Connettiti con Renovato 21

Predazione degli organi

Malori improvvisi e predazione degli organi

Pubblicato

il

Siamo talmente abituati ai malori improvvisi che quasi non ci facciamo più caso.

 

Giovani e giovanissimi in perfetta salute, sportivi che crollano al suolo e muoiono istantaneamente senza un perché. È la nuova normalità cui assistiamo impotenti dal 2021 e con cui probabilmente dovremo fare i conti soprattutto negli anni a venire.

 

I più sono colti da malori fulminanti che non lasciano scampo, altri sono più fortunati e se vengono soccorsi in maniera tempestiva riescono a sopravvivere, come nel caso del ragazzo di soli 16 anni di Cremona, il quale a seguito di un malore è stato immediatamente soccorso dai suoi professori che gli hanno praticato massaggio cardiaco.

Iscriviti al canale Telegram

Tuttavia, dopo l’intervento operatori del 118 chiamati sul posto e il trasporto in elicottero all’ospedale di Brescia, il ragazzo è stato dichiarato morto, e quindi espiantato degli organi.

 

A leggere le cronache si dovrebbe quindi capire che il tentativo di rianimare il ragazzo da parte dei docenti non sarebbe riuscito, ma al contempo ci viene detto che il giovane sarebbe deceduto dopo il trasferimento all’ospedale di Brescia.

 

«Inutili i tentativi di rianimarlo da parte dei professori, che hanno tentato un massaggio cardiaco» si legge su Virgilio Notizie. «Successivamente lo studente è stato trasferito in eliambulanza all’ospedale di Brescia, ma è morto pochi minuti dopo il suo arrivo».

 

Ora, ci chiediamo, un po’ confusi: se né i professori né gli operatori dell’elisoccorso sono riusciti a rianimare lo studente, egli è morto a scuola, e non in ospedale? Com’è possibile che si sia proceduto alla donazione degli organi, come riferisce la stampa, se il suo cuore non batteva più già da quando si è accasciato davanti ai compagni?

 

Sappiamo infatti che gli organi vitali possono essere prelevati solo qualora gli stessi non abbiano subito danni irreversibili dovuti alla mancanza di irrorazione e ossigenazione del sangue – in pratica, il muscolo cardiaco deve battere ancora.

 

Pertanto, è possibile ritenere che il 16enne di Cremona semmai sia stato dichiarato morto nel senso di «cerebralmente morto», altrimenti non avrebbe potuto risultare idoneo per l’espianto, che può avvenire solo a cuor battente.

 

Va aggiunto che, una volta dichiarata la morte cerebrale, tutti gli interventi medici non sono finalizzati a curare il paziente ma a preservare i suoi organi in vista dell’espianto.

 

È possibile immaginare la rapidità con cui i sanitari possono attivare le procedure necessarie per accertare la morte cerebrale del paziente, alcune delle quali sono ritenute molto invasive per il paziente o addirittura in grado di peggiorarne la situazione clinica.

 

Una delle procedure utilizzate è il famigerato test di apnea: l’ultimo esame diagnostico che viene effettuato al termine dell’esplorazione dei riflessi del tronco encefalico, quando questi risultano assenti.

 

L’obiettivo del test è dimostrare la perdita della funzione del centro del respiro situato a livello bulbare attraverso l’accumulo di CO2. In pratica, il paziente viene disconnesso dal respiratore (gli si toglie l’ossigeno) e una volta raggiunto un certo valore soglia di CO2 nel sangue se non si attiva la respirazione spontanea viene dichiarata la morte encefalica.

 

Per la legge italiana questo «esame» deve essere effettuato per ben due volte, all’inizio e al termine del periodo di osservazione. Le linee guida per l’esecuzione del test di apnea raccomandano di sostituirlo con il test di flusso cerebrale qualora, nonostante le opportune precauzioni, la procedura causi la comparsa di gravi complicanze tali da compromettere seriamente le funzioni biologiche del paziente.

 

Tali linee guida raccomandano altresì di sorvegliare attentamente il paziente stesso in quanto frequentemente possono comparire complicanze anche gravi e qualora si verifichino di interrompere il test di apnea e ripeterlo in un momento successivo (sic).

 

Pertanto, l’attivazione di una simile procedura in un paziente con estremo bisogno di cure non è esattamente un toccasana per la sua salute. Spesso, infatti, il test di apnea non fa che peggiorare il quadro clinico del paziente riducendo se non addirittura azzerando le possibilità di recupero dello stesso.

Aiuta Renovatio 21

Sulla base di uno studio scientifico riportato in un convegno dal titolo «Brain death» tenutosi a Roma nel mese di maggio del 2019, ben il quaranta percento dei pazienti sottoposti al test di apnea ha subito una significativa riduzione della pressione ematica, mentre in alcuni casi è subentrato un arresto cardiaco irreversibile.

 

Secondo gli studiosi presenti al convegno, i centri respiratori dei pazienti con gravi lesioni cerebrali non riescono a rispondere ai test di apnea perché il loro flusso ematico cerebrale è molto scarso.

 

Il primo intervento medico da effettuare su questi pazienti sarebbe quello di somministrare loro ormoni tiroidei ma di solito tale procedura non viene neppure presa in considerazione perché i medici seguono pedissequamente i protocolli (Ci ricorda qualcosa? …)

 

Pertanto, anziché ricevere le cure adeguate alla loro condizione clinica i comatosi corrono il rischio di essere sottoposti agli invasivi test mirati a diagnosticare la morte cerebrale, al punto che essi stessi sono considerabili come causa di lesioni irreversibili.

 

La realtà è che non è possibile espiantare gli organi da una persona morta bensì da una viva che però bisogna dichiarare morta per eludere o aggirare la questione morale.

 

Dunque: quanti muoiono non per un malore improvviso, da cui miracolosamente scampano, ma per il brutale assassinio necessario alla predazione degli organi?

 

Alfredo De Matteo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Rama via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 France

 

Morte cerebrale

Le ridefinizioni della morte da parte dell’industria della donazione di organi minacciano le persone viventi

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 ripubblica questo articolo della dottoressa Klessig apparso su LifeSiteNews.   Un’altra commissione del Congresso sta indagando su ulteriori denunce di informatori riguardanti l’industria dei trapianti di organi. Il presidente della Commissione «Ways and Means» della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Jason Smith, e il presidente della Sottocommissione di Vigilanza, David Schweikert, stanno cercando risposte da Carolyn Welsh, presidente e CEO del New Jersey Organ and Tissue Sharing Network (NJTO), in merito alle molteplici accuse di violazioni legali ed etiche presentate sotto la sua supervisione.   Le denunce includono il caso orribile di un donatore di organi «morto per cause circolatorie» che si è rianimato prima del prelievo. Nonostante il paziente avesse ripreso i segni di vita, i dirigenti dell’NJTO hanno effettivamente ordinato al personale di prima linea di proseguire il processo di recupero degli organi. (Per fortuna, il personale ospedaliero del Virtua Our Lady of Lourdes Hospital di Camden, nel New Jersey, ha respinto questa richiesta.) L’NJTO è anche accusato di aver fatto pressione sulle famiglie di potenziali donatori, insinuando falsamente che il Dipartimento dei Veicoli a Motore del New Jersey avesse registrato un consenso alla donazione, quando non era noto. A quanto pare, l’NJTO ha continuato a insistere sul fatto che le persone fossero donatori registrati anche dopo che avevano rimosso il consenso alla donazione dalle loro patenti di guida. La denuncia ufficiale afferma inoltre che l’NJTO avrebbe cercato di cancellare le prove relative all’indagine della commissione.   Dal 1968, quando 13 uomini della Harvard Medical School ridefinirono le persone «disperatamente ferite» come persone abbastanza morte da poter diventare donatori di organi, il reperimento di organi ha continuato a spostare i confini della vita e della morte in una ricerca senza fine di nuovi organi. Quando il primo e unico studio prospettico multicentrico sulla morte cerebrale scoprì nel 1972 che una diagnosi di morte cerebrale non era sempre correlata a una distruzione cerebrale diffusa, il ricercatore principale, il dott. Gaetano Molinari, sottolineò che la «morte cerebrale» era una prognosi di morte, e non la morte stessa. Il dott. Molinari scrisse:   «Da una prognosi fatale consente al medico di dichiarare la morte? È altamente dubbio che eufemismi superficiali come “è praticamente morto”, … “non può sopravvivere”, … “non ha comunque alcuna possibilità di guarigione” possano mai essere accettati legalmente o moralmente come dichiarazione di decesso».   Ma nonostante i dubbi del dott. Molinari, la storia dimostra che questo è esattamente ciò che è stato accettato, e il numero crescente di persone che sono state prelevate per il prelievo di organi mentre erano ancora in vita lo conferma. Sebbene TJ Hoover III, in «morte cerebrale», si guardasse ancora intorno e piangesse visibilmente, tanto che due medici si rifiutarono di espiantargli gli organi, la Kentucky Organ Donor Affiliates ordinò al proprio staff di trovare un altro medico per eseguire la procedura. La donatrice «in morte circolatoria» Misty Hawkins scoprì un cuore pulsante quando il suo sterno fu segato per il prelievo degli organi. E Larry Black Jr. fu salvato dal tavolo operatorio pochi minuti prima dell’espianto degli organi, e si riprese completamente.

Iscriviti al canale Telegram

Considerando che da quasi 60 anni stiamo esagerando la definizione di morte, c’è da stupirsi che il personale addetto al prelievo degli organi sembri pensare «è praticamente morto», «non può sopravvivere», «non ha comunque alcuna possibilità di guarigione» mentre spinge persone ancora vive verso la sala operatoria?   Ma non sono solo i team di prelievo degli organi a promuovere queste nuove definizioni di morte. Appena tre settimane dopo il fallimento dei tentativi di ampliare le definizioni legali di morte attraverso la revisione dell’Uniform Determination of Death Act (UDDA), l’American Academy of Neurology (AAN) ha pubblicato una nuova linea guida sulla morte cerebrale che consente esplicitamente di dichiarare la morte cerebrale in presenza di funzioni cerebrali in corso. Poiché ciò è ovviamente in contrasto con l’UDDA, che richiede «la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’intero cervello, incluso il tronco encefalico», l’AAN ha cercato di aggirare la legge contattando i dipartimenti sanitari statali, gli ordini dei medici, le società mediche e le associazioni ospedaliere, chiedendo loro di riconoscere la linea guida sulla morte cerebrale dell’AAN come «standard medico accettato» per dichiarare la morte neurologica.   L’AAN ha anche appena pubblicato una dichiarazione di posizione contenente ulteriori linee guida sulla morte cerebrale, in cui si discute su come gestire le obiezioni alla diagnosi di morte cerebrale. Sebbene le linee guida dell’AAN sulla morte cerebrale non siano conformi alla legge statunitense e abbiano dimostrato di non essere in grado di prevedere se una lesione cerebrale sia irreversibile o meno, l’AAN desidera comunque renderne obbligatorio l’uso   Se l’obiezione di una famiglia a una diagnosi di morte cerebrale non può essere superata, l’AAN afferma che il supporto vitale può essere interrotto unilateralmente, nonostante le obiezioni della famiglia. L’AAN afferma inoltre che i medici sono professionalmente obbligati a effettuare una diagnosi di morte cerebrale e che dovrebbero essere qualificati per farlo secondo gli standard delle linee guida dell’AAN.   Ridicolamente, l’AAN raccomanda il corso sulla determinazione della morte cerebrale della Neurocritical Care Society, che consiste in un video di un’ora, seguito da tentativi illimitati di rispondere correttamente a 25 domande, al termine dei quali è possibile ottenere un certificato di completamento per soli sei dollari.   La Regola del Donatore Morto è una massima etica che stabilisce che le persone non devono essere né vive al momento dell’espianto degli organi, né uccise durante il processo di espianto. Ridefinire le persone con lesioni neurologiche come «morte cerebrale» e ridefinire le persone che potrebbero ancora essere rianimate come morte secondo gli standard di «morte circolatoria» ha permesso per troppo tempo ai team di prelievo degli organi di rispettare alla lettera la Regola del Donatore Morto con giochi di prestigio. È necessario porre fine a ogni manipolazione superficiale delle definizioni di morte per il bene della donazione di organi. I pazienti con una prognosi sfavorevole non devono essere considerati «abbastanza morti» per diventare donatori di organi. Le persone che si registrano come donatori di organi devono ricevere un consenso pienamente informato sui rischi connessi.   Persino il filosofo utilitarista Peter Singer ha definito la morte cerebrale una scelta etica mascherata da fatto medico. Imporre obblighi che costringano pazienti e medici ad accettare queste discutibili scelte etiche NON è il modo migliore per creare fiducia.   Dott. Heidi Klessig   La dottoressa Heidi Klessig è un’anestesista in pensione e specialista nella gestione del dolore. Scrive e parla di etica nella donazione e nel trapianto di organi. È autrice di The Brain Death Fallacy e i suoi lavori sono disponibili su respectforhumanlife.com.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Eutanasia

Uno studio promuove i trapianti di fegato dalle vittime dell’eutanasia canadese

Pubblicato

il

Da

Un recente studio rivela che i trapianti di fegato prelevati da donatori sottoposti a eutanasia offrono esiti paragonabili a quelli di altre donazioni, un risultato che potrebbe intensificare la pressione per ampliare l’eutanasia tra i canadesi più fragili. Lo riporta LifeSite.

 

Il 26 ottobre il Journal of Hepatology ha pubblicato una ricerca che confronta i trapianti epatici in Canada derivati da donazioni dopo la cosiddetta «morte circolatoria» – una delle giustificazioni scientifiche per l’assassinio della preda – con quelli da individui eutanasizzati, nell’ambito dell’aumento globale di prelievi da vittime di eutanasia o «assistenza medica alla morte» (MAiD).

 

«Il nostro lavoro rappresenta la prima esperienza canadese su larga scala, in linea con studi belgi e olandesi, e dimostra esiti positivi oltre al concreto impatto della donazione MAiD sulla disponibilità di organi», ha dichiarato il co-autore principale della ricerca A.M. James Shapiro.

Sostieni Renovatio 21

«Pur non essendo tutti i candidati MAiD idonei alla donazione, speriamo che lo studio chiarisca il potenziale di questa pratica», ha aggiunto, definendola «un ultimo atto di generosità capace di salvare molte vite».

 

Il Canada, insieme ad Australia, Belgio, Spagna e Paesi Bassi, autorizza il prelievo di organi da persone eutanasizzate. Sotto il governo liberale di Giustino Trudeau, il Paese è divenuto leader mondiale in questa pratica allucinante.

 

L’interesse è esploso di recente dopo il trapianto riuscito del cuore di un canadese eutanasizzato in un paziente americano con insufficienza cardiaca.

 

Mentre migliaia di canadesi restano privi di cure adeguate e vengono persino indotti all’eutanasia, il sistema sanitario liberale sembra privilegiare il lucroso mercato dell’espianto da persone uccise dallo Stato.

 

Stime indicano che un cuore vale circa 1 milione di dollari negli USA, un fegato 557.000, un rene 262.000; seguono pelle (10 dollari a pollice), stomaco (500) e cornee (1.500 l’una), scrive LSN.

 

L’accademico conservatore Angelo Bottone avverte che, nei Paesi dove la donazione post-eutanasia è già realtà, si discute di espiantare addirittura prima della morte dichiarata – una morte che i lettori di Renovatio 21 sanno essere pura finzione, come da convenzione harvardiana sulla cosiddetta «morte cerebrale», la grande truffa iniziata sessanta anni fa per dare il via alla satanica filiera stragista dei trapianti.

 

«Propongono di rimuovere gli organi sotto anestesia generale mantenendo circolazione e ossigenazione fino al prelievo, per massimizzare qualità e quantità», scrive il Bottone.

 

L’eutanasia è oggi la sesta causa di morte in Canada, ma Statistics Canada non la include tra le prime dieci dal 2019 al 2022, registrando solo la patologia di base che ha portato alla scelta MAiD. Nel 2022, secondo Health Canada, 13.241 canadesi sono morti per iniezione letale: il 4,1% di tutti i decessi, +31,2% rispetto al 2021.

 

Come riportato da Renovatio 21, esempi della trasformazione del suicidio assistito di Stato in catena di fornitura di organi umani – non diversamente da quanto avviene con i condannati a morte nella Repubblica Popolare Cinese – sono sotto la luce del sole da un po’.

 

Come riportato da Renovatio 21, in Canada è partita la promozione per offrire la MAiD – il programma eutanatico massivo attivato dal governo di Ottawa – anche per bambini e adolescenti. Non manca nel Paese il dibattito per l’eutanasia dei bambini autistici.

 

Di fatto, un canadese ogni 25 viene oggi ucciso dall’eutanasia. L’aumento negli ultimi anni è stato semplicemente vertiginoso. E la classe medica, oramai totalmente traditrice di Ippocrate e venduta all’utilitarismo più sadico e tetro, insiste che va tutto bene.

 

Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa un’altra veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.

Aiuta Renovatio 21

Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati. Il tutto, ovviamente, con il corollario industriale, della predazione degli organi, di cui il Paese ora detiene il record mondiale.

 

Il Canada del governo Trudeau e del suo successore Carney – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. In Canada l’eutanasia viene servita anche alle pompe funebri.

 

A febbraio l’eutanasia è stata offerta anche ad una signora riconosciuta come danneggiata da vaccino COVID.

 

Secondo alcuni, l’eutanasia in Canada – che si muove verso i bambini – sta divenendo come una sorta di principio «sacro» dello Stato moderno.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Morte cerebrale

Gli ospedali sfruttano la «morte circolatoria» per prelevare organi da persone viventi

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 ripubblica questo scritto della dottoressa Heidi Klessig previamente apparso su LifeSiteNews.   «I nostri risultati dimostrano che gli ospedali hanno permesso che il processo di prelievo degli organi iniziasse quando i pazienti mostravano segni di vita, e questo è orribile», ha dichiarato il Segretario della Salute e dei Servizi Umani Robert F. Kennedy, Jr. in un recente comunicato stampa. «Le organizzazioni per il prelievo degli organi che coordinano l’accesso ai trapianti saranno ritenute responsabili. L’intero sistema deve essere riorganizzato per garantire che la vita di ogni potenziale donatore sia trattata con la sacralità che merita».   Questa dichiarazione segue di poco un articolo del New York Times che evidenziava diversi casi di donatori di organi non deceduti. L’articolo si concentrava su una pratica di prelievo di organi nota come «donazione dopo morte circolatoria», o DCD. I donatori DCD non sono in «morte cerebrale», ma hanno una prognosi sfavorevole e non ci si aspetta che sopravvivano o hanno deciso che la loro qualità di vita è inaccettabile. I decessi DCD sono un evento pianificato, coordinato in modo da verificarsi in un momento e in un luogo specifici per consentire il prelievo degli organi.   Ecco come funziona: prima di procedere alla donazione di organi, ai donatori DCD viene impartito un ordine di «non rianimazione» (DNR). Questo è necessario perché questi pazienti potrebbero essere rianimati, ma è stata presa la decisione di non farlo. Il loro trattamento passa da un’assistenza incentrata sul paziente a un’assistenza incentrata sugli organi, spesso includendo il posizionamento di cateteri endovenosi di grosso calibro e infusioni di farmaci a beneficio degli organi, non del paziente.

Sostieni Renovatio 21

L’ultimo giorno, i donatori DCD vengono portati in sala operatoria e staccati dal supporto vitale. Una volta che il polso è completamente assente, i medici osservano un periodo di «no-tocco» di due-cinque minuti per verificare l’eventuale ripresa spontanea della circolazione. L’espianto degli organi inizia il più rapidamente possibile, poiché gli organi caldi diventano rapidamente inadatti al trapianto in assenza di circolazione.   Ma queste persone sono davvero morte dopo soli due-cinque minuti di assenza di polso? È ampiamente documentato che le persone vengono regolarmente rianimate entro questo lasso di tempo, ma nel caso dei donatori di DCD è stata presa la decisione di non farlo.   Una revisione della letteratura medica mostra che alcune persone hanno recuperato spontaneamente il battito cardiaco dopo un arresto cardiaco durato fino a dieci minuti, e alcune di queste si sono riprese completamente. Pertanto, non è noto che i donatori DCD siano deceduti dopo soli due-cinque minuti di assenza di polso. Il motivo per cui i medici non aspettano più a lungo è che dopo dieci minuti di assenza di polso la maggior parte degli organi non sarebbe più idonea al trapianto.   Pertanto, poiché i medici si muovono più rapidamente, i pazienti si svegliano durante l’espianto degli organi.   Uno dei casi descritti nell’articolo del New York Times riguardava la donatrice di organi DCD Misty Hawkins. Dopo un soffocamento, la Hawkins ha subito una lesione cerebrale ed è entrata in coma sottoposta a ventilazione meccanica. Non era cerebralmente morta, ma i medici avevano detto ai suoi genitori che non si sarebbe mai più risvegliata. Sua madre non voleva che Misty soffrisse e, sperando che dalla loro tragedia potesse scaturire qualcosa di buono, aveva acconsentito a far diventare sua figlia una donatrice di organi DCD.   Misty fu portata in sala operatoria, dove un medico staccò il respiratore e le somministrò dei farmaci per confortarla. Il suo cuore smise di battere 103 minuti dopo. Dopo un’attesa di cinque minuti, l’intervento iniziò. Ma quando i chirurghi segarono lo sterno, scoprirono che il cuore di Misty batteva e che aveva ripreso a respirare. Il prelievo degli organi fu annullato e 12 minuti dopo Misty fu dichiarata morta per la seconda volta.   Non è chiaro se abbia ricevuto un’anestesia. A peggiorare le cose, i suoi genitori non sono mai stati informati dell’accaduto: un coordinatore del reperimento degli organi ha telefonato alla madre di Misty e le ha detto che purtroppo Misty non era riuscita a diventare donatrice di organi. Solo dopo oltre un anno, la famiglia è stata contattata dal New York Times per un commento, e ha appreso il resto della storia.   Durante una recente audizione della sottocommissione per l’energia e il commercio della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, la deputata della Florida Kat Cammack ha citato il caso di una donatrice di DCD dell’Illinois che si è auto-resuscitata sul tavolo operatorio. Questa sfortunata giovane donna stava subendo l’asportazione dei reni quando i chirurghi hanno notato che i polsi avevano ripreso a funzionare nell’aorta e nelle arterie renali e che ansimava. Le sono state somministrate forti dosi di lorazepam e fentanyl, dopodiché è morta. Il medico legale della contea ha stabilito che la causa della morte è stata un omicidio.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel 2019, Larry Black Jr. era stato dichiarato donatore DCD e portato in sala operatoria solo una settimana dopo il trauma cranico. La sua famiglia aveva dichiarato di aver acconsentito alla donazione degli organi perché si sentiva pressata dal team addetto al prelievo. Durante il tragitto, Black ha cercato di sbattere le palpebre e di fare un segno per indicare di essere sveglio e cosciente, ma i suoi sforzi sono stati liquidati come «riflessi». Per fortuna il suo neurochirurgo è riuscito a interrompere il prelievo e Black si è ripreso: ora è un musicista e padre di tre figli.   Da un punto di vista legale, il protocollo DCD non rispetta la lettera della legge ai sensi dell’Uniform Determination of Death Act (UDDA). L’UDDA richiede la «cessazione irreversibile delle funzioni circolatorie e respiratorie» per una diagnosi legale di morte. Poiché i donatori DCD potevano essere rianimati (sebbene sia stata presa la decisione di non farlo), il loro cuore non ha quindi cessato di funzionare in modo irreversibile. I medici aggirano questo problema affermando che le funzioni circolatorie e respiratorie del donatore DCD sono cessate definitivamente. Nel linguaggio comune, i termini «irreversibile» e «permanente» sono spesso usati in modo intercambiabile, ma in questa applicazione sono definiti in modo diverso.   Nell’ambito della determinazione della morte, «irreversibile» significa «non reversibile». Ma il termine «permanente» è definito nel senso che non ci si aspetta che la funzione riprenda spontaneamente e non verrà ripristinata tramite intervento. Quindi, poiché i medici non tenteranno di correggere il problema del paziente, ora si parla di «permanente». Il dottor Ari Joffe spiega che «permanente» è una prognosi, non una diagnosi di morte: «un uomo che sta annegando è morto perché nessuno nuota per salvarlo? O sta semplicemente per morire?»   La sociologa Renee C. Fox ha criticato duramente il protocollo DCD, definendolo «una forma ignobile di cannibalismo razionalizzato in ambito medico» che «rasenta il macabro». Ha deplorato il morire lontano dalla famiglia in una sala operatoria, una «morte desolata, profanamente “high-tech” in cui il paziente muore sotto le luci della sala operatoria, in mezzo a sconosciuti con mascherina, camice e guanti». In tutto il mondo, molti Paesi concordano: la pratica del DCD è vietata in Finlandia, Germania, Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Lituania e Turchia.   Esistono varianti della DCD ancora più problematiche. Il recupero degli organi mediante perfusione regionale normotermica (NRP) inizia consentendo al cuore del paziente di fermarsi secondo il protocollo DCD. Tuttavia, poiché i chirurghi intendono riavviare il cuore, il primo passo è quello di clampare i vasi sanguigni che irrorano il cervello del paziente. Successivamente, viene eseguita una rianimazione completa degli organi rimanenti in modo che il cuore riprenda a battere nel torace del paziente. Il protocollo NRP dell’Università del Nebraska afferma: «il primo passo per la legatura dei vasi sanguigni alla testa è necessario per garantire che non si verifichi un afflusso di sangue al cervello».   Naturalmente, questo dimostra che la definizione legale di morte secondo lo standard circolatorio-respiratorio dell’UDDA (che richiede la cessazione irreversibile della funzione circolatoria) non è mai stata rispettata, poiché il cuore del paziente ha ripreso a battere. Ma ora i medici sono «coperti» perché hanno deliberatamente provocato la morte cerebrale del paziente, bloccando la circolazione cerebrale. Ora la morte del paziente viene definita dalla clausola di morte cerebrale dell’UDDA: la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’intero cervello, incluso il tronco encefalico. Dichiarando la morte secondo lo standard circolatorio, per poi passare a metà procedura a quello neurologico, la tecnica NRP gioca a sproposito con le definizioni legali di morte secondo l’UDDA.

Iscriviti al canale Telegram

L’American College of Physicians, la più grande organizzazione medica specialistica al mondo, ha chiesto una sospensione della pratica della NRP nel 2021, poiché «l’onere della prova relativo alla correttezza etica e legale di questa pratica non è stato rispettato». La loro richiesta di sospensione è stata ignorata.   Fortunatamente, l’indagine dell’HHS sta portando all’attenzione del pubblico i problemi del prelievo di organi da DCD, ma questa informazione non è nuova. I dottori Joseph Verheijde, Mohamed Rady e Joan McGregor hanno scritto nel 2009 : «il prelievo di organi a cuore battente o non battente da pazienti con compromissione della coscienza è di fatto una pratica occulta di morte assistita e, pertanto, viola sia il diritto penale sia il principio fondamentale della medicina, ovvero non arrecare danno ai pazienti».   Nel loro libro del 2012, Death, Dying, and Organ Transplantation: Reconstructing Medical Ethics at the End of Life, i dottori Franklin Miller e Robert Truog hanno scritto: «i donatori in “morte cerebrale” rimangono vivi e i donatori dichiarati morti secondo criteri circolatori-respiratori non risultano morti al momento del prelievo degli organi».   È tempo di una totale trasparenza sulle pratiche di prelievo degli organi e di rendere obbligatorio il consenso informato quando le persone si registrano per diventare donatori di organi. Per i donatori DCD, poiché è ampiamente documentato che alcune persone si sono auto-resuscitate (senza alcun intervento medico) nonostante un arresto cardiaco durato fino a dieci minuti, l’attuale pratica di donazione DCD dopo soli due-cinque minuti di assenza di polso deve cessare.   Heidi Klessig La dottoressa Heidi Klessig è un’anestesista in pensione e specialista nella gestione del dolore. Scrive e parla di etica nella donazione e nel trapianto di organi. È autrice di The Brain Death Fallacy e i suoi lavori sono disponibili su respectforhumanlife.com.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Più popolari