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L’élite ostracizza chi si non si converte all’ideologia infernale del globalismo: omelia di mons. Viganò nel Mercoledì delle Ceneri

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nel Mercoledì delle Sacre Ceneri «in capite jejuni».

 

 

Maledicta terra in opere tuo

Omelia nel Mercoledì delle Sacre Ceneri «in capite jejunii»

 

 

Maledicta terra in opere tuo:
in laboribus comedes ex ea cunctis diebus vitæ tuæ.
Spinas et tribulos germinabit tibi, et comedes herbam terræ.
In sudore vultus tui vesceris pane,
donec revertaris in terram de qua sumptus es:
quia pulvis es et in pulverem reverteris
.

Maledetta sia la terra per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai! 

Gen 3, 17-19

L’inizio del sacro tempo della Quaresima, che la Santa Chiesa inaugura con l’austerità delle cerimonie e dei paramenti in questo Mercoledì delle Ceneri, era anticamente segnato non solo dalla pratica del digiuno e della penitenza per tutti i fedeli, ma anche dal solenne rito dell’espulsione dei pubblici penitenti fino al Giovedì Santo.

 

I peccatori colpevoli di delitti particolarmente gravi venivano convocati in Cattedrale al cospetto del Vescovo, rivestiti del cilicio e a piedi scalzi, prima dell’inizio della Messa Pontificale. Il Penitenziere, dinanzi a tutto il popolo, elencava le colpe di ciascun penitente e gli imponeva le Ceneri dicendo: Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris: age pænitentiam, ut habeas vitam æternam. n Canonico li aspergeva con l’acqua benedetta e il Vescovo benediceva le vesti penitenziali – il cilicio, appunto – e tutto il Clero recitava i sette Salmi penitenziali e le Litanie.

 

Alla fine, dopo quattro orazioni, il Vescovo teneva un’omelia, ostendens qualiter Adam propter peccatum ejectus est de paradiso, et multa maledicta in eum congesta sunt; et qualiter ejus exemplo ipsi de Ecclesia ad tempus eijciendi sunt; mostrando in che modo Adamo, a causa del peccato, fu cacciato dal paradiso e su di lui furono riversate molte maledizioni; e in che modo, sul suo esempio, anch’essi [i penitenti] devono essere espulsi temporaneamente dalla Chiesa.

 

A questo punto, il Vescovo prendeva per mano uno dei penitenti, formando una catena di tutti coloro che venivano espulsi dalla chiesa. E mostrando la propria commozione cum lacrymis diceva: Ecce eijcimini vos hodie a liminibus sanctæ matris Ecclesiæ propter peccata vestra, et scelera vestra, sicut Adam primus homo ejectus est de paradiso propter transgressionem suam. Ecco, oggi siete espulsi dai confini di santa madre Chiesa a causa dei vostri peccati e delle vostre scelleratezze, così come Adamo, il primo uomo, fu cacciato dal paradiso a causa della sua trasgressione. Il coro nel frattempo cantava un’antifona che rievocava le parole del libro della Genesi (Gen 3, 16-19).

 

Ai penitenti rimasti in ginocchio e in lacrime davanti al portale della Cattedrale, il Vescovo diceva di non disperare della misericordia del Signore, dedicandosi al digiuno, pregando, compiendo pellegrinaggi, donando l’elemosina e facendo buone opere. Li invitava infine a ripresentarsi non prima della mattina del Giovedì Santo. Le porte della chiesa venivano quindi chiuse, prima che iniziasse la Messa. 

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Questo rito solenne e severo è rimasto a perpetua memoria nel Pontificale Romano fino all’ultima riforma del 1962, per poi essere cancellato – e non a caso – dalla cosiddetta riforma conciliare. Comprendiamo bene per quale motivo una chiesa che si vuole in dialogo con il mondo e che per questo apre le proprie porte, abbatte le proprie mura e abbassa i propri ponti levatoi, non abbia voluto conservare una cerimonia altamente simbolica e certamente pedagogica.

 

Dietro la pretestuosa intenzione di accogliere tutti («todos, todos, todos») – un’inclusività che non ha nulla di cattolico – si cela la cancellazione del peccato originale, e con esso la necessità della Redenzione compiuta dal Verbo Incarnato e corrisposta dai fedeli con la penitenza, il digiuno e la preghiera. Secondo questa visione antropocentrica – palesemente ereticale – saremmo tutti salvi, non avremmo mai peccato né in Adamo né da noi stessi, e Dio perdonerebbe tutti, anzi ci amerebbe per come siamo e non ci chiederebbe di cambiare né tantomeno di pentirci o di riparare alle nostre colpe. Inutile dunque sarebbe l’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità; inutile la Sua Passione e Morte; inutile la Chiesa, la Messa, i Sacramenti, il Sacerdozio. 

 

Eritis sicut dii (Gen 2, 3), ci ripete la chiesa conciliare e sinodale: sarete come dèi, perché non avete bisogno di espiare nulla, non dovete chiedere perdono per nulla, non dovete essere riconoscenti di nulla a Dio, né grati alla Santa Chiesa per la sua opera di santificazione.

 

La chiesa conciliare e sinodale giunge a teorizzare, con l’ecumenismo sincretista, che anche adorando una falsa divinità o negando in tutto o in parte le verità della divina Rivelazione, l’uomo possa salvarsi e andare in paradiso. Gli unici che significativamente meritano le punizioni eterne e i rigori della Giustizia divina sarebbero quanti – dinanzi a tale apostasia – continuano a credere ciò che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato. Ad essi si applica con severità la legge canonica che per tutti gli altri è considerata intollerante e obsoleta. 

 

Santa Romana Chiesa, che è Madre e non matrigna, agisce secondo criteri pedagogici dimostratisi ampiamente efficaci. E come la madre saggia priva il figlio disobbediente dei doni che gratuitamente gli ha dato, affinché comprenda in cosa ha mancato e si corregga; così la Chiesa, sull’esempio di Dio con Adamo ed Eva, sapeva punire i pubblici peccatori allontanandoli temporaneamente dalle celebrazioni pubbliche, di cui si erano resi indegni dinanzi alla comunità dei fedeli. Non per abbandonarli a se stessi sulla via della perdizione, ma perché proprio quella privazione di un conforto tangibile ed esteriore li persuadesse a comprendere la gravità delle loro colpe e a ripararle con la preghiera, il digiuno, la penitenza, l’elemosina e le buone opere.

 

Per loro pregavano i fedeli, memori di quella Comunione dei Santi che unisce nella Carità reciproca le membra del Corpo Mistico al suo Capo. Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!» entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21). Compiere la volontà del Padre è infatti ciò che ci rende meritevoli dell’eternità beata dopo la prova in questa vita terrena: Venga il Tuo regno; sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra (Mt 6, 10).

 

Il solenne e suggestivo rito quaresimale dell’espulsione dei pubblici penitenti richiama la cacciata dei nostri Progenitori dal Paradiso terrestre, ed è per questo estremamente eloquente e simbolico. Esso ci ricorda che la violazione della Legge di Dio comporta una pena commisurata alla sua gravità, ma ci mostra allo stesso tempo come la Giustizia divina si lasci temperare dalla divina Misericordia.

 

L’annuncio del Protoevangelo del libro della Genesi addirittura precede la maledizione del Signore: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gen 3, 15). Ritroveremo questa Donna, vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, nel libro dell’Apocalisse (Ap 12, 1), a compimento della promessa della Santissima Trinità. La privazione del Paradiso terrestre – pena della consapevole e sciagurata disobbedienza di Adamo ed Eva che erano già, in qualche modo, simili a dèi grazie ai doni di Dio – non preclude loro né alla loro discendenza la via del ritorno alla Casa del Padre.

 

La condizione di questo ritorno è tuttavia vincolata alla loro volontà di riparare al peccato commesso, all’umiltà di riconoscersi peccatori e bisognosi di perdono. E questo è possibile non per i loro meriti, ovviamente impotenti dinanzi all’enormità della colpa, ma unendo il proprio pentimento all’opera divina della Redenzione, compiuta dal Nuovo Adamo, Nostro Signore Gesù Cristo, con la cooperazione della Nuova Eva, Maria Santissima, ossia della Semprevergine Madre Immacolata e della sua stirpe.

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Nel mondo contemporaneo – in particolare a decorrere dal Vaticano II – i pubblici peccatori di un tempo sono accolti e incoraggiati nelle loro deviazioni, anche dai papi, da indegnissimi prelati e membri del clero, le cui colpe sono altrettanto pubbliche e di scandalo per i fedeli, indotti a loro volta in peccato. Ma è proprio questo che costituisce l’estrema offesa alla Maestà divina: non tanto e non solo il male commesso, quanto piuttosto la sua negazione, anzi la sua legittimazione e al contempo la condanna del bene che gli si oppone.

 

Per questo motivo, carissimi fedeli, la terra è ancora oggi maledetta, né potrebbe essere altrimenti. Gli orrori e i crimini esecrandi portati alla luce in questi giorni con la pubblicazione dei files di Jeffrey Epstein gridano vendetta al Cielo, anche per il silenzio che li avvolge e per l’impunità che viene ostentatamente assicurata ai colpevoli.

 

I nostri cieli irrorati di veleni che si riversano sulle coltivazioni e nelle falde acquifere; le sostanze cancerogene negli alimenti; la distruzione dei raccolti e del bestiame a vantaggio della produzione intensiva delle multinazionali; le malattie provocate da pseudofarmaci volutamente dannosi e sterilizzanti; l’imposizione di «sacrifici» e «penitenze» per la cosiddetta tutela della «casa comune»; il controllo capillare di ogni nostra azione non più sotto lo sguardo di Dio ma sotto l’occhio delle telecamere di sorveglianza: tutti questi scempi la parodia infernale con cui un’élite inebriata di potere e letteralmente assetata di sangue umano vuole sostituirsi a Dio nel legiferare, nel decidere cosa è bene e cosa è male, nel dichiarare i suoi «santi» e i suoi «dannati», nel promulgare i suoi «riti» e le sue «scomuniche». Questa élite ha anche i suoi «pubblici penitenti», ostracizzati dal sistema finché non si convertono all’ideologia infernale del globalismo. 

 

Torniamo al Signore, cari fedeli. Torniamo a Lui in cinere et cilicio, e con noi torni la Chiesa a condannare il peccato e incoraggiare la virtù, senza finzioni e ipocrisie, senza compromessi, senza indulgenze colpevoli che offendono la Giustizia divina e vanificano la divina Misericordia.

 

Questo è il senso dell’orazione che pronunciava il Vescovo dinanzi ai penitenti vestiti di sacco: Dómine Deus noster, qui offensiónem nostram non vínceris, sed satisfactióne placáris; réspice, quæsumus, ad hos fámulos tuos, qui se tibi peccásse gráviter confiténtur; tuum est enim absolutiónem críminum dare, et véniam præstáre peccántibus, qui dixísti te pœniténtiam malle peccatórum quam mortem: concéde ergo, Dómine, ut tibi pœniténtiæ excúbias célebrent, et corréctis áctibus suis conférri sibi a te sempitérna gáudia gratuléntur. Signore Dio nostro, tu che non sei vinto dalle nostre offese, ma sei placato dalla soddisfazione [penitenziale], guarda, ti preghiamo, a questi tuoi servi, che confessano di aver gravemente peccato contro di te; è tuo infatti donare l’assoluzione dai delitti e concedere il perdono ai peccatori, tu che hai detto di preferire la penitenza del peccatore alla sua morte: concedi dunque, Signore, che celebrino per te le veglie della penitenza e, con la correzione delle loro azioni, si rallegrino di ricevere da te le gioie eterne.

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

18 Febbraio MMXXVI
Feria IV Cinerum

 

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Spirito

I cuori preparano il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale: omelia di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la domenica di Pentecoste 2026.    

Beata gens

Omelia nella Domenica di Pentecoste

 

Beata gens, cujus est Dominus Deus ejus.

Ps 32, 12

La Santa Chiesa si gloria di celebrare oggi l’evento storico della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria Santissima, cinquanta giorni dopo la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il grado di questa festa è pari a quello della Santa Pasqua, e nella vigilia di questo giorno benedetto – secondo i riti precedenti l’infausta riforma della Settimana Santa ad opera di Annibale Bugnini – si celebra proprio, come per il Sabato Santo, una Veglia con il canto delle Profezie e una identica liturgia battesimale. Il Cero pasquale riappare durante questa notte di grazia, simbolo del Verbo Incarnato, Luce del mondo (Gv 8, 12). E nel rigoglio del mese di Maggio, Pentecoste era detta Pasqua delle rose, perché i loro petali vermigli richiamano le fiammelle che scesero su ciascuno dei centoventi discepoli radunati nel Cenacolo.   Celebriamo dunque lo Spirito Santo; il Paraclito, il divino Consigliere dell’anima; il Signore Vivificante, che dà la vita, il soffio vitale – πνεῦμα, in greco. La Terza Persona della Santissima ed Individua Trinità: quell’Amore divino che spira tra il Padre e il Figlio in modo così sublime da essere Dio anch’Esso, Qui ex Patre Filioque procedit, il Quale procede dal Padre e dal Figlio.   Questo Amore, fratelli carissimi, è Dio. Deus caritas est, dice San Giovanni (1Gv 4, 16). Dio è carità, Dio è amore; e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Un Amore che essendo divino non può non volerSi comunicare. Non può non voler dare la vita. Non può non creare, redimere e santificare. Perché in Dio l’Amore — la Carità — è la Sua stessa essenza. Una Carità che è fondata nella Verità, come nella fiamma il calore e la luce sono distinti ma provenienti dallo stesso fuoco.   Spiritus ubi vult spirat (Gv 3, 8), lo Spirito soffia dove vuole: sono parole del Vangelo, che Nostro Signore ha rivolto a Nicodemo, che acquisiscono il giusto significato solo se lette dopo la frase che le precede: Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito (ibid., 5-6). Eppure vi è chi — in una “chiesa” che si vuole ispirata da una “nuova Pentecoste” — vorrebbe costringere lo Spirito Santo a soffiare non dove Egli vuole, ma dove vogliono ribelli ed eretici, per ratificare ciò che è nato dalla carne.   Costoro spacciano per opera del Paraclito le loro frodi, i loro errori dottrinali, la primavera conciliare, il cammino sinodale, le diaconesse e le vescovesse, le nozze sodomitiche, il pantheon ecumenico, il culto della Madre Terra. Ma come potrebbe lo Spirito Santo promuovere ciò che contraddice quanto Egli ha detto per mezzo dei Profeti e attraverso la voce infallibile del perenne Magistero cattolico? Come potrebbe lo Spirito di Verità insegnare la menzogna? Come potrebbe il Consolatore seminare confusione e divisione tra i Suoi fedeli?

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La chiesa conciliare e sinodale — grottesca contraffazione della vera Chiesa di Cristo — giunge a plasmarsi un dio a proprio uso e consumo, un dio ecumenico e inclusivo, un dio che non chiede conversione né penitenza, un dio che non Si è incarnato per redimerci con la propria Passione, ma che «abdica» per così dire alla propria divinità per lasciarsi sostituire dall’uomo che si fa dio e che deifica con sé una Magnifica humanitas ribelle, una dignitas infinita fatta di orgoglio e di rifiuto della Croce.   Dinanzi all’apostasia dei vertici della Gerarchia lo Spirito Santo continua a soffiare dove vuole, ossia dove sempre ha voluto e dove sempre vorrà, perpetuando mediante l’effusione dei Suoi doni l’opera di creazione, di redenzione e di santificazione della Santissima Trinità. Un’opera che la Santa Chiesa è chiamata a compiere principalmente mediante i Sacramenti. A ciò sono chiamati gli Apostoli che nel Cenacolo hanno ricevuto lo Spirito Santo, e a ciò sono chiamati i loro Successori. Essi hanno ricevuto la pienezza del Sacerdozio che perpetua l’Ordine Sacro e la Santa Messa, cuore palpitante della Chiesa, nella linea ininterrotta della Successione Apostolica.   È a loro che Nostro Signore ha affidato il compito di effondere lo Spirito Santo, anche quando la crisi colpisce i vertici del corpo ecclesiale, anche quando sul Soglio del Principe degli Apostoli siede un usurpatore che, abusando di un’autorità sovvertita, favorisce attivamente la dissoluzione e impedisce ai buoni Pastori di compiere il proprio Ministero. Lo Spirito Santo soffia dove vuole, dove sempre ha voluto, dove sempre vorrà: perché agisce con sovranità assoluta, in modo invisibile ma inequivocabile, e senza seguire i tortuosi percorsi dettati da chi agisce secondo la carne.   I frutti del Paraclito — pentimento, conversione, pace, carità e santità — non si pianificano in assemblee sinodali, in gruppi di discussione, né adulterando la Verità o corrompendo la Morale, né con maneggi e menzogne. Egli è Spiritus sapientiae, et intellectus. Spiritus consilii, et fortitudinis. Spiritus scientiae, et pietatis. L’esatto opposto di come agiscono il Principe di questo mondo e i suoi servi, dentro e fuori la Chiesa.   Come nell’antichità si benediceva il Fonte anche a Pentecoste, così oggi abbiamo amministrato il Santo Battesimo e la Santa Cresima alla carissima Mary Isabella Rhye, proprio nel giorno in cui il Paraclito scende sui discepoli.   Con il Battesimo e la Cresima di Mary Isabella Rhye, Marcello e Rhye— che sono già legittimamente sposati — perfezionano la loro unione nuziale che Cristo eleva a segno visibile del Suo amore per la Chiesa. La Grazia santificante, mediante i Sacramenti, è dono dello Spirito Santo: è l’aiuto soprannaturale con il quale la Santissima Trinità ci permette di compiere il bene e di evitare il male, compiacendoSi di moltiplicare le Sue Benedizioni se solo siamo docili ai Suoi consigli. Quale insondabile abisso di magnificenza nei nostri riguardi! Il Padre ci riconosce quali Suoi figli, Suoi eredi e coeredi in Cristo (Rm 8, 17), nello Spirito Santo.   E noi, nel nostro nulla, possiamo rispondere a questa magnificenza non con i nostri mezzi, ma con i Doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio. È grazie a questi Doni soprannaturali che la Maestà divina Si degna di armarci nel combattimento di questo terreno pellegrinaggio. E queste difese potenti ci sono impetrate dalla Santissima Vergine, Sposa del Paraclito, Mediatrice di tutte le Grazie, che ebbe il privilegio di ricevere lo Spirito Santo insieme agli Apostoli. Vieni, o Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in essi il fuoco del tuo amore. È la preghiera del Corpo Mistico, la preghiera della Chiesa militante, la preghiera di chi si prepara nell’ascesi e nel digiuno al combattimento con il nemico dell’anima.   Beata la nazione di cui Dio è il Signore – canta il Salmista (Sal 32, 12). Veramente beata, questa nazione: fatta di cittadini del Cielo, in pellegrinaggio in terra ostile, resi forti dalla Grazia santificante, alimentati dal cibo soprannaturale della Santissima Eucaristia. Questa nazione, la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, è oggi sotto assedio e eclissata da usurpatori. Ma saranno i cuori divinamente infiammati di Fede, di Speranza e di Carità che prepareranno il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e il ritorno glorioso del Signore e la definitiva sconfitta del nemico infernale.   Fratelli carissimi, facciamo nostra la preghiera del Postcommunio di questa Messa: Sancti Spiritus, Domine, corda nostra mundet infusio: et sui roris intima aspersione fœcundet. L’infusione dello Spirito Santo, o Signore, purifichi i nostri cuori e li fecondi con l’intima aspersione della sua rugiada.   E così sia.   + Carlo Maria Viganò, Arcivescovo Viterbo, 24 maggio MMXXVI Dominica Pentecostes  

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Immagine: Juan Bautista Maíno (1581–1649), Pentecoste (tra il 1615 e il 1620), Museo del Prado, Madrid; particolare Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
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Mons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa

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Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha parlato in un’intervista pubblicata venerdì dei mali della massoneria e della sua profonda infiltrazione nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II.

 

Durante un’intervista sul canale YouTube Adrian Milag TV, trasmessa pubblicamente il 22 maggio, il vescovo Schneider, parlando del suo libro Credo: Compendio della fede cattolica, ha affermato di aver incluso un capitolo sulla Massoneria perché è uno dei principali mali moderni che non viene affrontato nel Catechismo ufficiale della Chiesa. Il vescovo ha poi sottolineato che la Massoneria è una forma di gnosticismo e relativismo che si è profondamente infiltrata nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II, soprattutto attraverso l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la riorientazione «antropocentrica» della liturgia.

 

«Questa è una delle sette più pericolose e delle sette pseudo-religiose segrete, che è una forma di (gnosticismo)», ha detto il vescovo. «Nei livelli più alti (della Massoneria), si avvicina sempre di più al culto di Satana… e il dogma fondamentale della Massoneria è il relativismo, (credono) che “non c’è verità nella religione, tutte le religioni sono uguali e ognuno può scegliere il proprio dio”».

 

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«Il secondo dogma è l’antropocentrismo, secondo il quale l’uomo deve essere al centro di tutto, non Dio», ha aggiunto.

 

Monsignor Schneider ha poi approfondito le ragioni per cui i massoni si sono infiltrati nella Chiesa.

 

«Il più grande ostacolo all’ideologia della Massoneria è Gesù Cristo, il Dio incarnato», ha affermato Sua Eccellenza. «Questo è in totale contrasto con l’intero edificio spirituale della Massoneria. Pertanto, la vera e piena fede cattolica… è considerata dai massoni il più grande antagonismo».

 

«Pertanto, fin dall’inizio la Massoneria ha avuto come obiettivo quello di emarginare la fede cattolica e di combatterla», ha aggiunto. «E ora sono passati a un’altra tattica, davvero demoniaca, per combattere direttamente la fede cattolica: hanno iniziato a infiltrarsi nella Chiesa per corromperla con le loro idee di relativismo, naturalismo, antropocentrismo… questa è la radice dell’attuale crisi della Chiesa sin dal Concilio Vaticano II».

 

Il prelato kazako-tedesco ha sottolineato che, pur non affermando che la massoneria sia direttamente responsabile della crisi nella Chiesa, le somiglianze con l’ideologia massonica sin dal Concilio sono «davvero sorprendenti», soprattutto per quanto riguarda l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la centralità dell’uomo nella liturgia.

 

«La crisi che dura da 60 anni, a partire dal Concilio, è il primato del relativismo, attraverso il cosiddetto ecumenismo e il dialogo interreligioso. Gesù Cristo è privato della sua unicità rispetto alle altre religioni», ha affermato.

 

«Il secondo fenomeno all’interno della Chiesa cattolica dal Concilio è quello di mettere l’uomo al centro della liturgia… e Cristo viene messo in un angolo, di lato, persino nelle chiese. La Santa Eucaristia… il Cristo vivente, il Dio vivente incarnato, viene messo in un angolo e il sacerdote si mette sulla sua sedia, al centro», ha aggiunto. «Questo è così antropocentrico, e il modo di celebrare la Santa Messa rivolti verso il popolo come in un cerchio chiuso… l’altare non è (più) un altare. No, è un tavolo, e al centro c’è il sacerdote (non più) Cristo. Dicono in teoria, sì, ma non in pratica».

 

«Questa è dunque un’altra caratteristica fondamentale della crisi della Chiesa cattolica, che è anche, lo ripeto, una caratteristica dell’ideologia massonica. Vale a dire che “il primato deve essere dato alla natura della vita terrena, alle realtà terrene”, a scapito della verità eterna, a scapito della grazia della vita spirituale in grazia con Dio, e questa è la nostra crisi. Dobbiamo tornare a Cristo… Lui deve essere il centro» ha continuato il vescovo.

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Satana crede in Roma?

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Il 15 maggio, il giornalista spagnolo Pedro Gomez Carrizo ha pubblicato su Infovaticana un articolo di opinione particolarmente rilevante, intitolato «Satana crede in Roma».   Il testo prende spunto dalla recente nota del Cardinale Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, riguardante le imminenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Fin dalle prime righe, l’autore pone le basi per la sua riflessione: «La nota del cardinale Fernandez contro la FSSPX solleva una questione ancora più seria di quella dello scisma selettivo: se Satana tentò Cristo chiedendogli di vagliare Pietro, perché si terrebbe lontano dai dicasteri, dai seminari e dagli uffici dove la fede viene preservata – o distorta? Ieri, il cardinale Fernandez ha ripubblicato la sua nota. In essa, ha ribadito «formalmente» che le ordinazioni episcopali della FSSPX costituiscono un atto scismatico e che lo scisma comporta la scomunica».   L’autore sottolinea immediatamente quello che considera un netto contrasto tra la gravità delle accuse e la personalità stessa del cardinale Fernandez: «La prima cosa che colpisce è vedere parole così pesanti pronunciate da una penna così leggera. “Scisma”! Questa parola antiquata, con il suono metallico degli ammonimenti romani, sulla bocca di un cardinale così giovane; questo concetto grave, che conserva tutto l’antico peso di realtà ultime e sacre, nella mente di un cardinale frivolo, innamorato della modernità e di tutte le sue novità».

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Perché Roma parla di scisma solo in relazione a Econe?

L’autore pone immediatamente la domanda: «ci si potrebbe chiedere perché Roma pronunci la parola “scisma” con tanta solennità quando guarda a Ecône, e la tenga accuratamente per sé quando è testimone di tutta questa variegata e colorata serie di rotture dottrinali, liturgiche, morali e sacramentali che, per decenni, sono entrate nella Chiesa ufficiale dalla porta principale».   Un passaggio del testo riguarda la recente accoglienza in Vaticano di Sarah Mullally, una donna che ricopre la carica di «arcivescovo di Canterbury». Pedro Gomez Carrizo scrive: «l’Arcivescovo di Canterbury è stata accolta in Vaticano con il rispetto dovuto a una dignità ecclesiastica e portata in preghiera comune sotto un tetto apostolico. Nessuna breve nota ha ritenuto opportuno ricordare che Leone XIII dichiarò in Apostolicae curae la nullità delle ordinazioni anglicane, e che a questa nullità si aggiunge ora, in una sorta di sfida teatrale, il fatto che lei sia una donna. Con la massima naturalezza, una figura che la dottrina cattolica non può considerare vescovo in alcun modo viene trattata pubblicamente da Roma come se lo fosse; e la piacevole coreografia della scena comunica al mondo tanto l’approvazione quanto la asciutta nota di Fernandez esprime la disapprovazione».   Pedro Gomez Carrizo la spiega così: «È uno scisma “selettivo”: per Pachamama c’era l’inculturazione; per Lutero, una memoria riconciliata; per le benedizioni ambigue, il discernimento pastorale; per le nomine episcopali all’ombra del Partito Comunista Cinese, il realismo diplomatico; per il raffreddamento della mariologia, una sensibilità ecumenica; per le liturgie delle fiere di paese, la creatività comunitaria. Per la Tradizione, invece, il Codice riappare miracolosamente».   L’autore prosegue descrivendo quella che considera una profonda contraddizione nella Chiesa odierna: «improvvisamente, dal volto sorridente della Chiesa sinodale – fluida, dialogica, ecumenica, ospitale verso ogni estraneità e comprensione fino all’esaurimento verso ogni deviazione – emerge la severa smorfia di condanna: il Dicastero per la Dottrina della Fede, guidato dall’ineffabile cardinale, riscopre la solennità dell’antico Sant’Uffizio per mettere in guardia dallo scisma coloro che conservano la liturgia romana, la morale cattolica e la dottrina appresa da intere generazioni di fedeli».   Pedro Gomez Carrizo non vuole soffermarsi sulla figura del cardinale Fernandez, che rappresenta solo una parte del problema: «lasciamo da parte Víctor Manuel Fernandez, perché il cardinale romanziere, il censore fuorviato delle deviazioni, è solo il germe di una malattia interiore. La sua continua guida del Dicastero per la Dottrina della Fede esprime uno dei più dolorosi capovolgimenti dell’era post-conciliare: un Sant’Uffizio rinnovato, ora dedito alla persecuzione della Tradizione. Chi vigila sui custodi quando perdono il discernimento elementare che permette di distinguere l’amico dal nemico della fede?»

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Quando Roma cominciò a temere la Tradizione più dell’eresia?

Pedro Gomez Carrizo introduce quindi una riflessione più ampia sul Concilio Vaticano II e sull’aggiornamento: «Vargas Llosa mise in bocca a Zavalita questa famosa domanda: “A che punto il Perù si è disgregato?”. Una domanda simile comincia a porsi anche per il cattolico del nostro tempo: a che punto Roma ha iniziato a sentirsi più a disagio con la Tradizione che con l’eresia? La risposta non ha una data precisa, ma ha una parola fondamentale, una parola d’ordine e un segno di riconoscimento di un’epoca: aggiornamento».   Egli paragona il Concilio Vaticano II ai grandi concili dogmatici della storia: «il Vaticano II presenta un’anomalia storica raramente affrontata: mentre i grandi concili nacquero per definire la fede contro gli errori che ne minacciavano l’integrità – Nicea contro Ario; Trento contro la rivoluzione protestante; Vaticano I contro l’assalto del razionalismo, del liberalismo e delle nuove forme di protesta moderna – il Vaticano II finì per adattarsi a un mondo già colonizzato dall’eresia. Il modernismo regnava nelle università, nei seminari, nell’esegesi, nella teologia morale e nell’immaginazione pastorale di tanti ecclesiastici che sognavano una Chiesa “riconciliata con il mondo” da allora, ha regnato anche in Vaticano».   Pedro Gomez Carrizo ricorda la condanna del Modernismo da parte di San Pio X: «Ora, il Modernismo, nonostante la natura amichevole del termine e le sue connotazioni positive, è proprio ciò che San Pio X identificò come la sintesi di tutte le eresie. In altre parole: qualcosa di molto grave. Così grave che Papa Paolo VI, dopo aver aperto le porte e le finestre del Vaticano al Modernismo, si rese conto che “il fumo di Satana” era entrato nella Santa Chiesa».

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Satana non è una metafora

Il punto cruciale arriva quando Pedro Gomez Carrizo rifiuta qualsiasi interpretazione simbolica del diavolo: «E qui non parliamo di Satana come metafora. Parliamo di Satana come realtà personale, intelligente e attiva, nemico di Dio e delle anime. La fede cattolica perde la sua forza quando riduce il diavolo a un simbolo psicologico o a una reliquia letteraria di tempi creduloni».   Egli ricorda diversi episodi scritturali: «Cristo fu tentato da Satana nel deserto; Giuda, seduto alla mensa del Signore, cedette alla sua influenza fino al punto di commettere tradimento; Pietro udì dalle labbra stesse di Cristo quel terribile ‘Vattene via da me, Satana!’ quando cercò di dissuadere il Signore dalla via della croce; e questo stesso Pietro fu avvertito che Satana gli aveva chiesto di vagliarlo come il grano. La Scrittura non colloca l’azione diabolica ai margini pittoreschi della religione, ma al cuore stesso del dramma della salvezza, dove si decide tra fedeltà e tradimento».   Pedro Gomez Carrizo anticipa la solita obiezione: «come potrebbe il Nemico infiltrarsi nella Chiesa, la Sposa di Cristo?»   Egli replica immediatamente: «Una risposta ponderata inizia distinguendo ciò che Dio ha promesso da ciò che non ha mai promesso. Cristo ha promesso che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro la Sua Chiesa; questa promessa assicura l’indefettibilità della Sposa, la permanenza della fede, l’efficacia dei sacramenti e la vittoria finale di Cristo sulle potenze avverse. Ma Cristo non ha mai promesso pastori impeccabili, dicasteri immuni, seminari incorruttibili, liturgisti ispirati, teologi docili o cardinali edificanti. L’indefettibile santità della Chiesa è coesistita, fin dai tempi di Giuda, con la terribile possibilità di tradimento all’interno delle sue stesse mura visibili».   La conclusione dell’articolo è senza dubbio il passaggio più incisivo: «In realtà, la promessa di Cristo presuppone un assalto: se le porte dell’inferno non prevarranno, sarà perché certamente ci proveranno. L’immagine sarebbe priva di significato se la Chiesa fosse posta sotto una cupola di vetro, preservata da ogni infiltrazione e corruzione interna. San Paolo parlò del mysterium iniquitatis, mise in guardia contro i falsi apostoli e avvertì i sacerdoti di Efeso che dopo la sua partenza sarebbero entrati lupi rapaci e che uomini si sarebbero levati tra di loro per trascinare discepoli dietro di sé. “Tra di voi”, dice l’Apostolo».   L’autore prosegue: «la storia della Chiesa conferma questo insegnamento. Ario era un sacerdote; Nestorio era il Patriarca di Costantinopoli; Onorio era il papa; i prelati rinascimentali trasformarono la Curia in una corte mondana; e i moderni capi ecclesiastici hanno distrutto dai loro pulpiti ciò che martiri e confessori avevano difeso con il loro sangue. Nulla di tutto ciò distrugge la Chiesa, ma tutto ciò rivela il vero campo di battaglia. La Sposa rimane santa attraverso il suo Capo, che è Cristo – non il suo vicario – attraverso l’assistenza dello Spirito Santo e attraverso la fedeltà di coloro che, spesso da umili origini, continuano a credere in ciò che la Chiesa ha ricevuto. Le sue membra visibili possono contaminarla agli occhi degli uomini, renderla irriconoscibile per un certo tempo, trasformare le sue strutture in strumenti di confusione e le sue parole più venerabili in alibi per l’apostasia pratica».   Segue quindi quest’ultima riflessione, che dà pieno significato al titolo dell’articolo: «sì, l’infiltrazione diabolica nella Chiesa non è solo possibile: è prevedibile per chiunque creda veramente nella Chiesa. Satana non perde tempo dove non c’è nulla di decisivo in gioco. Il suo interesse naturale è rivolto all’altare, al confessionale, al seminario, all’episcopato, alla liturgia, alla dottrina, alla formazione dei bambini, alla nomina dei pastori e persino al linguaggio con cui si nominano peccato e grazia».   Pedro Gomez Carrizo conclude con un’immagine particolarmente suggestiva: «se una merceria commette un errore, venderà bottoni scadenti. Se Roma commette un errore, può disorientare le anime. Il Nemico conosce la differenza».   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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