Spirito
Lo scisma è quello di una «chiesa» che rinnega tutti i Dogmi Cattolici. Comunicato di mon. Viganò sulle consacrazioni FSSPX
Renovatio 21 pubblica il comunicato dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò a seguito della risposta della Fraternità SacerdotaleSan Pio X al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede cardinal Victor Emanuel Fernandez detto «Tucho».

Comunicato
dopo la risposta del Superiore Generale della Fraternità San Pio X al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
Esprimo il mio compiacimento per la risposta del Consiglio Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede . In essa viene ribadita una coerenza pluridecennale senza cedere alle pressioni e alle profferte della chiesa conciliare e sinodale. Essa ha anzitutto il merito di dimostrare con arguzia il paradosso di chi a parole predica dialogo e inclusione, ma nei fatti dimostra di adottare un «doppio standard» a seconda dell’interlocutore.
Don Davide Pagliarani chiede provocatoriamente a Tucho Fernández che alla FSSPX sia riconosciuta la stessa «flessibilità pastorale» dimostrata in altri casi, ben sapendo che la «pastoralità» dei funzionari sinodali è una ipocrita finzione retorica.
Le sue parole richiamano quelle di Mons. Lefebvre a Paolo VI: «Lasciateci fare l’esperienza della Tradizione» (11 settembre 1976). È l’«argumentum ex concessis» – una tecnica retorica e logica in cui un interlocutore utilizza le affermazioni poste dall’avversario per costruire la propria argomentazione, al fine di confutare o dimostrare erronea la posizione dell’avversario.
Don Pagliarani ricorda a Tucho Fernández che la Fraternità non intende accogliere l’ipotesi di un «minimo comun denominatore» che appiani al ribasso le evidenti divergenze dottrinali; e che il compito della Gerarchia è di custodire integro il Depositum Fidei, non di sfrondarlo per evitare attriti. E proprio in virtù di questo principio il Superiore Generale della Fraternità mostra quanto sia assurdo confrontarsi sul piano della Carità, prescindendo dalla Verità.
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Una bella lezione – molto signorile e non priva di una punta di sana ironia – che ricorda a Tucho Fernández come il ruolo di Prefetto dell’ex Sant’Uffizio non consiste nel mercanteggiare la Fede in nome di un’unità che può essere fondata solo ed unicamente sulla integrità della Fede Cattolica.
Se davvero Tucho Fernández crede che l’approccio pastorale possa avere qualche chance, non ha che da dimostrarlo agendo coerentemente con quanto egli afferma, cosa che Tucho – come già il card. Müller – esclude a priori elevando il Vaticano II a feticcio intoccabile.
La palla ora passa a Tucho e a Leone. L’unica cosa che l’uno e l’altro possono fare è dichiarare lo «scisma», e così mettere definitivamente in salvo la Fraternità San Pio X da ogni contaminazione con gli errori della chiesa conciliare e sinodale.
Lo scisma c’è: ma è quello di una «chiesa» disposta a rinnegare tutti i Dogmi Cattolici per salvare il superdogma conciliare e sinodale.
Come avevo auspicato in una mia recente intervista a Stephen Kokx: Tucho e Leone sono stati «messi all’angolo», o come direbbero a Chiclayo : «Entre la espada y la pared». Deo gratias.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 20 Febbraio 2026
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Vescovo della Costa d’Avorio trasferito da Papa Leone dopo aver chiesto ai laici di denunciare i preti impuri
Papa Leone XIV ha trasferito un vescovo diocesano dell’Africa occidentale in un’arcidiocesi vicina per svolgere il ruolo di vescovo ausiliare, dopo che il vescovo aveva cercato di garantire che i sacerdoti sotto la sua cura vivessero vite sante e caste.
In quella che è stata definita una «mossa insolita ma non senza precedenti», il 19 febbraio Leone ha nominato il vescovo Gaspard Béby Gnéba vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Abidjan. Gnéba era in precedenza a capo della diocesi di Man, dove ha prestato servizio a partire dal 2008 all’età di 44 anni.
L’apparente retrocessione di Gnéba sembra essere stata il risultato di attriti sorti a seguito di una forte dichiarazione da lui pubblicata nel 2024, in cui incoraggiava il clero della diocesi a dedicarsi alla propria vocazione sacerdotale. Esortava anche i laici a informarlo di coloro che non si comportavano all’altezza del loro stato di vita.
«Qualsiasi fedele laico che sappia che un sacerdote non è fedele al suo celibato, che ha una moglie o un figlio, che ha commesso abusi sessuali o crimini economici, deve avere il coraggio di denunciarlo al vescovo», ha affermato Gnéba in una lettera pubblicata nel gennaio 2024.
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Un mese prima della sua lettera, nel dicembre 2023, i vescovi della Costa d’Avorio avevano esortato i sacerdoti a rimanere ortodossi astenendosi dal benedire le «coppie» omosessuali o altre persone in «situazioni irregolari».
«Noi, vostri Arcivescovi e Vescovi, vostre guide spirituali della Chiesa cattolica in Costa d’Avorio, riaffermiamo il nostro attaccamento ai valori della famiglia, del sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna, come Dio ha voluto fin dall’inizio», ha affermato in una nota monsignor Marcellin Yao Kouadio, presidente della conferenza dei vescovi della Chiesa cattolica della Costa d’Avorio.
La decisione di Gnéba di esortare i laici a informarlo dei comportamenti scorretti del clero infastidì alcuni sacerdoti della diocesi. Le conseguenze sono divenute così intense che il Vaticano aveva commissionato una visita apostolica nell’agosto dello stesso anno. Infine, nel dicembre 2024, papa Francesco aveva chiesto all’ex arcivescovo di Abidjan, il cardinale Jean-Pierre Kutwa, di guidare la diocesi di Man come amministratore apostolico, mentre Gnéba rimase vescovo, ma in un ruolo chiaramente subordinato.
Il clero della diocesi era sconvolto per la retrocessione. Il 31 dicembre 2024, i sacerdoti della diocesi pubblicarono una lettera congiunta in cui esprimevano «rammarico» per la «situazione incresciosa» che aveva «travolto» la diocesi.
«Noi, sacerdoti della diocesi di Man, cogliamo l’occasione per esprimere la nostra profonda gratitudine agli arcivescovi e ai vescovi della Costa d’Avorio per i loro instancabili sforzi per risolvere questa crisi. Inoltre, esprimiamo il nostro più profondo rammarico per tutto quanto accaduto», si legge nella dichiarazione.
Giovedì 19 febbraio, Leone ha nominato Gnéba vescovo ausiliare di Abidjan, apparentemente nel tentativo di calmare la situazione nella diocesi, anche se alcuni lo considereranno sicuramente come una punizione nei confronti di un vescovo che voleva semplicemente assicurarsi che i sacerdoti non cadessero nel peccato.
L’arcidiocesi di Abidjan conta oltre 2,6 milioni di cattolici. Con Gnéba come unica sede ausiliare, sarà sicuramente richiesto un carico di lavoro maggiore.
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