Guerra cibernetica
Media e censura: siamo già in guerra
Sputnik e Russia Today (chiamata in genere RT), due canali di informazione legati al governo Russo, sono stati banditi. Sono spariti dal satellite dei Paesi europei e non solo, soprattutto sono stati cancellati da YouTube, dove, secondo una notizia filtrata in rete negli anni, il canale di RT sarebbe stato più visto di quelli della CNN e della BBC.
Si tratta di una manovra senza precedenti: censura pura, impossibile in un contesto non emergenziale.
L’abbondanza di materiale che producevano (compresi reportage che nessuna testata occidentale vuole coprire veramente, come ad esempio le proteste antivacciniste in tutta Europa) non è più disponibile.
Si tratta di una manovra senza precedenti: censura pura, impossibile in un contesto non emergenziale
Non si tratta di una novità. I due canali sono sempre stati un bersaglio di istituzioni e piattaforme occidentali. Come riportato dal Renovatio 21, solo poche settimane fa c’era stata la querelle tra RT e lo Stato tedesco, che ne aveva vietato le trasmissioni.
L’Europa ha bandito RT e Sputnik martedì primo marzo, con effetto immediato. «La sanzione significa che agli operatori dell’UE sarà vietato trasmettere, facilitare o contribuire in altro modo alla diffusione di qualsiasi contenuto RT e Sputnik» riporta l’agenzia Reuters.
Si tratta di un bavaglio totale, piazzato dalla democratica Unione Europea.
I grandi di Big Tech si sono, come sempre, immediatamente allineati all’establishment. Facebook, Google, YouTube e anche il cinese TikTok «stanno già bloccando l’accesso a RT e Sputnik nell’UE» scrive Reuters. Twitter ha dichiarato che rispetterà il divieto dell’UE.
Si tratta di un bavaglio totale, piazzato dalla democratica Unione Europea
Nel momento in cui scriviamo, la pagina italiana dell’agenzia Sputnik non è più raggiungibile, nemmeno usando VPN. Anche la pagina inglese Sputniknews non viene caricata.
Il 1 marzo Google ha bloccato le applicazioni mobili di RT e Sputnik presenti nel suo Play Store, riporta Reuters.
Apple ha fatto sapere che non è più possibile scaricare dall’Apple Store le app di RT e Sputnik al di fuori della Russia – bel paradosso, perché le due realtà di informazione sono pensate proprio per offrire il punto di vista russo (e non solo) agli stranieri.
Di fatto, quello che ci appare chiarissimo ora è che se oscurano le comunicazioni dell’avversario, siamo in presenza di un assetto da guerra già montato nei nostri apparati statali.
«La manipolazione sistematica delle informazioni e la disinformazione da parte del Cremlino viene applicata come strumento operativo nel suo assalto all’Ucraina», ha affermato il capo della politica estera dell’UE Josep Borrell in una nota. «È anche una minaccia significativa e diretta per l’ordine pubblico e la sicurezza dell’Unione».
Se oscurano le comunicazioni dell’avversario, siamo in presenza di un assetto da guerra già montato nei nostri apparati statali
Borrell è quello che, con estremo acume, aveva twittato, per poi cancellare, che le sanzioni contro Mosca avrebbero impedito ai russi di comprare diamanti ad Anversa e alta moda a Milano: del disastro ulteriore che toccherà alla popolazione russa e a centinaia di migliaia di aziende europee, tra cui quelle italiane.
Tuttavia, è il linguaggio che qui conta: «disinformazione», «strumento operativo», «minaccia». È un linguaggio bellico.
Da un punto di vista mediatico, con ogni evidenza, siamo già in guerra.
Come riportato da Renovatio 21, l’omogeneità tra TG nazionali, giornali e social è oramai impressionante: se guardi il telegiornale o scorri Twitter puoi farti l’idea che gli Ucraini, pure vittime in fuga da aiutare e compatire, sono in realtà vittoriosi su tutti i fronti, stanno respingendo gli attacchi (per i quali chiedono armi, anzi chiedono a noi di combattere per loro…), magari marciano già verso Mosca. Pura propaganda filo-ucraina, filo-NATO, filo-USA. Nessuna concessione a qualsiasi altro punto di vista.
La guerra dell’informazione è partita. Anche quella, direbbe Draghi,potrebbe essere stata «premeditata» da molto tempo.
Nel 2015 il cofondatore di RT, Mikhail Lesin, fu trovato morto nella sua stanza di albergo a Washington. Un anno dopo la morte, l’autopsia della polizia della capitale ha parlato di morte per «lesioni da corpo contundente alla testa». Secondo il coroner, il corpo di Lesin mostrava segni di «lesioni da corpo contundente al collo, al busto, agli arti superiori e agli arti inferiori». Emerse inoltre che l’uomo era intossicato dall’alcol. Sulla faccenda ancora oggi aleggia il mistero.
Un’ultima prova della censura da stato di guerra che stiamo vivendo.
Non solo i siti di informazione russi sono irraggiungibili… Perfino il sito del vertice moscovita. Kremlin.ru è il sito ufficiale della presidenza della Federazione Russa dove in genere si vanno a raccogliere foto e video riguardanti le attività di Putin. Il discorso di Putin di qualche settimane fa Renovatio 21 lo ha preso da lì, dal russo, non fidandoci delle traduzioni che circolavano in rete, peraltro incomplete. Una quantità di foto di Wikipedia di leader di governo mondiale sono prese da Kremlin.ru, perché offre la possibilità di ripubblicarle con licenza Creative Commons.
Ora, da giorni il sito ci è irraggiungibile. Anche qui, provando con i VPN, niente da fare.
Giorni fa è emerso che Kremlin.ru sarebbe stato attaccato da Anonymous. Perché? Il sito non contiene nulla, se non foto e testi pubblici.
Si tratta quindi della censura alla presidenza russa in sé, un bavaglio messo direttamente sulla bocca dell’Istituzione più alta della Russia.
E perché Anonymous dovrebbe fare questo? A questo risponde un articolo di stamane sul quotidiano La Verità, che sente un esperto di cybersecurity: «dietro ad Anonymous ci sono gli Stati».
Gli attacchi cyber statali, quindi, potrebbero essere cominciati, sia pur a bassa intensità.
E vogliamo ricordarlo: Biden ha dichiarato che considererà un attacco cibernetico a qualsiasi Paese NATO (cosa che, per definizione non si può provare: il ciberspazio è il paradiso del false flag) come motivo sufficiente per far scattare l’articolo 5 e quindi andare alla guerra totale contro la superpotenza termonucleare russa.
Se pensavamo che il mondo sotto il COVID fosse un mondo impazzito, non avevamo capito davvero niente.
AGGIORNAMENTO Le pagine web di Sputnik, italiana e internazionale, sembrano tornate online. La pagina della Presidenza della Repubblica Federale russa no.
Guerra cibernetica
La Svezia indaga su un potenziale attacco hacker alla piattaforma di Stato: violata la «firma elettronica» dei cittadini
Le autorità svedesi hanno avviato un’indagine su una potenziale violazione della piattaforma di e-government del paese, che contiene informazioni sensibili e dati personali.
ByteToBreach ha annunciato la violazione della sicurezza sul dark web nelle prime ore di giovedì. Il gruppo di hacker ha pubblicato una serie di file che, a suo dire, avrebbe ottenuto dalla filiale svedese della società globale di consulenza e outsourcing IT CGI Group. I file sembrano includere il codice sorgente della piattaforma di e-government, un database del personale, file di configurazione e altro materiale. ByteToBreach ha anche offerto in vendita quelli che ha definito «database dei cittadini» e «documenti di firma elettronica».
Le autorità svedesi hanno riconosciuto l’incidente e il centro nazionale svedese per gli incidenti informatici (CERT-SE) ha dichiarato che la fuga di dati è sotto analisi. Anche altre agenzie governative stanno valutando la violazione segnalata e i potenziali danni, secondo quanto affermato dalle autorità.
Sostieni Renovatio 21
«Il governo sta seguendo gli sviluppi e mantiene contatti costanti con gli enti responsabili, tra cui il CERT-SE e il Centro nazionale per la sicurezza informatica», ha dichiarato il ministro svedese della Protezione civile Carl-Oskar Bohlin.
CGI sembra aver cercato di minimizzare la portata del presunto attacco informatico, insistendo sul fatto che nessun codice sorgente aggiornato fosse stato compromesso. La portavoce dell’azienda, Agneta Hansson, ha dichiarato al tabloid svedese Aftonbladet che le analisi interne di CGI indicavano che nessun ambiente di produzione, dato di produzione o servizio operativo dei clienti era stato interessato.
«L’evento riguarda due server di test interni in Svezia, non utilizzati in produzione ma impiegati per test relativi a un numero limitato di clienti. In relazione all’incidente, è stato effettuato l’accesso a un sistema con una versione precedente del codice sorgente di un’applicazione», ha dichiarato Hansson al quotidiano in un comunicato.
Tuttavia, analisti indipendenti hanno avvertito che l’apparente attacco informatico potrebbe avere implicazioni a lungo termine per l’azienda e per i servizi di e-government svedesi, suggerendo che il codice sorgente esposto potrebbe consentire ad altri malintenzionati di individuare potenziali vulnerabilità e tentare successive violazioni.
L’episodio dimostra, se mai ve ne fosse ancora bisogno, come ogni sistema informatico, specie quelli di Stato, sia fragile e davvero pericoloso per i cittadini.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Guerra cibernetica
Israele ha hackerato le telecamere di Teheran prima dell’assassinio di Khamenei
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Guerra cibernetica
Ex capi dell’Intelligence polacca accusati di utilizzo dello spyware israeliano Pegasus
Gli ex direttori dell’Agenzia per la sicurezza interna (ABW) e del Servizio di controspionaggio militare (SKW) della Polonia sono stati accusati di aver presumibilmente utilizzato lo spyware Pegasus, ha annunciato la procura nazionale.
Dopo l’insediamento del Primo Ministro Donald Tusk alla fine del 2023, sono state avviate numerose indagini sul presunto impiego del controverso software sviluppato dal gruppo israeliano NSO. Le nuove autorità hanno sostenuto che il programma fosse ampiamente utilizzato dall’ex governo di Diritto e Giustizia (PiS) per spiare i politici dell’opposizione. Gli ex funzionari, tuttavia, hanno insistito sul fatto che le accuse siano motivate politicamente.
Il capo dell’ABW, Piotr Pogonowski, e l’ex capo dell’SKW, Maciej Materka, sono ora entrambi accusati di violazione dei loro doveri d’ufficio, ha dichiarato mercoledì la procura. Le accuse, che prevedono una pena fino a tre anni di carcere, sono legate al presunto utilizzo di Pegasus senza la dovuta autorizzazione e «senza verificare se questo sistema soddisfi i requisiti di protezione delle informazioni», ha affermato l’accusa. Entrambi gli ex funzionari hanno negato qualsiasi illecito e si sono rifiutati di testimoniare, ha osservato.
Sostieni Renovatio 21
Anche l’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro è stato implicato nello scandalo Pegasus. Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre è stato arrestato e portato davanti a una commissione parlamentare che indagava sull’uso dello spyware di fabbricazione israeliana. Ha ammesso di aver avviato l’acquisto di Pegasus. Ziobro ha affermato che l’acquisto è stato effettuato per «perseguire criminali, non oppositori politici» e che nel complesso è stata una «buona decisione».
Poco dopo l’udienza, l’ex ministro è stato accusato di 26 capi d’accusa, tra cui appropriazione indebita di fondi statali, guida di un’organizzazione criminale e interferenza in offerte pubbliche di acquisto. A Ziobro è stata revocata l’immunità e nel novembre dello scorso anno, mentre si trovava a Budapest, è stato emesso un mandato di arresto. Il politico ha negato tutte le accuse, scegliendo di rimanere in Ungheria e ottenendo asilo politico lì all’inizio di gennaio.
Identificato per la prima volta nel 2016, il software Pegasus è stato al centro di numerosi scandali di alto profilo in tutto il mondo, con funzionari ripetutamente scoperti a utilizzarlo per scopi discutibili. Il programma è progettato per colpire i dispositivi iOS e si ritiene che sia in grado di intercettare chiamate, leggere messaggi di testo, tracciare la posizione, raccogliere password e altre attività dannose.
Come riportato da Renovatio 21, il gruppo di difesa dei diritti umani Amnesty International aveva segnalato di aver scoperto la presenza di Pegasus, spyware altamente invasivo sviluppato dalla società israeliana NSO Group, sugli iPhone di importanti giornalisti indiani. Pegasus è stato sospettato di essere utilizzato anche contro una giornalista russa residente in Lituania, e di aver spiato lo stesso Benjamin Netanyahu.
Pegasus, che di fatto si impadronisce dello smartphone attaccato senza bisogno che l’utente clicchi alcunché, è al centro di polemiche internazionali e pure nazionali interne allo Stato ebraico.
Come riportato da Renovatio 21, Israele a inizio 2022 ha rifiutato la vendita di armi cibernetiche all’Ucraina o a Stati, come l’Estonia, che potrebbero poi rivenderle al regime Zelens’kyj.
Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2025 la popolare piattaforma di messaggistica WhatsApp, di proprietà di Meta-Facebook, ha avvisato circa 100 giornalisti e membri della società civile di possibili violazioni dei dispositivi che coinvolgono spyware della società israeliana Paragon Solutions. Lo riporta l’agenzia Reuters, citando un funzionario dell’azienda.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Spirito2 settimane faFoto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama
-



Sanità2 settimane faUna «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.
-



Vaccini1 settimana faStudio su oltre un milione di bambini rileva la miocardite solo nei bambini vaccinati
-



Pensiero1 settimana faMao e il «blocco storico» che ha vinto il referendum
-



Pensiero2 settimane faPerché votiamo Sì al referendum
-



Vaccini6 giorni faProposte di legge USA per definire i vaccini a mRNA contro il COVID «armi di distruzione di massa»
-



Necrocultura2 settimane faVolontà politica e Stato moderno: Renovatio 21 saluta Bossi il disintegratore
-



Occulto2 settimane faEmergono ulteriori foto del futuro papa Leone al rito idolatrico della Pachamama









