Epidemie
Le segnalazioni di lesioni da vaccino continuano ad aumentare, Pfizer punta all’approvazione completa per il vaccino COVID
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
I dati del VAERS diffusi oggi riportano 157.277 segnalazioni di eventi avversi in seguito alla vaccinazione COVID, tra cui 3.837 decessi e 16.014 danni gravi tra il 14 dicembre 2020 e il 30 aprile 2021.
Il numero di segnalazioni di danni e decessi dopo i vaccini COVID è in continua crescita, secondo i dati diffusi oggi dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC). I dati provengono direttamente dalle segnalazioni ricevute dal Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS).
Il numero di segnalazioni di danni e decessi dopo i vaccini COVID è in continua crescita, secondo i dati diffusi dal CDC
Il VAERS principale sistema finanziato dal governo per segnalare reazioni avverse in seguito al vaccino negli Stati Uniti. I rapporti inviati al VAERS vengono sottoposti a ulteriori indagini prima di confermare una relazione causale.
Ogni venerdì, il VAERS rende pubblici i rapporti di tutti i danni da vaccino segnalati entro una specifica data, solitamente la settimana precedente la pubblicazione dei dati. Quelli di oggi mostrano che tra il 14 dicembre 2020 e il 30 aprile sono stati segnalati al VAERS un totale di 157.277eventi avversi, compresi 3.837 decessi – aumentati di 293 rispetto alla settimana precedente – e 16.014 danni gravi, 2.467 in più rispetto della settimana scorsa.
Negli Stati Uniti, sono state somministrate 240,2 milioni di dosi del vaccino COVID al 30 aprile. Questa cifra include 105 milioni di dosi del vaccino Moderna, 127 milioni di Pfizer e 8 milioni di dosi del vaccino Johnson &Johnson (J&J)
Negli Stati Uniti, sono state somministrate 240,2 milioni di dosi del vaccino COVID al 30 aprile. Questa cifra include 105 milioni di dosi del vaccino Moderna, 127 milioni di Pfizer e 8 milioni di dosi del vaccino Johnson &Johnson (J&J).
Dei 3.837 decessi riportati alla data del 30 aprile, il 24% è avvenuto entro 48 ore dalla vaccinazione, il 16% entro 24 ore e il 39% in persone che si sono ammalate entro 48 ore dopo aver ricevuto il vaccino.
I dati del VAERS di questa settimana mostrano:
Dei 3.837 decessi riportati alla data del 30 aprile, il 24% è avvenuto entro 48 ore dalla vaccinazione, il 16% entro 24 ore e il 39% in persone che si sono ammalate entro 48 ore dopo aver ricevuto il vaccino
- Il 21% di decessi legato a malattie cardiache
- Il 54% dei deceduti erano maschi, 44% femmine e la percentuale restante non specificava il sesso del defunto
- L’età media della morte è 75,1 anni e i più giovani sono due quindicenni (VAERS I.D. 1187918 e 1242573) e un sedicenne (VAERS I.D. 1225942). Ci sono state altre segnalazioni di decessi in minori di 16 anni che on sono ancora confermate o che presentano errori evidenti.
- Al 30 aprile, 805 donne in gravidanza hanno segnalato eventi avversi legati ai vaccini COVID, di cui 235 segnalazioni di aborto o parto prematuro.
Al 30 aprile, 805 donne in gravidanza hanno segnalato eventi avversi legati ai vaccini COVID, di cui 235 segnalazioni di aborto o parto prematuro
- Dei 1597 casi di paralisi di Bell segnalati, il 51% sono stati riportati dopo il vaccino Pfizer-BioNTech, il 40% in seguito alla vaccinazione con il siero di Moderna e 131 casi di paralisi di Bell, il 10%, sono stati riportati in associazione al vaccino J&J.
- Ci sono state 162 segnalazioni di sindrome di Guillain-Barré con il 41% dei casi attribuiti a Pfizer, il 45% a Moderna e il 19% a J&J.
- Ci sono state 44.348 segnalazioni di anafilassi con il 38% dei casi attribuiti al vaccino Pfizer, il 47% a Moderna e il 14% a J&J.
Secondo i dati del CDC, il tasso di mortalità tra gli adolescenti tra 0 e 17 anni che contraggono il COVID e vengono ricoverati è dello 0,7%
FDA pronta ad autorizzare il vaccino Pfizer per gli adolescenti
Il 4 maggio, The Defender ha riportato che la Food and Drug Administration (FDA) si sta preparando per autorizzare l’uso del vaccino Pfizer-BioNTech sugli adolescenti tra i 12 e i 15 anni entro l’inizio della settimana prossima.
L’azienda ha in programma di chiedere alla FDA l’estensione dell’Autorizzazione per l’Uso di Emergenza per il suo vaccino nei bambini tra i 2 e gli 11 anni in settembre.
Secondo i dati del CDC, il tasso di mortalità tra gli adolescenti tra 0 e 17 anni che contraggono il COVID e vengono ricoverati è dello 0,7%, poiché la maggior parte riferisce sintono lievi o nessun sintomo. Il tasso di mortalità da COVID in tutte le categorie di età per gli adolescenti è inferiore allo 0,1%, spingendo alcuni esperti a domandarsi se il vaccino sia necessario per una fascia d’età che finora sembra essere risparmiata dalla forma grave del COVID.
Come ha riportato la CNN, Pfizer ha richiesto alla FDA l’approvazione totale del suo vaccino COVID a partire dai 16 anni. L’FDA richiede che i produttori di vaccini forniscano i dati sui processi di produzione, gli stabilimenti e ulteriori informazioni che dimostrino che il vaccino può essere prodotto costantemente e in maniera affidabile.
Pfizer ha richiesto alla FDA l’approvazione totale del suo vaccino COVID a partire dai 16 anni
Una volta fornite tutte le informazioni richieste, viene stabilita una data per la decisione finale da parte della FDA. Pfizer ha richiesto una revisione prioritaria, cioè che la FDA prenda una decisione entro sei mesi, invece dei dieci previsti per la procedura standard.
Terzo americano sviluppa coaguli di sangue dovuti al vaccino, una donna è morta per emorragia cerebrale dopo J&J
Il 6 maggio, The Defender ha riportato che i medici dell’Università dello Utah Health hanno preso in cura il terzo uomo negli Stati Uniti che ha sviluppato trombocitopenia trombotica causata dal vaccino.
L’uomo, che non ha ancora 50 anni, ha ricevuto il vaccino J&J a inizio aprile. Dieci giorni dopo ha accusato dolore alle dita dei piedi che si è poi esteso alle cosce. In seguito il dolore è arrivato al petto. La TAC ha mostrato un’embolia polmonare bilaterale. I medici hanno rilevato un basso livello di piastrine e coaguli di sangue alle gambe e ai polmoni, sospettando che la VITT fosse la causa.
Children’s Health Defense ha interrogato il VAERS sugli eventi avversi associati alla formazione di coaguli di sangue e altre condizioni associate e ha scoperto 2.808 segnalazioni per i tre vaccini tra il 14 dicembre 2020 e il 30 aprile
Il 4 maggio, The Defender ha riportato che una 35enne del Michigan è morta a causa di complicazioni 11 giorni dopo il vaccino J&J. La famiglia della donna ha dichiarato che l’emicrania è iniziata il 16 aprile – otto giorni dopo aver ricevuto il vaccino. Tre giorni dopo è morta. Sul certificato di morte è dichiarata morte naturale, nello specifico dovuta a emorragia subaracnoidea acuta, o sanguinamento tra il cervello e i tessuti che lo circondano.
Il medico che l’aveva in cura ha trasmesso il rapporto al VAERS. In una e-mail alla famiglia, il CDC ha confermato che il decesso era stato trasmesso al VAERS, ma che il sistema non è stato progettato per determinare se gli eventi avversi segnalati sono causati dal vaccino.
Children’s Health Defense ha interrogato il VAERS sugli eventi avversi associati alla formazione di coaguli di sangue e altre condizioni associate e ha scoperto 2.808 segnalazioni per i tre vaccini tra il 14 dicembre 2020 e il 30 aprile.
Dei 2.808 casi segnalati, 1.043 erano attribuiti a Pfizer, 893 a Moderna e 860 a J&J – 847 casi in più di quelli che i funzionari sanitari statunitensi avevano riconosciuto nell’assemblea del 23 aprile in cui si raccomandava di riprendere l’utilizzo del vaccino J&J.
Dei 2.808 casi segnalati, 1.043 erano attribuiti a Pfizer, 893 a Moderna e 860 a J&J – 847 casi in più di quelli che i funzionari sanitari statunitensi avevano riconosciuto nell’assemblea del 23 aprile in cui si raccomandava di riprendere l’utilizzo del vaccino J&J
La Danimarca scarica il vaccino J&J
Il 3 maggio, The Defender ha riportato che la Danimarca è stata la prima a escludere il vaccino COVID J&J dal suo programma vaccinale per potenziali correlazioni con coaguli di sangue.
L’Autorità Sanitaria danese ha dichiarato di aver concluso che «i benefici del vaccino COVID-19 di J&J non superano i rischi causati dai potenziali eventi avversi in coloro che ricevono il vaccino».
«Considerando l’attuale situazione in Danimarca, ciò che stiamo perdendo nel nostro sforzo di prevenire la malattia legata al COVID-19 non può superare i rischi di causare possibili effetti collaterali sottoforma di gravi coaguli di sangue nelle persone che vacciniamo», spiegano le autorità sanitarie.
L’Autorità Sanitaria danese ha dichiarato di aver concluso che «i benefici del vaccino COVID-19 di J&J non superano i rischi causati dai potenziali eventi avversi in coloro che ricevono il vaccino»
La Danimarca ha smesso di utilizzare il vaccino AstraZeneca il mese scorso dopo che i regolatori europei hanno scoperto un possibile legame tra il vaccino e «rarissimi» coaguli di sangue.
Il CDC ignora The Defender, nessuna risposta dopo due mesi
Secondo il sito web del CDC, «il CDC dà seguito a ogni segnalazione di decesso per cui si richiedano ulteriori informazioni, approfondire quanto accaduto e per determinare se il decesso sia stato causato dal vaccino o se non vi è correlazione».
The Defender ha contattato il CDC l’8 marzo con una lista scritta di domande riguardo i decessi segnalati e le lesioni associate ai vaccini COVID, sullo stato delle indagini rese note dai media, se fossero state effettuate autopsie, gli standard per determinare se la lesione abbia un nesso causale col vaccino, le iniziative educative per incoraggiare e facilitare un processo di segnalazioni accurato e preciso.
La Danimarca ha smesso di utilizzare il vaccino AstraZeneca il mese scorso dopo che i regolatori europei hanno scoperto un possibile legame tra il vaccino e «rarissimi» coaguli di sangue
Abbiamo cercato più volte di metterci in contatto col CDC via telefono e tramite e-mail. Al 7 maggio, 60 giorni dopo la nostra prima richiesta, siamo ancora in attesa di ricevere risposta alle nostre domande.
Children’s Health Defense chiede a chiunque abbia sperimentato reazioni avverse a un qualunque vaccino di compilare il rapporto seguendo questi tre passaggi.
Megan Redshaw
Traduzione di Alessandra Boni
© 5 maggio 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Epidemie
Kennedy: RFK Jr.: «la manipolazione psicologica dei pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finita»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il Segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha convocato una tavola rotonda il 15 dicembre per celebrare un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, impegnandosi a promuovere iniziative per migliorare la diagnosi, il trattamento e la copertura Medicare. Sottolineando decenni di negligenza, Kennedy ha affermato che l’incontro segna la fine del «gaslighting» [«manipolazione psicologica, ndt] dei pazienti affetti da malattia di Lyme.
La scorsa settimana, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha segnalato un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, dopo aver convocato una tavola rotonda di alto livello in cui si è riconosciuto che decenni di manipolazione psicologica nei confronti dei pazienti affetti da questa malattia cronica sono stati fatti.
Il dibattito di due ore, tenutosi il 15 dicembre, ha riunito pazienti, medici, ricercatori e legislatori per due incontri consecutivi. Le discussioni hanno portato a nuovi impegni per migliorare diagnosi, trattamento e copertura assicurativa.
Il primo panel si è concentrato sulle esperienze dei pazienti, sulle diagnosi errate e sulle sfide cliniche quotidiane della malattia di Lyme cronica. Il secondo ha esplorato gli approcci scientifici e tecnologici emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale (IA), gli strumenti diagnostici avanzati, le terapie immunitarie e l’analisi integrata dei dati.
Kennedy ha aperto la sessione descrivendo la malattia di Lyme come un problema di salute pubblica trascurato e al tempo stesso profondamente personale. Ha affermato che le zecche sono state una preoccupazione costante durante i decenni in cui ha cresciuto la sua famiglia vicino a Bedford, New York, e ha spiegato come la malattia abbia colpito diversi membri della sua famiglia.
«Ho contratto la malattia di Lyme intorno al 1986, quando era ancora molto, molto difficile persino diagnosticarla», ha detto Kennedy. Uno dei suoi figli ha poi sviluppato la paralisi di Bell e un altro figlio ha sofferto di malattia di Lyme cronica. Ha descritto la condizione come «una malattia invisibile» e ha affermato che le agenzie sanitarie federali hanno ignorato le preoccupazioni dei pazienti per decenni.
«Per molti anni, questa agenzia ha adottato una politica deliberata di rifiuto di interagire con la comunità affetta da Lyme», ha affermato Kennedy. Alcuni funzionari hanno liquidato i sintomi dei pazienti come psicosomatici e li hanno indirizzati a cure psichiatriche. «Non si può immaginare una combinazione peggioreÌ, ha affermato.
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«Questa malattia ha distrutto delle vite»
La malattia di Lyme è un’infezione batterica che si diffonde attraverso le punture di zecca. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che ogni anno vengano diagnosticate e trattate 476.000 persone. I dati federali suggeriscono che nell’ultimo decennio tra i 5 e i 7 milioni di americani siano stati infettati.
Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), gli attuali test basati sugli anticorpi spesso non rilevano le infezioni in fase iniziale e avanzata, ritardando il trattamento. Fino al 20% dei pazienti presenta sintomi persistenti che degenerano in patologie croniche e debilitanti.
I relatori hanno sottolineato ripetutamente che la malattia di Lyme non è una semplice infezione, ma una malattia complessa e multisistemica, spesso complicata da coinfezioni che possono imitare o scatenare altre condizioni, tra cui la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide e la fibromialgia.
«Conosco moltissime persone la cui vita è stata distrutta da questa malattia, che vanno da un medico all’altro nel tentativo di trovare qualcuno che possa curarle», ha detto Kennedy.
Ha descritto la tavola rotonda come un punto di svolta. «Questa giornata segna una pietra miliare per questa agenzia, in cui riconosciamo che si tratta di una malattia», ha affermato. «Uno dei motivi per cui abbiamo voluto ospitare questo incontro, come ho chiarito, è annunciare al mondo che il gaslighting sui pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finito».
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L’Intelligenza Artificiale, i nuovi test e la copertura Medicare segnalano una rottura con la precedente politica sulla malattia di Lyme
Il secondo panel si è concentrato sull’innovazione, con ricercatori dell’HHS, dei National Institutes of Health e di istituzioni private che hanno illustrato nuovi strumenti diagnostici e approcci basati sui dati per il trattamento della malattia di Lyme.
I relatori hanno evidenziato i test di rilevamento diretto, l’apprendimento automatico per analizzare dati biologici complessi e le terapie progettate per affrontare sia le infezioni che le infiammazioni croniche.
Nel corso della sessione, Kennedy ha annunciato il rinnovo del LymeX Innovation Accelerator, un partenariato pubblico-privato lanciato nel 2020 e sostenuto dalla Steven & Alexandra Cohen Foundation.
Secondo l’HHS, il programma prevede oltre 10 milioni di dollari in finanziamenti per promuovere lo sviluppo di sistemi diagnostici di nuova generazione, con diversi team attualmente impegnati nella convalida clinica e nella revisione normativa.
Secondo l’HHS, il rinnovato impegno si concentrerà sull’innovazione incentrata sul paziente e sugli strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale «che supportano un rilevamento più precoce e accurato in tutte le fasi dell’infezione».
L’HHS ha inoltre inaugurato una pagina web sulla malattia di Lyme e delineato una strategia nazionale che mette in risalto i dati aperti, la ricerca trasparente e il coinvolgimento diretto dei pazienti.
In un importante aggiornamento delle norme, Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, ha chiarito che Medicare coprirà esplicitamente l’assistenza per la malattia di Lyme cronica secondo le linee guida aggiornate sulla gestione delle cure croniche per condizioni complesse.
«Possiamo coprire la malattia di Lyme cronica. In realtà è già coperta», ha detto Oz. La malattia di Lyme cronica ha fattori scatenanti infettivi chiaramente identificabili, quindi «abbiamo aggiornato il nostro sito web per renderlo più chiaro», ha aggiunto.
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«Il peso è enorme» per i pazienti e le famiglie
I legislatori hanno accolto con favore il cambiamento. Il deputato repubblicano della Virginia Morgan Griffith, che ha dichiarato di soffrire della sindrome di Alpha-gal, nota anche come allergia alla carne rossa, legata all’esposizione alle zecche, ha definito la discussione un segno di serio impegno federale.
“La tavola rotonda di oggi dimostra che il Segretario Kennedy, il Dott. Oz e i legislatori si sono impegnati fermamente per affrontare la malattia di Lyme e altre malattie trasmesse dalle zecche negli Stati Uniti”, ha affermato Griffith nel comunicato stampa dell’HHS.
Le storie dei pazienti hanno evidenziato il costo umano della malattia di Lyme. Olivia Goodreau ha affermato di aver consultato 51 medici nell’arco di 18 mesi prima di ricevere una diagnosi di Lyme. La diagnosi è stata seguita da anni di test per identificare molteplici coinfezioni.
Samuel Sofie ha descritto le famiglie che prosciugano i propri risparmi alla ricerca di cure efficaci. «Alcuni pazienti passano anni a investire tutti i loro soldi nelle cure, ma non migliorano», ha detto Sofie.
Kennedy ha sottolineato che la malattia di Lyme contribuisce in modo significativo alle malattie croniche in tutto il Paese. «Il peso è enorme. E i costi economici non sono stati quantificati da nessuna parte, ma… ci sono costi collaterali di ogni tipo. Quando le persone non possono lavorare, le famiglie vengono distrutte. E ho visto la pressione che questo esercita sulle famiglie», ha affermato.
Il vicesegretario dell’HHS, Jim O’Neill, ha inquadrato la tavola rotonda come parte di un più ampio sforzo federale per affrontare le malattie croniche attraverso la tecnologia. «Questo evento dimostra che non aspettiamo il nuovo anno per agire», ha affermato.
I sostenitori hanno accolto con favore il cambiamento, ma hanno sottolineato la necessità di darne seguito. Dorothy Kupcha Leland, presidente di LymeDisease.org, ha scritto sul suo blog che la tavola rotonda ha affrontato esigenze di lunga data dei pazienti, tra cui test, trattamenti e copertura assicurativa migliori, ma ha avvertito che un cambiamento significativo richiederà una volontà politica costante, infrastrutture e finanziamenti.
«Non è stato un brutto modo per iniziare una conversazione tanto necessariaÌ, ha scritto. «Ma resta da vedere se ne uscirà qualcosa».
Lo staff di The Defender
© 22 dicembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Epidemie
«Eutanasia su larga scala»: i farmaci per il fine vita hanno aumentato i decessi per COVID tra gli anziani
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il Dott. John Campbell ha affermato che l’uso diffuso di farmaci palliativi sui pazienti affetti da COVID-19 ha causato la soppressione respiratoria e causato molti decessi evitabili, soprattutto nelle case di cura del Regno Unito. Il bilancio delle vittime che ne è derivato ha fatto apparire il COVID-19 molto più letale di quanto non fosse in realtà, contribuendo a giustificare ampie restrizioni globali, tra cui lockdown, campagne di vaccinazione di massa e obblighi di mascherine, ha affermato Campbell.
Nel 2020, i farmaci palliativi normalmente riservati ai morenti sono stati ampiamente somministrati ai pazienti affetti da COVID-19 nelle case di cura a lungo termine e in altre strutture del Regno Unito. Questa pratica ha causato un gran numero di decessi evitabili e ha aumentato drasticamente il tasso di mortalità segnalato per il virus, secondo il commentatore medico John Campbell, Ph.D.
«Si tratta di un vero e proprio oltraggio nazionale che viene ampiamente ignorato», ha affermato.
In un’intervista al podcast Stay Free del commentatore politico Russell Brand, Campbell ha affermato che l’uso routinario di midazolam e morfina, farmaci destinati alle cure terminali, per curare i pazienti affetti da COVID-19 ha creato una combinazione letale che ha soppresso la respirazione e l’ossigenazione.
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Nelle cure terminali, i medici spesso aumentano le dosi di oppioidi e sedativi per controllare il dolore e l’agitazione. Se usati ripetutamente, questi farmaci deprimono la respirazione, ha affermato Campbell.
Durante la pandemia, regimi farmacologici simili sono stati somministrati a pazienti affetti da COVID-19 che in realtà non stavano morendo.
Nell’aprile 2020, il National Institute for Health and Care Excellence del Regno Unito ha pubblicato le linee guida COVID-19 per la gestione dei sintomi, anche in fase terminale. Le linee guida raccomandavano l’uso concomitante di midazolam e morfina per trattare la dispnea negli adulti durante gli ultimi giorni o ore di vita.
Le strutture di assistenza agli anziani hanno ampiamente utilizzato questi protocolli, ha affermato Campbell. I medici «preparavano spesso farmaci per la fine della vita» per i pazienti a cui era stato diagnosticato il COVID-19.
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I farmaci di fine vita hanno falsamente gonfiato i tassi di mortalità da COVID
Secondo Campbell, nel Regno Unito, ai pazienti con infezioni respiratorie venivano spesso somministrati contemporaneamente morfina e midazolam, una combinazione che, a suo dire, chiunque non specialista avrebbe potuto riconoscere come pericolosa perché compromette la respirazione. Ha aggiunto che molti pazienti sono morti a causa di ciò.
Campbell ha citato una ricerca del dottor Wilson Sy, pubblicata nel febbraio 2024 su Medical & Clinical Research, che ha esaminato l’eccesso di decessi nel Regno Unito, parallelamente alle spedizioni di midazolam alle case di cura. Sy ha monitorato il volume del farmaco distribuito e lo ha confrontato con i dati sui decessi nei mesi successivi.
Campbell ha affermato nel suo programma su YouTube che l’analisi ha evidenziato «correlazioni precise» tra l’aumento delle spedizioni di midazolam e l’aumento dei decessi in eccesso circa un mese dopo.
Quando i ricercatori hanno spostato indietro di un mese i dati sui decessi per tenere conto dei ritardi nella distribuzione, Campbell ha affermato che le curve coincidevano molto bene, seguendosi «come il sale e il pepe», ha detto a Brand.
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Il trattamento con midazolam era «essenzialmente un’eutanasia su larga scala»
Campbell ha sostenuto che questo schema suggerisce che l’uso di droghe, e non il COVID-19 in sé, sia stato la causa di gran parte della mortalità osservata nelle strutture di assistenza nel 2020.
I decessi risultanti hanno fatto apparire il COVID-19 molto più letale di quanto non fosse in realtà, creando l’impressione di un tasso di mortalità per infezione del 24%, ha affermato Campbell. Stime successive hanno collocato il tasso più vicino allo 0,18%, ha aggiunto.
«A mio avviso, la maggior parte di questi pazienti, nelle strutture di cura che sono deceduti nel 2020, se fossero stati semplicemente assistiti e non avessero ricevuto morfina e midazolam, la stragrande maggioranza di loro si sarebbe ripresa completamente», ha detto Campbell a Brand.
Si è trattato di «essenzialmente di un’eutanasia su larga scala», ha aggiunto.
Secondo Campbell, il tasso di mortalità gonfiato ha contribuito a giustificare misure di emergenza radicali, tra cui lockdown, campagne di vaccinazione di massa e obblighi di mascherine.
«Tutte quelle restrizioni dovute al COVID… si potrebbe sostenere che molte di esse sono state introdotte a causa di questo tasso di mortalità per infezione artificialmente gonfiato, quando in realtà i lockdown e le vaccinazioni non hanno funzionato contro il sovradosaggio di midazolam, che è stato una parte importante del problema», ha affermato.
Lo staff di The Defender
© 16 novembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Gustavo Basso via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata
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