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Mons. Schneider afferma che Leone gli ha detto di aver incontrato giovani convertiti attraverso la Messa in latino

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Il vescovo Athanasius Schneider ha recentemente dichiarato che papa Leone XIV gli ha confidato di aver incontrato giovani convertiti al cattolicesimo grazie alla Messa tradizionale. Lo riporta LifeSite.

 

Tale rivelazione è stata messa in evidenza dal corrispondente vaticanista del National Catholic Register, Edward Pentin, in un post su X, nel quale ha condiviso un’intervista rilasciata dal vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, al dott. Robert Moynihan, fondatore e direttore della rivista Inside the Vatican. «Ha detto di aver incontrato dei giovani che gli hanno detto che la loro conversione a Dio era dovuta alla messa tradizionale in latino», ha riferito Schneider a Moynihan. «Sono rimasto sorpreso di sentirlo dire dal Papa stesso. Quindi per me è stato un segno che aveva una certa sensibilità per questo argomento».

 

L’ammissione da parte di Leone assume un rilievo particolare se si considera che, fino ad oggi, egli ha consentito ai vescovi di applicare il motu proprio Traditionis Custodes del suo predecessore, il quale ha di fatto soppresso la messa tradizionale in tutto il mondo.

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Schneider ha spiegato a Moynihan di aver incontrato Leone per presentare due proposte: in primo luogo, ha sottoposto al papa una bozza di «Professione di fede», nella quale erano indicati punti relativi agli errori dottrinali «diffusi nel nostro tempo» oppure espressi in forma ambigua.

 

In secondo luogo, ha chiesto al pontefice di concedere una «pace liturgica» che «accordi gli stessi diritti» alla forma tradizionale del rito romano e al Novus Ordo Missae, e «li lasci coesistere pacificamente».

 

Il vescovo ha riferito di aver detto a Leone: «Quando lo farai, allora passerà alla storia come una Pax Liturgica Leonina».

 

Monsignor Schneider ha inoltre raccontato il mese scorso di aver personalmente suggerito a Leone l’emanazione di una costituzione apostolica al fine di creare un quadro giuridico stabile per la Messa latina tradizionale, con l’intento di superare le restrizioni attualmente in vigore sulla Messa latina tradizionale.

 

«Suggerirei, e l’ho proposto al Santo Padre, quando l’ho incontrato, di redigere un documento più solenne di un motu proprio», ha affermato Schneider. «Benedetto XVI ha redatto un motu proprio e Francesco un anti-motu proprio. Quindi, penso che non sarebbe così appropriato redigere di nuovo un anti-motu proprio contro Francesco, ma semplicemente un documento più solenne».

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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La preghiera contro lo stato d’assedio del mondo moderno

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Perché non preghiamo di più?   Leggi mortali, scontri armati in tutto il mondo, difficoltà economiche e sociali, la crisi persistente nella Chiesa… Tutto ciò si aggiunge alle nostre difficoltà più direttamente personali, siano esse spirituali o temporali, e dovrebbe spingerci ad assediare il Cielo con le nostre preghiere.   Il nostro rosario dovrebbe consumarsi in fretta; le messe infrasettimanali dovrebbero essere molto affollate; le pagine del nostro libro blu dovrebbero essere piegate; i libri di meditazione dell’ufficio del procuratore dovrebbero essere vuoti; i ritiri di Sant’Ignazio dovrebbero essere prenotati con largo anticipo; la pelle delle nostre ginocchia dovrebbe diventare ruvida per aver implorato il Signore di venire in nostro aiuto.   Dopotutto, Nostro Signore non ha forse sottolineato l’efficacia della preghiera? «Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede che lo otterrete e vi sarà accordato» (Mc 11,24). Perché allora non preghiamo di più?   Forse perché pensiamo di avere buone ragioni per credere che pregare per una benedizione da Dio sia inutile. Lui conosce tutto, soprattutto il passato, il presente e il futuro. Nulla può sorprenderLo. «Dio non cambia», ci dice la Scrittura: non c’è nulla che accada che Egli non abbia voluto o permesso fin dall’eternità. Cosa potremmo chiedergli senza che Lui sappia già che ne abbiamo bisogno? Senza che Lui abbia già deciso se concedercelo o meno? Le nostre preghiere sembrano allora del tutto inutili, o almeno di valore solo psicologico, come un rimedio di autosuggestione per fare del bene a chi prega.

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La risposta a questa obiezione è semplice e dovrebbe convincerci a pregare di più, soprattutto durante la Quaresima. Dio, nella Sua Provvidenza, non ha solo previsto che qualcosa accadrà, ma anche la causa che lo determinerà. Ora, l’attività umana – e la preghiera è una di queste attività – è una causa che può essere incorporata nel piano della Provvidenza.   Dunque, Dio ha previsto fin dall’eternità che avrebbe concesso all’uomo una tale benedizione; sì, ma ha anche determinato la causa di questa benedizione: ad esempio, che avrebbe concesso un buon raccolto come frutto del lavoro dell’agricoltore e anche della preghiera delle Rogazioni.   Pertanto, non preghiamo per cambiare l’ordine stabilito da Dio, ma per ottenere ciò che Dio ha deciso di realizzare attraverso le nostre preghiere. Così, «con le loro petizioni, gli uomini meritano di ricevere ciò che Dio Onnipotente, prima di tutti i secoli, ha deciso di dare loro», dice Papa San Gregorio.   Perché Dio ha voluto che le nostre preghiere fossero causa delle benedizioni che ci concede? «La creatura intellettuale è la sola che può rendersi conto che può vivere naturalmente e soprannaturalmente solo per dono di Dio. Dobbiamo quindi sorprenderci che la divina Provvidenza abbia voluto che l’uomo, poiché può comprendere che vive solo di elemosina, chiedesse l’elemosina?» (P. Garrigou-Lagrange).   Prepariamoci dunque, soprattutto durante la Quaresima, a cingere d’assedio il Buon Dio.   In questo ambito, i nostri sforzi possono prendere tre direzioni.   In primo luogo, assicuriamo la regolarità impeccabile delle nostre preghiere quotidiane: la preghiera del mattino con l’offerta del giorno; la preghiera della sera con l’esame di coscienza.   Poi, la recita quotidiana del rosario, possibilmente in famiglia, per metterci alla scuola della Madonna.   Infine, partecipare a una o più Messe feriali, affinché possiamo avere «lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù» (Filippesi 2:5).   Abbé B. Espinasse   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Lawrence OP via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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Mons. Viganò sul set della «Resurrezione» del cattolico tradizionalista Mel Gibson

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha pubblicato martedì sui social media alcune fotografie che lo ritraggono insieme all’attore e regista premio Oscar Mel Gibson sul set del suo prossimo film The Resurrection, che si pone come continuazione di The Passion, film sulla passione di Nostro Signore Gesù Cristo che nel 2004 sbancò i botteghini di tutto il mondo.

 

Le immagini mostrano l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti monsignor Viganò mentre conversa con Gibson e siede al suo fianco durante quella che appare come una fase di regia sul set.

 

Immagini di Sua Eccellenza sul set del nuovo lavoro del Gibson erano state vedute da Renovatio 21 ancora mesi fa, ma era stato chiesto di mantenere il riserbo. Ora foto dei due insieme sono pubblicate dallo stesso arcivescovo.

 

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Gibson, noto cattolico tradizionista, ha manifestato un forte sostegno all’arcivescovo Viganò in uno dei momenti più controversi per il prelato, nel 2024, e mantiene contatti con lui almeno da quell’anno. In quell’occasione Gibson inviò una lettera di appoggio all’arcivescovo Viganò dopo che questi era stato apparentemente «scomunicato» da papa Francesco, definendolo un «Atanasio dei giorni nostri».

 

«È davvero un segno d’onore essere evitati dalla falsa chiesa postconciliare», scrisse Gibson all’epoca in una lettera privata poi condivisa dall’arcivescovo.

 

Nel 2023 Gibson aveva appoggiato l’appello di Sua Eccellenza a sostegno dei cristiani perseguitati in Armenia, espulsi dal Nagorno Karabakh dall’esercito azero con il sostegno di Israele.

 

Come riporta LifeSite, il nuovo film in due parti diretto da Gibson, La Resurrezione di Cristo, s è attualmente in produzione presso gli studi di Cinecittà a Roma. L’uscita della prima parte è prevista per Venerdì Santo, 26 marzo 2027, mentre la seconda parte arriverà 40 giorni dopo, nel giorno dell’Ascensione, il 6 maggio.

 

La Passione di Cristo si rivelò un’opera straordinaria non solo per l’emozione suscitata negli spettatori, ma anche per il profondo impatto avuto sul cast. Almeno due degli attori coinvolti vissero autentiche conversioni durante le riprese: Luca Lionello, membro della storica famiglia di attori e doppiattori che interpretava Giuda, e Pietro Sarubbi, nel ruolo di Barabba. Sono circolati quindi racconti su un fulmine che avrebbe colpito un assistente, Jan Michelini, figlio dell’esponente DC e conduttore TG1 Alberto Michelini e soprannumerario come il padre dell’Opus Dei. Il ragazzo sopravvisse alla fulminazione per sposare una Miss Italia e divenire regista della fortunata serie Don Matteo, prodotta dalla Lux Vide del grand-commis fanfaniano Ettore Bernabei (1921-2016), anche lui soprannumerario dell’Opus Dei.

 

La Resurrezione di Cristo presenta un cast completamente rinnovato rispetto a La Passione. Nel caso di Jim Caviezel, una fonte vicina alla produzione ha spiegato che la scelta di non riproporlo è legata alla sua età e agli elevati costi della grafica di sintesi necessaria per ringiovanire il suo aspetto e renderlo credibile come un Cristo trentatreenne.

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Ciò ci fa pensare che Gibson potrebbe avere preso la decisione, forse dopo meditazioni religiose e filosofiche, di non fare passare le immagini del film per l’Intelligenza Artificiale: è davvero semplicissimo oggi, e a portata di quasi chiunque, fare il cosiddetto de-aging di un attore, rendendolo più giovane con i medesimi algoritmi, applicabili rapidamente, detti GAN (Generative Antagonistic Network), alla base di tutta la tecnologia deepfake.

 

Gibson ha quindi proceduto a un totale rinnovamento del cast. L’attrice cubana Mariela Garriga sostituirà Monica Bellucci nel ruolo di Santa Maria Maddalena, l’attore italiano Pier Luigi Pasino prenderà il posto di Francesco De Vito come San Pietro, un altro attore italiano, Riccardo Scamarcio, interpreterà Ponzio Pilato al posto di Hristo Shopov, mentre l’attrice polacca Kasia Smutniak sostituirà Maia Morgenstern nel ruolo della Beata Vergine Maria.

 

Sono sorte polemiche per le foto dell’attore protagonista, il finnico Jaakko Ohtonen, con una t-shirta recante la bandiera omotransessualista e per le posizioni apertamente abortiste dell’attrice polacca vedova Taricone.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Gibsone aveva citato Viganò durante una sua lunga, densa, storica intervista con Joe Rogan nel podcast più seguito del pianeta, dove aveva parlato pure della Sindone, della Pachamama, di medicine alternative e della presenza del sacrificio umano nella nostra società. Durante la trasmissione, registrata in Texas, la casa losangelina del Gibson finì incenerita durante gli incendi che divorarono le colline attorno alla Mecca del cinema.

 

Due anni fa Gibson aveva scritto a monsignor Viganò attaccando la cerimonia di apertura delle Olimpiadi parigine: «hanno deriso la mia Fede», scrisse l’attore e regista. Quando arrivò la scomunica a Sua Eccellenza, Gibson scrisse ancora una volta a Viganò dicendo: «spero che Bergoglio scomunichi anche me dalla sua falsa chiesa».

 

Mel Gibson è figlio di Hutton Gibson, personaggio noto sia nella storia dei Quiz TV che del sedevacantismo cattolico: dotato di intelligenza e memoria prodigiosa, Gibson padre, un ferroviere che aveva combattuto la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico e testimoniato come la guerra renda gli uomini orrendi, partecipò al notorio quiz televisivo americano Jeopardy!, divenendo uno dei più grandi campioni di sempre e racimolando così il danaro necessario per emigrare con tutti gli 11 figli (tra cui Mel) in Australia, così evitando ai maschi la leva militare per il Vietnam, guerra che riteneva ingiusta.

 

Hutton Gibson creebbe i figli nel tradizionalismo cattolico più rigoroso. Divenne quindi uno dei pensatore sedevacantisti più conosciuti nel mondo pre-internet.

 

Mel, divenuto divo di Hollywood, mai ha deviato dal solco paterno, nonostante tutti le tentazioni e i peccati in cui incorse. Ciò è visibile in una vecchia intervista fatta a Gibson al Festival Cannes nel lontano 1983.

 

 

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«Chi è il tuo eroe» chiede un giornalista francese ad uno stranito, forse infastidito Mel,

 

«Mio padre», risponde l’attore e cineasta.

 

«È un artista?» domanda ancora l’intervistatore, che con evidenza non ha fatto i compiti a casa.

 

«Sì, in un certo senso sì. Lui scrive… Lei scrive?» Mel, in quel momento, aveva in mente il contenuto degli scritti del padre, e probabilmente rideva a pensare una comparazione con quello che invece scrive un giornalista cinematografico.

 

L’uscita nel 2004 della Passione, film autofinanziato, costò a Gibson l’immediata accusa di antisemitismo: fu detto che il film descriveva i giudei come autore dell’assassinio di Cristo, cioè, in una parola, deicidi.

 

Non è sbagliato pensare che la guerra fatta da varie figure ed istituzioni ebraiche contro Mel Gibson e la sua Passione nascondesse un attacco a Hutton Gibson, che rappresentava la Chiesa preconciliare, e quindi la Chiesa che, rifiutando il documento del Concilio Nostra Aetate, respingeva l’idea di un accordo con il mondo ebraico, mantenendo viva l’accusa di deicidio nei confronti di nostro signore e la preghiera per la conversione dei «perfidi» (cioè, dall’etimo latino per fides, «dalla fede deviata») ebrei.

 

Hutton Gibson è morto nel 2020, sostenuto ed aiutato fino all’ultimo da Mel e dagli altri dieci figli. Aveva più di 50 nipoti.

 

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Comunicato della Casa Generalizia: risposta della FSSPX a Roma

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Comunicato sulla risposta del Consiglio generale della Fraternità San Pio X alla proposta del Dicastero per la Dottrina della Fede.   In occasione dell’incontro del 12 febbraio scorso tra don Davide Pagliarani, Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e Sua Eminenza il cardinal Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, organizzato a seguito dell’annuncio di future consacrazioni episcopali per la Fraternità, quest’ultimo aveva proposto «un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, […] per evidenziare i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica», subordinando tale dialogo alla sospensione delle consacrazioni episcopali annunciate.   Su richiesta del Prefetto del Dicastero, il Superiore generale ha presentato questa proposta ai membri del suo Consiglio e ha preso il tempo necessario per valutarla.   In data 18 febbraio, don Davide Pagliarani ha inviato la sua risposta scritta al Cardinale, accompagnata da diversi allegati e firmata dai cinque membri del Consiglio generale.   Poiché la questione è ormai di dominio pubblico, a motivo della comunicazione pubblicata dalla Santa Sede il 12 febbraio, appare opportuno rendere pubblico anche il contenuto di questa lettera e dei suoi allegati, al fine di permettere ai fedeli di conoscere con precisione la risposta fornita.   Il Superiore generale affida questa vicenda alla preghiera dei membri della Fraternità e di tutti i fedeli. Egli chiede che la preghiera del rosario, così come i sacrifici della Quaresima che si apre, siano offerti in modo speciale per il Santo Padre, per il bene della santa Chiesa, e per preparare degnamente le anime alla cerimonia del 1º luglio.   Menzingen, 19 febbraio 2026   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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