione di informazioni mediche e il diritto di visita in ospedale, ma il disegno di legge era troppo ampio (interessando oltre 200 leggi), dichiarando infine: «Non sono d’accordo con l’introduzione delle unioni civili dalla porta di servizio, che hanno lo scopo di sostituire o rimpiazzare l’istituzione del matrimonio».

 

In Polonia, la salvaguardia della sacralità del matrimonio è una lotta continua. Il Paese limita il riconoscimento della maggior parte dei matrimoni a quelli tra un uomo e una donna, ma sia la Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) che la Corte amministrativa suprema polacca (NSA) hanno stabilito che la Polonia deve riconoscere i «matrimoni» tra persone dello stesso sesso validi negli altri Paesi dell’UE.

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Il primo ministro polacco Donald Tusk ha promesso di conformarsi a tale sentenza, arrivando persino a «chiedere scusa» alle coppie omosessuali «che, per molti, molti anni, si sono sentite rifiutate e umiliate» per la mancata riconoscimento delle loro unioni.

 

A maggio, Nawrocki aveva anche posto il veto su una legge che avrebbe permesso alle coppie sposate senza figli minorenni di divorziare tramite un registro civile senza passare per il tribunale, sostenendo che avrebbe «sminuito lo status» del matrimonio e sarebbe stata «socialmente dannosa».

 

«Il matrimonio non è semplicemente una registrazione», sostenne all’epoca. «Il matrimonio è uno dei fondamenti della vita sociale. È il fondamento della famiglia, il fondamento dell’educazione dei figli, il fondamento della comunità nazionale. Questo disegno di legge non è una modifica tecnica. Sminuisce lo status di un’istituzione esplicitamente tutelata dalla Costituzione».

 

Ad ogni modo, anche in Polonia la battaglia per i difensori del matrimonio appare in salita. A dicembre, un sondaggio del CBOS ha rilevato che il 62,1% dei polacchi è favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, e il 30,6% di questi desidera che tali unioni abbiano gli stessi diritti del matrimonio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il matrimonio gay si prepara in Polonia da anni. Quattro mesi fa la Corte Suprema polacca ha ordinato il riconoscimento dei documenti dei matrimoni omofili validi nella UE.

 

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Immagine di W2k2 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Famiglia

Mons. Viganò sta con la famiglia nel bosco. Ma perché lo Stato si sta accanendo in questo modo?

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X in merito al tema della famiglia Trevallion, con i figli separati dai genitori da assistenti sociali e magistratura.   «Nell’esprimere il mio pieno sostegno alla Famiglia del Bosco, ricordo le immortali parole di Pio XI, che dovrebbero suonare di condanna per tutti coloro che si sono resi responsabili di gravissime violazioni dei più elementari principi della civiltà e dell’umanità» scrive Viganò, che prosegue citando l’enciclica Divini illius Magistri pubblicata da Pio XI il 31 dicembre 1929.   «La famiglia (…) detiene direttamente dal Creatore la missione e quindi il diritto di educare la prole, diritto inalienabile perché inseparabilmente congiunto all’obbligo stretto, diritto anteriore a qualunque diritto della società civile e dello Stato, e perciò inviolabile da parte di qualunque potere terreno».  

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  La lettera enciclica di Pio XI «sull’educazione cristiana e la gioventù» scriveva che «tre sono le società necessarie, distinte e pur armonicamente congiunte da Dio, in seno alle quali nasce l’uomo; due società di ordine naturale, quali sono la famiglia e la società civile; la terza, la Chiesa, di ordine soprannaturale. Dapprima la famiglia, istituita immediatamente da Dio al fine Suo proprio, che è la procreazione ed educazione della prole, la quale perciò ha priorità di natura, e quindi una priorità di diritti, rispetto alla società civile» scriveva papa Ratti.   «Con la missione educativa della Chiesa concorda mirabilmente la missione educativa della famiglia, poiché entrambe procedono da Dio, in modo assai somigliante. Infatti alla famiglia, nell’ordine naturale, Iddio comunica immediatamente la fecondità, principio di vita e quindi principio di educazione alla vita, insieme con l’autorità, principio di ordine».   «La storia è testimone come, segnatamente nei tempi moderni, sì sia data e si dia da parte dello Stato violazione dei diritti conferiti dal Creatore alla famiglia, laddove essa dimostra splendidamente come la Chiesa li ha sempre tutelati e difesi» prosegue l’enciclica.   Il caso della famiglia Trevallion sta sconvolgendo l’Italia, che pare spaccarsi su nette linee politiche: da una parte la sinistra che assicura la preminenza dello Stato e dall’altra parte la destra che invece pare avere adottato il caso dei Trevallioni, con il primo ministro Giorgia Meloni che si è detta «senza parole» per le ultime notizie che giungono dalla triste vicenda.   Le dichiarazioni della Meloni costituiscono, amaramente, una proclamazione di impotenza: laddove ci sono la magistratura e la filiera di affidi e compagnia, nemmeno il presidente del Consiglio del Ministri della Repubblica Italiana può nulla. Già questo dovrebbe fornire all’osservatore le proporzioni del problema attuale dello Stato italiano.   In molti accusano le autorità di accanimento nei confronti della famiglia nel bosco, ignorando invece i problemi e i reati che con evidenza vi possono essere nelle situazioni famigliari di tanti campi nomadi. Per farsene un’idea, il lettore può guardare un vecchio film di Emir Kusturica, Tempo di gitani (1988), con la storia ambientata tra la Jugoslavia e un campo nomadi fuori Milano. Il film vinse il premio per la miglio regia al Festival di Cannes, ma non ha per qualche ragione avuto troppi passaggi sulla TV italiana.   C’è da ricordare che i Trevallion, nome che pare uscito dalla lingua elfica del glossoteta J.R.R. Tolkien, non sono l’unica famiglia nel bosco in Italia. Esistono da decadi sugli appennini comunità di sedicenti «elfi», appunto. Lo chiamano «Popolo degli Elfi», è sorto negli anni Ottanta nell’Appennino Pistoiese, tra Treppio e Sambuca. Composta da oltre 150 persone, la comunità degli elfi appenninici vive in case coloniche abbandonate, puntando su uno stile di vita autarchico, sostenibile, in profonda connessione con la natura e privo di comodità moderne.

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Sarebbe d’uopo notare che negli anni la comunità degli elfi, che pare non distante nemmeno visivamente dalla storia dei Trevallioni, abbia avuto gli immani problemi con lo Stato che sta affrontando invece la famiglia nel bosco. I tempi sono cambiati: con l’avanzamento dello Stato-partito piddino, una tacita primazia dello Stato sulla famiglia, in teoria contraria alla Costituzione, si è installata sempre più in profondità, mentre le strutture pubbliche per gli affidi (cooperative, uffici pubblici, etc.) aumentavano dai primi anni 2000, divenendo quella forza invincibile che abbiamo visto anche nei noti casi visti in Emilia.   I Trevallion sono essenzialmente vittime dello zeitgeist antifamiglia che si è caricato silenziosamente come programma politico dello Stato Italiano. Delle origini di tale fenomeno, che passa per il PCI e per i suoi psichiatri, Renovatio 21 aveva scritto anni fa.   «Se non si distrugge la famiglia, dicono gli psichiatri di sinistra, avremo una società di psicotici, oppure, ancora, peggio di “cittadini conformisti” e “mediocri”» scrivevamo nella nostra analisi, che toccava anche l’intoccabile idolo della psichiatria italiana Franco Basaglia. «Basaglia era il fronte italiano di una «scuola» internazionale di medici dell’epoca che prese il nome di “antipsichiatria” per la quale la famiglia era una istituzione di violenza, vera responsabile delle malattie mentali»   Un ulteriore papavero dell’antipsichiatria italiana, Giovanni Jervis nel suo Manuale critico di psichiatria, dove alle pagine 84-85 scrive: «la famiglia nucleare è la macchina che costantemente fabbrica e riproduce forza-lavoro, sudditi consumatori, carne da cannone, strutture di ubbidienza al potere; e anche nuovi individui condizionati in modo tale da ricostituire nuove coppie stabili, procreare altri figli, ricreare altre famiglie, e così perpetuare il ciclo».   Distruggendo la famiglia, si apre l’abisso della perversione, che vediamo oggi istituzionalizzata con sempre maggio prepotenza. «Con il 1968 e l’avvento della cosiddetta «liberazione sessuale», cioè quando la promiscuità e la devianza divennero parte integranti delle lotte della sinistra».   «Gratta la superficie di una cultura che rifiuta Dio e la morale, il sacrificio e il Logos, e ci trovi una storia oscura, una volontà di ribaltare completamente l’ordine del creato, e ci trovi, sempre, alla fine, un abisso mostruoso, furioso, dove la morale può capovolgersi» scrivevamo nel lontano 2019.

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