Geopolitica
Manifestanti anti-Israele incendiano un KFC
Lo scorso venerdì una folla che scandiva slogan anti-israeliani ha dato fuoco a un fast food KFC nella regione del Kashmir, amministrata dal Pakistan, provocando l’arresto di oltre 50 persone, riferisce l’AFP, citando la polizia.
Il capo della polizia della città di Mirpur ha dichiarato durante il fine settimana che quasi 400 manifestanti si erano radunati al culmine della manifestazione, scatenando scontri con le forze dell’ordine.
«Avevamo detto loro che potevano protestare solo in una certa zona. Ma, quando il loro numero ha iniziato a crescere, si sono diretti al KFC», ha detto Kamran Mughal all’AFP, aggiungendo che nove agenti di polizia sono rimasti feriti quando i manifestanti li hanno colpiti con pietre.
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La folla ha poi appiccato il fuoco al fast-food, gridando che stavano bruciando il KFC mentre la gente correva in strada per sfuggire al fuoco.
A KFC branch set on fire in Mirpur, AJK.#Pakistan #AJK #Kashmir #KFC pic.twitter.com/VmFDeF77l2
— The Pakistan Daily (@ThePakDaily) March 30, 2024
Secondo l’AFP l’edificio non è completamente bruciato. I video che circolano sui social media mostrano finestre rotte, mobili rotti e attrezzature danneggiate.
Il Pakistan, una repubblica islamica, ha visto crescenti richieste di boicottare KFC negli ultimi mesi nel contesto del conflitto in corso tra Israele e Hamas.
Originariamente conosciuta come Kentucky Fried Chicken, KFC – che serve principalmente succulente alette di pollo fritto – è la seconda catena di ristoranti al mondo dopo McDonald’s, con oltre 22.000 sedi in tutto il mondo in 150 paesi a dicembre 2019. La sua società madre, Yum Brands, è stata colpita da boicottaggi per la sua decisione di continuare a fare affari in Israele e i suoi investimenti in start-up israeliane.
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Numerosi grandi marchi occidentali, e in particolare i giganti statunitensi del fast food, hanno perso clienti e visto i profitti intaccati nei paesi musulmani a causa delle campagne di boicottaggio rivolte alle aziende ritenute sostenitrici della guerra di Israele a Gaza.
Come riportato da Renovatio 21, McDonald’s in particolare aveva subito le tensioni del massacro di Gaza, con filiali nazionali del colosso a schierarsi da una parte o dall’altra.
Lo scorso autunno attivisti pro Palestina avevano effettuato un’allucinante protesta dentro McDonald’s britannici lanciandovi dentro sorci vivi.
McDonald’s ha chiuso le attività in Russia dopo l’avvio della guerra ucraina, compreso l’iconico ristorante sulla Piazza Rossa, sostituito, a tempo di record, da un nome locale (Vkusno i tochka, «Saporito e basta») che serve per lo più le stesse pietanze, registrando un boom di clienti.
Geopolitica
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Geopolitica
L’UE respinge la proposta di Zelensky di un esercito europeo
L’idea di un esercito europeo unificato, come sostenuto dal presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, risulta impraticabile perché molti Paesi dell’UE sono contemporaneamente membri della NATO, ha dichiarato Kaja Kallas, responsabile della politica estera e di sicurezza del blocco economico.
Zelens’kyj ha invocato la creazione di «forze armate unite» europee nel corso di un discorso controverso tenuto la scorsa settimana al Forum Economico Mondiale di Davos, sottolineando che l’esperienza di combattimento maturata dall’Ucraina contro la Russia avrebbe un valore prezioso, criticando con forza la divisione e l’indecisione tra i suoi sostenitori europei, chiedendo nel contempo l’adesione dell’Ucraina all’UE entro il 2027, un ultimatum accolto con derisione da parte di diversi membri dell’Unione.
«Non riesco a immaginare che i Paesi creino un esercito europeo separato», ha affermato Kallas ai giornalisti prima di una riunione del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles giovedì. «Devono essere gli eserciti che già esistono», molti dei quali fanno parte della NATO e dispongono di strutture di comando consolidate all’interno dell’organizzazione a guida statunitense.
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«Se creiamo strutture parallele, il quadro non farà altro che confondersi. In tempi difficili, gli ordini potrebbero semplicemente cadere tra le sedie», ha aggiunto.
Questo mese i membri europei della NATO hanno reagito alla rinnovata proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di acquisire la Groenlandia. Trump ha accusato la Danimarca di essere troppo debole per difendere la sua isola dell’Atlantico settentrionale da un possibile attacco russo o cinese – scenario giudicato improbabile da Copenaghen – e non ha escluso il ricorso alla forza militare per raggiungere l’obiettivo. Le tensioni sono state poi allentate dal Segretario Generale della NATO Mark Rutte, che ha proposto a Trump un «quadro» per procedere.
La Kallas si conferma una ferma sostenitrice della necessità di proseguire gli aiuti militari occidentali a Kiev e di intensificare la pressione sulla Russia, piuttosto che perseguire una pace negoziata. Al termine dell’incontro di Bruxelles ha difeso la scelta dell’UE di non dialogare con Mosca, sostenendo che non vi sia nulla da offrire oltre quanto già avanzato dai mediatori statunitensi.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
L’«armada» di Trump lancia un avvertimento a Teheran
— U.S. Central Command (@CENTCOM) January 30, 2026
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